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Giovedì, 04 Giugno 2020

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Il fondo ideato da Francia e Germania potrà trasmettere risorse fino a 500 miliardi di euro ai "settori e alle regioni più colpite" dal coronavirus, "sulla base dei programmi di bilancio dell'Unione europea e in linea con le priorità europee". In questo senso viene incontro alle richieste di Italia e Spagna, che sono i Paesi che riceveranno piu' aiuti, non sotto forma di prestiti, come volevano i Paesi del Nord Europa, ma sotto forma di dotazioni, o trasferimenti.

Questi soldi verranno raccolti attraverso l'emissione di bond emessi a livello europeo, che dunque potranno essere comprati anche la Bce, fino a un limite del 50% dell'emissione. I soldi non verranno prestati ma trasferiti, probabilmente a partire dal 2021, ai Paesi più colpiti dal coronavirus.

Faccio un esempio - spiega un analista - se l'Italia, per esempio, dovesse ricevere 100 miliardi dal fondo, nei prossimi 20 anni aumenterà il proprio contributo al bilancio Ue di 2-3 miliardi l'anno. Ora 3 miliardi per 20 anni fanno 60 miliardi, cioè 40 miliardi in meno dei 100 miliardi ricevuti. In pratica il fondo funziona in base a un principio di solidarietà che pero' non e' solidarietà al 100%. Ora la commissione dovrà fare la sua proposta e vedremo se si allineerà a quella franco-tedesca o meno".

Il piano da 500 miliardi di euro, partorito dall'asse Parigi-Berlino e che la commissione Ue adesso dovrà trasformare in una sua proposta, ha un impianto solidaristico ma non come quello degli eurobond, cioè non garantisce al 100%, a livello europeo, il pagamento dell'ammontare ricevuto e degli interessi. Si tratta comunque di una proposta che dovrà essere discussa, accettata dai 27 Paesi dell'Ue e fatta propria dalla commissione

La proposta Merkel-Macron di un fondo da 500 miliardi di euro da agganciare al bilancio pluriennale 2021-2027 è una sfida diretta al partito dell’austerità più spinta.  Troppo, per la Cancelliera che del rigore sui conti è stata la prima promotrice, per mantenere stabile l’Unione e portare alla frattura tra area “nordica” e Europa mediterranea

La Merkel ha provato a mettere nell’angolo i falchi più rigoristi dell’Unione Europea cercando una posizione di mediazione in asse con Emmanuel Macron, ma Germania e Francia dovranno sudare ancora prima di incassare il via libera definitivo a qualsiasi forma di Recovery Fund desiderassero sviluppare.

I falchi ora puntano a ottenere di più: trasformare il Recovery Fund in una sorta di Meccanismo europeo di stabilità parallelo, rendendo un vero e proprio Vietnam il percorso dei Paesi mediterranei, dalla Grecia all’Italia, per l’ottenimento di strumenti comuni di risposta alla crisi. La loro fedeltà alle regole europee è talmente ostentato da non nascondere il piano di fondo, ovvero il rifiuto di qualsiasi spesa nazionale per risolvere una crisi economica che pensano impatterà principalmente fuori dai loro confini.

La realtà è molto più complessa dato che è l’intera Unione a rischiare l’osso del collo in questo contesto: e lo stesso Recovery Fund, in fin dei conti, potrebbe non bastare. Una volta di più si conferma la natura dell’austerità e dell’irrigidimento sui conti come veri nemici dell’Europa e del suo progresso: perfino la Merkel se ne rende conto. Ma il fantasma del rigorismo l’ha evocato lei, per prima, oltre dieci anni fa.

Giorgia Meloni non usa giri di parole per tuonare contro l'Ue, dopo l'intesa raggiunta tra Francia e Germania sul Recovery fund.....Ma ci si rende conto che, con l'uscita della Gran Bretagna, l'Italia è essenziale per tenere viva l'Europa? Non ci fanno un piacere, senza di noi è finita".

Ma l'accordo tra Emmanuel Macron e Angela Merkel - volto ad arricchire il bilancio europeo pluriennale tramite uno strumento "ambizioso, temporaneo e mirato" da 500 miliardi - non ha convinto del tutto la leader di Fratelli d'Italia. E proprio per questo vuole vederci chiaro: "Ci sono problemi di metodo e di merito". E definisce la situazione "surreale" poiché effettivamente si sta discutendo di ciò che i due Paesi hanno deciso "nell'ambito del loro trattato di Aquisgrana che nulla ha a che fare con l'Europa". Pertanto a suo parere è da valutare come un patto "per una sorta di 'super-Stato' all'interno della Ue che si muove non per fare beneficienza, ma per interessi dei rispettivi paesi".

Giorgia Meloni, nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha parlato della manifestazione fissata per il 2 giugno, quando il centrodestra unito scenderà nelle piazze d'Italia per protestare contro l'esecutivo giallorosso al momento in carica. Si stanno studiando tutte le possibili modalità di protesta alternativa, non tradizionale, nel rispetto delle regole per dare voce agli italiani delusi da un governo "che ancora non ha pagato la cassa integrazione a 2 milioni e 600 mila italiani, né in 70 giorni i 600 euro alle partite Iva. E intanto pensa alle sanatorie per gli immigrati e a moltiplicare le poltrone".

Intanto il nostro Paese resta nella "black list" ufficiosa di molti Stati europei. L’Austria, ha detto oggi Kurz, "ha un numero basso di infezioni da coronavirus" e questo "è molto gratificante". "Le misure, anche difficili, prese in modo repentino per contenere la pandemia e l'alto livello di disciplina della popolazione – ha aggiunto - hanno funzionato". Per questo motivo "è possibile ripartire prima di altri Paesi che hanno reagito in modo meno energico".

"Aprire il confine con l'Italia sarebbe irresponsabile". Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz lo ha ribadito oggi in un’intervista al Tiroler Tageszeitung

Sullo sfondo c’è il braccio di ferro sui corridoi turistici "Covid-free". L’obiettivo di Vienna, evidentemente, è quello di far restare in Austria migliaia di vacanzieri tedeschi che in altri tempi avrebbero raggiunto le sponde del Garda o la Riviera Romagnola

Nonostante le rassicurazioni del capo della Farnesina, che lunedì scorso dopo una riunione dedicata ai flussi turistici in Ue con gli omologhi di Germania, Austria, Croazia, Cipro, Grecia, Spagna, Portogallo e Slovenia, aveva annunciato che in Europa non ci sarebbero stati "corridoi turistici creati sulla base di accordi bilaterali", l’Italia rischia di rimanere tra le mete sconsigliate per passare le prossime vacanze.

Già all’inizio di maggio la Bild pubblicizzava le spiagge della Croazia come alternativa "Covid-free" per salvare le ferie. Il Paese secondo il tabloid tedesco ha messo in atto "misure stringenti e tempestive per combattere il virus". Non solo. Nei giorni scorsi si vociferava che sul tavolo ci fosse anche la possibilità di aprire corsie preferenziali per le isole greche o per le Baleari.

 
 
 

E' corsa contro il tempo sulle misure del decreto rilancio che ancora attende di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale. E se dal governo si sottolinea come il testo andrà in Gazzetta a breve il centrodestra va all'attacco e Matteo Salvini annuncia una manifestazione in piazza per il 2 giugno.

Giorgia Meloni, promotrice dell'iniziativa, assicura che sarà preso ogni genere di precauzione per evitare rischi, in questa fase ancora delicata di uscita dal lockdown. "Il prossimo 2 giugno ci sarà ben poco da festeggiare. Eppure noi abbiamo deciso che ci saremo, per dare voce a milioni di italiani che chiedono libertà e orgoglio. Ci saremo con metodologie che ci permettano di rispettare norme e prescrizioni che spesso la sinistra non ha rispettato", precisa la leader di Fratelli d'Italia, che si augura di trovare un'ampia partecipazione da parte di tutte le opposizioni. "Ci auguriamo che l'iniziativa possa essere condivisa e sostenuta anche dalle altre forze politiche del centrodestra, a cui ci unisce una stessa sensibilità di fondo e una stessa idea dell'Italia, che proveremo a realizzare non appena sarà finita questa fase di 'sospensione della democrazia' e gli italiani potranno scegliersi un nuovo governo", spera la Meloni.

"Su richiesta dei tanti italiani che ci hanno scritto stiamo lavorando per trovarci insieme in piazza il 2 giugno a Roma, ovviamente con tutte le misure di sicurezza. Saremo senza bandiere ma a fianco degli italiani. Non è possibile che il decreto Rilancio ancora non sia stato pubblicato", dice Salvini al termine dell'incontro con gli altri vertici del centrodestra.

Non sarà una manifestazione di protesta, ma di proposta, raccolta di idee, saremo in tante città, anche a Roma, a distanza, in sicurezza". Così Matteo Salvini, intervistato a 'Primo canale.it', riferendosi alla manifestazione delle forze del centrodestra del 2 giugno. "Ci stiamo autotassando dall'inizio dell'epidemia, sui nostri stipendi, useremo quei soldi anche per una iniziativa il 2 giugno, daremo il nostro piccolo, ma penso per molti, importante, contributo", ha aggiunto il leader della Lega.

Parlando della pandemia, Salvini ha ribadito la sua posizione sulla necessità di chiarimenti da Pechino. "Ci sono 120 Paesi al mondo, in tutto il mondo, in tutti i continenti, che chiedono spiegazioni alla Cina sui ritardi nell'allarme per la pandemia, su eventuali contagi, sugli esperimenti nei laboratori, e non sono tutti amici di Salvini sovranisti leghisti o gente strana, ma l'Italia tace" ha detto il leader del Carroccio. Per Salvini "non è il momento in cui tacere, anche perché questa pandemia, oltre che migliaia e migliaia di morti a cui va il nostro quotidiano pensiero, rischia di portare a una crisi economica enorme".

"Le conseguenze economiche ce le porteremo dietro per anni", dice Giorgia Meloni, riferendosi alla crisi causata dall'emergenza Covid-19. "E per affrontarle servirà un governo degno di questo nome, che abbia rispetto per il lavoro e la libertà degli italiani. C'è un'Italia dimenticata a cui il governo finora ha chiesto moltissimo, promesso molto e dato pochissimo, in molti casi zero ma nei loro confronti il cappio della burocrazia, dei mutui, delle tasse e delle bollette da pagare non si taglia. L'unica 'semplificazione' che hanno visto finora è stata la regolarizzazione di 600mila clandestini con la scusa dei raccolti agricoli", attacca la leader di FdI. "Tanto bella da far piangere il ministro Bellanova che forse non sa quante centinaia di migliaia di italiani piangono di notte, di nascosto dai loro figli, a cui non sanno se potranno garantire un futuro.

Tanto fondamentale da essere diventata, dicono i ben informati, merce di scambio per il voto dei parlamentari renziani a favore di un ministro (Bonafede) che nel frattempo aveva fatto scarcerare qualche decina di boss mafiosi. Vogliamo dare voce alle famiglie, a quei milioni di commercianti, ristoratori, albergatori, gestori di bar o stabilimenti balneari, che non sanno se e come riaprire la loro attività", ribadisce la Meloni riferendosi alla manifestazione del prossimo 2 giugno. "A chi ancora aspetta la cassa integrazione e agli autonomi e partite Iva che non hanno ancora ricevuto il bonus da 600 euro. Il tutto mentre Conte moltiplica marchette e poltrone e arriva addirittura a prorogare di altri sei mesi lo stato di emergenza per continuare a governare a colpi di Dpcm, task force e conferenze stampa, senza confrontarsi con il Parlamento, concedendoci di volta in volta questa o quella libertà. Come se fossimo suoi sudditi. La libertà, caro Conte, non si concede", attacca ancora la Meloni. "La libertà si riconosce perchè è innata nel profondo dell'uomo, nel suo costruirsi una famiglia, nel suo vivere il lavoro e l'impresa. Ora gli italiani hanno voglia di rialzare la testa", conclude.

Il decreto "Rilancio", la cui pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dovrebbe avvenire ormai a breve, cambia di nuovo le regole in fatto di finanziamenti a fondo perduto, stavolta escludendo non solo le partite Iva iscritte agli Ordini, ma anche i lavoratori dipendenti. Un giro di vite non indifferente che lascia fuori una ricca platea di potenziali beneficiari della prestazione, in un momento in cui sono tanti i professionisti che hanno subìto grandi danni economici.

L’ultima bozza diffusa prevede l’esclusione dei professionisti iscritti agli Ordini dalla possibilità di richiedere il contributo, concesso a chi ha subìto una riduzione del fatturato ad aprile 2020 pari a due terzi rispetto dell’ammontare dei ricavi di aprile 2019. Nella versione precedente si prevedeva che tale contributo andasse a soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo, titolari di partita Iva, purché i ricavi non fossero superiori ai 5 milioni di euro (riferiti al periodo d’imposta 2019).

Si allunga, dunque, l’elenco degli esclusi. Già nelle precedenti versioni del provvedimento venivano fatti fuori i professionisti con reddito inferiore a 50mila euro, poiché destinatari del reddito di ultima istanza istituito dal decreto "Cura Italia". Si aggiungono ora all’elenco anche i lavoratori dipendenti (ovvero chi, oltre a svolgere attività di impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario con partita Iva è anche dipendente presso un’altra azienda) e, come abbiamo detto, i professionisti iscritti a una cassa previdenziale privata.

Intanto dalla parte Europea “Pompate denaro nel sistema finchè serve”. Nelle decise parole di Ursula von der Leyen in occasione del discorso in cui ha annunciato l’attivazione della clausola di sospensione delle regole del Patto di stabilità su debito e deficit pubblici c’è tutta l’enfasi delle grandi svolte.

Via libera agli Stati, dunque. La prima, storica sospensione del Patto di stabilità avviene sotto la mordente crisi del coronavirus, che sta mettendo sotto pesante sforzo il sistema economico europeo e sta facendo venire a galla le contraddizioni e le debolezze dell’architettura comunitaria. Le divisioni, l’inazione e le incertezze hanno fatto molto male: tutti abbiamo ancora nelle orecchie le parole confuse con cui Christine Lagarde ha abdicato al ruolo di garante della Bce, al prestigio politico conquistato in otto anni da Mario Draghi, salvo poi cercare di rimediare annunciando un piano di stimoli da 750 miliardi di euro. La Commissione targata von der Leyen ha esitato a lungo, risparmiandosi la caduta di stile di dichiarazioni fuori luogo, prima di prendere una scelta che apre scenari impronosticabili. Per almeno tre diversi motivi.

In primo luogo, si conferma l’impressione della “fine di Maastricht”.Intanto la Lagarde ora chiede la revisione del patto di stabilità..“Penso che questa crisi sia una buona occasione di modernizzare il Patto di stabilità e di crescita, oggi sospeso”: la più recente presa di posizione della governatrice della Banca centrale europea Christine Lagarde è netta, le famose “regole” europee dovranno essere aggiornate e ristrutturate prima che la sospensione della loro validità per il 2020, decretata dalla Commissione, abbia fine.

Parlando a un pool di quotidiani europei tra cui il Corriere della Sera l’ex direttrice del Fondo monetario internazionale sottolinea che l’economia europea ha subito uno choc “notevole” dalla pandemia di coronavirus e dalla susseguente fase di acuta crisi produttiva, e si dichiara pronta a proporre misure alternative.

Da un lato, Lagarde difende l’operato dell’Eurotower dalle critiche arrivate dalla Germania tramite Corte costituzionale di Karlsruhe, sottolineando che il piano di acquisto emergenziale (Pepp) non crea asimmetrie tra gli Stati: “Il Pepp – ha dichiarato- è un programma di acquisti mirati e limitati nel tempo, che risponde a circostanze eccezionali. Anche le altre istituzioni europee hanno preso misure eccezionali in questa crisi”.

 

 

 

 

Approvato dal Cdm il decreto Rilancio, con aiuti per 55 miliardi a famiglie e imprese. Tagliati 4 miliardi di tasse. Il premier Conte parla di "premessa per concretizzare la ripresa" dell'Italia. 'Misure per reggere il colpo e ripartire', afferma il ministro Gualtieri. Accordo tra Governo e regioni per velocizzare il pagamento della cig, direttamente dal' Inps. Intesa sulla regolarizzazione dei migranti ed emersione del nero, con la Bellanova che si commuove annunciando la misura. 

Gualtieri mette in evidenza invece l'arrivo di nuove norme per velocizzare i prestiti alle imprese. Arrivano 190 milioni di incentivi al personale sanitario. Arriva un "buono mobilità" fino a 500 euro per bici e 331 milioni alla scuola anche per la didattica a distanza. Le opposizioni all'attacco.

"Con le misure contenute nel dl Rilancio si vuole far sì che l'economia italiana possa "reggere il colpo ma cerchiamo anche di dare sostegno per la ripartenza. Sono sicuro che l'Italia ce la farà". Così il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, a Unomattina su Rai 1.

La "principale misura" di riduzione fiscale presa con il dl Rilancio è lo stop alla rata Irap: "una misura importante di sostegno alle imprese, risultato di un dialogo positivo con l'associazione delle imprese".  "Un governo che prende misure per lavoratori e imprese deve ascoltare le posizioni di lavoratori e imprese. 

C'era una richiesta su questo e riteniamo giusto averlo fatto", ha detto il ministro dell'Economia. "L'indennità per i lavoratori autonomi, la seconda tranche di 600 euro, arriverà immediatamente, appena il decreto andrà in Gazzetta, senza bisogno di fare domanda: tutti coloro che l'hanno già avuta avranno un secondo bonifico da parte dell'Inps", ha aggiunto.

Il Decreto Rilancio stanzia "155 miliardi per far ripartire l'economia italiana", ora "massimi impegno per far arrivare subito le risorse e rilanciare insieme il Paese", aveva scritto ieri sera Gualtieri su twitter dopo il Consiglio dei ministri.

Nel dl Rilancio ci sono 26 miliardi per le misure legate al lavoro tra le quali 16 miliardi per la proroga della cassa integrazione. Lo ha detto la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo in una intervista a Skytg24 spiegando che è prevista anche una nuova misura chiamato Reddito di emergenza mentre sono state prorogate misure come l'allungamento della Naspi e della Discoll, il congedo parentale pagato al 50% della retribuzione e il bonus baby sitter.

"Il Parlamento ha autorizzato il Governo a spendere in deficit 80 miliardi per fronteggiare l'emergenza. Conte non dovrebbe raccontarci quante risorse spenderà, ma quando arriveranno a famiglie e imprese". Così la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, su Facebook.
 
l’approfondimento quotidiano di LA7, esprime tutta la sua perplessità sul decreto rilancio: “Purtroppo non ho elementi per dire che arriverà quello che serve all’Italia, nonostante i proclami su Conte inclusivo e pienamente collaborativo con l’opposizione, noi non sappiamo nulla del decreto, che ormai è ritardo più che rilancio. La maggioranza si chiude nelle stanze e litiga su cose secondarie, mentre noi abbiamo contribuito, dando un voto determinante, a prendere i 55 miliardi di euro che il governo sta spendendo. Denuncio che ne so quanto il resto degli italiani”.

La Meloni ha le idee chiare anche sull’ immediato futuro: “Votare è impossibile in questo momento? Non sono d’accordo. Questo Parlamento non può fare nulla di buono, la maggioranza non è unita, non ci sono larghe intese, i risultati del governo gialloverde e giallorosso sono gli stessi. Spero che l’emergenza Covid-19 passi nelle prossime settimane, poi ci saranno gli anni della ricostruzione economica e c’è bisogno di un governo coeso, unito che dovrà essere scelto dagli italiani. Se si vota per le Regioni perché non per le politiche?”.

"Rivendico con orgoglio la nostra scelta, da opposizione responsabile, di mettere da parte ogni polemica politica offrendo il nostro contributo di idee al governo di cui non condividiamo nulla. Ma devo dire che finora, a parte alcune manifestazioni di cortesia formale, abbiamo trovato scarsissima disponibilità ad ascoltarci". Così il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, a Radiomontecarlo.

"Alcuni imprenditori del settore Turismo ci segnalano che, stando alle bozze, il 90% del bonus vacanze andrebbe anticipato dall'albergatore, a cui poi spetterebbe un rimborso della quota tramite credito d'imposta. Così vale quello che vale". "Questo - aggiunge Salvini - è il momento di ricostruire, su nuovi principi, le mura del Paese Italia, con un grande abbattimento di burocrazia e tasse nel nome del 'Pagare meno, pagare tutti'".

"Le lacrime del ministro Bellanova (Fornero 2) per i poveri immigrati, con tanti saluti ai milioni di italiani disoccupati, non commuovono nessuno", rileva il leader della Lega, Matteo Salvini che, "dopo due mesi di promesse" dichiara che "la pazienza è finita". Certo, aggiunge, da parte della Lega rimane la "volontà di collaborare per il bene del Paese", ma il governo non ha fin qui accolto nessuna delle proposte del partito di via Bellerio: "Anche per questo decreto da centinaia di pagine non siamo stati mai ascoltati o coinvolti".

Neanche la presidente di Fratelli d'Italia sembra toccata dalle lacrime del ministro Bellanova, che per Giorgia Meloni avrebbe fatto bene a commuoversi per le "centinaia, forse migliaia di italiani" che "in queste settimane hanno pianto, magari di notte, di nascosto dai loro figli, schiacciati dalla disperazione per aver perso tutto, o per timore di perdere tutto. Aspettando un aiuto che non e' arrivato mai. Stasera il ministro Bellanova si è commossa. Ma per la regolarizzazione degli immigrati. Io sinceramente sono basita".

"Il Piano Shock è per noi il punto chiave anche per capire come lavorare insieme a una maggioranza con la quale abbiamo molti elementi di divisione. Italia Viva ha incontrato il Premier Conte e gli ha consegnato il nostro messaggio per il futuro. Nelle prossime ore, capiremo dal Presidente del Consiglio se, sui punti che abbiamo posto, possiamo camminare insieme. Sbloccare i cantieri per evitare la distruzione di altri posti di lavoro è la priorità, per noi". Così il leader di Iv Renzi nell'enews

 "Ieri è stato approvato il Decreto Rilancio. Ci sono 55 miliardi da spendere bene. E bisogna farlo sapendo che stiamo indebitando in modo significativo le nuove generazioni. Non bisogna sprecare nemmeno un centesimo. E neanche un secondo: la burocrazia va messa in quarantena. Noi siamo felici per alcuni interventi, a cominciare dall'Irap, frutto dell'impegno di Italia Viva. Ma il punto adesso è correre, correre, correre", scrive il leader di Iv.

"Sono 55 i miliardi di nuovo debito ma bisogna essere pragmatici, è un robusto e indispensabile cerotto sulle ferite del Paese, causate dalla più grave crisi economica del dopoguerra. Serve poi altro per far ripartire l'economia. A cominciare dal piano shock per rilanciare le infrastrutture e dal taglio sulle tasse". Così Ettore Rosato, Presidente di Italia Viva durante la trasmissione IV Live. "Su questo rivendichiamo la battaglia, all'inizio fatta contro l'ostilità di tutti, per tagliare l'IRAP. Una scelta giusta che va completata azzerandola per tutto l'anno".

"I soldi devono arrivare rapidamente ai cittadini che non riescono ad andare avanti: non basta elencare i soldi che si investiranno, i soldi devono arrivare rapidamente altrimenti siamo alle chiacchiere e alle promesse". Cosi' il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, a Agora' su Rai 3.

Nel 2020, il governo di Berlino prevede il più grave crollo del Pil della Repubblica federale tedesca nel 1949, pari al -6,3 per cento su base annua. È quanto afferma il quotidiano “Sueddeutsche Zeitung”, anticipando il contenuto delle previsioni economiche di primavera e del ministero dell'Economia e dell'Energia tedesco. La Germania dovrebbe riprendersi nel 2021, ma “le perdite subite quest'anno non potranno essere completamente compensate”.

La netta contrazione del Pil è “il risultato diretto” delle misure restrittive attuate dal governo federale e dagli esecutivi dei Laender per far fronte alla crisi provocata dalla pandemia di coronavirus. I provvedimenti hanno innescato “un crollo dell'offerta e della domanda su vasta scala”. Secondo il governo federale, il Pil della Germania non tornerà ai livelli del 2019, quando ha registrato una crescita dello 0,5 per cento su base annua, prima del 2022.

Intanto, in base alla previsioni del ministero dell'Economia e dell'Energia, “il punto più basso della crisi è stato raggiunto”. Gli esperti stimano, infatti, che la crescita della Germania “si stabilizzerà a un livello basso a maggio e aumenterà in maniera significativa nella seconda metà dell'anno”.

Cosi la pandemia Covid-19 potrebbe causare alla Germania un crollo del Pil fino a -5,4%. È la stima dell'Svr, il Consiglio dei consulenti economici del governo tedesco contenuta in un rapporto speciale consegnato il 23 marzo.

Secondo l'emittente radiofonica Deutsche Welle, il panel di economisti nel documento sottolinea che, stante le attuali condizioni, "il Paese si trova in una situazione di blocco virtuale" e "sarà inevitabile una recessione nel primo semestre dell'anno".

Quello che mantiene in vita, positivo, la produzione industriale tedesca è il settore costruzione, che , come possiamo vedere, è stato molto positivo sino a febbraio. Il settore costruzioni è l’espressione del boom del settore immobiliare in Germania, figlio di una domanda sempre crescente e dei tassi negativi della BCE.

La cosa divertente è che la Corte Costituzionale Tedesca ha agito per fermare la politica super-espansiva della BCE, la stessa che ha generato questa crescita del settore immobiliare e delle costruzioni. Però senza la crescita delle costruzioni il risultato del settore industriale tedesco sarebbe stato molto peggiore. Praticamente la Corte Costituzionale vuole tagliare le gambe al solo settore che sta veramente crescendo e che garantisce una crescita occupazionale, il tutto per pagare le pensioni. Una politica molto conservatrice, molto peggiore di qualsiasi quota 100. Però la Germania è regina…

L’industria si ferma, il PIL crolla. Bisogna però dire che la produzione industriale era discreta a gennaio, tanto da essere tornata ai livelli di novembre, dopo un pessimo, pessimo dicembre.

Un PIL che cala del 2,2%, ma è meno della metà di quanto sia sceso quello italiano. Del resto il close down è stato molto più lieve di  quello italiano, quindi è ovvio che il calo sia stato inferiore. Come va però la produzione industriale:  

L’andamento della produzione industriale tedesca è molto migliore di quello italiano, proprio sintomo di un close down molto più leggero. Inoltre il virus in Italia ha colpito la Lombardia, il Veneto, e l’Emilia , in cuore industriale del paese. In Germania è stato più diffuso, meno ficcante.

i primi dati su PIL Italiano e produzione industriale e non sono buoni, come ovvio, ma necessitano di una spiegazione. Iniziamo a vedere l’Italia come sta andando come PIL e come produzione industriale…

un bel -4,7 % dopo un ultimo trimestre ad un -0,3%. Ora il -4,7% è fatto da un buon gennaio, un mediocre febbraio ed un pessimo, veramente pessimo, marzo, Basta vedere la produzione industriale

Il gruppo di esperti ha esaminato "le potenziali ricadute economiche della pandemia sulla base di diversi scenari. Nel modello di base, prevedono che il Pil della Germania diminuirà del 2,8% quest'anno, se il lock down terminasse abbastanza presto, il che significa che la situazione economica potrebbe normalizzarsi durante l'estate".

Nello scenario peggiore, invece, l'economia potrebbe contrarsi fino a -5,4%, se il Paese dovesse affrontare "una curva di recessione più a forma di V", con blocchi della produzione molto più lunghi e diffusi.

Achim Trueger, componente dell'Svr, ha dunque esortato Berlino a coordinarsi con i governi degli altri Stati europei e ad andare oltre nelle misure sanitarie ed economiche per gettare le basi per la ripresa dell'economia tedesca, altamente interconnessa.

Per Trueger, "non sarebbe molto positivo se un paese, si spera la Germania, attraversasse la crisi relativamente bene ma intorno a noi la crisi non fosse ancora finita, e quindi non saremmo in grado di aumentare la produzione".

Cm grazie all’ottima risposta del governo tedesco all’emergenza sanitaria scatenata dal Covid-19, l’economia teutonica accusa il colpo, ma meno del resto d’Europa, e il Pil del primo trimestre segna un calo del 2,2% a livello trimestrale e del 2,3% tendenziale.

Un dato comunque pessimo che segna il peggior calo da 11 anni, il secondo più grave dalla riunificazione della Germania, che ha deluso il consenso già nero degli economisti pari a -2,1%. Non solo: è stato poi rivisto al ribasso il prodotto interno lordo di Berlino del quarto trimestre, da invariato a -0,1%, modifica che fa entrare l’economia tedesca ufficialmente in recessione tecnica.

Infine da Bruxelles è arrivata la seconda lettura del Pil dell’Eurozona del primo trimestre, calato del 3,8% a livello trimestrale e del 3,2% su base annuale. Il dato è in linea al consenso a livello trimestrale, mentre su base tendenziale è leggermente migliore delle previsioni degli economisti che si aspettavano una lettura in linea a quella preliminare al -3,3%. Ma è comunque di gran lunga peggiore di quello tedesco.

Per Artur Baluszynski, responsabile della ricerca di Henderson Rowe, i dati di oggi potrebbero esacerbare le tensioni interne a Bruxelles. “La contrazione del Pil del primo trimestre del 3,8% è la più forte mai registrata – osserva -. Tuttavia, la Germania ha visto un calo solo del 2,2% e, considerando che la Francia e l’Italia sono arretrate di quasi il doppio, possiamo aspettarci che sorgano ulteriori attriti in fase di trattativa sugli strumenti di sostegno da parte dell’Ue”.

Intanto I’Europa meridionale chiude le porte al Meccanismo europeo di stabilità (Mes), anche nella versione (a parole) edulcorata nella nuova linea di credito approvata dal più recente Consiglio europeo.

Portogallo, Grecia e Spagna, infatti, hanno preso posizione contro la possibilità di ricorrere ai prestiti del Mes nei prossimi mesi. Parliamo di Paesi messi a dura prova sotto il profilo economico dal rischio di una recessione globale. Nelle ultime giornata Lisbona, Atene e Madrid si sono espresse sul tema per bocca di Ricardo Mourinho Félix, viceministro e segretario di Stato alle Finanze del governo portoghese (“non sembra che l’attivazione di una linea di credito del Mes abbia senso”), Christos Staikouras, ministro delle Finanze greco (“la Grecia, della nuova linea di credito pandemica, attualmente non ha bisogno”) e Arancha González Laya, ministro degli Esteri spagnolo ( “Noi abbiamo buone condizioni di mercato e finora non abbiamo nessun problema di accesso ai mercati finanziari”, ha detto a Bloomberg Tv).

Pure Parigi, è il primo sponsor del Recovery Fund su cui la Germania e i Paesi del Nord Europa puntano da tempo i piedi. Come scrive l’Huffington Post, “per ora esiste solo sulla carta. Si attende ancora la proposta della squadra von der Leyen: inizialmente si prospettava una presentazione nella prima settimana di maggio, ora si parla addirittura di fine maggio. Il che rischia di ritardare l’operatività del fondo chiesto dai paesi del sud e quelli con maggiori difficoltà economiche”, sicuramente impossibilitato a entrare in vigore prima del 2021. Comprensibile che Parigi voglia concentrare su di esso le sue energie politiche.

Per il direttore tedesco del Mes, Klaus Regling, va dato atto di esser stato intellettualmente onesto e trasparente sulla natura della sua istituzione. Regling ha recentemente dichiarato all’Ansa: “Il sistema di allerta è previsto dal Trattato del Mes ma non ha nulla a che fare con le condizioni. Noi dobbiamo essere informati sulla situazione economica del Paese debitore e, come fa una qualsiasi banca, analizziamo la capacità di rimborso nei successivi 12 mesi e valutiamo il rischio di mancato pagamento. Quanto vi descrivo, c’è già da 10 anni. C’è l’ esempio del Portogallo e ci comporteremo ugualmente”.


In pratica,e questo deve essere un monito per chi del Governo Italiano, vuole il mes a tutti i costi , su allerta del Mes e in qualsiasi momento la Commissione e il Consiglio potrebbero far scattare la clausola del regolamento volta a un inasprimento delle condizonalità sul Paese debitore. L’opposizione di Grecia, Portogallo e Spagna – Paesi che il Mes lo conoscono nel concreto – dovrebbe far riflettere molti in Italia. Ma è il ripensamento francese a essere ancora più interessante, potendo mettere in crisi molti “euro-entusiasti” abituati a orientare la propria bussola politica su quella di Parigi.
 
 
 

Stati Uniti e la Gran Bretagna, da sempre, si rifiutano di pagare i riscatti ai jihadisti. Sanno bene che quei soldi, spesi per salvare una singola vita che è finita nelle loro mani, verranno reimpiegati per finanziare il terrore islamista e costeranno la vita a molte altre vittime.

L’Italia è tra i Paesi che pagano sempre. Sempre. Lo ha fatto nel 2015 per riportare a casa Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due cooperanti rapite l’anno prima nella Siria divorata dalla guerra civile contro Assad e dai tagliagole dell’Isis. E lo ha fatto nei giorni scorsi per strappare Silvia Romano dai jihadisti di al Shabaab. Quattro milioni di euro. Questa la cifra che Roma avrebbe versato nelle loro tasche.

Il punto, infatti, non è la cifra che viene sborsata ma il fatto che, se si paga una volta e lo si sbandiera in giro, i jihadisti sanno che poi si pagherà sempre. Facendo il calcolo degli ultimi sequestri, per esempio, l’Italia avrebbe sborsato circa tra i 30 e gli 80 milioni di euro. Una cifra mai confermata ma che non si dovrebbe discostare poi tanto dalla realtà

Per molti non c’è limite alla cifra che uno Stato deve spendere per salvare la pelle a un proprio connazionale. Per altri, invece, i soldi non sono la strada giusta. Gli Stati Uniti, per esempio, è vero che non pagano almeno non ufficialmente, ma sono pronti a mettere a rischio la vita di un pugno di soldati mandandoli sul posto a liberare gli ostaggi.

Il ''problema'' sollevato da Bruxelles non riguarda il ritorno a casa della ragazza dopo 18 mesi di sequestro, quanto l'eventuale somma milionaria corrisposta ai suoi rapitori. Il motivo è semplice: quei soldi, come spiegato a Repubblica da Ali Dehere, portavoce di Al Shabaab, il gruppo terroristico che ha trattenuto Silvia nel cuore dell'Africa, saranno utilizzati per comprare armi. Armi, va da sé, che i terroristi impiegheranno per compiere altre nefandezze.

L'eco dell'intervista è arrivato nitido fino ai piani alti dell'Ue. Borrell è schizzato sulla sedia, manifestando un evidente malcontento: ''Il riscatto pagato? Sicuramente deve essere un problema, ma francamente non abbiamo ulteriori informazioni da darvi. Sono spiacente''. Le parole sono poche ma il messaggio è evidente: l'Europa non ha gradito il teatrino allestito da Giuseppe Conte, visto e considerando che dietro al ritorno della ragazza potrebbe esserci un'ingente cifra versata a uno dei gruppi terroristici più pericolosi del mondo.

''I soldi del riscatto pagato dall'Italia – aveva infatti affermato il portavoce dei terroristi di Al Shabaab - serviranno in parte ad acquistare armi, di cui abbiamo sempre più bisogno per combattere la jihad. Il resto servirà a gestire il Paese: a pagare scuole, comprare cibo e medicine che distribuiamo al nostro popolo, a formare i poliziotti che mantengono l'ordine e fanno rispettare le leggi del Corano".

''A me non risultano riscatti, altrimenti dovrei dirlo'', ha detto il ministro degli Esteri alla trasmissione "Fuori dal Coro", in onda su Rete 4. In merito all'intervista di Dehere, Di Maio è stato ancora più esplicito: ''Legittimo farsi delle domande, ma la prima domanda che mi faccio io è perché se un terrorista che viene intervistato e dice una cosa, la sua parola vale più dello Stato italiano? ''. Poco dopo anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha ribadito la linea del collega: ''Non ho notizia di pagamenti''.

Intanto l’esponente del Carroccio durante il proprio intervento definisce "neo terrorista" la volontaria di Africa Milele, liberata e tornata nella sua casa di Milano dopo diciotto mesi di prigionia, durante i quali – come ampiamente scritto – ha cambiato nome in Aisha e si è convertita all’Islam; quando ha fatto rientrato in Italia all’aeroporto di Ciampino, indossava una lunga e larga tunica tipica del credo religioso islamico.

Pagano interviene attaccano il governo, dicendo che ha "una volontà antireligiosa fortissima... quando poi però è arrivata la neo terrorista...". Appena Pagano pronuncia queste parole, non interviene il presidente della Camera Roberto Fico, ma la presidente di turno, che è Mara Carfagna: la politica di Forza Italia nel suo ruolo di "arbitro" riprende l’onorevole leghista, definendo "improprio" e "inaccettabile" quanto detto. Pagano, dunque, si difende dicendo di aver semplicemente citato quando scritto da un quotidiano: "Stavo citando un giornale…volevo evidenziare la differenza dell'atteggiamento verso alcuni luoghi di culto, anche dell'Islam moderato...".

Matteo Salvini ha commentato il caso sui social, e il caos attorno ad Aisha, scrivendo queste parole: "Il problema non è Silvia Romano, una ragazza mandata allo sbaraglio, usata dai terroristi per ottenere soldi e armi, esibita velata alle telecamere di tutto il mondo da un governo incapace di gestire l’emergenza, prima sanitaria, oggi economica e sociale".

Qui, insomma, l’ex ministro dell’Interno se la prende con la onlus che non le ha assicurato sufficiente protezione e con lo Stato italiano, responsabile della passerella a Ciampino, visto la presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, al fianco della famiglia Romano stessa. Inoltre, Salvini se la prende con la maggioranza per come stia gestendo l’emergenza sanitaria e la crisi economica innescata dalla pandemia di coronavirus.

Dunque, il capo politico del Carroccio si scaglia contro il fondamentalismo islamico: "Lasciamo stare Silvia, cui auguro vita lunga e felice, e guardiamo al vero nemico, al vero pericolo per i nostri figli, per l’Italia, per il mondo, per la Libertà: l’Islam fanatico, integralista, violento, assassino". Infine, Salvini chiosa così: "Nessuno spazio, nessuna tolleranza, nessuna pubblicità o sostegno a questi delinquenti che nel nome del loro Dio portano morte, buio e paura in tutto il mondo. Mai più cedimenti ai terroristi, mai più riscatti, mai più silenzi. Viva la Libertà. Sempre".

Il ragionamento del presidente della Casa della cultura islamica di Milano, Mahmoud Asfa: «Mi chiedo come sia possibile considerare libera l’adesione a una religione mentre sei da mesi nelle mani di sequestratori tanto violenti come quelli di Al Shabaab. Poi, il fatto che abbia scelto di diventare musulmana dopo aver letto il Corano in italiano… Io stesso, che sono madrelingua arabo, spesso faccio fatica a comprendere cosa c’è scritto nel Testo sacro».

E si sa anche chi sono i jihadisti di Al Shabaab che non sono esattamente le dame della San Vincenzo. Sono quelli della strage di cristiani nel campus universitario di Garissa, sono quelli che non si fanno scrupolo di uccidere i fratelli musulmani che osano difendere i cristiani, sono quelli che hanno rapito nel 2011 e poi lasciato morire senza medicine Marie Dedieu, disabile e malata di cancro. Sono gli stessi che oggi, come ha spiegato il loro portavoce a Repubblica, useranno i soldi del riscatto per comprare armi e portare avanti il jihad

 

 

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