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Mercoledì, 26 Giugno 2019

Una busta con un proiettile calibro 9  è stata spedita al titolare del viminale. La busta è stata intercettata al Centro di Smistamento Postale di Roma, nella zona di piazzale Ostiense. Il pacco con il proiettile è stato immediatamente sequestrato dagli artificieri della polizia di Stato.

Il pacco di fatto ha insospettito subito gli investigatori perché sulla busta non era presente l'annullo postale e un mittente. Di fatto nella busta non era presenti, nè all'esterno ne all'interno, messaggi di rivendicazione. Il ministro ha commentato così quanto accaduto: "Non mi fanno paura e non mi fermo. Più che da una politica spesso ipocrita, confido nella solidarietà di milioni di italiani perbene che si esprimeranno con il voto di domenica".

In questi mesi di permanenza al governo, la Lega è stata bersagliata da diverse minacce e da diversi episodi intimidatori. Diverse sedi del carroccio sono state prese d'assalto con molotov e con messaggi minatori. A questo vanno aggiunti tutti i cartelli nelle manifestazioni in cui è stato paragonato il ministro Salvini al Duce in piazzale Loreto.

La tensione su questo fronte continua a salire anche tenendo conto dei toni sempre più aspri della campagna elettorale. L'odio anti-Lega dunque adesso alza il tiro e si manifesta anche con una busta con un proiettile. Il ministro comunque tira dritto e non si lascia intimidire da queste minacce: "Io vado avanti", ha affermato. Ora la polizia cerceherà di capire quale possa essere il mittente della busta.

Intanto sono stati arrestati tre anarchici per l'invio di alcune buste esplosive a pm torinesi. I carabinieri del Ros stanno eseguendo una misura cautelare nei confronti dei tre anarco-insurrezionalisti, autori di attentati esplosivi inseriti nella campagna di lotta contro la repressione del giugno 2017. Le indagini, coordinate dalla procura della Repubblica di Milano, hanno accertato come gli autori si fossero riuniti a Genova per la spedizione di tre pacchi esplosivi recapitati al Palazzo di Giustizia di Torino e indirizzati a due pm della Procura subalpina. Sono in corso anche perquisizioni in Italia e all'estero.

Le due buste, che contenevano fili elettrici, polvere da sparo e una batteria ed erano in grado di esplodere, avevano un timbro postale da Genova. Come mittente riportavano, evidentemente in maniera fittizia per tentare di eludere i controlli, i nomi di avvocati. L'area interna del Palazzo di Giustizia venne chiusa per permettere agli artificieri di neutralizzare gli ordini in sicurezza.

Oltre a quelli inviati ai due pm torinesi Antonio Rinaudo e Roberto Maria Sparagna e fortunatamente non esplosi, i tre anarchici arrestati dai carabinieri del Ros hanno inviato, secondo l'accusa, anche un plico esplosivo non esploso, il 12 giugno 2017 «al dott. Santi Consolo, all'epoca direttore del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria di Roma». Le indagini svolte, spiegano i carabinieri del Ros, hanno evidenziato anche «uno stretto collegamento» di uno dei tre arrestati, Robert Firozpoor, «con l'anarchico di origine nigeriana Divine Umoru, arrestato nell'agosto 2016 a Bologna per possesso di materiale esplosivo e documentazione propedeutica al compimento di attentati».

Un arresto che «assumeva particolare rilievo in quanto potrebbe rappresentare uno dei moventi dell'attentato esplosivo alla Stazione dei Carabinieri di Bologna Corticella del 27 novembre 2016 (unitamente alla allora recente esecuzione dell'operazione 'Scripta Manent' del 06 settembre 2016)». Gli ordigni, chiariscono gli investigatori, «composti da un meccanismo di attivazione a strappo, per le loro potenzialità costruttive potevano ledere anche la vita dei destinatari».

Intanto si prepara l exit strategy ? che succederà dunque il 27 mattina, a urne chiuse e conti fatti? Dal piano B, quello con la Lega sopra il 30% che rompe i ponti con i grillini, magari precipitati sotto il 20%, si tornerebbe al piano A, che poi è lo scenario dato come più probabile: continuare con il governo gialloverde. Se la forchetta tra i due non sarà enorme mancheranno le condizioni per far saltare il banco, Salvini e Di Maio dovranno fare buon viso a cattivo gioco e portare avanti il matrimonio (metafora usata dal leader leghista che si è scelto il ruolo di «marito»). 

Fonti parlamentari leghiste derubricano le risse degli ultimi giorni come l'ultima coda della campagna elettorale, sicuri che i toni rientreranno dopo il voto. Il riavvicinamento delle ultime ore, con Salvini che smorza le accuse rivolte a Conte da Giorgetti, conferma l'intenzione di non rompere l'asse. Il mantenimento dello status quo verrà giustificato con la retorica della responsabilità, dell'unico governo compatibile con i numeri in Parlamento, del patto sottoscritto con un contratto e onorato fino in fondo (Di Maio ieri: «Questo governo andrà avanti per altri quattro anni. 

La Lega tornerà a essere meno scontrosa dopo il 26 maggio»). In ambienti M5s si accredita anche un'altra versione sulla volontà di pace di Salvini. E cioè il timore che in un altro esecutivo con la Lega in ruolo trainante, il premier designato potrebbe non essere lui, ma un uomo più di collegamento come appunto Giorgetti, figura più tecnica e più tranquillizzante per i mercati con la finanziaria di fine anno da affrontare. Mentre i leghisti scommettono sul fatto che i grillini vogliano tenersi strette le poltrone di governo che, senza alleanze, difficilmente potrebbero rivedere. 

I numeri che usciranno dalle urne però cambieranno, se non la maggioranza di governo, certamente i rapporti di forza in quella attuale. Spiegano fonti vicine al leader leghiste che se Salvini uscisse con un margine ampio rispetto al M5s, l'agenda del governo si adeguerebbe di conseguenza. Le priorità leghiste già nero su bianco nel contratto di governo - dalla flat tax all'autonomia alla gestione degli sbarchi -, non potrebbero più essere messe in discussione dai grillini nel tentativo di sabotarle, con una Lega nuovo azionista di maggioranza dell'esecutivo. Salvini a quel punto avrebbe la forza di porre un aut aut, per esempio sul taglio delle tasse: o mantenete gli accordi o si va a elezioni.

Per Salvini il 30% è la soglia oltre la quale si apre il piano B, l'alternativa all'estenuante alleanza di governo con i grillini, ovvero una maggioranza di centrodestra con Fdi. È uno scenario che è stato messo in conto dal quartier generale del ministro dell'Interno, ma che è condizionato non solo all'eventualità di un boom leghista il 26 maggio ma pure a quella di un exploit elettorale della Meloni (oltre che al via libera del Quirinale per elezioni anticipate ad ottobre). 

Per il M5s, invece, il punto cruciale è non scendere sotto il 20%, livello sotto il quale si aprirebbe inevitabilmente la crisi non solo della leadership di Di Maio ma del governo di Giuseppe Conte, già nel mirino dai falchi leghisti (vedi Giorgetti). A sei giorni dall'apertura delle urne i sondaggi sono banditi, ma questo non significa che i partiti non li stiano commissionando. 

E l'ultimo in mano alla Lega, prodotto da un noto istituto di rilevazioni, ha fatto accendere la spia rossa sul cruscotto leghista. Infatti Salvini si mostra molto prudente: «Se l'anno scorso ho preso il 17%, ora, a queste elezioni tutto quello che c'è sopra è già un successo, dal 18, al 19... . Ma andremo oltre e posso solo ringraziare gli italiani» dice intervistato da Quarta Repubblica. Sotto il 30% sarebbe un insuccesso? Risposta: «No». Il modulo all'attacco seguito dal M5s nelle ultime settimane, sparare senza pietà contro la Lega, sembra invece stia funzionando nell'arginare l'emorragia di consensi registrata negli ultimi mesi, anche se il 32% delle politiche 2018 è lontanissimo.

 

 

L’incontro di Papa Francesco con la stampa estera, ricevuta in Vaticano, non è stato un semplice scambio di cortesia ma una vera e propria lezione di giornalismo. Che il pontefice sia un attento e arguto comunicatore non è una novità. Ma con le sue parole Bergoglio, ancora una volta, ha toccato tutti i temi fondamentali del giornalismo: l’abc delle sue regole deontologiche e fondative, troppo spesso dimenticate nella pratica di una professione sempre più povera e tirata via, ma anche richiami alla trasformazione digitale, più subita che guidata dalla categoria.

Non è un caso che il Papa sia partito dai concetti di verità e giustizia, senza i quali viene meno, o dovrebbe venire meno, lo stesso ruolo sociale della professione:  “Vi esorto a operare secondo verità e giustizia, affinché la comunicazione sia davvero strumento per costruire, non per distruggere; per incontrarsi, non per scontrarsi; per dialogare, non per monologare; per orientare, non per disorientare; per capirsi, non per fraintendersi; per camminare in pace, non per seminare odio; per dare voce a chi non ha voce, non per fare da megafono a chi urla più forte”.

In un tempo in cui molti diffondono fake news, l’umiltà ti impedisce di smerciare il cibo avariato della disinformazione e ti invita ad offrire il pane buono della verità». È l’analisi, evidentemente amara, della comunicazione odierna che Papa Francesco condivide con i 400 membri dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, ricevuti sabato mattina in Sala Clementina

il Papa ha accolto i giornalisti della Stampa Estera in Italia, ricevuti in udienza nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico grazie all' ex Presidente della stampa Estera Esma Cakir corrispondente Turca, che ha seguito e ha realizzato questa visita che viene dopo piu di 35 anni dal primo incontro con i corrispondenti e del Santo Padre Giovanni Paolo II. "La Chiesa vi stima, anche quando mettete il dito sulla piaga, e magari la piaga è nella comunità ecclesiale. Il vostro è un lavoro prezioso perché contribuisce alla ricerca della verità, e solo la verità ci rende liberi", ha sottolineato in uno dei primi passaggi del discorso. "Le dittature, infatti, - ha sottolineato aggiungendo un pensiero a braccio - la prima cosa che fanno è di togliere o limitare la libertà di stampa".

Francesco si è soffermato soprattutto sull'umiltà, come una delle caratteristiche fondamentali del lavoro giornalistico, precisando però che "giornalisti umili non vuol dire mediocri, ma piuttosto consapevoli che attraverso un articolo, un tweet, una diretta televisiva o radiofonica si può fare del bene ma anche, se non si è attenti e scrupolosi, del male al prossimo e a volte a intere comunità". "L’umiltà del non sapere tutto

Un monito ai giornalisti che raccontano le vicende italiane all'estero e quasi un anatema alle fake news. "Operare secondo verità e giustizia, affinché la comunicazione sia davvero strumento per costruire, non per distruggere", ha detto Papa Francesco rivolgendosi all'Associazione stampa estera in Italia ricevuta in udienza in Vaticano. Uno strumento "per incontrarsi, non per scontrarsi; per dialogare, non per monologare; per orientare, non per disorientare; per capirsi, non per fraintendersi; per camminare in pace, non per seminare odio; per dare voce a chi non ha voce, non per fare da megafono a chi urla più forte". E poi l'invito alla stampa estera a non dimenticare il dramma dei migranti, con "Il Mediterraneo che si sta convertendo in cimitero".

La libertà di stampa e di espressione è un indice importante dello stato di salute di un Paese. Non dimentichiamo che le dittature, una delle prime misure che fanno, è togliere la libertà di stampa o ‘mascherarla’, non lasciare libera la stampa” ha detto Papa Francesco ai membri dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, ricevuti in udienza stamani nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, riferendosi alle statistiche sui giornalisti uccisi mentre facevano il loro lavoro con “coraggio e dedizione in tanti Paesi, per informare su ciò che accade durante le guerre e le situazioni drammatiche che vivono tanti nostri fratelli e sorelle nel mondo”.

"Abbiamo bisogno di giornalisti che stiano dalla parte delle vittime, dalla parte di chi è perseguitato, dalla parte di chi è escluso, scartato, discriminato. C'è bisogno di voi e del vostro lavoro per essere aiutati a non dimenticare tante situazioni di sofferenza, che spesso non hanno la luce dei riflettori, oppure ce l'hanno per un momento e poi ritornano nel buio dell'indifferenza", ha detto Papa Francesco. "Le guerre dimenticate, ancora sono in corso - ha detto a braccio - ma la gente si dimentica" perchè "non sono all'ordine del giorno". Francesco ha quindi esortato i cronisti a scrivere un articolo sulle "guerre dimenticate dalla società ma ancora in corso". Poi ha domandato: "Chi parla dei rohingya, chi parla degli yazidi? Loro continuano a soffrire...". 

“Il giornalista umile e libero cerca di raccontare il bene, anche se più spesso è il male a fare notizia”, ha evidenziato Francesco. Di qui l’incoraggiamento a raccontare “la realtà di chi non si arrende all’indifferenza, di chi non fugge davanti all’ingiustizia, ma costruisce con pazienza nel silenzio”. “C’è un oceano sommerso di bene che merita di essere conosciuto e che dà forza alla nostra speranza”.

"Abbiamo bisogno di giornalisti che stiano dalla parte delle vittime, dalla parte di chi è perseguitato, dalla parte di chi è escluso, scartato, discriminato. C'è bisogno di voi e del vostro lavoro per essere aiutati a non dimenticare tante situazioni di sofferenza, che spesso non hanno la luce dei riflettori, oppure ce l'hanno per un momento e poi ritornano nel buio dell'indifferenza", ha detto Papa Francesco.

"Voglio ringraziarvi per quello che fate - ha detto ancora - perchè ci aiutate a non dimenticare le vite che vengono soffocate prima ancora di nascere; quelle appena nate che vengono spente dalla fame, dagli stenti, dalla mancanza di cure, dalle guerre; le vite dei bambini-soldato, le vite dei bambini violati. Ci aiutate a non dimenticare tante donne e uomini perseguitati per la loro fede o la loro etnia, discriminati, vittime di violenze e della tratta di esseri umani. Ci aiutate a non dimenticare che chi è costretto - da calamità, guerre, terrorismo, fame e sete - a lasciare la propria terra non è un numero, ma un volto, una storia, un desiderio di felicità".

Poi la Presidente dell' Associazione  P.Thomas ha invitato Papa Francesco alla nostra sede mentre li ha consegnato la nostra tessera professionale e cosi il Papa Francesco e diventato membro onorario della stampa estera con il num. 5313 grazie all' idea del collega Gustav Hofer.

 

Troppi litigi all'interno della maggioranza M5S-Lega, e Giancarlo Giorgetti, il numero due del Carroccio, parlando del futuro del governo, ribadisce: «Se litigiosità resta così dopo il voto non si può andare avanti». «Elezioni anticipate a settembre ? domanda Vespa,  "Non ho mai paura del popolo che si esprime». Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il leghista Giancarlo Giorgetti, a Porta a Porta, in onda stasera: «Se il Pd prende il 45% il 26 maggio...». E se la Lega prende il 35%? «In quel caso sono contento»

Giorgetti ha poi smentito di essere interessato a fare il commissario europeo. «Non lo saprei fare - ha risposto -. Anche nel governo ho detto: fatemi fare cosa so fare, non avrei saputo fare il ministro della difesa e dell'agricoltura, per esempio.  

Ci sarà fino alla fine della legislatura? «Penso di no, ho il sogno di andare su un lago a fare il pescatore». Così il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Giancarlo Giorgetti, ha risposto durante la registrazione di Porta a Porta.

Abbiamo troppo da fare. E non esiste una maggioranza alternativa". Dopo settimane di insulti e attacchi, Matteo Salvini è visibilmente stufo del comportamento di Luigi Di Maio e dei big del Movimento 5 Stelle che non perdono mai occasione per entrare in gamba tesa contro la Lega.

L'appunto di accusa di Matteo Salvini non è proprio sbagliato e non ha preso un abbaglio, anzi. Nelle ultime settimane, infatti, per risollevarsi nei sondaggi e dunque nei consensi tra i cittadini-elettori in vista delle Europee del 26 maggio, il Movimento 5 Stelle ha virato a sinistra.

«Il rilancio degli investimenti - dice Giorgetti a porta a porta - è la componente cruciale per perseguire obiettivi di sviluppo economico sostenibile, socialmente inclusivo e tecnologicamente avanzato. Occorre invertire la tendenza dell'ultimo decennio caratterizzata da una drastica e strutturale riduzione degli investimenti pubblici e promuovere una ripresa vigorosa dell'economia italiana, puntando su un incremento adeguato della produttività del sistema Paese e del suo potenziale di crescita, in primo luogo attraverso il rilancio degli investimenti pubblici, a partire dalle grandi opere sino a quelle diffuse e di interesse locale». Il sottosegretario ne ha parlato in un passaggio del suo intervento nel corso della tavola rotonda 'Rilanciare gli investimenti pubblici: una strategia per l'Italia', nell'ambito del Forum Pa.

Di Maio e company., esaurita la spinta "a centro-destra" per la presenza totalizzante del leader della Lega, che sta polarizzando a sé tutta la destra, si è così spostato su un terreno lasciato libero. Quello del centro-sinistra, dove il Partito Democratico continua ad arrancare e a non risintonizzarsi sulle stesse frequenze del suo popolo e di quello italiano.

Ma chi c’è dietro la svolta a sinistra del M5s  ? Secondo informazioni giornalistiche un nome e un cognome, quello di Augusto Rubei. Il retroscena lo fa il Corriere della Sera , secondo il quale c'è proprio lo zampino del giornalista professionista classe 1985, nonché portavoce del ministro della Difesa Elisabetta Trenta, dietro il cambio di rotta.

Rubei, di fatto, ha scalzato Rocco Casalino ora concentrato solo su Palazzo Chigi, dov'è ufficio stampa del premier Conte, prendendo in mano le redini della comunicazione del Movimento 5 stelle, aprendo di fatto una fase nuova per il partito, in vista della tornata elettorale europea che sa di bivio, sia per la compagine pentastellata sia per la vita del governo.

Ma, attenzione: questo spostamento a sinistra è fatto di "ammiccamenti che hanno come scopo quello di punzecchiare la Lega, più che di allacciare rapporti con un Pd ancora odiato".

Secondo il quotidiano di via Solferino, inoltre, sarà Luigi Di Maio a chiudere la campagna elettorale in piazza della Bocca della Verità, a Roma, il 24 maggio: sul palco ci sarà lui, senza il cosiddetto garante Beppe Grillo…

Oggi, in una intervista al Corriere della Sera, intima agli alleati di mettersi al lavoro. "Abbiamo ancora tropo da fare", fa notare il ministro dell'Interno. "Sono troppe settimane che continuano a piovermi addosso insulti - si lamenta Salvini - io non rispondo". L'ultimo affondo contro di lui è la brutta battuta che Di Maio ha fatto ieri pomeriggio. Secondo il capo politico dei Cinque Stelle, prima il vicepremier leghista vestiva la felpa, poi, con il caso del sottosegretario Armando Siri, "ha indossato l'abito della vecchia politica". 

 

Nonostante la spocchia dei grilli, su un'ipotesi di crisi di governo, Salvini ribadisce che il governo ha "ancora tropo da fare". Ed elenca i prossimi obiettivi che l'esecutivo deve portare a casa: "L'obiettivo non è quota 100, è quota 41: se hai lavorato per 41 anni, vai in pensione. E poi la riforma della giustizia, della scuola, l'autonomia, la riforma fiscale". La lista è davvero lunga. E per il numero uno del Carroccio bisogna arrivare alla fine della legislatura per realizzare tutto quello che è stato promesso in campagna elettorale.

Nell'intervista al Corriere della Sera, Salvini snocciola i risultati che ha incassato da quando siede al Viminale. "I reati quest'anno sono diminuiti del 15%", spiega elencando nel dettaglio che le rapine sono diminuite del 20%, i furti del 15%, le estorsioni del 16%, gli omicidi del 12%, i tentati omicidi del 16% e le violenze sessuali del 32%. "Ah, dimenticavo - chiosa - gli sbarchi sono calati del 91%". Davanti a questi numeri si augura che "tutti i ministri portino il mio stesso fatturato positivo. Perché, appunto, abbiamo troppo da fare per dare soddisfazione a chi vuole che il governo salti. Certo, basta con gli attacchi".

Dietro gli attacchi dell'alleato pentastellato, Salvini teme che abbiano influito i sondaggi e le Regionali. "Noi abbiamo vinto dappertutto, ma quelle sono elezioni locali - conclude il titolare del Viminale - perché il governo sta lavorando e dunque i continui attacchi sono ingiustificati"

Perche Di Maio e m5s abbiano ritirato fuori la vecchia bandiera del conflitto di interessi. Un'arma puntata non solo verso il Cav, ma secondo il Giornale anche contro tutti quei personaggi che potrebbero contendere al movimento la rappresentanza dell'area moderata, ultimo obiettivo delle fantasmagoriche e spericolate congetture pentastellate.

Il primo contendente come riferisce il Giornale è proprio quel signore dai modi cortesi e sobri, che si siede quel giorno sulla poltrona della business dell'alta velocità che da Roma porta a Bologna, per andare a vedere la partita di campionato che contrappone il suo Torino al Parma. Parliamo di Urbano Cairo, cioè il patron di La7 e del Corriere della Sera, che è diventato, suo malgrado, uno degli incubi di chi è oggi al potere in Italia e una delle speranze di chi vorrebbe qualcosa di diverso dalla maggioranza gialloverde.

Quello che da più fastidio a Di Maio e soci è proprio il nicchiare del personaggio, il dire e il non dire se entrerà o meno nella vita pubblica italiana, un comportamento che è già il segno di una certa sagacia politica. «Certo che c'è uno spazio enorme ammetteva un mese fa il presidente della Rcs -, su questo non c'è dubbio. Se sono tentato? Anche se lo fossi, non lo direi ora. A che pro? Mica si vota oggi, non è che uno scende in campo alle elezioni europee. Sarebbe solo una mossa avventata. Per usare i linguaggio del marketing rischierei solo di bruciare un prodotto, di svelarne qualità e segreti, con l'unico risultato di logorarlo».

Intanto accogliendo la richiesta della procura, il gip Nunzio Sarpietro ha archiviato la posizione del comandante Marc Reig Creus e del capo missione Ana Isabel Montes Mier. I due erano stati indagati per "associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina" dopo aver soccorso, nel marzo dell'anno scorso, 218 immigrati clandestini al largo della Libia e averli fatti sbarcare nel porto di Pozzallo. Alla procura di Ragusa resta comunque pendente il fascicolo per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e violenza privata.

Il sequestro della Open Arms era stato convalidato dal gip Sarpietro, ma soltanto per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il fascicolo era stato poi trasferito, per competenza, alla procura di Ragusa che aveva reiterato la richiesta di sequestro che era stata rigettata il 16 aprile scorso dal gip Giovanni Giampiccolo. "Oggi è stato fatto un ulteriore passo verso la verità", hanno esultato i vertici della ong spagnola dopo l'archiviazione. "Le evidenze giudiziarie che stanno emergendo in questi ultimi mesi - hanno continuato - potranno costituire un argine verso le scellerate scelte della politica europea e sapranno ricostruire con chiarezza una tragica pagina storica, quella delle migliaia di vite annegate nel Mediterraneo centrale e del silenzio dell'Europa". E, mentre il team di Proactiva la fa franca, Salvini teme una nuova morsa giudiziaria contro di sé. "Nelle prossime ore ricomincerà il balletto...", ha paventato. Se così fosse, arriverebbe con una puntualità disarmante. Giusto giusto a dieci giorni dalle elezioni europee.

"Vi anticipo che nelle prossime ore ricomincerà il balletto sulle navi sequestrate". Matteo Salvini se lo aspetta. Tanto che, nel corso della presentazione del libro di Carlo Nordio La stagione dell'indulgenza e i suoi frutti avvelenati, lo anche detto senza troppi giri di parola. "Processo più processo meno... rischio 15 anni e li rischierò un'altra volta ma non cambio idea". La vicinanza con le elezioni europee e l'instabilità in Libia hanno fatto riprendere le pressioni politiche e giudiziarie sul Viminale.

E, mentre la Sea Watch 3 e la Mare Jonio sono già tornata a solcare il Mediterraneo, il gip Sarpietro ha accolto la richiesta della procura archiviando sul team della Open Arms. L'inchiesta era stata coordinata dal procuratore distrettuale Carmelo Zuccaro e dai sostituti Fabio Regolo e Andrea Bonomo che avevano disposto il sequestro dell'imbarcazione. L'ong spagnola era stata accusata di aver salvato i migranti per "portarli in Italia, senza rispettare le norme, anzi violandole scientemente". Non solo. Zuccaro aveva anche contestato a quelli di Proactiva di essersi rifiuti di "consegnare i profughi salvati a una motovedetta libica". "Nonostante la vicinanza con l'isola di Malta - si legge nelle carte dell'inchiesta - la nave proseguì la navigazione verso le coste italiane, come era sua prima intenzione".  

 

Voli di Stato per i comizi, la Corte dei Conti indaga su Salvini. Lui: «Nessun abuso»
«Nessun abuso, nessuna irregolarità, nessun volo di Stato o della Polizia per fare comizi ma sempre per impegni istituzionali. Sfido chiunque a dimostrare il contrario». Lo dice il ministro dell'Interno Matteo Salvini.

Sono indagato dappertutto e su tutto". Oggi, durante un comizio a San Severo, in provincia di Foggia, Salvini ha fatto trapelare tutto il fastidio per l'ennesimo blitz giudiziario. "Penso che il lavoro che sto facendo per gli italiani questi ultimi lo stiano apprezzando e penso di essere uno dei ministri che costa meno nella storia del ministero dell'Interno", ha chiosato. "Se risolvo un problema e lo faccio da Marte o dal Viminale che cosa cambia?", ha, poi, chiesto replicando alle accuse della sinistra. "Se volete posso restare 16 ore in ufficio a guardare Sky, io incontro sindaci, imprenditori, agricoltori, non voglio fare il ministro sigillato in ufficio - ha, infine, chiosato - ora vado al Viminale e mi faccio una foto così a Repubblica sono contenti e io posso continuare a fare il mio lavoro".

Ma intanto le elezioni Europee si avvicinano, il 26 maggio è vicino. E proprio a ridosso delle Elezioni tutti gli attacchi e i nodi vengono al pettine. "Stanno tentando gli ultimi colpi di coda perché hanno capito che per la prima volta l'Europa può cambiare", ha detto Matteo Salvini a San Severo, nel Foggiano. Poi Salvini lancia la sfida: "Con il voto del 26 maggio non solo in Italia, ma in Olanda, in Francia, in Austria, in Germania si può cambiare rimettendo al centro il lavoro, la famiglia, i diritti e non la finanza, il business. Quindi, usano lo spread per intimorire. Se gli Italiani ci fanno forza col voto del 26 maggio, sono convinto che riusciremo a ridiscutere i vincoli europei per abbassare le tasse e rilanciare il lavoro in Italia. Spero che gli amici dei 5Stelle, come previsto nel contratto, sostengano questa battaglia di giustizia fiscale"

Al centro delle indagini, come riporta oggi il quotidiano diretto da Carlo Verdelli, ci sarebbero i voli di Stato usati dal ministro dell'Interno. La Corte dei Conti del Lazio, guidata da Andrea Lupi, starebbe, infatti, spulciando quali aerei e quali elicotteri ha usato per spostarsi. L'ipotesi è che li abbia usati non solo per appuntamenti istituzionali ma per "iniziative elettorali".  

A cavalcare la battaglia di Repubblica, oltre alla Corte dei Conti, si è messa immediatamente la sinistra che ora accusa Salvini di essere "un ministro dell'Interno fantasma" e di usare "il suo ruolo di governo per farsi campagna elettorale". "Si sposta con gli aerei della polizia da 5 mila euro a volo per i suoi comizi - ha commentato la senatrice piddì Simona Flavia Malpezzi - è una vergogna". Anche il governatore della Toscana Enrico Rossi ha usato gli stessi toni violenti. "Il ministro degli Interni non sta mai al lavoro e gira il Paese per comizi su aerei pagati dagli italiani - ha scritto su Facebook - dice che queste elezioni saranno un referendum su di lui, prendiamolo sul serio e mandiamolo a casa".  

È un "atto dovuto", va subito detto. E la Corte dei Conti si è mossa dopo l'inchiesta pubblicata da Repubblica che accusava Salvini di aver fatto "decine di trasferte con gli aerei della Polizia". "Decolli top secret" che, a detta del quotidiano, "sono leciti perché unisce sempre ai comizi un evento ufficiale". Sarebbero in tutto venti i voli incriminati, uno dei quali a bordo di un mezzo dei vigili del fuoco. La magistratura contabile del Lazio ha fatto proprie queste accuse e si è messa a indagare sugli spostamenti del vicepremier leghista. L'obiettivo è capire se c'è stato "uno sperpero di risorse pubbliche". Tanto che nei prossimi giorni potrebbero essere chiesti al Viminale tutte le note ufficiali degli spostamenti.

Si tratta -fa sapere la Corte dei Conti- di una procedura usuale già attivata in passato come nel caso dell'ex premier Matteo Renzi. In quel caso la procedura era partita per un esposto del Movimento 5 stelle in relazione ad un viaggio a Courmayeur con la famiglia per vacanze. Le accuse in quel caso furono archiviate.

«È una strana faccenda, anche perché se è vero che la Corte dei Conti ha aperto un fascicolo 'esplorativò per accertare se abbia viaggiato su aerei ed elicotteri della polizia al di fuori dei fini strettamente istituzionali, allora significa che una piccola ombra da chiarire c'è. È bene che lo faccia Salvini. E siamo sicuri che lo farà». Lo sottolineano fonti autorevoli del M5S all'Ansa in merito alla vicenda dei presunti voli di Stato usati Salvini.

Intanto questa mattina i finanzieri del Comando provinciale, su disposizione della procura di Busto Arsizio, hanno arrestato il sindaco leghista Gianbattista Fratus, l'assessore al Bilancio, nonché vicesindaco, Maurizio Cozzi e l'assessore alle Opere pubbliche Chiara Lazzarini. I tre sono indagati a vario titolo per turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e corruzione elettorale.

Per il momento Matteo Salvini non intende commentare le indagini. "Ho fiducia nei miei uomini e nella magistratura", si è limitato a dire il ministro dell'Interno spiegando che spera che "tutte queste indagini che si stanno aprendo si chiudano in fretta per distinguere colpevoli e innocenti". I blitz di oggi, che arriva a stretto giro dopo l'ondata di indagati eccellenti in Lombardia, ha di fatto azzoppato un'intera Giunta comunale.

A Fratus e alla Lazzarini sono stati concessi gli arresti domiciliari, mentre per il forzista Cozzi si sono aperte e porte del carcere. Le accuse di turbata libertà degli incanti e corruzione elettorale riguardano in particolare tre procedure selettive. Nel mirino degli inquirenti, a quanto apprende l'agenzia Agi, ci sarebbero le selezioni del dirigente per lo sviluppo organizzativo del Comune, del nuovo dirigente generale di Amga Legnano (la società che gestisce gli impianti sportivi) e dell'affidamento di un incarico professionale nella partecipata Euro.Pa Service. Dall'inchiesta, fanno sapere gli inquirenti, è emerso come queste procedure siano state turbate dagli arrestati "al fine di favorire soggetti a loro graditi".  

Prima Siri, poi i migranti e ora la flat tax. E se gli alleati di governo sono letteralmente in crisi, Silvio Berlusconi richiama la Lega e apre a "un governo di centrodestra". Ma nonostante tutto il caos, il leader del Carroccio conferma che il governo andrà avanti per altri quattro anni, "la mia parola vale. Ho firmato un contratto, ho dato una parola agli italiani. La mia parola vale, anche se non nascondo che mi dispiacciono i ripetuti insulti di Di Maio, di Grillo e dei 5 Stelle. I 'no' che fanno insieme al Pd, sulla flat tax, sul decreto Sicurezza, sulle riforme. Però la mia parola vale".

Nella strategia di attacco alla Lega sui suoi cavalli di battaglia rientra l'accusa di Luigi Di Maio su occupazioni, sgomberi e legalità nelle città. Da Ascoli Piceno, dove si trovava per il tour elettorale, il capo politico grillino ha risposto così a una domanda sulla busta con proiettili inviata al sindaco di Torino Chiara Appendino: «Io penso ai fatti, Chiara Appendino ha dimostrato che il Movimento Cinque Stelle fa sul serio quando si tratta di sgombero dei centri sociali, quando si tratta di ridare immobili ai cittadini italiani, occupati da centri sociali che siano anarchici, di destra o di sinistra».

Quindi la stilettata a Salvini: «Chiara è una donna forte, che fa i fatti, ecco c'è chi parla per slogan in questo paese sugli immobili occupati, sui centri sociali, e chi invece fa i fatti, abbiamo dimostrato ancora una volta che noi siamo il Movimento dei fatti». A riprova di come lo scontro sia ormai a tutti livelli, dopo qualche settimana di tregua Salvini è tornato a polemizzare con il sindaco di Roma Virginia Raggi. «Mi piange il cuore a vedere Roma così - ha dichiarato Salvini al Senato durante la presentazione del libro di Carlo Nordio - i crateri nelle strade, i cumuli di macerie, gli alberi divelti. Il problema non è dare soldi, ma avere un'amministrazione competente  

Una precisazione, quella sull'aderenza alla legge del decreto, che suggerisce l'obiettivo di far saltare il provvedimento caro a Salvini. O almeno di ottenerne il rinvio, in modo che il Carroccio non possa giocarsi un'ulteriore fiche elettorale sulla sicurezza. La risposta di Salvini è arrivata nel giro di poche ore: «Il decreto sicurezza bis è pronto, lunedì va in Consiglio dei ministri». Il ministro dell'Interno ha annunciato che il decreto sarà all'ordine del giorno nel preconsiglio dei ministri previsto oggi.

E ha replicato: «Io non penso che la lotta alla camorra conosca pause elettorali, le coperture ci sono». La polemica di Toninelli, bollata da qualche leghista come una «provocazione», è la dimostrazione di una guerriglia stellata senza pause, su tutti i temi, anche solo per conquistare qualche lancio d'agenzia o un'apertura di home page sui siti web dei giornali. Come è avvenuto in questo caso, con un decreto che dovrebbe vedere la luce, nonostante le frasi di Toninelli.  .

E dopo le premesse, Salvini entra nel vivo e si rivolge direttamente all'alleato di governo: "Lo sto spiegando anche agli amici 5 Stelle. Abbassare le tasse a famiglie e imprese non è un capriccio di Salvini o della Lega. Dicono 'si può fare tra qualche mese', no: perché le imprese chiudono qui e aprono da un'altra parte". Salvini, quindi, non ha dubbi e vuole cambiare questa Europa. Un'Europa fatta di vincoli e di tasse. Ma anche in Italia c'è qualcosa da cambiare. E La Lega ha già pronta la proposta sulla riduzione delle tasse.















Konrad Krajewski. Si è assunto tutta a responsabilità, sostenendo di essere intervenuto «perché 400 persone, tra cui 98 bambini, da cinque giorni erano abbandonate a se stesse». Ma a nutrire dubbi, sul fatto che l'elemosiniere del Papa abbia materialmente rimosso i sigilli e riacceso la luce nel palazzo Spin Time Labs è la stessa Areti, la società di Acea che gestisce la rete di distribuzione dell'energia elettrica. Gli inquirenti stabiliranno come siano andati i fatti e, soprattutto, chi abbia potuto aiutare il porporato che, tra l'altro, potrebbe godere di un'immunità personale perché, pur avendo agito fuori dal territorio Vaticano, il suo gesto potrebbe essere il frutto di una scelta maturata dentro le mura Leonine, dal momento che è considerato, per statuto, la longa manus del pontefice.

In questo ampio quadro si inserisce perfettamente l’azione umanitaria e politica di Krajewski che con il suo raid ha dato una spinta alle istituzioni per una rapida soluzione al problema abitativo. Ora si aprirà un tavolo. Al netto delle conseguenze diplomatiche secondo il Messaggero ancora tutte da stabilire a livello bilaterale, il braccio destro del Papa continuerà ancora – per conto di Francesco – a girare in lungo e in largo con la sua utilitaria a fare carità ai poveri. 

Resta ora da capire se davvero l’Elemosineria staccherà l’assegno per pagare i 300 mila euro di arretrati dovuti all’Acea. Curioso che un po’ di tempo fa sull’Avvenire è stato pubblicato un articolo i vescovi lamentavano la beffa della bolletta, visto che gli oneri del sistema non saldati finiscono nelle bollette dei consumatori in regola dopo che una serie di sentenze che hanno cambiato il quadro normativo. Le bollette finora inevase ammontano, in tutta Italia, a circa 200 milioni di euro. Difficile che il Papa però voglia rischiare di pagare gli arretrati a tutti gli italiani poveri e morosi.

Gesto evangelico ? Una mossa dettata dal nobile intento di portare sollievo a persone in sofferenza benché in un quadro di totale illegalità, oppure una nuova linea operativa che si sta aprendo nella Chiesa di Papa Francesco? Un passo in avanti orientato ad intervenire dove è in atto una crisi umanitaria irrisolta, scavalcando le strutture istituzionali esistenti, ignorando le conseguenze politiche, i limiti normativi e persino le opportunità legate ai ruoli.

Il dilemma aleggiava, a vari livelli, nei palazzi d’Oltretevere, dopo il clamoroso blitz del cardinale Krajewski che ha riportato la corrente elettrica in uno stabile occupato illegalmente dove erano al buio da alcuni giorni diverse realtà e anche famiglie con bambini.  

A preoccupare la società che ha presentato l'esposto contro ignoti è soprattutto il fatto che possa verificarsi un incidente nello stabile occupato. Nessuno sa quali procedure siano state eseguite nella cabina a media tensione ma, di certo, sostiene Areti non sono stati rispettati e controllati gli standard di sicurezza. Anche questo elemento è stato sottolineato nel documento destinato alla procura affinché la magistratura prenda atto di una situazione di pericolo rispetto alla quale la società prende le distanze.  

«Se in Vaticano vogliono pagare le bollette a tutti gli italiani in difficoltà ci diano un conto corrente - attacca il ministro dell'Interno - Sostenere l'irregolarità non è mai un buon segnale: la proprietà privata è sacra». Pietra della discordia è l'elemosiniere del Papa che riporta l'elettricità nell'edificio occupato a due passi da Santa Croce in Gerusalemme, a Roma, infiammando lo scontro politico e legale. Gli occupanti lo difendono: sono pronti ad autodenunciarsi se «qualcuno dovesse prendersela col cardinale». E dalla parte del prelato si schiera anche la Comunità di Sant'Egidio: «Di solito chi attacca il Papa va a sbattere». Ma il leader leghista non arretra: «Ognuno fa quello che vuole, io da ministro dell'Interno garantisco le regole».

Tutte circostanze che dovranno essere accertate, di certo i pm dovranno informare di ogni iniziativa la Segreteria di Stato Vaticana. L'esposto in procura, che, molto probabilmente, porterà all'apertura di un fascicolo per danneggiamento e furto di energia elettrica, però, non riguarda soltanto la violazione dei sigilli, quanto piuttosto il fatto che l'intervento nella cabina a media tensione non sia avvenuto seguendo le procedure di sicurezza e che, adesso, i 400 occupanti possano trovarsi in una situazione di pericolo rispetto alla quale, ovviamente, la società declina ogni responsabilità. È lo stesso esposto di Areti a chiarire che l'intervento di riattivazione della corrente nel palazzo prevede competenze molto specifiche e che non si tratta della semplice rimozione di sigilli.

Proprio per questo sembra difficile che il cardinale, che ha lasciato sul contatore il suo biglietto da visita, possa effettivamente essere sceso nella cabina a media tensione ed avere eseguito le manovre per far ripartire la fornitura di energia elettrica. Toccherà ai pm stabilire chi l'abbia aiutato, anche se non sarà facile sulla base delle testimonianze, dal momento che gli occupanti hanno già dichiarato che intendono autodenunciarsi in massa. L'alto prelato potrebbe comunque essere chiamato a risarcire il danno, o quantomeno a pagare la fornitura di energia, dal momento della riattivazione a quando l'erogazione sarà di nuovo interrotta, ma ha già dichiarato di essere pronto a farlo e a pagare di tasca propria.

Ieri mattina il Papa ha presenziato alla riunione periodica dei capi dei dicasteri di curia e ha voluto che partecipasse per la prima volta anche Krajewski, visto che a breve lo promuoverà a capo del nuovo dicastero della carità. Alla riunione, però, il grave incidente diplomatico (che potrebbe avere pesanti conseguenze sui rapporti con l’Italia), non è stato affatto menzionato. Anzi, durante l’incontro Krajewski ha pure fatto qualche battuta scherzosa in merito. «Adesso faccio pure l’elettricista». Nessuno ha sollevato obiezioni ma del resto non è nello stile della curia.

Solo al termine di un lungo intervento in cui Krajewski ha affermato che in Vaticano ci sono aree che sfuggono ai controlli e che potrebbero nascondere tra le pieghe epicentri di corruzione, ha preso la parola il cardinale Bertello per contestargli una lettura frettolosa. Il clima improvvisamente si è fatto un po’ teso. «Lei dice un sacco di castronerie».

Il Papa secondo il quotidiano il Messaggero è rimasto in silenzio, prendendo appunti, ascoltando, come è sua abitudine in queste circostanze, senza lasciarsi sfuggire nulla. Difficile, del resto, aprire una discussione sul problema aperto da Krajewski e sul dilemma etico e giuridico che ha posto sul tavolo il giovane cardinale polacco, una figura che gode della totale fiducia del pontefice, al quale ha dato carta bianca sul tema della carità a Roma. Pieno sostegno.

Come del resto ha spiegato al Laterano, come sottolinea il Messaggero, solo alcuni giorni fa, il Papa davanti ai parroci della capitale, proprio a difesa e sostegno del lavoro umanitario della Elemosineria, una struttura che da marginale quale era in precedenza, è diventata fondamentale. In basilica pur avendo definito Krajewski un «diavoletto» per il suo fare un po’ anarchico, Francesco lo ha lodato per la sensibilità verso i poveri, la categoria che il Papa vuole diventi centrale nella nuova evangelizzazione della Capitale.

Come sottolinea il quotidiano romano un po’ quello che ha fatto intendere anche due mesi fa quando è andato in Campidoglio, accettando l’invito di Virginia Raggi, dandole un inedito assist proprio mentre la sua giunta traballava pericolosamente per via delle dimissioni di De Vito. Del resto, un sindaco “debole” non può che favorire i progetti di Oltretevere nei riguardi della Capitale. E in quella occasione il Papa ha dimostrato di osservare un orizzonte capitolino simile a quello della Sindaca, almeno per quanto riguarda l’attenzione alle periferie, ai poveri, ai migranti, e contro gli sgomberi nei campi nomadi. E non è proprio un caso se giusto all’indomani della cacciata della Raggi tra gli insulti da Casal Bruciato per aver visitato la famiglia rom assegnataria di una casa contestata, il Papa ha poi invitato quella stessa famiglia in Vaticano per una udienza, mettendo in guardia i romani dalla deriva xenofoba, razzista che si intravede. Agli stessi parroci ha consigliato di tenere gli occhi ben aperti.

Secondo il quotidiano il giornale l’Unione Europea sta finanziando un progetto pensato per lo sviluppo di droni nati per pattugliare autonomamente le frontiere europee. Il team di sviluppatori della società Roborder affermano che i robot saranno in grado di identificare gli umani e decidere autonomamente se rappresentano una minaccia – ed eventualmente avvisare le polizie di frontiera. A renderlo noto è un’inchiesta pubblicata su The Intercept.

Funziona così: telecamere e altri sensori installati sui droni riconoscono le persone e cercano di accertarne le intenzioni. “Sei una minaccia? Stai attraversando illegalmente un confine? Hai una pistola? Ti stai impegnando in atti di terrorismo o criminalità organizzata? I droni inviano feed video al loro operatore umano, una guardia di frontiera in un ufficio a miglia di distanza, che controlla i video e decide se rappresenti o meno un rischio” spiega The Intercept.

“il progetto ha ricevuto finanziamenti dal programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Unione europea nell’ambito della convenzione di finanziamento n. 740593″. L’obiettivo principale, si legge, “è quello sviluppare un sistema di sorveglianza di bordo autonomo completamente funzionale con robot mobili senza equipaggio, compresi veicoli aerei, di superficie, in acqua e di terra (Uav1, Usv, Uuv e Ugv), in grado di funzionare sia da soli che in sciami, e di incorporare sensori multimodali.

 

 

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