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Lunedì, 25 Marzo 2019

Il Carroccio vorrebbe concludere la Torino-Lione, i grillini no, e sul piatto finisce anche l'autorizzazione a procedere per il ministro Salvini. Di Maio e il leghista assicurano che non ci sarà "nessuno scambio" e il governo "va avanti per le cose su cui siamo d'accordo". Ma le tensioni crescono. 

Ieri Salvini aveva fatto sapere al collega vicepremier di non trovarsi "al mercato", dunque il M5S non potrà scambiare lo stop alla Tav con il blocco al processo sulla Diciotti. Poi dall'Abruzzo aveva ribadito di preferire la conclusione di "un buco che è stato iniziato" anziché spendere soldi "per fermarsi". Ma Di Maio "tira dritto", chiede al titolare del Viminale di "non spingere su questi temi", mentre Fico ribadisce il suo "no" e Di Battista insulta l'alleato ("Non rompa o torni dal Cav"). Le distanze sono evidenti. 

«Se fossi in Conte chiamerei i due vicepremier e direi loro di togliere 2 miliardi l’uno e due l’altro. Se nessuno dei due volesse arretrare mi dimetterei e denuncerei all’opinione pubblica chi non vuole arretrare». Così il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, conclude a Torino l’incontro delle categorie produttive a sostegno della Tav. E ai vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, invia una «promessa» e un «consiglio». «La promessa per Di Maio è che se ci convoca tutti e 12 non lo contaminiamo, il consiglio a Salvini, che ha preso molti voti al nord, di preoccuparsi dello spread perché le imprese se ne preoccupano e il contributo al premier è che questa manovra vale 41 miliardi di cui 18 per pensioni e reddito di cittadinanza. Per quattro miliardi appena evitiamo la procedura di infrazione», conclude.

«Se siamo qui significa che siamo a un punto quasi limite di pazienza». Così il presidente della Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine della manifestazione ’Infrastrutture per lo sviluppo, Tav, l’Italia in Europà che vede riuniti alle Ogr di Torino 12 associazioni in rappresentanza di industriali, artigiani, commercianti, cooperative per un totale di circa 3000 persone. «Se siamo qui qualcuno si dovrebbe chiedere perché - ha aggiunto Boccia - la politica è una cosa troppo importante per lasciarla solo ai politici. Noi stiamo facendo proposte di politica economica per evitare danni al Paese. Lo stiamo facendo con una logica di rispetto delle istituzioni, certo che se qualche ministro quando gli facciamo una proposta ci chiede una mail, ci costringe a fare operazioni come questa di Torino. Il problema evidentemente - ha concluso il leader degli industriali - non siamo noi». E Confindustria ha avuto parole di fuoco anche per la manovra economica in via di approvazione. «Noi siamo contro questa manovra - ha detto il presidente Boccia - Non ha nulla di crescita, non ha un impatto sull’economia reale. Occorre un equilibrio tra le ragioni del consenso e quelle dello sviluppo».

Non possiamo escludere, se ci sono ritardi prolungati, di dover chiedere all'Italia i contributi già versati" per la Tav, oltre al "rischio che, se i fondi non sono impiegati, possano essere allocati ad altri progetti" europei. Lo ha ricordato un portavoce della Commissione Ue, ribadendo la posizione sulle incertezze che gravano sulla realizzazione della Torino-Lione. "La attuale analisi costi-benefici" su cui lavora il governo italiano "non è stata richiesta dalla Commissione", ha detto il portavoce, ricordando che già era stata presentata nel 2015.

"Dobbiamo stare attenti ai ritardi che già ci sono a causa della sospensione degli appalti", ha detto il portavoce, ricordando che sono 813,8 milioni di euro i fondi Ue approvati e stanziati per la Tav. Finora Bruxelles non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale da parte di Roma.

Negli ultimi giorni il governo è andato avanti sui binari dello scontro proprio sulla fattibilità dell'opera. Dal un lato la Lega che chiede a gran voce con Salvini di andare avanti e il Movimento Cinque Stelle che invece chiede uno stop ai lavori. Ma adesso ad accendere ulteriormente lo scontro è l'Unione Europea che minaccia il blocco dei fondi in caso di ritardi sul proseguimento dell'opera e chiede anche la restituzione di quanto già versato: "Non possiamo escludere che, in caso di ritardi prolungati dei lavori della Tav Torino-Lione dovremo chiedere all'Italia di restituire i contributi già versati". Ad affermarlo, come sottolinea l'Adnkronos, è il portavoce alla Commissione Europea. Di fatto per la Tav sono già stati approvati i cofinanaziamenti per 813,8 mln di euro. Con ulteriori ritardi sul proseguimento dei lavori, i fondi che non si riesce ad impiegare in Italia vengano riallocati ad altri progetti della rete Ten-T, fuori dal nostro Paese.

"Il Grant Agreement, l'accordo di finanziamento, può anche essere rivisto, ma occorre che il governo prenda una decisione: a giugno ci sarà una valutazione di tutti i progetti Cef (Connecting Europe Facility) e, se l'Italia non vuole perdere i fondi, è bene che una decisione venga presa per tempo, prima di quella scadenza", sottolineano sempre fonti di Bruxelles. Infine l'Ue fa sapere che il progetto si potrebbe anche cambiare, ma di certo un piano di modifiche potrebbe essere piuttosto "laborioso".

Scontro aperto da alcuni giorni sul tema della Tav. In campo nuovamente oggi Matteo alvini e Luigi Di Maio. «Voglio risolvere i problemi e finire le opere lasciate a metà. Se costa di più fermare un'opera e tornare indietro, che finirla e andare avanti togliendo tir dalle strade, inquinamento dall'aria e aiutando imprenditori e pendolari non capisco perché bisogna fermarsi. Di Maio dice che finché è al governo non si farà? Mi spieghi perché. Non ci sono tifosi del sì e del no. Mi spieghi perché, numeri alla mano, è sconveniente usare treni veloci che ci collegano al resto del mondo risparmiando inquinamento e risparmiando quattrini». Così Matteo Salvini al Gr1 Rai Radio1 sul no M5S alla Tav.

«Il mio tono è quello del pragmatismo in una intervista al messaggero . Si può risparmiare un miliardo tramite alcune modifiche e si può rivedere in questo senso il progetto, come dice il Contratto di governo, e non vedo grandi problemi. Non solo si va avanti con la Tav. Ma in una fase di rallentamento generale dell’economia, dalla Cina alla Germania, dobbiamo rilanciare con un grande piano di opere pubbliche, in cui rientra la Tav insieme all’apertura e allo sviluppo di 400 progetti, da Nord a Sud. In queste ore è bloccato il Brennero, e se già ci fosse la terza corsia dell’autostrada, che noi faremo, non lo sarebbe. Accelerare e rilanciare sulle infrastrutture è fondamentale. E per farlo, vanno dimezzati i tempi burocratici che servono per le realizzazioni

«Ma figuriamoci. Nessuno stop. Un conto sono le parole, un conto sono i fatti. L’intesa si trova sempre. Così è stato in questi otto mesi. E sarà così anche stavolta. Siamo abituati a trattare e a portare a casa il risultato, e infatti la maggioranza degli italiani è dalla nostra parte. Se le faccio vedere il mio telefonino, lo troverà intasato di messaggi dei cittadini che ci fanno i complimenti per Quota 100, e sono passati appena cinque giorni dal decreto».

Luigi Di Maio risponde a Salvini sulla tenuta del governo e sulla Tav. «Secondo me in questo momento è intelligente andare avanti. C' è tanto da fare, lavoriamo sulle cose su cui siamo d' accordo e mettiamo un attimo da parte quelle su cui non siamo d' accordo», ha detto a Pomigliano (Napoli) ai cronisti.

«Ci sono tante opere da fare - ha spiegato Di Maio - come l' Asti - Cuneo, la Tav Roma- Pescara, ci sono opere da fare in provincia di Verona, Mantova, c'è da fare una Tav Catania- Palermo, la Roma-Matera che ci colleghi con la capitale della cultura 2019. Oggi presento la prima card nella storia della Repubblica per il reddito di cittadinanza, ci saranno tanti cittadini che aderiranno a quota 100, quest' anno dobbiamo tagliare 345 parlamentari e dobbiamo abbassare le tasse ancora di più alle Imprese». «Io credo molto - ha concluso il vicepremier - nel fatto che poi alla fine si riesca sempre ad andare avanti perchè siamo persone ragionevoli e perchè sappiamo che se fallisce questo governo tornano quelli di prima, quelli della Fornero e del Job' s Act». Danilo Toninelli, intervenendo a 'Coffee break' su La7. Toninelli ha anche aggiunto che se l'opera non si dovesse fare «i soldi non si perderanno», ma non ha risposto sul tema delle eventuali penali.

Anche la questione giustizia porta consensi al ministro all'Interno un po’ come quando, solo dal 1994, la magistratura si interessa a Silvio Berlusconi perché in politica e gli italiani lo votavano a prescindere. Lo votavano perché incarnava il nuovo e scettici dell'azione giudiziaria contro il Cavaliere per niente attenzionato dal 1992 (anno di inizio della “politica giudiziaria”) al giorno in cui decise, 25 anni fa, di scendere in campo.

Salvini ha capito anche questo forte dei numeri dei sondaggi e delle piazze. Il sondaggio di Demos & Pi e Demetra certifica l’ascesa leghista. Se i Cinque Stelle undici mesi fa sono sopra il 32, oggi sono sotto il 25 (24.9%) mentre la Lega è a pochi decimi dal raddoppio registrando il 33.7%. I Democratici al 18.2, Forza Italia al 9.4%, Fratelli d’Italia al 3.3, Più Europa al 3, Liberi ed Uguali al 2.8, altri al 4.7%.

Ma non sono solo i numeri per il partito a far fare il "Fico" a Salvini, dalla sua anche la consapevolezza di esser visto come il vero uomo forte d’Italia. È il più gradito agli italiani anche se a pari merito con il premier Giuseppe Conte, ma questo non ha un partito alle spalle, staccando Luigi Di Maio ed ancor di più il possibile futuro leader grillino, Di Battista. Infatti il 60% degli italiani gradiscono il leader leghista contro solo un 38% di connazionali che guardano con piacere all'ex viaggiatore grillino. Così come alla domanda di chi sia il leader dell’attuale esecutivo per il 56% lo è Matteo, per il 22 Conte e solo il 9% pensa a Gigino.

Su Rai Radio 1, di buon mattino, è Salvini a riaccendere la miccia delle polemiche interne alla maggioranza. "Voglio risolvere i problemi e finire le opere lasciate a metà - dice il leghista - Se costa più fermare un'opera e tornare indietro che finirla e andare avanti togliendo Tir dalle strade, inquinamento dall'aria e aiutando imprenditori e pendolari, non capisco perché bisogna fermarsi". Poi si rivolge a Di Maio e gli chiede di spiegare le motivazioni "numeri alla mano" che lo spingono a promettere a elettori e italiani il blocco dell'alta velocità. "Non ci sono tifosi del sì e del no - punge Salvini - Mi spieghi perché è sconveniente usare treni veloci che ci collegano al resto del mondo risparmiando inquinamento e risparmiando quattrini".

Sullo sfondo resta quella relazione costi-benefici che il ministero di Toninelli dovrebbe pubblicare (prima o poi). Dal Mit nei giorni hanno fatto trapelare le conclusioni "negative", guarda caso proprio quando dalla Lega erano partiti gli assalti in favore dell'opera. Solo quando sarà resa interamente pubblica, allora esploderà il vero scontro Lega-M5S: Salvini s'impunterà per concludere il progetto con piccole "modifiche"; i grillini invece faranno di tutto per imporre uno stop totale. "Questo Governo deve andare avanti per realizzare le cose su cui siamo d'accordo e non pensare a quelle su cui non lo siamo", getta acqua sul fuoco Di Maio. Finché la relazione rimarrà nel cassetto i litigi resteranno circoscritti. Poi saranno guai.

 

 

Dicevano che la crisi era finita» e invece oggi con i dati Istat vediamo «il fallimento di una intera classe politica che gli italiani hanno mandato a casa il 4 marzo». «Non credo ci sarà bisogno di correggere le stime (per il 2019, ndr), nonostante la congiuntura economica difficile» e considerata «anche la guerra dei dazi». «Credo - ha aggiunto - che aiutando le fasce più deboli, i pensionati, le pmi e chi cerca lavoro permetteremo un aumento della domanda interna, immettendo 8 miliardi di euro ogni anno e 5 miliardi con il Tfs che entrano nei conti correnti»

«Io provocatoriamente non risponderò alle domande sull'immigrazione perché non è l'immigrazione il prima problema del Paese». Con questa formula Luigi Di Maio congela le domande sulla richiesta di processo piombata nella giunta autorizzazioni del Senato.  E allo stesso tempo punge proprio il ministro dell'Interno. L'evento si intitola "Se lo facciamo lo diciamo" e presenta le sette principali "conquiste del M5S" in economia. Ma il silenzio su tutto il resto è d'oro.

Chi stava al governo prima di noi ci ha mentito, non ci ha mai portato fuori dalla crisi». È questo il primo commento del vicepremier Luigi Di Maio in conferenza stampa dopo la diffusione dei dati Istat che hanno certificato la recessione tecnica dell'Italia.

«I dati dell'asta dei Btp sono molto incoraggianti, vuol dire che c'è grande fiducia nel nostro Paese. Un Paese che ha fatto una riforma delle pensioni, perché libereremo tanti posti di lavoro. Qualcuno dice non saranno un milione, ma sicuramente saranno più di quelli previsti prima di quota 100».

Il tasso di disoccupazione è sceso a dicembre 2018 al 10,3% (-0,2 punti percentuali). Lo comunica l'Istat, sottolineando che dicembre è stato il secondo mese consecutivo di calo. Malgrado ciò, la diminuzione non è stata sufficiente ad evitare un aumento della disoccupazione nella media del quarto trimestre, periodo in cui - in base ai dati ancora provvisori - si è registrato un aumento dei disoccupati pari a 63 mila unità (+2,4%). Ad aumentare, seppur lievemente, è invece il tasso di disoccupazione giovanile, pari al 31,9% (+0,1%).

Il tasso di occupazione a dicembre 2018 si è attestato al 58,8% in lieve aumento di 0,1 punti percentuali. Si tratta, spiega l'Istat comunicando il dato, del livello più alto da prima della crisi, ovvero da aprile 2008, quando era pari al 58,9%

Confermata la recessione tecnica anticipata ieri dal premier Conte: l'economia italiana nel quarto trimestre 2018 ha registrato una contrazione dello 0,2%: si tratta del secondo trimestre consecutivo di calo dopo il -0,1% del periodo luglio-settembre. «I dati Istat sul Pil testimoniano una cosa fondamentale: chi stava al governo prima di noi ci ha mentito, non ci ha mai portato fuori dalla crisi», è il primo commento del vicepremier Luigi Di Maio.

Nel confronto con il quarto trimestre 2017 il Pil è aumentato dello 0,1%. Si tratta di «un ulteriore abbassamento del tasso di crescita tendenziale» che nel terzo trimestre era pari a +0,6% e nel secondo a +1,2%. Il quarto trimestre del 2018 ha avuto una giornata lavorativa in meno rispetto al trimestre precedente e due giornate lavorative in più rispetto al quarto trimestre del 2017.

È negativa l'eredità che il 2018 lascia sull'economia del 2019. La crescita acquisita per l'anno in corso, quella cioè che si realizzerebbe se tutti i trimestri del 2019 registrassero una variazione del Pil pari a zero, è infatti pari a -0,2%. Lo rende noto l'Istat in base ai dati sul prodotto interno lordo del quarto trimestre 2018

C'è una parte del Movimento 5 Stelle che proprio non manda giù la linea dura contro l'immigrazione clandestina tenuta dal governo Conte

E poco importa se persino il premier e il vicepremier grillino sono pronti a inviare al Senato una memoria per prendersi la responsabilità del blocco della nave Diciotti al largo di Catania della scorsa estate.

Basta vedere le parole spese dal presidente della Camera, Roberto Fico, che oggi ha esultato per la conclusione del caso della nave Sea Watch, approdata al porto di Catania con 47 migranti a bordo: "a questo punto di vista dico: finalmente a terra, meno male", ha detto a Napoli a un convegno organizzato dalla Fondazione San Gennaro.

Ma ci sono anche i cosiddetti "dissidenti", quelli che già quando si trattò di votare per il decreto Sicurezza non mancarono di dimostrare il loro no a Matteo Salvini non votando la fiducia al Senato. Per quel gesto in due (Gregorio De Falco e Saverio De Bonis) vennero espulsi, ma altre due (Elena Fattori e Paola Nugnes) sono "in attesa di giudizio" da parte del Consiglio dei probiviri, il "tribunale" che giudica la condotta dei 5Stelle. Le malelingue sostengono che siano ancora nel limbo perché senza di loro il governo avrebbe una maggioranza ancor più risicata a Palazzo Madama.

Sullo sfondo delle celebrazioni della sinistra e dei attacchi di Gino Strada al Governo sulla immigrazione, incombe il pensiero delle difficoltà incontrate dalla nave Ong prima di ottenere il permesso di attraccare in Italia. Un pensiero che preoccupa, e non poco, il fondatore di Emergency soprattutto in prospettiva futura. Il fatto che non ci sia più un portale spalancato dove far entrare centinaia se non migliaia di stranieri (la maggior parte dei quali clandestini) incute un certo timore verso ciò che verrà. Dopotutto, come riferito da “Gli occhi della guerra”, centinaia di migliaia sono quelli che si preparano a passare attraverso i confini meridionali della Libia per inserirsi nel circuito migratorio del Mediterraneo.

Edward Luttwak pero non ha dubbi e sposa in pieno la linea dura del ministro dell'Interno Matteo Salvini. "La Sea Watch batte bandiera olandese, doveva sbarcare in Olanda perché è semplicemente un pezzo di Olanda che naviga in Mare. E poi i Paesi Bassi non sono lontani, non è come andare in Alaska o in Giappone", le sue parole a Radio 24, ospite de La Zanzara.

Dunque, il politologo spiegato: "Non è questione di essere carini, simpatici, compassionevoli, cristiani, dolci, ma di applicare la legge. Altrimenti si vive in balia di chi fa la voce grossa…". Ecco perché, secondo il professore, l'Italia dovrebbe fare come fa l'Australia: "Lì chi arriva in barca non può arrivare, non può sbarcare. Non si può arrivare con la barca, non puoi mai essere ammesso. Vieni subito deportato".

Infine, Luttwak bastona le Organizzazioni non governative e anche Gino Strada. "Quella delle Ong è gente che non vuole andare a lavorare; qualche volta salvano altre volta no, altre volte vanno a spasso a mangiare il pesce in qualche trattoria". E sul fondatore di Emergency affonda il colpo: "In Italia ci sono persone che sono in estrema povertà e disagio, e estremo pericolo, ma non è mai andato da loro è andato in Afghanistan. Se tu vai a Palmi o a Canicattini o a Voghera, la stampa non ti segue, devi andare in Afghanistan, in Calabria non è chic".

Intanto un premier che cautamente si affida ai senatori, a proposito dell’autorizzazione a procede per Salvini, e resta nel mezzo della polemica anche per tastare gli umori dell’elettorato. Difatti non si parla di altro rispetto alla condotta che potrebbe avere il movimento grillino ed in riferimento al dietrofront dello stesso leader della Lega sul si e poi sul no, a procedere nei suoi confronti, perché interprete di un interesse pubblico e, quindi, di Stato a proposito della vicenda Diciotti. A dar man forte a questo, ed allo stesso cauto Primo Ministro, un sondaggio di Eurometra Mr srl.

La domanda esplicita: Nei giorni scorsi alcuni magistrati hanno messo sotto accusa il Ministro all'Interno, Matteo Salvini, per la vicenda collegata agli immigrati sulla nave Diciotti, trattenuti per cinque giorni sull’imbarcazione su indicazione del Ministro. Salvini potrebbe essere processato. Secondo alcuni commentatori dietro questa accusa c'è la volontà, da parte dei magistrati, di "farlo fuori" politicamente, secondo altri questa intenzione non c'è e si tratta di una normale inchiesta giudiziaria. Secondo Lei i magistrati vogliono "far fuori" Salvini? 

Secondo il campione del sondaggio non ci sarebbero dubbi. Per il 50% c’è una netta volontà di eliminarlo dalla scena politica utilizzando le decisioni che, sin dal primo momento, ha assunto a proposito di immigrazione. Non sa come rispondere, o non si esprime, il 19% e solo per il 31% degli italiani sarebbe, quella dei magistrati, una regolare azione giudiziaria come per ogni comune cittadino. Un dato netto in favore del responsabile del dicastero che lo rafforza a proposito della possibile spaccatura con gli alleati ed in vista del voto al senato. Salvini tira dritto per convinzione ma, probabilmente, anche perché a conoscenza di sondaggi che danno lui ragione a proposito di immigrazione e sicurezza.

Una "lezione" quella di Niall Ferguson storico docente a Stanford e Harvard sulle questioni migratorie ha idee molto chiare  "Più si aprono le porte dell'accoglienza, più migranti arriveranno".  Cosi spiega bene  in un'intervista al Corriere anche il nuovo orientamento che sta seguendo il Viminale con la chiusura dei porti. "La realtà è che tutti stanno tirando su le frontiere nazionali perché non hanno fede in quella europea. Credo che sia un processo inarrestabile. Italia, Spagna, Grecia. E se l'Italia restringe gli accessi, allora i trafficanti vanno in Spagna finché il governo di sinistra a Madrid non cade per la pressione dell'opinione pubblica. [...] In queste circostanze il percorso dell' integrazione europea è probabilmente terminato. La sola vera domanda riguarda la velocità della disintegrazione"..

El Pais, uno dei più importanti quotidiani spagnoli, dà la colpa all’Ue. In particolare, si accusa di inefficienza ed inattività Bruxelles e questo starebbe alla base delle nuove decisioni intraprese da Sanchez. In parte questo è vero, ma è altrettanto vero che dall’Europa è impossibile aspettarsi miracoli: l’Italia con i suoi governi solleva da anni la situazione, ma l’Ue fa spesso e volentieri orecchie da marcanti. La realtà è che il premier spagnolo nel tentativo goffo di guadagnarsi stima ed affetto a livello internazionale, provando ad imitare in fatto di popolarità l’ultimo socialista al governo, José Luis Zapatero, a giugno lancia un boomerang che puntualmente sta tornando prepotentemente indietro. Il problema dei migranti e dei flussi migratori non va certo affrontato alla giornata, prendendo decisioni avventate frutto dell’emozione del momento. Sanchez, aprendo il porto di Valencia a giugno, espone la Spagna sotto gli obiettivi degli stessi trafficanti di esseri umani che trovano chiusure nelle rotte precedentemente più diffuse.  

Ma c'è anche un retroscena in questa vicenda. Sempre secondo quanto riporta il quotidiano spagnolo El Pais, la proposta verrà presentata con Francia e Germania creando così un vero e proprio asse europeo contro i Paesi che stanno cercando di dare una stretta ai flussi migratori. Va detto che su questo fronte comunque Madrid dovrà fare i conti con i voti di Bruxelles: per far passare una proposta come questa che taglia i fondi Ue serve comunque l'unanimità. Senza l'ok da parte di Polonia o Ungheria il piano della Spagna rischia di saltare. Ma questo è un segnale chiaro anche all'Italia. In Europa si prepara il piano di accerchiamento per costringerci ad accogliere migranti su navi olandese gestite da ong tedesche.  

Più volte il ministro degli Interni, Matteo Salvini e lo stesso governo hanno chiesto l'intervento dell'Unione Europea per sbloccare una situazione cheda giorni è in fase di stallo. Ma adesso dalla Spagna, secondo quanto riporta El Pais, arriva un colpo basso per il nostro Paese. A quanto pare il premier Pedro Sanchez chiederà all'Unione europea di tagliare i fondi e gli aiuti a tutti quei Paesi Ue che rifiutano l'accoglienza dei migranti e i ricollocamenti. Il piano di Madrid non è contro i Paesi dell'Est come ad esmpio Polonia o Ungheria ma è anche contro l'Italia che "infrange le regole negando lo sbarco alle navi".

Vuoi proprio per la propaganda di novello paese accogliente inaugurata da Sanchez, vuoi anche per la parziale (ma non totale) chiusura della rotta libica, da allora la Spagna torna a vedere aumentati vertiginosamente gli sbarchi. Ed il paese iberico inizia a non reggere più il flusso. I dati di Frontex parlano chiaro: dalla Libia arriva l’80% in meno dei barconi verso l’Italia, nell’Egeo il flusso di gommoni e barchini dalla Turchia alla Grecia rimane costante, dunque le rotte del traffico di esseri umani giocoforza virano verso la parte occidentale del Mediterraneo. E dunque è Madrid adesso vittima del peso migratorio sempre più pesante. Le coste da cui si parte non sono quelle libiche, bensì quelle marocchine. Per di più, come si sa, la Spagna nel paese africano ha due enclavi costituite dalle città di Ceuta e Melilla e dunque anche via terra i tentativi di entrare in territorio spagnolo sono quotidiani.

Intanto Il processo non va fatto e deve essere negata l'autorizzazione a procedere. In una lettera al Corriere della Sera, Matteo Salvini mette in chiaro un po' di cose che riguardano il caso Diciotti che lo vede indagato per sequestro di persona.  

Secondo Carlo Nordio sul quotidiano il Messaggero : Domani la Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato inizierà l’istruttoria sulla posizione del ministro Salvini. Nel frattempo sono intervenute due importanti novità, che rendono la vicenda, se possibile, ancora più complicata. Il vicepremier Di Maio ha detto che se Salvini andrà a processo sarà il primo a testimoniare che la decisione sulla Diciotti fu assunta da tutto il governo. E, seconda novità, i suoi colleghi di partito hanno proclamato che nessuno può sottrarsi al giudizio della Magistratura; l’ineffabile Di Battista ha concluso: “Salvini dovrebbe rinunciare all’immunità e si risolve tutto”.

Con il dovuto rispetto per questi autorevoli esponenti, ho l’impressione che non abbiano colto la sostanza giuridica, e nemmeno politica del problema. Proviamo allora a mettere ordine.
Il Senato non è chiamato pronunziarsi sull’esistenza del reato di sequestro di persona, e nemmeno se Salvini sia gravato di sufficienti indizi per mandarlo a giudizio. Al contrario.
L’art. 9 della Legge Costituzionale che prevede questa procedura, parte proprio dal presupposto che il reato ci sia, e dice questo: il ministro non può esser processato se ha agito “per il perseguimento di un preminente

L’art. 9 della Legge Costituzionale continua l ex Giudice Nordio che prevede questa procedura, parte proprio dal presupposto che il reato ci sia, e dice questo: il ministro non può esser processato se ha agito “per il perseguimento di un preminente interesse pubblico”. Ne derivano due conseguenze. La prima, che questa garanzia non è conferita alla persona ma alla carica, e quindi non è rinunziabile. La seconda che la pronunzia del Senato verte sulla questione assai semplice: Salvini ha agito nell’interesse proprio o in quello dello Stato? Nel primo caso va giudizio, nel secondo no. Ed infatti, nei pochi precedenti casi analoghi, l’autorizzazione era stata concessa per reati come la corruzione che, per definizione, non potevano esser commessi per tutelare un interesse pubblico. Ma qui il caso è opposto: tant’e vero che, come ha detto Di Maio, tutto il governo era d’accordo.

Da quest’ultima affermazione del vicepremier secondo Nordio deriva un’importante corollario: che sarebbe contraddittorio, e quasi metafisico, se adesso il suo partito dicesse che Salvini non ha agito nell’interesse dello Stato. Significherebbe infatti smentire Di Maio e l’intero governo. Politicamente la situazione diventerebbe paradossale, e cadrebbe tutto, compreso forse il Parlamento

Se poi Salvini andasse a processo, scrive Nordio sul Quotidiano Romamo lo stesso Di Maio, che - ripetiamo - ha apertamente ammesso la collegialità della decisione, sarebbe chiamato in correità a sensi dell’art 110 del codice penale. E con lui, naturalmente, il ministro Toninelli e il presidente Conte ( e forse altri) che hanno dato, come si dice in giuridichese, un contributo causale al verificarsi dell’evento. Ma poiché né su Conte né su Di Maio né su Toninelli si è pronunciato il tribunale dei ministri, l’intera faccenda dovrebbe esser riproposta a Catania, o forse a Roma, visto che il reato si sarebbe consumato a Palazzo Chigi.
Sempre se si celebrasse questo processo, accanto a questi imputati illustri dovrebbero trovarsi gli altri dirigenti che hanno trasmesso l’ordine criminoso del ministro. E sarà necessariamente valutata anche la posizione dello stesso Pubblico Ministero di Agrigento, che, non sequestrando la nave e non liberando i sequestrati, non avrebbe evitato il protrarsi del reato, rischiando così , a norma dell’art 40 2° comma del codice penale, di esser inquisito assieme ai suoi indagati.
Questo processo, tuttavia, sarebbe anomalo e quasi impossibile da celebrare. Perché? Perché la Procura di Catania ha già detto che il reato non c’è. Quindi ci troveremmo in un dibattimento dove il Pm, cioè l’accusatore, dovrebbe per primo prendere la parola a difesa di tutti gli imputati.

Concludo scrive Carlo Nordio. In questo infernale pasticcio noi speriamo che la Giunta e l’intero Senato facciano buon uso di questo benedetto articolo 9 della Legge Costituzionale 16.1.89 n.1, e che nella solennità dell’aula, e in pubblico dibattito, spieghino agli italiani, che non si sta discutendo del Ministro Salvini, ma della coerenza di un indirizzo sulla politica migratoria che, discutibile fin che si vuole sul piano etico e umano, è comunque stata adottata in modo collegiale, e che sarebbe assurdo che ora la coalizione di governo smentisse sé stessa. Anche se, come dice il Bardo, può esservi lucidità nella follia, non può mai esservene nella dissociazione schizofrenica, soprattutto se si manifesta in un’ aula parlamentare 

Cosi dopo l'avvertimento della Lega ai Cinque Stelle "Un processo a Salvini è un processo al governo, arrivano le parole del vicepremier a chiarire la sua posizione: ". Il Tribunale dei ministri di Catania mi accusa di 'sequestro di persona' perché avrei bloccato la procedura di sbarco degli immigrati dalla nave Diciotti. Attenzione: non si tratta di un potenziale reato commesso da privato cittadino o da leader di partito. I giudici mi accusano di aver violato la legge imponendo lo stop allo sbarco, in virtù del mio ruolo di ministro dell’Interno. In altre parole, è una decisione che non sarebbe stata possibile se non avessi rivestito il ruolo di responsabile del Viminale.Per questa ragione sono impropri paragoni con altre vicende e trova applicazione la speciale procedura di cui all’art. 96 della Costituzione.Voglio anche sottolineare che, ai sensi dell’articolo 9, comma terzo, della legge costituzionale n. 1/1989, il Senato nega l’autorizzazione 'ove reputi, con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo'".

A questo punto il titolare del Viminale spiega quali sono i parametri che il Senato deve valutare per prendere una decisione così delicata come quella sull'autorizzazione a procedere da parte del Tribunale dei Ministri: "Il Senato non è chiamato a giudicare se esista il cosiddetto fumus persecutionis nei miei confronti dal momento che in questa decisione non vi è nulla di personale. La Giunta prima, e l’Aula poi, sono chiamati a giudicare le azioni di un ministro. Altrettanto chiaro è che il Senato non si sostituisce all’autorità giudiziaria, bensì è chiamato esclusivamente a verificare la sussistenza di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante o di un preminente interesse pubblico".

Qui arriva il passaggio più importante che chiarisce in modo definitivo l'orientamento del ministro su questo caso. le sue parole suonano come un avvertimento chiaro anche all'alleato del governo, i 5 Stelle, che ha già fatto sapere di voler votare peril "sì": "Dopo aver riflettuto a lungo su tutta la vicenda, ritengo che l’autorizzazione a procedere debba essere negata.

Intanto i Paesi Bassi respingono al mittente l'invito a occuparsi dei 47 immigrati, che si trovano a bordo della nave bloccata in rada da dieci giorni al largo delle coste siciliane. "Senza una soluzione globale - fa sapere il ministero della Giustizia e della Sicurezza - non prenderemo parte a misure ad hoc per lo sbarco". Matteo Salvini, però, non molla di un millimetro e mette in chiaro che acconsentirà allo sbarco degli immigrati "solo se prenderanno la via dell'Olanda, che ha assegnato la bandiera alla Sea Watch, o della Germania, paese della Ong".

Per il governo italiano la Sea Watch 3 ha avuto una condotta "temeraria". In condizioni di mare mosso, "anziché trovare riparo sulla costa tunisina distante circa 40 miglia, universalmente considerata porto sicuro, si è avventurata in una traversata di centinaia di miglia mettendo a rischio l'incolumità dei migranti a bordo". "L'obiettivo - si chiede la presidenza del Consiglio - era salvare i naufraghi oppure creare un caso internazionale richiamando l'attenzione dei mass media?".  

"In Italia abbiamo già accolto, e speso, anche troppo". Salvini insiste con la linea dura. Nella lotta l'immigrazione clandestina, sa molto bene il ministro dell'Interno, cedere anche solo una volta significa ridare speranza e far ripartire i trafficanti dalle coste libiche. E, quindi, mandare alle ortiche quanto fatto sino a oggi. Ancora una volta, poi, lo stallo è stato generato dai partner europei che rifiutano di fare la propria parte accogliendo gli immigrati. Per questo Palazzo Chigi ha deciso di depositare una memoria davanti alla Corte europea dei diritti con cui far rispettare le responsabilità dell'Olanda nell'accoglienza dei 47 immigrati recuperati dalla Sea Watch 3 al largo delle coste libiche. "Quello che si può fare - spiegano a Palazzo Chigi - è attivare un corridoio umanitario verso l'Olanda".

Chi arriva in Italia, arriva in Europa" ha spiegato a Bruxelles tempo fa il premier Conte in occasione del vertice informale sul tema dell'immigrazione. Il primo ministro italiano ha esposto ai partner europei il decalogo del governo italiano per cercare di risolvere il problema migratorio a livello comunitario.  

"Finalmente l'Europa è stata costretta ad intervenire". La Lega non nasconde la soddisfazione per l'accordo raggiunto nelle notte sul caso della Sea Watch, la nave della ong che staziona da giorni di fronte a Lampedusa  

Missione compiuta! Ancora una volta, grazie all’impegno del governo italiano e alla determinazione del Viminale, l’Europa è stata costretta a intervenire e ad assumersi delle responsabilità. Sei paesi hanno accettato di accogliere gli immigrati a bordo della Sea Watch3, coordinandosi con la Commissione europea: si tratta di Francia, Portogallo, Germania, Malta, Lussemburgo e Romania”. Questo il messaggio del ministro dell’Interno Matteo Salvini sul caso Sea Watch

“Auspichiamo inoltre che, in base alla documentazione racconta, venga aperta un’indagine per fare chiarezza sul comportamento della Ong. L’obiettivo è stato anche in questo caso trovare una soluzione che possa conciliare la sicurezza delle persone in mare con quella di un paese, l’Italia, che non è più disposto a essere il rifugio di tutti i clandestini d’Europa”.

Nonostante la Corte dei diritti dell'uomo abbia sposato la linea italiana, nelle prossime ore potrebbe avvenire lo sbarco dei 47 migranti, dopo l'accordo raggiunto dal premier Giuseppe Conte con Germania, Francia, Portogallo, Romania e Malta per la loro redistribuzione. La gestione dello sbarco dei migranti e della fase successiva è stata al centro del vertice a palazzo Chigi terminato a tarda notte tra il presidente del consiglio e i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

"Tra qualche ora inizieranno le operazioni di sbarco", ha assicurato stamattna Giuseppe Conte, "Si è aggiunto anche il Lussemburgo alla lista dei Paesi amici che hanno risposto al nostro invito: ora siamo 7 paesi". Intanto in prefettura a Siracusa va avanti un confronto serrato sulla questione. Nella notte, sotto il coordinamento della Guardia costiera, sono stati svuotati i reflui e sanificati i servizi igienici della Sea Watch ed è stato messo a disposizione un ulteriore bagno chimico. Intanto prosegue la mobilitazione sulla spiaggia da parte di cittadini e associazioni.

Superare il trattato di Dublino, rafforzare la difesa delle frontiere esterne europee, contrastare a livello europeo la tratta di esseri umani, sono questi alcuni dei punti illustrati da Giuseppe Conte qualche tempo fa a Bruxelles. Per lunghi anni l'Italia è stata lasciata da sola di fronte all'emergenze migratoria, ora il nuovo governo si fa sentire.

Intanto durante la conferenza stampa tenuta lo scorso lunedì a Vienna, assieme al presidente austriaco Alexander Van der Bellen, Al Sarraj inizia ad illustrare alcuni numeri con l’obiettivo di dare una determinata idea dell’attuale situazione in Libia sul fronte dei migranti. In particolare, secondo il premier del governo riconosciuto dall’Onu, nel suo paese sono presenti 800 mila migranti irregolari: “Ma solo 20mila si trovano all’interno dei centri gestiti dal governo”, chiarisce Al Sarraj. I migranti proverrebbero, in gran parte, dal Sahel: ancora una volta è il Niger il luogo privilegiato di transito, a dimostrazione che i confini meridionali della Libia si mostrano del tutto incontrollati. Nigeria, Burkina Faso, Mali e lo stesso Niger sarebbero i paesi maggiormente coinvolti nel flusso di persone che ogni settimana riesce a raggiungere la Libia.

Esiste ancora tensione sul caso Diciotti mentre si è tenuta la seduta della Giunta per le Immunità del Senato che dovrà iniziare a vagliare la richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell'Interno Matteo Salvini. Il presidente della Giunta, Maurizio Gasparri, avrebbe proposto 7 giorni di tempo per sentire Salvini sul caso Diciotti. Ora quest'ultimo potrà chiedere di essere ascoltato o presentare una memoria.

Se il Senato accogliesse, con il voto favorevole di un partito di maggioranza, la richiesta del Tribunale dei ministri - rileva invece Annamaria Bernini, capogruppo Fi al Senato - ci troveremmo di fronte a un processo in cui la pubblica accusa sarebbe rappresentata da una Procura, quella di Catania, che si è già espressa per l'archiviazione del caso. Si aprirebbe così non solo una inevitabile crisi politica, ma anche un conflitto del tutto anomalo all'interno della stessa magistratura. Uno scenario assolutamente da scongiurare, per questo auspichiamo che il Senato neghi l'autorizzazione a procedere".  

Nonostante le rassicurazioni di fonti della maggioranza sulla tenuta del governo. Con lo stesso premier, Giuseppe Conte, che fa sapere di non essere preoccupato, a segnalare comunque che il tema è caldo c'è l'intervento del governatore del Carroccio del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga: "Dal mio punto di vista c'è da rimettere in discussione tutto", dice intervistato a Radio anch'io alla domanda se il governo cada nel caso in cui M5s voti sì all'autorizzazione a procedere. "Bisogna capire se il Parlamento condivide le politiche del Governo, non solo di Salvini. Se così non fosse, è chiaro che bisognerebbe fare una seria riflessione. Non si sta parlando di un processo a Salvini perché ha messo l'auto in divieto di sosta".

Ieri Giuseppe Conte, da Cipro si è assunto la responsabilità del governo su come è stato gestito, ad agosto, lo sbarco dei 177 migranti salvati dalla nave della Guardia costiera italiana. "Mi assumo la piena responsabilità politica di quello che è stato fatto", scandisce lasciando carta bianca alla Giunta per le immunità del Senato che domattina avvia l'iter per autorizzare o meno il giudizio su Matteo Salvini.  

Parole che seguono di poco la presa di posizione del pentastellato Carlo Sibilia che aveva evidenziato: "Se il caso andrà in Aula voteremo sì. M5s non ha mai negato il processo a un politico".

"Nessuna imposizione sul voto dei senatori M5s per l'eventuale autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini" e la "rassicurazione che il Movimento non si spaccherà su questo". A mettere in chiaro i due punti è il senatore dei 5 Stelle Francesco Urraro, al termine della prima riunione della Giunta per le immunità di Palazzo Madama sul caso Diciotti. "Valuteremo pazientemente ogni singolo documento, i fascicoli pervenuti da Catania, Palermo e Agrigento sono corposi", ha detto.

Intanto il senatore Mario Giarrusso, componente della Giunta, in una nota fa sapere che "il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il vicepresidente Di Maio e il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Toninelli depositeranno una memoria, spiegando che sul caso Diciotti ci sia stata una decisione che coinvolge tutto il Governo, con responsabilità anche di altri ministri e del Presidente Consiglio stesso".

 

 

"Ci riprovano, torno ad essere indagato per sequestro di persona e di minori, con una pena prevista da 3 a 15 anni. Manco fossi uno spacciatore o uno stupratore. Ora la parola passa al Senato e ai senatori che dovranno dire si o no, libero o innocente, a processo o no. Ma lo dico fin da ora, io non cambio di un centimetro la mia posizione". Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha commentato in una diretta Facebook la decisione del tribunale dei ministri di Catania di chiedere l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti. La decisione del tribunale dei ministri arriva dopo la richiesta motivata di archiviazione avanzata dalla procura di Catania. 

Riunione il 7 dicembre e comunicazione il 24 gennaio", e poi applausi verso la telecamera. "In un'azienda qualunque qualcuno dovrebbe dare le dimissioni". Così il ministro dell'Interno, in diretta Facebook, commenta il documento della procura di Catania che lo indaga per sequestro di persona aggravata nei confronti dei 174 migranti della nave Diciotti. Il ministro viene accusato di "aver abusato dei suoi poteri". "I giudici facciano i giudici, i ministri fanno i ministri ed esercitano i loro poteri", aggiunge Salvini.

A decidere per la richiesta di rinvio a giudizio è stato il collegio composto da tre membri effettivi e tre supplenti estratti a sorte  tra tutti i magistrati in servizio nei tribunali del distretto che abbiano da almeno cinque anni la qualifica di magistrato di tribunale o abbiano qualifica superiore.

Il Tribunale dei Ministri di fatto ha chiesto l'auotorizzazione al Senato per procedere contro Matteo Salvini.

A pronunciarsi, di fatto, contro il ministro sono stati i giudici Nicola La Mantia, Paolo Corda e Sandra Levanti che ora saranno chiamati a chiedere l’autorizzazione al Senato per procedere contro Salvini. Ed è a loro che il leader della Lega, in un video su Facebook, ha mandato “un bacione

Il titolare del Viminale non ha fatto passi indietro e ha rilanciato: "Io continuerò a lavorare per difendere i confini del mio Paese e la sicurezza degli italiani, non mollo. Ci riprovano: rischio da 3 a 15 anni di carcere per aver bloccato gli sbarchi dei clandestini in Italia", ha affermato. 

Fin qui i fatti di oggi. Ma adesso, proprio dalle carte del tribunale dei ministri (riportate dall'Adnkronos) emergone le accuse contro il ministro degli Interni. Secondo quanto scrive il tribunale, il ministro è sotto accusa per il reato di sequestro di persona aggravato "per avere, nella sua qualità di Ministro dell'Interno, abusando dei suoi poteri, privato della libertà personale 177 migranti di varie nazionalità giunti al porto di Catania a bordo della unità navale di soccorso "U. Diciotti" della Guardia Costiera italiana alle more 23:49 del 20 agosto 2018".

Le carte inviate dal tribunale dei ministri al Senato spiegano nel dettaglio le accuse sul ministro: "In particolare, il Senatore Matteo Salvini, nella sua qualità di Ministro, violando le Convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare e le correlate norme di attuazione nazionali (Convenzione SAR, RisoluzioneMSC167-78, Direttiva SOP009/15), non consentendo senza giustificato motivo al competente Dipartimento per le Libertà Civili per l'Immigrazione - costituente articolazione del Ministero dell'Interno- di esitare tempestivamente la richiesta di POS (place of safety) presentata formalmente da IMRCC (Italian Maritime Rescue Coordination Center) alle ore 22:30 del 17 agosto 2018, bloccava la procedura di sbarco dei migranti, così determinando consapevolmente l'illegittima privazione della libertà personale di questi ultimi, costretti a rimanere in condizioni psico-fisiche critiche a bordo della nave ''U.Diciotti'' ormeggiata nel porto di Catania dalle ore 23:49 del 20 agosto e fino alla tarda serata del 25 agosto, momento in cui veniva autorizzato lo sbarco. Fatto aggravato dall'essere stato commesso da un pubblico ufficiale e con abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per essere stato commesso anche in danno di soggetti minori di età". 

“L’obbligo di salvare la vita in mare costituisce un preciso dovere degli Stati e prevale su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’immigrazione irregolare. Le Convenzioni internazionali cui l’Italia ha aderito – sottolineano i giudici – costituiscono un limite alla potestà legislativa dello Stato e, in base agli art.10, 11 e 117 della Costituzione, non possono costituire oggetto di deroga da parte di valutazioni discrezionali dell’autorità politica“.

Proprio oggi - con la nave Sea Watch 3 che fa rotta verso l'Italia - si prospetta un nuovo braccio di ferro con le ong e l'Europa per la chiusura dei porti ai migranti. Ma neppure la minaccia dei giudici sembra intimorire il ministro dell'Interno: "Io continuerò a lavorare per difendere i confini del mio Paese e la sicurezza degli italiani, non mollo", ha detto fermo, "Paura? Zero. Sono pronto all'ergastolo. Io non cambio di un centimetro la mia posizione. Barche, barchette e barchini in Italia non sbarcano. Se sono stato sequestratore, una volta ritenetemi sequestratore per i mesi a venire. La difesa della patria è sacro dovere del cittadino. Chiedo solo al popolo italiano se riteniate che io debba continuare a fare il ministro esercitando i doveri di ministro, oppure se dobbiamo demandare a questo o quel tribunale le politiche sull'immigrazione".

La Sea Watch 3, da cinque giorni nel Mediterraneo con i 47 migranti salvati, punta verso l'Italia. L'imbarcazione Ong si troverebbe in condizioni meteorologiche avverse e per questo si dirige verso nord cercando riparo sotto Siracusa, al limite delle acque territoriali italiane.

"Ennesima provocazione in vista: dopo aver sostato per giorni in acque maltesi, la nave olandese Sea Watch 3 con 47 a bordo si sta dirigendo verso l'Italia. Ribadisco che la nostra linea non cambia, né cambierà. Nessuno sbarcherà in Italia. Pronti a mandare medicine, viveri e ciò che dovesse servire ma i porti italiani sono e resteranno chiusi", ha ribadito il ministro dell'Interno Matteo Salvini. 

Intanto i Alleati : Sì al processo per Salvini posizione espressa da una fetta del gruppo parlamentare 5 Stelle al Senato, dopo che il Tribunale dei ministri di Catania ha chiesto l'autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini per il reato di sequestro di persona in merito al caso della nave Diciotti. Storicamente, il M5S si è sempre schierato a favore dell'autorizzazione, fino ad arrivare all'ipotesi di abolire del tutto l'immunità parlamentare. In una diretta Facebook il ministro dell'Interno ha scandito: «Continuo e continuerò a lavorare per difendere i confini del mio Paese e la sicurezza degli italiani. Io non mollo». 

E ha aggiunto: «Ora la parola passa al Senato e ai senatori che dovranno dire sì o no, libero o innocente, a processo o no... Sono sicuro del voto dei senatori della Lega. Vedremo come voteranno tutti gli altri senatori, se ci sarà una maggioranza in Senato». A esprimersi dovrà essere prima la giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari e successivamente l'Aula. Ha già le idee chiare Elena Fattori, senatrice 'ribellè del M5S e e fiera oppositrice del decreto sicurezza voluto dal titolare del Viminale. 

«Se è disposto ad accettare le conseguenze delle sue azioni - dice all'Adnkronos - dovrebbe rinunciare all'immunità e accettare il percorso della giustizia come ogni cittadino... Se non rinuncia fa dichiarazioni ipocrite». «Ma cosa c'entra la maggioranza?», si chiede la grillina Paola Nugnes, replicando a Salvini. «Abbiamo votato per procedere anche nei confronti del nostro senatore Giarrusso. È un fatto di principio, abbiamo sempre valutato che l'autorizzazione a procedere fosse un atto dovuto». «C'è una linea che il M5S ha sempre seguito rispetto a questo genere di votazioni», è il parere del parlamentare 5 Stelle torinese Alberto Airola. Al momento, prosegue, «non so dare una risposta precisa ma nessuno è mai stato sottratto alla giustizia da un voto» soprattutto «nel momento in cui ci si professa innocenti».

 

 

 

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