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Sabato, 06 Giugno 2020

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Funzionano gli anticorpi generati nei topi dal vaccino italiano dell'azienda Takis: lo indicano i test eseguiti nel laboratorio di virologia dell'istituto Spallanzani. A comuncarlo l'amministratore delegato Luigi Aurisicchio. È il livello più avanzato finora raggiunto nella sperimentazione di un candidato vaccino nato in Italia, ma i test sull'uomo sono previsti comunque dopo l'estate  

Procedendo con questi ritmi sarà possibile avviare da luglio le prime sperimentazioni sull'uomo" ha spiegato il direttore sanitario, Francesco Vaia aggiungendo che "se i primi test daranno un esito positivo, porteranno nel 2021 alla somministrazione del vaccino su un alto numero di persone a rischio e, spero, alla dimostrazione della sua efficacia".

Per la sperimentazione l'istituto per le malattie infettive della Capitale, centro di eccellenza per la lotta al nuovo coronavirus, sta allestendo un'area dell'ospedale che sarà specificatamente dedicata alla somministrazione del vaccino a volontari sani, nel "rispetto di tutte le garanzie di sicurezza". Nel mese di maggio inizierà la selezione dei primi volontari, che dovrebbero essere poco meno di 50, e con uno 'sprint' finale l'avvio dei test potrebbe essere anticipato addirittura di qualche giorno, alla fine di giugno.

Nel giro di due settimane avremo i risultati di un mega-studio in corso a Castel Romano che ci dirà quanto dura la risposta immunitaria innescata, e ci permetterà di individuare il vaccino migliore da portare in sviluppo. E, se tutto andrà bene, potremo iniziare gli studi sull'uomo dopo l'estate: vogliamo farli a Napoli, con il gruppo dell'oncologo Paolo Ascierto”.  

La tecnologia usata da Takis è invece ripetibile nel tempo e potrà quindi diventare lo standard. Prima dell’esperimento sull’uomo verranno fatti studi anche su scimmie e furetti. Anche i gatti saranno sottoposti allo studio, ma ancora manca l’autorizzazione. L’obiettivo è quello di capire se i mici immunizzati sviluppano anticorpi. I candidati vaccini sono comunque due perché se il primo non riuscisse a fornire abbastanza anticorpi neutralizzanti e dovesse dare una risposta alterata, si potrebbe passare al secondo. Il vaccini italiani inoltre, a differenza di quelli con vettori virali, “non hanno bisogno di un'importante catena del freddo per la conservazione".

 A dare la notizia all'Adn kronos Salute è stato Luigi Aurisicchio, fondatore e amministratore delegato di Takis, l’azienda biotech di Castel Romano specializzata in vaccini anti-cancro, attualmente in corsa per un vaccino in grado di proteggere dal virus Sars-Cov-2. Per la prima volta un vaccino contro il coronavirus funziona sulle cellule umane neutralizzando il virus. Aurisicchio ha spiegato che questo è stato possibile grazie all’esperienza dell’Istituto Spallanzani che ha isolato il virus e in seguito ha messo a punto un metodo per accertare la validità di vaccini e molecole sul Covid-19. L’Ad di Takis ha inoltre aggiunto: “Grazie alle competenze dello Spallanzani, per quanto ne sappiamo, siamo i primi al mondo ad aver dimostrato la neutralizzazione del coronavirus da parte di un vaccino. Ci aspettiamo che questo accada anche nell'uomo".  

Inizialmente erano stati individuati cinque candidati vaccini contro il nuovo coronavirus, che nei topi avevano mostrato una forte immunogenicità, unita a una buona risposta anticorpale. In seguito sono stati individuati i due che hanno dato una risposta migliore. Importante in questo caso non è la quantità degli anticorpi, piuttosto la qualità. Questi riuscirebbero infatti a neutralizzare la regione chiave della proteina Spike, quella utilizzata dal Covid-19 per entrare nelle cellule. I due vaccini hanno in sé solo un frammento di Dna e si basano proprio sulla proteina Spike. La tecnica usata è conosciuta come elettroporazione, ovvero dopo che è stato iniettato il vaccino nel muscolo parte un impulso elettrico molto breve che aumenta l’efficacia dello stesso vaccino.  

L’idea dell’Oms di lavorare tutti insieme a una soluzione unica non sarebbe molto fattibile. Questo perché è un virus ancora sconosciuto e sono diverse le tecniche che possono dare una risposta immunitaria qualitativamente diversa. Studiarne più di una aiuta a trovare la migliore da utilizzare. In Australia per esempio stanno basando lo studio sulla proteina Spike, che mostrerebbe delle lacune sulla memoria immunitaria.

A Oxford invece si punta sul vettore virale solitamente efficace, ma che in questo specifico caso mostra un problema: “Con questo vaccino dopo un paio di somministrazioni l'organismo riconosce e blocca il vettore, dunque se Covid-19 sarà solo il primo di una serie, questa tipologia di vaccino potrebbe non funzionare più contro un ipotetico Covid-22" ha spiegato Aurisicchio

Il gruppo di Oxford e gli americani hanno già iniziato i test sull’uomo ma, come spiegato da Aurisicchio, “noi abbiamo voluto valutare con un saggio funzionale direttamente sul virus l'efficacia dei nostri candidati. E lo potevamo fare solo allo Spallanzani. Questo ci ha permesso di individuare i due più promettenti. Nel giro di due settimane avremo altri risultati, frutto dello studio che si chiude oggi a Castel Romano”. Sarà poi compito di un’azienda austriaca produrre il vaccino su larga scala, in modo da poter dare il via alla sperimentazione sull’uomo dopo l’estate. La speranza è però quella di poter accedere al mega-finanziamento europeo che servirà proprio allo sviluppo di un vaccino contro il nuovo coronavirus. Così da poterlo sviluppare in Italia

Ovviamente, una risposta precisa e scientifica in questo momento non può esserci ma negli Stati Uniti hanno "disegnato" tre scenari possibili per l'evoluzione del virus nei prossimi mesi. Lo ha fatto il Cidrap, il Center for Infectious Disease Research and Policy dell’Università del Minnesota, ritenendo che il ci accompagnerà per i prossimi 18-24 mesi e non si arresterà fino a quando il 60-70% della popolazione non sarà immune, per contagio o per vaccino. Ma, in che modo questo avverrà? Nello specifico, sono state ipotizzate tre "vie" ritenute altamente probabili.

ed ecco il primo scenario la prima ondata della primavera 2020 è seguita da un lento consumarsi delle trasmissioni e dei casi di contagio senza una precisa direzione delle onde. Uno scenario che potrebbe differire da zona a zona e che comunque non si è mai registrato nelle pandemie passate. Secondo il Cidrap e come si legge sul Corriere, potrebbe, comunque, essere una possibilità che prevede tuttavia la presenza di casi e di decessi legati al Coronavirus.  

ci dice che la prima ondata della primavera 2020 è seguita da una seconda e più grande ondata in autunno o in inverno 2020 e da una o più successive ondate più piccole nel 2021. Questo scenario richiederebbe la reintroduzione di misure di mitigazione in autunno per non rischiare il collasso delle strutture ospedaliere. Si tratta di uno scenario che ricalca quanto sperimentato nel 1918-19 con l’influenza spagnola. All'epoca, dopo una prima ondata minore nel marzo del 1918, si ebbe una seconda ondata, più forte, nell’autunno del 1918 ed una terza ancora più forte in inverno. Da quel momento iniziò la decrescita fino all’estate 1919.

l'ondata di pandemia della primavera 2020 viene seguita da una serie ripetuta di ondate minori che si susseguono attraverso l’estate per un periodo di 1-2 anni, diminuendo gradualmente di intensità nel 2021. Le ondate che possono variare da un punto di vista geografico e dipendere dalle misure di mitigazione e dal loro allentamento. In base all’altezza delle onde potrebbe essere necessaria la reintroduzione di misure di contenimento.  

Il virus non sarebbe mutevole ma stabile. Questo quanto emerso dagli studi effettuati nei laboratori di microbiologia dell'ospedale Sacco di Milano. L’equipe di ricercatori guidata dalla professoressa Maria Rita Gismondo. La notizia avrebbe un’importanza fondamentale nella ricerca del vaccino. Come spiegato da Il Fatto Quotidiano, la nuova Sars è un coronavirus e come tutti i patogeni di questo tipo (Sars e Mers) ha un profilo genomico composto da un unico filamento genetico, ossia l'Rna. I batteri sono invece composti dalla classica doppia elica del Dna. I virus a Rna risultano molto mutevoli perché possono verificarsi spesso degli errori in fase di duplicazione. Nello studio del Sacco sono state prese in considerazione dodici sequenze genomiche complete di virus isolati in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Durante la sua duplicazione alcune proteine resterebbero fisse.

In un precedente studio coordinato dal professor Mario Clerici dell'Università Statale di Milano, si erano studiati e confrontati i genomi completi di SarsCov2 e del virus BatCoVRaTg13, che infetta i pipistrelli. Questi hanno una coincidenza pari al 96%. La differenza riguarda proprio la proteina Spikes. Nel report dello scorso 3 aprile si legge: "I risultati ottenuti hanno evidenziato che regioni diverse del genoma virale evolvono con una diversa velocità, in altre parole ci sono regioni genomiche che non tollerano (o tollerano poco) l'inserimento di mutazioni che possano portare ad un cambiamento nella sequenza proteica. Queste regioni rappresentano un buon target per lo sviluppo di antivirali e vaccini, appunto perché meno propense ad essere soggette a cambiamenti". Il nuovo vaccino dovrà quindi stimolare l’organismo a produrre anticorpi in grado di neutralizzare la proteina in questione.

Intanto secondo Bonomi, infatti, l’esecutivo ha messo in campo una serie di azioni non risolutorie e che si consumeranno nel giro di breve tempo senza che producano effetti significativi in termini di sostegno ad aziende e famiglie.

"Abbiamo reddito emergenza, reddito di cittadinanza, cassa ordinaria, straordinaria, in deroga, Naspi, Discoll... Potrei continuare. La risposta del governo alla crisi si esaurisce in una distribuzione di danaro a pioggia. Danaro che non avevamo, si badi bene, si tratta di soldi presi a prestito. Possiamo andare avanti così un mese, due, tre. Ma quando i soldi saranno finti senza nel frattempo aver fatto un solo investimento nella ripresa del sistema produttivo, allora la situazione sarà drammatica”, ha spiegato il presidente di Confindustria che ha anche aggiunto come si può stabilire che le imprese non debbano licenziare "ma non si salvano per legge le aziende dal fallimento".

Secondo Bonomi "se questa è la rotta del governo, l'approdo non può essere che uno: l'esplosione di una vera e propria emergenza sociale già a settembre-ottobre". Il rischio che molte realtà produttive possano entrare in crisi è alto. Ciò creerebbe un effetto a catena con licenziamenti, disoccupazione e persone in enorme difficoltà economica.

La strada che l’esecutivo deve seguire, secondo in presidente di Confindustria, è quella di dare strumenti alle imprese e al Paese per superare la crisi."Le proposte non ci mancano. Peccato che al governo- ha aggiunto- difetti la volontà di ascoltare. Ho l'impressione che ci si prepari a scaricare le responsabilità su banche e imprese. Non lo permetteremo". La povertà in Italia aumenta e in futuro la situazione potrebbe peggiorare. "Peccato che con queste politiche presto andrà anche peggio- ha sottolineato Bonomi- a meno che non si creda davvero che a risolvere i problemi della disoccupazione siano i navigator".
 
 
 

Una ripartenza prudente. Forse, anche troppo. Gli annunci sulla famigerata fase 2, resi finalmente noti dal premier Conte nei giorni scorsi, hanno sollevato un'ondata di reazioni di protesta da parte dei territori. In prima linea, in particolare, alcuni presidenti di Regione, che non hanno nascosto il loro disappunto nei confronti di regole che considerano troppo restrittive, e in alcuni casi hanno addirittura accelerato con l'allentamento delle strette, emanando ciascuno le proprie ordinanze e contro-ordinanze. Tra i più critici il leghista Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia

Penso che ci sia un problema vero. dichiara il Governatore al Diario del web : Leggendo le date che ipotizza il presidente del Consiglio, la mia preoccupazione è che il 18 maggio o il 1° giugno ci saranno aziende, imprese e commercianti che non avranno proprio più la forza di rialzare la saracinesca. A quel punto non si porranno nemmeno il dubbio se restare chiusi o riaprire.

Conte non ascolta. Conte "balla da solo", scrive oggi il Corriere della Sera. Questo tipo di gestione non va bene al Pd che chiede maggiore collegialità. E neppure ai 5 Stelle. Lo stesso problema metodologico si pone con le task force per l’emergenza che Palazzo Chigi tratta come suppellettili, vista la confusione registrata con la stesura dell’ultimo Dpcm. Stufo di norme varate che non vengono poi applicate e messo sotto pressione dal partito, Zingaretti ha chiesto formalmente a Conte un decreto di accompagnamento al decreto Aprile che arriverà a maggio.

Da Zingaretti a Berlusconi, passando per Renzi, tutti credono che il tempo di un crack dell’esecutivo non sia per ora il benvenuto. E Conte esorcizza ogni dichiarazione scommettendo su se stesso e sull’incapacità altrui di costruire un’alternativa.

Ma è chiaro che la pressione per l’emergenza da coronavirus e insieme la tensione per i giochi di potere gli abbiano fatto smarrire la lucidità. Conte ritiene che la sua presenza costante sulla scena impedisca agli avversari di tendergli l’agguato. Però rischia di finire vittima di questa tattica. All’ultimo vertice a Palazzo Chigi di domenica, il ministro della Cultura Dario Franceschini, aveva più volte pregato il premier di rinviare al giorno dopo la conferenza stampa che avrebbe annunciato la fase 2. Dalla burrascosa riunione sul Mes il titolare della Cultura, non passa giorno senza litigare con il presidente del Consiglio, siccome teme l’accumulo di passi falsi.

Prima dalle pagine di Repubblica, poi nell'e-news serale, l'ex presidente del Consiglio affonda il colpo contro l'avvocato del popolo. «L'ultimo dpcm è uno scandalo costituzionale. Non possiamo calpestare i diritti costituzionali. Trasformiamolo in un decreto», dice il leader di Italia viva. Il premier liquida le accuse di Renzi a semplici opinioni: «Onestamente non ho visto la rassegna stampa.

Sono rientrato alle 4.30 a Roma, questa mattina presto sono ripartito e non ho avuto tempo. Libertà d'opinione, ma a me tocca decidere», replica da Lodi. Poi in serata, da Piacenza, il presidente del Consiglio è più chiaro: «La tipologia di questa emergenza ci impone di dover intervenire decidendo anche nel giro di poche ore. Questo non significa che le prerogative del Parlamento non siano rispettate: continuerò a riferire. I decreti saranno convertiti in legge. Siamo riusciti a farlo anche in un contesto molto difficile, e il nostro ordinamento non era pronto. Ma è un percorso che non esilia affatto le prerogative del parlamento».

Ma Renzi non molla ed evoca il rischio dello Stato etico: «Non può esistere uno Stato etico che ti fa autocertificare se la tua relazione affettiva è stabile o saltuaria: se nessuno si indigna per questo, significa che abbiamo un problema. La libertà di movimento, la libertà religiosa e tutte le altre libertà non sono consentite da un governo: la libertà viene prima del governo. E se anche rimanessi il solo a dirlo, continuerò a farlo».

Alto tradimento della Costituzione. E' questo il principale reato che avrebbe commesso il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in base alla denuncia depositata lo scorso 22 aprile tramite raccomandata al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale ordinario di Roma dall'avvocato di Napoli Cesare Peluso.

"Il punto principale - spiega l'avvocato Cesare Peluso ai affari Italiani - riguarda quanto ha sottolineato il giudice Sabino Cassese e cioè che quello che sta accadendo con la pandemia da coronavirus non è equiparabile a una guerra. Pertanto non doveva essere applicato l'articolo 78 della Costituzione bensì l'articolo 117. Gli atti e i provvedimenti dovevano quindi essere presentati dal presidente della Repubblica e non dal premier. Conte è un professore universitario e non può non saperlo".

Secondo il Secolo d'Italia la passerella del premier Conte a Genova, per il completamento del Ponte Morandi, fa indignare Fratelli d’Italia. Che documenta, con foto, il disinteresse del premier per le regole sul divieto di assembramento da lui stesso decide. Lo fa notare il deputato di FdI Francesco Lollobrigida, che su Fb scrive: “Conte non deve aver capito quello che ha imposto agli italiani. Il divieto di assembramento per lui non vale? Mette a rischio chi lavora con lui e gli operai? O ha l’antidoto Anpi che immunizza dalle leggi e dalla Costituzione?”.

Secondo il Libero Quotidiano : Una denuncia per strage contro Giuseppe Conte. A presentarla è uno che di giustizia e reati se ne intende, il principe del Foro Carlo Taormina. Come riportato dal Tempo, l'avvocato annuncia il terremoto giudiziario che attende il premier, perché dietro la sua iniziativa c'è un esercito di italiani: "Ringrazio le oltre 700.000 persone che mi hanno, in un solo giorno, voluto sostenere nella denuncia da me presentata alla Procura di Roma contro i responsabili di questa autentica strage colposa di Stato". Il tema, ovviamente, è il coronavirus: il numero dei morti sarebbe legato, spiega Taormina, "ai 40 giorni di ritardo nel chiudere tutto". Nella denuncia parla di "gravissime condotte omissive messe in atto dai nostri governanti e dai consulenti che li hanno assistiti". "Così una massa di contagiati si è trasformata in una massa di morti", sottolinea con rabbia mista ad amarezza.

Il primo aprile secondo  Il Primato Nazionale : “Stamattina ho depositato presso la Procura della Repubblica di Roma la denuncia contro Giuseppe Conte, Roberto Speranza e Luciana Lamorgese, a firma mia e dell’Avv. Alfredo Lonoce”. Lo annuncia sul suo profilo Facebook Augusto Sinagra, ex magistrato e professore di diritto dell’Unione europea alla Sapienza (e recentemente difensore di CasaPound nella causa vinta contro Facebook). E così dopo quella del New York Times arriva un’altra illustre bocciatura per la gestione dell’emergenza coronavirus del governo giallofucsia.

Nell’esposto presentato Sinagra e Lonoce accusano il governo di aver sottovalutato e minimizzato l’emergenza, “omettendo nei tempi e nei modi necessari ogni misura di contenimento e di prevenzione, favorendo l’enorme diffusione” del Covid-19 “con l’impressionante numero avutosi di contagiati e di deceduti”. A riportare alcuni stralci della denuncia dei due avvocati è stata La Verità che ha avuto modo di visionarlo. L’accusa verte dunque sui colpevoli ritardi del governo, arrivato alla chiusura totale della nazione solo a marzo inoltrato e con il contagio ormai diffuso, nonostante già il 31 gennaio fosse stato dichiarato lo Stato di emergenza sanitaria.

Angela Merkel ha riattivato la sponda col presidente francese Emmanuel Macron e ha portato all’incasso, su questo fronte, una vittoria tattica: in una prima fase saranno le tre istituzioni – a guida tedesca – della Banca europea degli investimenti, del Mes e della Commissione a fornire le risorse in dotazione ai Paesi europei in difficoltà. 200 miliardi la banca basata in Lussemburgo per attività di sostegno allo sviluppo e alla crescita, altrettanti per i prestiti del fondo salva-Stati e 100 miliardi per il fondo anti-disoccupazione di Bruxelles. Il Recovery Fund, invece, sarà quasi sicuramente messo in campo dal 2021

Il Consiglio europeo del 23 aprile si è rivelato esattamente quello che molti avevano previsto, un vertice in cui non dovevano esserci vincitori né vinti per evitare tracolli Un incontro virtuale e interlocutorio dove si doveva far capire che la via da seguire era quella del compromesso: e questo compromesso, come sempre, porta la firma di Angela Merkel e la controfirma di Emmanuel Macron. Sono loro i due grandi registi di questa lunga ed estenuante trattativa europea. E se la Cancelliera tedesca si conferma pienamente leader dell’Unione europea a trazione franco-tedesca dall’altro lato Macron può dirsi comunque soddisfatto di aver compattato il fronte “mediterraneo” evitando un netto strapotere di Berlino.  

L’Europa ha saputo semplicemente dire quello che tutti si aspettavano che dicesse: ok al Mes, ok all’intervento della Bei e semaforo verde al piano Sure contro la disoccupazione. È questo il vero pacchetto approvato dall’Unione europea e su cui lo stesso Giuseppe Conte ha capitolato. Per il resto, quella grande iniziativa che doveva essere la rivoluzione in seno all’Europa, ovvero il Recovery Fund, si è tradotto esclusivamente in un impegno “a impegnarsi”. Perché di questo si tratta. Il Consiglio europeo, nei fatti, ha semplicemente detto di impegnare la Commissione von der Leyen a stilare un piano per l’attuazione di questo fantomatico fondo che già adesso vede divisi (ancora una volta) i due fronti dell’Europa. E sul suo finanziamento è arrivata anche la pietra tombale della Merkel che ha sentenziato laconicamente con un “c’è disaccordo”. Che per adesso significa “kaputt”.

Il problema però è che al netto di macchinazioni politiche e geopolitiche, di conti interni e di rapporti di forza interni all’Ue, il vertice di ieri doveva dare anche risposte (forse soprattutto) ai cittadini europei, straziati da una crisi legata al coronavirus che rischia di mettere in ginocchio la già fragile tenuta sociale ed economica del continente.

Tuttavia, il recovery found è ciò che serviva ai vari leader europei per presentarsi vincitori. I Paesi del nord Europa possono dire di non aver permesso alcuno sforamento, di aver preservato la propria posizione in tal senso fino alla fine. I Paesi del sud Europa invece possono rivendicare di aver avviato un percorso volto a portare a dei bond comuni. E fa davvero strano vedere i due leader apparentemente più agli antipodi delle ultime settimane, il premier olandese Rutte da un lato e quello italiano dall’altro, oggi esultare entrambi. Il primo ha potuto dichiarare di aver visto passare la propria linea, Giuseppi Conte si è ritenuto contento del fatto che si parli di “bond” e dunque può andar bene così. Tutti hanno vinto, tutti hanno potuto esultare, tutti hanno potuto dichiarare di aver visto passare le proprie istanze. Fine della storia e, nella miglior tradizione italica (forse l’unico vero elemento che oggi abbiamo portato in Europa), tarallucci e vino per tutti.

Martin Wolf, storica firma del quotidiano della City, la cui parola può essere assimilata al pensiero dominante nella sua redazione, è netto nella stroncatura del fondo salva-Stati: “Il Mes sembra irrilevante, perché la sua potenza di fuoco è troppo ridotta. Può contare solo il fatto che può mettere in moto le Outright Monetary Transactions della Bce”, create nel 2012 da Mario Draghi, che però sono state sorpassate dagli eventi. Il Pandemic Emergency Purchase Programme, il piano di acquisto titoli da 750 miliardi di euro, si somma a misure già esistenti per aumentare la potenza di fuoco dell’Eurotower a 1.100 miliardi di euro in tutto il 2020. Per Wolf, il problema è in primo luogo politico. La rissa politica in Europa scatenatasi sul tema rende difficile pensare possano venire approvati.

Per Wolf sarà la Bce a doversi sobbarcare l’onere e l’onore di guidare l’Europa verso l’uscita dalla crisi. Per questo motivo l’editorialista del Financial Times è apertamente favorevole a un incremento dei poteri operativi dell’ Eurotower e del suo raggio d’azione nell’economia dell’Eurozona. La ratio del suo discorso è facile da intuire

La monetizzazione del deficit è del resto stata già intrapresa da Regno Unito, Stati Uniti e Giappone. In diversi Paesi è allo studio o già operativa l’helicopter money: ma prima di arrivare a tanto, basterebbe che la Bce garantisse la spesa pubblica dei Paesi europei per consentire loro di muoversi con maggiore agio contro la crisi. Al confronto, Mes ed Eurobond diventerebbero alternative ugualmente marginali: e le parole dell’autorevole quotidiano della City ce lo fanno intendere.  

Intanto Il testo è stato approvato dalla Camera con 229 sì, 123 no e 2 astenuti, dopo che ieri era passato in Senato col voto di fiducia. Allo stesso tempo Montecitorio ha respinto l'ordine del giorno di Fratelli d'Italia contro il Mes.

prima del Consiglio dei Ministri c'era stata una riunione del premier Giuseppe Conte con il capo del dicastero economico Roberto Gualtieri ed i capi delle delegazioni delle forze della maggioranza.

Si è conclusa dopo poco meno di 3 ore la riunione del Consiglio dei ministri, dove l'ordine del giorno prevedeva l'esame del documento di Economia e Finanza 2020 (Def). L'esecutivo ha approvato il Def e ha dato semaforo verde allo scostamento di bilancio che sarà trasmesso alle Camere oggi pomeriggio.

Proprio sullo scostamento di bilancio il governo intende chiedere al Parlamento "un ulteriore innalzamento della stima di indebitamento netto e di saldo netto da finanziare: la Relazione al Parlamento incrementa la deviazione temporanea di bilancio a ulteriori 55 miliardi in termini di indebitamento netto (pari a circa 3,3 punti percentuali di Pil) per il 2020 e 24,6 miliardi a valere sul 2021 (1,4 per cento del Pil)", si afferma nella bozza del Def.
La situazione d'emergenza provocata dal coronavirus non blocca il processo di privatizzazione per il contenimento del debito pubblico.
L'esecutivo indica un target di oltre 3 miliardi l'anno sia per il 2020 sia per il 2021 (pari allo 0,2% del Pil) proveniente da "privatizzazioni e altri proventi finanziari".

Tra gli obiettivi delineati dalla bozza del Def si parla inoltre di scongiurare danni strutturali a imprese e lavoro, difendendo in particolare l'occupazione, anche se nello stesso documento è vista in calo del 2,2% nel 2020 parallelamente alla crescita della disoccupazione, che arriverà secondo le stime all'11,6%.

Nella bozza si legge che sta per arrivare un nuovo decreto con un pacchetto di misure per una "drastica semplificazione" in settori "cruciali per il rilancio degli investimenti che interesserà appalti, edilizia, commercio e controlli" a seguito della situazione scaturita dall'epidemia di COVID-19. Nello scenario pessimistico con nuovi blocchi alle attività produttive per il coronavirus, il Pil nel corso dell'anno è visto in calo del 10,6% su dati grezzi; in caso contrario è prevista dal terzo trimestre un'inversione di tendenza:

"le misure adottate dal Governo per contenere la diffusione del virus e proteggere le imprese e l'occupazione potrebbero favorire una ripresa abbastanza rapida dell'attività economia non appena la crisi sanitaria sarà rientrata. In ragione di ciò ci si attende un parziale recupero del pil già a partire dal terzo trimestre, che si prolungherà fino alla fine dell'anno".

Ricordiamo che a partire dal 4 maggio, sullo sfondo del miglioramento del quadro epidemiologico dell'epidemia di coronavirus, il governo pianifica di lanciare la "fase 2" per metter fine al lockdown con la riapertura parziale e graduale delle attività produttive e della vita sociale.

 Il numero complessivo dei casi di COVID-19 in Italia dall'inizio dell'epidemia ha raggiunto 189.973, dato comprensivo di contagiati, guariti e vittime, con un'aumento di 2.646.

Secondo quanto riferito al bollettino della Protezione Civile presieduto dal Capo di Dipartimento Angelo Borrelli, definendo i numeri confortanti, sono 464 i morti di Coronavirus nelle ultime 24 ore, numero stabile rispetto ai giorni precedenti. Dall’inizio dell’epidemia in Italia si registrano 189.973 contagiati, 25.549 deceduti e 57.576 guariti. Il numero di attuali casi positivi al Coronavirus è di 106.848, con nessun aumento dei casi. Continua la diminuzione dei casi attualmente positivi, con un calo di 851 unità rispetto al totale dei casi positivi di ieri. Il numero dei guariti ha subito un aumento di 3.033 unità nella giornata di oggi. Da oggi un nuovo dato viene comunicato dalla Protezione civile, quello delle persone sottoposte a tampone: il dato di oggi è 1.052.577 con un numero di tamponi totali effettuati 1.579.909.

Continua il trend che avevamo visto negli scorsi giorni riguardante la diminuzione della pressione delle strutture ospedaliere: 2267 sono le persone che si trovano in terapia intensiva, con una diminuzione di 117 unità rispetto a ieri, il numero più basso registrato in terapia intensiva dall'inizio della pandemia, 22.871 sono le persone positive ricoverate con sintomi, 934 in meno rispetto a ieri, mentre 81.710 (76% totale dei positivi) si trovano in isolamento domiciliare senza sintomi o con sintomi lievi.

L'ambasciata russa in Italia ha ricevuto richieste di assistenza da parte dell'esercito russo per combattere la diffusione di COVID-19 da Piemonte, Puglia e Friuli-Venezia Giulia, ha affermato l'ambasciatore russo a Roma Sergey Razov.

Medici militari russi, epidemiologi e gli specialisti delle truppe di difesa, radiologica, chimica e biologica del Ministero della Difesa russo, insieme ai militari italiani, hanno già effettuato una completa disinfezione delle pensioni per anziani in oltre 71 comuni della Lombardia. Sono stati sanificati 79 edifici e strutture, per un totale di oltre 600 mila metri quadrati di interni e oltre 110 mila metri quadrati di strade.

"La notizia dell'eroico lavoro dei nostri militari si è diffusa in tutta Italia, riceviamo centinaia di chiamate, lettere in cui ringraziano la Russia, il Presidente della Russia, che ha risposto alla richiesta del Primo Ministro italiano e che ha prontamente inviato una divisione in pochi giorni. I capi di altre regioni d'Italia stanno già facendo richieste ufficiali per inviare truppe russe per svolgere lavori sul loro territorio. Tali richieste sono state ricevute dai governatori di Piemonte, Puglia e Friuli-Venezia Giulia. Stiamo parlando di una diffusione a livello nazionale", ha detto Razov durante un briefing online presso MIA Rossiya Segodnya.

Secondo lui, se l'esercito russo "non avesse fatto ciò che era richiesto, tali richieste non sarebbero state ricevute".

"Per quanto riguarda le opinioni degli italiani, beh, loro, come persone normali, come tutta la maggioranza assoluta in Italia: come potrebbero trattare un partner che, nella situazione più difficile, che si era sviluppata in Italia esattamente un mese fa, ha dato una mano? Mentre L'UE e la NATO, per usare un eufemismo, sono semplicemente rimasti a guardare allo sviluppo negativo della situazione", ha sottolineato l'ambasciatore.

 

 

La notte non si dorme. Paure, ansie, famiglia, bambini. Sono stati costretti a chiudere in una città e un Paese che vive di micro aziende. Non è solo via dei Condotti, la via dello shopping per antonomasia. O via Frattina, o via della Vite. C’è un mondo che si è fermato all’arrivo del coronavirus e che potrebbe non ripartire più. La pandemia si abbatte sulle attività commerciali che devono fare i conti con il fatturato zero dei due mesi di serrata totale. E con una prospettiva di riapertura che per molti, nella proclamata fase due, potrebbe non essere certa. C’è chi pensa che la vera emergenza debba ancora arrivare. Deve ancora palesarsi di fronte agli italiani.

Sono in 70 mila a Roma. E il loro silenzio è assordante. Non possono pagare dipendenti e fornitori. Senza introiti non gli riesce di saldare le rate del mutuo, gli affitti, le utenze. Questi sono solo alcuni casi di spese da liquidare. C’è chi ha una bottega artigiana e produce mobili su misura che chiede liquidità per andare avanti. C’è chi ha una sartoria e si è vista fermare tutta la produzione per la stagione estiva. "Ci hanno annullato tutti gli abiti commissionati e le spese sono tante".Una parrucchiera che in 50 anni di attività non ha mai preso un giorno di ferie, commenta le dichiarazioni del premier Giuseppe Conte con queste testuali parole: "Quando ha detto che i parrucchieri avrebbero riaperto a giugno ho sentito un pugno nello stomaco. Ancora sto male. Questi vogliono farci chiudere e non capisco cosa cambia aprire ora o fra un mese. Diciamo che è una dittatura silenziosa. Si possono fare i funerali con 15 persone, si può salire sui mezzi pubblici. E noi costretti a casa ad aspettare. Nella vita ci vuole forza, coraggio e tanta, tanta pazienza". Queste società hanno subito un crollo. E spesso sono costrette a ripartire da zero. Un tunnel senza luce.

Quando hanno chiuso la saracinesca, ormai mesi fa, si sono accorti che non c’era nessuno che potesse realmente aiutarli. Niente comune. Niente Stato. Quell’entità che con puntualità disumana è sempre pronto a chiedere. E che ora non sembra fare abbastanza. Certo, ci sono i 600 euro di bonus. C’è la cassa integrazione.

Sarà di diversa natura. Non sanitaria, ma economica. E sarà un’onda anomala che potrebbe spazzare via gran parte dei negozi e piccole attività di Roma e in Italia. Quattro negozi al dettaglio su dieci, dalle gelaterie all’abbigliamento, rischiano di fallire a causa del coronavirus. Stessa sorte per almeno 3 su 10 fra ristoranti, alberghi e centri estetici. L’allarme arriva dall’ultimo report della Cna, l’associazione delle piccole imprese e artigiani di Roma. La ripartenza è più complessa e incerta del previsto. "Altro che aiuti promessi. Serve ben altro", dicono i negozianti.  

Il problema è che per Paesi come l’Italia, che rischiano di venir travolti con maggior forza dall’onda anomala della crisi, l’attuale conclusione delle trattative è tutt’altro che soddisfacente, e la spada di Damocle del Mes pende ancora sulla testa di Giuseppe Conte e del suo governo: il rischio che l’Italia possa andare a sbattere e che la risposta Ue possa sul lungo periodo risultare incompleta nel suo contributo alla ripresa italiana si lega a doppio filo al pregiudizio dei Paesi del Nord Europa germanocentrico nei confronti dell’indebitamento pubblico di Roma e dei presunti rischi sistemici della sua economia.

“L’Europa rischia di sprofondare nel dramma, non perché gli italiani sono fuori strada, ma a causa di una parte predominante della percezione tedesca”. “Forse è per colpa dei tanti film sulla mafia”, scrive l’autore dell’articolo Thomas Fricke
sul settimanale tedesco ironizzando sui rispettivi stereotipi tra i due Paesi, “forse è solo l’invidia per il fatto che l’Italia ha il clima migliore, il cibo migliore, più sole e il mare”.

il settimanale tedesco Spiegel il più influente, contro l’atteggiamento dominante nel governo, nei media e nell’opinione pubblica della Germania nei confronti dell’Italia, in un articolo firmato da Thomas Fricke definito condizionato da “un’arroganza” che rischia di avere connotati “tragici” nell’ora più buia della crisi dell’Unione europea, travolta dalla pandemia di coronavirus e dalla minaccia di una recessione senza precedenti.

Angela Merkel è uscita vincitrice dal lungo round negoziale che in Europa ha visto la Germania mettere sul piatto la precocità della sua politica di contenimento della pandemia e la forza della risposta interna per orientare favorevolmente a Berlino gli esiti dell’Eurogruppo e del Consiglio europeo più recenti. Il pacchetto di misure Sure-Bei-Mes è stato anticipato, agli Eurobond si sono chiuse sostanzialmente le porte e anche il Recovery Fund si farà, ma ai tempi dettati da Berlino. Che non ha fretta e intende aspettare il 2021 per vederlo pienamente operativo.

Intanto vediamo cosa ha detto Conte in sintesi : ha riferito che il Governo si impegna a bloccare il prezzo delle mascherine per evitare speculazioni, delegando il commissario straordinario Arcuri al controllo. Il prezzo massimo sarà di 0,50€.
Spiegando in concreto le nuove misure che entreranno in vigore a partire dal 4 maggio ha dichiarato:

Per gli spostamenti sono consentiti se giustificati da esigenze lavorative, di salute (visite mediche) o assoluta emergenza. Restano vietati gli spostamenti tra varie regioni, ad eccezione di esigenze lavorative. Si potrà far visita a parenti, ma senza riunioni familiari, party, rispettando la distanza sociale;
chi ha febbre sopra 37,5°C obbligatoriamente deve stare a casa e avvertire il proprio medico;

riapertura di parchi e giardini pubblici, ma col rigoroso rispetto della distanza di sicurezza di 1 metro e utilizzo di mascherine. I sindaci dovranno provvedere a garantire il rispetto delle condizioni di sicurezza, potendo anche introdurre numero limitato di ingressi, qualora non fosse possibile questi luoghi pubblici dovranno restare chiusi;

per le discipline sportive individuali via libera ad allenamenti all'aperto, con mantenimento della distanza di 2 metri. Per le attività motorie (passeggiate) la distanza di sicurezza resta 1 metro;

via libera alla celebrazione dei funerali, con massimo 15 persone all'aperto e col rispetto di distanza sociale e utilizzo di mascherine;

via libera alla ristorazione con asporto, ma si entra uno alla volta e si consuma a casa o in ufficio, sempre col rispetto della distanza di sicurezza;

riprende il comparto della manifattura e costruzione, così come il commercio all'ingrosso dedicato a questi settori. Le aziende devono garantire il rispetto del protocollo di sicurezza al lavoro, concordato il 24 aprile con le parti sociali;

Dopo aver spiegato la ripresa delle attività economiche e sociali, il premier Conte ha riferito che è stato concordato con le Regioni un meccanismo di controllo per tenere sotto monitoraggio la situazione epidemiologica di COVID-19 e le condizioni degli ospedali. I dati su base giornaliera verranno trasmessi al ministero della Salute e al comitato tecnico-scientifico, che nei prossimi giorni determineranno delle "soglie d'allerta", oltre le quali "si chiuderanno i rubinetti" col ripristino di lockdown isolati per evitare la risalita della curva dei contagi.

Dal 18 maggio via libera al commercio al dettaglio e potranno riaprire nel rispetto delle condizioni di sicurezza ancora da perfezionare i musei, biblioteche, teatri, così come gli allenamenti per gli sport di squadra.

Il governo anche valuta la riapertura delle attività per la cura della persona (parrucchieri, centri estetici, centri massaggio) e di bar e ristoranti a partire dal 1° giugno, con le misure per garantire la sicurezza che verranno esaminate successivamente.

Parlando del Recovery fund in discussione con i partner europei per l'assistenza finanziaria contro i danni al tessuto economico-sociale della pandemia di coronavirus, Conte ha affermato che è stato fatto "un importante passo avanti" per portare come risultato il fatto che questi strumenti "non creino più debito per Paesi come l'Italia" e siano "offerti subito ai Paesi più colpiti".

Ad inizio giornata il premier Giuseppe Conte aveva sentito i capi delegazione delle forze di maggioranza per mettere a punto e definire le misure per la Fase 2. Successivamente sempre da Palazzo Chigi aveva avuto un incontro nel formato di videoconferenza con rappresentanti di Regioni, Comuni (Anci) e Province (Upi). Alla riunione con le amministrazioni locali insieme al presidente del Consiglio per il governo hanno partecipato anche il ministro della Sanità Roberto Speranza e il titolare del dicastero degli Affari Regionali Francesco Boccia.

Intanto Il numero dei casi totali in Italia dall'inizio della pandemia sale a 197.675, con un aumento di 2.324 unità rispetto a ieri. Oggi il dato più confortante arriva dal numero dei decessi, che nelle ultime ventiquattro ore sono cresciuti 260, 156 in meno di ieri: da notare che per la prima volta da oltre un mese a questa parte che l'aumento giornalieri delle vittime di COVID-19 è minore di 300. Dall'inizio dell'epidemia in Italia sono morte per il coronavirus 26.644 persone.

Ad oggi in Italia 106.103 persone risultano positive al coronavirus.Continua a crescere il numero dei guariti, con +1.808 guarigioni nell'ultimo giorno, che porta il bilancio delle persone che sono riuscite a sconfiggere COVID-19 a 64.928. L'aumento è inferiore rispetto a ieri, quando erano guarite 2.622 persone.

Prosegue il trend decrescente dei giorni scorsi sul numero di ricoveri ospedalieri e terapia intensiva: 21.372 persone si trovano ancora negli ospedali con sintomi, 161 meno rispetto a ieri, mentre i malati in condizioni gravi sono 2.009, 93 meno di ieri. I restanti 82.722 malati di COVID-19 asintomatici o con sintomi lievi sono in isolamento domiciliare.

Sullo sfondo del miglioramento della situazione epidemiologica di COVID-19, il governo valuta seriamente la fine del lockdown e la ripartenza delle attività produttive e sociali con allentamenti graduali delle misure draconiane anti-contagio per il 4 maggio.  

Mentre il premier Giuseppe Conte sta conducendo una riunione con i capi delegazione delle forze di maggioranza per discutere le questioni aperte sulla Fase 2, questo pomeriggio alle 15 il presidente del Consiglio vedrà le delegazioni delle amministrazioni locali: Regioni, Anci e Upi.

La prima richiesta che l'Anci presenterà al Governo nell'incontro di oggi a Palazzo Chigi è conoscere nel dettaglio le attività che potranno riaprire dopo il 4 maggio con l'avvio della Fase 2 per adottare le misure necessarie su mobilità e trasporto, regolare gli orari di uffici ed negozi e assicurare il corretto utilizzo da parte dei cittadini degli spazi pubblici come parchi.

"Se si vuole davvero far ripartire il Paese, se si vuole dare un’iniezione di liquidità dopo il lungo stop, bisogna affidarsi ai sindaci. Se si vuol cercare di governare il graduale ritorno alla normalità, bisogna dare a chi amministra le città regole certe e misure attuabili", hanno dichiarato in una lettera congiunta all'indirizzo del presidente del Consiglio i sindaci delle più grandi città italiane di ogni schieramento politico.

I sindaci insistono affinché Palazzo Chigi dia indicazioni chiare e inequivocabili sulla Fase 2 per consentire "una programmazione in sicurezza", in particolare sull'uso delle mascherine, garantendone la disponibilità ad un prezzo fisso e comprandole ai cittadini che non se lo possono permettere.

Tra le altre richieste, i sindaci chiedono inoltre al governo centrale chiarezza nelle funzioni e nei rapporti con le Regioni.

"Rivendichiamo chiarezza su chi fa cosa. Le Regioni smettano di interferire sulle nostre competenze, come gli oneri di urbanizzazione e l’occupazione di suolo pubblico. Se il loro intento è collaborare, doveroso in questa fase, ci diano una mano a recuperare le risorse per quei servizi che i cittadini si aspetteranno da noi... Questo è il momento di essere responsabili e collaborare. Noi sindaci lo facciamo dall'inizio. Ci aspettiamo gli altri rappresentanti istituzionali facciano lo stesso".
 

Ursula von der Leyen e la sua Commissione fanno la loro mossa e scendono in campo con l’opzione di un Recovery Fund a poche ore dall’inizio del Consiglio Europeo che dovrà definire politiche e percorsi di risposta alla crisi economica dell’emergenza coronavirus.

La von der Leyen, poco prima di collegarsi con i leader del Vecchio Continente per proseguire il confronto inaugurato dal recente Eurogruppo, ha messo nero su bianco l’idea di un fondo comunitario per la ripresa che dovrà mobilitare 320 miliardi di euro di risorse comunitarie destinate grossomodo a raddoppiare sui mercati dei capitali attraverso l’emissione di bond, titoli e obbligazioni. La cifra raccolta sarà suddivisa a metà: il 50% servirà per erogare prestiti, l’altro 50% andrà a finanziare a fondo perduto programmi ad hoc. Il tutto rispettando quanto previsto dall’articolo 122 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, che vincola a necessità emergenziale gli scostamenti.

Attraverso questa scelta la Commissione mira a creare sintonia e accordo tra i partner europei e, al contempo, a ampliare la rosa di risorse messe a disposizione per opporre alla crisi una risposta politica energica. Stando a quanto riporta il Corriere della Sera, facendo leva su tale dotazione messa a disposizione la Commissione mira a portare a 2 mila miliardi di euro il totale di fondi mobilitati nel piano complessivo di risposta alla crisi grazie all’effetto moltiplicatore e alla convergenza con altre misure quali l’indennità anti-disoccupazione Sure.

Alla Camera Giorgia Meloni replica all'informativa di Conte e lancia le proposte di FdI che il Governo dovrebbe portare in Ue: "Emissione da parte dell’Italia dei “Bot patriottici” proposti da Giulio Tremonti, cioè titoli di Stato a lunghissima scadenza, 50 anni o più, a basso rendimento ma non tassati e non tassabili neppure in futuro, circolabili, che possono divenire un interessante bene rifugio per gli italiani. Ecco noi proponiamo che i Bot patriottici non collocati sul mercato siano acquistati dalla BCE, automaticamente, per tutto il tempo necessario a superare la crisi sociale e alla ricostruzione economica. Chiediamo che sia questa la linea del Piave dell'Italia al Consiglio europeo".
 
«Questa storia del Mes light è un imbroglio. Ho letto l’intervista di Klaus Regling, direttore del MES, che conferma quello che abbiamo denunciato in queste settimane. Dice che “la condizionalità concordata all’inizio non cambierà durante il periodo nel quale la linea di credito è disponibile”. Poi aggiunge che sarà disponibile per un anno. Significa che dopo un anno, mentre saremo impegnati a restituire i soldi, scatteranno le rigide condizionalità. Dopo un anno scatterà la tagliola per i topi».

Oggi Conte e Gualtieri sono a Bruxelles e torneranno a casa con un bel po’ di promesse , che permetteranno loro di cantare vittoria, ma zero soldi nel breve termine. Invece quello di cui abbiamo bisogno sono soldi e subito. Ordini per le aziende, capacità di consumo restituita ai privati, e quindi un ciclo produttivo e dei pagamenti che riparte nel modo più rapido possibile, proprio, almeno in parte dal prossimo quattro maggio. Risulta necessario definire una politica Nazionale e Specifica, perchè la condizione del nostro Paese è, evidentemente, molto diversa da quella della Germania che, praticamente , ha solo leggermente rallentato. Pensare di riproporre solo “Politiche comuni” fatte con altri paesi che si trovano in condizioni completamente diverse, che non hanno subito i nostri danni, è sbagliato. Non capiranno mai la gravità della nostra situazione, non la possono comprendere, quindi non possono offrire soluzioni che siano adatte anche per noi. Una semplice, banale, realtà che Conte e Gualtieri non capiscono, o meglio non vogliono capire. Loro pensano solo al bene del Europa.  

Le conclusioni del primo Consiglio europeo chiedendo azioni più incisive e definendo insoddisfacente il compromesso che dava spazio unicamente al Meccanismo europeo di stabilità (Mes). A ciò, purtroppo, non ha fatto seguito un’azione politica efficace: il governo Conte ha brancolato nel buio, mancando della necessaria incisività per proporre soluzioni concrete. Come certificato dalla capitolazione di Roberto Gualtieri su quasi tutte le proposte dei falchi all’ultimo Eurogruppo.

L’attestazione dell’irrilevanza di Roma è la mancanza di qualsiasi riferimento all’emissione diretta di Eurobond nei tavoli di lavoro del Consiglio europeo. L’Italia ha portato avanti una battaglia “Eurobond sì, Mes no” tanto netta nei toni quanto incerta nella sua definizione concreta. Mai dal governo Conte è giunta chiarificazione su come si proponeva di vedere emessi i titoli di debito mutualizzato, sulle proposte di durata, tasso di rimborso, interesse e sule finalità degli stessi per l’Unione. Un’assenza di chiarezza che è attestato di irrilevanza: in un Consiglio europeo che già si prevede non decisivo Conte rischia di non toccar palla. E questo per le prossime settimane non è un buon segno.

La parola fine viene scritta al Tesoro all’una e mezza di notte. Al termine di un vertice economico di maggioranza in videoconferenza. Eccoli i numeri del Documento di economia e finanza, il documento che certifica quanto il virus sta facendo e farà male all’economia italiana. Il Pil, l’indicatore per eccellenza dello stato di salute del Paese, sarà fissato quest’anno a -8 per cento. Il deficit schizza a +10,4 per cento. Il rapporto debito/Pil sale fino al 155 per cento. Questi numeri dicono che l’Italia si guarda allo specchio e scopre un volto deturpato. Così sfigurato che servono cerotti consistenti - leggere il deficit oltre il 10%, quindi soldi - per provare a curarlo. Il primo cerotto è pronto: 55 miliardi. È questo l’importo dello scostamento del deficit che sarà contenuto nella relazione che sarà votata al prossimo Consiglio dei ministri insieme al Def.  

Arriva dopo un confronto lunghissimo la quadra che è stata messa nero su bianco. Però i numeri vanno sottoposti al check delle forze parlamentari di maggioranza prima del Cdm e per questo sarà necessario una riunione, questa volta politica, con i capi delegazione dei partiti. Si lavora per portare i documenti al tavolo di palazzo Chigi stasera, ma il Cdm potrebbe slittare a venerdì o sabato. Intanto c’è la sintesi sui numeri del Def e sullo scostamento del deficit, cioè sui soldi che finanzieranno il decreto di fine aprile, quindi cassa integrazione, bonus, voucher, risorse per le imprese, reddito di emergenza e via dicendo. Perché per tutta la giornata di mercoledì, i 5 stelle hanno alzato la posta in gioco, chiedendo più soldi per i ristori alle imprese e per il reddito di emergenza. Poi, come si diceva, la maratona notturna con via XX settembre per chiudere la partita. Il tempo è poco, anzi già scaduto. Il decreto di fine aprile rischia di diventare il decreto di maggio. Sicuramente i soldi arriveranno il prossimo mese, ma il tentativo del governo è di salvare almeno l’etichetta del provvedimento, approvandolo appunto in Cdm a fine mese, dopo aver ricevuto il via libera del Parlamento allo scostamento.

E così si ritrovano a discutere il titolare del Tesoro Roberto Gualtieri, la sua vice in quota 5 stelle Laura Castelli, l’altro viceministro dell’Economia Antonio Misiani, in quota dem. Ci sono anche il Ragioniere generale dello Stato, il direttore generale del debito pubblico, il capo della segreteria tecnica, il direttore generale delle Finanze e una serie di consulenti. Ma dato che ci deve essere il via libera di tutta la maggioranza ci sono anche Luigi Marattin per Italia Viva e Cecilia Guerra per Leu.

Al centro della riunione ci sono i numeri del Def, che a loro volta impattano sullo scostamento e soprattutto sulla composizione del decreto di aprile. Alcune decisioni vengono rimandate. Se ne discuterà ancora perché la quadra dentro la maggioranza non c’è. Ma si decide comunque di gonfiare fino all’estremo massimo, cioè 55 miliardi, i soldi da inserire nel decreto. Un decreto che avrà 55 miliardi di risorse fresche, a cui si aggiungeranno quelli per le garanzie statali sui prestiti alle imprese, per il Fondo Cdp che servirà per proteggere e risollevare le aziende strategiche e per saldare circa 15-20 miliardi dei debiti che ha contratto la Pa.  

Si decide anche di fermare le clausole di salvaguardia sull’Iva, quel macigno che dal 2011 grava su ogni manovra. Sono impegni miliardari che finiscono per sottrarre risorse ingenti alle necessità del Paese reale. Solo l’anno prossimo valgono qualcosa come 20,1 miliardi. Basta ricordare cosa è successo con l’ultima legge di bilancio, dove quasi tutti i soldi sono stati prosciugati proprio per sterilizzare le clausole. Lo stop verrà indicato già nel Def. Ed è questo uno dei punti su cui si è discusso di più, con Gualtieri più scettico e invece i renziani convinti che il passo sia necessario. Alla fine si decide per lo stop. I numeri vengono inseriti nelle tabelle e si lavora per chiudere il testo. Verso il Consiglio dei ministri.

Nel suo editoriale Francesco Storace al Secolo, scrive : Se Conte cede, sono altre montagne di debiti su di noi e soprattutto su chi verrà dopo di lui (dettaglio da non sottovalutare, perché così si avvelenano i pozzi). Se il presidente del Consiglio dice no all’Europa che punta a strangolarci, saranno i signori di Bruxelles a capire che senza l’Italia non vanno da nessuna parte. E molleranno loro.

Non mollano? Finisce una storia di Unione finta e comincia quella della sovranità patriottica. Non ci sono altre strade. Chi non vuole l’Europa a pezzi ha convenienza a stare alle nostre condizioni, quelle di un’Italia che ritrova la sua dignità.

Invece siamo di fronte – rischiamo di esserlo a meno che Conte non ci sorprenda positivamente – ad una immonda sceneggiata. Si trova la parola “light” per ammorbidire l’effetto del Mes. Si dice che sarà solo per la sanità come se lo sviluppo economico del Paese non sia stato lesionato dal coronavirus. Si dice sempre “ho una sola parola” ogni volta a un interlocutore diverso.

Ma anche basta, viene da dire. Perché in tutta questa vicenda emerge solo la voglia di imbrogliare un popolo intero. L’Europa deve aiutare noi esattamente come tante volte noi abbiamo aiutato altri, non può esistere alcuna condizionalita’, né a breve né a lungo periodo.

Al Consiglio europeo dobbiamo rappresentare la sofferenza di un popolo che non chiede l’elemosina a nessuno. E che tantomeno è disponibile a farsi strozzare da chi si è già cimentato con successo con la Grecia. È ora di far capire di quanto orgoglio siamo capaci.

«Siamo in un momento drammatico della storia europea, c'è bisogno di risposte all'altezza della crisi, non sono nella cassetta degli attrezzi che conosciamo, servono risposte nuove. Può esserci una rottura drammatica e finale? Spero di no, le istituzioni europee hanno fatto molto in queste settimane, se non ci fosse la BCE e la solidarietà dell'UE saremmo già a gambe all'aria». Lo ha detto l'ex premier Enrico Letta, intervistato a Sky Tg24. «Credo che domani debba esserci una parola definitiva, non ho dubbi: se domani ci fosse un disaccordo di fondo sarebbe un disastro, venerdì mattina il nostro spread andrebbe al 400. Se non c'è un accordo domani, credo che venerdì la reazione sarebbe terribile e noi saremmo i primi», ha concluso.

L'attuale Mes «è qualcosa profondamente diverso da quello usato in Grecia», inoltre il Mes «non sarà la cosa più importante di cui si discuterà domani, è una parte che vale per il 20% di quello di cui si parla complessivamente, è solo finalizzato alle spese sanitarie». Certo «bisogna vedere cosa c'è nella nuova cassetta degli attrezzi» che sono le «risposte» che l'Ue deve dare. «Il Mes è una fiche piccola e non particolarmente importante» anche se «abbiamo bisogno di tutto, anche di 36 miliardi per rifare il nostro sistema sanitario pubblico non si vede perché non utilizzarlo solo per una questione nominalistica», ha concluso Letta.

Von der Leyen e Lagarde «hanno fatto qualche errore all'inizio ma chi non ha fatto errori all'inizio» e certo la nuova governance europea «ha avuto un battesimo di fuoco. Dare tutta la colpa a errori di von der Leyen e Lagarde non tiene conto di quello che hanno fatto» come risposta alla pandemia. Il Covid-19 comporterà «l'aumento del debito di tutti i paesi Europei, tutti soffriremo, bisogna porsi, non domani, ma da venerdì in poi, l'obiettivo di ragionare su strumenti per sterilizzare non i debiti ma gli aumenti di debito generati dal coronavirus. E' il maggior obiettivo, non c'è uno strumento esistente, servirà fantasia».

 

 

 

 

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