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Mercoledì, 26 Giugno 2019

In vista del 9 luglio, quando l' Ecofin potrebbe lanciare ufficialmente la procedura d'infrazione contro l'Italia per la mancata discesa del debito, Salvini ha aggiunto: «Noi passiamo dalle grandi strategie economico-commerciali e geopolitiche qua a Washington alle piccolezze delle "multine", delle infrazioni, dei controllori imposti da Bruxelles. Abbiamo visto in Grecia come è finita. Hanno ammazzato un popolo e spalancato le porte ai cinesi che si sono comprati un paese attraverso un porto. L'Italia non è la Grecia. Noi puntiamo a convincerli coi numeri, i dati, il buon senso e la cortesia. Altrimenti le tasse le tagliamo lo stesso agli italiani, a Bruxelles se ne facciano una ragione».

La flat tax si farà». Parola di Matteo Salvini. Da Washington, dove ieri ha parlato alla stampa, il vice presidente del consiglio ha spiegato che la flat tax «non è una scelta» e che «ci devono essere i margini» per farla. Poi si può decidere come modularla negli anni, visto che abbiamo davanti quattro anni ma un taglio delle tasse non per tutti ma per tanti ci deve essere dalla prossima

Per Salvini sarebbe poi «un errore strategico, non solo commerciale ma geopolitico, allontanare la Russia dall'Occidente per lasciarla nelle braccia della potenza cinese». Per questo «credo si debba fare di tutto per tornare al tavolo» delle discussioni. Parlando da Washington - dove ieri ha parlato alla stampa italiana alla vigilia del suo incontro odierno con il segretario di Stato, Mike Pompeo, e con il vicepresidente, Mike Pence - il vice presidente del consiglio ha aggiunto: «Al di là della convenienza economica per le nostre aziende, preferisco ragionare con Mosca piuttosto che rinsaldare l'asse Mosca-Pechino. Mi sembra banale».

Intanto secondo il quotidiano della famiglia Berlusconi, lo scorso anno Sea watch aveva raccolto 1.797.388,49 euro spendendo oltre il 55%, ovvero 784.210 euro per la sua nave già sequestrata tre volte dall'Italia e da Malta, che sta ciondolando davanti a Lampedusa con una quarantina di migranti a bordo. I principali sostenitori, che ci mettono la faccia, pubblicata sul bilancio della Ong estremista tedesca, sono un gruppo variegato di personaggi molto noti in Germania. Uno dei più attivi è il capogruppo dei Verdi nel Parlamento di Berlino, Hofreite, deputato dal 2005. Al suo fianco per aiutare Sea watch il discusso Gregor Gysi, leader riformista alla fine della Germania Est sopravvissuto al crollo del muro di Berlino. Anche l'attrice tedesca Katja Hannchen Leni Riemann e il gruppo rock di Amburgo, Revolverheld, sono testimonial e finanziatori di Sea watch. Una delle sostenitrice più influenti è Barbara Lochbihler, europarlamentare dal 2009 fino a quest'anno ed ex segretario di Amnesty international in Germania. A Strasburgo ha fatto proseliti: Elena Ethel Schlein è stata eletta eurodeputata del Pd nell'ultima legislatura, anche se nel 2015 ha lasciato il partito per aderire al movimento di Giuseppe Civati.

In febbraio, dopo il primo sequestro di Sea watch 3, ha organizzato una raccolta fondi per i talebani dell'accoglienza. In quattro mesi ha raccolto da 48 sostenitori appena 3.567 euro che sono andati «direttamente a Sea watch per sostenere le loro operazioni».

Scrive il quotidiano il giornale : I talebani dell'accoglienza tedesca, Sea watch e Sea eye, su un portale ad hoc, «ringraziano le Chiese per la promozione del salvataggio in mare nel Mediterraneo». E pubblicano le dichiarazioni ed i volti di alti esponenti ecclesiastici come testimonial per le donazioni. Fra i sostenitori c'è anche il cardinale cattolico Reinhard Marx che si appella ai cristiani: «Finché ci sono persone che nella loro angoscia e disperazione si fanno strada attraverso il Mediterraneo, la nostra missione è la misericordia». E sotto si può donare qualsiasi cifra, che verrà così suddivisa: 10% ad Alarm phone, il centralino dei migranti che vuole sostituirsi ai Centri di soccorso degli Stati, 40% a Sea eye e Sea watch ed il rimanente 10% a Solidarity at sea, che sostiene legalmente gli equipaggi delle Ong «minacciati da un processo» per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Nel bilancio 2018 di Sea watch l'esborso dei 262.435 euro per l'aereo di ricognizione Moonbird, che decolla da Lampedusa individuando i gommoni dei migranti, è stato «sostenuto in modo significativo dalla Chiesa evangelica in Germania».

È continua il quotidiano,  e interessante spulciare nella raccolta fondi odierna di Sea watch organizzata sulla piattaforma tedesca Better place, dove sono stati già donati oltre 370mila euro. I finanziatori sono quasi 7mila, ma nella stragrande maggioranza anonimi con cifre che variano da 5 ad un massimo di 790 euro. Pochissimi i donatori che pubblicano il nome intero, come Ines Schimidt, 252 euro donati e raccolti per il suo compleanno. Alcuni rendono noto solo il nome con l'iniziale del cognome come Rosa R., che ha finanziato Sea watch due volte per un totale di 232 euro.

In Italia la pseudo Ong Mediterranea, di nave Jonio sotto sequestro, ha raccolto 769.748,50 euro con 3306 sostenitori. Sulla sua pagina in rete cita come supporter i sindaci Leoluca Orlando di Palermo e Luigi de Magistris di Napoli, Greenpeace Italia e Fondo Fuocoammare creato sulla scia del successo del film che ha vinto l'Orso d'oro a Berlino nel 2016. Non mancano Comitato Addiopizzo, la Cgil, i Giuristi democratici, la Lega coop sociali Friuli-Venezia Giulia e Potere al Popolo di Palermo, orfani del comunismo duro e puro. Non solo: L'Arci fa strenua campagna per raccogliere il 5xmille a favore di Mediterranea. E Banca Etica, preferita dai parlamentari grillini, ha permesso l'acquisto della nave sotto sequestro con quasi mezzo milione di euro.

Fra i testimonial è spuntato pure il cardinale Reinhard Marx. E per il 2019 il fabbisogno, come raccolta fondi, è di «110-130mila euro al mese» secondo l'Ong tedesca.

In Italia la nave Mare Jonio, sotto sequestro dopo sbarchi illegali di migranti, è appoggiata addirittura dall'Arci con il 5 per mille, sindaci e organizzazioni si sinistra. L'Ong Open arms, appena attraccata a Napoli con la nave omonima, è nata con i fondi di una compagnia marittima spagnola, il Gruppo Ibazibal, ma ha ricevuto donazioni pure dall'attore americano Richard Gere e da una società calcistica come il Manchester city.

La Chiesa evangelica tedesca, Anton «Toni» Hofreite, capogruppo dei Verdi nel Bundestag, Gregor Gysi, l'ultimo leader della Germania Est pro Gorbaciov, l'ex europarlamentare del Pd, Elena Ethel Schlein, sono alcuni dei principali sostenitori di Sea watch, la Ong talebana dell'accoglienza.

La sfida della "capitana", scrive il quotidiano il giornale,  della Sea Watch non è solo a Salvini, ma anche al decreto Sicurezza bis che, appena approvato, ha subito trovato applicazione. Sabato scorso il governo, in modo compatto, ha firmato "il divieto di ingresso, transito e sosta alla nave Sea Watch 3 nelle acque italiane". Il divieto è, poi, stato notificato dagli uomini della Guardia di Finanza alla comandante dell'imbarcazione. Ma l'ong tedesca, da sempre restia a rispettare le leggi (italiane e internazionali), ha subito fatto sapere, tramite la portavoce Giorgia Linardi, di non essere intenzionata a fare marcia indietro. "Riportando indietro queste persone", ha spiegato, lo staff della Sea Watch "commetterebbe un crimine per cui l'Italia è già stata condannata, ovvero quello del respingimento collettivo". Gli ultrà dell'accoglienza si appigliano da sempre a una sentenza del 2009 della Corte Europea dei Diritti dell'uomo che aveva sanzionato l'Italia proprio per aver rimandato in Libia un gruppo di migranti soccorsi in mare. Ma dall'anno scorso non trovano più a Roma chi è disposto ad ascoltarli. Dopo aver chiuso tutti i porti italiani, Salvini ha anche blindato le nostre acque.

In queste ore Salvini sta facendo leva sulla convinzione che l'ong tedesca sia in torto per aver disobbedito alle indicazioni della Guardia costiera libica che aveva indicato Tripoli come porto di sbarco per i migranti. E, grazie al decreto Sicurezza bis approvato dal Consiglio dei ministri nei giorni scorsi, può, appunto vietarne l'ingresso nelle acque italiane. Ma la situazione di stallo rischia di trasformarsi nell'ennesimo braccio di ferro giuridico e politico. La capitana Rackete, trentunenne tedesca dai capelli rasta, sembra infatti non avere alcuna intenzione di mollare di un solo millimetro. "Non abbiamo ancora preso alcuna decisione, dobbiamo valutare molti aspetti e lo faremo con la consulenza del nostro team legale", spiega a Repubblica rimarcando, però, che "Lampedusa rimane il porto sicuro più vicino al punto dove abbiamo effettuato il salvataggio". Chiusa, dunque, qualsiasi possibilità di riportarli in Libia o di attraccare in Tunisia. "Non li riporterò mai lì - scandisce - queste persone sono sotto la mia responsabilità. Alcune hanno sulla pelle i segni della tortura e sul corpo quelli dell' abuso sessuale". Il suo obbiettivo (dichiarato) è solo l'Italia. E farà di tutto per riusciure ad arrivarci, anche infrangendo un'infinità di leggi come ha già fatto per recuperare i 53 immigrati a poche miglia dalle coste libiche. Ma Salvini non è certo una persona che si arrende facilmente. "Per me - ha fatto sapere nei giorni scorsi - possono rimanere lì a galleggiare fino a Capodanno...".

 

 

 

 

 

La Turchia, storico partner della Nato, è arrivata a pensare l’impensabile: sostituire l’ultimo modello dell’industria aeronautica occidentale con i diretti concorrenti russi o cinesi. Ovvero, con i gioielli dei Paesi che Washington ritiene strategicamente rivali...

Ma non e solo questo Il presidente turco Receyp Erdogan annuncia che lì invierà provocatoriamente una delle sue navi perforazione, a caccia di gas così come sta facendo a Cipro, ma contravvenendo in questo modo a leggi e trattati internazionali. Ankara punta, pur senza averne alcun diritto, alle immense risorse di gas naturale presenti nell'Egeo e nel Mediterraneo orientale: e in questi due quadranti rivendica la sovranità sulle isole, contravvenendo al Trattato di Lisbona che invece delineò quei confini dopo la Prima Guerra Mondiale. Insomma, Erdogan critica quel trattato perché non gli consente di partecipare al nuovo business energetico che, per quantità e qualità delle risorse, determinerà la geopolitica di alleanze e influenze nel Mare Nostrum dei prossimi trent'anni. Una mossa che potrebbe avere non poche ripercussioni, perché segue lo schiaffo di Ankara all'Ue sulla crisi a Cipro. La Turchia infatti ha deciso di ignorare i richiami di Lady Pesc e di una buona metà delle cancellerie europee perforando abusivamente nelle acque della Zona economica esclusiva di Cipro, che il governo di Nicosia ha invece legittimamente affidato tramite una gara internazionale ai tre colossi di Eni, Exxon Mobile e Total.

Insomma la Turchia apre a piu fronti, nella sua voglia di espansione di tipo impero Ottomano, e fonti dalla Grecia informano di una certa allerta delle truppe Elleniche, ma vediamo come Il recente caso della diatriba turco-americana sui caccia F-35 e sul sistema di difesa aereo russo S-400 lo dimostra. Scrive il Giornale Ankara intende andare fino in fondo nella sua apertura all’acquisto degli S-400 e non sembra essere disposta a cedere alle minacce statunitensi di ridurre la cooperazione securitaria e di annullare le forniture di F-35 al Paese. Negli ultimi anni, a partire dal fallito golpe del 2016 dietro cui Erdogan ritiene di intravedere una regia americana, i rapporti tra Ankara e Washington sono stati tesi e complicati. Il caso F-35/S-400 cade nel pieno di un tentativo di distensione condotto dalle rispettive diplomazie che Erdogan e Donald Trump puntavano a concretizzare all’imminente summit del G20. Ora la Turchia, storico partner della Nato, è arrivata a pensare l’impensabile: sostituire l’ultimo modello dell’industria aeronautica occidentale con i diretti concorrenti russi o cinesi. Ovvero, con i gioielli dei Paesi che Washington ritiene strategicamente rivali.

Intanto la sinergia tra Pechino e Ankara potrebbe espandersi anche in ambito miltiare, dopo che nei mesi scorsi non erano mancati incontri, summit e abboccamenti tra i rispettivi vertici della Difesa. La Turchia guarda con interesse anche all’avanzamento della “Nuova Via della Seta”, per la quale rappresenterebbe assieme all’Iran uno dei pivot principali e, come sottolinea Santoro, “rifiuta di spaccare la Cina per conto degli americani con il martello uiguro”, avendo abbassato i toni sulla repressione di Pechino contro i musulmani dello Xinjiang.

Atteggiamento gradito a Pechino, dove vi sono smorzate le critiche di chi, come il generale Liu Yazhou, riteneva Ankara una minaccia ancora peggiore di Washington. Erdogan rilancia una vecchia ambizione del predecessore Turgat Ozal, che predicava una maggiore sinergia con l’Asia Centrale, e ricalibra il neo-ottomanismo dopo i disastri siriani. La Turchia punta a pensarsi come perno di uno spazio tricontinentale evitando l’eccessivo attaccamento a blocchi fissi e sfruttando la mutevolezza delle alleanze e le contingenze per giocare di sponda coi Paesi di taglia maggiore. Ovvero Stati Uniti, Russia e Cina. Affidandosi esclusivamente al suo fiuto tattico, tuttavia, Erdogan rischia di perdere di vista, una volta di più, il quadro strategico. Dimenticando che una politica estera equilibrista che cerchi di riaffermare le priorità del Paese e di ampliare la rosa dei potenziali alleati non può essere decisiva nel risolvere le contraddizioni del Paese, legate principalmente all’arresto della crescita economica, all’ inasprimento del clima politico e alla spaccatura tra città e Anatolia profonda.

Intanto scrive Francesco De Palo che l'isola greca di Kastellorizo, ultimo avamposto orientale ellenico, è di fatto al centro del dossier energetico, con le super potenze che accendono un fascio di luce sull'atollo che grandi emozioni suscitò in quella pellicola.

Come sottolinea Francesco De Palo c'è chi dice l'incidente o lo scontro aperto:  ma sta di fatto che nel frattempo attorno al gas, e al fine di diversificare l'approvviggionamento energetico per l'Ue, si è coagulato un triumvirato formato da Israele, Grecia e Cipro che, con la benedizione del Dipartimento di Stato Usa, ha fatto rete per gestire risorse e sfruttamento in chiave armonica. Una squadra che sta marciando, politicamente ed economicamente, compatta come dimostra l'interlocuzione con un altro player strategico di quella macro regione: l'Egitto. Tra l'altro Il Cairo e Nicosia si scambieranno 2.000 megawatt di alta tensione costante, grazie a un nuovo progetto, l'interconettore euro-africano.

Dopo il gasdotto Tap, che porterà il gas azero in Puglia, il Tanap tra Grecia e Bulgaria, a cui partecipa Snam, e i lavori per l'Eastmed, che sarà il più lungo in assoluto ma con il neo delle mille incertezze italiane, ecco che gli appetiti turchi non si smorzano. Anzi, sono destinati a incrementarsi perché nel frattempo Eni e Total stanno puntando anche oltre il blocco 7 di Cipro che si sono aggiudicati. E in Grecia è sorto un atollo interamente dedicato alla rigassificazione.

La strategia di Erdogan è nota da tempo, scrive Francesco De Palo farsi interlocutore del quadrante euroasiatico ma puntando a scomporre e contando su due nuovi progetti: la prima centrale atomica che Rosatom sta realizzando ad Antalyya (di fronte a Cipro) e il gasdotto Turkish Stream che connetterà Russia e Turchia bypassando l'Ucraina. Nel mezzo le mosse provocatorie nel Mediterraneo, dove ha intrapreso la via della provocazione costante. Da un anno i caccia turchi e i nuovi droni made in Turkey sconfinano quotidianamente nei cieli ellenici, con l'incidente sfiorato più volte con l'aviazione di Atene, che l'anno scorso perse un pilota di Mirage. Stesso dicasi per il dossier migranti, mai chiuso del tutto, con la spada di Damocle di centinaia di migliaia di profughi che Erdogan potrebbe decidere di lasciar partire per la Grecia e quindi per l'Europa.

Questa e la storia recente degli anni per spiegare il perche oggi ci troviamo in difficolta con il vicino e alleato Nato : Nel 2016, Erdogan affermò che la Turchia aveva "svenduto" le isole che "erano nostre" e che sono "a un tiro di schioppo" [dalla Turchia]. "Lì ci sono ancora le nostre moschee, i nostri santuari", egli disse, riferendosi all'occupazione ottomana delle isole.  

La Turchia insidia sistematicamente la Grecia. Più di recente, il 17 aprile, l'elicottero sul quale volavano dall'isolotto di Ro a Rodi il premier greco Alexis Tsipras assieme all'ammiraglio capo delle forze armate greche Evangelos Apostolakis è stato infastidito da due F16 turchi.

Con l'attacco illegale e l'occupazione di Cipro Nord nel 1974 e della città siriana di Afrin nel marzo scorso – senza pressoché nessuna reazione globale – la Turchia sembra sentirsi incontrastata e impaziente di perseverare, e questa volta sembrerebbe aver preso di mira le isole greche ricche di gas naturale e petrolio.

Con l'attacco illegale e l'occupazione di Cipro Nord nel 1974 e della città siriana di Afrin nel marzo di quest'anno – senza pressoché nessuna reazione globale – la Turchia sembra sentirsi incontrastata e impaziente di perseverare, e questa volta sembrerebbe aver preso di mira le isole greche ricche di gas naturale e petrolio.

"Mostrare interesse per l'Iraq, la Siria, la Libia, la Crimea, il Karabakh, la Bosnia e altre regioni fraterne è un dovere e un diritto della Turchia. La Turchia non è solo Turchia. Il giorno in cui rinunceremo a queste cose sarà il giorno in cui rinunceremo alla nostra libertà e al nostro futuro." – Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, nel 2016.

I bisogni turchi sono in realtà soddisfatti dai rapporti con gli Stati Uniti. I funzionari turchi di solito ottengono tutto ciò che vogliono dall'Occidente, ma sembrano aver scelto di allinearsi con l'Iran e la Russia, probabilmente nel tentativo di ricattare maggiormente l'Occidente.

C'è una questione in merito alla quale l'Akp, il Partito per la giustizia e lo sviluppo, al potere in Turchia, e il Partito repubblicano del popolo (Chp), il suo principale oppositore, sono pienamente d'accordo ed è la convinzione che le isole greche occupino il territorio turco e che pertanto debbano essere riconquistate. Tale determinazione è così forte che i leader di entrambi i partiti hanno apertamente minacciato di inviare truppe nel Mar Egeo.

I due partiti però fanno a gara per dimostrare chi è il più potente e patriottico e chi ha il coraggio di mettere in atto la minaccia contro la Grecia. Mentre il Chp accusa l'Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan di consentire alla Grecia di occupare le terre turche, l'Akp attacca il Chp, partito fondatore della Turchia, accusandolo di aver permesso alla Grecia di prendersi le isole, grazie al Trattato di Losanna nel 1924, agli accordi italo-turchi del 1932 e al Trattato di Parigi del 1947, che riconoscevano tutti alla Repubblica ellenica i diritti di sovranità sulle isole dell'Egeo.

A gennaio scorso, il presidente turco ha preso di mira il leader del Chp, Kemal Kilicdaroglu, accusando di nuovo il suo partito che firmò il Trattato di Losanna di aver svenduto le isole nel corso dei negoziati. "Informeremo la nostra nazione di questo", ha dichiarato Erdogan. Tale affermazione implica che Erdogan accetta il fatto che le isole appartengano alla Grecia, ma allo stesso tempo ne denuncia "l'invasione" da parte della Repubblica ellenica, esprimendo la volontà di riappropriarsi di quei territori che un tempo erano sotto il dominio dell'Impero ottomano.

Tuttavia, la retorica del Chp è altrettanto aggressiva, con Kilicdaroglu che ha affermato davanti al parlamento turco che la Grecia aveva "occupato" 18 isole. Quando il ministro greco della Difesa Panos Kammenos si è detto "imbarazzato" per questa affermazione, il responsabile per la politica estera del Chp, Ozturk Yilmaz, gli ha risposto: "La Grecia non deve mettere la nostra pazienza alla prova". Yilmaz avrebbe anche aggiunto che "la Turchia è molto di più di un governo" e ogni ministro greco che provoca la Turchia sarà "colpito con una mazza sulla testa. (...) Se Kammenos ripassa la storia, troverà molti esempi".

La storia è infatti piena di esempi di violenze e massacri perpetrati dai turchi contro i greci anatolici. Il genocidio commesso contro i cristiani greci e armeni a Izmir nel 1922 è stato evocato da Devlet Bahceli, leader del Partito del movimento nazionalista (Mhp), in un discorso pronunciato davanti al parlamento:

"Se i greci vogliono di nuovo finire in mare – se hanno voglia di essere inseguiti ancora – beh, sono i benvenuti. La nazione turca è pronta e fiduciosa di rifarlo. Qualcuno deve spiegare al governo greco cosa accadde nel 1921 e nel 1922. Se non lo farà nessuno, fionderemo come proiettili nel Mar Egeo, pioveremo dal cielo come una vittoria benedetta e insegneremo la storia daccapo ai messaggeri di ahl al-salib [il popolo della croce]".

Anche i propagandisti turchi hanno distorto i fatti per cercare di ritrarre la Grecia come l'aggressore. Umit Yalim, ex segretario generale del Ministero della Difesa nazionale, ad esempio, ha dichiarato che la "Grecia ha trasformato le isole in arsenali e avamposti militari in vista dei suo futuro intervento militare contro la Turchia".

Tutti i politici turchi sembrano avere la propria motivazione a essere ossessionati dalle isole: espansionismo turco tradizionale, turchificazione delle terre elleniche, neo-ottomanesimo e – fiore all'occhiello della conquista islamica – il jihad. Il desiderio di invadere le isole è anche dettato da ragioni strategiche, come si evince da una dichiarazione rilasciata dal vice-premier Tugrul Turkes sul controllo di Cipro da parte della Turchia dal 1974:

"Circolano erronee informazioni che la Turchia sia interessata a Cipro perché lì ci sarebbe una comunità turca. (...) Anche se nessun turco vivesse a Cipro, la Turchia avrebbe comunque una questione cipriota ed è impossibile rinunciarci".

Lo stesso atteggiamento e la medesima logica valgono per le isole del Mar Egeo. Sebbene i turchi sappiano che le isole appartengono giuridicamente e storicamente alla Grecia, le autorità turche vogliono occuparle e turchificarle, presumibilmente per promuovere la campagna di annientamento dei greci, come fecero in Anatolia dal 1914 al 1923 e anche in seguito. La distruzione di tutte le vestigia della cultura greca esistenti in Asia Minore, una regione greca prima dell'invasione turca dell'XI secolo, è quasi completa. Meno di 2 mila greci vivono ancora oggi in Turchia.

Tenuto conto della brutale invasione turca di Cipro del 1974, le attuali minacce contro la Grecia – da un capo all'altro dello spettro politico turco – non dovrebbero essere sottovalutate dall'Occidente. La Grecia è la culla della civiltà occidentale. Confina con l'Unione Europea. Qualsiasi attacco contro la Grecia dovrebbe essere considerato come un attacco contro l'Occidente. È ora che l'Occidente, che è rimasto in silenzio di fronte alle atrocità turche, si opponga ad Ankara.

La trattativa con Bruxelles non si ferma. La procedura d'infrazione piomba sull'Italia e l'appuntamento dell'Ecofin del prossimo 9 luglio potrebbe dare il via libera ufficiale alla sanzione Ue sul nostro Paese.

Già ieri è stato fatto un passo avanti in questa direzione. I tecnici di Bruxelles del Comitato economico finanziario hanno recepito la posizione della Commissione Ue che di fatto parla di una "procedura giustificata" contro l'Italia. E così il governo in questo momento si divide su due fronti. Il primo è quello costituito da Tria e da Conte che cerca di mediare con l'Europa. Dall'altro lato ci sono i due vicepremier, Di Maio e Salvini, che invece spingono per evitare manovre bis oppure l'annullamento di una riforma come Quota 100 chiesto invece da Bruxelles. L'Europa per mettere il piede sul freno attende un documento da parte del governo oppure una risoluzione dal Parlamento in cui vengono elencati tutti gli impegni che l'Italia ha intenzione di prendere per tagliare il disavanzo. Ma in questo caso, con un documento predisposto dal governo, come sottolinea il Corriere, l'Ue pretenderebbe una controfirma anche da parte di Di Maio, Salvini e Conte. Dunque non basterebbe la "garanzia" del premier, Bruxelles vuole anche l'assenso dei due vicepremier.

Una procedura inusuale che per la prima volta metterebbe i leader dei partiti di maggioranza davanti a un documento con cui siglare un patto con l'Europa. Un passaggio non da poco. Infatti l'autorità del premier Conte verrebbe affiancata proprio da quella dei due vicepremier. L'Ue sa bene che la leadership di Conte potrebbe vacillare con la battaglia per la prossima legge di Bilancio e dunque chiede ai leader di Lega e 5 Stelle di mettere la firma su una risoluzione. I due vicepremier comunque hanno ribadito più volte la loro fiducia in Conte.

Il conforno nel governo è appena iniziato e il vertice a Palazzo Chigi sui temi economici è stato tutt'altro che risolutivo. A partire dai dubbi del ministro Tria sulle coperture necessarie per attuare la Flat Tax. A quanto si apprende, la riunione, durata circa due ore e mezza con una coda finale su Alitalia, ha istruito il dossier conti pubblici, al fine di evitare la procedura di infrazione. Secondo fonti leghiste, è stata una riunione «utile e positiva» nella quale sono stati «organizzati gruppi di lavoro» e ci si è dati appuntamento a «nuovi incontri con progetti e investimenti».

Al vertice mattutino hanno partecipato anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, i sottosegretari al Mef, Laura Castelli e Massimo Garavaglia, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti.  «Il vertice di oggi è stato molto utile». Lo dice Matteo Salvini, dopo il vertice economico di questa mattina a Palazzo Chigi, con il premier Giuseppe Conte, il ministro Giovanni Tria e l'altro vicepremier Luigi Di Maio.

Nei confronti della Commissione europea, che ha ritenuto giustificata una procedura per deficit eccessivo, "si tratterà di vedere come spiegare, come anticipare forse" ma "nessuna manovra aggiuntiva": a dirlo il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, a un forum organizzato da Il Messaggero e ospitato dall'Abi. Tria ha ribadito di credere nelle stime del governo, che non danno un 2,4% di deficit per il 2019 ma un risultato "verso il 2,2 o 2,1%, e quindi siamo grosso modo nel braccio preventivo del Patto di stabilità".

"Dobbiamo evitare in tutti i modi" la procedura d'infrazione della Ue che "farebbe sicuramente male all'Italia ma può fare male all'Europa", ha aggiunto Tria, secondo cui "dobbiamo arrivare assolutamente a un compromesso, con una trattativa e un dialogo costruttivo. E' nell'interesse dell'Italia ma anche dell'Europa" aggiunge il ministro.

"La settimana scorsa ho detto che la mia porta è sempre aperta per discutere con le autorità italiane, questo non cambia", ma "non perdiamo tempo": così il commissario agli affari economici Pierre Moscovici. "La palla è ora nel campo italiano, dobbiamo vedere un percorso credibile" di riduzione del debito "per il 2019 e il 2020", e "restiamo pronti a prendere in considerazione ogni elemento che l'Italia potrà presentare", ha aggiunto.

lntanto arriva dagli sherpa dell'Ue un nuovo altolà all'Italia dopo quello di Juncker: il Comitato economico e finanziario (Efc) è dell'opinione che "il criterio del debito non è rispettato e invita l'Italia a prendere le misure necessarie per assicurare il rispetto delle indicazioni del Patto di Stabilità in conformità con il processo della procedura EDP", ovvero la procedura per debito eccessivo: lo scrive l'Efc nell'opinione adottata ieri. "Altri elementi che l'Italia potrebbe presentare potranno essere presi in esame dalla Commissione e dal comitato", aggiungono gli sherpa di Eurogruppo ed Ecofin

Il presidente francese, intervistato dalla tv svizzera Rts ha dichiarato che sarebbe pronto a sostenere la candidatura della cancelliera tedesca ma ha tenuto a precisare di non voler parlare a nome della leader di Berlino, per la quale Macron ha detto di provare "molta amicizia". "L'Europa ha bisogno di volti, personalità forti, di gente che abbia una credibilità personale e le capacità per certe posizioni" ha concluso il capo dell'Eliseo. Il presidente francese ha poi ribadito le sue riserve verso Manfred Weber, candidato tedesco del Partito popolare europeo alla successione di Jean Claude Juncker: "Nessuno conosce questi Spitzenkandidaten". Questa la frase del capo dello Stato francese sui vari candidati dei gruppi del Parlamento europeo sorto da queste elezioni di fine maggio.

Ora bisognerà capire come questo slogan possa tradursi concretamente dal punto di vista delle cariche. È chiaro che a livello mediatico e politico questa mossa di Macron fa capire che ci troviamo di fronte a un asse franco-tedesco ancora stabile e compatto nonostante le divergenze che si sono manifestate in questi ultimi mesi, anche con riguardo alla composizione della futura Commissione. Ma le interpretazioni potrebbero essere diverse. Potrebbe trattarsi di un modo di Parigi per chiedere in cambio poltrone, così come potrebbe trattarsi di una strategia dei due leader per far capire a partiti e Stati membri di essere ancora loro alla guida dell'Unione europea.

Per la prima volta la guardia costiera di Tripoli assegna ad una nave umanitaria un porto di sbarco in Libia. Una evidente provocazione ma anche una trappola visto che nessuna Ong porterebbe mai migranti indietro. "La Seawatch non sbarcherà i naufraghi in Libia. Tripoli non è un porto sicuro. Riportare coattivamente le persone soccorse in un Paese in guerra, farle imprigionare e torturare è un crimine. E' vergognoso che l'Italia promuova queste atrocità e che i governi UE ne siano complici".

E' Matteo Salvini ad aggiornare sui movimenti della nave. "Si sta muovendo verso la Tunisia". Ma adesso l'ultimo tracciato mostra un cambio di rotta, da ovest verso nord, prua verso Lampedusa. Le acque territoriali italiane sono lontane poco meno di cento miglia. La Ong non conferma nulla sulla sua rotta.

 Alla Sea Watch, che ieri ha soccorso 53 migranti in zona Sar libica, le autorità hanno indicato questa mattina fa il porto di Tripoli,  probabilmente di concerto con l’Italia dopo l’approvazione del decreto sicurezza bis, per la prima volta la Libia offre ad una Ong un porto di sbarco sapendo già che l’indicazione non verrà seguita.

E non a caso e’ proprio il Viminale a darne notizia annunciando che se la Sea Watch non dovesse obbedire si metterebbe nelle condizioni di dover essere sanzionata secondo le nuove norme previste dal decreto sicurezza bis. “La nave illegale, dopo aver imbarcato 52 immigrati in acque libiche, si trova ora a 38 miglia dalle coste libiche, a 125 miglia da Lampedusa, a 78 miglia dalla Tunisia e a 170 miglia da Malta. Le autorità libiche hanno assegnato ufficialmente Tripoli come porto più vicino per lo sbarco. Se la nave illegale Ong disubbidirà, mettendo a rischio la vita degli immigrati, ne risponderà pienamente”, dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Sappia che, qualora facesse rotta verso l'Italia, metterebbe a rischio l'incolumità delle persone a bordo, sottoponendole a un viaggio più lungo e disobbedendo alle indicazioni di chi coordina le operazioni di soccorso. Non vediamo l'ora di usare i nuovi strumenti del decreto Sicurezza Bis per impedire l'accesso alle nostre acque territoriali. È l'ennesima iniziativa di questo tipo da parte di SeaWatch, una vera e propria nave pirata a cui qualcuno consente di violare ripetutamente la legge".

L'avvertimento di Matteo Salvini contro i talebani dell'accoglienza della Sea Watch che vanno a caccia di gommoni è stato chiaro. Dal canto suo la nave della ong tedesca ha deciso di disattendere le disposizioni che le sono state date e di puntare dritta verso la Tuinisia.: "SeaWatch resta in attesa di indicazione di un porto sicuro, con richiesta inviata a Ly, Olanda, Mta, Ita - ha spiegato - una motovedetta libica, con mitragliatrice a prua, è sopraggiunta a trasbordo ormai concluso e ha stabilito contatto radio senza fornire indicazioni. Ha poi lasciato l'area".

Adesso però si aggiunge un nuovo tassello nella vicenda. E a dirlo è il ministro dell'Interno: “La nave illegale, dopo aver imbarcato 52 immigrati in acque libiche, si trova ora a 38 miglia dalle coste libiche, a 125 miglia da Lampedusa, a 78 miglia dalla Tunisia e a 170 miglia da Malta. Le autorità libiche hanno assegnato ufficialmente Tripoli come porto più vicino per lo sbarco. Se la nave illegale Ong disubbidirà, mettendo a rischio la vita degli immigrati, ne risponderà pienamente”. Adesso però la Sea Watch, dopo essere sostata a largo di Tripoli e aver poi preso la direzione verso la Tunisia, ha di nuovo cambiato rotta, e da ovest si dirige ora verso nord, ossia verso Lampedusa. Si evince dal monitoraggio radar della rotta della nave, il cui primo cambio di rotta, verso la Tunisia, aveva già causato l'irritazione del Viminale, che si aspettava invece che Sea Watch approdasse a Tripoli come concordato con le autorità libiche. Ora, invece, il nuovo cambio di direzione, con la nave che si trova ancora a un centinaio di miglia da Lampedusa. La Ong, al momento, non commenta ancora un'eventuale decisione in tal senso, ed è sempre possibile un ulteriore cambio di rotta nelle prossime ore.

Intanto in occasione è stata dettata dalla Giornata mondiale dei Poveri, per cui il Santo Padre ha scritto - com'è ormai prassi - un messaggio. La disamina è sempre la stessa, ma in questa circostanza a mutare è, almeno in parte, la visione prospettica del Santo Padre. Perché questa storia di "muri e ingressi sbarrati" - per Jorge Mario Bergoglio - è destinata a terminare in quanto mera "illusione". La sintesi della versione fornita dall'ex arcivescovo di Buenos Aires è stata riportata pure dall'Agi: ""Si possono costruire tanti muri e sbarrare gli ingressi per illudersi di sentirsi sicuri con le proprie ricchezze a danno di quanti si lasciano fuori - ha scritto il Papa regnante - . Non sarà così per sempre," ha poi sentenziato il papa della Chiesa cattolica.

Il testo del pontefice argentino non può non riguardare la politica. Quando si tratta di situzioni economico-sociali, come quelle proprie della povertà, e di gestione dei fenomeni migratori, il come ci si occupa della cosa pubblica diviene, per necessità argomentativa, oggetto dell'analisi: "Come dimenticare - ha proseguito infatti il vescovo di Roma - i milioni di immigrati vittime di tanti interessi nascosti, spesso strumentalizzati per uso politico, a cui sono negate la solidarietà e l'uguaglianza? E tante persone senzatetto ed emarginate che si aggirano per le strade delle nostre città?". Sembra quasi di poter dire che i due fenomeni, per il Santo Padre, siano destinati ad accadere in maniera simultanea: la caduta delle barriere e la fine della strumentalizzazione politica degli ultimi e dei penultimi. Poi il monito lanciato nei confronti di chi, detenendo ricchezza, "bracca" l'umanità posta ai margini: "In una condizione come questa - ha sottolineato ancora Bergoglio - il cuore di tanti si chiude, e il desiderio di diventare invisibili prende il sopravvento".

E ancora un approfondimento in grado di metterci tutti dinanzi alle nostre responsabilità morali: "Insomma - si legge ancora nel messaggio per la terza Giornata Mondiale dei Poveri -, riconosciamo una moltitudine di poveri spesso trattati con retorica e sopportati con fastidio. Diventano come trasparenti e la loro voce non ha più forza nè consistenza nella società. Uomini e donne sempre più estranei tra le nostre case e marginalizzati tra i nostri quartieri". Il Santo Padre ha poi accusato alcune distorsioni della società contemporanea, che continuano a perseguire, senza intervenire con efficacia, la diseguaglianza economica. Bergoglio è arrivato a rimarcare come la storia non sia stata recepita nonostante gli insegnamenti profusi.

Intanto negli ultimi giorni, il presidente degli Stati Uniti ha proseguito nel suo assedio all’Unione europea. Non solo Brexit, non solo sostegno ai governi euroscettici, non solo asse con il governo italiano o i movimenti sovranisti, adesso l’attacco di Trump ha raggiunto uno dei punti fondamentali di questa Ue: l’euro. La moneta unica è da sempre oggetto delle attenzioni dell’attuale amministrazione americana. Lo è stato sin dalle prime battute della presidenza di The Donald. E lo è stato anche prima, in campagna elettorale. Ma è tornato in auge soprattutto in questi giorni, con l’attacco diretto da parte del presidente americano che, attraverso un tweet, ha colpito due dei suoi obiettivi strategici: la politica della Federal Reserve e la la moneta europea. L’attacco del leader Usa è nato da un articolo di Bloomberg in cui veniva spiegato il boom di turismo in Europa come conseguenza del basso valore dell’euro. Ispirato da questo articolo, Trump ha messo nel mirino la Fed per non abbassare i tassi (storica battaglia del capo della Casa Bianca) e di conseguenza l’euro come moneta “pericolosa” per le casse americane. Un attacco che a noi europei interessa particolarmente, visto che potrebbe orientare la strategia americana verso un aumento della pressione contro l’Eurozona.

Ed e Giallo nel golfo dell'Oman: due petroliere a fuoco. La Quinta Flotta della Marina americana, infatti, ha fatto sapere di aver prestato assistenza a due petroliere, rispondendo a due richieste. I media locali parlano di esplosioni e incendi su entrambe le imbarcazioni. Gli equipaggi sono stati evacuati. L'Iran ha soccorso 44 membri dell'equipaggio, stando a quanto riferiscono media ufficiali iraniani citati anche da media internazionali.

Almeno una delle due petroliere sarebbe stata «colpita da un siluro», ha annunciato il ministro del Commercio nipponico Hiroshige Seko aggiungendo che le due petroliere trasportavano carichi «collegati al Giappone». «Ho avuto informazioni che le due navi con carico collegato al Giappone erano state attaccate vicino allo Stretto di Hormuz», ha detto Seko, proprio quando Shinzo Abe è in Iran come primo premier giapponese in visita dal 1979. La nave in questione è la Front Altair, di proprietà norvegese. L'altra petroliera, la Kokuka Courageous, è stata danneggiata in un «sospetto attacco» che ha aperto uno squarcio nello scafo sopra la linea di galleggiamento.

Almeno una delle due petroliere attaccate oggi nel Golfo di Oman sarebbe stata "colpita da un siluro": lo riporta il quotidiano britannico Telegraph, che cita la compagnia petrolifera statale taiwanese.

In precedenza, il ministro del Commercio giapponese Hiroshige Seko aveva confermato che le navi sono state attaccate sottolineando che le imbarcazioni trasportavano carichi "collegati al Giappone". Seko aveva inoltre precisato che le due navi sono state "attaccate vicino allo Stretto di Hormuz" proprio quando Shinzo Abe è in Iran come primo premier giapponese in visita dal 1979.

La nave che sarebbe stata colpita dal siluro è la Front Altair, di proprietà norvegese. L'altra petroliera, la Kokuka Courageous, è stata danneggiata in un "sospetto attacco" che ha aperto uno squarcio nello scafo sopra la linea di galleggiamento, riporta sempre il Telegraph.

Media locali avevano parlano inizialmente di esplosioni e incendi su entrambe le imbarcazioni.

L'Iran ha annunciato di avere soccorso 44 membri  dell'equipaggio a bordo delle due navi e il portavoce della Quinta Flotta della Marina Usa, il comandante Joshua Frey, ha fatto sapere di avere prestato assistenza alle imbarcazioni. Le due petroliere che hanno preso fuoco nel Golfo di Oman, secondo quanto è stato riferito, sono state attaccate, ha aggiunto Frey.

"Siamo consapevoli di quanti accaduto nel Golfo di Oman e stiamo valutando la situazione": questo il commento della portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders dopo che almeno una petroliera e' stata colpita da un siluro.

L'Arabia Saudita accusa l'Iran di essere colpevole "da 40 anni di morte, distruzione e caos" nella regione. Lo ha detto il vice ministro della difesa saudita, il principe Khalid ben Salman. I commenti del vice ministro, figlio del re Salman, giungono all'indomani di un attacco missilistico degli insorti yemeniti Huthi contro l'aeroporto saudita di Abha, nel sud del paese, e nel giorno in cui sono giunte notizie di un non meglio precisato attacco marittimo a due petroliere nel Golfo dell'Oman.

 

La lettera è pronta. Giovanni Tria invierà oggi la risposta a Bruxelles con le ragioni per le quali, secondo il Tesoro, la Commissione non dovrebbe aprire una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia. Qualche indicazione sui contenuti il ministro dell'Economia l'ha data ieri intervenendo a Trento al Festival dell'Economia.

Nei giorni scorsi, scrive Andrea Indini nel suo blog nel quotidiano il Giornale, in tempi  non sospetti scrive che Dagospia aveva tirato fuori il nome di Salvatore Rossi, ex direttore generale della Banca d’Italia, quale premier di un eventuale governo tecnico. Come rivela il Giornale, i leghisti sono convinti che l’azione di sabotaggio dei “poteri forti” sia già in corso e che a manovrare i fili sia proprio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a cui, oltre Conte, guardano anche il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, e il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi (già titolare degli Affari europei durante i governo Monti e Letta). 

Sono loro tre i baluardi del contenimento del debito nonché i massimi oppositori della flat tax e, più in generale, delle costose misure proposte da Lega e Cinque Stelle. Ma Salvini non vuole sentir ragioni (“È inutile tirarla per le lunghe se cresciamo dello zero virgola”) ma, qualora dovesse far saltare il banco, non è detto che l’opzione più certa siano le elezioni anticipate. Mattarella potrebbe, infatti, optare per una manovra di Palazzo “alla Monti” con un governo più filo europeista che approvi, appunto, una manovra economica “alla Monti”, come piace alla Commissione Ue, e traghetti (con estrema tranquillità) il Paese alle urne. Una stagione che abbiamo già vissuto e da cui non ci siamo ancora ripresi del tutto.   

"Il Governo continuerà a lavorare per rafforzare un dialogo costruttivo con la Commissione Ue" per "chiarire la nostra posizione" e "fornire rassicurazioni circa i programmi che intendiamo seguire", ha spiegato Tria. E ha accennato a stime più aggiornate che "lasciano intendere che a consuntivo i saldi di finanza pubblica saranno sostanzialmente minori, pur a legislazione invariati, di quelli stimati in precedenza e risulteranno di conseguenza coerenti con quanto previsto dal braccio preventivo del patto di stabilità e di crescita".  

Nella lettera Tria rassicura anche sul fatto che Quota 100 e il Reddito di cittadinanza stanno drenando meno risorse del previsto. Nei conti, insomma, c'è un tesoretto. Non è questo dunque, secondo il ministro, «il momento per accelerare il calo del debito», perché i mercati per guardare con fiducia al Paese devono «anche vedere prospettive di crescita». Tria è sicuro che le spiegazioni basteranno ad evitare richieste di correzione in corso d'anno. Ai partner europei spiegherà che anche la Lega è «d'accordo» nel rispettare le regole europee.

Poi sull'eventuale procedura Ue il ministro ha spiegato che "il governo monitora costantemente l'andamento dei conti pubblici ed è determinato a perseguire il fondamentale obiettivo di saldo strutturale e ad adottare tutte le cautele e le iniziative funzionali al raggiungimento di tale obiettivo".  

Salvini , non ha fatto mistero che il vertice è servito a mettere pressione a Tria sui dossier che sono cari alla Lega, a partire dalla «flat tax» che il leader del Carroccio vorrebbe portare al prossimo consiglio dei ministri. Un pacchetto del quale farà parte anche una nuova «pace fiscale», un condono sia per le persone che per le imprese. «Abbiamo discusso dell'atteggiamento da tenere nei confronti dell'Europa, della necessità di sbloccare i cantieri e le grandi opere, in generale del rilancio economico del Paese»; ha detto Salvini.

Che ha anche dato alcune indicazioni su alcuni dei dossier scottanti. Sulla Torino-Lione, per esempio. «I nostri contatti con l'Ue», ha spiegato Salvini, «dicono possono arrivare buone notizie sugli investimenti, le grandi opere, la Tav. Se la quota di partecipazione di investimento dell'Ue dovesse aumentare fino al 55 per cento sarebbe evidente che diventerebbe vantaggioso completare una opera fondamentale». In attesa della Tav, però, la Lega ha già presentato un emendamento al decreto sblocca-cantieri per sospendere per due anni il codice degli appalti e riscrivere le soglie sotto le quali è possibile bypassare le gare d'appalto. «Mi auguro», ha detto il vice premier, «che che non ci siano preclusioni politiche né dalle opposizioni né dalla maggioranza a sbloccare i cantieri».

Il leader del Carroccio, Matteo Salvini, ieri si è recato di buon ora al ministero dell'Economia con tutto il suo stato maggiore economico: il sottosegretario alla presidenza Giancarlo Giorgetti, il vice ministro dell'Economia Massimo Garavaglia, i due presidenti di Commissione, Claudio Borghi e Alberto Bagnai. A più di un osservatore è sembrato un modo plastico per sancire, anche con il titolare dell'Economia, il cambio degli equilibri nella maggioranza di governo dopo le elezioni. Salvini ha spiegato che nel vertice si è discusso della lettera, e che alla Commissione si risponderà «educatamente». E che comunque la risposta «metterà al riparo» da un'eventuale procedura di infrazione.

Intanto sono state oltre 1,7 milioni le domande presentate entro il 30 aprile. Rottamazione ter e "saldo e stralcio" hanno fatto registrare numeri record "rispetto ai precedenti" con 12,9 milioni di cartelle rottamate pari a 38,2 miliardi di euro. Lo ha detto in audizione il direttore dell'Agenzia delle Entrate Antonino Maggiore. I 38 miliardi sono il valore di carico complessivo mentre è pari a 21,1 miliardi la base effettivamente riscuotibile dalla rottamazione ter. Quanto al "saldo e stralcio" l'importo da cui partire è pari a 6,5 miliardi.

«Abbiamo preso atto dei dati clamorosamente positivi relativi alla pace fiscale», ha sottolineato Salvini . Il sottosegretario Massimo Bitonci gli ha fatto eco ricordando che in 5 anni si incasseranno dalle rottamazioni 21 miliardi di euro.

A distanza di poco più di 5 mesi dall'avvio generalizzato dell'obbligo di fatturazione elettronica, sono state inviate fatture da circa 3,3 milioni di cedenti, per un importo complessivo pari a circa 1.537 miliardi di euro (di cui 161 miliardi di imposta). E' quanto emerge dalla relazione presentata in Commissione finanze del Senato dal direttore generale Antonino Maggiore che ha aggiunto: "il processo è stato rapidamente assimilato dagli operatori e sta funzionando in modo sicuro ed efficiente", ha detto Maggiore.

La riapertura rispetto alla scadenza del 30 aprile scorso prevede che il debitore entro il 31 luglio prossimo dichiari la propria volontà, con le modalità già previste per la rottamazione-ter, di voler aderire optando per il pagamento in un'unica soluzione al 30 novembre prossimo, ovvero in massimo 17 rate, la prima delle quali sempre al 30 novembre. Riaperti anche i termini per il saldo e stralcio.

Niente da fare invece per le novità sull' RC auto che la maggioranza puntava ad inserire nel decreto crescita. L'emendamento depositato ieri dai relatori, che consentiva ai conducenti virtuosi e ai loro familiari di assicurare più veicoli, anche di diversa tipologia, con la classe di merito più favorevole, è stato giudicato inammissibile. Stessa sorte per l'emendamento, anch'esso dei relatori, che istituiva un commissario per accelerare gli appalti in vista degli Europei di calcio del 2020. Resta la possibilità di fare ricorso.

"Il Parlamento ha impegnato il Governo, con l'approvazione del Def, a riprendere il percorso di riduzione del debito e di avvicinamento al pareggio di bilancio pur in un quadro di non aumento e di progressiva riduzione della pressione fiscale", ricorda il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, ad Assonime. "Si tratta di un'indicazione positiva perchè la riduzione della pressione fiscale è favorevole alla crescita se perseguita salvaguardando la stabilità finanziaria. Il Governo è al lavoro per rispettare queste indicazioni. Questo spiegheremo alla Commissione".

"Abbiamo una debolezza strutturale della crescita da molti anni e un gap con il resto dell'Europa la cui diminuzione è stata posta come primo obiettivo programmatico del governo", sottolinea. E aggiunge "Ma oggi ci troviamo di fronte ad uno schock macroeconomico negativo", che non riguarda solo l'Italia ma l'economia mondiale ed europee sia pur in modo disomogeneo".  

Intanto i dati che sono stati pubblicati oggi dal Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza presieduta oggi dal ministro dell'Interno dicono l'esatto contrario. Dal primo gennaio al 10 giugno del 2019, come si legge nel documento diffuso dal Viminale, il flusso via mare verso le coste meridionali dell'Italia ha registrato una diminuzione dell'85,05% rispetto allo stesso periodo del 2018. Anche i dati che riguardano i cosiddetti "rintracci a terra" registrano una diminuzione del 12,36%.

"Nessun allarmismo sui cosiddetti sbarchi fantasma, ovvero gli arrivi via mare attraverso piccole barche più difficili da individuare". Già nei giorni scorsi fonti del Viminale avevano anticipato quello che oggi è stato messo nero su bianco dal Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza (leggi qui tutti i dati). I "rintracci a terra" in prossimità di uno sbarco sono stati 5.371 nel 2017, 3.668 nel 2018 e 737 nel 2019. A conti fatti nel 2019 si è registrata, rispetto all'anno scorso, una diminuzione di oltre il 12%. 

"Questi numeri - avevano fatto notare le stesse fonti - dimostrano l'evidente riduzione del fenomeno grazie alla politica dei 'porti chiusì che ha ridotto sensibilmente gli arrivi e per effetto dei controlli mirati da parte delle forze di polizia disposti dai prefetti delle zone interessate". Oggi la riunione con i vertici delle forze armate, delle forze dell'ordine e dell'intelligence ha appunto permesso un approfondimento sui flussi migratori e in particolare sul fenomeno degli sbarchi fantasma. Dai dati emerge chiaramente che questa tipologia di arrivi è in forte diminuzione smentendo così chi parlava addirittura di "7mila irregolari giunti nelle spiagge delle regioni del Sud senza alcun controllo e senza registrazione".

 

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