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Lunedì, 17 Giugno 2019

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Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è pronto a dar battaglia alla richiesta leghista di trasferire al Nord alcuni ministeri eritiene che la mozione parlamentare da lui annunciata 'avra' il 90% dei consensi di destra e di sinistra. Dai microfoni di Rtl, definisce l'atteggiamento della Lega 'una copertura elettorale'. Intervistato da Mattino e Messaggero, il ministro della Difesa,Ignazio La Russa, afferma di non vedere 'molta passione' al Nord sul tema trasferimento dei ministeri, e precisa che sul fatto che possano esserci sedi di rappresentanza c'é l'accordo di tutti. Da Repubblica, il presidente della provincia di Roma, Nicola Zingaretti, afferma che se ci fosse un voto di fiducia sullo spostamento dei ministeri, si aspetterebbe 'comportamenti coerenti e non marce indietro'.

''Domani ci sara' anche un ordine del giorno del Pdl contro lo spostamento dei ministeri al nord''. Lo ha annunciato il sindaco di Roma Gianni Alemanno, dopo aver firmato la petizione popolare per dire no alle richieste della Lega. Il sindaco ha spiegato che oltre all'ordine del giorno al decreto sviluppo annunciato dal Partito democratico ci sara' anche un testo del Popolo della liberta'.

"Ho appena convocato una Giunta d'urgenza per parlare della nostra petizione di cui io sarò la prima firmataria. Nel pomeriggio andrò a piazza del Pantheon a firmarla. Naturalmente è aperta a tutti". Lo ha detto la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, a margine dell'inaugurazione di un nuovo reparto alla casa di cura Villa Betania a Roma. "Ora i rapporti tra Pdl e Lega sono complessi - ha aggiunto - ieri Bossi ha anche detto cose giuste e condivisibili, come la riforma fiscale, il sostegno alle imprese: su questi temi è possibile la sintesi. La cosa che mi dispiace - ha spiegato Polverini - è che si è aperto un dibattito sui ministeri solo per finalità ideologiche e propagandistiche, ma nessuno parla di cosa significherebbe per le famiglie. Pensate inoltre a un Consiglio dei Ministri convocato d'urgenza. Che succederebbe? I ministri - ha concluso - dovrebbero spostarsi per il Paese, perdendo un sacco di tempo e di risorse".

"E' sbagliato agitarsi se ancora non piove, in quel caso aprire l'ombrello porta sfortuna, quindi è prematuro aprire l'ombrello. Magari non pioverà mai. Polverini e Alemanno si bagnano prima che piova". Così, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, interpellato sul trasferimento di alcuni ministeri al nord, come chiede la Lega. Chi volesse "mettere in discussione il ruolo di Roma Capitale, troverebbe in me un fiero nemico" ha aggiunto il ministro che ha fatto visita al Paris Air Show.

Domani il Partito Democratico presenterà alla Camera un ordine del giorno al decreto sviluppo e chiederà così un voto dell'Aula contro lo spostamento dei ministeri al Nord. Lo ha annunciato il capogruppo Dario Franceschini nel corso della Conferenza nazionale del Pd sulla Sicurezza. La proposta della Lega del trasferimento delle sedi ministeriali, secondo Franceschini, è "una patetica operazione di immagine che noi porteremo al voto". "Pontida 2011 e i discorsi che si sono sentiti mi sono sembrati quelli di Abatantuono nel film "Attila e gli Unnì", ha sottolineato Franceschini. "Se hanno tanta voglia di tornare al Nord - ha concluso il capogruppo - lo possono fare e lo faranno il prima possibile, ma senza i loro ministeri", ha concluso.

''La Chiesa deve frenare queste mire secessionistiche''. Cosi' l'arcivescovo Giancarlo Maria Bregantini, presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali, il lavoro, la giustizia e la pace, commenta in un'intervista alla Radio Vaticana il discorso del ministro Umberto Bossi a Pontida, con particolare riferimento alla richiesta di spostare al Nord alcuni ministeri. ''Un gesto di grandissimo disprezzo per il Sud'', lo definisce il capo-commissione Cei, sottolineando che ''la Lega paradossalmente ripete gli errori che rimprovera a Roma''.

 

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"Pontida è sempre un appuntamento importante per la salute della Lega, questa non è in assoluto la più importante perché ci sono stati tanti altri appuntamenti carichi di aspettative ed emozioni. Però questo è un appuntamento importante in cui si diranno tante cose che certamente influiranno sulla scena politica, perché la Lega è sempre determinante e ancora una volta gioca un ruolo da grande protagonista": lo ha detto il ministro Roberto Maroni parlando a Varese.

"La manovra la presenteremo nei giorni immediatamente successivi alla verifica del 22 giugno, all'inizio della settimana successiva. Abbiamo le idee chiare e non siamo preoccupati dell'impatto che potrà avere sull'opinione pubblica". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi al termine del consiglio dei ministri sottolineando di essere ''intimamente convinto che non ci sia un'alternativa per l'Italia a questa maggioranza e a questo governo".

Laconico il ministro dell'interno Roberto Maroni. ''Rimando a Pontida. E Berlusconi ascoltera' attentamente'', ha detto seduto accanto al premier.

In mattinata il leader della Lega Umberto Bossi aveva fatto il segno del pollice verso ai cronisti che gli chiedevano un commento sulle chance di durata del governo: un segno come ad indicare una bocciatura nei confronti dell'esecutivo. Poi l'ufficio stampa ha precisato che il Senatur si stava rivolgendo ai cronisti. Versione poi confermata dal viceministro del Carroccio Roberto Castelli (''Ha fatto un segno scherzoso ai giornalisti e non alla domanda'') e da Berlusconi che si dice sicuro della tenuta della maggioranza: 'Non ho paura di nessuno'.

Il provvedimento sui rifiuti di Napoli e della Campania non e' andato sul tavolo del Consiglio dei ministri. Secondo quanto si apprende da fonti di governo informate sull'argomento. Alla base dello slittamento ci sarebbe la necessita' di apporre ''ulteriori approfondimento''. La questione riguarda la possibilita' che i rifiuti prodotti in Campania possano essere trasportati in altre regioni, cosa che invece viene vietata a causa del codice europeo identificativo per quella tipologia di lavorazione di rifiuti. E' passata invece in Cdm la stretta sull'immigrazione. ''Abbiamo approvato un decreto che contiene una procedura di espulsione coattiva immediata per gli extracomunitari clandestini e per i comunitari che commettono violazioni'', ha detto il premier. Maroni ha annunciato che ''e' stato prolungato il tempo di trattenimento nei Cie da sei a 18 mesi, attraverso una procedura di garanzia che passa dal giudice di pace'' ed ha sottolineato che le norme sull'espulsione sono 'coerenti con quelle europee''. Approvato anche un provvedimento che stanzia 26 milioni di euro di aiuti a Lampedusa, ha reso noto il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo.

Domani sara' firmato con il Consiglio Nazionale di Transizione libico (Cnt), un accordo di ''cooperazione per prevenire e contrastare il flusso di immigrati irregolari, inclusa la problematica dei rimpatri''. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini che successivamente ha precisato 'l'UNHCR non e' coinvolta nelle attività di rimpatrio''. E' quanto sottolinea, in una nota, la Farnesina spiegando che ''Frattini  - spiega in una nota la Farnesina - si riferiva invece alla prospettiva che con il Cnt si possano finalmente dischiudere quelle auspicate prospettive e opportunità di collaborazione tra la nuova Libia e l'UNHCR che erano state tuttavia negate con il regime di Gheddafi''.

Il presidente del Consiglio prenderà la parola nell'aula della Camera il prossimo mercoledì alle 11 per la verifica parlamentare richiesta dal capo dello Stato dopo la nomina dei nuovo sottosegretari: lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio che ha fissato il 'timing' della giornata parlamentare che però ha gli esiti ancora aperti: non si sa, ancora se quelle del governo saranno comunicazioni o una semplice informativa. Nel primo caso ci sarebbe un voto di fiducia, ma la maggioranza con Fabrizio Cicchitto spiega che la fiducia verrà posta solo se l'opposizione presenterà un proprio documento. Eventuali dichiarazioni di voto su documenti su cui verrebbe posta la fiducia si terrebbero tra le 17:30 e le 19, con a seguire il voto. "I gruppi di maggioranza e di opposizione - spiega il capogruppo del Pd Dario Franceschini - potranno presentare documenti fino all'ultimo. La maggioranza non mi pare abbia intenzione di presentare nulla. Noi ci riserviamo di valutare che tipo di conclusione dare al dibattito di martedì". E Cicchitto chiarisce: "Non capiamo che cosa voglia fare l'opposizione. Se presenteranno un documento il governo chiederà la fiducia, diversamente ci sarà soltanto un confronto sul'informativa".

'Berlusconi dovrebbe fare un gesto d'amore per l'Italia e per il centrodestra, prendere atto che vivacchiare e' difficile e dannoso per il Paese e passare la mano. Ma non lo fara'. E il governo collassera' come un mobile pieno di termiti''. Ne e' convinto il leader di Fli e presidente della Camera, Gianfranco Fini, che in una lunga intervista al Corriere della Sera, assicura che appoggerebbe ''un governo che adottasse l'agenda Draghi, le quattro o cinque priorita' per il Paese''. Ma avverte che, se si dovesse andare ad elezioni anticipate, ''i poli saranno tre, senza accordi neoulivisti tra forze unite solo dall'idea di sconfiggere Berlusconi''. Il 22 giugno, comunque, secondo il presidente della Camera ''non succedera' nulla'', anche se il premier dovrebbe andare in Aula a ''riconoscere che il programma del 2008 non c'e' piu'. Minimizzare sostenendo che la sconfitta e' dovuta al mancato taglio delle tasse significa nascondere la testa sotto la sabbia''.

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Addio ad investimenti da 40 miliardi di euro, addio ai progetti per 4 nuove centrali e addio a risparmi nel costo della generazione di elettricità pari al 20%.

Il sì al quesito referendario sul nucleare, con cui la maggioranza degli italiani ha bocciato per la seconda volta l'energia atomica entro i confini nazionali, si traduce nell'abbandono definitivo del programma nucleare italiano, promosso dall'allora ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, sin dal 2005 e portato poi avanti dal suo successore, Paolo Romani.

Gli obiettivi del governo partivano da un aumento dei consumi nazionali, che dai 350 TWh del 2008 dovrebbero salire a circa 400 al 2020: di questi, circa il 25% avrebbe dovuto essere prodotto con l'atomo, per una potenza richiesta di circa 13mila MWe, vale a dire 8 unità (quattro centrali con due reattori ciascuna) da 1.600 MWe l'una. A realizzarne la metà sarebbe stata l'Enel, che in accordo con i partner francesi di Edf, prevedeva la costruzione di almeno 4 unità su 2-3 siti (pari a 6.400 MWe) in tecnologia di terza generazione Epr, con la posa della prima pietra entro il 2013 e l'entrata in esercizio della prima unità nel 2020.

La realizzazione degli impianti, solo considerando l'impegno di Enel-Edf, sarebbe stata pari a 18-20 miliardi, che quindi sarebbero diventati circa 40 per l'intero programma nucleare. Stime del gruppo elettrico italiano avevano dettagliato i costi in 5 miliardi per la prima unità, 4,7 per la seconda, 4,3 per la terza, 4 per la quarta, con ricadute occupazionali per poco meno di 3.500 persone per ogni unità. A fronte di questo impegno, i benefici sul piano economico sarebbero stati, secondo le attese, di uno risparmio del 20% sui costi di generazione; su quello ambientale, invece, la produzione di 100 TWh l'anno avrebbe fatto ridurre le emissioni di circa 35 milioni di tonnellate l'anno.

Quorum raggiunto nel referendum popolare sui quesiti 1 (scheda rossa), sulla gestione dei servizi idrici e la loro privatizzazione, e 2 (scheda gialla) sulla determinazione della tariffa del servizio idrico integrato. Ma, a detta degli esperti tecnici di settore, ora "il vero dopo-referendum lo devono decidere i Comuni. Loro sono i proprietari delle aziende in quasi tutte le città, quindi saranno le amministrazioni comunali a dover dire se faranno gare e/o affidamenti diretti".

Il fabbisogno di investimenti è stata stimata nel rapporto Blue Book pari a 64,12 miliardi di euro in 30 anni (2 miliardi l'anno), con una leggera prevalenza di quelli destinati a fognatura e depurazione, "attività complesse sulle quali pendono multe Ue" ricorda Federutility (Federazione delle imprese energetiche e idriche), secondo cui "l'effetto del secondo referendum, sulla remunerazione del capitale investito, é che la costruzione di opere idriche dovrebbe essere finanziato con la spesa pubblica, con l'aumento delle tasse". Tuttavia, sottolinea il 'Comitato referendario 2 si' per l'acqua bene comune, "l'abrogazione del famigerato decreto Ronchi richiede una nuova normativa. Dal 2007 è depositata in parlamento una legge d'iniziativa popolare, promossa dal Forum italiano dei movimenti per l'acqua con oltre 400.000 firme: dev'essere immediata portata alla discussione, ampia e partecipativa, delle istituzioni e della società. Inoltre, l'abrogazione dei profitti dall'acqua richiede l'immediata riduzione delle tariffe pagate dai cittadini, nonchè la convocazione, Ato per Ato, di assemblee territoriali che definiscano tempi e modi della ripubblicizzazione del servizio idrico in ogni territorio".

-  Il settore, e l'esito del referendum sembra confermarlo, è "unanimamente considerato di monopolio naturale, permeato di rilevanti interessi generali" si legge nel Blue Book - I dati sul Servizio Idrico Integrato in Italia, redatto da Utilitatis e Anea (Associazione nazionale Autorità e Enti di Ambito) da un'analisi di 130 Piani d'Ambito approvati, che corrispondono alla pianificazione di 82 Ambiti Territoriali Ottimali (Ato). Qui, in 6706 Comuni, risiedono 53,7 milioni di abitanti, pari al 94,7% degli italiani. "L'acqua è e rimane un bene pubblico" afferma Federutility.

- Ad agosto 2010 rilevati 72 affidamenti, la maggior parte a società in house (34), 13 a quelle quotate, 12 a società miste, 6 in concessione e 7 transitori.

-Le famiglie italiane spendono per il servizio idrico una media di 134 euro l'anno, per un consumo di 100 metri cubi d'acqua; la spesa sale a 201 euro se, come avviene spesso, il consumo è di 150 metri cubi. La spesa incide per lo 0,8% sull'esborso mensile di una famiglia. "L'Italia ha le tariffe più basse d'Europa" conclude Federutility

Con la vittoria del sì al referendum sul legittimo impedimento cade anche ciò che restava dello 'scudo' processuale della durata di 18 mesi (cioé fino al prossimo ottobre) che il premier Silvio Berlusconi e i suoi ministri potevano invocare per evitare di comparire in udienza in qualità di imputati perché impegnati in funzioni di governo. Seppure gli effetti pratici del risultato della consultazione referendaria siano in questo caso di portata limitata, il voto sulla scheda verde è quello con maggior impatto politico perché da molti interpretato come un altolà popolare alle leggi 'ad personam' in fatto di giustizia. Lo 'scudo' era stato infatti già indebolito dalla Corte Costituzionale che il 13 gennaio scorso aveva bocciato i punti chiave del 'legittimo impedimento' (legge 51 del 2010), in particolare l'impedimento continuativo fino a sei mesi attestato dalla presidenza del consiglio e l'automatismo nell'obbligo per il giudice di riconoscere la legittimità dell'impedimento.

Con l'intervento della Consulta, dunque, il giudice aveva di nuovo ottenuto il potere di valutare "caso per caso" e "in concreto" se l'impedimento addotto dal premier dia luogo a una impossibilità assoluta a comparire in giudizio, in quanto oggettivamente indifferibile e necessariamente concomitante con l'udienza. Il tutto seguendo il "canone della leale collaborazione" tra autorità giudiziaria e potere politico. Con il referendum cadono ora anche quelle parti dello 'scudo' sopravvissute all'intervento dell'Alta Corte, in primis gli impegni istituzionali 'tipizzati' per legge che il premier avrebbe potuto invocare fino al prossimo ottobre per evitare di presentarsi davanti ai giudici milanesi di uno dei quattro processi a suo carico (Mills, Mediaset, Mediatrade e caso Ruby).

D'ora innanzi Berlusconi, così come qualsiasi altro cittadino, potrà invocare l'articolo 420-ter del codice di procedura penale in base al quale chi non si presenta in giudizio a causa di una "assoluta impossibilità a comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento" ha diritto allo slittamento dell'udienza. La legge bocciata dal voto popolare era stata varata nell'aprile del 2010 come punto di mediazione proposto dall'Udc (per la precisione dall'attuale vicepresidente del Csm, Michele Vietti) con l'obiettivo di limitare i più devastanti effetti di prescrizione del 'processo breve'.

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La manovra la presenteremo nei giorni immediatamente successivi alla verifica del 22 giugno, all'inizio della settimana successiva. Abbiamo le idee chiare e non siamo preoccupati dell'impatto che potrà avere sull'opinione pubblica". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi.

"Sono intimamente convinto che non ci sia un'alternativa per l'Italia a questa maggioranza e a questo governo". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi.

''Non ho paura di nessuno, la maggioranza tiene assolutamente''. Cosi' il premier Silvio Berlusconi, lasciando Palazzo Grazioli, risponde alla domanda del giornalista di Ballaro' Alessandro Poggi che gli chiede se lo preoccupino di piu' i giudici o la tenuta della maggioranza.

Il presidente del Consiglio prenderà la parola nell'aula della Camera il prossimo mercoledì alle 11 per la verifica parlamentare richiesta dal capo dello Stato dopo la nomina dei nuovo sottosegretari: lo ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Montecitorio che ha fissato il 'timing' della giornata parlamentare che però ha gli esiti ancora aperti: non si sa, ancora se quelle del governo saranno comunicazioni o una semplice informativa. Nel primo caso ci sarebbe un voto di fiducia, ma la maggioranza con Fabrizio Cicchitto spiega che la fiducia verrà posta solo se l'opposizione presenterà un proprio documento. Eventuali dichiarazioni di voto su documenti su cui verrebbe posta la fiducia si terrebbero tra le 17:30 e le 19, con a seguire il voto. "I gruppi di maggioranza e di opposizione - spiega il capogruppo del Pd Dario Franceschini - potranno presentare documenti fino all'ultimo. La maggioranza non mi pare abbia intenzione di presentare nulla. Noi ci riserviamo di valutare che tipo di conclusione dare al dibattito di martedì". E Cicchitto chiarisce: "Non capiamo che cosa voglia fare l'opposizione. Se presenteranno un documento il governo chiederà la fiducia, diversamente ci sarà soltanto un confronto sul'informativa"

"Con un decreto approvato oggi prolunghiamo il tempo di trattenimento nei Cie da sei a 18 mesi, attraverso una procedura di garanzia che passa dal giudice di pace". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al termine del Consiglio dei ministri.

Domani sarà firmato con il Consiglio Nazionale di Transizione libico (Cnt), un accordo di "cooperazione per prevenire e contrastare il flusso di immigrati irregolari, inclusa la problematica dei rimpatri". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini ai microfoni del Tg1, spiegando che "sarà pienamente coinvolta anche l'Unhcr, l'agenzia dell'Onu per i rifugiati, a differenza di quanto si faceva con il regime Gheddafi. "Loro si impegnano da subito anche al rimpatrio degli immigrati clandestini e dimostrano con questo la serietà della Libia di mantenere la collaborazione con l'Italia", ha aggiunto il capo della diplomazia italiana.

Si svolgerà a Roma, probabilmente la prossima settimana, una "grande assemblea" cui parteciperanno tutti i capi tribù e tutti i rappresentanti della società libica. Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini. "Questa assemblea - ha spiegato il ministro - si terrà a Roma e ci saranno tra le 200 e le 300 persone che rappresenteranno davvero tutta la Libia".

- "Il governo va avanti?". Umberto Bossi mostra il 'pollice verso'. Il Senatur sta lasciando il palazzo dei gruppi a Montecitorio per andare a Palazzo Chigi per il Consiglio dei ministri ma viene raggiunto dai cronisti che gli chiedono rassicurazioni sulla tenuta del Governo. Il leader della Lega non risponde, poi ai giornalisti mentre sta salendo in automobile mostra il 'pollice verso'. I cronisti si interrogano sull'ambiguità del gesto di Bossi: sembra una bocciatura nei confronti dell'Esecutivo. Si decide allora di chiedere chiarimenti all'ufficio stampa della Lega che precisa: "Il ministro si stava rivolgendo ai giornalisti".

Umberto Bossi tiene alta la suspense sul provvedimento per risolvere l'emergenza rifiuti in Campania allo studio in Consiglio dei ministri. "Si troverà una soluzione in Consiglio dei ministri?", gli chiedono i cronisti all'uscita del palazzo gruppi a Montecitorio? "Non lo so", replica il senatur. Martedì il Consiglio si era spaccato sul provvedimento con la netta opposizione della Lega Nord.

''Berlusconi dovrebbe fare un gesto d'amore per l'Italia e per il centrodestra, prendere atto che vivacchiare e' difficile e dannoso per il Paese e passare la mano. Ma non lo fara'. E il governo collassera' come un mobile pieno di termiti''. Ne e' convinto il leader di Fli e presidente della Camera, Gianfranco Fini, che in una lunga intervista al Corriere della Sera, assicura che appoggerebbe ''un governo che adottasse l'agenda Draghi, le quattro o cinque priorita' per il Paese''.

Ma avverte che, se si dovesse andare ad elezioni anticipate, ''i poli saranno tre, senza accordi neoulivisti tra forze unite solo dall'idea di sconfiggere Berlusconi''. Il 22 giugno, comunque, secondo il presidente della Camera ''non succedera' nulla'', anche se il premier dovrebbe andare in Aula a ''riconoscere che il programma del 2008 non c'e' piu'. Minimizzare sostenendo che la sconfitta e' dovuta al mancato taglio delle tasse significa nascondere la testa sotto la sabbia''. Intanto, ''sento evocare lo spirito del '94, e mi pare un segno di fine regime''. Il premier, aggiunge Fini, ''ha sempre diviso'' e ''anche quando ha raccolto un consenso vasto l'ha sempre fatto contro un nemico. Ha alzato muri, oggi si dovrebbero costruire ponti''.

E ''servirebbe un esecutivo imperniato nel centrodestra che ha vinto le elezioni ma capace di parlare a tutti gli italiani, che puntasse sulle cose che uniscono anziche' sulle tante che dividono''. Per Fini ''tutte le opposizioni sarebbero in difficolta' a dire no a un governo che chiudesse il libro dei sogni'' e ''affrontasse l'emergenza economica e morale che ormai e' vicina''. Peraltro, ''il governo finora si e' retto sul triangolo Berlusconi-Bossi-Tremonti. E' di Tremonti - sottolinea - il merito di non averci trascinato al Pireo''.

Pero' ''ora sia Berlusconi che Bossi lo mettono sotto pressione perche' sanno che loro due usciranno dalla politica insieme''. Ed e' per questo che la Lega non rompera', ''almeno finche' comanda Bossi. E' impensabile che Berlusconi esca di scena e Bossi no''. Fini poi difende la scelta del Terzo Polo che ''non e' una convergenza tattica: Casini, Rutelli e io abbiamo storie diverse ma attorno ai nostri valori si puo' ritrovare un ampio arco di forze responsabili''. Quando si andra' alle politiche ''misureremo il grado di consenso del nostro progetto''. E, rispondendo a una domanda su Urso e Ronchi, Fini chiarisce che ''il nostro avvenire non dipende dal numero o dai nomi dei deputati''.

 

Il primo referendum fu quello sulla forma istituzionale dello Stato: il 2 giugno 1946 si scelse tra monarchia e repubblica: voto' l'89,1%, i si' alla repubblica furono il 54,3% i no il 47,73%. Poi, dal 1974 al 2009, in 15 tornate elettorali, agli italiani e' stato chiesto di esprimersi su 62 quesiti. Il quorum necessario alla validita', ossia il 50% piu' uno dei votanti, si e' raggiunto 35 volte, i si' hanno prevalso per 19 volte, i no 16 volte. A questi bisogna aggiungere il referendum consultivo del 18 giugno 1989 sul 'Conferimento del mandato costituente al Parlamento europeo' (quorum raggiunto, 88% si', 12% i no) e i due referendum costituzionali del 7 ottobre 2001 'Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione) in cui il quorum non e' stato raggiunto e del 25 e 26 giugno 2006 'Approvazione legge di modifica alla parte II della Costituzione' in cui il quorum e' stato raggiunto, hanno vinto i no col 61,3%; i si' si sono fermati al 38,7%. Complessivamente, dunque, e unendo la vittoria, cosi' come appare dalle prime proiezioni, dei si' ai 4 quesiti referendari di questa tornata, si sale a 24 si'.

I quattro referendum abrogativi per i quali hanno votato ieri ed oggi gli italiani sono validi. E' stato, infatti, raggiunto, per tutti i quesiti, il quorum richiesto, ossia un numero di votanti pari al 50% più uno degli elettori. L'affluenza alle urne in Italia, intorno al 57%, ha reso ininfluente il numero dei votanti all'estero.

"L'alta affluenza nei referendum dimostra una volontà di partecipazione dei cittadini alle decisioni sul nostro futuro che non può essere ignorata. Anche a quanti ritengono che il referendum non sia lo strumento più idoneo per affrontare questioni complesse, appare chiaro che la volontà degli italiani è netta su tutti i temi della consultazione". Lo afferma in una nota il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi aggiungendo che "il Governo e il Parlamento hanno ora il dovere di accogliere pienamente il responso dei quattro referendum".

"Alle Amministrative due settimane fa abbiamo preso la prima sberla, ora con il referendum è arrivata la seconda sberla e non vorrei che quella di prendere sberle diventasse un'abitudine... Per questo domenica andremo a Pontida per dire quello che Berlusconi dovrà portare in Aula il 22 giugno , visto che vorremmo evitare che, in quanto a sberle, si concretizzi il proverbio per cui non c'é il due senza il tre...". Lo afferma il Ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord, Roberto Calderoli.

"La grande partecipazione popolare ai Referendum dimostra la volontà degli italiani di tornare ad essere protagonisti: è ormai chiaro che la maggioranza e il governo sono totalmente sordi, incapaci di capire ciò che vogliono gli italiani". Lo scrivono in una dichiarazione comune Fini, Casini e Rutelli, al termine di un vertice del Terzo Polo. "Nel raggiungimento del quorum - sottolineano - è stato determinante il Terzo Polo, con la decisione di invitare tutti al voto al di là delle scelte di merito che consapevolmente rivendichiamo. Il SÞ ai referendum è un NO grande come una casa a questo governo. E' tempo che Berlusconi ne prenda atto. Minimizzare, come ha fatto dopo le amministrative, sarebbe irresponsabile e dannoso per gli interessi nazionali".

''Io ho solo il dato di ieri sera, non ci saranno altre rilevazioni della partecipazione fino alle 15, quando si chiudono i seggi. Pero' la proiezione fatta dagli esperti del ministero dell'Interno rispetto al dato di ieri fa pensare che si raggiungera' il quorum per tutti e quattro i referendum, anche senza considerare il voto degli italiani all'estero''. Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, interpellato al termine di una visita privata al sindaco di Varese, Attilio Fontana.

"L'Italia probabilmente a seguito di una decisione che il popolo italiano sta prendendo in queste ore, dovrà dire addio alla questione delle centrali nucleari e quindi dovremo impegnarci fortemente sul settore delle energie rinnovabili". Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel corso della conferenza stampa a Villa Madama con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu.

"L'Annuncio del ministro Maroni è fuori luogo: a questo punto il Viminale renda noti i dati ufficiali delle 12.00. I cittadini in queste ultime ore devono essere ancora più motivati e continuare ad andare a votare. Non vogliamo che in queste ore ci sia alcun tentativo di demotivazione. Invitiamo quindi tutti i cittadini ad andare a votare ed essere protagonisti di questo grande cambiamento per il Paese". Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli.

"Bisognerà tenere conto delle decisioni che l'elettorato ha espresso in queste ore". Lo ha detto il ministro del Welfare Roberto Sacconi nel corso di un lungo e articolato intervento all'assemblea di Assolombarda riferendosi all'esito del referendum.

"Il rispetto delle regole e delle istituzioni non è certo il forte del Governo e dei rappresentanti della maggioranza. Ce ne eravamo resi conto da tempo ma oggi non possiamo non sottolineare che, nel rispetto dell'istituto referendario e dei cittadini ancora in fila ai seggi per votare, sarebbe opportuno astenersi da dichiarazioni ambigue per finalità ". Lo afferma in una nota Nico Stumpo, responsabile organizzazione del Partito Democratico.

''Noi per un attimo ci abbiamo anche sperato che non si raggiungesse il quorum''. Se cosi' fosse stato ''sarebbe stato, questo si', un grande boomerang per la sinistra che ha politicizzato i referendum''. Ma ora ''averlo raggiunto e' l'assoluta normalita' e non ha alcuna incidenza sulle politiche del governo''. Lo dice il ministro della Difesa, Ignazio la Russa, nel corso dello speciale del Tg3 sul referendum. Personalmente, La Russa spiega di non essere andato a votare, ''pur avendo molti dubbi'', perche' nel centrosinistra si e' ''detto che era un referendum contro Berlusconi. Per questo io che ho sempre votato ai referendum, questa volta non ci sono andato''. Dal Pdl ''non abbiamo invitato all'astensione, ma lasciato liberta' di scelta - ha puntualizzato il ministro - Alcuni nostri esponenti sono andanti a votare, io non sono andato anche per non dare l'impressione di salire sul carro del si' all'ultimo minuto. Non abbiamo contestato in se' i quesiti ma la strumentalizzazione che si e' voluta fare del referendum''.''Quando la Democrazia Cristiana perse il referendum sul divorzio, poi governo' per altri 20 anni''.

''Il popolo e' sovrano sempre, e sempre le sue decisioni vanno rispettate. Per questo, non seguiremo il vizio storico di una certa sinistra, che esalta gli elettori quando votano liberamente in un certo modo, ma grida al regime quando gli stessi elettori votano altrettanto liberamente in un altro modo. Gli elettori hanno parlato, e dunque vanno ascoltati. Punto'': lo afferma Daniele Capezzone, portavoce Pdl. ''Detto questo, pero', se la sinistra rispetta davvero gli elettori - prosegue - ora non deve strumentalizzare ne' distorcere il loro pronunciamento, o manipolarlo per attribuirgli un significato o un effetto politico che non ha. Gli italiani hanno votato su alcune precise questioni, e non erano certo chiamati a pronunciarsi pro o contro il Governo. Chiunque brandisca questo esito referendario come un verdetto favorevole o contrario all'uno o all'altro schieramento politico fa un torto agli elettori, li inganna, e pretende di abusare delle loro decisioni'', conclude.

''Io non ho votato per solidarieta' con Bossi e Berlusconi ma ora il problema e' un altro: non si puo' continuare cosi'. Io sono in profondo e radicale dissenso con questa linea'' del governo. Lo ha detto Giuliano Ferrara, in occasione di un suo intervento al Tg3. ''Salvo la riserva di rilanciare il governo con una riforma fiscale, Berlusconi e il suo gruppo dirigente, con una posizione piu' ciritica della Lega, hanno deciso di non cambiare, di continuare cosi' e io sono in profondo e radicale dissenso. Berlusconi e' sotto assedio ma non vedo una classe dirigente determinata a fare qualcosa di diverso per tornare a parlare agli italiani, non vedo questo coraggio. Anche sui referendum - continua Ferrara - e' stata data una lettura politicista. Mi viene da dire: buna fortuna''. Per Ferrara ''Berlusconi ha molta autoironia, ma non la esercita piu' da due o tre anni. E' come paralizzato dalla campagna che si e' scatenata contro di lui''.

''Credo che adesso si debba lavorare in maniera molto intensa e in tempi molto celeri per rimettere insieme il popolo del centrodestra e dei moderati. Uscire da alcuni accenti estremi e riportare alla concretezza delle cose. E' un compito difficile che ci attende''. Lo dice Claudio Scajola, a chi lo interpella sul futuro del Pdl, anche alla luce dell'esito del referendum. ''Attraverso Berlusconi si e' indicato in Alfano un giovane con il compito di fare una proposta progettuale di cose da fare - sottolinea Scajola, nel corso dello speciale del tg3 - e di costruire una classe dirigente che sia vincente sul territorio. E' cosa molto difficile ma possibile''.

''Siamo ancora un popolo! E' stato raggiunto il quorum per tutti e 4 i referendum. Per il nucleare e' il secondo referendum con cui i cittadini hanno mandato affanculo i partiti. Vedremo se avranno il coraggio di riproporlo. Saluto con affetto Formigoni, Chicco Testa, Veronesi e il Bersani di quarta generazione''. Cosi' il comico genovese commenta la vittoria al referendum. Da Genova, dove ha votato, Grillo scrive sul suo blog: ''Per l'acqua arriva ora la parte piu' complicata, come restituire al pubblico la gestione e sottrarla alle varie Veolia, Suez e Smat. Non sara' facile. Oggi ha vinto il popolo italiano, i cittadini. I partiti inizino a fare le valigie. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure''
''Oggi vince l'Italia dei beni comuni e perde l'Italia delle lobbies''. Lo ha detto oggi a Bari il leader di Sinistra, Ecologia e Liberta', Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, commentando l'esito dei referendum. ''Perde una lunga storia di ossessione privatizzatrice, perde un pezzo abbastanza pregiato dell'ideologia liberista che ha governato le sorti del mondo. Intanto - ha aggiunto Vendola - c'e' la straordinaria partecipazione che indica la vitalita' democratica di un Paese che sta cercando con grande nitidezza e determinazione di uscire da un'epoca buia. E' un'Italia che sta provando a rifondare il proprio spazio pubblico, le proprie virtu' civiche''.

"La grande partecipazione popolare ai Referendum dimostra la volontà degli italiani di tornare ad essere protagonisti: è ormai chiaro che la maggioranza e il governo sono totalmente sordi, incapaci di capire ciò che vogliono gli italiani''. Lo scrivono in una dichiarazione comune Fini, Casini e Rutelli, al termine di un vertice del Terzo Polo. ''Nel raggiungimento del quorum - sottolineano - e' stato determinante il Terzo Polo, con la decisione di invitare tutti al voto al di là delle scelte di merito che consapevolmente rivendichiamo. Il SÞ ai referendum è un NO grande come una casa a questo governo. E' tempo che Berlusconi ne prenda atto. Minimizzare, come ha fatto dopo le amministrative, sarebbe irresponsabile e dannoso per gli interessi nazionali".
''Con questo referendum la parte interpretata da Silvio Berlusconi e' finita. Non credo che ne possa interpretare un'altra''. Lo dice Rosy Bindi, del Pd, vicepresidente della Camera, osservando al Tg3 che ''e' evidente che il governo si dovrebbe dimettere''. Un risultato ''chiaro e massiccio'' dai referendum ''lo impone'', aggiunge Bindi.
''E' con grande emozione che posso dire di essere orgoglioso di aver fatto, prima come Pm di Mani Pulite, e oggi come leader dell'Idv qualcosa di importante per il Paese''. Lo ha detto Antonio Di Pietro partecipando a una affollatissima conferenza stampa nella sede nazione dell'Italia dei Valori. ''Abbiamo detto no al nucleare e soprattutto abbiamo stabilito un principio sacrosanto scritto nell'articolo 3 della Costituzione, vale a dire che la legge e' uguale per tutti''. L'ex Pm ha ringraziato tutti coloro che hanno creduto ai referendum e in particolare quanti ''hanno raccolto le firme tra gli sberleffi e le delusioni per il fatto che il quorum non sarebbe stato raggiunto. Eravamo quasi di fronte alla rinuncia a far sentire la propria voce. Questo risultato straordinario nel quale l'Idv ha creduto testimonia che il Paese e' vivo ben al di sopra dei partiti politici''. Di Pietro ha concluso sottolineando che ora ''questo istituto di democrazia diretta deve essere rivalutato perche' quando i temi sono sentiti dalla gente e si percepisce l'arroganza dei potenti, a tutto questo c'e' una reazione politica naturale''.
''Il risultato dei referendum parla chiaro e rappresenta una ulteriore e sonora bocciatura di Berlusconi. Ha vinto la partecipazione libera dei cittadini contro l'arroganza di un governo che vuol tirare a campare grazie agli Scilipoti di turno. Gli italiani non hanno gradito l'autoribaltone messo in campo da Berlusconi e stanno dimostrando che ormai l'asse Pdl-Lega e' minoritario nel Paese. La strada maestra sarebbe l'abbandono dell'accanimento terapeutico da parte del governo con dimissioni utili a chiarire il quadro politico''. Lo dichiara in una nota il vicepresidente di Futuro e Liberta', Italo Bocchino. ''Va infine notato che si e' tenuta la seconda consultazione dalla rottura di Berlusconi con Fini e si e' sempre trattato di sconfitte, a riprova della nostra tesi che vede Berlusconi senza Fini impossibilitato a vincere in futuro'', conclude

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