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Mercoledì, 26 Giugno 2019

Via libera del Senato, è stato reso meno vincolante il principio di proporzionalità tra offesa e difesa. E, pur non venendo meno le indagini e l'obbligo di dimostrare che la difesa è stata appunto legittima, viene drasticamente ristretta la discrezionalità del giudice. "Finalmente la difesa è legittima davvero", esulta il ministro Giulia Bongiorno sottolineando come la nuova legge cancelli una volta per tutte gli "ingiusti calvari giudiziari" a cui una certa magistratura sottopone le vittime di furti e rapine. Ed sono proprio l'Anm e i penalisti i prima ad alzare le barricate contro la riforma lamentando "pericolosi automatismi" e, soprattutto, la restrizione degli "spazi di valutazione dei magistrati". "Tutto ciò - chiosa il sindacato delle toghe - significa che tutti saranno meno garantiti". In realtà è vero l'esatto contrario. "Non si distribuiscono armi, non si legittima il Far West ma si sta coi cittadini per bene - fa notare Salvini - da oggi i delinquenti sanno che fare i rapinatori in Italia è più difficile: è un mestiere ancora più pericoloso".

Con 201 voti a favore, 38 contro e sei astenuti  il Senato ha, infatti, approvato la riforma che, modificando il comma due dell'articolo 52 del codice penale, allarga le maglie per poter usare "un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo" per la difesa della "propria o altrui incolumità" o dei "beni propri o altrui".

il tabaccaio Birolo che uccise il ladro nel negozio parlando con i giornalisti dichiara : «Ora mi sento protetto». Con questa nuova legge sulla legittima difesa, «mi sento più protetto. Mi sembra corretto che lo Stato e la magistratura siano più vicini al cittadino onesto e puniscano il criminale che si introduce in casa tua di notte». Lo afferma Franco Birolo, il tabaccaio di Civè, in provincia di Padova, che sparò ai ladri che si introdussero nel suo negozio di notte.

«Non si può più correre il rischio di dover risarcire i delinquenti o i loro familiari, nè si può permettere che i criminali - osserva - possano accedere al rito abbreviato e ottengano gli sconti di pena senza prima aver pagato per i danni che hanno causato. Questa legge - prosegue - va a tutelare un pò di più le persone che hanno subito un'aggressione. Non è assolutamente una legge che giustifica o sprona a sparare alla gente. Si spara quando si è in estrema difficoltà o in estremo pericolo».

Infatti la gente approva la politica della lega : se si votasse oggi, secondo un sondaggio EMG Acqua presentato oggi ad Agorà, la trasmissione di Rai3 condotta da Serena Bortone, il partito guidato da Matteo Salvini sarebbe il primo, staccando di quasi dieci punti percentuali il movimento fondato da Beppe Grillo. Il 31,8% degli intervistati ha, infatti, risposto che voterebbe per il Carroccio. Il 22,9% darebbe, invece, ancora fiducia ai grillini.  

Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Francesco Minisci, in una nota osserva che "la nuova legge sulla legittima difesa non tutelerà i cittadini più di quanto erano già tutelati fino ad oggi. Al contrario introduce concetti che poco hanno a che fare con il diritto, prevede pericolosi automatismi e restringe gli spazi di valutazione dei magistrati, oltre a portare con sé grandi difficoltà di interpretazione: tutto ciò significa che tutti saranno meno garantiti".

Poi Minisci ribadisce che "in presenza di un ipotetico caso di legittima difesa, anche con questa nuova legge, un procedimento penale dovrà essere sempre aperto e le indagini andranno comunque fatte, a garanzia dei cittadini. Questo va detto con chiarezza da parte di tutti, altrimenti - conclude - si danno messaggi sbagliati portatori di gravi rischi e si rende un cattivo servizio".

Gian Domenico Caiazza, presidente dell’Unione delle Camere penali, parla di provvedimento "inutile, perché la valutazione e la discrezionalità del giudice è ineliminabile", e "pericoloso" perché "diffonde l’idea che ci sia un’area di impunità che non potrà mai esserci". Una riforma che, osserva, "non risponde ad alcuna emergenza, se non ad un’emergenza virtuale costruita per avere consenso". Il leader degli avvocati penalisti, infatti, ricorda che "sono 2 o 3 all’anno in tutta Italia i processi di questo tipo, e non esistono vicende giudiziarie controverse, né si parla di casi di condanna ingiusta".

"Non sentivamo la mancanza di questa riforma - ribadisce Eriberto Rosso, segretario delle Unione Camere Penali -. Il problema non è tanto quanto immediatamente accadrà nelle aule giudiziarie, ma il messaggio di una difesa privata sussidiaria all'intervento dello Stato, oltre che di un atteggiamento di sfiducia nei confronti nella valutazione del giudice".

Intanto il Viminale potrebbe stringere un accordo con lo stesso governo maltese per bloccare in mare le imbarcazioni cariche di migranti che fanno rotta proprio sull'Europa. Secondo fonti del Viminale ci sarebbero stati contatti formali tra lo stesso ministero degli Interni e il governo di Malta proprio per la gestione della crisi del mercantile dirottato. L'ambasciatore maltese sarebbe stato ricevuto al Viminale. Dall'incontro sarebbe nata l'occasione per aprire una nuova fase di collaborazione tra i due Paesi. "A breve verranno elaborate proposte concrete per intervenire contro l’immigrazione clandestina e il traffico di esseri umani nel Mediterraneo", hanno fatto sapere sempre fonti del Viminale. Dunque tra Roma e La Valletta potrebbe nascere un asse importante per fermare, una volta per tutte, il traffico di essere umani che parte dalle coste della Libia.

Intanto Steve Bannon si è fatto vedere piuttosto spesso in Italia. Al suo fianco c'è Benjamin Harnwell che sta lavorando alla scuola di sovranismo nella Certosa di Trisulti, in provincia di Frosinone.

A metà aprile Roma ospiterà la prima, grande manifestazione dei partiti sovranisti europei. A tirare le fila dell'operazione è Matteo Salvini. E al leader della Lega Bannon riconosce "una leadership straordinaria". "È riuscito a trasformare la Lega da partito regionale a forza non solo nazionale ma a quello che negli Stati Uniti definiamo un worldwide brand, portando la Lega dal 5 per cento a diventare il primo partito in Europa e che eleggerà il maggior numero di rappresentati al Parlamento europeo", spiega facendo notare, in una lunga intervista al Messaggero, che il Carroccio in Italia ha già superato il consenso del Rassemblement National di Marine Le Pen in Francia. Per questo, a detta del guru sovranista, il vice premier leghista "sarà il perno di una grande alleanza a livello europeo con i principali partiti sovranisti che scardinerà il duopolio franco-tedesco che ha governato in Europa negli ultimi anni e darà finalmente vita all'Europa delle Nazioni".

Secondo Bannon,scrive il giornale la nuova alleanza europea "prenderà spunto dall'accordo tra Lega e M5S, che ha fatto dell'Italia un laboratorio politico a livello mondiale". L'ex consigliere di Trump è stato tra i primi ad auspicare la formazione del governo gialloverde e, nelle concitate fasi dopo le elezioni del 4 marzo 2018, ha avuto un ruolo determinante per convincere Salvini ad allearsi con il Movimento 5 Stelle. "Per far ripartire l'economia italiana - suggerisce poi - è necessaria maggiore deregulation, non è possibile che una nazione importante come l'Italia abbia da anni crescita zero". E consiglia un drastico taglio delle tasse che favorisca gli investimenti e "una maggiore deregolamentazione del mercato". Questa però è una visione economica antitetica a quanto proposto dai Cinque Stelle con il reddito di cittadinanza. Una misura profondamente assistenziale che lo stesso Bannon ritiene insostenibile. "La Flat tax non è la panacea di tutti i mali ma rappresenta un inizio importante". Di questo Bannon ha parlato anche con Armando Siri di cui già conosceva il libro pubblicato qualche anno fa sull'argomento.

Bannon guarda anche a Fratelli d'Italia e, in modo particolare, a Giorgia Meloni. I due si sono conosciuti a settembre ad Atreju. "Chi afferma che Fratelli d'Italia è un partito fascista dice fesserie, è un partito di patrioti che amano l'Italia", spiega rimettendo al centro dell'agenda politica le elezioni europee e la necessità di costruire una grande alleanza in chiave anti-establishment. "Ciò che mi ha più colpito nella campagna elettorale delle passate politiche - conclude - è la vicinanza tra il popolo italiano e Salvini e Di Maio, in opposizione ai burocrati che hanno distrutto l'economia italiana ed europea, uno schema che si dovrebbe riproporre anche il 26 maggio

E Salvini non può che essere soddisfatto dei sondaggi. Rispetto alla scorsa settimana, infatti la Lega è cresciuta di un ulteriore 0,9%. Il movimento guidato da Luigi Di Maio è, invece, in calo costante. Anche negli ultimi sette giorni ha, infatti, eroso un altro 0,5%. La crisi pentastellata è profonda e non travolge solo il capo politico. Secondo il sondaggio EMG Acqua, infatti, la maggioranza degli elettori grillini (il 45%) non sente la mancanza di Alessandro di Battista. In linea generale, però, le intenzioni di voto dei partiti di governo raggiungono il 54,7%, in crescita (+0,4%) rispetto alla scorsa settimana.

È, invece, in discesa la percentuale complessiva per le opposizioni di centrodestra che perdono lo 0,4% rispetto a settimana scorsa. Secondo il sondaggio pubblicato da Agorà, sarebbe soltanto Forza Italia a cedere uno 0,5% fermandosi così al 9,5% delle prefereze. È, invece, in crescita Fratelli d'Italia (4,9%), mentre Noi con l'Italia (0,6%) risulta stabile rispetto a mercoledì scorso. Il Partito democratico raggiungerebbe, invece, il 21,1% delle preferenze, percentuale in crescita rispetto alla settimana scorsa (+0,1%). Stabile Più Europa - CD con Bonino al 3%. Altri partiti fra cui Mdp, Si, Verdi raggiungono il 3,3% perdendo lo 0,2%. Potere al popolo è dato all'1,6%.

Intanto intervistato dal sito di Michele Santoro, l'ex conduttore del programma tv "L'Infedele" interviene in difesa di Sy e ne approfitta, allo stesso tempo, per attaccare Matteo Salvini.

"Salvini ha un atteggiamento che oscilla fra il bullo e il paternalismo. Ma la cittadinanza non è un regalo, è un diritto. Allo stesso modo, anche se è un ragionamento più impopolare, dico che è pericoloso parlare di revoca della cittadinanza per l’autista. Verrà punito, quasi certamente, per le sua condotta criminale. Che senso ha invocare un’ulteriore punizione che consiste nella revoca della cittadinanza? È un provvedimento che non era contenuto neppure nelle leggi razziali del 1938 e la nostra Costituzione lo vieta esplicitamente", ha detto Lerner prima di parlare ancora una volta della questione ius soli. E facendolo parlando della sua esperienza di cittadino apolide fino alla concessione della cittadinanza italiana avvenuta ai tempi della presidenza Pertini. "Erano trascorsi 30 anni dal mio arrivo in Italia. Nel frattempo avevo fatto le scuole e lavoravo qui come giornalista. Ma era a discrezione dello Stato italiano quando riconoscermi la cittadinanza a cui avevo diritto. Era un’ingiustizia e lo è ancora oggi. Ed è questo che distingue l’Italia da altri Paesi, che hanno anche politiche meno permissive sulla cittadinanza ma rispettano le tempistiche previste dalla legge".

Al momento, si sa solo che Sy manterrà la cittadinanza italiana fino alla condanna definitiva. Per il sequestro del bus di San Donato Milanese, l'italiano di origini senegalesi è accusato di altri reati come strage, terrorismo, incendio e resistenza a pubblico ufficiale.

Violento, abusivo, irregolare: la storia in Italia di Koulibaly fa pensare che la violenza di sabato notte era forse "preventivabile". Lo pensa anche Pietro Di Lorenzo, Segretario Generale Provinciale del SIAP, sindacato maggiormente rappresentativo della Polizia di Stato. "Quello che deve far riflettere, oltre alla gravità del fatto indice di una assoluta mancanza di rispetto verso la persona, - dice al Giornale.it - è lo status del cittadino straniero arrestato, irregolare e pluri pregiudicato". Una miccia esplosiva, che alla fine è deflagrata. 

Lo stesso ragionamento si può trasportare in altre latitudini italiane, con decine di casi di cronaca. "Certo - ragiona Di Lorenzo - c’è necessità di investire mezzi e risorse nell’attività di riqualificazione di zone ormai abbandonate a se stesse dopo il tramonto, ma c’è anche molto da rivedere in tema di immigrazione e certezza della pena". Perché "non è accettabile" che "si conceda accoglienza indiscriminata" e che "si continui a permettere la permanenza in Italia a chi non ha titolo". Chi è clandestino e ha precedenti penali deve essere "tenuto in galera per un po'". E adesso la polizia spera che almeno l'aggressione sessuale basti per garantirgli qualche tempo di permanenza dietro le sbarre.

Sono le 4 di notte tra sabato e domenica quando una neo-maggiorenne e un ragazzo si appartano in una delle panchine del parco del Valentino, poco distanti dalla discoteca Life. Il tempo di un bacio, forse. Lontani da occhi indiscreti ma non troppo: quella zona non è troppo sicura di notte. All'improvviso spunta un uomo corpulento, armato di un coccio di bottiglia. Li minaccia, costringe il ragazzo ad allontanarsi. Non è una rapina, le intenzioni sono rivolte alla ragazza inerme. Pochi minuti di violenza, abbastanza per lasciare la ragazza sotto choc ma non sufficienti per arrivare allo stupro. Provvidenziale l'intervento di una pattuglia della polizia già presente in zona: il ragazzo, dopo essersi allontanato, corre a chiedere aiuto alla discoteca. È un addetto alla sicurezza del Life a chiamare il 112. Sul posto gli agenti trovano la ragazza terrorizzata e con i vestiti strappati. Lui, l'aggressore, non c'è. È scappato.

Sì alla cittadinanza a Ramy perché è come se fosse mio figlio e ha dimostrato di aver capito i valori di questo paese, ma il ministro è tenuto a far rispettare le leggi. Per atti di bravura o coraggio le leggi si possono superare». Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini nella registrazione del «Maurizio Costanzo show» a proposito del ragazzino che ha dato l'allarme ai carabinieri dal bus sequestrato a San Donato Milanese

Nonostante il Viminale abbia chiesto cautela prima di concedere la cittadinanza italiana a Ramy, il 13enne che insieme ad altri compagni di classe ha telefonatao ai carabinieri contribuendo così a sventare il folle piano di Ousseynou Sy di lanciare uno scuolabus incendiato contro l'aeroporto do Linate, il Guardasigilli ha invitato Matteo Salvini a "dare subito la cittadinanza al ragazzino".

Il padre dell’adolescente scampato lo scorso mercoledì alla strage dell’autobus organizzata dall’autista del mezzo, il senegalese Ousseynou Sy. A riferire la notizia è il portale online Dagospia che ha pubblicato un video girato da Francesca Immacolata Chaouqui, conosciuta per le vicende relative a Vatileaks, nell’aeroporto di Milano. La manager, infatti, ha incontrato nello scalo il ragazzino, considerato essere uno degli eroi di San Donato Milanese, in compagnia del padre. Quest’ultimo, senza fare giri di parole, ha affermato che “io quando ho fatto tante interviste con i giornalisti e con le televisioni... loro mi hanno di chiedere la cittadinanza perché tu ne hai diritto”.

Il genitore ha, poi, voluto precisare che lui non ha chiesto niente ma che “loro hanno insistito. È colpa loro, non mia”. Inoltre, alla domanda se si è sentito strumentalizzato per motivi politici, il papà di Ramy ha risposto in modo diretto: “Sì, sì, sì… Io voglio vivere qua in Italia tranquillo”. Di certo, le parole del papà dell'adolescente sono destinate a far discutere

Si infiamma il dibattito sullo ius soli. "Ramy si fida di Di Maio. Io mi fido della legge, io devo rispettare la legge e farla rispettare". Salvini non è disposto a mollare di un millimetro. Un conto è l'euforia del momento, un altro il rispetto della legge. E il numero uno del Viminale non intende passarci oltre solo per accontentare l'opinione pubblica. Per questo chiede maggiore cautela prima di consegnare la cittadinanza italiana al ragazzino. "Sono contento che non ci siano morti e feriti grazie a lui, agli altri ragazzi e ai carabinieri", spiega nella speranza che "il ragazzino (Ramy, ndr) non venga usato come paladino della sinistra". Eppure anche all'interno del governo c'è chi vuole assecondare la richiesta del padre del giovane.

Tra questi, oltre a Di Maio, c'è appunto Bonafede. "È giusto riconoscere per meriti eccezionali la cittadinanza al giovane che ha evitato che ci potesse essere una tragedia con 51 giovani vittime", spiega il ministro della Giustizia ai microfoni di Circo Massimo. "Rispetto il ruolo e le competenze di ogni ministero, il ministro dell'Interno fa le sue valutazioni - aggiunge - ma questa spinta di emozione positiva la dobbiamo avere. Come si è compatti nel piangere e affrontare una tragedia, c'è un momento in cui si deve essere compatti nel gioire per una tragedia evitata e dare un riconoscimento a un ragazzino".

L'incontro al Viminale con Ramy ci sarà, ma a telecamere spente. "Perché - assicura Salvini - di fare Carramba che sorpresa o il Fabio Fazio di turno a suon di milioni non mi interessa". Gli uffici del ministero stanno facendo gli approfondimenti sulla famiglia del 13enne e proprio da questi potrebbero arrivare dei rallentamenti. "A stasera, purtroppo, non ci sono gli elementi per concedere la cittadinanza a Ramy. E mi piacerebbe moltissimo", ha detto ieri il leader del Carroccio. Anche se ha assicurato: "Non vedo l'ora di incontrarlo e abbracciarlo. Mi piacerebbe molto dargli la cittadinanza, ma stiamo facendo tutti approfondimenti del caso, che ovviamente non riguardano la storia di un ragazzino di 13 anni... ma se gliela concedo, devo avere la matematica certezza che la cittadinanza non vada a persone con precedenti penali. Cosa si capisce da questo?". La frase sibillina di Salvini fa capire come le verifiche siano ancora in corso.Ma questa era quello che e successo ieri oggi secondo il Corriere il Ministro ha detto si alla cittadinanza per il piccolo eroe ma il ministro è tenuto a far rispettare le leggi...  

Intanto la Capitale ha salutato con entusiasmo l'arrivo del Romano Pontefice, che ha avuto modo di constatare ancora una volta come i cittadini capitolini nutrano un affetto unico e del tutto particolare nei suoi confronti. E come in ogni occasione di questa tipologia, a fare gli onori di casa c'erano le autorità, con in testa il primo cittadino. Virginia Raggi, che si è in qualche modo adeguata alle tematiche care al Santo Padre, ha posto un accento sull'accoglienza dei migranti, sul rispetto dell'ambiente e sulla costruzione di una società multiculturale

Bergoglio, come viene riportato anche dall'Adnkronos, ha anche lanciato qualche monito: quello su rendere le norme adeguate alle esigenze di Roma; quello sulla dotazione di "congrue risorse" che consentano a Roma di poter curare e tutelare se stessa. In riferimento alle periferie, è arrivato il consueto appello sull'accoglienza dei migranti: "Oggi - ha dichiarato il vertice della Chiesa cattolica - quelle e altre periferie hanno visto l'arrivo, da tanti Paesi, di numerosi migranti fuggiti dalle guerre e dalla miseria, i quali cercano di ricostruire la loro esistenza in condizioni di sicurezza e di vita dignitosa.

Roma insomma ha abbracciato il suo vescovo. Papa Francesco ha voluto evidenziare come le grandezze del passato possano essere declinate anche sul piano dell'attualità. Serve, però, il coraggio di vincere la sfida più grande, che rimane quella dei migranti....

 

 

 

Fino al 2007, quando Xi Jinping fu promosso nell'Ufficio politico (la leadership di 25 membri del Partito comunista), sua moglie, Peng Liyuan, per i cinesi era un volto decisamente più familiare di quello del futuro presidente.

Il talentuoso soprano che accompagna Xi nella sua visita di Stato in Italia, in patria è infatti una superstar, una delle interpreti più acclamate di canzoni tradizionali nella Repubblica popolare.

Cosi e il giorno del vertice Italia-Cina. Il presidente cinese Xi Jinping è a Roma con la moglie e la Capitale è blindata per la sua visita . Con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella c'è stato un «incontro fruttuoso, con un ampio consenso», ha detto dopo il colloquio col capo dello Stato. Insieme, riceveranno i rappresentanti del Business Forum, del Forum culturale e del Forum sulla cooperazione nei Paesi terzi.

­Gli analisti americani e occidentali più critici nei confronti della Cina lo dicono da anni. Dietro la Nuova Via della Seta si nasconderebbe una trappola: la trappola del debito.

Secondo gran parte dei critici dell’iniziativa cinese, il gigante asiatico ha messo in piedi una strategia di do ut des per conquistare gradualmente i Paesi in cui investe. In sostanza accade questo: la Cina prima offre prospettive di crescita legate allo sviluppo infrastrutturale, poi, una volta che lo Stato oggetto dell’investimento si indebita per sostenere le opere delle aziende cinesi, Pechino offre prestiti per coprire le spese. Ed è proprio qui, in questo preciso momento di passaggio fra richieste di denaro e offerta di prestiti, che i critici della One Belt One Road sostengono nasca la trappola.

La critica nei confronti della tattica cinese ora riguarda anche l’Italia. E le affermazioni del Financial Times sul sospetto che l’Italia stia valutando eventuali prestiti dalla Banca asiatica per gli investimenti sulle infrastrutture Aiib nell’acronimo inglese vanno in questa direzione. Dal momento che è questo lo strumento finanziario con cui il governo cinese sostiene molti progetti nell’ambito della Nuova Via della Seta, il pericolo è che anche Roma cada in questo meccanismo.

Intanto pero oggi a Roma la macchina di Xi è stata scortata all'interno del palazzo del Quirinale dai corazzieri a cavallo. Xi, accompagnato dalla moglie, elegantissima in abito verde pistacchio, dopo una stretta di mano con Mattarella e con la figlia Laura, è stato ricevuto con gli onori militari nel cortile del Quirinale. Sono stati suonati gli inni nazionali italiano e cinese e sul Colle ed è stata issata anche la bandiera di Pechino. Poi, attraversando una lunga passerella rossa, i due capi di Stato sono entrati nel palazzo per il loro colloquio.

La Via della Seta «è una strada a doppio senso e lungo di essa devono transitare non solo commercio ma talenti, idee, conoscenze», ha detto Mattarella. «L'antica Via della Seta - ha spiegato - fu uno strumento di conoscenza tra i popoli, anche la nuova deve essere una strada a doppio senso, dalla quale oltre alle merci devono transitare anche idee e progetti di futuro». «La firma del Memorandum Italia-Cina è un segno dell'attenzione per una cornice ideale per un incremento delle collaborazioni congiunte tra imprese italiane e imprese cinesi». «La cooperazione tra Italia e Cina sarà confermata e rafforzata durante la visita così gradita del presidente Xi con intese commerciali». È «l'occasione per registrare il livello eccellente dei rapporti tra Cina e Italia e per imprimervi sviluppo ulteriore».

«Alla luce del mandato italiano nel consiglio per i diritti umani dell'Onu, desidero auspicare che, in occasione della sessione del dialogo Ue-Cina sui diritti umani che si svolgerà a Bruxelles dopo quella che si è svolta a Pechino lo scorso luglio, si possa proseguire in un confronto costruttivo sui temi così rilevanti», ha quindi aggiunto il Capo dello Stato.

La first lady e soprano e ha sdoganato il glamour a Pechino come sottolinea il Messaggero e nata nel 1962 nella provincia dello Shandong, Peng crebbe in una famiglia che, come quella di Xi, fu perseguitata durante la Rivoluzione culturale. In seguito, si formò all'Accademia nazionale della musica di Pechino, ed esplose negli anni Ottanta, un periodo di profondi cambiamenti, anche in ambito artistico: le Otto opere rivoluzionarie imposte da Jiang Qing (la moglie del Grande timoniere) durante il maoismo, furono subissate da un'ondata di nuova musica popolare. Il Gala di Capodanno della CCTV (la televisione di stato) divenne il palcoscenico dal quale davanti ai pezzi da novanta del Partito seduti in prima fila facevano capolino le giovani promesse canore.

La consacrazione di Peng arrivò nel 1982, con il brano Nel campo della speranza. Ed è con le sue esibizioni anno dopo anno in quello spettacolo seguito da centinaia di milioni di cinesi che Peng è diventata famosa prima di sposare, nel 1986, Xi, che allora lavorava come funzionario di Partito a Xiamen, nella provincia costiera del Fujian che si apriva al commercio e agli investimenti esteri. In un mondo tradizionalmente ingessato e popolato di soli uomini come quello della leadership cinese post-maoista, la fama di Peng si è rivelata per Xi un importante asset, avvicinandolo al popolo.

Inoltre, mentre le consorti dei leader precedenti Deng Xiaoping, Jiang Zemin, Hu Jintao hanno tutte mantenuto un profilo bassissimo, Peng fa politica: all'interno della Conferenza consultiva del popolo cinese, ambasciatrice anti-Aids e tubercolosi per l'Organizzazione mondiale della sanità, oltre ad essere sempre al fianco di Xi nei viaggi importanti, negli incontri con Putin, con Obama prima e con Trump poi.
Le agiografie ufficiali riferiscono di un rapporto strettissimo tra Peng e Xi, ma in realtà della relazione privata dei due non si conosce niente, perché nulla si deve sapere di una leadership che, tradizionalmente, fa dell'opacità uno dei suoi punti di forza.

«Papà Xi ama mamma Peng e con l'amore il paese è fortissimo», recita una filastrocca della propaganda, che forse non è tanto lontana dalla realtà, perché Peng si sta rivelando anche un importante strumento del soft-power cinese in politica estera.

Con la sua presenza e la sua eleganza raffinata Peng riflette le ambizioni di un Paese, la Cina di Xi Jinping, che si sente sicuro di sé, che ha ribaltato ufficialmente la politica estera attendista, seguita da Pechino fin dai tempi di Deng Xiaoping, secondo la quale bisogna nascondere la forza, aspettare il momento. Una coppia imperiale, ma anche un fenomeno pop. I loro amore è stato celebrato dalla popolare canzonetta «Xi Dada ama Peng Mama».

Scritta come una ballata popolare, la canzone celebra lo zio Xi (Xi Dada) «che osa combattere le tigri», e dona a Peng Mama «i fiori più belli». E se Xi ha scelto per sé un'immagine di uomo lontano dai lussi dei corrotti, con i capelli brizzolati invece della tinta nera dei suoi predecessori, la moglie aggiunge un tocco di glamour.La Cina di oggi va alla conquista del mondo, con Xi e con Peng. 

Vito Bardi (Centrodestra) è il nuovo Presidente della Regione Basilicata: è stato eletto con 124.716 voti, pari al 42,2%. Al secondo posto Carlo Trerotola (Centrosinistra; con 97.866 voti, pari al 33,11%), poi Antonio Mattia (M5S; con 60.070 voti pari al 20,32) e Valerio Tramutoli (Basilicata possibile; con 12.912 pari al 4,37%).
Primo partito il M5S con il 20,27%, seguito da Lega (19,15%) e Forza Italia (9,15%).

La Lega in un anno triplica i voti, vittoria anche in Basilicata! 7 a 0, saluti alla sinistra e ora si cambia l'Europa", scrive su Facebook il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini. Poi aggiunge: "La sommatoria dei voti di Lega e 5 Stelle è ancora la maggioranza assoluta in questo Paese".

"Il MoVimento 5 Stelle - commenta Luigi Di Maio su Facebook - è la prima forza politica in Basilicata. Gran parte della stampa parla di "voti dimezzati in un anno" e di "crollo", ma la verità è che abbiamo battuto tutte le liste". "Considerando il vero tracollo di Pd (che perde ben 16 punti rispetto al 2013) e Forza Italia, se andassimo al voto alle elezioni politiche domani - prosegue Di Maio - potremmo anche rivincere in quella regione".

"La Basilicata conferma che l'alternativa a Salvini e al centrodestra siamo noi. Neanche questo era scontato", ha detto il segretario del Pd Nicola Zingaretti.

"Abbiamo scritto la storia: la Basilicata è pronta per il cambiamento. Chiamerò Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni per fare una grande festa", esulta Bardi. "Al primo posto nell'agenda c'è il lavoro - afferma poi l'ex generale della Guardia di finanza, indicato come candidato da Forza Italia -. I giovani saranno presenti e dovranno avere opportunità in questa terra. Trasparenza, meritocrazia e legalità saranno al centro".

"Abbiamo perso dignitosamente": così il candidato governatore del centrosinistra, Carlo Trerotola, che nella prossima legislatura sarà consigliere regionale. "Mi aspettavo un dato migliore, sono abituato a correre per vincere. Penso che la coalizione mi abbia sostenuto: abbiamo fatto quanto di meglio potevamo fare. Avendo più tempo", ha continuato riferendosi alla sua candidatura ufficializzata solo un mese fa, "ci sarebbe stato il modo di farci conoscere meglio".

Vito Bardi, candidato del centrodestra,scrivono le agenzie Generale in pensione della Guardia di finanza, classe 1951, nato a Potenza, è stato battezzato da Silvio Berlusconi «campione della legalità» che riporterà la Regione sulla retta via dopo 25 anni di centrosinistra. Ha fatto carriera con le Fiamme gialle in giro per l'Italia, sempre con qualche stelletta in più, da Torino a Livorno, da Firenze a Roma, da Bari a Napoli. Prima di buttarsi nell'avventura politica risiedeva proprio sotto il Vesuvio e ieri non ha potuto votare, perché le pratiche per il cambio di residenza non sono state ultimate. In mattinata passeggiava per Matera con la famiglia e poi, a Potenza, ha affrontato la notte elettorale. Per lavoro ha girato tutto il Paese, ma Bardi sente forti le sue radici lucane. Filiano è il paese tra Matera e Melfi dove la sua famiglia è nata e ancora rappresenta un'istituzione. Quattro lauree e due master in tasca, il petto carico di medaglie e croci, una lunga lista di onoreficenze, è stato scelto da Forza Italia come candidato della coalizione e lo slogan che meglio lo rappresenta è: «Presente!». Di sé il Generale dice: «Ho servito lo Stato con passione e determinazione, mettendomi al servizio della collettività, senza mai risparmiarmi». Il curriculum ? Maturità classica alla scuola militare «Nunziatella», lauree in Economia e commercio, Giurisprudenza, Scienze internazionali e diplomatiche, Scienze della sicurezza economica e finanziaria, matrimonio 35 anni fa, 2 figli e una grande passione per il calcio. «Le uniche pause me le concedo quando gioca il mio Napoli», dice.

Il Farmacista è Carlo Trerotola, 61 anni, designato dal centrosinistra e vero antagonista di Bardi, secondo i sondaggi. L'ha scelto il Pd per raccogliere l'eredità infangata del governatore Marcello Pittella, fratello dell'europarlamentare Gianni, travolto con la sua giunta dallo scandalo giudiziario che lo ha fatto finire agli arresti. È legato alla famiglia Pittella, ma la sua di famiglia ha una netta impronta di destra. Il padre è stato uno dei fondatori dell'Msi della Basilicata, primo sindaco del partito in provincia di Potenza e si portava Marcello ai comizi di Giorgio Almirante. «Ogni tanto lo ascolto anche adesso», confessa ammirato. Dicono che nella sua farmacia ci fosse un busto del Duce ed è spuntata una tessera del Msi intestata a lui. «Sono orgoglioso di mio padre - dice Trerotola-, dell'educazione che mi hanno dato lui e mia madre che era presidente dell'Azione cattolica, ma non sono di destra e non lo sono mai stato».

Il terzo concorrente è l'Imprenditore del M5s, Antonio Mattia. Doveva essere in pole position, visto che alle politiche di marzo il movimento è arrivato al 44,4 per cento in Basilicata. Invece, paga il crollo del partito al governo e i tanti NO smentiti, dall'Ilva alla Tap, alle trivelle, oltre allo scarso radicamento locale. Mattia ha 47 anni, passate frequentazioni nel centrodestra, una laurea in Giurisprudenza e dal 2012 è pentastellato.

Cosi con oltre il 42% delle preferenze Vito Bardi stravince in Basilicata strappandola alla sinistra che la governava da ventiquattro anni.

Il M5s di Di Maio ha collezionato un altro flop. Dopo il Molise, l'Abruzzo e la Sardegna, è arrivata la volta della Basilicata. Il candidato alla presidenza della Regione, Antonio Mattia, invece la sua previsione non l'ha azzeccata. Puntava a superare il 44% , andando quindi oltre il risultato ottenuto in regione dai pentastellati alle politiche dello scorso 4 marzo. Si dovrà accontentare del 20% e della magra consolazione di essere il primo partito ma il terzo classificato.

"Il MoVimento 5 Stelle è la prima forza politica in Basilicata", replica Luigi Di Maio su Facebook. Il vicepremier grillino non ci sta e preferisce il confronto con le Regionali del 2013, quando il M5S prese l'8%: "La verità è che abbiamo battuto tutte le liste, anche quelle con gli impresentabili dentro, anche quelle con i portavoti di Pittella. A Matera siamo oltre il 30%. Ed è un risultato che conserviamo con grande senso di responsabilità verso il Paese, senza esultanze da stadio. Noi abbiamo un simbolo, una lista. E andiamo avanti così".

Ma resta il fatto che il M5s ha dimezzato i voti rispetto all'ultima tornata elettorale. I pentastellati hanno smarrito la bussola. E certificano ancora una volta il trend dell'ultimo anno: una discesa repentina, continua, e per certi versi inaspettata.

Neanche un anno fa, alle ultime elezioni politiche, in Basilicata il Movimento 5 Stelle divenne il primo partito con il 44,35% alla Camera e il 43% al Senato eleggendo ben 8 parlamentari (tra cui anche l'espulso Salvatore Caiata) su 13. Un grande salto in avanti rispetto ai due parlamentari eletti delle politiche del 2013. Un grande salto indietro adesso, l’ennesima scossa all’interno del Movimento.

Il candidato scelto dal Pd, Carlo Trerotola, si ferma sotto il 33%. E, mentre si allarga così il fronte delle Regioni a guida centrodestra, il Movimento 5 Stelle incassa una nuova, pensatissima. Antonio Mattia non va, infatti, oltre la soglia "psicologica" 20% confermando così il trend negativo di tutte le ultime consultazioni amministrative

Il centrodestra dilaga: è un fiume in piena e non manca un solo appuntamento elettorale. Nei mesi scorsi la coalizione aveva già "strappato" al centrosinistra l'Abruzzo, facendo eleggere il neo governatore Marco Marsilio, e la Sardegna piazzando il neo presidente Christian Solinas. Ieri è toccato alla Basilicata che va così ad aggiungersi alle altre otto Regioni già "targate" centrodestra (Abruzzo, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Molise, Veneto e Sicilia). 

Una lista che si fa più lunga se consideriamo anche il Trentino-Alto Adige con le giunte del presidente della provincia di Bolzano Arno Kompatscher (Südtiroler Volkspartei - Lega Salvini Alto Adige-Südtirol) e del presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti (Lega). Con Bardi, scelto da Silvio Berlusconi per guidare l'asse Lega-Forza Italia-Fratelli d'Italia, il centrodestra guida più Regioni del centrodestra a cui adesso restano "solo" nove Regioni Lazio, Marche, Campania, Calabria, Emilia Romagna, Piemonte, Puglia, Toscana e Umbria. E, nei prossimi mesi, il panorama potrebbe mutare ulteriormente. Nel 2019 infatti saranno chiamate al voto anche altre tre Regioni che sono attualmente guidate dal centrosinistra: il Piemonte andrà alle urne a maggio mentre in autunno sarà la volta della Calabria e dell'Emilia Romagna.

"La Basilicata è pronta per il cambiamento", ha esultato Bardi al termine dello spoglio. "Oggi abbiamo scritto la storia di questa regione - ha continuato il neo governatore - dopo tanti anni di centrosinistra, il centrodestra ha scelto la via del riscatto di questa terra. Sono emozionato come lucano, onorato come uomo delle istituzioni". Incassata la vittoria ha subito telefonato a Berlusconi per ringraziarlo del "forte sostegno" e della "grande generosità nel momento della scelta del candidato e successivamente nel corso della campagna elettorale". Molto soddisfatto anche Matteo Salvini il cui partito, la Lega, ha triplicato i voti. "Sette a zero - ha commentato il vicepremier su Twitter - saluti alla sinistra e ora si cambia l'Europa". Stessi toni usati anche da Giorgia Meloni che con Fratelli d'Italia al 6% ha sottolineato il "trend di crescita" nella speranza di replicarlo anche alle europee. "Ancora una volta - ha aggiunto - siamo uno dei due partiti che crescono e le nostre percentuali in questo caso raddoppiano, quindi sono molto molto contenta".

Intanto Cesare Battisti, l'ex terrorista dei Pac arrestato a gennaio dopo quasi 40 anni di latitanza, che grazie a questo Governo e tornato in Italia ha ammesso per la prima volta, davanti al pm di Milano, Alberto Nobili, di essere responsabile dei 4 omicidi per cui è stato condannato.

"Mi rendo conto del male che ho fatto e chiedo scusa ai familiari" delle vittime. È quanto ha detto Cesare Battisti al pm Alberto Nobili, responsabile dell'anti-terrorismo a Milano, che coordina le indagini sulle presunte coperture che l'ex terrorista dei Pac ha avuto durante la latitanza.

Tutto quello che è stato ricostruito nelle sentenze definitive sui Pac, "i 4 omicidi, i 3 ferimenti e una marea di rapine e furti per autofinanziamento, corrisponde al vero". Così il pm di Milano Alberto Nobili, ha riassunto le ammissioni fatte da Cesare Battisti davanti al magistrato, al quale l'ex terrorista ha anche spiegato: "Io parlo delle mie responsabilità, non farò i nomi di nessuno".

Gli attimi di paura di questa strage sfiorata emergono con ancora più forza dalla telefonata di uno dei ragazzini-eroi. "Mamma, siamo in un pullman, ci stanno uccidendo": ha detto terrorizzato Adam, 13 anni appena, durante il sequestro sulla strada provinciale 415, alle porte di Milano. A bordo del pullman, Adam telefona alla mamma, sullo sfondo si sentono le voci concitate e le urla degli altri ragazzini. "Ci stanno portando in un posto sconosciuto. Quello del pullman.... non sappiamo dove ci porti", dice Adam, la voce che lascia trasparire il terrore. La mamma risponde in arabo: "Sei a scuola e mi vuoi spaventare? E' uno scherzo?". Ma lui replica, inframmezzando l'italiano con l'arabo: "Mamma, ci portano via, sulla strada per Milano: l'autista vuole ucciderci, ha una pistola. Chiama la polizia...".  

Sono le 11.50 di mattina sulla strada provinciale Paullese zona San Donato quando le fiamme colorano di rosso la mattinata milanese: un bus delle Autoguidovie di Crema va a fuoco. Non è un incidente, né un problema tecnico. A scatenare l'incendio è Osseynou Sy, autista senegalese con il compito di portare alcuni studenti delle medie dalla scuola alla palestra. Doveva essere una normale mattina di studi, ma non è così. Invece di seguire il percorso prestabilito, il senegalese all' improssivo decide di "dirottare" il mezzo. Il bus è cosparso di taniche di benzina. "Vado a fare una strage a Linate", dice Osseynou agli studenti terrorizzati. Ci sono tutti gli ingredienti di un attacco terroristico in piena regola: "Devono fermarsi i morti nel Mediterraneo", rivendica il folle accusando Salvini e Di Maio. Vuole vendetta.

Sul posto si fiondano i carabinieri di San Donato e Segrate. I primi ad arrivare, come raccontano a ilGiornale.it fonti dell'Arma, sono i militari di Segrate che provano a tagliare la strada all'autobus per bloccarlo sulla carreggiata. Il senegalese però sperona l'auto di servizio e la trascina per diversi metri, poi si ferma a causa del traffico. In questi brevi ma fondamentali momenti di stallo, uno dei carabinieri scende dalla gazzella tamponata e raggiunge il mezzo. Si fa strada verso il lato posteriore dell'autobus, spacca con le mani il vetro e riesce a far scendere una cinquantina di bambini a bordo del bus. All'interno le fiamme stanno già divampando .

Il militare rimane ferito alle mani, forse a causa dei vetri divelti in quel gesto di coraggio. Ma il suo- e quello del collega che era con lui - è stato un intervento che ha sicuramente salvato la vita a decine di ragazzini. E forse impedito una carneficina.

Una lettera commovente. Vera. Dedicata ai quattro carabinieri "eroi" che hanno salvato i 51 ragazzini a bordo del bus dato alle fiamme, lungo la Paullese, dal senegalese Osseynou Sy. Il loro intervento è stato fondamentale: come raccontato dal Giornale.it, hanno prima raggiunto il bus dopo la chiamata al 112 da parte di un alunno a bordo del pullman.

Poi sono stati speronati, sono scesi dalla gazzella "armi in pugno" e "a mani nude" hanno divelto il vetro posteriore del mezzo estraendo i bambini terrorizzati. Il senegalese agitava un accendino, teneva due studenti in ostaggio, aveva cosparso il bus di benzina. Poco dopo è divampato l'incendio. La lettera dei colleghi ai quattro carabinieri è stata pubblicata dall'account ufficiale dell'Arma.

"Nel giorno in cui nasce la primavera - si legge sui social - festeggiamo cinquantuno bambini tornati a casa. Cinquantuno bambini, la primavera della vita. È stato tutto molto semplice, tutto come mille altre volte: una richiesta di soccorso, l’allerta della Centrale, l’intervento. È stato straordinario. Voi in pochi, di fronte a un autobus impazzito che vi speronava, a una minaccia terribile e mortale, alle fiamme che già divoravano le lamiere. Avete vinto. Nessuno si è fatto male, nemmeno chi di quell’orrore era stato l’artefice. Perché le vite si salvano tutte. Siete stati gli angeli della strada, i supereroi che volano fra i grattacieli proteggendo la metropoli, l’argine contro la follia. Noi in tanti, 110 mila, che di fronte a tanto abbiamo solo una parola. Grazie. Grazie per averci resi orgogliosi della nostra uniforme. Per aver ricordato chi sono i Carabinieri, che cosa fanno da più di due secoli. Sono quelli che corrono verso il pericolo laddove l’istinto umano è fuggirne. Quelli che vedono in ogni bambino un figlio, in ogni donna una sorella, in ogni anziano un genitore. Grazie perché domani sarete di nuovo sulla strada. Correndo alla prossima chiamata, pensando che in fondo non avete fatto che il vostro dovere".

Dopo l'intervento tempestivo dell'Arma, il senegalese - che aveva precedenti penali - è stato arrestato e la procura lo ha indagato per strage e sequestro di persona. Il suo è stato un piano premeditato. Ha acquistato la benzina, si è procurato un coltello per minacciare i ragazzi, li ha legati con le fascette. Puntava ad arrivare fino a Linate. "Da qui non esce nessuno vivo", urlava agli studenti terrorizzati. Voleva punire l'Europa per le sue "politiche criminali sulla migrazione". Ma non c'è riuscito. Grazie ai militari.

Anche Matteo Salvini ha voluto ringraziare i militari accorsi in soccorso dei ragazzi. "Grazie a questi eroi - scrve il ministro dell'Interno - grazie a quelli in divisa e ai giovanissimi che hanno dato l’allarme con grande coraggio. Poteva essere una tragedia, grazie a loro è stato un miracolo. Orgogliosi delle nostre Forze dell’Ordine". Orgogliosi.

A furia di parlare di razzismo e fascismo scrive il quotidiano il Giornale la sinistra è arrivata a creare mostri come il senegalese che ieri ha dirottato un bus con a bordo 50 ragazzini per vendicare i morti nel Mediterraneo - attacca la consigliera regionale in Lombardia - La retorica buonista dei porti aperti e dell’accoglienza sfrenata, sempre attuale nell’attribuire al ministro Salvini ogni tipo di colpa sul tema dell’immigrazione, è diventata benzina per infiammare pazzi disposti a gesti estremi come quello di ieri".

"La cosa che mi lascia perplessa - insiste Sardone - è il continuo tentativo da parte della sinistra di specificare che l’autista era italiano a tutti gli effetti solo per cercare di sminuire la gravità di una mancata strage che ha fatto il giro del mondo. È vero, dal 2004 aveva ottenuto la cittadinanza italiana ma questo non implica automaticamente l’integrazione e l’accettazione dei nostri usi e costumi: tanto è vero che questo folle voleva uccidere 50 bambini italiani per vendicare i profughi africani morti in mare, una sorta di legge del taglione assurda e spaventosa".

Ecco perché scrive il Giornale "Pd, buonisti, radical chic, coop e associazioni varie" che "lucrano col business dell’accoglienza" dovrebbero "farsi un esame di coscienza e smetterla di puntare il dito contro gli italiani: i morti nel Mediterraneo stanno diminuendo drasticamente proprio per effetto della politica dei porti chiusi".  

La tesi è chiara: "Fino a quando la sinistra, a braccetto coi migranti, continuerà a urlare nelle piazze che chiudere i porti e affermare la sovranità nazionale sono sintomi di un imminente ritorno al ventennio fascista non si potranno escludere del tutto episodi del genere”.

Intanto la procura milanese ha messo in chiaro che Sy voleva punire l'Europa per le sue politiche sull'immigrazione. Un intento voluto. "Premeditato", secondo il pm Greco. Ha nascosto i suoi precedenti penali per abusi sessuali e guida in stato di ebrezza per continuare indisturbato a fare l'autista dei bus. Poi ha deciso di vendicare i "migranti morti in mare".

La mattina si sveglia secondo la ricostruzione del quotidiano il Giornale,e come se nulla fosse e si metta alla guida del pullman. Copre i vetri con delle lenzuola nere, fa cospargere di benzina il bus, lega con delle fascette i ragazzi. Urla. Minaccia di dar fuoco a tutto. Nella confusione e nel terrore, uno degli scolari trova il coraggio di chiamare i soccorsi. Arrivano i carabinieri, provano a tagliargli la strada ma l'autista sperona la gazzella. In pochi istanti i militari prendono una decisione: infrangono il vetro posteriore e fanno scendere gli studenti. Poi salvano anche l'attentatore mentre all'interno del pullman divampano le fiamme.

"L'ho fatto per dare un segnale all'Africa, perché gli africani restino in Africa e così non ci siano morti in mare", avrebbe detto l'uomo in carcere, che avrebbe poi raccontato di essere un "panafricanista" che spera nella vittoria delle destre europee "così non faranno venire gli africani". Una versione che non convince, dato che i giovani che si trovavano sul mezzo hanno raccontato dei numerosi insulti rivolti dal senegalese al vicepremier Matteo Salvini e al governo.

Ma dal carcere Ouesseynou scrive il quotidiano Italiano cerca di spiegare anche perché avrebbe voluto raggiungere un aeroporto milanese: "Volevo andare a Linate per prendere un aereo e tornare in Africa e usare i bambini come scudo". E ancora: "Gli africani devono restare in Africa ed è l'Occidente che non lo consente". In questo senso andrebbe dunque letto il video messaggio registrato dall'uomo che, secondo i pm, "voleva mandare il messaggio 'Africa Sollevati' e dire agli africani di 'non venire più in Europa e punire l'Europa per le politiche a suo dire inaccettabili contro i migranti'".

Le due versioni stridono parecchio. Ma quel che è certo è che l'avvocato difensore dell'uomo ha chiesto una perizia psichiatrica: "È doveroso a fronte dell'enormità del gesto e su questo anche la Procura concorda".

Il senegalese ha agito con premeditazione. Aveva portato le taniche di benzina a bordo e le aveva coperte. Aveva nascosto i martelletti per rompere i vetri in caso di incendio e portava con sé, come hanno raccontato i ragazzi, un coltello. Ma non solo. Alcune studentesse hanno raccontato che Ouesseynou, già nei giorni precedenti l'attacco, aveva provato a dirottare il mezzo: "Già lunedì avevamo notato che ci trattava male. Uno della classe gli ha detto 'arrivederci' e lui gli ha risposto 'vaffanculo'. Prima aveva cercato di deviare strada ma un professore gli aveva detto poi di fare quella giusta".

Tiziana M., la bidella a bordo del mezzo, ha inoltre raccontato al giornale : "Sy ha chiuso le porte del bus con delle catene, non avrei mai pensato una cosa simile. Gli insegnanti sono stati legati e e lui mi ha detto di buttare la benzina sulla tenda e i finestrini e di sequestrare i cellulari. Io ho tenuto acceso il mio, ho fatto il numero della scuola e l'ho lasciato acceso perchè volevo che dall'altra parte sentissero".

Il gesto di ieri non può essere considerato un raptus. Ousseynou Sy, secondo alcune indiscrezioni raccolte dall'agenzia Agi, aveva ordinato via internet, tramite un collega, un taeser, dicendo di doverlo regalare alla nuova compagna. Aveva poi comprato due tanniche con 10 litri di benzina e le fascette da elettricista. Ma soprattutto aveva postato su Youtube un video per dire basta ai troppi naufragi delle carrette del mare. "Non ce la faccio più a vedere i bambini morire mangiati dai pescecani e le donne incinte affogare", si sente nel messaggio destinato a amici e parenti in Italia e in Senegal che ora gli inquirenti stanno cercando. Per il 47enne senegalese, padre di due figlie, diventato cittadino italiano nel 2004 dopo aver sposato una ragazza di Crema da cui poi si era separato, "l'Africa doveva rialzarsi" e i suoi connazionali non dovevano più partire per l'Europa che andrebbe punita per le sue "politiche criminali sulla migrazione".

Si domanda il Giornale per tutti i quindici anni, durante i quali ha lavorato per la Autoguidovie, nessuno ha mai rilevato segni di squilibrio? Chi lo conosce definisce Ousseynou Sy un "solitario". Ma negli ultimi giorni qualche campanello d'allarme avrebbe comunque dovuto scattare. Dalle testimonianze di tre ragazzi della scuola media di Crema è emerso che aveva cercato in un'altra occasione di deviare il mezzo di trasporto. Un professore lo aveva invitato a fare quella giusta. "Già lunedì avevamo notato che ci trattava male", hanno raccontato i ragazzini oggi, all'uscita di classe. Uno della classe lo ha salutato e lui, in tutta risposta, gli ha sbraitato in faccia un "vaffanculo".

Arrivato a Pantigliate l'autista ha coperto i vetri del parabrezza con lenzuola nere, forse per impedire ai ragazzi di capire dove fossero, poi li ha fatti legare e ha cosparso la benzina sui sedili. Del materiale si era munito la mattina prima di mettersi alla guida del mezzo con cui avrebbe dovuto portare gli studenti dalla palestra alla scuola. Per evitare che questi rompessero i finestrini e scappassero dal pullman, aveva poi rimosso dalla vettura tutti i martelletti frangivetro. Il diabolico piano per sequestrare il mezzo e fare una strage all'aeroporto di Linate era stato, dunque, messo a punto in ogni minimo paricolare e questo ha spinto la procura di Milano a contestare al senegalese l'aggravante terrorismo. Ora non resta che accertare cosa ci facesse alla guida di un autobus pieno di alunni di seconda media un soggetto pericoloso con precedenti per guida in stato di ebrezza e abusi sessuali sui minori.

"Perché una persona con simili precedenti guidava un pullman per il trasporto di ragazzini?". Quando ieri mattina la fedina penale di Ousseynou Sy è arrivata sul tavolo del Viminale, Matteo Salvini si è messo subito al lavoro per "vederci chiaro" e chiarire quanto prima tutte quelle falle nei controlli che hanno portato una persona con precedenti tanto pensanti a lavorare per la società che gestisce il trasporto pubblico a Crema. La Autoguidovie sostiene di non essere mai stata a conoscenza dei precedenti penali di Ousseynou Sy. Secondo quanto scrive il Corriere della Sera, il certificato penale sarebbe stato richiesto solo "al momento dell'assunzione", nel 2004. Poi non sarebbe stato più verificato. Ecco perché nessuno si è accorto della denuncia per abusi su un minore, la condanna a un anno con pena sospesa arriva solo nel 2018, o della guida in stato di ebrezza che invece risale proprio al 2004. Per nascondere all'azienda di trasporti il ritiro della pantente, secondo quanto appreso dall'agenzia AdnKronos, il terrorista senegalese si era messo in malattia. Va detto che i controlli sui precedenti non sono obbligatori nelle società private, ma è disarmante l'assenza di tutele per soggetti tanto vulnerabili come dei ragazzini di scuola media.

Intanto scrive il giornale,commentando l’attentato compiuto dal senegalese pregiudicato Ousseynou Sy, che ha tenuto in ostaggio minacciandoli 51 bambini a bordo di un autobus di cui lui stesso era al volante, prima di tentare di bruciarli vivi, il giornalista libanese ha dato davvero il meglio di sé.

Lo straniero, secondo il buon Gad, sarebbe stato mosso dall’odio manifestato dagli italiani nei confronti dei migranti. “La follia criminale del cittadino italiano Ousseynou Sy è l'esito di una contrapposizione isterica che manifesta ostilità agli immigrati additandoli come privilegiati, negando le loro sofferenze e la loro umanità”.

Inutile dire che il tenore dei commenti in risposta al post di Lerner è decisamente acceso. “Mi scusi ma legge quello che scrive? Stai a vedere che adesso la colpa è nostra... Roba da matti”, commenta una donna.“Sembra quasi che a Lerner dispiaccia che l'attentato sia fallito!”, replica amaramente un’altra. “Non è cittadino italiano ma senegalese, l'ennesimo che commette atti criminosi contro gli italiani. Voi comunisti ce li avete portati in Italia ed ora accusate, chi sta provando a ripulire il Paese, di seminare odio e paure”, attacca invece in modo più diretto un utente, a cui fa seguito un altro. “A uno come lei dovrebbero impedire di andare in televisione ad esprimere la sua opinione folle...il bello è che viene anche pagato.

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