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Lunedì, 25 Marzo 2019

Migranti, economia, Europa, porti, Ventimiglia la "colonizzazione" francese del continente nero e il caso franco CFA. E se ieri Di Maio ha ribadito le sue accuse, oggi Salvini rincara la dose: "In Africa c'è gente che sottrae ricchezza quei popoli, la Francia è evidentemente tra queste".  

Tensioni diplomatiche tra Francia e Italia per le accuse del M5S su come Parigi influenzi l’economia delle ex colonie africane e, di conseguenza, l’immigrazione verso l’Europa. Il ministro francese per gli Affari europei, Nathalie Loiseau, ha convocato l’ambasciatore italiano, Teresa Castaldo, per protestare contro le «affermazioni inaccettabili e inutili» espresse ieri dalle «autorità italiane». Nel mirino, le frasi del vice premier Luigi Di Maio sull’influenza francese e in Africa. Ieri, il capo politico del M5s ha accusato Parigi di «impoverire l’Africa» aggravando la crisi migratoria. 

«Se vogliamo continuare a parlare degli effetti continuiamo con la retorica dei morti in mare, che ovviamente sono una tragedia e hanno tutto il mio cordoglio, ma dobbiamo parlare delle cause. Perchè, se oggi c’è gente che parte, è perchè alcuni Paesi europei, con in testa la Francia, non hanno mai smesso di colonizzare l’Africa», ha detto. «La Ue dovrebbe sanzionare la Francia e tutti quei Paesi che come la Francia stanno impoverendo l’Africa e stanno facendo partire quelle persone», ha aggiunto il vice premier.Dopo la convocazione dell’ambasciatore italiano, le opposizioni, con il Pd, hanno chiesto che il ministro degli Esteri, Enzo Moavero «riferisca subito in aula». Mentre Di Maio ha tenuto il punto e detto di non intravedere alcun caso diplomatico. «Io non credo che sia un caso diplomatico, io credo che sia tutto vero», ha replicato.

«La Francia è uno di quei Paesi che stampando la moneta per 14 Stati impedisce lo sviluppo e contribuisce alla partenza dei profughi. Se l’Europa in questo momento vuole avere un pò di coraggio, deve avere la forza di affrontare il tema della decolonizzazione. Noi abbiamo acceso un faro di verità». A gettare acqua sul fuoco anche il ministro dell’Economia Giovanni Tria ha parlato di «rumore mediatico» che «entra poco nei problemi di fondo che stiamo discutendo sia in Italia sia in Europa». Mentre Il commissario Ue Pierre Moscovici ha parlato «frasi irresponsabili». Tra i leghisti, normalmente propensi alla criticità verso il governo francese di Emmanuel Macron, si segnala solo il commento di Paolo Grimoldi. «Se la Francia si permette di convocare il nostro ambasciatore a Parigi solo per le battute delle ultime ore del vicepremier Di Maio allora noi, in proporzione, quando Macron e i suoi ministri la scorsa estate rovesciavano insulti e offese sul nostro Governo avremmo come minimo dovuto espellere il loro ambasciatore a Roma», ha detto il segretario della Lega lombarda.

Il franco africano frena lo sviluppo di quelle economie la maggior parte dei Paesi africani che utilizzano il franco Cfa hanno di fatto scelto di farlo e possono tornare indietro. Ma dovrebbero farlo comunque da una posizione di debolezza. Di fatto l'economia di quei Paesi, mai decollata veramente, è legata a doppio filo alle scelte della Banca centrale di Francia. In principio il franco Fca aveva parità con il franco francese, poi è stato agganciato all'euro a un tasso fisso. E l'asse tra il Tesoro di Parigi e la Banca centrale ne garantiscono la convertibilità, in cambio appunto del 50% delle riserve in valuta di ciascun Paese aderente.

È proprio qui il controllo indiretto della Francia (che nel 1994 ne ha deciso la svalutazione del 50%). È un forte paletto allo sviluppo. E oltre ad avvantaggiare le classi agiate africane, che più facilmente possono importare dalla Francia beni lusso in cambio di denari di dubbia provenienza, è nei fatti un vantaggio anche per le multinazionali francesi che hanno gioco facile a investire in quei Paesi senza temere improvvise svalutazioni. Dietro il controllo della convertibilità c'è il bengodi delle materie prime africane e il paradiso delle importazioni francesi. Così l'inflazione rimane bassa, la crescita al palo e l'agricoltura altrettanto

Ad introdurre il tema, su cui il Movimento starebbe lavorando da mesi, era stato Alessandro Di Battista, nell’intervista di ieri a ’Che tempo che fà. «Se non affrontiamo il tema della sovranità monetaria in Africa, non potremo mai risolvere veramente il problema», aveva affermato Di Battista. «Attualmente la Francia, nei pressi di Lione, stampa la moneta utilizzata in 14 Paesi africani, quasi tutti Paesi della zona subsahariana. I quali non soltanto utilizzano una moneta stampata dalla Francia, ma per mantenere il tasso fisso, prima con il franco francese e oggi con l’euro, sono costretti a versare circa il 50% dei loro denari in un conto corrente gestito dal Tesoro francese. 

Conto corrente con il quale viene finanziata una piccola parte del debito pubblico francese, ovvero circa lo 0,5%». «Ma soprattutto la Francia, attraverso il controllo geopolitico di quell’area, dove vivono 200 milioni persone che utilizzano banconote e monete stampate in Francia, gestisce la sovranità di interi paesi impedendo la loro legittima indipendenza, la loro sovranità monetaria, fiscale, valutaria e la possibilità di fare politiche espansive. Fino a quando non si ’strappera» questa banconota, che in realtà è una manetta nei confronti dei popoli africani, noi potremo continuare a parlare a lungo di porti aperti o porti chiusi, ma le persone continueranno a scappare, a morire in mare, a cercare altre rotte e a provare a venire in Europa. Oggi è necessario, per la prima volta, occuparsi delle cause, perchè se ci si occupa esclusivamente degli effetti si è nemici dell’Africa.

Il commissario Moscovici si è schierata al fianco di Parigi.Per il Ministro Salvini, Parigi ha una responsabilità diretta nel caos africano alla base delle migrazioni di massa: "In Libia la Francia non ha nessun interesse a stabilizzare la situazione - dice - perché ha interessi petroliferi opposti a quelli italiani".  

I migranti "si salvano, come ha fatto la guardia costiera libica, e si riportano indietro così la gente smetterà di pagare gli scafisti per un viaggio che non ha futuro, perché finisce o con la morte o con un'esistenza per le strade italiane". Lo ha detto il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini a 'Mattino 5' ribadendo che non consentirà ai barconi con i migranti e alle Ong di accedere ai porti italiani.

"Più persone partono più persone muoiono - ha aggiunto - Chi vuole bene all'Africa fa di tutto perché non partano".

"Il problema dei migranti ha tante cause - ha detto in un altro passaggio tornando sulla polemica con la Francia che ha portato alla convocazione dell'ambasciatrice italiana da parte di Parigi - c'è chi in Africa sottrae ricchezza a quei popoli e a quel continente e la Francia è tra questi". In Libia, aggiunge, la Francia ha "interessi opposti a quelli italiani" e "non ha alcun interesse a stabilizzare la situazione". Dunque "ha poco da arrabbiarsi perché ha respinto migliaia di migranti, comprese donne e bambini, alla frontiera. Lezioni di umanità e generosità da Macron non ne prendo".

"L'Italia è piena di anti-italiani: dal Pd che sta sempre dalla parte sbagliata della storia ai direttori dei giornali. Credo fermamente che il neocolonialismo della Francia abbia danneggiato gli interessi italiani e il futuro dell'Africa", dice anche Alessandro Di Battista, entrando alla convention 5 stelle su reddito e quota 100. "Sono contento che anche la Meloni e alcuni di sinistra la pensino come noi. Io il neocolonialismo l'ho studiato a fondo e posso dire che tocca agli africani decidere sul loro futuro", ha aggiunto.

Insomma, una battaglia economica oltre che politica. E se il vicepremier leghista si dice "orgoglioso" di governare "un popolo generoso, solidale e accogliente", lo stesso non pensa del presidente francese e dei suoi cittadini. "Lezioni di bontà e generosità non ne prendiamo da nessuno, men che meno dal signor Macron", ribadisce il leader del Carroccio: "Non prendiamo lezioni dalla Francia che ha respinto in questi anni decine di migliaia di migranti alla frontiera di Ventimiglia, compresi donne e bambini, riportandone alcuni di notte nei boschi piemontesi e lasciandoli, come se fossero bestie".

"Più persone partono, più ne muoiono".Da quando i flussi si sono ridotti e la Libia intercetta più barconi che in passato (anni 2016-2017), il numero di decessi sulla tratta centrale del Mediterraneo si è più che dimezzata. L'obiettivo secondario è poi quello di stroncare "il business dei trafficanti" e di chi "non scappa dalla guerra"dice il Ministro del Interno. L'Italia accoglie, ma solo i veri profughi. E chi intende chiedere asilo nel Belpaese, lo faccia attraverso i canali legali, non tentando una vana traversata del mare. "I migranti - spiega Salvini - si salvano, come ha fatto la guardia costiera libica, e si riportano indietro così la gente smetterà di pagare gli scafisti per un viaggio che non ha futuro".

Intanto meno soldi all’assistenza dei rifugiati e ai progetti per contrastare la fame del mondo, più fondi ai Comuni italiani colpiti da calamità naturali. Il governo Conte ha deciso di portare il «cambiamento» anche nella gestione dell’8 per mille dell’Irpef destinato dai cittadini allo Stato italiano. E così ha rotto una consuetudine che andava avanti da qualche anno, quella di dividere l’intero tesoretto in parti uguali e assegnare l’identica cifra alle cinque categorie stabilite dalla legge: «Fame nel mondo», «Calamità naturali», «Edilizia scolastica», «Assistenza ai rifugiati e ai minori stranieri non accompagnati», «Conservazione dei beni culturali».

La svolta è annunciata nello schema di decreto sulla ripartizione dell’8 per mille trasmesso alla presidenza del Senato lo scorso 9 gennaio. Nella lettera che accompagna il testo, firmata dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti, si spiega come il governo abbia deciso di derogare all’articolo 2 del «Regolamento» in vigore per questi fondi - che prevede la suddivisione in parti uguali - basandosi su un altro comma dello stesso regolamento, che permette di tenere conto di «particolari caratteri di eccezionalità, necessità e urgenza» di determinati interventi. Così, spiega Giorgetti, «il Consiglio dei ministri con delibera in data 8 novembre 2018 (...) ha disposto la riduzione del 50% delle quote relative alle categorie "Fame nel mondo" e "Assistenza ai rifugiati" per un ammontare di euro 3.007.095,30 ciascuna, ed è stato conseguentemente disposto l’incremento di tale somma alla quota della categoria "Calamità naturali", per un totale complessivo di euro 12.028.381,56»...

 

 

Il fondo monetario internazionale taglia allo 0,6%, dall'1% di ottobre, la previsione di crescita per l'Italia nel 2019, mantenendola allo 0,9% per l'anno successivo. Lo si legge nell'aggiornamento del World Economic Outlook presentato a margine del Forum economico mondiale di Davos. L'Italia - nel documento - è individuata con la Germania come uno dei fattori la cui frenata a fine 2018 ha fatto rivedere in peggio le stime di crescita per l'Eurozona e comportato un calo dell'euro del 2% fra ottobre e gennaio.  

"Italia minaccia e rischio per l'economia globale? Piuttosto è il Fmi che è una minaccia per l'economia mondiale, una storia di ricette economiche coronata da previsioni errate, pochi successi e molti disastri", replica il ministro dell'Interno Matteo Salvini.  

"All'interno dell'area euro revisioni significative riguardano la Germania, dove le difficoltà di produzione nel settore auto e la domanda esterna più bassa peseranno sulla crescita nel 2019, e per l'Italia, dove il rischio sovrano e quello finanziario, e i collegamenti tra i due, aggiungono venti contrari alla crescita", spiega la capo economista del Fmi, Gita Gopinath. L'Italia è fra i maggiori rischi globali per il nodo spread-banche. Ma non si scherza nemmeno sui timori per la Brexit e il voto alle europee. "Gli spread italiani - si legge al primo punto della sezione sui rischi globali, che evoca anche una Brexit senza accordo - sono scesi dal picco di ottobre-novembre ma restano alti. Un periodo prolungato di rendimenti elevati metterebbe sotto ulteriore pressione le banche italiane, peserebbe sull'attività economica e peggiorerebbe la dinamica del debito".  

La situazione finanziaria dell'Italia, assieme a Brexit, è al primo punto fra i principali fattori di rischio globali indicati dal Fondo monetario internazionale nella versione aggiornata del World Economic Outlook. "In Europa continua la suspence su Brexit, e il costoso intreccio fra rischi sovrani e rischi finanziari in Italia rimane una minaccia", ha detto il direttore della Ricerca del Fmi Gita Gopinath presentando il rapporto  a poche ore dall'inizio del Forum economico mondiale di Davos. 

Meno crescita per l'economia globale nel 2019 e 2020, e con più incognite fra cui una possibile escalation nello scontro Cina-Usa sui dazi e un 'atterraggio duro' dell'economia cinese. E' il quadro delineato dall'aggiornamento del World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale, presentato oggi prima del via al Forum economico mondiale. Le nuove stime del Fmi prevedono una crescita globale del 3,7% nel 2018, come tre mesi fa, ma peggiorano il 2019 (3,5% da 3,7%) e il 2020 (3,6% da 3,7%).  


"Gli spread italiani - si legge al primo punto della sezione sui rischi globali, che evoca anche una Brexit senza accordo - sono scesi dal picco di ottobre-novembre ma restano alti. Un periodo prolungato di rendimenti elevati metterebbe sotto ulteriore pressione le banche italiane, peserebbe sull'attività economica e peggiorerebbe la dinamica del debito". L'analisi dei rischi prosegue poi con l'ipotesi di una "Brexit senza accordo dal carattere dirompente, con contagio all'estero, e un aumentato euroscetticismo intorno al voto europeo di maggio". Rischi anche da una frenata peggiore del previsto in Cina, un'escalation commerciale, uno 'shutdown' prolungato negli Usa.

L'economia globale fronteggia "rischi significativamente più alti, alcuni dovuti alle politiche" intraprese dai governi. L'allarme arriva dal direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, che ha aggiunto: "significa che una recessione globale è dietro l'angolo? No". Lagarde, facendo un'analogia con lo sci da fondo dove "è desiderabile avere visibilità, una leggera discesa, stabilità, pochi rischi e pericoli", ha notato che oggi sciare è diventato più impegnativo invitando le autorità a "tenersi pronte se rischi dovessero materializzarsi".

"Risolvere con la cooperazione, e velocemente, le dispute commerciali": è l'imperativo, pronunciato da Gopinath, a margine del Forum economico mondiale, avvertendo dei rischi di una crisi finanziaria e di un'economia globale già indebolita dalla guerra dei dazi. Gopinath si è soffermata anche su Brexit: "è imperativo risolvere immediatamente" lo stallo, se non si viole continuare a creare incertezze che pesano sulla crescita.

Il Fondo monetario internazionale mantiene una previsione di crescita per gli Usa del 2,5% quest'anno e dell'1,8% il prossimo. Ma riduce le attese per l'Eurozona nel 2019, portandole a 1,6% (da 1,9%) e mantiene il 2020 a 2,7%. Negli Usa, la crescita "è attesa in calo" con il venir meno dello stimolo fiscale e con i tassi Fed in rialzo, ma è sostenuta da "forte domanda interna". Nell'Eurozona pesano, invece, la frenata del Pil italiano e tedesco (1,3% per il 2019) e quella della Francia (1,5%) fra le proteste dei gilet gialli.

Succedeva nel 2016 : Le più alte cariche del Fondo monetario internazionale hanno ingannato il proprio board, fatto una serie di clamorosi errori di giudizio sulla Grecia, sposato incondizionatamente la causa dell’euro, ignorato tutte le avvisaglie di un’imminente crisi e trascurato un aspetto di base delle unioni monetarie.

Questo è il verdetto lacerante dell’Independent Evaluation Office (IEO), un organismo indipendente all’interno dell’istituto di Washington, sulla disastrosa gestione della crisi dell’euro da parte del Fondo. Il rapporto di 650 pagine dell’IEO rivela «cultura della compiacenza», incline all’analisi «superficiale e meccanicista», e un sistema di governance apparentemente fuori controllo.

L’ufficio di valutazione indipendente del fondo è autorizzato a passare sopra la testa del direttore generale, Christine Lagarde, e risponde unicamente al consiglio dei direttori esecutivi, molti dei quali – in particolar modo quelli provenienti dall’Asia e dall’America Latina – sono furiosi per il modo in cui alcuni ufficiali dell’UE hanno utilizzato il Fondo per salvare la propria unione monetaria ed il proprio sistema bancario.

I tre salvataggi della Grecia, del Portogallo e dell’Irlanda sono stati senza precedenti per dimensioni e carattere. Ai tre paesi è stato permesso di prendere in prestito oltre il 2,000% della loro quota allocata – più di tre volte il limite normale –, pari all’80% di tutti i prestiti del Fondo tra il 2011 ed il 2014.

In un’ammissione sorprendente, il rapporto dice che i propri investigatori non sono stati in grado di accedere a documenti chiave o di gettare luce sulle attività della «task-force segreta» assegnata ai salvataggi. Nessuna accusa di ostruzionismo è stata rivolta alla Lagarde.

«Molti documenti sono stati preparati al di fuori dei canali prestabiliti; la documentazione scritta relativa alle questioni più delicate è irreperibile. L’IEO in alcuni casi non è stato in grado di determinare chi ha preso certe decisioni o quali informazioni fossero disponibili, né è stato in grado di valutare i ruoli giocati dal management e dallo staff del Fondo», si legge nel rapporto.

Il rapporto afferma che l’intero approccio del Fondo alla zona euro è stato caratterizzato dal “pensiero di gruppo”. Non esistevano piani di riserva su come affrontare una crisi sistemica nella zona euro – o su come gestire la politica di un’unione monetaria multinazionale – perché era stato escluso a priori che ciò potesse accadere.

Succede oggi  : “Non siamo stati sufficientemente solidali con la Grecia e con i greci” durante la crisi del debito, è stata la dichiarazione testuale. Non solo: Juncker ha anche riconosciuto che durante la crisi del debito “c’è stata dell’austerità avventata, ma non perché volevamo sanzionare chi lavora e chi è disoccupato: le riforme strutturali restano essenziali”. E si è rammaricato che la Commissione abbia “dato troppa importanza all’influenza del Fondo monetario internazionale” perché “al momento dell’inizio della crisi molti di noi pensavano che l’Europa avrebbe potuto resistere all’influenza del Fmi”. A lui ha replicato direttamente il vicepremier M5s Luigi Di Maio: “Le lacrime di coccodrillo non mi commuovono”, ha scritto sul Blog delle Stelle. Mentre la capadelegazione M5s in Europa Laura Agea ha attaccato: “Autocritica ipocrita da chi prende uno stipendio da nababbi”.

Di Maio ha replicato sul Blog delle Stelle: “Juncker e tutti i suoi accoliti hanno devastato la vita di migliaia di famiglie con tagli folli mentre buttavano 1 miliardo di euro l’anno in sprechi come il doppio Parlamento di Strasburgo. Sono errori che si pagano”, ha scritto. “Dopo anni in cui ha benedetto i tagli in nome dell’austerità adesso parla di ‘austerità avventata’ e di aver dato ‘troppo influenza al Fondo Monetario Internazionale’ e ‘poca solidarietà nei confronti della Grecia’. Insomma l’austerità è stata fatta per sbaglio, è stata avventata ‘non certo perché volevamo colpire chi lavora o chi è disoccupato’. Invece è proprio quello che hanno fatto con le loro politiche economiche scellerate e ingiustificate”. 

Poco prima era intervenuta anche la capadelegazione del M5s al Parlamento Ue Agea: “Juncker, dall’alto del suo stipendio da nababbo di 27.000 euro al mese, non è credibile quando parla di austerità”, ha detto in una nota. “La sua ipocrita autocritica è uno schiaffo agli oltre 100 milioni di poveri europei. La Commissione europea in questi anni ha imposto i vincoli di bilancio. Con la manovra del cambiamento abbiamo già cambiato registro: dopo le elezioni europee rimetteremo mano a Trattati e regolamenti europei che penalizzano lavoratori, disoccupati e imprese. Il cambiamento è vicino e partirà dal taglio degli stipendi dei Commissari europei”.

Oggi la Grecia un Paese "massacrato" dal austerita dalla troika del UE dai sbagli del FMI dicono che sarebbe un successo con  il programma di prestiti internazionali  terminato da agosto, ma l'ombra di un quarto memorandum è dietro l'angolo viste le intenzioni di Syriza di distribuire bonus senza riforme condotte con un piglio professionale bensì aumentando solo la pressione fiscale. Le banche continuano a licenziare, mentre le manifestazioni non cessano, come gli insegnanti precari, scesi in piazza nel giorno della visita ad Atene della cancelliera Merkel.

In ballo c'è anche la sopravvivenza del sistema bancario ellenico, i nuovi bonus che il governo sta distribuendo in vista delle urne, la geopolitica dei gasdotti e il futuro ruolo dello stesso premier, che pare sia molto vicino ad ottenere un incarico internazionale se perdesse le elezioni.

Cosi oltre la crisi economica dietro l angolo l'accordo in Macedonia manda in crisi il governo greco  il caso macedone è solo la punta di un iceberg ben più grande: il Parlamento di Skopje ha approvato definitivamente la modifica costituzionale per il nuovo nome «Repubblica della Macedonia settentrionale», chiudendo la disputa con Atene, ma aprendo un fronte interno che si affianca alla geopolitica. 

La Grecia sta diventando un hub gas significativo per il Mediterraneo, grazie al gasdotto Tap e all'Eastmed che sarà il più lungo del mondo, da Israele all'Italia: i maggiori players energetici che vi operano stanno determinando le future policies dell'Ue quanto ad approvvigionamento energetico e nuove partnership. 

Dopo quattro anni termina così l'alleanza «fascio/comunista» che ha guidato la Grecia fuori dal memorandum, ma non fuori dalla crisi enorme economica le elezioni anticipate sono scontate, probabilmente in maggio con le europee. Ma prima ci sarà il voto di fiducia chiesto da Tsipras per giovedì prossimo, che potrebbe sì sancire la fine ufficiale della legislatura ma anche fruttare una incredibile marcia indietro di entrambi gli alleati protagonisti, di una trovata pubblicitaria per tentare di recuperare di fronte ad un elettorato sempre più deluso.

Per cui se da un lato Kammenos ha confermato «le differenze inconciliabili» con il premier che ha accettato le dimissioni, dall'altro ci sono i sondaggi ad inchiodare entrambi i partiti al governo: per Anel è debacle sotto il 3%, quindi nessun rieletto, per Syriza un calo di almeno dieci punti. Tutto a vantaggio del candidato liberal-conservatore-popolare di Nea Dimokratia Kyriakos Mytsotakis, affiliato al Ppe. Il suo programma: zone tax free in Grecia per attrarre nuovi investimenti, smart city, riforma del sistema bancario, privatizzazioni che portino un plus ai conti del paese e non siano svendite.

 

 

 

 

 

 

Tra il 2014 e il 2017 l’Italia, che corrisponde al 12% della popolazione europea, ha accolto quasi 700 mila migranti, pari al 70% degli arrivi via mare in Europa. Ad oggi, gli immigrati giunti in Italia con Salvini al Viminale (quindi dal luglio 2018) sono 6.793, con un calo del 90% rispetto al 2015. Tanto che nel 2018 l’Italia è scesa al terzo posto in Europa per arrivi: prima è la Spagna del socialista Sanchez con 65mila, seguita dalla Grecia di Tsipras con 32mila.

Quest’azione efficace, che ha fortemente arginato il fenomeno migratorio, sta premiando la Lega nei sondaggi. Secondo quello realizzato da Europe Elects, che ha calcolato quanti parlamentari avrebbero i partiti nell’emiciclo dell’Europarlamento, la Lega di Matteo Salvini sarebbe infatti il primo partito d’Europa con 26 eletti, superando la Cdu tedesca ferma a 24. Staccati di qualche seggio i grillini (22 eurodeputati), poi ci sarebbe il partito di Marine Le Pen (20) e a seguire tutti gli altri.

Negli Stati Uniti, continua il braccio di ferro tra Donald Trump e il Congresso  sui fondi per il muro con il Messico che ha portato gli Usa a proseguire lo shutdown, il più lungo della storia. “La costruzione del muro con il Messico farà calare il tasso di criminalità nell’intero Paese”, ha scritto su Twitter il presidente. Trump vuole superare l’ostracismo dell’opposizione democratica ricorrendo, se necessario, alla dichiarazione di emergenza nazionale che gli consentirebbe di superare il veto del Congresso e di stanziare 5,7 miliardi di dollari per il completamento della barriera con il Messico.

Sebbene per la maggior parte degli americani non esista una vera e propria emergenza,  secondo un recente sondaggio il 42% degli intervistati afferma di sostenere il muro, rispetto al 34% dello scorso gennaio. Una leggera maggioranza di americani (54%) si oppone all’idea, in calo rispetto al 63% di un anno fa. L’aumento del supporto è più forte tra i repubblicani, il cui sostegno alla promessa di vecchia data della campagna di Trump è salito di 16 punti nell’ultimo anno, dal 71% all’87%. Il supporto del Gop non solo è aumentato, ma si è anche rafforzato. Oggi, il 70% dei repubblicani afferma di sostenere fortemente il muro, con un aumento di 12 punti registrato dal gennaio 2018. 

William Kilpatrick, giornalista statunitense, ha sostenuto di recente che Bergoglio non ha ben chiaro il rischio apportato dal numero di parrocchie che vengono sigillate in Europa per mancanza di fedeli: “Così come ha poca ansia per l’ondata di chiusure delle chiese – ha scritto, come riportato su Facebook da un altro giornalista, che è Giulio Meotti – , Papa Francesco sembra avere poca ansia riguardo all’islamizzazione dell’Europa. E come dimostra il suo incoraggiamento alle migrazioni di massa, sembra non avere obiezioni all’islamizzazione”.

E mentre la linea del Governo sul immigrazione e ferma e molto simile a quella di Trump ed e ,olto vincente e gradita dai elettori fa discutere, specie tra le frange più conservatrici qualcuno direbbe “tradizionaliste”, è il simbolo selezionato per il ventiseiesimo viaggio apostolico del pontefice della Chiesa cattolica: una croce posizionata all’interno di un’altra immagine religiosa: la mezzaluna musulmana. Qualcuno ha osato evidenziare la differenza di grandezza che intercorre tra le due: troppo piccola – sostengono – la croce di Cristo, troppo risaltata – di rimando – la mezzaluna islamica. Quasi come se il vescovo di Roma e le gerarchie vaticane avessero avallato una sorta di subordinazione. Quasi, ancora, come se la Santa Sede, a questo giro, si considerasse ospite in casa altrui.

Le modalità che papa Francesco ha individuato per la dialettica col mondo musulmano non soddisfano chi ritiene che l’islamizzazione del Vecchio Continente stia mettendo in discussione la nostra stessa identità. Chiedetevelo leggendo Michel Houellebecq. Chi volesse approfondire il fatto che in Europa siano state chiuse centinaia di chiese solo nel corso di questi ultimi anni, può invece approfondire la visione del cardinale Eijk.

Tra i più critici c’è la dottoressa Silvana de Mari, la cui riflessione, che è stata pubblicata dal quotidiano La Verità, può essere sintetizzata così: “Eppure – ha scritto – la nuova Chiesa 2.0 adora dialogare, adora dire a tutti che, certo, avete proprio ragione, tutte le religioni portano a Dio, che è assolutamente lo stesso…”. Il primato gerarchico del cattolicesimo, riscontrabile nella Buona Novella, sparito dai radar: questa è la tesi della De Mari

E mentre tutti cercano di fermare questo fenomeno Papa Francesco continua : «Le migrazioni arricchiscono, anche Gesù fu profugo» centinaia le esortazioni a favore dei migranti che Papa Francesco in questi quasi 6 anni di pontificato ha rivolto ai governi, alle chiese, alle comunità e alle persone di buona volontà. Il Vaticano le ha raccolte in un libro che è stato presentato stamattina e diffuso in diverse lingue, a sottolineare la necessità da parte della Chiesa a non deflettere sulla linea dell'accoglienza e delle porte aperte. Le migrazioni per il pontefice sono un diritto

Ed ecco un altra questione importante : Islam, ora il Consiglio d'Europa vuole sdoganare la sharia il dibattito promosso dall’organizzazione internazionale che si occupa di difendere i diritti umani e la democrazia in Europa servirà a chiarire se gli Stati membri della convenzione possano essere contemporaneamente firmatari della dichiarazione del Cairo sui diritti umani nell’Islam. Un documento adottato nel 1990 in risposta alla Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite, che individua la sharia come unica fonte del diritto. In altre parole, la dichiarazione garantisce quasi tutti i diritti riconosciuti nella dichiarazione dell’Onu, ma li sottopone ai limiti della legge islamica.

Non è escluso che il dibattito delle prossime settimane possa concludersi con una, seppur velata, apertura nei confronti della legge islamica che continua ad imporre le sue regole anche sul continente europeo.

In questo quadro, secondo il rapporto del deputato spagnolo, “bisogna sforzarsi di riconciliare le varie posizioni e creare una base d’intesa tra la sharia e la Convenzione europea sui diritti umani”, a patto che tutti accettino il fatto che la Convenzione è uno strumento legalmente vincolante, mentre la dichiarazione del Cairo non lo è. Una sfida a dir poco ardua per l’organizzazione, che alcuni considerano addirittura persa in partenza. Per il deputato conservatore olandese, Pieter Omtzigt, ad esempio, membro del Partito Popolare Europeo e della commissione Affari giuridici e Diritti umani dell’APCE, la dichiarazione del Cairo non sarebbe affatto compatibile con la Convenzione europea sui diritti dell’uomo. Pertanto, gli Stati che hanno sottoscritto la prima non dovrebbero far altro che ritirarsi, visto che la seconda risulta legalmente vincolante nei loro confronti. Insomma, per il deputato olandese, non ci sarebbe un granché da discutere: i diritti umani non possono essere regolati dalla sharia.

Un approccio che viene definito “problematico” nel rapporto stilato sul tema dal deputato socialista spagnolo, Antonio Gutiérrez. Il punto è che nonostante i dettami della sharia neghino alcuni diritti fondamentali alle donne o ai membri di altre religioni, contemplando in alcuni casi, come quello della blasfemia, anche la pena di morte, alcuni Stati membri del consiglio d’Europa, come Albania, Turchia e Azerbaigian, risultano tra i firmatari della dichiarazione sui diritti umani nell’Islam. Non solo. 

Il rapporto mette in guardia anche sulla presenza nella patria del diritto e della libertà per antonomasia, il Regno Unito, di almeno 85 tribunali islamici informali, deputati a risolvere dispute familiari o personali sulla base proprio della sharia. Anche in Grecia la minoranza musulmana preferisce rivolgersi ai muftì locali piuttosto che ai tribunali, per dirimere le controversie che riguardano questioni matrimoniali o di eredità. Accade lo stesso anche nel territorio della Federazione Russa, che è membro del Consiglio d’Europa dal 1996. Nelle regioni russe a maggioranza musulmana, come Cecenia, Inguscezia, Dagestan e Tatarstan, le liti vengono spesso giudicate secondo i dettami della sharia. Come probabilmente succede pure nelle enclavi musulmane presenti nelle più grandi città europee.

Juncker fa autocritica sul rigore europeo: durante la crisi del debito «c'è stata dell'austerità avventata, ma non perché volevamo sanzionare chi lavora e chi è disoccupato: le riforme strutturali restano essenziali», ha detto il presidente della Commissione Ue nel suo intervento in aula a Strasburgo per la celebrazione dei vent'anni dell'euro.

«Mi rammarico di aver dato troppa importanza all'influenza del Fondo monetario internazionale. Al momento dell'inizio della crisi - ha ricordato Juncker - molti di noi pensavano che l'Europa avrebbe potuto resistere all'influenza del Fmi. Se la California è in difficoltà, gli Stati Uniti non si rivolgono» al Fondo monetario internazionale e «noi avremmo dovuto fare altrettanto».

Il mea culpa di Juncker prosegue sulla Grecia: «Non siamo stati sufficientemente solidali con la Grecia e con i greci» durante la crisi del debito. «Mi rallegro di constatare che la Grecia, il Portogallo ed altri Paesi - ha aggiunto - hanno ritrovato se non un posto al sole», almeno «un posto tra le antiche democrazie europee».

Pero possono fare tutti i mea culpa che volete ma si capisce il danno fatto alla Grecia  in questa intervista fatta dal giornale Investireoggi.it con il Prof Konstantinos Voudouris docente in diversi istituti privati di preparazione universitaria, e parla sulla situazione economica in Grecia . Lui risponde alle domande del Gionale on line cosi :

I creditori della Grecia hanno spazzato via il default sotto il tappeto con il taglio dei bond ellenici del 2012. Il rischio di un nuovo devastante default è sopito, ma esiste. L’FMI crede che il debito possa essere reso sostenibile da alti avanzi. Ma la Grecia ha bisogno di un taglio almeno del 30% per avere la possibilità di ripagare il suo debito esplosivo. Questo il primo passo. Il secondo è la necessità di maggiori tassi di crescita per ravvivare l’economia e inevitabilmente le entrate fiscali, nonché per ridurre il bisogno di nuovi prestiti. Ma alti avanzi al 3,5% del pil sono un errore fatale.  Angela Merkel è ormai fuori dalle scene e dai riflettori e il suo sostegno per Tsipras appare simbolico. L’austerità fiscale nell’Eurozona si alimenta della cattiva struttura dell’area, in quanto si tratta di una unione monetaria sostanzialmente basata sul marco tedesco, non su una singola moneta per tutti gli stati aderenti, non è un’unione ottimale. Angela Merkel è stata in questi anni la vera dea Ira della mitologia greca per l’austerità, ma ci attende il cambiamento di questa Eurozona morta.

Sono fortemente convinto che il caos politico in Grecia sia poco importante. Gli analisti prevedono che sarà centrato il numero magico di 151 deputati per assicurare la poltrona a Tsipras. Ma Syriza non ha possibilità di rivincere, il suo tempo sta per volgere al termine  

Concludendo il prof.Voudouris la sua intervista al giornale investire oggi  il debito privato, unitamente a quello pubblico, è il principale problema della Grecia. Gli NPL frenano la concessione di nuovi prestiti e le famiglie sono sovraindebitate. Le banche sono riluttanti a incrementare l’offerta di prestiti. Il moltiplicatore monetario sta scendendo, ciò significa che l’offerta di moneta cresce a tassi inferiori. Un euro portato in banca genera solo 1,46 euro per l’economia contro gli oltre 2 euro di 7 anni fa.

Intanto  «Luigi Di Maio viene davanti al Parlamento europeo senza entrarci, critica l'Europarlamento, critica Strasburgo... Inizio di campagna o dichiarazione di guerra alla democrazia europea?». «La Francia - aggiunge- è fiera di Strasburgo capitale europea».  

«Quella di Strasburgo è una sede che si usa 40 giorni l'anno - ha attaccato Di Maio - una marchetta alla Francia, un favore che non serve nulla e che costa un miliardo di euro l'anno. Basta una sola sede a Bruxelles, quella a Strasburgo va chiusa».
È di nuovo scontro tra la Francia e l'Italia dopo che il vicepremier Luigi Di Maio, arrivato in auto a Strasburgo insieme ad Alessandro Di Battista, ha detto che la sede Ue francese va chiusa perché non è altro che una marchetta a Parigi. Gli risponde la ministra francese per gli Affari Europei, Nathalie Loiseau: «Siamo fieri di Strasburgo».

Ma i problemi non finiscono cosi oggi dopo aver chiuso le contrattazioni di ieri con un calo in Borsa del 10% circa, riavvicinando l'istituto, il cui azionista di maggioranza è il ministero del Tesoro dopo la complicata azione di salvataggio degli anni scorsi, ai minimi storici, oggi Mps cede ancora terreno e trascina in rosso tutti i titoli del comparto. "Può un'istituzione non politica prendere con leggerezza decisioni che influiscono profondamente sulla vita e i risparmi dei cittadini?", si chiede Matteo Salvini denunciando "l'atteggiamento prevaricatore" dell'istituto di Francoforte .

La mossa della Bce arriva in un momento particolarmente delicato per il settore bancario italiano, già sotto pressione per il caso di Carige. Per Salvini "il nuovo attacco della vigilanza della Bce" al nostri sistema è la dimostrazione plastica del fallimento di quell'unione bancaria, voluta dall'Unione europea e votata dal Pd. "Non solo non ha reso più stabile il nostro sistema finanziario - accusa il vicepremier leghista - ma causa instabilità, colpendo i risparmi dei cittadini e un sistema bancario, come quello italiano, che aveva retto meglio di tutti alla grande crisi finanziaria del 2008". 

Per Salvini, "l'atteggiamento prevaricatore" di Francoforte non solo "scavalca aggravandole le recenti decisioni della Commissione" ma rilancia il tema dei poteri di questa istituzione non politica che prende "con leggerezza decisioni che influiscono profondamente sulla vita e i risparmi dei cittadini". "Indipendenza non vuol dire irresponsabilità", incalza il leader leghista invocando, a questo punto, "assoluta trasparenza" da parte della Bce. "Questa trasparenza è necessaria per scacciare il dubbio che la Bce faccia un uso politico dei poteri che le sono attribuiti - conclude - l'ennesimo intervento a gamba tesa della Bce può creare un danno all’Italia da 15 miliardi  

Ieri la Banca centrale europea è tornata a farsi sentire sui fronte dei crediti deteriorati di Mps. Lo ha fatto raccomandato nuovamente la svalutazione totale sia dei nuovi flussi di npl sia degli stock di crediti deteriorati in essere. Per farlo Mps ha tempo fino al 2026. Entro sette anni dovranno aver applicato alla lettera ill cosiddetto addendum che prevede l'azzeramento a bilancio del valore dei crediti non performanti dopo un determinato periodo, a seconda delle garanzie. La mossa dell'Eurotower ha messo sotto pressione tutto il settore perché sui mercati finanziari si è subito diffusa l'opinione che la Bce possa utilizzare un approccio più o meno severo a seconda dei casi. Secondo gli analisti di Equita, sentiti dall'agenzia Agi, quello che si è delineato con Mps rappresenta, infatti, per le banche italiane "un pericoloso precedente".

 

 

 

 

 

 

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