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Matteo Salvini torna all'attacco in una intervista alla Tass. "Sono sempre più convinto - ha detto il  ministro dell'Interno - che le lobbies finanziarie a Bruxelles non possono accettare la nostra presenza al governo: questa reazione non mi sorprende, per anni hanno manipolato fantocci mentre adesso sono costretti ad avere a che fare con due movimenti politici verso i quali non possono fare ricatti poiché non devono niente a nessuno, se non difendere gli interessi del loro popolo".

Una visita importante che servira al Governo Italiano  per ribadire la volontà dell'esecutivo di garantire la tutela del business fra Roma e Mosca e impegnarsi sul fronte delle sanzioni. In questi anni di blocco del commercio con la Russia, infatti, l'Italia ha già perso sette miliardi. Ma il problema qui non è "solo" la perdita di denaro: l'attenzione va anche sulle quote di mercato che sono passate direttamente nella mani di altri operatori stranieri.

Così Salvini è volato a Mosca e la speranza degli industriali italiani è che il governo giallo verde riesca ad addolcire le sanzioni alla Russia. Sanzioni che hanno fatto perdere "agli esportatori italiani 7 milioni di euro al giorno". Il vice premier leghista, già in passato, aveva espresso il suo parere (contrario) in merito alle sanzioni, definendole "un'assurdità sociale, culturale ed economica". E la sua posizione non è mai cambiata, mai il problema sembrano essere gli Usa.

Il governo Lega-Cinque Stelle, infatti, si è impegnato nel fare il possibile per rimuovere le sanzioni, ma l'asse con gli Stati Uniti non permette una grandissima libertà di manovra. E da parte dell'amministrazione americana, nonostante le aperture nei confronti di Vladimir Putin, è già stato ribadito di voler confermare il regime punitivo nei confronti della Russia.

Matteo Salvini sui social  annuncia ai suoi sostenitori: "Buona giornata Amici, in partenza per Mosca per incontrare centinaia di imprenditori italiani che resistono, nonostante tutto e tutti. Quello che faccio e farò io: resistere e non mollare, mai, nonostante tutto e tutti! Vi voglio bene".

Ma oggi è anche la Francia ad andare all'attacco. "Tutte le decisioni che vengono prese a Berlino, Roma, Parigi o Bruxelles - ha detto il ministro francese dell'Economia Bruno Le Maire intervistato da Radio Classique - hanno un'incidenza su di noi, gli altri Paesi della zona euro, il ripiegamento su se stessi, decisioni prese senza alcuna considerazione per i partner non porteranno assolutamente da nessuna parte, non faranno che indebolire la zona euro".

"Valutare la manovra italiana - ha detto ancora - spetta alla Commissione europea, è lei responsabile. L'unica cosa che posso dire, che vorrei spiegare, è che siamo 19 Paesi, siamo tutti sulla stessa barca, siamo all'interno di un'unione monetaria, abbiamo scelto la stessa moneta e nessuno può considerare che la sua sorte non abbia un impatto su quella degli altri". "Quando hai la stessa moneta - ha insistito Le Maire - tutte le decisioni prese a Berlino, Roma, Parigi o Bruxelles hanno un'incidenza su tutti gli altri Paesi della zona euro".

Intanto Amnesty International ha denunciato violazioni sistematiche dei diritti degli immigrati al confine franco-italiano, esortando a porvi fine. Il report parla chiaramente di "insulti, minacce e abusi", eppure in più di un'occasione da Parigi si erano levate bordate contro Matteo Salvini quando aveva chiuso i porti italiani alle navi delle Ong e aveva preteso che tutti i Paesi europei facessero la propria parte nella gestione dell'emergenza sbarchi.

Durante una missione condotta il 12 e 13 ottobre a Briancon, non lontano dalla zona dove sono nate le polemiche per "sconfinamenti" non autorizzati di poliziotti francesi in territorio italiano,esperti di Amnesty International  hanno rilevato una serie di violazioni perpetrati dalla gendarmerie: controllo discriminatori, minacce e insulti, ostacoli alla registrazione delle domande di asilo e mancanza di interpreti. 

"La lista delle pratiche illegali è lunga", ha sottolineato Agnes Lerolle, esortando "il governo francese a smettere di fare orecchie da mercante e cessino a queste pratiche illegali e degradanti". Viene così messa la parola fine all'ipocrisia di Macron che per mesi ha sempre puntato il dito contro il governo Conte definendolo "vomitevole" e denunciando in Europa "il cinismo e l'irresponsbilità" dell'Italia sulle politiche adottate contro i clandestini. Da sempre, invece, è Parigi a imporre, ai confini, politiche repressive per evitare che gli immigrati entrino in Francia e per repingere nel nostro Paese quelli che sono riusciti a entrare.

"A proposito dell'Italia vorrei dire che per l'economia e l'unione monetaria è assolutamente decisivo che quello che è stato concordato venga rispettato. I criteri di Maastricht valgono per tutti", ha detto il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, parlando alla Commissione degli Affari Ue del Nationalrat. "Spero che ci sia una linea chiara", ha continuato Kurz, "tutto il resto metterebbe a rischio non solo l'Italia ma avrebbe anche effetti negativi sull'eurozona", ha aggiunto.

Intanto dal presidente dell'Europarlamento, Antonio Tajani arriva un appello: "L'Italia è ancora in tempo per fare marcia indietro. Lo faccia rapidamente, nell'interesse degli italiani". E su una eventuale bocciatura della manovra: "Mi auguro che questo non accada, ma il rischio è forte", ha avvertito sottolineando che le misure "non vanno nella direzione dell'interesse" dell'Italia.   

Ma i problemi sono tanti da risolvere per il Governo : Strada dei Parchi, concessionaria di A24 e A25, ha inviato al ministero Infrastrutture e Trasporti una diffida per lo sblocco dei 192 milioni per la messa in sicurezza dei viadotti, fondi inseriti nel decreto Genova. Si chiede di "voler adottare senza ulteriore indugio e comunque entro e non oltre 5 giorni ogni atto autorizzativo teso a consentire l'avvio di lavori urgenti o comunque ritenuti necessari, con ogni conseguente assunzione di responsabilità in caso di ulteriori ritardi e/o espresso diniego". 

"Ci siamo espressi chiaramente perché vogliamo tutelare gli utenti di A24-A25 perché non condividiamo l'allarmismo". Così Mauro Fabris, vicepresidente della concessionaria, spiega la diffida al ministero perché "non bisogna creare allarmismo, Strada dei Parchi è sicura al traffico normale, tenendo presente però che il 60% delle infrastrutture in Italia non è a norma antisismica: il nostro gesto è necessario perché devono essere sbloccati i decreti autorizzativi che il ministero deve emanare".

"È una questione di burocrazia, le risorse ci sono". Guido Bertolaso, già Capo della Protezione Civile, ai microfoni di '6 su Radio 1' parla della messa in sicurezza della A24 e A25 all'indomani dell'allarme lanciato dal Ministro Toninelli. "Le autostrade italiane sono una miniera d'oro per lo Stato e per i concessionari che le utilizzano in nome e per conto dello Stato - spiega poi Bertolaso - Andare a dire che non ci sono i soldi per mettere in sicurezza un ponte per garantire la sicurezza a tutti gli automobilisti è semplicemente ridicolo. Basta evitare che una quota parte degli introiti finisca nelle casse dello Stato per pagare tante altre problematiche e destinarli invece a garanzia della sicurezza di chi attraversa le nostre autostrade. Sappiamo che quelli che sono i soldi che noi paghiamo ai caselli autostradali non vanno alla sicurezza di quello che stiamo percorrendo ma vanno nelle casse dello Stato per coprire i tanti problemi e costi che lo stato deve affrontare nella vita quotidiana del Paese. Bisogna assumersi la responsabilità di ciò che si dice".

Per Bertolaso, "Se il Ministro Toninelli dice che non ci dorme per l'autostrada A24, visto che è il massimo responsabile politico del Paese nell'ambito delle infrastrutture, avrà le sue informazioni e le sue preoccupazioni deriveranno anche da questo; non credo derivino solamente da alcuni sopralluoghi sulla base di alcuni piloni che probabilmente saranno stati scelti ad arte per far vedere che la situazione è particolarmente grave". Infine, sulla possibilità che Autostrade per l'Italia partecipi alla demolizione del Ponte Morandi di Genova, Bertolaso conclude: "E' giusto lasciare la porta aperta a tutti; la giustizia e la magistratura deve fare, e spero che si dia una mossa da questo punto di vista, le giuste valutazioni e indagini.

Più che una pace, la si potrebbe definire una tregua fiscale. Esattamente come quella raggiunta tra Lega e Movimento Cinque Stelle dopo il lunghissimo vertice che ha preceduto il consiglio dei ministri che ha dato il via libera al decreto fiscale e alla manovra di bilancio. Il ministro dell'Economia Giovanni Tria, prova a rassicurare dopo le voci di un suo passo indietro: «Non mi dimetto dopo la manovra», dice, «non sono masochista». E poi aggiunge: «Non vogliamo far saltare in aria l'Europa». Ma lo scontro tra i soci del governo è stato duro. Il Carroccio porta a casa la cancellazione di tutte le cartelle esattoriali sotto i mille euro emesse dalla vecchia Equitalia tra il 2000 e il 2010. Sono un quarto del totale.

Saranno mandate al macero a fine anno con un costo di oltre 500 milioni di euro. Il partito guidato da Matteo Salvini ottiene anche la «dichiarazione integrativa», il condono vero e proprio al quale il Movimento Cinque Stelle si è opposto fino alla fine. Luigi Di Maio però, è riuscito a piazzare una serie di paletti alla sanatoria: ci sarà un tetto di 100 mila euro alle somme regolarizzabili, bisognerà aver presentato la dichiarazione dei redditi negli ultimi cinque anni (non si potrà essere cioè, sconosciuti al Fisco); è si potrà condonare al massimo il 30% di quanto dichiarato l'anno precedente. Per regolarizzare questo nero si dovrà pagare il 20% più tutta l'Iva non dichiarata.

Pensioni, reddito di cittadinanza, flat tax. Ma anche sterilizzazione degli aumenti dell'Iva e pace fiscale. Ecco la manovra da 37 miliardi del governo gialloverde.

Il primo impegno del contratto di governo è la sterilizzazione degli aumenti che scattano il primo gennaio 2019 (dal 10 all'11,5% per l'aliquota più bassa, dal 22 al 24% per quella più alta).

Il superamento della legge Fornero è una misura che entrambe le forze di governo rivendicano. L'obiettivo è di garantire la possibilità di andare in pensione a chi tra età e contributi arriva a 'quota 100', probabilmente partendo dalla combinazione 62-38. Il costo è di 7 miliardi di euro e il meccanismo dovrebbe partire a febbraio.

Per la bandiera del M5S servono 9 miliardi (di cui 2,6 da attingere dalle risorse già stanziate per il Rei) a cui aggiungere un ulteriore miliardo destinato al rafforzamento dei centri per l'impiego. L'attivazione vera e propria della misura scatterà nei primi tre mesi del 2019. L'assegno da 780 euro, secondo quanto annunciato finora, verrà caricato sul bancomat, con una sorta di monitoraggio degli acquisti. Il sostegno sarebbe garantito solo a patto di frequentare corsi di formazione e di prestare 8 ore a settimana di lavoro socialmente utile. Il reddito verrebbe meno dopo il rifiuto di tre offerte di lavoro, ma con una specifica "geografica", con l'obiettivo di non penalizzare cioè chi non accetterà come prima offerta un'occupazione al di fuori della propria città o Regione.

'L'accordo raggiunto dopo un lungo braccio di ferro sul decreto fiscale collegato alla legge di bilancio stabilisce un'aliquota al 20% per sanare il pregresso di chi ha già presentato la dichiarazione dei redditi. Sarà prevista l'opzione di dichiarazione integrativa ma con la possibilità di far emergere fino ad un massimo del 30% in più rispetto alle somme già dichiarate e comunque con un tetto di 100.000 euro per periodo d'imposta. Per ridurre il contenzioso, si potranno inoltre sanare le liti con il fisco pagando senza sanzioni o interessi il 20% del non dichiarato in 5 anni in caso di vittoria del contribuente in secondo grado (o il 50% in caso di vittoria in primo grado). Allo stesso tempo, con la rottamazione ter delle cartelle Equitalia saranno cancellati sanzioni e interessi, dilazionando i pagamenti in 20 rate in 5 anni e arriverà lo stralcio delle minicartelle sotto mille euro accumulate dal 2000 al 2010.

Il taglio delle pensioni sopra i 4.500 euro netti al mese nella parte di assegno non coperta dai contributi pagati porterà nelle casse dello Stato un miliardo di euro nell'arco di un triennio. La precisazione temporale è arrivata dopo gli annunci di Luigi Di Maio.

Il forfait esiste già ed è al 15% per i professionisti con ricavi fino a 30.000 euro e per le altre categorie con ricavi fino a 50.000 euro. L'obiettivo è estendere la platea ad autonomi, Snc, Sas e Srl che optano per il regime di trasparenza con ricavi fino a 65.000 euro. Dai 65.000 ai 100.000 euro si pagherebbe un 5% addizionale. Le start up e le attività avviate dagli under35 godrebbero di un supersconto al 5%. Il costo è di circa 600 milioni il primo anno e di 1,7 miliardi a regime.

L'aliquota al 24% scenderebbe di 9 punti sugli investimenti in ricerca e sviluppo, in macchinari e in assunzioni stabili. Il costo sarebbe di 1,5 miliardi di euro. Dovrebbero essere anche confermati gli ammortamenti di Industria 4.0.

Nella manovra aumenta la tassazione sul gioco d'azzardo. Arrivano norme anche per chiudere il pregresso sulle sigarette elettroniche che negli obiettivi consentirebbe di salvaguardare migliaia di posti di lavoro nel settore.

Per finanziare le agevolazioni fiscali alle imprese saranno abolite l'Ace, l'Aiuto alla crescita economica, e la mai nata imposta ridotta Iri, destinata al mondo delle Pmi e attesa dal primo gennaio 2019. Il recupero finanziario è di circa tre miliardi.

Per legge i ministeri devono operare tagli per un miliardo l'anno. Lo sforzo richiesto potrebbe essere però superiore, pari a 3-4 miliardi. Promesso un taglio di 1,3 miliardi in 3 anni sull'immigrazione, di cui 500 milioni nel 2019, derivanti, secondo Matteo Salvini, da minori sbarchi e dal taglio "dei famosi 35 euro al giorno".

Il capitolo investimenti è quello più gradito al ministro dell'Economia, Giovanni Tria. E' previsto che valga lo 0,2 del Pil, pari a 3,5 miliardi. Oltre alle risorse finanziarie si punta a sbloccare gli investimenti a livello locale con uno sblocco dei bilanci dei Comuni (anche quelli in perdita) e con una revisione della soglia per gli appalti senza gara.

La novità è l'arrivo di un secondo decreto, che scorpora dal dl fiscale norme altrimenti non omogenee. Il dl rinominato "taglia scartoffie e leggi inutili" cancella oltre 100 adempimenti per le imprese" e ingloba misure per garantire una Rc auto "più equa"; per sancire l'incompatibilità tra ruolo di governatore regionale e commissario alla sanità "per non avere più casi De Luca"; per bloccare i pignoramenti della casa per chi ha crediti verso la P.a. (norma Bramini) e per bloccare "i medici furbetti che aumentano la lista di attesa per l'intramoenia". 

Il differenziale segna 297 punti contro i 304 dell'apertura. Il rendimento del decennale italiano è pari al 3,48%.

Le Borse europee aprono deboli con gli investitori che sono in una fase in cui si attendono sviluppi sul fronte delle tensioni commerciali tra Usa e Cina, l'arrivo delle trimestrali e le ripercussioni sul prezzo del petrolio con i rapporti tra Stati Uniti e Arabia Saudita. L'indice d'area Stoxx 600 è piatto (+0,05%). Avanzano Francoforte (+0,2%) e Madrid (+0,49%), in calo Londra (-0,14%), piatta Parigi (-0,01%).

Nel corso dell'incontro Juncker è poi tornato sull'argomento ribadendo che, se Bruxelles accogliesse così com'è la proposta di legge di bilancio presentata dall'Italia ci sarebbero «reazioni violente da parte di altri Paesi dell'Eurozona. L'euro è una moneta che appartiene a tutti - ha detto ancora il presidente della Commissione - e questo significa che deve essere gestita in modo collettivo». «Non accetto che si dica che l'Italia sia stata tratta in modo ingiusto, almeno non dalla Commissione», ha poi aggiunto ricordando che «la Commissione e io stesso siamo accusati da più governi in Europa e da più gruppi al Pe di essere stati troppo flessibili con l'Italia». «Ho voluto cambiare la griglia di lettura del Patto di stabilità e crescita - ha proseguito - aggiungendogli una griglia di lettura che rispetta i cicli di crescita propri di ciascun Paese. In seguito agli elementi di flessibilità introdotti nell'applicazione del Patto, l'Italia ha potuto spendere 30 miliardi di più che non avrebbe potuto spendere prima. Noi abbiamo introdotto le clausole di flessibilità per tenere contro delle riforme strutturali, non sufficienti ma comunque fatte, abbiamo tenuto conto della clausola per gli investimenti, abbiamo tenuto conto dei costi dei terribili terremoti che hanno colpito l'Italia e potrei continuare la lista».

E ha spiegato ancora: «Non ho commenti da fare sulle misure contenute» nella manovra, ma «guardo ai risultati in termini di bilancio e saldo». Il punto è quello di «rispettare gli impegni presi. Quelle dei contenuti è un affare italiano» e «se dicessimo che siamo contro» questa o quella misura «ci attaccherebbero. Giudicheremo senza entrare nei contenuti». 

«La Commissione non interviene sulle scelte specifiche della legge di bilancio italiana, ma si occupa del 'risultato finale, del saldo'. E a prima vista c'è uno scarto tra ciò che è stato promesso e ciò che il governo ha presentato oggi: mi interessa il saldo, ci sono gli impegni presi dall'Italia dal governo precedente e dal governo (di oggi) a livello del Consiglio europeo e a livello dei ministri delle finanze», ha poi aggiunto il presidente della Commissione europea nel corso di un'intervista a Radio 24. 

 

 

L'ultima ipotesi di lavoro sulla pace fiscale, che il governo punta a introdurre con la prossima manovra (o con il decreto fiscale collegato), è una dichiarazione integrativa, una sorta di 'ravvedimento operoso' con pagamento di una flat tax al 15%, per chi non ha contenzioso in corso e fa emergere somme fino a 200mila euro che non derivino da attività illecite o frodi fiscali. Lo si apprende da fonti vicine al dossier. Non ci saranno quindi, viene spiegato, sconti penali e sarebbero esclusi i grandi evasori.

La manovra prevista dal Def sarà di 37 miliardi di cui 22 in deficit. «Nel suo complesso - spiega Tria - la manovra è quantificabile in un aumento dell'indebitamento pubblico di circa 22 miliardi di euro nel 2019». Per il 2019 inoltre la manovra prevede interventi di «copertura finanziaria per un ammontare complessivo di 15 miliardi di euro», tra tagli di spesa (per 6,9 mld) e aumenti di entrate.

Le coperture della manovra 2019 ammontano a 15 miliardi di euro, di cui 6,9 miliardi di tagli e 8,1 miliardi di aumenti di entrate. Nell'anno successivo le coperture sono di 7,8 miliardi con un importo analogo di tagli e aumenti di entrate pari a 3,9 miliardi, nel 2021 4,7 i miliardi dovuti ai tagli e 5,2 miliardi alle maggiori entrate. Sono alcuni dei dati forniti dal ministro dell'Economia, Giovanni Tria in audizione sulla Nota al Def dopo la bocciatura dell'Ufficio parlamentare di bilancio.

L'impatto sul tasso di variazione del Pil della manovra è di 0,6 punti percentuali nel 2019. Lo ha detto il ministro Tria che ha 'spacchettatò gli effetti delle misure. Nel 2019 l'Iva (costo 12,5 miliardi) spinge la crescita di 0,2 punti; reddito di cittadinanza e anticipo pensionistico costano 16 miliardi (+0,3 Pil); la flat tax 600 milioni (+0,1 Pil); gli investimenti 3,5 miliardi (+0,2 Pil); incentivi a investimenti e p.a. 1,8 miliardi (+0,1% Pil); spese indifferibili 2,3 miliardi (+0,1). Le coperture (6,9 mld tagli; 8,1 mld entrate) riducono il pil di 0,4 punti.

Gli interventi previsti per la Flat Tax dal governo avranno un costo nel primo anno di soli 600 milioni, per poi salire a 1,8 milioni nel 2020 e a 2,3 milioni nel 2021: in totale 4,7 miliardi in tre anni. Sono alcuni dei dati indicati dal ministro dell'Economia Giovanni Tria in commissione Bilancio. Incentivi agli investimenti e all'innovazione, insieme agli interventi di spesa per il pubblico impiego, saranno finanziati con 1,8 miliardi nel 2019, un valore che sale a 3,2 miliardi nel 2020 e a 4,1 miliardi nel 2021, ha spiegato Tria che ha inserito questi interventi in un unico capitolo definito di «ulteriori misure espansive».

Tria ha difeso le previsioni della Nota al Def dopo la bocciatura dell'Upb e le critiche avanzate in Commissione Bilancio: «Il rispetto istituzionale va in tutte le direzioni. Le strutture tecniche del Mef non sono meno valide di altre. Le capacità tecniche e i modelli non credo siano inferiori a quelle di altri. Stiamo parlando del Ministero dell'Economia e delle Finanze e di strutture tecniche che non sono cambiate e che da anni fanno queste cose». «Ho dei dubbi - ha precisato - ma non nel senso di essere più prudenziali».

«Ciò di cui si dovrebbe discutere è unicamente il delta tra il quadro tendenziale e quello programmatico e non la misura in cui la previsione ufficiale si distacca dalle previsioni di analisti o istituzioni internazionali. Tali previsioni sono state pubblicate in tempi diversi e sulla base di informazione parziali e obsolete alla luce delle scelte di politica economica del governo», ha detto il ministro dell'Economia sempre in merito alla bocciatura della Nadef da parte dell'Upb e la pubblicazione delle stime del Fmi.

Rispondendo ai rilievi dell'Ufficio parlamentare di bilancio sul quadro programmatico, Tria ha insistito in particolare sul diverso 'conteggio' degli effetti del disinnesco delle clausole Iva. «Dalle osservazioni dell'Upb sembrerebbe che la maggior parte degli analisti abbia incorporato la completa disattivazione delle clausole Iva negli scenari elaborati già prima della presentazione della NaDef, prospettando un tasso di crescita del Pil reale intorno all'1,0 per cento», ha sottolineato il ministro. Non così per il governo. «In realtà nelle stime del Mef la disattivazione delle clausole Iva è incorporata nel quadro programmatico», ha spiegato ancora Tria, evidenziando che proprio il disinnesco avrà un impatto positivo sul Pil. A questo punto quindi, ha concluso, «il moltiplicatore delle altre misure risulta ben inferiore all'unità» ritenuta eccessiva dal panel di analisti a cui fa riferimento l'Upb.

 «Sappiamo tutti che lo spread attuale ma anche quello dell'anno scorso non riflette e non rifletteva i fondamentali dal punto di vista della sostenibilità del debito. Il governo vuole recuperare la fiducia e cercherà di fare di tutto per recuperare la fiducia. Non possiamo però pensare: non abbiamo fiducia e allora non facciamo manovre di crescita. Nessun governo può porsi su questo piano», ha sottolineato il ministro in merito si timori per le tensioni sui mercati.

Il governo punta a spingere la crescita perché «un rallentamento dell'economia sotto l'1% mette in discussione la coesione sociale in un'economia molto provata da 10 anni». Ma «appena recuperate le variabili fondamentali si cercherà di intervenire per l'aggiustamento», ha risposto Tria a chi gli chiedeva la mancata indicazione nel Def della traiettoria per un pareggio di bilancio. «L'obiettivo era quello di fare una manovra espansiva, anche se su questo si può ovviamente dissentire». Tria ha anche spiegato che si tratta di una «manovra coerente con l'obiettivo della discesa del debito, che è calato dello 0,6% negli ultimi anni, una flessione più contenuta di quella indicata da noi».

Ministro dell'Economia Tria dice 600 milioni di euro per la flat tax? «No, sono di più: 1 miliardo e 700 milioni. La riduzione fiscale ha un ammontare stimabile di circa 1 miliardo e 700 milioni di euro. Lunedì arriva il decreto fiscale, la manovra economica è in fase di stesura. I numeri saranno scritti e non mentono». Così il Ministro dell'Interno Matteo Salvini corregge il ministro Tria, interpellato sulla flat tax, a margine della cerimonia per i 40 anni del nucleo operativo centrale di sicurezza della Polizia di Stato (Nocs) a Spinaceto, presso il centro polifunzionale, scuola tecnica di Polizia.

Non ci saranno né patrimoniali né prelievi dai conti correnti degli italiani». Così il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini ha risposto a Radio Radicale a chi gli chiedeva se il governo stesse immaginando interventi drastici in caso di peggioramento dei conti italiani. «Non chiederemo le fedi nuziali per salvare il paese e non abbiamo intenzione di prelevare dai conti correnti - ha aggiunto Salvini - fa tutto parte della fantasia». 

«Faremo l'esatto contrario di quel che ha fatto Monti», ha aggiunto il vicepremier e ministro dell'Interno parlando della legge di bilancio. «Questa è una manovra che investe sul futuro, sulla crescita e sui giovani - ha aggiunto - anche perché le ricette imposte dall'Europa e dai governi Renzi, Gentiloni, Letta e Monti hanno hanno aumentato il debito pubblico e impoverito l'Italia». 

«Non ho visto il Presidente della Repubblica assolutamente preoccupato», ha poi sostenuto Salvini rispondendo a una domanda sull'incontro di ieri al Quirinale. «Si leggono sui giornali ricostruzioni fantasiose, fantascientifiche e incredibili mai ascoltate - ha aggiunto - ma è il bello della libertà di stampa e di parola che va sempre tutelata».

Per il presidente dell’Inps, Tito Boeri, la modifica della legge Fornero comporterebbe un aumento del debito pensionistico di circa 100 miliardi di euro, che andrebbe a gravare sulle nuove generazioni. Parole, quelle pronunciate durante l’audizione alla Camera, che non sono però piaciute al leader della Lega, il vicepremier Matteo Salvini, che ha subito chiesto al funzionario di rassegnare le dimissioni e di candidarsi alle elezioni. 

«Da italiano — commenta Salvini — invito il dottor Boeri, che anche oggi difende la sua amata legge Fornero, a dimettersi dalla presidenza dell’Inps e a presentarsi alle prossime elezioni chiedendo il voto per mandare la gente in pensione a 80 anni». E ancora: «Più alcuni professoroni mi chiedono di non toccare la legge Fornero, più mi convinco che il diritto alla pensione per centinaia di migliaia di italiani, che significa diritto al lavoro per centinaia di migliaia di giovani, sia uno dei meriti più grandi di questo governo». 

Dopo le ammissioni del Fondo Monetario Internazionale di qualche mese fa di aver sbagliato le stime con la Grecia hanno fatto un affondo contro il governo. "La nostra posizione sull'Italia è nota: riteniamo che debba continuare sulla strada del consolidamento fiscale a supporto della crescita", ha dichiarato il direttore generale Christine Lagarde interpellata sulla legge di bilancio italiana e sul rischio contagio, a livello finanziario, che può scaturire dal nostro Paese.

Nel corso di una conferenza stampa al meeting annuale di Fmi e Banca Mondiale in corso a Bali, Lagarde ha aggiunto che l'Italia "come membro dell'Ue deve rispettare le regole sulle quali si è impegnata". In attesa dell'adozione finale della legge di bilancio italiana, ha osservato ancora Lagarde, "ci sono preoccupazioni su quello che è stato detto, piuttosto che su ciò che è stato fatto". Ma secondo la direttrice del Fmi, "quando le autorità italiane presenteranno davvero il loro bilancio, allora la Commissione europea e i loro partner saranno in grado di valutare la distanza tra la retorica e le cifre reali".

 

«Se Bankitalia vuole un governo che non tocca la Fornero, la prossima volta si presenti alle elezioni con questo programma. Nessun italiano ha mai votato per la Fornero. È stato un esproprio di diritti e democrazia che viene rimborsato. Giustizia è fatta. Indietro non si torna!». Lo scrive su Twitter il vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, commentando le valutazioni espresse dalla Banca d'Italia in Parlamento sugli obiettivi delineati con la Nota di aggiornamento al Def.

«Sono contento per il controllo dei confini, se arriviamo anche al controllo dei mercati abbiamo fatto bingo», ha poi aggiunto Salvini da Lione dove ha partecipato al G6 dei ministri dell'Interno europei, rispondendo ai giornalisti che gli chiedono di commentare le tensioni finanziare. «Non credo alle scie chimiche e alle invasione degli alieni - ha rilevato -. Ma chi scommetteva su fatto che l'Italia continuava a impoverirsi ha perso la scommessa, quando tutti leggeranno la manovra gli operatori economici seri investiranno in Italia».  

«Sulla riforma della Fornero niente e nessuno ci potrà fermare. Andiamo avanti tranquilli, l'economia crescerà anche grazie alla modifica della legge Fornero, un'opera di giustizia sociale che creerà tanti nuovi posti di lavoro», ha detto il leader della Lega Matteo Salvini, rispondendo sempre alla Banca d'Italia che ha chiesto di non modificare le regole sul pensionamento.

«A maggio finalmente 500 milioni di persone potranno cambiare la storia d'Europa: sicuramente socialisti e sinistra andranno a casa», ha poi sostenuto il ministro dell'Interno. 

«Toni bassissimi, cravatta allacciata, più di così non so cosa fare, posso invitare a cena Juncker, sto meditando, in un ristorante vegano, in maniera assolutamente sobria», ha poi risposto Salvini a chi gli chiedeva se con Bruxelles lo scontro resterà alto.

«Oggi al tavolo dei ministri è stato evocato il modello australiano per il governo dei flussi» migratori, «che è esattamente quello a cui sto lavorando io: fino a quattro mesi fa eravamo razzisti, ora il modello italiano fa scuola», ha affermato ancora il vice premier, sottolineando che nel corso dei lavori del vertice «i ministri hanno ripetuto che i migranti economici non possono essere accolti, condividendo la posizione italiana, in Europa si arriva seguendo le regole».

Paolo Savona, in un lungo confronto a Roma con la Stampa estera : 

Gli obiettivi di finanza pubblica indicati dal governo nella Nota di aggiornamento del Def, saranno sottoposti ad un monitoraggio trimestrale. E in caso di scostamenti dal percorso indicato dal Tesoro e da Palazzo Chigi, il governo interverrà con dei correttivi. A spiegarlo ieri è stato il ministro delle Politiche Comunitarie, Non solo. La prima verifica, ha spiegato il professore, verrà fatta poco prima della fine dell'anno per «decidere se partire».  

Nessun cenno durante il discorso al suo ormai famoso Piano B. Anzi. Savona ha garantito che all'interno della compagine di governo gente che vuole lasciare l'Europa «non ce n'è». Ed in particolare i vice premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini «possono essere intemperanti nelle risposte ma una cosa è essere intemperanti, un'altra è essere irresponsabili». Savona ha poi ricordato le proposte che ha avanzato all'Europa nel suo documento, come quella di permettere ai Paesi di fare deficit per un importo pari al Pil nominale e di far acquistare il debito italiano eccedente il 60% dalla Bce a fronte di garanzie costituite anche da beni dello Stato di pari valore.

La verifica trimestrale del rispetto dei parametri indicati nel Def, sempre secondo Savona, dovrebbe servire anche a scongiurare il downgrading delle società di rating. Se la decisione può essere cambiata ogni tre mesi», ha spiegato il ministro, non c'è possibilità di previsione per chi emette il giudizio sull'affidabilità italiana. Spread e borse non preoccupano del resto il professore. «Abbiamo superato la prova dei mercati», ha detto. Lo spread, insomma, si è comportato meglio di quanto previsto dal governo. Il tema di fondo, per il governo, è cosa farà l'Europa. «Siamo preoccupati», ha detto Savona, «per lo scontro politico. Che cosa succederà», ha aggiunto, se l'Europa si mette in una situazione conflittuale rispetto a un programma moderato? Io non lo so dire», ha risposto. Aggiungendo poi: «Deciderà il popolo». Ma lo scontro politico in Europa e una crisi finanziaria in Italia, ha argomentato il professore, non sarebbe nell'interesse di nessuno. 

Tuttavia le regole che sono state disegnate a livello comunitario non possono essere accettate indistintamente alla stregua di un «pilota automatico» sennò il rischio è che l'Ue faccia la fine di una «nave che va contro un iceberg». Non solo. Savona confida anche, nel caso in cui la crisi dovesse avvitarsi su se stessa, su un intervento della Banca centrale europea. «Credo», ha detto il ministro, «che nessuno abbia interesse a che l'Italia entri in una grave crisi e Draghi ci sarà fino al 2019. Sono fiducioso che la Bce preverrà una nuova grave crisi». Savona poi, ha chiesto soprattutto ai giornalisti della stampa estera di non chiamarlo «euroscettico». La costruzione europea, la visione, ha spiegato, «è corretta», ma quello che non funziona è la sua attuazione con «i vincoli e i nodi che dobbiamo snodare». Bisogna «europeizzare il cambiamento», ha detto il professore. I sovranismi hanno caratteristiche diverse da Paese a Paese, quindi, ha sottolineato, «o riusciamo a discutere l'uno con l'altro oppure ognuno prende i propri difetti e se li gestisce autonomamente».

In realtà, secondo Savona, le ipotesi contenute nel programma di governo, ossia una crescita del Pil dell'1,5% nel 2019 con un deficit fissato al 2,4%, sono conservative. «Da un punto di vista di logica economica», ha sostenuto il ministro, «si tratta di un programma moderato e con tutte le cautele necessarie». Quali però siano i correttivi che il governo potrebbe prendere in caso di scostamento dagli obiettivi programmatici non è chiaro. Savona ha spiegato che, sempre secondo le stime dell'esecutivo, nel prossimo triennio l'Italia accumulerà un surplus della bilancia commerciale di parte corrente di 160 miliardi di euro. Un «risparmio inutilizzato» che andrebbe convogliato verso gli investimenti pubblici e privati. Proprio per questo, ha ribadito, il governo ha attivato una task force per sbloccare i piani pubblici e delle imprese. Ma non è chiaro cosa accadrà alle misure di spesa come il Reddito di cittadinanza e la riforma della Fornero. Se, cioè, in caso di scostamenti possano essere congelate. Un'ipotesi che durante la stesura del Def era stata caldeggiata dal ministro dell'Economia Giovanni Tria. Savona comunque è fiducioso. Ritiene che il programma del governo possa spingere la crescita al 2% già il prossimo anno e al 3% nel 2020. Sempre che «gli investimenti partano».

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