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Oggi il ministro Tria si trova a Bruxelles per un mini-summit allargato ai colleghi della Ue, per preparare il Consiglio di dicembre. Il "caso Italia" non è in agenda ma è probabile che i ministri ne parlino a margine dell'incontro. Ma Tria potrebbe fare un ultimo tentativo diplomatico per dissiparne timori e perplessità ed evitare un definitivo approfondirsi delle fratture. Mercoledì invece sarà la volta del pronunciamento della Commissione Ue sull'apertura di una procedura di infrazione. 

Unione bancaria, riforma del meccanismo europeo di stabilità Esm e nuovo bilancio unico dell'area euro. Ufficialmente sono questi i temi all'ordine del giorno dell'Eurogruppo straordinario convocato oggi a Bruxelles, ma è difficile pensare che alla riunione, o quanto meno a margine dell'incontro, non si parli del caso Italia. 

La settimana si annuncia infatti decisiva per i rapporti tra Roma e Bruxelles, ma anche tra Roma e gli altri Paesi dell'area euro, dimostratisi finora tutt'altro che comprensivi rispetto alle scelte di bilancio italiane. Mercoledì 21 potrebbe infatti già essere il giorno della verità: la Commissione pubblicherà, come previsto, il suo parere sulla manovra gialloverde ma non si esclude che possa anche richiedere, da subito, l'apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per mancato rispetto della regola del debito. 

Toccherebbe poi all'Euro gruppo del 3 dicembre affrontare formalmente la questione. I tempi non sono certi, così come non è ancora certo nemmeno l'avvio della procedura, anche se in molti ambienti, in Europa come in Italia, sembra ormai quasi scontato. Il governo giocherà comunque fino all'ultima carta a sua disposizione per cercare di convincere l'Europa della fondatezza delle sue scelte. Il Mef lo ha già fatto nel Rapporto sui fattori rilevanti richiesto e inviato a Bruxelles pochi giorni fa, e il ministro dell'economia, Giovanni Tria, lo farà nella riunione di oggi con gli altri protagonisti europei. Probabilmente lo farà anche il premier, Giuseppe Conte, che punta ad avere un colloquio diretto con il presidente della Commissione Jean Claude Juncker, nonostante un appuntamento non sia stato ancora stato ufficialmente fissato. 

"Quello che stiamo facendo lo stiamo facendo per gli italiani, quindi io sono convinto che l'Ue ci permetterà di fare quello che è un bene per gli italiani", ha chiarito il vicepremier Matteo Salvini, ribadendo la linea della Lega ma quasi ammorbidendo i toni rispetto al muro contro muro delle ultime settimane e sposando in questo caso la linea dimostrata anche dell'altro vicepresidente del Consiglio.  

Pur non facendo passi indietro rispetto a quelli che sono considerati i pilastri della manovra, in un'intervista al Corriere della Sera, Di Maio ha infatti auspicato un dialogo con l'Europa, non rinnegando la possibilità di clausole di salvaguardia e di maggiori tagli di spesa per mantenere il deficit entro il tetto previsto. L'attenzione resta comunque altissima. Incappare nella procedura significherebbe infatti per l'Italia non solo rischiare di pagare sanzioni ma anche incrinare i rapporti con l'Unione europea proprio nel momento in cui Francia e Germania sembrano concordi nel riscrivere le regole dell'Eurobudget. 

Le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni indicavano un'intesa tra i due Stati per tagliare fuori dalla distribuzione dei fondi i Paesi non rispettosi delle regole, compresa quella sul debito, su cui l'Italia mostra la deviazione più significativa. Qualsiasi sia il giudizio espresso dalla Commissione mercoledì, la legge di bilancio seguirà intanto probabilmente senza troppe interferenze esterne il suo percorso parlamentare. Malgrado le tensioni interne alla maggioranza, Lega e M5S sembrano determinati in Parlamento a non stravolgere minimamente i capisaldi del provvedimento. Da oggi si valuteranno quindi le ammissibilità degli emendamenti, che la Commissione Bilancio dovrebbe cominciare a votare da mercoledì. Vista la concomitanza dell'esame del decreto fiscale in Senato, è probabile però che l'inizio delle votazioni slitti di qualche giorno.   

Sono circa un migliaio gli emendamenti alla legge di bilancio dichiarati inammissibili, sui 3626 presentati in commissione alla Camera. E' quanto emerge dalla seduta della commissione Bilancio, nel corso della quale sono state dichiarate le inammissibilità: sono dunque circa 2600 gli emendamenti ammissibili. Tra le proposte di modifica, 374 sono state bocciate perché estranee per materia, 640 per carenza o inidoneità delle coperture. Entro domani i gruppi devono indicare gli emendamenti segnalati: 700 in totale.

"La procedura d'infrazione Ue sui conti ? Non mi preoccupa" risponde il vicepremier e Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ai giornalisti a margine dell' appuntamento in una scuola di Pomigliano d' Arco a Napoli. Sulle riforme ha aggiunto: "Le faremo"'.

"Se danneggia l'Italia, come pare, ovviamente non ci sarà il nostro consenso". Lo ha detto il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini a chi gli ha chiesto se l'Italia dirà no alla proposta franco-tedesca di bilancio dell'eurozona, a margine di un evento in Regione Lombardia.

"Dobbiamo essere compatti, perché uno squalo si avvicina se gli fai sentire l'odore del sangue. Vogliono farci litigare, farci polemizzare, certo l'uscita di qualcuno ogni tanto non aiuta, ma io sono testone, se firmo un impegno vado fino in fondo. La preoccupazione non sono i commissari europei, gli ispettori dell'Onu. L'unica leva che hanno per sovvertire le regole della democrazia e le scelte degli italiani, è la leva finanza. Su quello possono agire, sullo spread, sui mercati, e quindi sul credito. La battaglia è molto più grande di quello che si pensa il problema non è Juncker o Moscovici. Ma quelle persone che faranno di tutto per svendere le splendide aziende che lavorano nel nostro Paese. È una cosa che impediremo".

Il Ministro Salvini assicura i elettori e i cittadini che "se non mi fanno saltare" lui andrà "fino in fondo". Ma è evidente che un po' di preoccupazione c'è. Tanto che l'inquilino del Viminale arriva a definire "ingenerose" eventuali sanzioni Ue sul bilancio o l'avvio di una procedura di infrazione.

"L'economia italiana è sana - spiega Salvini - il sistema economico e creditizio è sano. E abbiamo uno dei risparmi privati più elevati al mondo. Lì vogliono arrivare. E io vi dò la mia parola d'onore che mai e poi mai metterò mano ai risparmi con una patrimoniale o con una tassazione di nessun genere".

L'imperativo "no patrimoniale" è chiaro. E forse diretto anche ai colleghi del M5S che potrebbero essere più inclini ad aggredire i risparmi degli italiani. Ma Salvini è all'estero che guarda quando pensa a qualcuno uin grado di "sovvertire le regole della democrazia". "L'unica leva che hanno -dice - è la leva finanza. Su quello possono agire, sullo spread, sui mercati e quindi sul credito". Il ministro ne è certo: "La battaglia è molto più grande di quello che si pensa. Il problema non è Juncker o Moscovici, ma quelle persone che faranno di tutto per costringere l'Italia a svendere le splendide aziende che lavorano nel nostro Paese. È una cosa che impediremo". Per questo "dobbiamo essere compatti, perché uno squalo si avvicina se gli fai sentire l'odore del sangue".

Per Salvini il mondo della finanza ha fatto "il tentativo con la piccola Grecia e ora vogliono provare fare il colpo grosso. Se ci sono riusciti con i greci, non ci riescono con il nostro Paese".

Intanto, dall'Austria arriva l'ennesima bordata sull'Italia. "Non vedo cambiamenti da parte italiana. Aspettiamo questa settimana ancora una risposta chiara della Commissione. Io penso che ci saranno ancora tensioni con l'Italia", ha dichiarato il ministro austriaco delle Finanze e presidente di turno del consiglio Ue, Hartwig Loger. Che poi ha aggiunto: "Non so se incontrerò personalmente il ministro Tria".

Uno spread Btp Bund a "300 punti non è coerente con i fondamentali dell'economia" e occorre ridurlo altrimenti "si avrà un impatto sul patrimonio delle banche, un aumento del costo della raccolta e quindi dei finanziamenti a famiglie e imprese oltre a una loro riduzione" che fino a ora non si è "ancora verificata" grazie anche alle misure Bce. E' quanto afferma l'Abi in un seminario secondo cui ogni 100 punti di spread si erodono, in media, 35 punti base del patrimonio delle banche.

Intanto in Francia  : Svolta sul terreno e nell'organizzazione dei gilet gialli, i manifestanti contro il caro-carburante in Francia: questa mattina, mentre proseguono i blocchi stradali su diverse autostrade, sono stati bloccati anche una decina di depositi di carburante. Diversi organizzatori, intervistati dai media, chiedono "un gesto" da parte del governo, in particolare la possibilità di "essere ricevuti all'Eliseo da Emmanuel Macron".

Nella Loira, a Roanne, un organizzatore che presiede il blocco locale ha detto alla tv BFM: "serve un gesto del governo, un incontro con noi. Lo chiediamo ufficialmente. Chiediamo al presidente Macron di considerarci, perché siamo tanti, di tutti gli strati della popolazione. Vogliamo essere ricevuti all'Eliseo, bisogna discutere, non blocchiamo stupidamente tutto il paese senza motivo. Il dialogo deve cominciare". 

Sul territorio sono in corso "operazioni lumaca" con rallentamenti sulle autostrade e blocchi, alcuni dei quali sono durati tutta la notte su autostrade e caselli di pedaggio. Il gruppo Total ha confermato che due suoi depositi nel nord sono bloccati. Diversi gli incidenti: a Calais, sulla Manica, un automobilista inglese e un camionista australiano sono stati fermati dopo aver forzato dei blocchi ferendo dei manifestanti. Nella Marna vicino a Parigi un camionista è stato fermato per aver ferito un manifestante. Fra gli organizzatori si fa insistente la voce di un possibile raduno a Parigi sabato prossimo.

Abbiamo completato questa riforma che consentirà alle persone oneste di mettersi in regola, di pacificarsi con l'amministrazione finanziaria. Lavoriamo per questo". Così il premier Giuseppe Conte spiega le novità introdotte con gli emendamenti al decreto fiscale, il giorno dopo il vertice notturno a Palazzo Chigi.

Nel Comunicato stampa del Governo iI Consiglio dei Ministri ha riesaminato e approvato il decreto-legge recante disposizioni urgenti in materia fiscale. Il testo contiene una formulazione delle disposizioni in materia di dichiarazione integrativa speciale già presente nel decreto al fine di evitare dubbi interpretativi sul relativo ambito di applicazione. Si è ritenuto poi opportuno inserire nel testo del suddetto decreto-legge la norma relativa alla cassa integrazione per riorganizzazione o crisi aziendale già approvata  nello scorso  Consiglio dei Ministri nell’ambito delle norme di semplificazione. È emersa la volontà politica di procedere, in sede di conversione del decreto-legge, alla presentazione di ulteriori norme relative alla cosiddetta “pace fiscale” in presenza di situazioni economiche di particolare difficoltà.

"Pieno accordo sul decreto fiscale. Confermata l'assenza del condono, restano tutte le misure della pace fiscale come la possibilità di spalmare in 5 anni il dovuto, la possibilità di uscire da ogni grado di giudizio del processo tributario pagando una piccola percentuale commisurata alla vittoria nei vari gradi di giudizio". Lo affermano fonti di governo della Lega al termine del vertice sul dl fiscale a Palazzo Chigi, confermando che sparisce la possibilità di dichiarazione integrativa. 

Alla Commissione Finanze del Senato inizierà a votare gli emendamenti al decreto fiscale lunedì in seduta notturna, dopo aver ricevuto i pareri della Bilancio, convocata per lunedì pomeriggio alle 16.00. Lo ha spiegato il presidente della Commissione, Alberto Bagnai, a margine dei lavori a Palazzo Madama, annunciando che l'approdo in Aula del provvedimento slitterà inevitabilmente rispetto alla data ufficiale di martedì 20, con l'obiettivo di portare comunque il testo in assemblea entro la settimana. Bagnai punta a sfoltire la mole di quasi 600 emendamenti a circa 200, attraverso il meccanismo dei segnalati. Tra le modifiche ci sarà con ogni probabilità l'estensione della sanatoria agli avvisi bonari. 

Entrerà nel decreto fiscale il bonus bebè. E ci sarà "la tassazione dei money transfer fino all'1,5%". Lo affermano fonti governative della Lega al termine del vertice a Palazzo Chigi.

Nel decreto fiscale ci sarà la detassazione delle sigarette elettroniche. E' quanto riferiscono fonti della Lega al termine del vertice di questa sera a palazzo Chigi.

Al dl fisco sarà presentato un emendamento per sbloccare le banche dati. E' quanto si apprende da fonti M5S secondo le quali, con la modifica decisa nel corso del vertice a Palazzo Chigi, la guardia di finanza potrà accedere direttamente alla banca dati dell'anagrafe dei rapporti finanziari senza dover più chiedere autorizzazioni alla magistratura. La Gdf, sottolineano ancora le stesse fonti, potrà monitorare i grandi evasori in qualsiasi momento, transazione per transazione.

Ci sarà un emendamento al decreto fiscale "per evitare la tassa sui metri quadrati di ombra degli ombrelloni presenti negli stabilimenti balneari". E' quanto si apprende da fonti di governo M5S al termine del vertice a Palazzo Chigi.

Intanto Il gup del Tribunale di Bari Rosa Anna Depalo ha rinviato a giudizio Silvio Berlusconi per il reato di induzione a rendere false dichiarazioni all'autorità giudiziaria sulla vicenda escort. Il processo inizierà il 4 febbraio 2019. Al termine dell'udienza preliminare il giudice ha dichiarato inoltre la propria incompetenza territoriale nei confronti dell'ex direttore de L'Avanti Valter Lavitola, disponendo la trasmissione degli atti ai magistrati di Napoli.Stando all'ipotesi accusatoria, sostenuta da Pasquale Drago e Eugenia Pontassuglia, Berlusconi, all'epoca presidente del Consiglio, avrebbe fornito all'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, per il tramite di Lavitola, avvocati, un lavoro e centinaia di migliaia di euro in denaro, perché mentisse ai pm baresi che indagavano sulle escort portate nelle residenze estive dell'ex premier fra il 2008 e il 2009 e sui suoi interessi in Finmeccanica. Nel procedimento contro Berlusconi è costituita parte civile la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
   

Si conclude con la foto dela stretta di mano tra l'uomo forte della Cirenaica, il generale Haftar, e il capo del governo di unità nazionale Al Sarraj davanti al premier italiano Conte la Conferenza sulla Libia di Palermo.

Il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte ha stretto le mani e posato per le foto di rito con i 38 capi delegazione che uno per uno sono stati ricevuti a Villa Igiea. Alla conferenza sulla Libia partecipano leader politici e alti rappresentanti di Italia, Algeria, Austria, Canada, Ciad, Cina, Congo, Repubblica Ceca, Egitto, Etiopia, Francia, Germania, Grecia, Giordania, Malta, Marocco, Paesi Bassi, Niger, Polonia, Qatar, Russia, Arabia Saudita, Spagna, Sudan, Svezia, Svizzera, Tunisia, Turchia, Emirati Arabi, Regno Unito, Usa e anche i rappresentanti organizzazioni internazionali.

Haftar, che però ha disertato la plenaria, è subito ripartito dall'Italia. Secondo fonti diplomatiche, durante l'incontro il generale avrebbe assicurato che Sarraj potrà restare al suo posto fino alle elezioni. "Non si cambia cavallo mentre si attraversa il fiume", avrebbe detto Haftar ad al Sarraj.

Le stesse fonti ritengono ci sia una 'buona possibilità' che la Conferenza Nazionale della Libia, primo passo nella road map Onu per le elezioni, si possa svolgere a gennaio. Conte twitta: 'L'Italia riunisce i protagonisti del dialogo'.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lancia un appello al "dialogo" ai capi delle delegazioni presenti alla Conferenza di Palermo per la Libia. "Sono due le parole che più di altre esprimono la due giorni della Conferenza: dialogo e inclusività", ha dichiarato Conte - secondo quanto viene riferito da fonti diplomatiche - intervenendo alla cena di lavoro. "Chiedo a tutti, pur nel rispetto delle posizioni di ciascuno, di vivere questa conferenza con uno spirito costruttivo, con il desiderio di lavorare per il bene della Libia e del suo straordinario popolo", ha aggiunto il premier. 

"Mi auguro che le discussioni di queste due giornate possano continuare a consolidare le basi della comprensione reciproca, accorciando le distanze tra le parti", ha aggiunto il premier, specificando che non sono possibili "miracoli o scorciatoie". E poi: nella Conferenza "sono già stati conseguiti importanti e tangibili risultati" nei settori della sicurezza e delle riforme economiche, ha dichiarato - secondo quanto riferito da fonti diplomatiche - Conte, intervenendo alla cena con i capi delle delegazioni. "Nel pomeriggio hanno avuto luogo importanti discussioni ad alto livello tecnico per individuare proposte concrete, che possano contribuire al miglioramento del quadro di sicurezza e al rafforzamento dell'attuazione delle riforme economiche". 

"La Conferenza di Palermo è una tappa di un percorso più ampio che non è iniziato certo oggi e che non finirà domani", ha aggiunto. "Sarà quindi fondamentale - ha spiegato il premier - che il capitale politico che poniamo oggi sul tavolo possa tradursi in azioni concrete domani". "Dobbiamo vigilare - ha concluso - affinché siano assicurati a questi nostri incontri seguiti adeguati e concreti". 

Nel breve scambio con il presidente del Consiglio, il primo ministro di Tripoli Fayez al Sarraj ha riconosciuto a Giuseppe Conte l'importanza di questa iniziativa per la Libia a Palermo. Conte - a quanto si apprende - ha spiegato che ora occorre compiere dei passi in avanti. ''Decidete voi del vostro futuro. Potete essere ricordati come padri nobili di questo nuovo percorso della Libia oppure come coloro che lo avranno fermato''. A quanto si apprende lo ha detto il premier Conte al presidente del Consiglio presidenziale libico Fayez Serraj, al presidente dell'Alto consiglio di Stato Khaled al Meshri ed al presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk Aguila Saleh.

Con il generale Khalifa Haftar "abbiamo avuto un breve scambio. Ci eravamo già visti a Roma, ci siamo detto che siamo qui per risolvere dei problemi e ci impegneremo a risolverli". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte al termine della cena con i partecipanti alla Conferenza di Palermo sulla Libia, in un'apparizione a sorpresa in sala stampa. La cena di lavoro della Conferenza per la Libia "è andata bene", ha poi detto Conte parlando con i cronisti all'interno del Media Center di Villa Igiea dove si è recato per alcuni minuti. L'assenza alla cena del generale Khalifa Haftar e del premier Dmitri Medvedev "era preventivata", aggiunge. 

"Riteniamo fondamentale - ha detto il premier intervenendo alla sezione plenaria della Conferenza di Palermo - cogliere questa occasione per sostenere il cessate il fuoco a Tripoli e facilitare le discussioni per l'attuazione dei nuovi assetti di sicurezza che abbiano come obiettivo il superamento del sistema basato sui gruppi armati. In questa sede la Comunità internazionale potrà anche esprimere un sostegno concreto alla creazione e al dispiegamento di forze di sicurezza regolari". 

"Dobbiamo fare in modo che gli esiti di questa Conferenza e lo spirito di Palermo, mi piace chiamarlo così, non si esauriscano oggi - ha detto ancora il premier - e qui, bensì si traducano in un impegno concreto a portare avanti l'agenda con costanza e determinazione. L'Italia continuerà ad assicurare il suo massimo impegno e mi auguro che tutti i partecipanti possano fare altrettanto". Conte, in merito a richieste di "assistenza tecnica, anche sul piano del training", ha evidenziato che il governo "farà la sua parte".

"Il meeting informale di stamattina" a margine della Conferenza sulla Libia di Palermo "è stato presentato come un incontro tra i protagonisti del Mediterraneo. Ma questa è un'immagine fuorviante che noi condanniamo. Per questo lasciamo questo incontro profondamente delusi", ha detto il vicepresidente turco Fuat Oktay lasciando Villa Igiea a lavori non ancora conclusi. "Qualcuno all'ultimo minuto ha abusato dell'ospitalità italiana", ha aggiunto senza mai nominare il generale Khalifa Haftar. "Sfortunatamente la Comunita internazionale non e stata capace rimanere unita 

“Oggi è una giornata talmente bella che mi permetto di non rispondere su spread e manovra. Ci sono dei grafomani a Bruxelles che mandano lettere e noi, da persone educate, rispondiamo ma non ci muoviamo di un millimetro”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini durante la conferenza stampa ospitata da un hangar dell’Aeroporto militare di Pratica di Mare.

La legge di Bilancio sarà, comunque, soggetto della valutazione della Commissione il prossimo 21 novembre, nell'ambito del semestre europeo, quando arriveranno sul tavolo dei commissari i piani di bilancio di tutti gli Stati membri. In quell'occasione verrà, quindi, aperta la procedura d'infrazione che dovrebbe essere per debito eccessivo e non per deficit. Si torna, dunque, al 2017 quando l'Unione europea aveva congelato il tutto perché il precedente governo aveva promesso di ridurre il deficit. Per la Commissione europea si tratta di una strada impervia, mai battuta. E, pe questo, genererà sicuramente nuovi scontri tra i diversi partner. Ed è proprio lì che, molto probabilmente, vuole arrivare il governo Conte: destabilizzare la Ue scardinando quelle regole che, secondo le forze sovraniste, hanno fatto solo male. "Ci mancano giusto gli ispettori, i caschi blu dell'Onu e le sanzioni contro l'Italia... - ha commentato Salvini - le manovre economiche degli ultimi cinque anni, applaudite da Bruxelles, non hanno fatto bene all'Italia",

Un'eventuale procedura di correzione della finanza pubblica, come ricorda il Gazzettino porterebbe ad un controllo continuativo di ogni scelta dell'esecutivo. "Se pensano di farlo - ha tagliato corto Salvini - hanno capito proprio male. Noi vogliamo difendere il diritto a sicurezza, lavoro e salute degli italiani e non usciamo da nulla". Ma è proprio alle sanzioni che si arriverà dopo che la Commissione europea avrà formalmente bocciato la nostra legge di Bilancio. Una bocciatura che porterà a un'ingerenza sempre più massiccia da parte della Commissione stessa, fatta di limiti di tempo da rispettare, obiettivi di deficit da raggiungere e soprattutto misure da mettere in cantiere. Non solo. Bruxelles potrebbe addirittura arrivare a chiedere l'accantonamento che vengano accantonati 3,6 miliardi di euro. Per verificare che i compiti vengano fatti, verrano inviati ispettori ogni trimestre. Ovviamente, il governo gialloverde potrà andare avanti a infischiarsene e così si arriverebbe alle sanzioni vere e propri e, in un secondo momento, la sospensione dei Fondi strutturali e di investimento. Lo scontro, insomma, è tutto aperto.

Cm fonti della maggioranza spiegano la volontà comune è quella di "non cedere di un millimetro" sull'impianto dell'attuale manovra (i punti cardine sono reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni) e quindi i saldi per il 2019, compresa la crescita del Pil all'1,5%, "non si toccano". Nel governo danno per scontata l'apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione Ue e si preparano a contrattaccare. "A causa del rallentamento economico, che non interessa solo l'Italia (anzi...) - spiegano dalla Lega -, già quest'anno Francia e Spagna sforeranno il tetto del 3%, ma perché a Parigi e a Madrid non viene detto nulla?". Sarà questo confronto con due dei principali partner europei uno dei punti chiave della risposta a Bruxelles. Che comunque sarà "ferma ma senza toni da guerra". Anche perché, concludono le fonti, "se avessimo voluto sparare sull'Europa avremmo fissato il deficit/Pil al 3,1%".

L’Austria intende votare a favore di un’eventuale procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. Lo ha detto il ministro delle Finanze di Vienna, il popolare Hartmut Loeger: “Più che mai dobbiamo pretendere disciplina da Roma, non si tratta solo di una questione italiana, ma di una questione europea. L’Italia corre il rischio di scivolare verso uno scenario greco”.

La Tav è “un progetto importante non solo per l’Italia e la Francia ma anche per l’Europa. Il progetto è in corso ed è importante che tutte le parti mantengano i loro sforzi per completarlo in tempo”. Lo dice il portavoce della Commissione Ue responsabile del dossier Trasporti, Enrico Brivio.

Il ministro delle Finanze olandese, Wopke Hoekstra, ha chiesto alla Commissione europea di prendere “ulteriori provvedimenti” contro l’Italia, dopo che il governo ha deciso di non modificare i saldi del documento programmatico di bilancio. “Sono molto deluso dal fatto che l’Italia non modifichi il proprio bilancio. Le finanze pubbliche dell’Italia non funzionano e i piani del governo italiano non portano a una crescita economica solida”, ha detto Hoekstra.

La prossima mossa di Bruxelles è attesa per il 21 novembre, quando la Commissione pubblicherà le valutazioni su tutte le leggi di Bilancio dei paesi membri. Il rischio, per l’Italia, è l’apertura di una procedura di infrazione.

Dunque, nonostante le bocciature e dubbi su numeri e strategie giunte da più parti allo schema di Legge di Bilancio – non da ultimo l’Ufficio parlamentare di bilancio – il governo sceglie dunque la strada “facile” di lasciare tutto così com’è auspicando un tasso di crescita superiore a quello tendenziale, dunque confermando gli ambiziosissimi obiettivi di crescita previsti (1,5% nel 2019).

E dunque anche il deficit resta stimato al 2,4%, pur «considerato un limite invalicabile» che verrà costantemente presidiato dal ministero, pronto eventualmente a stabilire opportuni correttivi.

In seguito ai rilievi europei, in manovra sono state aggiunte soltanto nuove privatizzazioni di patrimonio pubblico, pari all’1% del PIL. Il Governo segnala poi l’esigenza di affrontare il dissesto idrogeologico, chiedendo un margine di flessibilità pari allo 0,2% del PIL per sostenere spese eccezionali

Nessuna variazione: il governo conferma di voler seguire la propria strada, come annunciato fin dall’inizio, e di non cedere nel dialogo con Bruxelles la cui strada, a questo punto, è sempre più in salita. La legge di bilancio non cambia: è infatti in soldoni la risposta del governo italiano alla Ue, che aveva dato tempo fino ad oggi per spiegare le deviazioni previste dalla manovra sugli obiettivi di deficit/Pil e riduzione del debito. “La manovra non cambia né nei saldi né nella previsione della crescita. Abbiamo detto chiaramente che ci impegniamo a mantenere il 2.4% di deficit, e il Pil all’1,5%” ma “reddito cittadinanza, riforma Fornero, soldi ai truffati dalle banche restano”, ha spiegato il vicepremier Luigi Di Maio subito dopo il consiglio dei ministri. Posizione confermata anche da fonti della Lega che ribadiscono come nella lettera di risposta a Bruxelles “il governo spiega le sue ragioni ma va avanti per la sua strada”.

Il Consiglio dei ministri ha avuto il compito di partorire la replica del governo italiano ai rilievi della Commissione europea sul draft budgetary plan, il documento programmatico di bilancio. Convocato alle ore 20.30, è iniziato con quasi mezz’ora di ritardo e terminato una decina di minuti dopo le ore 22. Ma che la linea del governo fosse rimasta la stessa lo si era capito già dopo il vertice tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i due vicepremier Di Maio e Matteo Salvini, il ministro dell’Economia Giovanni Tria e dei Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro. I saldi e le stime di crescita della legge di bilancio “restano invariati“. Ma sono state “messe più risorse sul dissesto idrogeologico”, avevano confermato fonti di Palazzo Chigi già al termine dell’incontro.

La lettera del governo all’Unione europea sulla legge di bilancio è “di attacco e non di difesa”, spiega una fonte della Lega al termine del Cdm. Scendendo nella pratica, si sono “le clausole di salvaguardia e i controlli automatici sulla spesa già previsti (con monitoraggio dei conti pubblici ai fini correttivi)” per evitare che il deficit salga oltre il 2,4% qualora le previsioni di crescita del governo nella manovra non siano confermate e anche una nuova operazione di dismissione immobiliare. Dismissioni  che “valgono l’1% del Pil“, riferiscono sempre fonti del Carroccio, oltre a sottolineare come sia “confermata la destinazione dello 0,2% degli investimenti al dissesto idrogeologico“.

“Il nostro obiettivo è tutelare i gioielli di famiglia ma allo stesso tempo di dismettere tutto quello che non serve dello stato di immobili o di tutti questi beni che sono di secondaria importanza”, ha risposto Di Maio a chi chiedeva maggiori dettagli sulle dismissioni immobiliari. “Deve essere chiara una cosa – ha ribadito – nel programma di dismissioni non ci sono i gioielli di famiglia. Stiamo parlando di immobili, di beni secondari dello Stato e sicuramente la dismissione avrà un effetto positivo per la riduzione del debito”.

“Per quanto riguarda eventuali clausole di salvaguardia il nostro obiettivo è il 2,4% di deficit perché crediamo nella crescita all’1,5%”, ha spiegato ancora Di Maio. “Non abbiamo aggiunto niente a quello che già leggete nella manovra di bilancio ma c’è l’impegno a mantenere quelli che sono i saldi indicati, quindi non facciamo i furbi sul deficit ma allo stesso tempo manteniamo gli impegni con gli italiani”, ha concluso.

Già prima che il vertice cominciasse   ci aveva pensato Salvini a ribadire la linea: “Stiamo lavorando a una manovra che garantisce più posti di lavoro, più diritto alla pensione e meno tasse non per tutti ma per tanti italiani. Se all’Europa va bene siamo contenti, sennò tiriamo dritto“. Alla domanda se la manovra cambierà, Salvini aveva risposto di no scuotendo la testa prima di entrare a Palazzo Chigi.

“Sulla manovra c’è qualcosa da modificare, ma non in base alle richieste di Bruxelles. Si cambia in base a quello che succede in Italia, ad esempio a causa del maltempo“, ha detto il vicepremier leghista in un’intervista al giornale Leggo rilasciata poco prima. “Stiamo facendo la conta dei danni e rischiano di essere 5 miliardi di euro. Quindi è chiaro che dobbiamo mettere più soldi alla voce investimenti sul territorio. Perché ce lo chiede la situazione”, ha aggiunto.

Tra conferme e defezioni, il vertice di Palermo alla fine si terrà. Le porte di villa Igiea per i partecipanti si apriranno intorno alle 19:00, quando il premier Giuseppe Conte accoglierà i capi delegazione che via via sfileranno all’interno della sede scelta per il vertice. Tra occasione per prendere la testa della cabina di regia per la Libia e timore per un suo possibile fallimento, il vertice segna comunque una tappa importante per la diplomazia italiana.

L’Italia, da quando ha annunciato l’organizzazione di una conferenza internazionale a Palermo sulla Libia, ha iniziato subito a lavorare per avere una platea di paesi più vasta possibile presente in Sicilia. Dagli Stati Uniti è arrivato subito il sostegno all’iniziativa, visto che l’idea di una cabina di regia italiana è stata formalizzata proprio a Washington. Il dubbio riguarda però il livello della presenza americana. Da Roma il “sogno” è poter avere Donald Trump, vista la visita del presidente americano prevista giorno 11 novembre a Parigi. Ma alla fine, a rappresentare gli Usa a Palermo sarò David Satterfield, sottosegretario con delega al Medio Oriente al consiglio di Stato. Sarà della partita anche l’altra potenza che ha spinto ed appoggiato l’Italia nell’azione sulla Libia: la Russia. Da Mosca a guidare la delegazione dovrebbe esserci il primo ministro Dmitri Medvedev. Per quanto riguarda l’Europa, è confermata la presenza dell’alto rappresentante della politica estera comunitaria, Federica Mogherini. Ma dal vecchio continente non verrà alcun capo di Stato, anche se ci saranno delegazioni da molti paesi.

­Per il governo di unità nazionale ci sarà invece il premier Al Serraj, assieme al suo vice Ahmed Maitig, uomo forte “moderato” di Misurata. Presenti inoltre altri due attori importanti: Aguila Saleh, presidente del parlamento di Tobruck, e Khaled Al Meshri, presidente dell’alto consiglio di Stato. In totale comunque, le delegazioni libiche dovrebbero essere molte di più comprendendo fazioni, tribù e partiti politici di ogni parte del paese. 

­C'e giallo su quello che dovrebbe essere l' ospite piu atteso ossia il generale Khalifa Haftar. Il leader della Cirenaica avrebbe dato il suo via libera definitivo alla presenza a Palermo nei giorni scorsi, ma nelle ultime ore tra conferme e smentite appare in forse la sua partecipazione. Un diniego di Haftar potrebbe compromettere seriamente l’andamento del vertice siciliano e far rimediare all’Italia una magra figura agli occhi della comunità internazionale. 

 A 24 ore dall'inizio dei lavori, ambienti dell'autoproclamato Esercito nazionale libico hanno fatto sapere in mattinata che il loro capo diserterà il summit perché non vuole sedere al tavolo con i rappresentanti del Qatar e di una fazione, il Libyan Fighting Group, secondo Haftar "legata ad al Qaida". 

L'indiscrezione poteva essere il frutto di un bluff del generale per alzare la posta del negoziato. Più tardi, però, si è avuta la percezione che la situazione stesse realmente precipitando. Altre fonti vicine ad Haftar infatti - rilanciate dapprima dal media libico Address Journal e in seguito, tramite la France Presse, dall'autorevole sito egiziano Al Ahram e da Al Arabiya - hanno diffuso la notizia che Conte in giornata sarebbe volato a Bengasi: una visita lampo, si legge nella ricostruzione, per discutere con Haftar "gli ultimi sviluppi sulla conferenza di Palermo". 

Palazzo Chigi ha smentito seccamente la notizia. Facendo trapelare che da parte del governo italiano "c'è la volontà di non interferire tra le parti libiche in una questione che è prettamente libica". La posta in gioco è però troppo alta per passare la mano, e le trattative per un ripensamento del generale proseguono. Per settimane la diplomazia italiana, ma anche i russi e gli americani, hanno cercato di convincere Haftar ad andare al summit. Il ministro degli Esteri Enzo Moavero lo ha incontrato a Bengasi, lo stesso generale è stato ricevuto a Roma dal premier Giuseppe Conte. 

Il Premier Conte in una sua intervista riguardo alla conferenza di Palermo sulla Libia al quotidiano  La Stampa ha dichiarato : L'Italia e la comunità internazionale sostengono l'operato dell'Onu. Occorre superare lo stallo in cui versa da tempo il processo politico libico. Ma soprattutto occorre prevenire l'escalation di violenza di cui abbiamo avuto un ampio assaggio nei mesi scorsi. Il popolo libico chiede stabilità e benessere ed è su questa linea, concreta e inclusiva, che ci siamo mossi per preparare la conferenza di Palermo. L'analisi esposta da Salamé pochi giorni fa al Consiglio di Sicurezza è in linea con gli obiettivi dell'iniziativa italiana, che non a caso è stata valorizzata quale occasione preziosa per ribadire la coesione internazionale e favorire passi avanti. Salamé, del resto, non ha presentato una nuova "road map" bensì una ricalibratura del piano già approvato e da noi sostenuto senza remore. Si tratta, insomma, di rafforzare le prerogative del popolo libico e adempiere alle responsabilità istituzionali volte a far "ripartire" un Paese amico a noi vicino

Gli oppositori continua il Primo Ministro Italiano sono tali fintanto che vi sarà spazio per agende nascoste e interessi contraddittori. Abbiamo promosso un evento inclusivo e stiamo parlando con tutti: con pragmaticità ma anche estrema chiarezza. Ho incontrato di persona, e a lungo, tanto Sarraj che Haftar. Ho raccolto forti incoraggiamenti e testimonianze di stima che mi confortano nella strada intrapresa. A dispetto delle speculazioni e dei facili giudizi, non stiamo improvvisando e non coltiviamo ambizioni velleitarie, ma credo che l'Italia abbia la responsabilità e la capacità di svolgere un ruolo utile in questo processo così come nell'intera area mediterranea. Ripeto, utile: nessuno vuole fare pedagogia politica o, peggio, velleitarie forme di tutoraggio. Intendiamo aiutare in un percorso e non "dettare" soluzioni. Tanto meno imporle.

Abbiamo preparato questa iniziativa con determinazione sottolinea il Premier Conte al quotidiano la Stampa e convinzione e continueremo con lo stesso spirito anche in seguito. Non intendiamo questa Conferenza come una vetrina o l'occasione di una photo opportunity. Ancora più importante sarà il lavoro che faremo in seguito per continuare a seguire questo processo. Ho parlato con molti leader internazionali, molti di più di quelli da lei citati, e da tutti ho raccolto interesse e sostegno, a prescindere dalle singole partecipazioni. I Paesi che cita saranno presenti e a livello più che adeguato, a partire dalla Russia e dalla Francia. Ma ciò che viene in questi giorni, poco citato e ne sono rimasto francamente sorpreso, è il fatto che Palermo riunisce intorno ad uno stesso tavolo i principali attori libici e il massimo livello politico di Paesi quali Algeria, Tunisia, Egitto, Ciad, Niger, Grecia e Malta. Basta guardare la carta geografica per rimettere in ordine questa costante e, a volte un po' superficiale, classifica delle adesioni. Ma anche il resto d'Europa e dei Paesi del Golfo vede non poche qualificate presenze. E parlo anche delle Istituzioni europee che saranno rappresentate da Tusk e Mogherini. Per rispondere alla sua domanda, dunque, non esito a definirmi soddisfatto che il nostro Paese abbia coagulato tanti - e indispensabili - partner intorno ad un tavolo dove i protagonisti saranno i libici.

Il nostro obiettivo, sottolinea il primo Ministro e condiviso dalla comunità internazionale, è una Libia stabile, con istituzioni scelte dal popolo libico. È questo lo scenario che mi vede totalmente favorevole. La Russia, quale membro permanente del Consiglio di Sicurezza e attore internazionale di primo piano, può dare un contributo importante.Per il governo italiano il contrasto al terrorismo è una priorità. E fortunatamente sono moltissimi i Paesi ad avere questa priorità, partendo dagli stessi membri della Ue. Il nostro ruolo è dunque di rilievo, si esprime con coerenza e impegno. Senza dimenticare che la stabilità politico-istituzionale e lo sviluppo socio-economico sono la migliore medicina per prevenire il diffondersi del fenomeno terroristico.

Il premier Giuseppe Conte è giunto a Palermo. "Mi aspetto che Haftar sia presente. La sua visione non è certamente coincidente con quella del presidente Sarraj", ma "Mandela ha osservato che 'il compromesso è l'arte della leadership e i compromessi si fanno con gli avversari, non con gli amici'". Così il premier Giuseppe Conte in un'intervista in apertura di prima pagina della Stampa.  

Ci sarà anche il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk - oltre al "ministro degli Esteri" europeo Federica Mogherini - alla conferenza di Palermo sulla Libia. Lo si apprende da fonti di governo che spiegano come saranno 38 le delegazioni presenti al summit. Ed è prevista, al momento, anche la presenza del premier russo Dimitri Medvedev. Al tavolo sulla Libia parteciperanno inoltre delegazioni di Lega Araba, Fmi e Banca Mondiale mentre i giornalisti accreditati sono 450.

Alla Conferenza parteciperà anche il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi. Lo annuncia la tv di Stato egiziana. "Il presidente Sisi va oggi nella città italiana di Palermo per una visita ufficiale di due giorni. Deve partecipare al summit dei leader interessati al dossier libico su invito del primo ministro italiano" Giuseppe Conte, annuncia un banner della tv. 

Sono una ventina le sigle - tra comitati, centri sociali, associazioni e movimenti - che nel pomeriggio, a partire dalle 17, sfileranno in corteo, da piazza Marina fino a piazza Politeama, per il contro-vertice sulla Libia. Ieri sera centinaia di giovani hanno partecipato alla 'street parade' dei centri sociali, partita da piazza Rivoluzione. "Politiche guerrafondaie, falsi processi di pacificazione, speculazione sui poveri e discriminazione razziale" gli slogan dei manifestanti che hanno protestato "contro una città militarizzata e negata di cui non si è più liberi abitanti ma ostaggio dei potenti e delle loro necessità". 

"Non possiamo accettare che la nostra città ci venga sottratta per permettere lo svolgimento di un summit assolutamente inutile parecchio dispendioso economicamente e che, peraltro, si manifesta come fallito ancor prima di iniziare - dice Nicola Calcavecchia dei centri sociali palermitani - Bisogna assolutamente sottolineare, oltre all'assenza dei grandi capi di Stato al posto dei quali vi saranno i semplici delegati, la defezione di una delle fazioni libiche, particolare non da poco se si considera che l'intento manifesto del summit era proprio quello di trovare un accordo tra le fazioni". La carovana, con cori, speakeraggio e musica ad alte frequenze, è stato organizzata proprio per "arrecare disturbo a danno degli ospiti del summit che si trovano a soggiornare presso alcuni degli alberghi del centro storico". "A loro i lussuosi alberghi e i salotti per le conferenze, a noi le strade e le piazze della nostra città da vivere e attraversare come meglio crediamo", afferma Alessandro Tagliarini, giovane dei centri sociali palermitani.

­La Francia invierà il ministro degli esteri, Jean-Yves Le Drian. La Germania sarà pure presente e rappresentata dal sottosegretario agli esteri, Niels Annen. Diplomatici e rappresentanti arriveranno anche da Spagna, Grecia e Malta. Per quanto riguarda l’Africa invece, la “pattuglia” dovrebbe essere abbastanza nutrita. Nelle scorse ore è stata infatti confermata la presenza con capi di Stato e di governo da parte di molti paesi confinanti con la Libia. Si tratta, in particolare, di Tunisia, Algeria, Egitto per il nord Africa. Per il Sahel invece, a Palermo dovrebbero arrivare anche rappresentanti di Niger e Ciad. Per la Tunisia sarà a Palermo il presidente Beji Caid Essebsi, per l’Algeria invece il primo ministro Ahmed Ouyahia. Non si sa ancora se in Sicilia l’Egitto sarà rappresentato o meno dal presidente Al Sisi. 

Presenti a Palermo anche Turchia e Qatar.Tali presenze avrebbero infastidito proprio l' Egitto essendo Ankara e Doha due importanti sponsor dei Fratelli Musulmani e quindi del movimento fortemente osteggiato da Al Sisi nel suo paese. Sarà presente anche l’inviato speciale dell’Onu per la Libia, Ghassan Salamè. Sarà lui a rappresentare le Nazioni Unite in Sicilia. 

 

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