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Il gip di Milano autorizza il rito immediato per il caso Ruby, primo processo in Italia senza vittime. Tutti hanno fretta perché la maggioranza si è riorganizzata e continua a crescere ..
Il 6 aprile si terrà il processo per Silvio Berlusconi per i reati di concussione e prostituzione minorile nell'ambito del caso Ruby. Il rito immediato è stato disposto dal gip di Milano, Cristina Di Censo. Per il gip la prova è evidente. Parti lese: Karima e il Viminale. Il premier sarà giudicato da un collegio di tre donne. Famiglia Cristiana: 'Una nemesi'. Nessun commento dal presidente del Consiglio, mentre uno dei suoi legali, Pietro Longo, commenta: 'Ce lo aspettavamo'. 'Ora andremo in udienza'. Sono le uniche parole del procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati. 'E' in gioco l'autonomia del Parlamento', sostiene il Guardasigilli Alfano. Attacca il segretario del Pd Bersani: 'Noi chiediamo le sue dimissioni'. Nella notte incontro Lega-Berlusconi, Bossi tranquillizza il premier: 'Non preoccuparti per le voci che girano, sto con te e andiamo avanti con le riforme'

Intanto secondo alcuni quotidiani si profila una nuova inchiesta su presunte feste del premier a Roma. La procura della capitale però smentisce contatti con i colleghi di Milano.

L'inchiesta sul 'caso Ruby', la giovane marocchina che all'epoca dei fatti aveva 17 anni e che ha parlato di incontri nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi, nasce dai sospetti di alcuni investigatori su quella ormai famosa notte, tra il 27 e il 28 maggio scorsi, trascorsa dalla ragazza in questura a Milano e conclusasi poi con l'affidamento alla consigliera regionale lombarda Nicole Minetti, dopo due telefonate di Palazzo Chigi.
Il premier è indagato per prostituzione minorile e concussione. Prostituzione minorile perché, secondo le indagini, sarebbe stato cliente di una prostituta minorenne. Ruby, però, ha sempre detto di non avere mai avuto rapporti sessuali con lui. L'accusa di concussione, invece, è legata al fatto che Berlusconi, secondo gli inquirenti, per nascondere il suo rapporto con la prostituta, andato avanti per numerosi weekend, e per evitare che la vicenda venisse alla luce avrebbe abusato delle sue funzioni di primo ministro telefonando in Questura la notte tra il 27 e il 28 maggio per fare affidare Ruby alla Minetti.
La consigliere regionale è indagata per favoreggiamento della prostituzione, come il direttore del Tg4 Emilio Fede e l'agente di spettacolo Lele Mora, che avrebbero fatto da 'tramite' nei rapporti tra il premier e la prostituta. La Procura di Milano, nei mesi scorsi, aveva comunicato che le procedure di affidamento della giovane marocchina, scappata diverse volte dalle comunità per minori, e finita in Questura perché accusata di furto, si era svolto correttamente.
Lo stesso aveva precisato il Ministero dell'Interno, mentre la pm dei minori Anna Maria Fiorillo aveva contestato questa versione. L'inchiesta sul 'caso Ruby', affidata ai procuratori aggiunti Ilda Boccassini e Pietro Forno e al pm Antonio Sangermano, anche dopo le precisazioni sulla correttezza dell'affidamento, si éconcentrata però negli ultimi mesi proprio sulle telefonate partite da Palazzo Chigi per ottenere il 'rilascio' della ragazza.

Il gip di Milano Cristina Di Censo ha disposto il giudizio immediato per Silvio Berlusconi per i reati di concussione e prostituzione minorile nell'ambito del caso Ruby. Il Gip ha inoltre fissato l'udienza che si terrà davanti alla quarta sezione penale per il prossimo 6 aprile alle ore 9.30.
Sussiste la prova evidente per rinviare a giudizio con rito immediato Silvio Berlusconi. E' anche su questa base che il Gip Cristina Di Censo ha disposto il processo con rito immediato per il premier. Saranno i giudici Carmen D'Elia, Orsolina De Cristofaro e Giulia Turri i giudici della quarta sezione del tribunale di Milano che comporranno il collegio che giudicherà Berlusconi.

Ruby "Rubacuori" ed il ministero dell'Interno sono parti lese nel processo. Karima El Mahroug, in arte Ruby, è persona offesa nel procedimento in relazione al reato di prostituzione minorile contestato a Berlusconi in quanto il premier avrebbe commesso atti sessuali con la giovane in cambio di denaro o altre utilità dal febbraio al maggio dello scorso anno, quando la ragazza non aveva ancora 18 anni. Il ministero dell'Interno, invece, è parte offesa in relazione al reato di concussione ipotizzato nei confronti di Berlusconi in relazione alla telefonata che il premier fece nella notte tra il 27 ed il 28 maggio scorso in questura a Milano per ottenere il "rilascio" di Ruby che era stata portata negli uffici della polizia in seguito alla denuncia di un furto.

Ci sono anche tre funzionari della Questura di Milano come parti lese nel processo. I tre funzionari sono il capo di gabinetto Pietro Ostuni, e i funzionari Giorgia Iafrate e Ivo Morelli, i quali, secondo l' accusa, avrebbero subito pressioni dal premier che nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi chiamò negli uffici di via Fatebenefratelli per ottenere il 'rilascio' di Ruby. In linea teorica, la presidenza del Consiglio potrebbe costituirsi parte civile in rappresentanza del ministero dell' Interno che a sua volta è parte lesa in relazione sempre al reato di concussione contestato a Berlusconi.
Scegliere il giudizio abbreviato o il patteggiamento, oppure farsi sottoporre al ''normale'' dibattimento.
Sono le tre strade che si aprono davanti al presidente del Consiglio dopo che il gip di Milano ha disposto per lui il giudizio immediato per concussione e sfruttamento della prostituzione minorile nell'ambito del caso Ruby.
Il codice di procedura penale prevede infatti che in caso di giudizio immediato, che è un rito speciale caratterizzato dalla mancanza dell'udienza preliminare e a cui si ricorre quando vi sia l'''evidenza'' della prova , l'imputato abbia 15 giorni di tempo dalla notifica del relativo decreto per chiedere di essere sottoposto al giudizio abbreviato o in alternativa il patteggiamento; diversamente, viene sottoposto al processo ordinario.
L'abbreviato presenta il vantaggio che si celebra in camera di consiglio, cioe' a porte chiuse, e in caso di condanna comporta la riduzione di un terzo della pena; ma ha lo svantaggio che la decisione viene presa allo stato degli atti, sulla base cioe' di quanto e' stato raccolto dalla procura e dai difensori con le proprie indagini. E' pero' possibile chiedere questo rito ponendo condizioni, come per esempio l'assunzione di determinati testimoni. Sembra pero' difficile che Silvio Berlusconi scelga questa strada, e ancora di piu' quella del patteggiamento, che consiste nell'applicazione della pena su richiesta delle parti: perche' il patteggiamento si traduce nella sostanza in un'ammissione da parte dell'imputato dei fatti che gli sono contestati, anche se presenta il vantaggio di comportare l'esclusione delle pene accessorie, cioe' in questo caso scongiurerebbe l'interdizione dai pubblici uffici.
L'ipotesi piu' probabile e' che il premier scelga la via ordinaria. Ma anche in questo caso le sorprese non mancherebbero. La stessa prima udienza potrebbe slittare se i difensori del presidente del Consiglio facessero valere il legittimo impedimento,magari per la convocazione concomitante di un Consiglio dei ministri. Dopo la recente sentenza della Consulta ora l'impedimento del premier a comparire in giudizio va valutato nel concreto dai giudici, ma comunque potrebbe essere riproposto nelle varie udienze del processo. Solo nella fase iniziale, e dunque prima dell'apertura del dibattimento, i legali di Berlusconi potrebbero invece sollevare le eccezioni sulla competenza del tribunale di Milano a giudicare il premier: sostenendo come hanno gia' fatto che l'unico soggetto ''titolato'' e' il tribunale dei ministri per quanto riguarda la concussione, e il tribunale di Monza per la prostituzione minorile. Una questione su cui aleggia lo spettro del conflitto di attribuzioni, dopo che la Camera dei deputati ha escluso la competenza della procura di Milano. Solo nella fase iniziale del processo gli avvocati del premier potrebbero inoltre contestare la correttezza dell'operato del gip nel valutare la sussistenza dell'evidenza della prova sulla base della quale e' stato disposto il giudizio immediato.
Ecco le prossime tappe delle vicende giudiziarie che vedono conivolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

28 Febbraio - ripresa del dibattimento diritti tv Mediaset
5 Marzo - udienza preliminare Mediatrade.  Nella vicenda dei diritti tv e cinematografici Mediatrade e' imputato con Silvio Berlusconi anche il figlio Piersilvio, vicepresidente Mediaset. La fissazione dell'udienza preliminare e' arrivata lo scorso 2 febbraio dopo la decisione con cui la Consulta in gennaio ha bocciato in parte la legge sul legittimo impedimento. Silvio Berlusconi e' imputato di appropriazione indebita insieme al produttore Farouk Agrama e ai manager Daniele Lorenzano, Roberto Pace e Gabriella Ballabio. Il premier e' inoltre accusato di frode fiscale insieme al figlio Pier Silvio e a Fedele Confalonieri. L'inchiesta per cui la procura di Milano ha chiesto il processo e' nata da uno stralcio di quella sui diritti tv Mediaset che e' a dibattimento. L'udienza preliminare Mediatrade si era aperta lo scorso 24 giugno. Ma il gup MarinaZelante - ora trasferita - aveva trasmesso gli atti alla Consulta affinche' valutasse la costituzionalita' del legittimo impedimento ed aveva quindi sospeso il procedimento per tutti gli imputati. Un filone dell'indagine e' invece stato trasmesso alla procura di Roma per competenza territoriale.
11 Marzo - riprende davanti ai giudici della decima sezione penale il processo 'Mills'. Il processo era stato sospeso lo scorso aprile dopo l'invio degli atti alla Consulta in relazione all'eccezione di illegittimita' costituzionale della legge sul legittimo impedimento. Il Consiglio giudiziario ha dato parere favorevole all'applicazione del giudice Francesca Vitale, presidente del collegio, ora trasferita in Corte d'appello.

Umberto Bossi tranquillizza Silvio Berlusconi sulla scelta dicampo della Lega: "Non preoccuparti per le voci che girano, stocon te e andiamo avanti con le riforme", ha detto il leader delCarroccio al premier in un incontro stanotte a palazzo Grazioli, avvertendo però il Cavaliere che va data una 'scossa' alla maggioranza per portare avanti il programma in sicurezza. In caso contrario meglio staccare la spina e andare al voto. Parolea cui Berlusconi avrebbe risposto con l'impegno a spostare l'asticella della coalizione di centrodestra verso una 'quota sicura'.

"Noi chiediamo le dimissioni perché é una situazione insostenibile". Così il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, dopo la richiesta del gip di Milano di giudizio immediato per il premier. "Non ci occupiamo di reati - afferma Bersani- perché questo è il lavoro della magistratura né ci occupiamo di peccati perché se ne occupa la chiesa. Noi ci occupiamo dell'Italia e non vogliamo che l'Italia sia allo sbando". "Io chiedo le elezioni anticipate". Quanto alle affermazioni del premier che per sciogliere le camere serva un suo parere, Bersani ironizza: "Berlusconi è un fine costituzionalista ed essendo tale ha detto la sua. Un po' di studio in più sulla Costituzione non gli guasterebbe".

Il fatto che il gip di Milano abbia disposto il processo immediato nei confronti del premier Silvio Berlusconi significa che non ha tenuto conto di quanto votato le settimane scorse dalla Camera, dunque - afferma il ministro della Giustizia Angelino Alfano - questo è "un tema che attiene l' autonomia, la sovranità e l' indipendenza del Parlamento". "E' ampiamente acclarata l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Non è certo il governo - risponde Alfano a margine dei lavori della commissione d'inchiesta sul servizio sanitario al Senato - a intervenire per tutelare l'autonomia e l'indipendenza del Parlamento". A chi gli chiede se a questo punto sarà il Parlamento oppure la presidenza del Consiglio sollevare conflitto dinanzi alla Corte Costituzione contro la decisione del gip di Milano, Alfano risponde: "Sono il ministro della Giustizia e non devo né posso interferire su questi temi che sono prerogativa propria di ciascun organismo costituzionale".

"Allora, la sentenza in mano a tre signore. Viene subito in mente la nemesi. Tu, Berlusconi, delle donne ti sei servito, e in malo modo; le stesse donne faranno giustizia". E' questo il commento alla notizia del rito immediato per Berlusconi, che Famiglia Cristiana affida a un editoriale on line. "Con l'aria che tira - si legge nel testo - la notizia non è il rinvio a giudizio immediato. E' la composizione del collegio giudicante: tre donne".

"Senz'altro, è quello che chiede la Procura di Milano". Così uno dei legali del premier, il senatore del Pdl Pietro Longo, ai giornalisti che gli chiedono se si aspettava questa decisione del gip nei confronti di Silvio Berlusconi. All'osservazione dei cronisti che il collegio giudicante è composto da sole donne, Longo risponde: "Già ci sono nel processo Mills; benissimo, le donne sono gradite e qualche volta anche gradevoli".

"Non abbiamo ricevuto alcun atto dalla Procura di Milano. Non ho parlato con il collega Edmondo Bruti Liberati". E' quanto ribadisce il procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara, smentendo "nel modo più chiaro" qualsiasi contatto con i colleghi di Milano in merito ad atti su presunte feste avvenute a Roma, e in particolare nel castello di Tor Crescenza, e a cui avrebbe preso parte il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Da ambienti giudiziari di piazzale Clodio, si ribadisce che sul tema non verrà diffusa alcuna nota. "Se si vogliono avere delle informazioni - ha concluso il procuratore capo - bisogna chiedere ai giornalisti che hanno scritto. Noi allo stato non abbiamo ricevuto nulla".

Una nuova inchiesta si profilerebbe alla Procura di Roma sulle feste nelle residenze del premier nella capitale. Lo riferiscono stamane diversi quotidiani. Le feste sarebbero in particolare quelle avvenute nel Castello di Tor Crescenza. Ancora non sarebbe stato aperto formalmente alcun fascicolo ma, sempre secondo notizie di stampa, sarebbe imminente l'arrivo a Roma di documenti contenuti nel fascicolo dell'inchiesta aperta a Milano sul caso Ruby. Tale circostanza era stata però smentita ieri sera dal procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati ed anche dagli ambienti della Procura romana. I quotidiani di oggi riferiscono invece di un contatto telefonico fra i due procuratori che potrebbe precedere la trasmissione degli atti. Il vicedirettore del 'Giornale', Nicola Porro, ieri sera ospite della trasmissione Otto e mezzo su La7,aveva parlato, rispondendo alle domande di Lilli Gruber, di una nuova inchiesta che coinvolge il premier, senza tuttavia specificare quale fosse.

Berlusconi

Il 6 aprile si terrà il processo per Silvio Berlusconi per i reati di concussione e prostituzione minorile nell'ambito del caso Ruby. Il rito immediato è stato disposto dal gip di Milano, Cristina Di Censo. Per il gip la prova è evidente. Parti lese: Karima e il ministero dell'Interno. Il premier sarà giudicato da un collegio di tre donne. Nessun commento dal presidente del Consiglio, mentre uno dei suoi legali, Pietro Longo, commenta: 'Ce lo aspettavamo'. 'Ora andremo in udienza'. Sono le uniche parole pronunciate sorridendo dal procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati.

Intanto secondo alcuni quotidiani si profila una nuova inchiesta su presunte feste del premier a Roma. La procura della capitale però smentisce contatti con i colleghi di Milano.

Il gip di Milano Cristina Di Censo ha disposto il giudizio immediato per Silvio Berlusconi per i reati di concussione e prostituzione minorile nell'ambito del caso Ruby. Il Gip ha inoltre fissato l'udienza che si terrà davanti alla quarta sezione penale per il prossimo 6 aprile alle ore 9.30.

Sussiste la prova evidente per rinviare a giudizio con rito immediato Silvio Berlusconi. E' anche su questa base che il Gip Cristina Di Censo ha diposto il processo con rito immediato per il premier imputato a Milano per concussione e prostituzione minorile nell'ambito del caso Ruby. Il gip di Milano nel rinviare a giudizio con rito immediato Silvio Berlusconi ha ritenuto sussistere la competenza della procura di Milano ad indagare sul caso Ruby.

Saranno i giudici Carmen D'Elia, Orsolina De Cristofaro e Giulia Turri i giudici della quarta sezione del tribunale di Milano che comporranno il collegio che giudicherà il premier Silvio Berlusconi il 6 aprile prossimo.

Ruby "Rubacuori" ed il ministero dell'Interno sono parti lese nel processo. Karima El Mahroug, in arte Ruby, è persona offesa nel procedimento in relazione al reato di prostituzione minorile contestato a Berlusconi in quanto il premier avrebbe commesso atti sessuali con la giovane in cambio di denaro o altre utilità dal febbraio al maggio dello scorso anno, quando la ragazza non aveva ancora 18 anni. Il ministero dell'Interno, invece, è parte offesa in relazione al reato di concussione ipotizzato nei confronti di Berlusconi in relazione alla telefonata che il premier fece nella notte tra il 27 ed il 28 maggio scorso in questura a Milano per ottenere il "rilascio" di Ruby che era stata portata negli uffici della polizia in seguito alla denuncia di un furto.

Ci sono anche tre funzionari della Questura di Milano come parti lese nel processo. I tre funzionari sono il capo di gabinetto Pietro Ostuni, e i funzionari Giorgia Iafrate e Ivo Morelli, i quali, secondo l' accusa, avrebbero subito pressioni dal premier che nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi chiamò negli uffici di via Fatebenefratelli per ottenere il 'rilascio' di Ruby. In linea teorica, la presidenza del Consiglio potrebbe costituirsi parte civile in rappresentanza del ministero dell' Interno che a sua volta è parte lesa in relazione sempre al reato di concussione contestato a Berlusconi.

"Senz'altro, è quello che chiede la Procura di Milano". Così uno dei legali del premier, il senatore del Pdl Pietro Longo, ai giornalisti che gli chiedono se si aspettava questa decisione del gip nei confronti di Silvio Berlusconi. All'osservazione dei cronisti che il collegio giudicante è composto da sole donne, Longo risponde: "Già ci sono nel processo Mills; benissimo, le donne sono gradite e qualche volta anche gradevoli".

"Non abbiamo ricevuto alcun atto dalla Procura di Milano. Non ho parlato con il collega Edmondo Bruti Liberati". E' quanto ribadisce il procuratore capo di Roma, Giovanni Ferrara, smentendo "nel modo più chiaro" qualsiasi contatto con i colleghi di Milano in merito ad atti su presunte feste avvenute a Roma, e in particolare nel castello di Tor Crescenza, e a cui avrebbe preso parte il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Da ambienti giudiziari di piazzale Clodio, si ribadisce che sul tema non verrà diffusa alcuna nota. "Se si vogliono avere delle informazioni - ha concluso il procuratore capo - bisogna chiedere ai giornalisti che hanno scritto. Noi allo stato non abbiamo ricevuto nulla".

Una nuova inchiesta si profilerebbe alla Procura di Roma sulle feste nelle residenze del premier nella capitale. Lo riferiscono stamane diversi quotidiani. Le feste sarebbero in particolare quelle avvenute nel Castello di Tor Crescenza. Ancora non sarebbe stato aperto formalmente alcun fascicolo ma, sempre secondo notizie di stampa, sarebbe imminente l'arrivo a Roma di documenti contenuti nel fascicolo dell'inchiesta aperta a Milano sul caso Ruby. Tale circostanza era stata però smentita ieri sera dal procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati ed anche dagli ambienti della Procura romana. I quotidiani di oggi riferiscono invece di un contatto telefonico fra i due procuratori che potrebbe precedere la trasmissione degli atti. Il vicedirettore del 'Giornale', Nicola Porro, ieri sera ospite della trasmissione Otto e mezzo su La7,aveva parlato, rispondendo alle domande di Lilli Gruber, di una nuova inchiesta che coinvolge il premier, senza tuttavia specificare quale fosse.
"Silvio Berlusconi? Il presidente é innanzitutto un caro amico, pensa che l'ho sentito una circa settimana fa e al telefono ha fatto coraggio lui a me. Mi ha detto: 'Emilio sii forte della tua verita''. L'ho ringraziato e gli ho risposto che gli voglio bene". Così Emilio Fede, ai Giornalisti, commenta a caldo la decisione del gip del Tribunale di Milano, Cristina Di Censo, di rinviare a giudizio, con rito immediato, il presidente del Consiglio per i reati di prostituzione minorile e concussione. Il direttore del Tg4 - indagato in un fascicolo stralcio a Milano insieme con la consigliera regionale lombarda del PdL Nicole Minetti per favoreggiamento della prostituzione - spiega che tale decisione non se l'aspettava. "Al contrario di quello che hanno dichiarato i suoi avvocati - osserva Fede - pensavo ad una decisione diversa. Consigli al presidente? Non mi permetto di darne. Mi auguro solo che lui possa tornare ad essere sereno, anzi più sereno perché lo è sempre rimasto. E' un amico da 22 anni, e ribadisco che non c'é stato alcun reato".
Appena arrivata la notizia da Milano del giudizio immediato per Berlusconi l'Italia dei valori parte subito all'attacco. Massimo Donadi, capogruppo alla Camera del partito di Di Pietro, va giù pesante: "Due italiani su tre hanno perso la fiducia in Berlusconi. Il governo è in minoranza nel Paese e il premier, se ha a cuore gli interessi dell’Italia, vada a farsi giudicare e si dimetta", dice Donadi. "Le decisioni dei magistrati - aggiunge - vanno rispettate". Quanto a Napolitano "Idv rispetta la sua autonomia e non si sente di tirare il presidente per la giacca". 

Cicchitto: giustizia a orologeria "Come volevasi dimostrare - commenta ironico il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto -. È proprio il caso di parlare di una giustizia ad orologeria che per Berlusconi è rapidissima, addirittura istantanea. Tutto questo procedimento è viziato alla radice dal fatto che - trattandosi, visto il reato ascritto che è la concussione, di un’imputazione che per definizione riguarda il titolare di un pubblico incarico, nel nostro caso deve essere trattato dal tribunale dei ministri. Quindi c’è il tentativo di sottrarre Berlusconi al suo giudice naturale e anche di un fumus persecutionis che percorre questo procedimento dall’inizio al suo attuale sviluppo". "Ci sembra assai probabile che tutto ciò verrà contestato alla radice dalla difesa. Ma ciò che sta accadendo è anche contestabile a livello politico per l’ispirazione che anima tutta l’operazione".

Capezzone: tutto secondo copione "La decisione del gip di Milano ricalca un copione perfino scontato - dice Daniele capezzone, portavoce del Pdl -. La situazione è davvero paradossale: non ci sono nè i reati nè le vittime, ma c’è il processo a tamburo battente, e soprattutto c’è un processo mediatico già in corso da settimane sotto forma di gogna anti-premier. Il silenzio dei garantisti di sinistra è un epitaffio politico per loro: è evidente il tentativo della sinistra, sconfitta sia nelle urne che nelle aule parlamentari, di usare la scorciatoia giudiziaria per una spallata. Ma non si illudano: non praevalebunt".

Pd: smontata tesi complotto "Credo proprio che la decisione del Gip di Milano smonti completamente la tesi del complotto sostenuta dal premier sul caso Ruby". Il capogruppo del Pd in commissione Giustizia Donatella Ferranti commenta così la decisione del gip. "Quindi - aggiunge - diventa evidente che non sia solo qualche Pm di sinistra, come dice Berlusconi, a sostenere la colpevolezza del Cavaliere. Il che vuol dire che le prove ci sono eccome". 

Rotondi: uso giustizia per lotta politica "Mai nella storia d’Italia vi è stato un uso della giustizia così finalizzato alla lotta politica. È inevitabile un intervento del Capo dello Stato. Non tiro per la giacca il Capo dello Stato, ma solo lui che ha combattuto il fascismo può fiutare l’aria che tira". Così il ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi.

Non ci sarà alcun nuovo interrogatorio per Nicole Minetti, l'ex igienista dentale di Silvio Berlusconi, diventata consigliere regionale lombardo del Pdl e indagata a Milano per la vicenda dei presunti festini a luci rosse nella villa del premier ad Arcore ai quali, secondo la ricostruzione dei magistrati, ha partecipato anche Ruby. Ci sarà invece la richiesta di giudizio immediato per il Presidente del Consiglio accusato di concussione e prostituzione minorile. In un colloquio di questa mattina tra il Procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati e il difensore di Nicole Minetti, l'avvocato Daria Pesce, si è arrivati a un accordo: l'ex soubrette, sotto inchiesta per induzione e favoreggiamento della prostituzione minorile, almeno al momento non farà il bis anche se potrebbe farsi risentire - lo ha spiegato il legale - dopo la chiusura delle indagini.

Quello che ha messo a verbale domenica pomeriggio 30 gennaio, quando a sorpresa è stata interrogata, rimane, per gli inquirenti "esaustivo". Se Minetti a tre domande ha risposto con un 'mi avvalgo della facoltà di non rispondere, su altri capitoli di questa vicenda ha dato la sua versione: non solo ha spiegato di aver avuto "una relazione affettiva" stabile con Berlusconi giustificando così un prestito di oltre 20 mila euro ricevuto con un bonifico bancario dal premier la scorsa estate (sarebbe rimasta senza soldi in quanto avrebbe prestato alla sorella 30 mila euro); ha anche fornito la sua ricostruzione di quanto accadde in Questura a Milano, nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi, quando il capo del Governo telefonò chiedendo di "accelerare le procedure" per il 'rilascio'' di Ruby. Ed è su questo episodio che i procuratori aggiunti Ilda Boccassini e Piero Forno e il pm Antonio Sangermano, si apprestano a chiedere al gip Cristina Di Censo il processo a Berlusconi, al quale è anche contestato il reato di prostituzione minorile. I tre pm hanno lavorato per sistemare il fascicolo che dovrebbe contenere circa il doppio degli atti finora inviati a Montecitorio per ottenere di perquisire gli uffici di Giuseppe Spinelli, il fiduciario del premier che, anche tramite Minetti, avrebbe provveduto alle spese delle ragazze che hanno partecipato alle feste a villa San Martino. Da quanto si è appreso, però la Procura, prima di 'muoversi', dovrebbe aspettare il voto della Camera. Infatti tra i documenti che il giudice dovrà vagliare ci sono anche i nuovi documenti bancari raccolti dagli inquirenti che testimonierebbero le 'ricompense' avute dalle giovani modelle e show girl e ulteriori intercettazioni e verbali di testimonianze, tra cui quelli della stessa Ruby, finora mai resi noti con una discovery. Riguardo al capo di imputazione della richiesta di giudizio, é probabile che ricalchi quello dell'invito a comparire notificato al Capo del Governo il 14 dicembre scorso. Quanto alle indagini, pare invece, che la Procura voglia fare luce su alcuni punti: come la presenza di Iris Berardi ad Arcore nel maggio del 2009 e nel novembre successivo a villa Certosa, quando era ancora minorenne. Inoltre potrebbero anche esserci sviluppi su presunte irregolarità circa la gestione delle ragazze-testimoni da parte della difesa. Ragazze che, secondo una intercettazione, sono state convocate a villa San Martino per fare il punto della situazione dopo le perquisizioni del giorno prima. Infine, il capitolo droga - gli oltre 12 chili di cocaina trovati al fidanzato di Marysthelle Polanco (l'uomo è stato arrestato il 3 agosto ed è stato condannato a 8 anni con rito abbreviato) - farebbe parte di indagini che riguardano un giro di narcotrafficanti.

Nelle pieghe dell'inchiesta milanese sul caso Ruby spunta anche un bonifico di 20 mila euro da parte di Silvio Berlusconi ad Anna Palumbo, la madre di Noemi Letizia, la giovane di Casoria che vide il capo del Governo presentarsi a sorpresa alla festa dei suoi 18 anni e che fu la prima a chiamarlo 'papi', soprannome poi usato da molte delle ragazze che, come è emerso nelle indagini sulle feste ad Arcore, frequentavano le residenze del premier.

Il versamento, che nulla ha a che vedere con le imputazioni formulate per il caso Ruby, risale all'anno scorso e proverrebbe da uno dei conti ufficiali del Presidente del Consiglio sui quali il suo fiduciario Giuseppe Spinelli ha la delega a operare. Da questi conti sarebbero arrivati, tra gli altri, i "prestiti" avuti dalla consigliere regionale Nicole Minetti. Minetti, che è anche ex igienista dentale, nel ricostruire davanti ai magistrati la notte tra il 27 e il 28 maggio scorso quando Ruby venne trattenuta e poi 'rilasciata' e affidata al consigliere stesso, dopo una telefonata del premier ha messo a verbale, come ha riportato il Corriere della Sera: "Berlusconi mi disse: 'Vai tu in Questura perché sei una persona per bene, sei incensurata, ti presenti bene". ...Intanto...

 

E' indagato dalla procura di Roma, per abuso d'ufficio, il consigliere laico del Csm, Matteo Brigando. In base a quanto si apprende a piazzale Clodio l'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Pierfilipo Laviani, è partita da una segnalazione ufficiale fatta dal Consiglio superiore della magistratura. Brigandì, secondo l'accusa, avrebbe passato documenti interni al Csm alla giornalista de Il Giornale Anna Maria Greco che ha poi redatto un articolo sul procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini.

Il consigliere Matteo Brigandì ha già smentito di aver dato a Il Giornale gli atti del procedimento disciplinare sul pm di Milano. "Ovviamente non sono stato io - aveva detto la scorsa settimana dopo notizie di stampa che lo accusavano di aver chiesto lui il fascicolo al Csm - e se qualcuno sostiene questa cosa ne risponderà nelle sedi legali possibili". "Ho chiesto al Csm una serie di documenti, compreso quel fascicolo, che ho letto per un quarto d'ora e poi ho restituito", aveva precisato Brigandì, che aveva anche annunciato di aver scritto una lettera al vice presidente Michele Vietti per chiedergli di "far luce" sulla vicenda.

Intanto sono state effettuate perquisizioni  nell'abitazione romana della giornalista de 'Il Giornale', Anna Maria Greco. A disporle, secondo quanto informa il quotidiano, "è stato il pubblico ministero Silvia Sereni e a quanto risulta il provvedimento è stato disposto per la presunta violazione dell'articolo 323 del codice penale, quello relativo all'abuso d'ufficio". "I carabinieri hanno fatto irruzione a casa della giornalista e hanno sequestrato il computer di Anna Maria Greco e persino quello del figlio della cronista. Nel provvedimento di notifica si legge che altre perquisizioni saranno effettuate all'interno della redazione romana del quotidiano".

Su mandato della procura di Roma, i Carabinieri hanno apposto i sigilli all'ufficio al Csm del consigliere Matteo Brigandì. Il consigliere è accusato di aver passato al Giornale atti custoditi al Csm e relativi a un procedimento disciplinare di quasi 30 anni a carico del pm di Milano Ilda Boccassini.

 

Una lettera di minacce al pm di Milano Ilda Boccassini è stata recapitata alla redazione del 'Resto del Carlino' a Bologna. Lo riporta lo stesso quotidiano, nelle pagine di cronaca cittadina, spiegando che il documento, scritto a mano su un foglio quadrettato, era contenuto in una busta rossa smistata il 28 gennaio al Centro meccanizzato postale (Cmp) del capoluogo emiliano.

Se potesse tornare indietro, sceglierebbe di restare Karima El Mahroug. Niente notorietà, niente Ruby Rubacuori, il soprannome con cui è diventata famosa per i festini con il premier Berlusconi. "Continuate a scrivere che sono una escort, bisognerebbe almeno aggiungere presunta", dice la ragazza in una intervista pubblicata sul quotidiano La Repubblica. Dove ribadisce l'intenzione di mettere la testa a posto: "Mi sposo in Comune fra tre settimane, e a giugno in chiesa". Una scelta d'amore, e non di interesse: "non ho bisogno di permessi, sono entrata in Italia nel 2001 e ho tutto in regola, compreso un contratto di lavoro come cameriera", spiega la neo diciottenne marocchina. I festini sembrano soltanto un ricordo: "se tornassi indietro non lo rifarei", dice ricordando che nella vicenda lei é "una testimone". "Non vedo l'ora che il processo cominci", si sfoga la giovane all'uscita di una palestra dell'elegante quartiere genovese di Albaro. "Se Berlusconi si salverà? Non lo so e sono fatti suoi. Lui è solo e combatte la solitudine, un po' come ho fatto io. Io ho pagato l'affetto di mio padre - conclude - lui le ragazze...".

Giorgio Napolitano ha lanciato a Bergamo un forte appello a uscire "da una spirale insostenibile di contrapposizioni, arroccamenti, prove di forza da cui può soltanto uscire ostacolato ogni processo di riforma".

Il federalismo, le riforme per attuarlo sono "ormai giunte a buon punto", ricorda Napolitano al teatro Donizetti. "E' stato decisivo - aggiunge - e resta oggi decisivo un clima di corretto e costruttivo confronto in sede istituzionale". Dunque un appello ad uscire da una spirale di contrapposizioni e a recuperare nella riforma il senso della solidarietà.

"Non è mio compito intervenire e interferire nella dialettica fra le forze politiche e sociali". Il capo dello Stato ha spiegato che il suo "fondamentale dovere è rappresentare l'unità nazionale che si esprime nel complesso delle articolazioni delle istituzioni". Le istituzioni sono, quindi, il suo punto di riferimento e "poi c'é la dialettica tra le forze politiche e sociali ma lì - ha concluso - non ho compiti di intervenire né di interferire".

Giorgio Napolitano ha fatto riferimento solo con un inciso ai problemi politici attuali rispetto ai quali ha espresso nei giorni scorsi preoccupazione ed allarme. Ha parlato di "tempi confusi che stiamo attraversando".

"Bisogna affrontare i problemi con realismo e serenità, perché nessuno può promettere dei miracoli, bisogna fare come la mia generazione nel dopoguerra quando si trattò di ricostruire l'Italia distrutta dalla guerra", ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, replicando all'intervento del rappresentante della consulta provinciale studentesca di Bergamo che aveva detto: "Ci chiediamo se abbia ancora senso l'unità e l'appartenenza alla comunità nazionale in un mondo globalizzato e frammentato e di fronte all'incertezza del domani, del futuro di noi singoli".

"La mia generazione - ha detto Napolitano - visse un'esperienza terribile, quella dell'Italia divisa in due come non era più accaduto dal 1860 del paese sanguinante, in macerie, da ricostruire. C'era da dubitare di tutto ma non ci si doveva scoraggiare, e noi non ci scoraggiammo. Anche oggi è necessario ragionare così. Nonostante le divisioni politiche e ideologiche si riuscì ad approvare una Costituzione nel segno dell'unità. Forze politiche anche tra loro distanti trovarono un punto di incontro nel disegnare quel grande quadro di principi che avrebbe dovuto guidarci e che ci ha guidato fino ad oggi, ci ha salvato da ulteriori rotture". "Voi avete l'ansia di ripartire. Anche allora - ha aggiunto Napolitano - c'era quell'ansia e prevalse l'impegno, la forte volontà di agire per costruire le condizioni per farlo. Oggi voi dovete impegnarvi a dare il vostro contributo affinché si ricrei un clima positivo, nell'interesse di voi giovani e dell'Italia in un mondo che richiede capacità di competere, la capacità di reggere queste sfide".

''La spaccatura attuale del Paese non e' di natura politica in senso tradizionale, ma del tutto personale, e ruota intorno alla figura del premier, Silvio Berlusconi''. E' la posizione espressa da Famiglia Cristiana in un editoriale che sara' pubblicato sul numero in edicola da domani e anticipato sul sito internet del settimanale. ''Dal 1946 a oggi - sottolinea ancora l'editoriale - non si e' mai vista una crisi simile''

Nord più colpito

La crisi taglia la ricchezza degli italiani. Nel 2009, secondo il rapporto dell'Istat sul 'Reddito disponibile delle famiglie nelle Regioni', si è registrato un calo del 2,7% del reddito disponibile, che ha segnato così la prima flessione dal 1995. La recessione ha portato a "un progressivo ridursi del tasso di crescita del reddito disponibile nazionale", che nel 2006, cioè prima dell'esplosione della crisi finanziaria, aveva mostrato una crescita del 3,5%.
La contrazione dei redditi da capitale (che comprendono interessi, dividendi e altri utili distribuiti dalle società e dalle quasi-società, oltre ai fitti di terreni e ai rendimenti imputati delle riserve gestite dalle imprese di assicurazione in favore e per conto degli assicurati) è quella che ha maggiormente inciso sulla diminuzione del reddito disponibile delle famiglie: questo vale, secondo l'Istat, per tutte le regioni, ma soprattutto per quelle Nord-occidentali. L'impatto negativo dei redditi da capitale sul reddito primario ha avuto inizio nel 2008. A livello nazionale, nel 2009, il tasso di crescita di tali redditi ha raggiunto un valore molto negativo (-19,8%): il Nord-est ed il Nord-ovest mostrano cali molto forti (-22,7 e -20,3%), mentre il Mezzogiorno e il Centro registrano contrazioni più contenute (-16,1 e al -17,7%). I redditi da lavoro dipendente sono la componente più rilevante nella formazione del reddito disponibile delle famiglie. Nel 2009 tale aggregato è diminuito, rispetto al 2008, dello 0,7%, contro un tasso medio di crescita dei precedenti tre anni (2005-2008) del +4,1%. La contrazione dei redditi è stata più intensa nel Nord-ovest (-1,4%) e nel Mezzogiorno (-0,7%). Le regioni centrali e nord-orientali, invece, hanno subito diminuzioni dei redditi da lavoro rispettivamente nulle, o poco significative (-0,3%), grazie alla più contenuta flessione dell'occupazione dipendente che ha caratterizzato tali aree. Tra le altre voci di reddito, l'Istat precisa che il risultato lordo di gestione (costituito prevalentemente dai redditi netti derivanti dalla proprietà di abitazioni in cui risiedono le famiglie e di altre abitazioni a disposizione anche al di fuori della regione di residenza) segna, nel 2009, una battuta d'arresto: il tasso medio di crescita nazionale passa dal +6,7 per cento del 2008 ad un valore pari a zero nel 2009. Tale fenomeno deriva in parte da un calo del valore degli affitti imputati relativi alle abitazioni a disposizione delle famiglie, ma soprattutto dall'incremento dei costi intermedi sull'attività di produzione delle famiglie, in particolare del costo di intermediazione bancaria sui mutui per l'acquisto delle abitazioni.

L'impatto della crisi economica ha colpito duro soprattutto al Nord, mentre per le famiglie meridionali sembrano aver subito in misura minore gli effetti della recessione. Nel 2009, precisa l'Istituto di statistica, l'impatto del calo del reddito è stato più forte nel settentrione (-4,1 per cento nel Nord-ovest e -3,4 per cento nel Nord-est) e più contenuto al Centro (-1,8 per cento) e nel Mezzogiorno (-1,2 per cento). Nel periodo 2006-2009 il reddito disponibile delle famiglie italiane si è concentrato, in media, per circa il 53 per cento nelle regioni del Nord, per il 26 per cento circa nel Mezzogiorno e per il restante 21 per cento nel Centro. Nel periodo considerato tale distribuzione ha mostrato alcune variazioni che hanno interessato principalmente il Nord-ovest, il quale ha visto diminuire la sua quota di 0,6 punti percentuali (dal 31,1 del 2006 al 30,5 per cento nel 2009) a favore di Centro e Mezzogiorno (+0,4 e +0,2 punti percentuali rispettivamente). La quota di reddito disponibile delle famiglie del Nord-est è rimasta invariata al 22 per cento.

Il tasso di disoccupazione giovanile a fine anno segna un nuovo record salendo a quota 29%, il livello più alto dall'inizio delle serie storiche mensili dell'Istat, ovvero dal gennaio del 2004. Quasi un under-25 su tre, quindi, non ha un posto. Una percentuale che vede l'Italia ai vertici della classifica dei Paesi dell'Eurozona, dove il dato medio è di gran lunga più basso (20,4%). Allargando lo sguardo a tutta la popolazione, il tasso totale di disoccupazione, pari all'8,6% registra a dicembre una stabilizzazione rispetto al mese precedente. E se l'Italia deve accontentarsi di un 'congelamento', in Germania, invece, a gennaio il numero di chi non ha un impiego scende ai minimi da 18 anni, dal 1992. Tornando ai ragazzi alla ricerca di un lavoro, la schiera si allarga ancora e dicembre aggiorna il record segnato giusto il mese prima, con un rialzo di 2,4 punti percentuali sullo stesso mese del 2009 e di 0,1 punti percentuali su novembre del 2010. Anche nel resto del Vecchio Continente sono sempre i giovani a pagare il prezzo più alto della crisi, ma il tasso medio resta inferiore, e tra i Paesi di Eurolandia fanno peggio dell'Italia solo la Spagna (42,8%), la Slovacchia (37,3%) e l'Irlanda (29,1%).

Tuttavia, per i tecnici dell'Istat, se si esclude la crescita di chi tra i 15 e i 24 anni non ha un posto, "a chiusura del 2010 le condizioni del mercato del lavoro appaiono un po' più serene, da autunno l'occupazione ha smesso di scendere e la disoccupazione nell'ultimo bimestre, novembre e dicembre, ha preso a calare". Andando a guardare più da vicino i dati si osserva su base mensile una, seppur lieve, diminuzione delle persone alla ricerca di un posto (-11 mila unità). Un piccolo miglioramento, visto che l'esercito dei disoccupati resta sopra i due milioni, dovuto esclusivamente al calo delle donne senza lavoro (-27 mila).

Intanto, in Europa, la Germania sembra scacciare il rischio di una crescita dei senza lavoro, con un tasso di disoccupazione che a gennaio scende al 7,4%. Tornando, invece, al mese di dicembre, secondo i dati di Eurostat, la quota di chi è alla ricerca di un posto è rimasta al 10%, il livello più alto dall'agosto del 1998, con un picco del 20,2% per la Spagna, mentre l'Italia conferma un tasso (8,6%) ancora sotto la media dell'Unione europea. I sindacati esprimono preoccupazione, per la Cgil, con il segretario generale Susanna Camusso, si tratta di una situazione "drammatica" e "serve subito un piano per il lavoro". La Cisl chiede al governo di convocare subito le parti sociali. Sulla stessa linea la Uil e l'Ugl. Ma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, osserva che a dicembre "il mercato del lavoro si conferma stabile". E per il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, "si cominciano a vedere i primi frutti delle politiche di sostegno e inclusione delle lavoratrici messe in campo dal governo". Tuttavia il presidente del gruppo del Pd al Senato, Anna Finocchiaro, trova incomprensibile la soddisfazione del ministro Carfagna e accusa l'esecutivo di "non avere fato niente per ridurre la disoccupazione". In risposta, il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, sottolinea: "La speculazione politica della sinistra sui giovani italiani resta qualcosa di vergognoso".

 

Berlusconi-indagato-milano-ruby

Premetto: non credo che i lettori di questo giornale aspettassero con ansia, il mio intervento. Provo a fare un po' di chiarezza. Ho letto e sentito tante cose come voi che state leggendo queste mie righe. Faccio subito due riflessioni che ritengo significative: un gruppetto di magistrati, novelli giacobini, più o meno di punta hanno o tentano di bloccare un intero Paese su presunti reati o abusi sessuali che avrebbe commesso il capo del governo e di conseguenza, obbligano la stampa tutta a parlare solo di questo, invece dei gravi problemi che incombono.

L'avete vista Ida Bocasini, Annamaria Fiorillo, assomigliano a delle vetero femministe che si sono caricate sulle proprie spalle le battaglie delle donne contro il sultano Berlusconi. Tempo fa è uscito un editoriale sull'Unità, firmato da Susanna Cenni, parlamentare del Pd: Forza donne mandiamo a casa il sultano,che si vuole sollazzare e rilassarsi con i nostri corpi. E si chiedeva: Se fossero proprio le donne italiane quelle vere, che hanno visto in questi anni peggiorare la loro vita, i loro diritti, a sfiduciare il premier?.

Hanno capito tutti che si tratta ormai dell'attacco finale dei pm. Non una normale indagine giudiziaria ma un’attività di spionaggio scientificamente pianificata, con l’uso di tecniche investigative con pochi precedenti e finora limitate a casi di enorme gravità e altissimo allarme sociale come le stragi di mafia. Dagli atti risulta che in meno di sei mesi gli uomini del Servizio centrale operativo (Sco) hanno eseguito poco meno di 100mila intercettazioni tra telefonate e sms, in media 600 intercettazioni al giorno, con migliaia di ore di registrazioni - molte ancora non sbobinate - e decine di operatori coinvolti.

In pratica la Procura di Milano tra interrogatori, decine di sequestri di beni, indagini bancarie e postali, pedinamenti, perquisizioni che hanno coinvolto circa 230 agenti tra poliziotti in servizio sulle «volanti» e negli uffici: di tali perquisizioni è stata denunciata una presunta «brutalità» nei modi. Difficile calcolare il costo complessivo del Ruby-gate. Moltiplicando però il numero di intercettazioni per il loro costo medio orario (12,30 euro) e sommando lo stipendio lordo mensile di un poliziotto (3.200 euro) per il numero di agenti che hanno lavorato alla vicenda negli ultimi mesi, si può ipotizzare una spesa pari ad almeno 1.300.000 euro. E le indagini sono ancora in corso. ( Antonio Fanna, Le spese “folli” della Procura: ecco tutti i conti del Ruby-gate...24.1.2011, Il Sussidiario.net).

Seconda riflessione perfino un Roberto Saviano ha preso posizione; ricevuta una laurea Honoris causa in quel di Genova, la dedica infelicemente ai magistrati milanesi Bocassini, Sangermano e Forno, che stanno vivendo momenti difficili solo per aver fatto il loro mestiere di giustizia. Che quella dedica intendesse colpire Berlusconi e il suo governo non è certo un processo alle intenzioni. Io credo che questa frase è la prova lampante che le famose 380 pagine dell'invito di comparizione davanti al tribunale di Milano per Berlusconi, sono un gesto politico per farlo fuori.

Mario Sechi, su Il Tempo, ricorda che qualche anno fa, Federico Confalonieri, presidente Mediaset, pronunciò una frase che a qualcuno sembrò iperbolica: «Stanno preparando la nostra piazzale Loreto».

E pare proprio così, siamo al redde rationem, alla battaglia finale tra Silvio Berlusconi e la magistratura e la «piazzale Loreto psichedelica» di cui parlava Confalonieri si sta materializzando in un processo mediatico-giudiziario che prevede un solo finale: l’impiccagione del Cavaliere.

Mario Sechi paragona l'operazione di far fuori Berlusconi a quella di Craxi col lancio delle monetine nel 1993. I segnali ci sono tutti, anche i personaggi politici sono gli stessi. A cominciare da Fini, a Di Pietro, Veltroni, Eugenio Scalfari sempre con Repubblica, D'Alema a Giorgio Napolitano. “L’operazione Craxi» è in corso, i pezzi sulla scacchiera sono in rapido movimento. A Repubblica, unico soggetto davvero intelligente e con una reale forza nel mondo della sinistra, l’hanno capito e cercano - giustamente, dal loro punto di vista - di liquidare il grigio e inetto Pierluigi Bersani per tornare, via benedizione di Eugenio Scalfari, a una leadership spendibile, quella di Walter Veltroni. Riusciranno nell’impresa di far fare a Silvio la fine che fu di Bettino? Certo è il fatto che la sfilata di maschere che oggi chiede al Cavaliere di andarsene con ignominia è la stessa che chiedeva al «Cinghialone» di dimettersi, di andare dai magistrati e finire i suoi giorni ai ceppi.

Il flash back è una carrellata impressionante, molto istruttiva, su ciò che accadde ieri e quel che sarà il nostro domani”. (Mario Sechi, Operazione Craxi, 24.1.2011, Il Tempo).

Ce la farà Berlusconi a superare tutto questo? Quel che oggi è chiaro è lo scenario: il 14 dicembre scorso Fini scatenò la fanteria per far cadere il Cavaliere. Ha dovuto battere in ritirata. Fallito l'assalto dei fanti, è partito quello della cavalleria corazzata. Bisogna solo vedere se la potenza di fuoco contro il premier è tutta qui o nella Santa Barbara c'è davvero un'arma mediatica capace di portare al successo «l'operazione Craxi».

 

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