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Se volessi pensare male direi che dietro lo spread di questi giorni c'è una manovra di speculatori alla Soros che puntano al fallimento di un Paese per comprare le aziende sane rimaste, a prezzi di saldo. A nome del governo dico che non toneremo indietro. Chi vuole speculare sull'economia italiana sappia che perde tempo". Lo ha detto il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini a un convegno dell'Ugl "Crescita economica e prospettive sociali in un'Europa delle Nazioni", alla presenza di Marine Le Pen.

 "Condivido con Le Pen valori, principi, coerenza orgoglio. A fine maggio avremo la rivoluzione del buon senso",  ha detto Salvini, aggiungendo: "Condividiamo la stessa idea dell'Europa, dell'agricoltura, del lavoro, della lotta all' immigrazione", ha detto ancora Salvini. "Siamo contro i nemici dell'Europa che sono Juncker e Moscovici, chiusi nel bunker di Bruxelles

L'Ue ha calpestato i valori della solidarietà - ha detto Marine Le Pen -: ora siamo in un momento storico. A maggio riusciremo ad arrivare a un'Unione che parta da nuovi valori contro la mondializzazione. E' una lotta che portiamo avanti con Matteo Salvini convinti della necessità di un'alternanza in Europa". 

"I cittadini votano al di là dei titoli dei giornali e dello spread. Io sono attento come vicepremier all'evoluzione dei mercati, ma il diritto al lavoro e alle pensioni viene prima", ha detto ancora Salvini.

La pace fiscale riguarderà tutti i debiti «fino a 500mila euro» e sarà un intervento «a saldo e stralcio» non solo su interessi e sanzioni ma anche «sul capitale». Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini a Rtl 102.5 sottolineando che «non sarà una classica rottamazione ma un intervento a gamba tesa». «La pace fiscale che voglio portare fino in fondo - ha aggiunto - è quella di milioni di italiani costretti a vivere da fantasmi che hanno fatto la dichiarazione dei redditi e poi gli andata male e si portano dietro cartella che non pagheranno mai».

La pace fiscale riguarda alcuni milioni di italiani che hanno fatto la dichiarazione dei redditi, non quelli che hanno 4 Ferrari - ha spiegato il vice premier -. Se il negozio è andato male, il figlio ha perso il lavoro e non riescono a pagare io non voglio interessi, more, sanzioni e capitali. Se te ne chiedo il 15%, incasso e tu torni a lavorare. Non è una rottamazione come in passato ma un intervento a gamba tesa».

«Ho chiesto di togliere le accise più antiche, come quelle sulle guerre. Il mio obiettivo è farlo per 250 milioni di euro per questa manovra. Un piccolo segnale», ha poi detto Salvini.

«Io spero che le agenzie di rating, che poi sono le stesse che 10 anni fa dicevano che non c'erano problemi e che non c'era la crisi, si siano aggiornate, che nessuno abbia pregiudizi contro questo governo e che nessuno abbia come obiettivo costringere l'Italia a svendere i gioielli come Eni, Enel, Generali, Poste», ha detto ancora Salvini, a proposito del prossimo giudizio delle agenzie di rating sui conti pubblici italiani e sulla manovra. «Il dubbio di fondo che ci sia qualcuno che vorrebbe fare shopping delle aziende sane mi rimane, ma io tiro dritto», ha aggiunto il vice premier.

«L'Euro? Di irreversibile c'è la morte, tutto il resto è discutibile. Ma non è all'ordine del giorno né di oggi e né di domani o dopodomani la revisione o l'uscita dall'Euro», ha detto ancora Salvini.

«Sono curiose le lezioni su come si governa da parte di chi ha governato negli ultimi anni con risultati non particolarmente brillanti», ha risposto poi Salvini a chi gli chiedeva cosa rispondesse a chi in Forza Italia gli suggerisce di rompere l'accordo di governo con i 5 stelle. «Penso soprattutto al Pd e a Renzi che ogni mattina mi dà lezione su cosa dovrei fare, ma anche Forza Italia - ha detto il leader della Lega - ha fatto il patto del Nazareno, ha governato qualche anno con Monti, con Letta e con Renzi e i risultati economici non mi sembrano straordinari». Dunque, ha proseguito Salvini, «io ascolto i preziosi consigli che arrivano da Tajani e da tutti gli altri, però ho un contratto di governo sottoscritto con Di Maio e gli italiani e a questo mi rifaccio».

«Dal giorno in cui è nato questo Governo non c'è giorno in cui non siamo stati attaccati, da giornali e commissari vari. Detto questo, ho molte cose da fare e non ho certo il tempo di arrabbiarmi», ha scritto ancora su Twitter il ministro dell'Interno

Intanto alta tensione oggi sui mercati, dopo la bocciatura da parte dell'Ue del Def venerdì scorso. Lo spread Btp-bund decennale rallenta a 304, a fine mattinata, dopo un massimo a 310. Venerdì in chiusura lo spread era a 279.

Se volessi pensare male direi che dietro lo spread di questi giorni c'è una manovra di speculatori alla Soros che puntano al fallimento di un Paese per comprare le aziende sane rimaste, a prezzi di saldo. A nome del governo dico che non toneremo indietro. Chi vuole speculare sull'economia italiana sappia che perde tempo". Lo ha detto il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini a un convegno dell'Ugl 

La corsa del rendimento dei buoni italiani è arrivata fino al 3,60% (3,56% alle 13,00), un livello che non veniva toccato dal febbraio 2014, ben prima che la Banca centrale europea lanciasse il programma di acquisto dei titoli di Stato che ha fatto crollare ovunque i rendimenti nell'Eurozona. 

Pressione anche sui titoli di Stato sulla parte a breve della curva dei rendimenti: lo spread sul Btp a cinque anni è volato a 300 punti base, a brevissima distanza dal 10 anni con un appiattimento della curva dei rendimenti che segnala l'allarme crescente dei mercati. Il livello toccato oggi rappresenta un massimo dallo scorso maggio, quando la formazione del governo aveva esposto l'Italia ad un'elevata tensione sui mercati.

piazza Affari recupera qualcosa rispetto ai minimi di seduta ma resta in profondo rosso. Il Ftse Mib cede il 2,2% affossato dallo spread, che tratta a 305 punti base, con il rendimento dei Btp decennali schizzato al 3,57%.

Male anche gli altri listini europei, con Londra (-0,6%), Parigi (-0,9%) e Francoforte (-0,9%) che risentono delle tensioni tra Italia e Ue sulla manovra ma anche delle vendite sui

La pace fiscale riguarderà tutti i debiti "fino a 500mila euro" e sarà un intervento "a saldo e stralcio" non solo su interessi e sanzioni ma anche "sul capitale", aveva detto in mattinata Salvini a Rtl 102.5 sottolineando che "non sarà una classica rottamazione ma un intervento a gamba tesa". "La pace fiscale che voglio portare fino in fondo - ha aggiunto - è quella di milioni di italiani costretti a vivere da fantasmi che hanno fatto la dichiarazione dei redditi e poi gli andata male e si portano dietro cartella che non pagheranno mai".

Ieri sera, di fronte alla preoccupazione per la tenuta finanziaria del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il governo ha ribadito che l'impostazione del Def non cambia. "Il rapporto deficit/Pil resta al 2,4% - ha chiarito il premier Giuseppe Conte - non c'è un piano B". Per il momento l'argine del Movimento 5 Stelle e del Carroccio alle pressioni dell'Unione europea sembrao tenere nonostante le continue perdite sui mercati azianari. Nelle ultime ventiquattr'ore piazza Affari ha infattio ceduto quasi 30 miliardi con il differenziale tra i titoli di Stato italiani e i Bund tedeschi che è arrivato a toccare quota 300 punti base. 

"Se l'Italia vuole un trattamento particolare supplementare, questo vorrebbe dire la fine dell'euro - ha tuonato Juncker durante l'Eurogruppo - bisogna essere molto rigidi". il preasidente della Commissione Ue non è stato l'unico a tirare bordate contro l'esecutivo gialloverde. Ieri, a Bruxelles, anche il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, e il commissario europeo agli affari economici e monetari, Pierre Moscovici, hanno inziato a mettere il fiato sul collo all'Italia.

Lega e Movimento 5 Stelle resistono agli attacchi e vanno avanti per la propria strada. "C'è qualche istituzione europea che con le sue dichiarazioni gioca a fare terrorismo sui mercati. Se c'è pregiudizio nei nostri confronti non c'è Def che tenga", commenta seccato il vice premier grillino Luigi Di Maio. 

"In Italia nessuno si beve le minacce di Juncker, che ora associa il nostro Paese alla Grecia", fa eco Salviniche adesso è pronto a chiedere "i danni a chi vuole il male dell'Italia". "Le parole e le minacce di Juncker e di altri burocrati europei - si chiede il leader della Lega - continuano a far salire lo spread, con l'obiettivo di attaccare il governo e l'economia italiane?"

Salvini ci tiene poi a precisare che nella manovra economica è previsto uno sforzo ulteriore di un miliardo per 10mila nuove assunzioni straordinarie per le forze dell'ordine. "Nessuno mi venga a dire che l'Italia non può investire in sicurezza e presidio del territorio - incalza - l'Italia è una Repubblica libera, orgogliosa e sovrana che vuole dare futuro e lavoro ai suoi ragazzi e controllare i quartieri delle sue città e quindi Juncker e compagni possono dire, minacciare, insultare e terrorizzare, noi siamo tranquilli, siamo convinti di stare lavorando per il bene dei nostri figli e del Paese".

Lo spettro dell'Italexit è alle porte. Secondo bloomberg, a pesare sull'Eurozona sono proprio le parole di Borghi secondo cui l'Italia avrebbe già risolto i problemi fiscali con una valuta propria. È il famoso "piano B" di Paolo Savona, quello pensato per uscire dall'euro e riportare il sistema Italia nella lira. "Il fatto di avere il controllo sui propri mezzi di politica monetaria è condizione necessaria, ma non sufficiente, per realizzare l'ambizioso ed enorme programma di risanamento - spiega il presidente della commissione Bilancio della Camera ai microfondi di Radio anche io- a per fare questo passo ci vuole accordo e consapevolezza da parte dei cittadini"

Secondo l'economista della Lega, se il governo avesse "voluto andare oggettivamente allo scontro con l'Unione europea per arrivare a questo risultato", avrebbe "dichiarato il 3,1% come deficit, non il 2,4". "In realtà - ha poi argomentato - vogliamo semplicemente fare le politiche che in questo momento sono il minimo indispensabile per permettere alla nostra economia di stare un po' meglio". Dichiarazioni che hanno avuto un forte impatto soprattutto sulla tenuta dell'euro. Tanto che, a breve distanza, Borghi è corso a precisare che non esiste un piano di uscita dalla moneta unica. "Proposte del genere fanno soltanto male al Paese - ha commentato il presidente dell'Europarlamento, Antonio Tajani - l'uscita dall'euro sarebbe un errore gravissimo che arrecherebbe un danno a tutte le imprese e creerebbe il caos nel nostro Paese".

Intanto la Commissione ha introdotto una comunicazione sull'uso della flessibilità, e l'Italia è il Paese che più ne ha beneficiato. Ora, il problema è che le discussioni sulla bozza di manovra vanno in una direzione che sostanzialmente oltrepassa questa flessibilità, e Juncker ha detto che dobbiamo applicare le regole del Patto. Ed è quello che la Commissione è pronta a fare". Lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, chiarendo le parole del presidente Juncker.

"Juncker ha detto che dobbiamo essere rigidi ed equi" con l'Italia, ed "applicare le regole del Patto", perché "abbiamo enfatizzato molte volte che dato che l'Italia ha il secondo debito in Ue dopo la Grecia e il più alto costo per il servizio del debito nella Ue è importante che si attenga a politiche di bilancio responsabili per mantenere i tassi ad un livello accettabile", ha spiegato Dombrovskis.

"Spero che non ci sia bisogno di entrare in queste speculazioni, ho visto molte dichiarazioni, anche contraddittorie su questo", ha risposto Dombrovskis a chi gli chiedeva come replicasse a chi in Italia parla di uscita dall'euro. "Sulla sostanza non ho molto di nuovo da dire oggi: discutiamo con il Governo italiano, ma i piani presentati non sembrano rispettare il Patto. E' tutto quello che possiamo dire a questo punto", ha aggiunto.

"C'è la necessità di chiarire" da parte dell'Italia quali siano i suoi piani di bilancio, perché "c'è una discussione tra gli stati membri" in quanto "l'Eurogruppo è un Unione monetaria, siamo insieme in questa famiglia e dobbiamo risolvere insieme la situazione della stabilità". Lo ha detto il ministro delle finanze austriaco che ha la presidenza di turno Ue dell'Ecofin H. Loeger. "Se ci sono regole devono essere rispettate, queste sono le aspettative che ho sentito anche da parte degli altri altri stati membri".

"Abbiamo regole comuni e mi aspetto che Giovanni Tria, dopo tutti i bilaterali di ieri, sia pronto a rafforzare la discussione anche a livello italiano": lo ha detto il ministro dell'economia austriaco e presidente di turno dell'Ecofin, Hartwig Loger, rispondendo a chi gli chiedeva cosa si aspetta dall'Italia. Loger ha poi invitato anche gli investitori ad attendere: "Teniamo a mente che è il 15 ottobre la data in cui si può decidere in che direzione si può reagire" alla manovra italiana.

 

Hanno assunto un impegno per il contrasto ancora più efficace al traffico di esseri umani. "Una volta bloccata l’immigrazione irregolare - ha detto Salvini parlando in conferenza stampa - potremo dedicarci solo alle relazioni economiche tra i due Paesi. Al mio rientro a Roma mi adopererò per l’invio di mezzi, uomini, per il sostegno economico alle realtà regionali" tunisine, specie al sud. "Tra Italia e Tunisia il rapporto è sempre più stretto, il rapporto di amicizia non verrà messo in discussione".

"Sono d'accordo sull'apertura di canali regolari per i migranti", ha assicurato il ministro dell'Interno. "Salvare ogni vita umana è diritto e dovere, bloccare i trafficanti è altrettanto un diritto e dovere di ogni governo", ha poi detto Salvini rispondendo a una domanda che gli è stata rivolta sulla tragedia delle morti in mare. "Quando penso ai canali regolari penso ai ragazzi tunisini che vogliono un futuro migliore".

Il vicepremier italiano ha aggiunto che "l'obiettivo dell'Italia è diventare il primo partner economico e commerciale della Tunisia". E ancora: vanno fatti i "complimenti alle autorità locali per le riforme economiche e sociali messe in campo in questo paese".

Intanto dopo aver incassato l'intesa con Salvini, Di Maio ha fatto sfoggio di tranquillità: «Ho la parola di Matteo che ci muoveremo compatti sul 2,4% e di lui mi fido». E ha rinunciato alla minaccia di non votare la nota di aggiornamento del Def. Non per cautela. Ma perché è convinto che «la manovra economica sarà coraggiosa»: il reddito di cittadinanza «si farà» con 10 miliardi, magari riducendo un po' la platea dei beneficiari. E perché vuole andare al redde rationem con Tria. Non a caso è tornato a lavorare ai fianchi il ministro: «Nell'apparato dello Stato ci sono tanti tecnocrati che remano contro. Una zavorra di cui dobbiamo liberarci». E per Di Maio anche Tria è un tecnocrate. Oggi la resa dei conti.   

Si stringe l'assedio a Giovanni Tria. Adesso non è più soltanto Luigi Di Maio a chiedere di alzare al 2,4% l'asticella del rapporto deficit-Pil, dopo aver minacciato di fatto la crisi di governo. Anche Matteo Salvini, irritato per i paletti piantati nelle ultime ore dal ministro dell'Economia sulla revisione della legge Fornero, è determinato a sforare i vincoli di bilancio. Nella riunione convocata ieri pomeriggio con gli economisti del Carroccio, il leader leghista ha messo a verbale: «Le cose che dobbiamo fare le realizzeremo. Senza se e senza ma. Tria si dimette? Vedremo...». Salvo frenare in serata davanti ai giornalisti: «Nessuno farà gesti eclatanti per uno zero virgola, l'accordo c'è».

Un rapporto deficit-Pil al 2,4%, significa 15 miliardi in più rispetto all'1,6% indicato dal ministro qualche giorno fa. E tutti in deficit. Roba da spread alle stelle. Tant'è, che Di Maio e Salvini hanno messo in conto le dimissioni di Tria. Ma scongiurando la crisi di governo: «Al massimo diamo l'interim a Conte, poi si vedrà...». L'ipotesi (azzardata): affidare anche solo una delega a Paolo Savona, per aggirare l'antica contrarietà di Sergio Mattarella. E che il prudente Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ha suggerito di accettare la mediazione proposta da Tria: il 2%.  

Quel che è certo, è che Di Maio e Salvini dopo giorni di gelo tornano in sintonia. Sulla pelle del ministro economico, con la sponde del premier Giuseppe Conte. Vedere Tria scendere in trincea, ascoltarlo ricordare di avere «giurato nell'esclusivo interesse della Nazione e non di altri...» vale a dire: leghisti e grillini, ha mandato su tutte le furie i due leader. Così, nel pomeriggio, Di Maio ha chiamato Salvini: «Io punto al 2,4%, abbiamo molte cose da fare e vogliamo realizzarle. Tu cosa ne pensi?». La risposta del capo leghista è stato un sì: «Andiamo avanti come dici tu. Noi la riforma delle pensioni la vogliamo e non arretriamo».

Di Maio e Salvini, ancora ieri sera, però tenevano il punto. Come finirà, si vedrà oggi. Prima nel vertice tra Giuseppe Conte, Tria, Salvini e Di Maio. Poi nel Consiglio dei ministri programmato per le sei di sera. E c'è chi non esclude uno slittamento a domani mattina.

Persa la sponda di Salvini, per Tria si fa dura. Sul Colle però ostentano tranquillità, notando la serenità e la determinazione con cui si muove il professore di Tor Vergata. E ne condividono l'impostazione, convinti che la scelta di far schizzare in alto il deficit sia controproducente. Perché, come ha ricordato ieri il ministro, «bisogna stare attenti: se uno chiede troppo quello che guadagna lo perde in termini di pagamento degli interessi», a causa dell'impennata dello spread.

Di Maio di questa prudenza ormai se ne infischia. Il capo pentastellato è determinato ad attuare prima delle elezioni europee di maggio il reddito di cittadinanza e la revisione della legge Fornero. Poi, visto che ci sta, rivendica 1,5 miliardi per «ripagare i truffati dalle banche». Un'altra promessa elettorale a 5stelle.

 

 

 

Adesso cercherò di spiegare quello che sta accadendo e come è formulata la manovra»: lo ha detto il ministro dell'economia Giovanni Tria entrando all'Eurogruppo e rispondendo alle domande dei giornalisti. Il ministro ha invitato i partner europei a stare «tranquilli», e ha anche rassicurato sul fatto che «il debito/pil scenderà» nel 2019.

Certo». Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini risponde a chi gli chiede a margine della Festa dell'Anps se il ministro dell'Economia Giovanni Tria resta nel Governo. «Da quattro mesi siamo vittime di pregiudizi - aveva spiegato - quando leggeranno quanto investiamo in scuole, sviluppo, imprese e detassazione capiranno che abbiamo disegnato un'Italia che cresce».  

«Ripeto al presidente Mattarella, agli analisti, ai finanzieri, ai burocrati di Bruxelles, che possono stare tranquilli perché io voglio lasciare ai miei figli un'Italia migliore, non un'Italia più indebitata», ha continuato Salvini. «Da 4 mesi - ha aggiunto - siamo vittime di pregiudizi: decreto sicurezza, dignità, manovra economica giudicati da gente che non ha neanche letto cosa c'è scritto, quando leggeranno quanto investiamo in scuola, sviluppo, detassazione, capiranno che abbiamo disegnato un'Italia che cresce».

«I mercati sono preoccupati e lo spread sale? Noi abbiamo fatto una manovra per crescita e sviluppo, è una reazione iniziale poi anche i signori dello spread si tranquillizzeranno...», ha spiegato Salvini. «I richiami alla Costituzione? Noi rispettiamo tutte le Carte», ha aggiunto il ministro mentre un tifo da stadio lo chiamava  

«Una correzione alla manovra? Noi ascoltiamo tutti ma il Parlamento è sovrano. C'è un governo che rappresenta la maggioranza degli italiani e noi siamo convinti delle nostre scelte quindi andremo fino in fondo», ha detto il vicepremier e ministro degli Interni.

La legge di Bilancio italiana non è all'ordine del giorno della riunione dell'Eurogruppo in programma oggi a Lussemburgo, alla quale seguirà domani quella allargata dell'Ecofin. Eppure Giovanni Tria sa benissimo che i suoi colleghi europei si attendono da lui spiegazioni e chiarimenti, se non altro perché le sole notizie sull'innalzamento del deficit, anche in assenza di qualsiasi testo scritto, hanno avuto un impatto vistoso sui mercati finanziari non solo italiani.

Come ha spiegato lo stesso ministro in una sua intervista al Sole 24 Ore, si tratta in ogni caso di un approccio diverso rispetto a quello delle clausole di salvaguardia utilizzate negli ultimi anni, che prevedevano teorici aumenti di imposta in sostituzione di coperture finanziarie ancora da realizzare: aumenti (in particolare dell'Iva) che poi sono stati di anno in anno disinnescati ricorrendo a fonti di finanziamento alternative, oppure laddove possibile al disavanzo. Questa prassi ha fatto sì che nel corso degli anni gli obiettivi di deficit risultassero in qualche modo falsati, incorporando un maggior gettito fiscale che in realtà era solo virtuale. 

Ad esempio, ha evidenziato ancora Tria, per il 2019 il deficit tendenziale appesantito dalla congiuntura economica meno brillante e comprensivo della necessità di non far scattare gli aumenti era già stimato intorno al 2 per cento. Intanto è stata convocata per domani la cabina di regia presso Palazzo Chigi per monitorare e realizzare il piano di investimenti pubblici che il Tensione spread, stop automatico alla spesa: la carta di Tria con l'Europa il governo ha in cantiere.  

Intanto I dettagli potranno arrivare solo a metà mese, quando il nostro governo come quelli degli altri Paesi europei invieranno a Bruxelles il Draft budgetary plan, ovvero la manovra di bilancio tradotta nel linguaggio delle regole europee. Intanto però il ministro cercherà di far capire, nel corso dell'incontro e negli scambi bilaterali a margine, che il nostro Paese non intende prendere la via dello sfondamento dei conti pubblici e dello scontro con l'Europa. 

Il principale argomento a favore di questa tesi è quello temporale: si tratta di convincere gli interlocutori che dal 2020 in poi il percorso del risanamento riprenderà pur se gradualmente in termini di bilancio strutturale, e che il debito si manterrà su una traiettoria di discesa in rapporto al Pil. Siccome a bocce ferme le cifre non dicono proprio questo, deve risultare credibile l'obiettivo programmatico di portare la crescita all'1,6 per cento già dal prossimo anno, nonostante un andamento tendenziale fermo a un magro +0,9. 

Per vincere la sfida il ministero dell'Economia punta tutto sugli investimenti pubblici: quei 3-4 miliardi aggiuntivi per il prossimo anno che dovrebbero diventare 15 nel triennio, ma anche le decine di miliardi già previste dalle leggi degli anni scorsi ma non ancora spesi per la lentezza della macchina amministrativa italiana. Per questo gli stanziamenti sono accompagnati dai progetti di assistenza e affiancamento ai Comuni, in forte ritardo negli anni scorsi ma gli unici potenzialmente in grado di invertire la tendenza in tempi rapidi con interventi non colossali ma mirati e concreti sul territorio. Ed anche dal potenziamento del partenariato pubblico privato, con l'obiettivo non solo di moltiplicare le risorse ma anche di iniettare efficienza nel sistema.

Un altro argomento che il ministro potrà usare tocca la sua stessa credibilità, in parte compromessa dall'esito del confronto politico. La legge di Bilancio dovrebbe essere scritta in modo da rappresentare un argine contro ulteriori spinte al disavanzo che si dovessero manifestare nella maggioranza. Di questo disegno fanno parte anche le nuove clausole di salvaguardia, che agirebbero con blocchi e tagli di spesa semi-automatici in corso d'anno nel caso in cui alcuni indicatori, come quelli relativi alle entrate fiscali, segnalino un andamento della crescita peggiore delle attese. Questa modalità è già prevista nell'attuale legge di contabilità, ma riguarda il caso in cui altro oneri di spesa previsti per legge si rivelino superiori alla previsione. La novità starebbe nel legare all'andamento dell'economia i tagli necessari per salvare i livelli di deficit; con il rischio però di acutizzare la tendenza negativa già in atto con interventi depressivi.

 

"Sarà una manovra di crescita, non di austerity, ma che non crea dubbi sulla sostenibilità del nostro debito, bisogna continuare nel percorso di riduzione del rapporto debito PIL", ha affermato il ministro, aggiungendo:  "Dobbiamo dare un segno ai mercati finanziari, a coloro che ci prestano i soldi. Stiamo attenti - ha ammonito - perché a volte se uno chiede troppo poi deve pagare interessi maggiori e quello che si guadagna si perde in interessi".

La nota al Def "deve essere votata dal Cdm e dal Parlamento. Una nota al Def "non coraggiosa" e senza reddito di cittadinanza, pensione di cittadinanza, quota 100-Fornero, risarcimento dei truffati dalle banche non avrà i voti del M5S. Lo avrebbe detto, secondo quanto si apprende, il vicepremier Luigi Di Maio alla riunione con i ministri M5S.

"Per me non ha senso parlare solo di deficit. Si deve scommettere sulla crescita e dare risposte ai bisogni dei cittadini. Con l'11% di disoccupazione non possiamo che puntare su investimenti e crescita di qualità", sottolinea, a quanto si apprende, Luigi Di Maio alla riunione M5S sul Def.

La prossima manovra di bilancio - ha detto il vicepremier a Radio Capital alla trasmissione Circo Massimo - non conterrà solo le grandi misure ma tanti interventi: "Nella legge di Bilancio ci sarà Ires verde, così che meno inquini meno paghi, e la lotta al gioco d'azzardo che non non è finita per togliere i centri di gioco da vicino alle scuole e agli ospedali". Di Maio ha parlato anche di un fondo "da un miliardo per risarcire i truffati delle banche", su cui siamo tutti d'accordo.

"Dal primo gennaio i pensionati minimi non dovranno avere meno di 780 euro al mese", ha aggiunto Di Maio a Radio Capital. "Questo governo si differenzierà nel mantenere le promesse", ha detto. "Noi vogliamo fare una manovra che abolisca la povertà con pensione e reddito di cittadinanza, che aiuti le imprese con la flat tax e le sburocratizzazione, e abbia il superamento della Fornero". "Tanta roba. Tanti soldi che stiamo quantificare e che credo possano entrare nella prossima legge di bilancio".

"Stiamo lavorando" alla pace fiscale e "tra le ipotesi che sono sul tavolo" c'è anche quella di trovare "delle soluzioni anche per l'Iva". Lo spiega il sottosegretario al Mef Massimo Bitonci conversando con i cronisti in Senato. Si tratta ancora di "ipotesi allo studio", perché l'Iva è materia europea e per questo si dovrebbe prevedere comunque "la riscossione dell'Iva dovuta" magari intervenendo "sugli altri tributi. La sanatoria sarebbe limitata a sanzioni e interessi.

Un primo segnale sui prezzi dei carburanti, con un taglio delle accise da circa 250-300 milioni. E' una delle misure del 'pacchetto fiscale' proposto dalla Lega per la prossima manovra. Secondo fonti al lavoro sul dossier le risorse sarebbero reperite grazie all'extragettito dell'Iva sui carburanti, ottenuto nel corso dell'anno.

Il reddito di cittadinanza "potrebbe essere legato all'Isee o potrebbe essere un incentivo all'occupazione". Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Matteo Guidesi, ad Agorà su Raitre. "E' in linea con il contratto di governo", ha aggiunto rispondendo alla domanda se la Lega fosse d'accordo con tale impostazione.

"Da metà marzo 2019 saranno avviati i centri per l'impiego con il reddito di cittadinanza erogato". Lo ha detto il vicepremier, Luigi Di Maio, a Porta a Porta. E' "pronta una proposta per incominciare ad eliminare le leggi inutili per le imprese. Siamo arrivati ad una proposta che elimina 140 leggi", ha aggiunto il vicepremier spiegando che "ci sarà un codice unico con norme uniche, elimineremo anche i dpr". "Alla Lega credo faccia bene stare lontano da Berlusconi perché quando era con Berlusconi stava sotto il 20%", ha detto Di Maio, a Porta a Porta. "Sul M5S i sondaggi non valgono. Questo governo non ha fatto male al M5S, ha fatto male a Fi e Fdi che ormai insieme non fanno nemmeno il 10%", ha sottolineato quindi Di Maio.

Nella prossima manovra ci saranno interventi per affrontare il problema sociale, come il reddito di cittadinanza "per permettere più facilmente le trasformazioni del tessuto produttivo che creano problemi transitori nel tessuto sociale", ha sottolineato Tria spiegando che il disegno del governo "al di là delle etichette va in quella direzione". "Domani saranno presentati i famosi saldi". ha annunciato il ministro dell'economia : la Nota di aggiornamento al Def arriverà come previsto domani entro la scadenza ufficiale del 27 settembre. La questione, ha aggiunto, è "come mantenere i conti in ordine e favorire la crescita economica. Questo il programma che si sta mettendo a punto", ha assicurato nel corso di un convegno a Confcommercio. 

La crescita dell'economia italiana sta rallentando: il 2018 potrebbe chiudersi con un aumento del Pil dell'1,1 per cento e il 2019 dell'1,0 per cento. È la previsione di Confcommercio che, alla vigilia della presentazione della Nota al Def, ha tagliato di un decimo di punto le precedenti stime su entrambi gli anni. I consumi crescerebbero dello 0,9 per cento quest'anno e dello 0,8 per cento l'anno prossimo, sempre che, ha spiegato il direttore del Centro studi dell'associazione, Mariano Bella, nel 2019 non scattino le clausole di salvaguardia. Le previsioni economiche sono state presentate nel convegno ìMeno tasse per crescere' dove è atteso il ministro Tria.

L'inserimento nella prossima legge di bilancio delle misure previste dal contratto di governo Lega-5 Stelle potrebbe portare il deficit 2019 al 2,8% del Pil, per il centro studi di Confcommercio che calcola 5 miliardi di costo per la revisione della legge Fornero, 5 miliardi per la "mini flat tax", 5 miliardi per la prima fase di avvio del reddito di cittadinanza e 2,2 miliardi di spesa per interessi aggiuntiva. A questo si deve sommare anche il costo delle spese indifferibili, mentre la pace fiscale, quotata anch'essa 5 miliardi, non impatta sul saldo strutturale.

"Sull'Iva non si tratta e non si baratta" ha sottolineato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli.  Lo scambio tra più IVA e meno Irpef, ha spiegato il presidente, equivarrebbe a "tre errori e due autogol". Tre errori perché più IVA e meno Irpef "non riduce la pressione fiscale complessiva, colpisce i livelli di reddito più bassi, incide sulla domanda interna in una fase di rallentamento della crescita complessiva del paese. Insomma con gli aumenti dell'IVA ci faremo due autogol - ha spiegato Sangalli - a danno della crescita, a danno dell'equità sociale". Non si fa attendere la risposta del ministro Tria sul taglio delle tasase: "Si parte ora dalle imprese, negli anni successivi affronteremo il problema Irpef".

Intanto  le Conferenze dei Capigruppo hanno deciso che l'esame del Def comincerà nell'Aula di Camera e Senato il prossimo 10 ottobre.

Nella prossima manovra, secondo quanto riportato da Public policy, potrebbe esserci anche una proroga del Fondo garanzia mutui prima casa e un ampliamento della platea per il Fondo di solidarietà per i mutui. Il Fondo garanzia mutui agevola l'acquisto della prima casa tramite l abbassamento dei tassi ai giovani sotto i 35 anni. La legge di Bilancio- riporta l'agenzia - alungherebbe la scadenza, prevista per questo novembre. Non è ancora chiara l'entità della proroga, ma si lavoro per estendere la norma nel prossimo triennio. Per quanto riguarda, invece, il Fondo di solidarietà per i mutui per l acquisto della prima casa questo consente di beneficiare della sospensione fino a 18 mesi del pagamento dell'intera rata del mutuo per mutuatari con Isee non superiore a 30.000 euro, in situazioni di temporanea difficoltà economica dovuta al decesso di uno dei titolari, ad un grave infortunio/handicap o alla perdita di lavoro. In aiuto della manovra, poi, potrebbero arrivare i soldi della gara per l'assegnazione delle frequenze 5G per la telefonia mobile di ultima generazione.

Gli incassi previsti dalla scorsa legge di bilancio dello scorso anno ammontavano a 2,5 miliardi, ma gli introiti sono ad oggi il doppio del previsto, avendo già superato i 5,1 miliardi di euro. In teoria i soldi dovrebbero andare a riduzione del debito, ma non è escluso che possano essere dirottati per finanziare almeno in parte il disinnesco delle clausole Iva, quelle che prevedono l'aumento delle aliquote dal prossimo primo gennaio.

Il tempo stringe e i vertici si susseguono ormai quotidianamente. Nell'ultimo incontro tra i ministri economici di Lega e Cinque Stelle, si sarebbero limate le parti della manovra economica che dovrebbero entrare a far parte del decreto fiscale che accompagnerà la legge di bilancio. Sono emerse alcune novità. La prima l'ha annunciata il sottosegretario all'Economia, Massimo Bitonci. «Stiamo lavorando» alla pace fiscale e «tra le ipotesi che sono sul tavolo», ha detto il sottosegretario, c'è anche quella di trovare «delle soluzioni anche per l'Iva».

L'idea sarebbe quella di permettere di chiudere le vertenze con il Fisco pagando l'imposta evasa con uno sconto soltanto per le sanzioni e gli interessi. Non è detto che sia possibile. L'Iva è un'imposta comunitaria e già il condono tombale del 2002, che includeva anche l'Iva, fu bocciato dalla Corte di giustizia europea, che ha obbligato poi a recuperare gli importi condonati.

Un terreno, insomma, sul quale il governo dovrà addentrarsi con qualche cautela. La seconda novità riguarda la rottamazione delle cartelle esattoriali. L'ipotesi allo studio è quella di una operazione ter dopo le prime due che sono ancora in corso. La prima rottamazione si concluderà con i versamenti di settembre. La seconda rottamazione ha scadenze diverse a seconda se le cartelle sono del 2017 o degli anni precedenti, ma in entrambi i casi l'ultima rata è prevista per febbraio 2019. L'intenzione sarebbe quella di allungare le rate, fino ad un massimo di dieci, e scaglionarle su più anni. Contemporaneamente verrebbe riaperta l'adesione, alle stesse condizioni, per chi ha cartelle degli anni coperti dalle precedenti sanatorie ma non vi ha aderito.

La terza novità riguarda la questione del tetto delle evasioni sanabili. La Lega come noto, spingeva per fissarlo a un milione di euro, i Cinque Stelle a 100 mila euro. I tetti potrebbero essere diversi a seconda del tipo di sanatoria alla quale si aderisce: rottamazione cartelle, chiusura delle liti pendenti, sanatoria degli accertamenti. L'intenzione, ha spiegato Bitonci, è che si trovi una soluzione «per evitare il condono tombale».

Sempre nel pacchetto fiscale entrerà anche il primo taglio delle accise sulla benzina promesso da Matteo Salvini. Una misura da 200-300 milioni di euro e che, dunque, porterebbe ad una riduzione del prezzo alla pompa di circa 3 centesimi, e che dovrebbe essere finanziata utilizzando l'extragettito dell'Iva derivante proprio dall'aumento del prezzo dei carburanti.

 

 

 

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