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Lunedì, 25 Marzo 2019

Aprendo i lavoro allo Us-Italy Dialogue all'Aspen Institute, l'ambasciatore statunitense a Roma, Lewis M. Eisenberg, ha promosso la manovra economica che, invece, i commissari europei hanno bocciato dando il via all'iter per una procedura di infrazione contro il nostro Paese che potrebbe anche portare a pensanti sanzioni ecoomiche. "Il premier Giuseppe Conte sta lavorando molto per l'economia italiana e avrà molto successo, questo è quello che ritiene Donald Trump e anche la sua speranza", ha detto l'ambasciatore citando un tweet del presidente degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti vogliono raggiungere con l'Unione europea un "accordo commerciale di successo", come quello stretto con Canada e Messico. E in questo "l'Italia può giocare un ruolo fondamentale". All'Aspen Institute a Roma l'ambasciatore Eisenbergha invitato i presenti a "non sottostimare il ruolo fondamentale dell'Italia". "La vostra è una delle economie più grandi al mondo - ha spiegato - se i negoziatori europei adottano l'approccio aperto dell'Italia ai negoziati, sono sicuro che sia gli americani, che gli italiani arriveranno a un accordo giusto". Un'0apertura che è stata salutata con favore dal ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, anche lui presente alla conferenza internazionale US-Italy Dialogue.

"Gli Stati Uniti sono al fianco dell'Italia nella sua azione a favore di una manovra economica più espansiva", ha commentato Moavero inccassando il plauso di Washington alle politiche economiche del governo gialloverde. "Penso che quanto abbiamo sentito dall'ambasciatore sia chiaro - ha spiegato il numero uno della Farnesina - gli Stati Uniti sono al nostro fianco, perchè siamo per loro un partner che considerano importante e di conseguenza quando la nostra economia va meglio questo giova all'insieme del rapporto con gli Stati Uniti, come all'insieme del rapporto con gli altri Paesi dell'Unione europea".

"L'Italia getta una nube scura sullo scenario dei mercati in Europa - scrivono gli analisti americani e le cose potrebbero dover peggiorare prima di vedere un miglioramento". L'entrata a gamba tesa di Goldman Sachs arriva in un momento delicatissimo per l'esecutivo gialloverde che si trova da una parte alle prese con il varo della manovra economica in parlamento e dall'altra con le continue e sempre più energiche pressioni dell'Unione europea affinché venga corretto - di non pochi decimali - l'impianto delle misure contenute nella legge di Bilancio, in particolar modo il reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni. Nel report pubblicato oggi, proprio mentre l'Italia incassava il plauso di Washington gli analisti di Goldman Sachs non ci va per il sottile nell'esprimere il proprio scetticismo sulla capacità dell'Unione europea e del governo italiano di "cambiare rotta" alla manovra economica. La spinta, a detta loro, potrebbe invece arrivare dalla Finanza e dai mercati azionari. La banca d'affari si aspetta, infatti, che "il più probabile catalizzatore per un ritorno alla disciplina di bilancio sia un'ulteriore pressione dei mercati". E, si legge ancora nel report, "una volta che la nebbia si sarà diradata vediamo diverse ragioni per rimanere strategicamente costruttivi".La strategia del Governo italiano non sembra funzionare ed è importante che la cambiö, ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, sottolineando come sia ôpensata per essere uno stimolo e facilitare la crescitaö, invece questa ônon si sta materializzandoö mentre cÆè ôun aumento considerevole dei rendimenti che comincia a pesare sull'economia reale.

L'Italia è fra i rischi che potrebbero complicare più del previsto lo scenario di mercato europeo nel 2019, con "la crisi di bilancio che rimane irrisolta e l'economia italiana che ci aspettiamo 'flirterà' con la recessione all'inizio del prossimo anno". Lo scrive Goldman Sachs in un rapporto sull'"Atterraggio" della crescita mondiale ('Landing the plane') nel quale conferma la stima di una crescita italiana ferma allo 0,4% il prossimo anno contro l'1% del consensus delle analisi.

«Alla fine è un successo se pensate che a settembre ci chiedevano di stare sull'1,4%!». Rientrato da Buenos Aires Giuseppe Conte chiama al telefono i due vicepremier Di Maio e Salvini. A tutti e due ripete più o meno lo stesso ragionamento. Ovvero che lo «0,5% in più che abbiamo spuntato ci permetterà di fare tutto ciò che abbiamo promesso».

Nella fase convulsa della trattativa, oltre al ministro Tria e al ministro degli Esteri Moavero - che ha fatto la spola tra Roma e Bruxelles - decisivo è stato anche il ruolo del Quirinale che ha consigliato prudenza e dialogo sin dall'inizio di un braccio di ferro al quale il ministro Savona in origine aveva dato più di un argomento. Sotto i riflettori è però finito il ministro dell'Economia che i grillini ora accusano di non essere riuscito nella trattativa con Bruxelles laddove è invece arrivato Conte. Malumori che indicano forse la ricerca di un capro espiatorio, ma che segnalano anche la difficoltà della maggioranza a spiegare perché hanno tenuto in fibrillazioni imprese, investitori e famiglie per molte settimane.

La nota congiunta che i due vice diffondono a metà pomeriggio è riassumibile in un «bravo Conte» e in un sostanziale via libera che dà la misura della preoccupazioni con la quale Di Maio e Salvini hanno seguito l'ultima fase della trattativa del premier con Jean Claude Juncker. Con il fiato sospeso i due hanno atteso il racconto che il presidente del Consiglio ha fatto dei suoi incontri argentini che hanno coinvolto non solo il presidente della Commissione ma anche la Cancelliera Merkel, il presidente francese Macron e, telefonicamente anche molti altri leader dei paesi che compongono l'eurogruppo. A cominciare dal presidente di turno dell'Unione l'austriaco Sebstian Kurtz. A tutti Conte ha ribadito che l'Italia non intende entrare in collisione con Bruxelles e che è impegnata a trovare un'intesa per evitare la costosissima procedura per debito eccessivo.
Ovvero una vera e propria cura da cavallo da quaranta miliardi l'anno. Tanto la Ue avrebbe imposto, a partire da marzo, al governo giallo-verde per quello 0,8% in più debito. Compresa «l'immediata cancellazione di tutte le voci di spesa in corso». Meglio, quindi, far scendere di otto miliardi la manovra immaginata la sera del balcone di palazzo Chigi, far rientrare sotto al 2% il rapporto deficit-pil, e spalmare nel tempo le misure. Dopo le telefonate di ieri, è possibile che oggi a palazzo Chigi i tre si rivedano anche se ora il lavoro più gravoso è in mano ai tecnici del Mef che devono riscrivere intere parti della manovra di Bilancio.

«E' cambiato il clima - sostiene un ministro M5S - anche nel Paese e quindi è giusto correggere ma senza venire meno agli impegni». Il «clima» sono i sondaggi che da qualche tempo accreditano una buona dose di spavento di famiglie e imprese per le possibili conseguenze della manovra al 2,4%. Ne sa qualcosa il vicepremier leghista Salvini che ieri ha scritto a quattro quotidiani lombardi dicendo di «aver preso nota» «dei dibattiti locali degli ultimi mesi». Non meno preoccupato Di Maio il quale, occupato a respingere le accuse su note vicende familiari, aveva per primo dato a Conte il via libera alla trattativa con Bruxelles. Scendere di otto miliardi significa trasformare quota 100 - più indigesta a Bruxelles del Reddito - in una sorta di finestra temporale mentre il Reddito viene compresso al massimo nella platea e sempre più legato alla ricerca di un'occupazione. Le due misure verranno probabilmente dettagliate in un emendamento che verrà inserito nella manovra a palazzo Madama dopo che la Camera a metà settimana avrà votato con la fiducia il testo della manovra che, con una certa dose di inutilità, ha discusso ieri la Commissione Bilancio. Di fatto una corsa contro il tempo per completare l'iter entro lunedì 17 in modo da concedere alla Commissione il tempo per riscrivere il parere da consegnare all'Ecofin del 19. Oggi il ministro dell'Economia Giovanni Tria sarà a Bruxelles per la riunione dell'eurogruppo, ma la trattativa sembra chiusa anche se ieri Conte confidava ancora sulla possibilità di poter ottenere un altro 0.1% in più per gli investimenti.

Intanto stop intorno alle 2 di notte ai lavori in commissione Bilancio alla Camera, che ha all'esame la manovra. L'esame degli emendamenti riprende questa mattina alle 10.

La trattativa, ora, è soprattutto interna al governo. Perché per siglare un'intesa con l'Unione europea ed evitare una procedura d'infrazione dalle conseguenze pesantissime, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini devono dare il via libera ad una messa a punto di "quota 100" e reddito di cittadinanza che permetta di abbassare il deficit fino al 2%. Il mandato a Giuseppe Conte a trattare con Pierre Moscovici e Jean Claude Juncker è forte ma ancora condizionato a evitare "rinunce".

I leader di M5s e Lega, che in serata firmano una nota congiunta di fiducia alla trattativa del premier, si sarebbero convinti a cedere e abbassare il deficit ma non quanto serve: ci sarebbe al momento l'ok a tagliare lo 0,2% ma non lo 0,4%. Procedono così a rilento, tra continui litigi e rinvii, anche i lavori parlamentari sulla manovra. Alla fine di una lunga nottata di trattative, governo e relatori consegnano alla Camera un pacchetto di 54 nuovi emendamenti.

Avrebbero dovuto essere, secondo alcune fonti, almeno il doppio, ma soldi ce ne sono pochi: inserire - su pressione della Lega - il raddoppio dal 20% al 40% delle detrazioni Imu sui capannoni, misura che occupa ben 290 milioni dei 430 del fondo per l'attuazione del programma, comporta una tagliola del resto. E, nell'infinito braccio di ferro tra M5s e Lega, non solo i voti in commissione - a tre giorni dall'approdo in Aula della manovra - sono al palo, ma slittano misure come quelle per la famiglia o il taglio delle pensioni d'oro caro al M5s: da Chigi assicurano che "ci sarà" ma i leghisti vorrebbero inserirlo al Senato con "quota 100", lasciando a un decreto successivo il reddito di cittadinanza.

Proprio le pensioni finiscono nel mirino di Bruxelles, per il rischio che "quota 100" comporterebbe sulla tenuta dei conti della previdenza. Ma se Salvini avverte di voler "smontare la Fornero pezzo per pezzo", i leghisti hanno già scritto la norma in modo che sia transitoria, valida - intanto - per tre anni. Il problema per il 2019 è però che fare partire quota 100 e reddito di cittadinanza ad aprile, come vogliono Salvini e Di Maio, costa troppo. Perciò - spiegano fonti qualificate di governo - in queste ore entrambi i provvedimenti sono all'esame della Ragioneria e del Mef per essere "razionalizzati e affinati": due le soluzioni, o si fanno partire a giugno o si rimodula la platea. Il premier Conte, che ha continui contatti con i vicepremier, dovrebbe vederli lunedì, mentre Giovanni Tria affronterà una nuova prova di fuoco all'Eurogruppo, per illustrare loro il piano che ha elaborato per cambiare la manovra convincendo l'Ue. E in serata ottiene da Di Maio e Salvini un mandato a continuare a trattare: "Siamo nelle mani giuste", dicono del premier, per un "dialogo franco e rispettoso con le istituzioni Ue, senza rinunce sul patto con gli italiani" e le misure che puntano a una manovra espansiva "per evitare una terza recessione". A chi interpreta come un freno alla trattativa il proposito di Di Maio e Salvini di non fare "rinunce", fonti di Palazzo Chigi, interpellate al riguardo, precisano che è il contrario: un messaggio di totale fiducia. La trattativa con Bruxelles, che vede impegnate ai più alti livelli le istituzioni italiane ed europee, è pienamente aperta. I leader di M5s e Lega tentano fino all'ultimo di cedere il meno possibile. Ma, spiegano dal governo, neanche il deficit al 2,1% sembra bastare all'Europa: si deve arrivare al 2%. E una leva in tal senso possono essere le preoccupazioni delle imprese e dei territori. Che è sempre più forte, tanto che Salvini scrive ai giornali lombardi per rassicurare il suo elettorato: nella manovra - è il senso - c'è attenzione ai territori, i timori sono ascoltati.

 L’emergenza Genova sarà a carico dei cittadini liguri.
Il Governo, dopo aver fatto un decreto che metteva poco o niente per il PonteMorandi, ora prevede aumento accise benzina quelle che Salvini voleva abolire in campagna elettorale +0,05 euro/litro in Liguria.

"L'emendamento del Governo alla Legge di Stabilità relativo alle accise non comporterà alcun aumento delle tasse in Liguria, ma semplicemente si rinnoveranno accise in vigore da anni e utilizzate a sostegno dei territori colpiti da emergenze di Protezione Civile". Così la Regione Liguria stamani in una nota smentisce un aumento della pressione fiscale di competenza regionale sulla benzina. "Non ci sarà un centesimo in più di accise, ma solo euro destinati alla lotta al dissesto idrogeologico nella nostra Regione", ribadisce l'ente.



Sergio Cesaratto è un fiume in piena nella sua intervista a La Verità in cui ha preso una posizione chiara e netta sulle responsabilità della Germania nella crisi economica dell’eurozona iniziata nel 2008 e inasprita con le tensioni sui debiti del 2010-2011: “La Germania ha guadagnato con la crisi del 2008: l’euro si è indebolito e ha rafforzato le esportazioni tedesche”, ha detto il professore ordinario di politica monetaria e fiscale dell’Unione economica e monetaria europea, economia della crescita e post-keynesian economics all’università di Siena al quotidiano milanese ripresa dal Dagospia e dal Il Giornale.

Secondo Cesaratto, l’insostenibilità dei debiti pubblici dei Paesi periferici dell’area euro è stata dettata da un circolo vizioso auto alimentatosi per anni. “Questi Paesi ricevevano prestiti dalla Germania, che si traducevano in acquisto di beni tedeschi. Una politica mercantilista, quella di Berlino: tenere bassi i salari interni, così i profitti sono alti, e il sovrappiù dei prodotti viene venduto all’esterno. Ma è una politica che ha le gambe corte: i Paesi periferici vedono crescere il loro debito, c’è scarsa fiducia sulla loro capacità di restituirlo e scoppia la crisi. Il modello tedesco è incompatibile con un’unione monetaria. Il problema dell’ Europa è la Germania”.

Obiettivo diretto di Cesaratto è l’impostazione della politica commerciale tedesca e il suo “mercantilismo monetario“. La Germania e gli altri Paesi in forte surplus commerciale, come l’Olanda, “hanno approfittato dell’indebitamento e delle importazioni dai Paesi periferici per accrescere le proprie esportazioni e […] ora violano la regola del gioco fondamentale di aiutare il riequilibrio all’interno dell’unione monetaria espandendo la propria domanda interna”. In questo contesto, la Germania, pur criticando il quantitative easing di Mario Draghi, ne ha indirettamente beneficiato grazie al volano garantito dalla svalutazione della moneta unica...

La Germania ha guadagnato miliardi dalla crisi che ha colpito la Grecia e che ha portato il popolo greco nel baratro dell’indigenza. A rivelarlo non sono movimenti euroscettici, né leader populisti né governi antitedeschi, ma direttamente il governo di Berlino, in risposta a un’interrogazione parlamentare promossa dai Verdi scrive il quotidiano il giornale.

Da quanto si è potuto comprendere, le casse della Germania hanno guadagnato circa 2.9 miliardi di euro come conseguenza indiretta della crisi greca. Guadagni scaturiti, in gran parte, come risultato del programma di acquisto di titoli di debito greci da parte della Banca centrale europea.

Il meccanismo funziona così. Dal 2010 la Germania ha acquistato obbligazioni di Atene come parte di un accordo dell’Unione europea per sostenere l’economia greca. Le obbligazioni furono acquistate dalla Bundesbank e poi trasferite al tesoro statale.

L’accordo originale tra Berlino e Atene prevedeva che qualsiasi interesse guadagnato sulle obbligazioni sarebbe stato restituito alla Grecia quando avrebbe adempiuto ai suoi obblighi sulle riforme. Solo che è successo qualcosa che ha cambiato sensibilmente le carte in tavola.

Fino al 2017, la Bundesbank aveva guadagnato utili su quegli interessi pari a 3.4 miliardi di euro. Ma ne ha trasferiti molti di meno alla Grecia. 527 milioni nel 2013 e 387 milioni nel 2014, lasciando un utile di 2 miliardi e mezzo. A questi, si devono poi aggiungere 400 milioni di interessi maturati grazie a un prestito della KfW Bankengruppe (KfW), la Banca per lo sviluppo.

Dati che hanno provocato la rabbia dei Verdi, i quali da sempre chiedono alla Germania di allentare la morsa sul debito greco come gesto per far ripartire l’economia di Atene. “La Germania ha tratto notevoli benefici dalla crisi greca, non è accettabile che il governo consolidi il bilancio tedesco con i benefici della crisi greca”, ha detto il portavoce del gruppo parlamentare verde Sven-Christian Kindler.

Secondo Kindler, i greci hanno mantenuto le loro promesse sulle riforme facendo tagli dolorosissimi, ma “ora è il momento del gruppo euro di mantenere le sue promesse”. Ed è un attacco rivolto soprattutto alla Germania che, insieme ad altri Paesi dell’Europa settentrionale, ha sempre voluto mantenere il pugno duro nei confronti della Grecia.

Secondo sempre il Giornale  Alexis Tsipras non può certo cantare vittoria. Può solo sommessamente dire grazie ai suoi creditori, così come il popolo greco può provare a pensare di nuovo a un futuro di speranza. Ma i guadagni, cinici, della Germania sul debito greco dimostrano, ancora una volta, di cosa sia fatta questa Unione europea.

Fare cassa su un popolo affamato, per giunta alleato e partner di un’Unione come quella europea, dimostra che  l’Europa germano centrica non è una realtà del mondo populista, ma uno scoglio per chiunque possa pensare a una Ue diversa. La Grecia, al collasso, che ha bisogno di soldi più di chiunque altro, vede il Paese economicamente più forte lucrare sul suo debito: lo stesso per cui sono morte persone, attività e imprese.

Il muro contro muro continua. Mentre Moscovici pur tendendo la mano al premier Conte  rimarca che ad oggi "serve una procedura di infrazione" contro l'Italia, Salvini chiude alla possibilità di inviare un "nuovo documento" ai vertici di Bruxelles. Certo, qualche decimale verrà probabilmente corretto in parlamento ma l'impianto della legge di Bilancio resterà pressoché invariato. A partire dalle misure che smobilitano la legge Fornero. Quota 100 partirà, come previsto, dal prossimo febbraio e riguarderà potenzialmente oltre 600 mila italiani che potranno scegliere se continuare a lavorare liberamente o andare in pensione liberando centinaia di migliaia di posti di lavoro. "I soldi ci sono - rimarca Salvini - e, anzi, i tecnici ci stanno dicendo che forse ne abbiamo messi anche troppi per eccesso di prudenza". Nessun passo indietro è, poi, previsto sul piano straordinario di assunzioni di 8mila uomini e donne delle forze dell'ordine che presidiano il Paese difendendolo da attacchi interni ed esterni. "Quei soldi - promette il vice premier leghista - ci saranno a prescindere da qualunque tavolo, da qualunque letterina".

Che la maggioranza in parlamento sia improntata ad andare avanti sulla strada tracciata sin qui lo conferma anche il leghista Alberto Bagnai. "Non esiste motivo economico né politico per deflettere dall'impianto della manovra", spiega il presidente della Commissione Finanze al Senato sottolineando, ai microfoni di Radio anche io, che quello in corso con Bruxelles è "un dibattito politico" dovuto all'orientamento del governo giallo verde diverso da quello dell'esecutivo europeo. Una situazione che Bagnai definisce "surreale" perché, insiste, "l'economia italiana è solida" e le istituzioni europee non dovrebbero creare tensioni e "seminare il panico" sui mercati azionari. "In questo contesto - conclude l'esponente leghista - non c'è alcuna fuga dai titoli di Stato italiani".

Ci sarà la manovra economica che spetta al Parlamento approvare - mette in chiaro Matteo Salvini - quindi mi sembrerebbe originale e ingeneroso che qualcuno dall'Unione europea prendesse dei provvedimenti sanzionatori prima ancora che la manovra esista". Le dichiarazioni rilasciate dal vice premier leghista, a margine della inaugurazione del nuovo anno accademico alla Scuola di perfezionamento della Polizia, raffreddano i rapporti tra l'esecutivo gialloverde e la Commissione europea che in questi stanno trattando per evitare all Italia la procedura di infrazione. "Non siamo una monarchia ma una repubblica parlamentare - scandisce - quindi fino a quando non passa dal Parlamento la manovra non esiste".

"Da un lato tende la mano all'Italia e dall'altro minaccia il governo con le procedure di infrazione che sono ormai lo spauracchio che Bruxelles agita per convincere Roma ad abbassare le pretese in manovra. E così dopo la cena di sabato tra Juncker e Conte in cui il governo sostanzialmente ha concesso margini di revisione all'Ue e dopo le apertuire di Salvini, arriva la voce (grossa) di Moscovici che mette ancora in guardia Roma: "Allo stato attuale, per quanto riguarda il debito, sarebbe necessaria una procedura di infrazione...".

Parole chiare che di certo non rasserenano il clima tra l'Italia e l'Ue. Sulle sanzioni poi Moscovici aggiunge: "Non sono mai stato un partigiano delle sanzioni. Penso che le sanzioni siano sempre un fallimento". Dopo il bastone, come detto, arriva la carota e Moscovici tende nuovamente la mano al governo italiano: "Sono sempre stato un commissario favorevole alla flessibilità - ha aggiunto Moscovici - aperto al dialogo tra Roma e Bruxelles, legato a un’Italia che rimanga al centro della zona euro. Per l’Italia la porta resta aperta, la mano tesa. Dobbiamo cercare con tutte le forze delle soluzioni condivise nell’interesse degli italiani e della zona euro".

Le riforme le facciamo, non torniamo indietro. Il problema è farle bene. E se sarà possibile recuperare dei soldi, lo faremo, possibilmente destinandoli agli investimenti. Io non cerco alibi, ma non ne darò". Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in una conversazione informale col Corriere.

Il governo apre alla possibilità di una trattativa con l’Europa. E lo fa dicendo di essere pronto a ritoccare i decimali. Ad aprire le danze è Matteo Salvini: "Penso nessuno sia attaccato a quello, se c’è una manovra che fa crescere il Paese può essere il 2,2, il 2.6... non è problema di decimali, è un problema di serietà e concretezza. L’importante è confermare le riforme su pensione, lavoro e aiuti alle imprese". Poi in serata fonti Cinque Stelle confermano la linea. "Conte ha tutto il nostro sostegno. Come abbiamo sempre detto il tema non è il muro contro muro sul deficit, su cui c’è sempre stato pieno dialogo" è il ragionamento. Non difenderemo i numerini ma i cittadini».

«Noi vogliamo dialogare con l'Ue, vogliamo trovare una soluzione ma non possiamo tradire le promesse fatte perché non siamo come tutti gli altri governi. Le promesse si manterranno, non ci saranno slittamenti». E ancora: «Si è detto troppo poco di come abbiamo costruito la manovra. Gran parte dei fondi li abbiamo trovati nel bilancio sebbene tutti pensino che sia una manovra per deficit. Stiamo per tagliare le pensioni d'oro nella legge di bilancio che entro dicembre sarà approvato e andiamo a mettere mano in spese inutili negli appalti della Pa e delle partecipate». «Con i tagli agli sprechi finanzieremo la riforma quota 100. Abbiamo messo un miliardo in più sulla Sanità e ora stiamo facendo un piano con il ministro Grillo per non chiudere i piccoli ospedali», sottolinea ancora Di Maio.

«Il reddito di cittadinanza andrà a calare negli anni successivi. La misura interviene il primo anno ma poi mira al reinserimento nei posti di lavoro che si liberano con quota 100 quindi non spenderemo gli stessi soldi i primi due anni di reddito di cittadinanza».

«Oggi il Cdm darà la delega al sottosegretario a Vito Crimi per tutte le aree sismiche italiane. Ci sarà un unico punto di riferimento per le aree colpite», afferma il vicepremier Luigi Di Maio nel corso del Restitution Day dei consiglieri regionali abruzzesi. «Nei primi giorni di dicembre - continua - firmerò il decreto semplificazione che sarà immediatamente legge. Interverremo sul Sistri che in queste condizioni non serve a nulla».

Una melina. Così la Repubblica descrive la strategia che Di Maio e Salvini hanno intrapreso sulla manovra per opporsi alla procedura di infrazione avviata dall'Europa. L'obiettivo è "tirare" sei mesi, fino alla fine di maggio 2019, per arrivare alle elezioni europee senza avere sul groppo le sanzioni di Bruxelles, che penalizzerebbero alquanto le prestazioni elettorali dei due partiti di governo.

A questo punterebbero, secondo il quotidiano di Calabresi, l'ipotesi di un "alleggerimento" del rapporto deficit/Pil (da 2,4 a 2,2%) che il governo ha buttato là nelle ultime ore. O, ancora, l'ipotesi di un rinvio della partenza del reddito di cittadinanza ad aprile o di una riduzione della platea di coloro che andrebbero in pensione grazie alla Quota 100. L'obiettivo comune di Salvini-Di Maio è tirare fino a maggio, consapevoli, i due leader, che dopo le Europee scatterà un "liberi tutti" che sarà legato in gran parte proprio all'esito di quel voto.

Jean-Claude Juncker gioca a fare il "poliziotto buono" - almeno nelle uscite pubbliche -, il suo vice, Valdis Dombrovskis mantiene la linea più dura nei confronti dell'Italia. "Serve una correzione sostianziale e non marginale della traiettoria di bilancio", dice il vicepresidente della Commissione europea. E alla domanda se una riduzione del deficit al 2 o al 2,2% del deficit sia sufficiente per trovare una soluzione con il governo ha ricordato che al Consiglio Ue di luglio l'Italia si era impegnata per fare "uno sforzo strutturale dello 0,6% del Pil e invece prevede un peggioramento dello 0,8%".

"Si tratta di un peggioramento dell'1,2% del Pil", ha accusato, "Il divario è molto grande e occorre una correzione sostanziale della traiettoria fiscale, non marginale". Dombrovskis ha anche citato le previsioni della Commissione sull'Italia: "L'economia italiana sta rallentando, abbiamo fatto una revisione delle stime di crescita dall'1,3% a 1,1% per quest'anno. Questo sembra indicare che il governo dovrebbe correggere il corso della sua politica di bilancio, perchè la direzione sembra essere controproducente".

A Moscovici che insiste sui pericoli di una manovra economica italiana destinata a far lievitare il debito pubblico, Conte ha avuto l'ardire di ricordare le magagne francesi. "Pierre", ha detto al commissario europeo, "guarda che in società complesse come le nostre la stabilità sociale è più importante di quella finanziaria. Pensa alla tua Francia: prima avete avuto la rivolta delle "banlieues", delle periferie. Ora avete la protesta dei "gilet gialli". Sono segnali da non trascurare".

Non fa nomi, il Commissario Ue. Ma non è difficile immaginare a chi siano indirizzate le dichiarazioni contenute nel suo discorso al Centre for European Reform. E dopo aver immaginato tanti piccoli Mussolini che si aggirano per il Vecchio Continente, ora arriva addiruttira a parlare del rischio di un nuovo conflitto intra-europeo.

Se saranno i nazionalismi ad imporre la loro visione della "preferenza nazionale" l'Unione Europea "morirà" e tornerà la "guerra" in Europa, è il ragionamento di Moscovici che non ha mai nascosto una certa antipatia per i vari Salvini, Le Pen, Orban e via dicendo. Li vorrebbe "sconfiggere alle prossime elezioni". Anzi, lo considera un fatto fondamentale per la sopravvivenza dell'Ue. "Se reintroduciamo le divisioni tra noi, Nord-Sud, Est-Ovest, e se la preferenza nazionale diventerà il modo di pensare l'Europa, l'Europa morirà", ha spiegato il commissario Ue senza mezzi termini. Non è il primo affondo che riserva ai cosiddetti populisti. basti pensare agli scontri con Matteo Salvini.

"Senza l'Europa, sono sicuro che la guerra può riemergere qui", ha sottolineato il commissario, ricordando il discorso di Francois Mitterrand davanti all'Europarlamento nel 1989, quando l'allora presidente francese disse "il nazionalismo è la guerra".

La manovra, spiega il ministro, "è stata costruita con uno spirito di ricerca dell’equilibrio e stiamo dialogando in modo virtuoso con la Commissione europea per trovare miglioramenti condivisi, miglioramenti che il parlamento può apportare nella sua sovranità". Tria spiega che è necessario un "serio bilanciamento delle politiche da adottare" perché oggi si presenta un "dilemma": se scegliere di "rafforzare misure all’economia" o adottare una "maggiore prudenza di spesa". A ciò "si sovrappone anche la necessità di non divergere dalle regole europee che rischierebbe di produrre effetti negativi sulla crescita e sulla stessa politica espansiva che abbiamo deciso".  

"Non accettiamo lezioni di morale" dall'opposizione sulle scelte di politica economica. E riferendosi al precedente governo si toglie un sassolino dalla scarpa: "Non è nostra intenzione parlare di responsabilità del passato e ho ricordato che si tratta della nostra storia comune" ma "nel momento in cui dialoghiamo con la Commissione europea, nel dibattito domestico non accettiamo che qualcuno venga a farci la morale in tema di politiche per la crescita". Negli ultimi anni, attacca il ministro, "c'è stato un aumento della spesa corrente per finanziare la stagione dei tanti bonus con oneri che continuano a pesare sul nostro bilancio".

Due sono gli obiettivi che si pone il governo con questa manovra: "Aumentare il tasso di crescita e ridurre il rapporto debito-pil. I pilastri per raggiungere questi obiettivi - aggiunge Tria - sono: il rilancio degli investimenti, l'avvio delle riforme fiscali, il rafforzamento delle politiche per il contrasto della povertà, per il lavoro e la riforma del sistema pensionistico".

La stima sulla crescita nel 2019 formulata dal Governo "è metodologicamente corretta",ha ribadito il ministro riferendosi alla previsione dell’1,5% contestata da tutti gli istituti di previsione e facendo notare che "la stima dell’Istat diffusa a novembre diverge di soli due decimali, da 1,3% a 1,5%".

Se l’Ecofin confermerà l’opinione sulla manovra italiana espressa dalla Commissione europea "apre alla prospettiva di una procedura d’infrazione per deficit eccessivo basata sul debito: si tratta di una prospettiva che pone oggi il governo e il parlamento sovrano di fronte alla necessità di assumere decisioni di forte responsabilità che richiede un’operazione di verità sulla quale costruire ampio consenso".

"L'Italia ha beneficiato della politica espansiva del Quantitative easing (Qe)" della Banca centrale europea, che "ha portato a un risparmio per 35 miliardi". Questo beneficio, però, "non si è riflesso in una discesa del debito e, solo parzialmente, sulla spesa per interesse", ed "è stato assorbito per la stagione dei tanti bonus".

 

 

 

 

 

Continua lo scontro a distanza tra Pierre Moscovici e Matteo Salvini. Uno scontro fatto di accuse e dichiarazioni al vetriolo, con la manovra italiana sullo sfondo."Sull'Italia ho una parola d'ordine che in questo momento non è né formale né fittizia: in questo momento il dialogo con l'Italia è piu' necessario che mai", ha detto il commissario europeo agli Affari economici, Pierre Moscovici, intervenendo dinanzi ai deputati della commissione per gli Affari europei all'Assemblea Nazionale di Parigi. 

Con l'Italia, ha però aggiunto, "possiamo avere un accordo sulle regole, avvicinarci a queste regole, ma non può esserci una trattativa da mercanti di tappeti". "Nel tennis - ha detto - quando la pallina cade sulla linea, magari leggermente all'esterno, un arbitro indulgente puo' considerare che hai segnato il punto (…) Ma se lanci la pallina sugli spalti, non c'è arbitro che possa accettare il punto". Oggi, con l'Italia, "la pallina è sugli spalti, e la Commissione è l'arbitro". 

"Il popolo italiano - è la replica di Salvini - non è un popolo di mercanti di tappeti o di accattoni. Moscovici continua ad insultare l'Italia, ma il suo stipendio è pagato anche dagli italiani. Ora basta, la pazienza è finita".

Da Uno Mattina il segretario del Carroccio aveva già replicato a Moscovici, mantenendo tuttavia toni abbastanza pacati. "Mi dicono dall'Europa che non posso smontare la Fornero? Io porto rispetto ma viene prima il diritto al lavoro e alla pensione degli italiani - aveva spiegato - L'unica cosa che l'Europa non può chiedermi è di lasciare immutata la legge Fornero, ho visto quanta sofferenza ha causato agli italiani". 

Davanti alle telecamere il ministro dell'Interno aveva assicurato di non voler "litigare con nessuno", ma se deve scegliere "tra Bruxelles e gli italiani la scelta è facile". "Chiedo rispetto per il popolo italiano, che dà ogni anno 5 miliardi a Bruxelles - aveva chiosato il leghista - Sulle manovre del passato non hanno avuto nulla da eccepire e il debito è aumentato di 300 miliardi".

Mentre Conte continuava a ripetere che "siamo responsabili" e che non c'è alcuna "ribellione" dell'Italia a Bruxelles, da Moscovici che però continua a parlare di "dialogo"

arrivava una netta chiusura a "trattative" con Roma: "Con l’Italia possiamo avere un accordo sulle regole, avvicinarci a queste regole, ma non può esserci una trattativa da mercanti di tappeti", ha affermato al Parlamento francese. "Ho evocato il rischio italiano come un rischio per la crescita, per la coesione della zona euro, per il paese stesso. Con una volontà politica assoluta della Commissione, a partire da me stesso, di non provocare, di non accettare una crisi tra Roma e Bruxelles. Abbiamo bisogno dell'Italia per quello che è, un paese fondatore della comunità europea e cuore della zona euro".

Dura la replica di Salvini: "Il popolo italiano non è un popolo di mercanti di tappeti o di accattoni. Moscovici continua a insultare l'Italia, ma il suo stipendio è pagato anche dagli italiani. Ora basta: la pazienza è finita".

A puntare il dito contro Bruxelles, sottolineando il doppio pesismo usato dai vertici europei per analizzare le leggi di Bilancio e lo sforamento del debito pubblico di Italia e Francia, è Marine Le Pen. Che, all'indomani della bocciatura della nostra manovra economica , torna ad accusare l'Unione europea criticando duramente la decisione di aprire la strada che potrebbe portare alla procedura di infrazione prima e alle sanzioni economiche poi. "Non è una decisione di tipo economico ma solo politica - spiega chiaramente in una intervista alla la stampa per questo mi fa ancora più rabbia".

Le ripercussioni della bocciatura dell'Unione europea alla manovra economica italiana e i continui scontri tra Matteo Salvini e i commissari Europei  si stanno propagando in tutta europea. Le elezioni europee non sono così lontane perché la mossa di Bruxelles non abbia un'eco violenta in tutti i Paesi membri. In Francia la Le Pen, il cui partito è alleato della Lega all'Europarlamento, non fatica a bollare la bocciatura della Commissione europea come "una decisione di tipo politico". la bocciatura, insomma, non avrebbe niente a che vedere con motivazioni di carattere economico.

"Il debito pubblico francese è salito più velocemente di quello italiano e, anche se minore, è ormai pari al 100% del Prodotto interno lordo, senza contare l'enorme deficit nella bilancia commerciale mentre l'Italia assicura sempre un surplus", fa notare onostante questo la presidente di Raggruppamento nazionale. Eppure, continua, "la Commissione europea tratta Emmanuel Macron con i guanti di velluto e gli concede ampi margini di flessibilità, mentre fa prova di una severità spropositata con l'Italia".

Nell'intervista alla Stampa, la Le Pen parla (senza troppi giri di parole) di vendetta. Con la bocciatura di ieri, è il ragionamento, la Commissione europea, ha voluto "punire Salvini" che da anni ha fatto dell'anti europeismo il proprio vessillo. Secondo la presidente di Raggruppamento nazionale, il progetto del governo gialloverde era e resta valido. "Se rilanceranno l’economia cancellando le politiche di austerity - conclude - sarà la sconfitta di Bruxelles".

Il Premier Conte che sabato sera avrà una cena di lavoro con il presidente Juncker - dice: "Non vedo l'ora di confrontarmi con lui. Siamo responsabili, non c'è nessuna presunta ribellione all'Ue". E aggiunge: "Abbiamo un obiettivo comune con l'Europa, stiamo lavorando alla riduzione del debito". Anche se precisa che "per interesse degli italiani non siamo disposti a rinunciare a nulla".

Una linea, quella del dialogo, sostenuta anche dal Quirinale nella speranza che il giudizio di Bruxelles possa essere corretto con qualche concessione. Conte dispensa ottimismo anche sullo spread: "Scenderà", dice. "È una manovra per far crescere il paese, quando tutti ci accorderemo anche a livello europeo su questo obiettivo lo spread scenderà". Intanto chiede aiuto ai giornalisti per stemperare i toni. E assicura che i rapporti tra Lega e 5Stelle sono "molto buoni" .

Punirne uno per educarne 28. La bocciatura Ue è politica. Questa e l intervista del Prof Rinaldi alla La Notizia giornale.it, che metto per intera :

La bocciatura della Manovra e il conseguente avvio della procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia? “Una forma di avvertimento nei confronti degli altri Paesi”. In pratica, una sorta di riproposizione del detto “punirne uno per educarne cento”. O, meglio 28. Tanti quanti sono i Paesi dell’Unione europea. A dirlo è l’economista Antonio Maria Rinaldi. “Credo che la Commissione Ue abbia voluto procedere ad una forma di punizione affinché gli altri intendano”.

Tuttavia siamo noi adesso ad un passo dalla procedura d’infrazione.

“Era scontato. Quello che salta agli occhi è che la Commissione ha avviato una procedura mai avviata prima. Stiamo parlando di una regola del 2013 che “punisce” l’eccesso di deficit perché implica un incremento del debito”.

Sapevamo, però, che c’era il rischio di andare incontro a questo.

“Sappiamo altrettanto bene cosa sia accaduto con gli altri Paesi negli anni passati che si sono comportati in maniera simile: niente. Non si capisce perché si siano svegliati solo con l’Italia”.

Lei che idea si è fatto?

“Esattamente quanto dicevo prima: è più che lecito pensare che se gli altri Paesi adottassero le stesse strategie italiane, dunque contravvenendo alle regole dell’austerity, sarebbe di fatto una sorta di sconfitta per la stessa Commissione. E quindi hanno ritenuto opportuno agire con la mazza ferrata con l’Italia”.

Da Bruxelles, però, continuano a ripetere che questa Manovra farà crescere il debito. Come mai?

“È alquanto paradossale che la previsione del debito si basa su una presunzione, dato che ovviamente non si è ancora verificata. È quanto loro presumono in base ai calcoli che hanno fatto loro. Il che risulta particolarmente bizzarro: io ti punisco preventivamente perché io ritengo che questa tua Manovra non porterà crescita. È una presunzione basata su convinzioni che hanno i tecnici europei. E sappiamo bene che in passato tutte le previsioni formulate dalla Commissione europea si sono poi ex post rivelate completamente sballate, Grecia docet”.

Non le pare strano che Juncker abbia rinviato l’incontro con Conte a sabato, di fatto dopo la decisione della Commissione?

“Juncker si è fatto completamente latitante. In uno spirito collaborativo non mi pare il massimo, ecco”.

Ora cosa succede?

“La procedura ha delle tempistiche estremamente lunghe. Il problema è che bisogna inserire il tutto in un’ottica di mercati piuttosto turbolenti: a livello globale, e in particolare nell’Eurozona, c’è un ritracciamento a ribasso dei tassi di crescita e questo potrà comportare nel prossimo futuro situazioni analoghe a quella italiana. E infatti mi meraviglio che Paesi che sono sulla lama del rasoio, in particolare la Francia, potrebbero trovarsi nella situazione di dover sforare il famoso tetto del 3%. A quel punto sarei curioso di sapere il comportamento di questi Paesi oggi così intransigenti con l’Italia. A meno che non passi il solito ritornello junckeriano secondo cui “la Francia è la Francia””.

A proposito di Francia, che ne pensa dell’idea franco-tedesca di tagliare i fondi a chi non rispetta le regole?

“Sono gli ultimi colpi di coda. Macron è precipitato in maniera drammatica nei sondaggi, la signora Merkel non è che stia riscontrando enormi successi elettorali. Il fatto che questi due Paesi vogliano oggi proporre qualcosa di così forte e vincolante, mi pare folle”.

C’è il rischio che all’Italia vengano davvero tagliati i fondi europei?

“Va ricordato che l’Italia è un contributore netto per le casse Ue. Dunque il nostro Paese si troverebbe nella situazione in cui non solo le viene chiesto di dare di più rispetto a quello che incassa, ma addirittura di smettere totalmente di poter incassare. Ripeto: mi sembra una follia”.

Cosa deve fare il Governo ora?
“Andare avanti. Il deficit al 2,4% è il minimo sindacale per poter realizzare quanto il Governo ha dichiarato. Anche perché così si potrebbe dimostrare il fallimento delle teorie dei cultori dell’austerity, teorie che hanno di fatto creato solo disastri”.

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