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L'Istat stima che, nel 2017, oltre una persona su quattro in Italia è a rischio di povertà o esclusione sociale, pur registrando un miglioramento rispetto all'anno precedente. La stima dei residenti a rischio cala infatti al 28,9%, dal 30% del 2016. In particolare risulta "pressoché stabile al 20,3% la percentuale di individui a rischio di povertà (era 20,6%) mentre si riducono sensibilmente i soggetti che vivono in famiglie gravemente deprivate (10,1% da 12,1%), come pure coloro che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa (11,8%, da 12,8%)".

Il reddito netto medio delle famiglie italiane sale nel 2016 e raggiunge circa 2.550 euro mensili, secondo le stime dell'Istat, 30.595 euro l'anno (esclusi gli affitti figurativi). La crescita è del 2% in termini nominali e del +2,1% in termini di potere d'acquisto rispetto al 2015 (visto che la variazione dei prezzi al consumo è stata pari a -0,1%). La contrazione complessiva dei redditi rispetto ai livelli pre-crisi del 2009 resta notevole, con una perdita in termini reali dell'8,5% per il reddito familiare.

I fondi del Piano Juncker per l'Italia, secondo Paese beneficiario in Europa, sono 8,5 miliardi di euro di garanzie e hanno dato luogo all'attivazione di 50 miliardi di euro come prestiti al sistema delle imprese e in Italia. Un misura che ha funzionato bene, un po' meno nelle regioni del Sud, che ne ha tratto beneficio lo stesso, a causa delle difficoltà di accesso al credito. È' uno dei dati emerso nella tappa di Catania del "Tandem Tour", organizzato dalla Rappresentanza della Commissione europea in Italia con la Cdp. Il ricercatore dello Svimez, Stefano Prezioso, ha osservato come la caduta degli investimenti in Sicilia sia stata molto forte", ma che "servirebbe una maggiore conoscenza di questi fondi e una maggiore capacità di arrivarci". "Le imprese del Mezzogiormo - ha rivelato - stanno bene, hanno ormai parametri di redditività ed efficienza simili a quelli del Nord. Il problema è che il loro numero è drasticamente calato: la crisi ha fatto una fortissima selezione. Prima erano 100. Ora ne sono rimaste 3O, lavorano come quelle del Nord e hanno gli stessi indicatori. Ma sono poche. Per quintuplicare questo numero una soluzione potrebbero essere le Zone economiche speciali".
Prezioso ha spiegato che "gli investimenti pubblici, specialmente quelli per opere pubbliche, hanno un moltiplicatore superiore all'unità, il che vuol dire che un euro messo in opere pubbliche produce generalmente 1,40 centesimi di euro". "Il Sud - ha continuato - non è quel vuoto a perdere che tutti pensano, ma se uno investe c'è una risposta buona da parte di quest'area, che ha bisogno fortemente di investimenti pubblici perché sono il più grande attivatori di occupazione che c'è specie quali in opere pubbliche e la loro ripresa, oltre a far aumentare il più, determinerebbe un incremento occupazionale molto forte: un piano di investimenti di un miliardo l'anno - ha ipotizzato - creerebbe 50 mila posizioni lavorative aggiuntive l'anno".

Intanto : Piazza Affari continua a scendere. Il Ftse Mib perde il 2% a 18.940 punti, dopo aver aperto in discesa dell'1%. I titoli in coda al listino sono Diasorin (-6,9%) e St (-4,86%). Sotto pressione anche gli altri listini europei, con Parigi e Francoforte che sono in ribasso dell'1,9%. Spread risale a 280 punti. Le tensioni commerciali fra Usa e Cina, che hanno determinato le forti perdite su Wall Street di due giorni fa (ieri la Borsa americana era chiusa per i funerali dell'ex presidente Bush), si sono aggravate con l'arresto del direttore finanziario della Huawei ...

L'arresto di Meng Wanzhou, figlia del fondatore del colosso cinese, ha dato il colpo di grazia alle Borse asiatiche, aggiungendo un nuovo elemento di incertezza allo stop and go nei negoziati commerciali fra Stati Uniti e Cina. Tokyo ha chiuso in ribasso dell'1,91%. Analoghe perdite sulle piazze cinesi: Shenzhen è calata del 2,16% e Shanghai dell'1,66%. Hong Kong cede il 2,96%. Pesano le motivazioni dell'arresto, maturato nell'ambito di un'indagine sulla violazione delle sanzioni all'Iran. Senza dimenticare i dubbi che gli americani nutrono sul fatto che gli smartphone cinesi possano essere usati a scopi di spionaggio. Male anche Seul, che ha perso l'1,55%, mentre Sidney è in calo dello 0,22%. I futures indicano aperture in ribasso anche per Wall Street e per i mercati europei. Fra gli appuntamenti di oggi, la riunione dell'Opec. Negli Stati Uniti, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione e i dati sulla bilancia commerciale a ottobre.

Arrestato a Vancouver Meng Wanzhou, direttore finanziario della cinese Huawei Technologies che ora rischia l'estradizione negli Usa, dove è in corso un'indagine per accertare se il colosso cinese ha violato le sanzioni all'Iran. Lo rende noto il dipartimento di giustizia canadesi.

L'arresto di Meng Wanzhou, figlia del fondatore della società, è destinato probabilmente ad aumentare le tensioni tra Usa e Cina nel campo tecnologico, dopo la recente tregua sui dazi. Venerdì è prevista l'udienza in cui il giudice deciderà se rilasciarla su cauzione.In ogni caso è stata arrestata su richiesta degli Usa, che intendono chiedere l'estradizione. Huawei, uno dei più grandi produttori cinesi di telefonini, è finita nel mirino delle autorità americane per timori legati alla sicurezza: l'acquisto e l'uso di telefonini Huawei è stato vietato nelle agenzie governative.

Il governo degli Stati Uniti ha messo in atto un boicottaggio ai danni di Huawei, sospettata di essere gli occhi e soprattutto le orecchie attraverso cui Pechino spia il mondo. La Casa Bianca ha avviato una «campagna straordinaria di sensibilizzazione» nei confronti dei Paesi alleati, Italia compresa, per convincerli a non usare le apparecchiature di rete del marchio cinese: l'insieme dei prodotti tecnologici alla base delle infrastrutture di telecomunicazioni che ci consentono, ad esempio, di fare una telefonata e controllare le mail dallo smartphone. A svelare le mosse dell'America, che con la Cina ha ingaggiato una durissima guerra commerciale a colpi di dazi, è stato un articolo del Wall Street Journal. Immediata la risposta del colosso asiatico: «Il governo Usa va oltre la sua giurisdizione».

Stando alla ricostruzione, i funzionari americani avrebbero informato, in merito a presunti rischi sulla cyber-sicurezza, le loro controparti governative e i dirigenti delle telco in Paesi amici tra cui Germania, Italia e Giappone, dove le apparecchiature Huawei - che nel settore è leader con circa un quinto del mercato globale - sono già ampiamente utilizzate. Gli Usa - scrive il quotidiano - starebbero valutando di aumentare gli aiuti finanziari per lo sviluppo delle tlc nei Paesi che evitano i prodotti cinesi. Il momento è critico perché nel mondo sono in fase di sviluppo le reti di quinta generazione 5G, che entreranno in funzione dal 2019. Tali reti rendono possibile il cosiddetto «internet delle cose»: dagli oggetti d'uso domestico alle auto, fino alle fabbriche e agli impianti, tutto sarà connesso e quindi vulnerabile ad attacchi hacker.

"Adesso portiamo a casa la manovra evitando la procedura di infrazione e mantenendo le promesse". Così Luigi Di Maio, vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico a un forum all'Ansa. Di Maio ha ribadito anche che il governo M5s-Lega ha presentato "una nuova ricetta economica in controtendenza con il passato dell'Italia con il presente degli altri paesi europei. Questo crea attriti e discussioni".

La commissione Bilancio alla Camera ha concluso ieri  i lavori e dato mandato ai relatori, Silvana Comaroli e Raphael Raduzzi, di riferire in Aula sul maxiemendamento alla manovra. L'esame partirà stasera mentre il governo dovrebbe porre la fiducia già giovedì. Questi i punti più importanti: Maggiori vantaggi per i risparmiatori truffati con lo stop allo scudo bancario, più cash per i turisti, carta di identità elettronica targata "Poste", ma anche la riedizione del piano Industria 4.0 per le imprese, gli incentivi per l'acquisto di auto elettriche e di seggiolini anti-abbandono bimbi, le modifiche al congedo parentale e alla maternità e alle vendite dei bagarini. 

Nelle ultime settimane di fatto il duello tra Roma e Bruxelles si gioca su una rivisitazione della legge di Bilancio che il governo si appresta a varare con una riduzione del deficit. La base di partenza era quella del 2,4 per cento del rapporto deficit/Pil, quota che col passare delle settimane si è smepre più abbassata passando prima al 2,2 e adesso, nelle ultime ore al 2 per cento. 
 
Mentre i negoziati vanno avanti per scongiurare una procedura di infrazione, l'esecutivo si appresta a ritoccare la manovra. Salvini è stato chiaro: "Non ci attacchiamo ai decimali". E su questo punto è stato altrettanto chiaro Giorgetti: "Sul confronto con l’Europa, partiamo da un principio: se io ritengo che il 3% è stupido allora non posso arroccarmi sul 2,4%. In ogni caso quali che saranno i numeri che verranno fuori, non potranno contraddire il rapporto fiduciario con gli elettori. Un rapporto basato su reddito di cittadinanza e quota 100".

Ed è proprio su Quota 100 e reddito minimo che arrivano alcune indicazioni da parte di Giorgetti su quali potranno essere le modifiche ai due provvedimenti. L'intervento molto probabilmente sarà sui costi: "In politica il compromesso si trova sempre, noi abbiamo chiesto le elaborazioni di tipo quantitativo sull’applicazione di quota 100 e reddito di cittadinanza a partire da marzo. In base a queste rielaborazioni pensiamo che l’impatto possa ridursi, anche in maniera significativa. 
 
Non so se arriveremo a togliere 2 miliardi a ciascun provvedimento, ma magari arriviamo a cifre vicine a queste. Appena troveremo la sintesi, presenteremo un emendamento alla Legge di bilancio al Senato e in quella fase, entro il 19 dicembre la nostra risposta dovrà essere definita. Quindi entro la settimana prossima", ha affermato ai microfoni di Radio 24. Infine Giorgetti ha anche rassicurato l'Europa cercando di allontanare l'ipotesi di una procedura di infrazione: "Di Maio e Salvini hanno dato mandato al presidente Giuseppe Conte perchè negozi con Bruxelles, a condizione di non tradire le promesse con cui ci siamo candidati. Tutti dovranno assumersi una dose di responsabilità per il bene del Paese. La procedura di infrazione non è un bene per il Paese; sia l’Italia che l’Europa devono fare di tutto per evitarlo".
 
Intanto ecco tutte le novità della Manovra : 

I risparmiatori truffati, anche se avranno ottenuto il ristoro, potranno fare causa alle banche per la parte di danno eccedente il risarcimento corrisposto.

Passa da 10mila a 15mila il limite all'uso del contante per gli acquisti dei turisti stranieri in Italia. POSTE. Luce verde al coinvolgimento di Poste per accelerare il rilascio delle carte di identità elettroniche.

Un emendamento approvato destina per il terzo anno consecutivo i risparmi dell'esercizio di quest'anno della Camera, nella fattispecie 85 milioni di euro, alle popolazioni del centro Italia colpite dal sisma del 24 agosto 2016. 

Per gli acquisti entro i 5mila euro le pubbliche amministrazioni non sono obbligate a ricorrere al mercato elettronico della Pa. In precedenza la soglia limite era di mille euro.

Previa autorizzazione del medico, le future mamme che lo vorranno potranno lavorare fino al nono mese e far slittare i cinque mesi di congedo obbligatorio a dopo la nascita del bebé. Il nuovo schema, ribattezzato maternità 'agilè, è «in alternativa» allo schema tradizionale che impone la sospensione dall'attività lavorativa nei due mesi prima del parto e nei 3 successivi o 1 mese prima e nei 4 successivi (maternità flessibile).

Sale da 1.000 a 1.500 euro annui e viene esteso fino al 2021 il bonus per l'iscrizione agli asili nido pubblici o privati. A partire dal 2022 il bonus sarà determinato, nel rispetto del limite di spesa programmato e comunque per un importo non inferiore a 1.000 euro su base annua con Dpcm da adottare entro il 30 settembre 2021 alla luce del monitoraggio previsto per la misura.

Nel 2019 i papà avranno diritto a 5 giorni di congedo per la nascita dei figli. La commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento al ddl bilancio che proroga al prossimo anno la misura e aggiunge un giorno, rispetto al 2018.

Tassazione agevolata degli utili reinvestiti per l'acquisto di beni materiali strumentali e per l'incremento delle assunzioni con il taglio dell'Ires al 15%. In arrivo anche la proroga e rimodulazione della disciplina di maggiorazione dell'ammortamento-iperammortamento, aumentando, ai fini dell'iperammortamento, dal 150 al 180% la misura della maggiorazione del costo di acquisizione degli investimenti fino a 2,5 milioni di euro. Prorogato per il 2019 il credito d'imposta 4.0 per la formazione in azienda che, fermo restando il limite massimo annuale di 300mila euro, è attribuito nella misura del 50% delle spese ammissibili sostenute nei confronti delle piccole imprese e del 40% verso le medie imprese; alle grandi viene attribuito un limite massimo annuale di 200mila euro e nella misura del 30%. 

Via libera dalla commissione anche alle modifiche per gli interventi per favorire l'internalizzazione e l'innovazione delle aziende con le modifiche alla Nuova Sabatini, le misure per il Made in Italy, contratti di sviluppo, microelettronica, aree di crisi, venture capital, intelligenza artificiale, blockchain e internet of things, voucher manager. Su quest'ultima voce la modifica approvata, ad esempio, definisce - in senso più favorevole alle micro e piccole imprese - i criteri di riparto del contributo a fondo perduto (voucher manager) riconosciuto alle pmi per l'acquisizione di prestazioni consulenziali di natura specialistica finalizzate a sostenere i processi di trasformazione tecnologica e digitale.

Le regioni potranno assumere 50 persone, a tempo determinato per il periodo 2019-2021, per accelerare gli investimenti definiti nel Def. Le assunzioni dovranno avvenire «mediante procedure selettive pubbliche» e dovranno riguardare «personale di profilo tecnico di qualifica non dirigenziale».

Gli auototrasportatori under 35 assunti con contratto stabile potranno beneficiare di un rimborso del 50% delle spese per conseguire la patente per la guida dei mezzi pesanti per il trasporto di merci per conto terzi.

Dal prossimo aprile i biglietti per concerti che si tengono in impianti con capienza superiore a 5.000 persone dovranno riportare la chiara indicazione del nome e del cognome di chi li ha acquistati.

Incremento dotazioni organiche Avvocatura Stato e Corte Conti. Per il triennio 2019-2021 si autorizzano l'incremento della dotazione organica del Mef di 20 posti di funzione dirigenziale di livello non generale (2,7 mln di euro per ciascun anno), al fine di sostenere le attività in materia di programmazione degli investimenti pubblici e di valutazione della fattibilità e della rilevanza economico-finanziaria dei provvedimenti normativi. Relativamente agli investimenti locali Investitalia si avvale della collaborazione tecnica della Fondazione patrimonio comune dell'Anci.

Vengono assegnati incentivi per 1 milione di euro per l'acquisto dei dispositivi di allarme volti a prevenire l'abbandono dei bambini nei veicoli, resi obbligatori dalla legge n.117 del 2018.

Luce verde all'assunzione di 300 ispettori in più nel 2019, 300 nel 2020 e 330 nel 2021 all'Ispettorato nazionale del lavoro. In arrivo anche 4 assunzioni per dirigenti generali e 94 per posizioni dirigenziali di livello non generale. Giro di vite sulle violazioni, si inaspriscono le sanzioni.

Vincoli di spesa più morbidi per i Comuni virtuosi che approvano il bilancio entro il 31 dicembre dell'esercizio precedente. Un emendamento approvato in commissione Bilancio alla Camera riduce i 'palettì di bilancio per i Comuni più disciplinati in materia di uso dotazioni strumentali, informatiche incluse, missioni, acquisto e locazione di immobili, tra gli altri.

 Via libera della commissione Bilancio al contributo in favore della Biblioteca italiana per ciechi 'Regina Margherità di Monza, che stampa in braille. La modifica approvata incrementa di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2019, 2020 e 2021 il contributo in favore della Biblioteca e stanzia a favore della Biblioteca italiana per ipovedenti «B.I.I. Onlus» un contributo di 100.000 euro per ciascun anno del triennio 2019- 2021.

Aprendo i lavoro allo Us-Italy Dialogue all'Aspen Institute, l'ambasciatore statunitense a Roma, Lewis M. Eisenberg, ha promosso la manovra economica che, invece, i commissari europei hanno bocciato dando il via all'iter per una procedura di infrazione contro il nostro Paese che potrebbe anche portare a pensanti sanzioni ecoomiche. "Il premier Giuseppe Conte sta lavorando molto per l'economia italiana e avrà molto successo, questo è quello che ritiene Donald Trump e anche la sua speranza", ha detto l'ambasciatore citando un tweet del presidente degli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti vogliono raggiungere con l'Unione europea un "accordo commerciale di successo", come quello stretto con Canada e Messico. E in questo "l'Italia può giocare un ruolo fondamentale". All'Aspen Institute a Roma l'ambasciatore Eisenbergha invitato i presenti a "non sottostimare il ruolo fondamentale dell'Italia". "La vostra è una delle economie più grandi al mondo - ha spiegato - se i negoziatori europei adottano l'approccio aperto dell'Italia ai negoziati, sono sicuro che sia gli americani, che gli italiani arriveranno a un accordo giusto". Un'0apertura che è stata salutata con favore dal ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, anche lui presente alla conferenza internazionale US-Italy Dialogue.

"Gli Stati Uniti sono al fianco dell'Italia nella sua azione a favore di una manovra economica più espansiva", ha commentato Moavero inccassando il plauso di Washington alle politiche economiche del governo gialloverde. "Penso che quanto abbiamo sentito dall'ambasciatore sia chiaro - ha spiegato il numero uno della Farnesina - gli Stati Uniti sono al nostro fianco, perchè siamo per loro un partner che considerano importante e di conseguenza quando la nostra economia va meglio questo giova all'insieme del rapporto con gli Stati Uniti, come all'insieme del rapporto con gli altri Paesi dell'Unione europea".

"L'Italia getta una nube scura sullo scenario dei mercati in Europa - scrivono gli analisti americani e le cose potrebbero dover peggiorare prima di vedere un miglioramento". L'entrata a gamba tesa di Goldman Sachs arriva in un momento delicatissimo per l'esecutivo gialloverde che si trova da una parte alle prese con il varo della manovra economica in parlamento e dall'altra con le continue e sempre più energiche pressioni dell'Unione europea affinché venga corretto - di non pochi decimali - l'impianto delle misure contenute nella legge di Bilancio, in particolar modo il reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni. Nel report pubblicato oggi, proprio mentre l'Italia incassava il plauso di Washington gli analisti di Goldman Sachs non ci va per il sottile nell'esprimere il proprio scetticismo sulla capacità dell'Unione europea e del governo italiano di "cambiare rotta" alla manovra economica. La spinta, a detta loro, potrebbe invece arrivare dalla Finanza e dai mercati azionari. La banca d'affari si aspetta, infatti, che "il più probabile catalizzatore per un ritorno alla disciplina di bilancio sia un'ulteriore pressione dei mercati". E, si legge ancora nel report, "una volta che la nebbia si sarà diradata vediamo diverse ragioni per rimanere strategicamente costruttivi".La strategia del Governo italiano non sembra funzionare ed è importante che la cambiö, ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, sottolineando come sia ôpensata per essere uno stimolo e facilitare la crescitaö, invece questa ônon si sta materializzandoö mentre cÆè ôun aumento considerevole dei rendimenti che comincia a pesare sull'economia reale.

L'Italia è fra i rischi che potrebbero complicare più del previsto lo scenario di mercato europeo nel 2019, con "la crisi di bilancio che rimane irrisolta e l'economia italiana che ci aspettiamo 'flirterà' con la recessione all'inizio del prossimo anno". Lo scrive Goldman Sachs in un rapporto sull'"Atterraggio" della crescita mondiale ('Landing the plane') nel quale conferma la stima di una crescita italiana ferma allo 0,4% il prossimo anno contro l'1% del consensus delle analisi.

«Alla fine è un successo se pensate che a settembre ci chiedevano di stare sull'1,4%!». Rientrato da Buenos Aires Giuseppe Conte chiama al telefono i due vicepremier Di Maio e Salvini. A tutti e due ripete più o meno lo stesso ragionamento. Ovvero che lo «0,5% in più che abbiamo spuntato ci permetterà di fare tutto ciò che abbiamo promesso».

Nella fase convulsa della trattativa, oltre al ministro Tria e al ministro degli Esteri Moavero - che ha fatto la spola tra Roma e Bruxelles - decisivo è stato anche il ruolo del Quirinale che ha consigliato prudenza e dialogo sin dall'inizio di un braccio di ferro al quale il ministro Savona in origine aveva dato più di un argomento. Sotto i riflettori è però finito il ministro dell'Economia che i grillini ora accusano di non essere riuscito nella trattativa con Bruxelles laddove è invece arrivato Conte. Malumori che indicano forse la ricerca di un capro espiatorio, ma che segnalano anche la difficoltà della maggioranza a spiegare perché hanno tenuto in fibrillazioni imprese, investitori e famiglie per molte settimane.

La nota congiunta che i due vice diffondono a metà pomeriggio è riassumibile in un «bravo Conte» e in un sostanziale via libera che dà la misura della preoccupazioni con la quale Di Maio e Salvini hanno seguito l'ultima fase della trattativa del premier con Jean Claude Juncker. Con il fiato sospeso i due hanno atteso il racconto che il presidente del Consiglio ha fatto dei suoi incontri argentini che hanno coinvolto non solo il presidente della Commissione ma anche la Cancelliera Merkel, il presidente francese Macron e, telefonicamente anche molti altri leader dei paesi che compongono l'eurogruppo. A cominciare dal presidente di turno dell'Unione l'austriaco Sebstian Kurtz. A tutti Conte ha ribadito che l'Italia non intende entrare in collisione con Bruxelles e che è impegnata a trovare un'intesa per evitare la costosissima procedura per debito eccessivo.
Ovvero una vera e propria cura da cavallo da quaranta miliardi l'anno. Tanto la Ue avrebbe imposto, a partire da marzo, al governo giallo-verde per quello 0,8% in più debito. Compresa «l'immediata cancellazione di tutte le voci di spesa in corso». Meglio, quindi, far scendere di otto miliardi la manovra immaginata la sera del balcone di palazzo Chigi, far rientrare sotto al 2% il rapporto deficit-pil, e spalmare nel tempo le misure. Dopo le telefonate di ieri, è possibile che oggi a palazzo Chigi i tre si rivedano anche se ora il lavoro più gravoso è in mano ai tecnici del Mef che devono riscrivere intere parti della manovra di Bilancio.

«E' cambiato il clima - sostiene un ministro M5S - anche nel Paese e quindi è giusto correggere ma senza venire meno agli impegni». Il «clima» sono i sondaggi che da qualche tempo accreditano una buona dose di spavento di famiglie e imprese per le possibili conseguenze della manovra al 2,4%. Ne sa qualcosa il vicepremier leghista Salvini che ieri ha scritto a quattro quotidiani lombardi dicendo di «aver preso nota» «dei dibattiti locali degli ultimi mesi». Non meno preoccupato Di Maio il quale, occupato a respingere le accuse su note vicende familiari, aveva per primo dato a Conte il via libera alla trattativa con Bruxelles. Scendere di otto miliardi significa trasformare quota 100 - più indigesta a Bruxelles del Reddito - in una sorta di finestra temporale mentre il Reddito viene compresso al massimo nella platea e sempre più legato alla ricerca di un'occupazione. Le due misure verranno probabilmente dettagliate in un emendamento che verrà inserito nella manovra a palazzo Madama dopo che la Camera a metà settimana avrà votato con la fiducia il testo della manovra che, con una certa dose di inutilità, ha discusso ieri la Commissione Bilancio. Di fatto una corsa contro il tempo per completare l'iter entro lunedì 17 in modo da concedere alla Commissione il tempo per riscrivere il parere da consegnare all'Ecofin del 19. Oggi il ministro dell'Economia Giovanni Tria sarà a Bruxelles per la riunione dell'eurogruppo, ma la trattativa sembra chiusa anche se ieri Conte confidava ancora sulla possibilità di poter ottenere un altro 0.1% in più per gli investimenti.

Intanto stop intorno alle 2 di notte ai lavori in commissione Bilancio alla Camera, che ha all'esame la manovra. L'esame degli emendamenti riprende questa mattina alle 10.

La trattativa, ora, è soprattutto interna al governo. Perché per siglare un'intesa con l'Unione europea ed evitare una procedura d'infrazione dalle conseguenze pesantissime, i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini devono dare il via libera ad una messa a punto di "quota 100" e reddito di cittadinanza che permetta di abbassare il deficit fino al 2%. Il mandato a Giuseppe Conte a trattare con Pierre Moscovici e Jean Claude Juncker è forte ma ancora condizionato a evitare "rinunce".

I leader di M5s e Lega, che in serata firmano una nota congiunta di fiducia alla trattativa del premier, si sarebbero convinti a cedere e abbassare il deficit ma non quanto serve: ci sarebbe al momento l'ok a tagliare lo 0,2% ma non lo 0,4%. Procedono così a rilento, tra continui litigi e rinvii, anche i lavori parlamentari sulla manovra. Alla fine di una lunga nottata di trattative, governo e relatori consegnano alla Camera un pacchetto di 54 nuovi emendamenti.

Avrebbero dovuto essere, secondo alcune fonti, almeno il doppio, ma soldi ce ne sono pochi: inserire - su pressione della Lega - il raddoppio dal 20% al 40% delle detrazioni Imu sui capannoni, misura che occupa ben 290 milioni dei 430 del fondo per l'attuazione del programma, comporta una tagliola del resto. E, nell'infinito braccio di ferro tra M5s e Lega, non solo i voti in commissione - a tre giorni dall'approdo in Aula della manovra - sono al palo, ma slittano misure come quelle per la famiglia o il taglio delle pensioni d'oro caro al M5s: da Chigi assicurano che "ci sarà" ma i leghisti vorrebbero inserirlo al Senato con "quota 100", lasciando a un decreto successivo il reddito di cittadinanza.

Proprio le pensioni finiscono nel mirino di Bruxelles, per il rischio che "quota 100" comporterebbe sulla tenuta dei conti della previdenza. Ma se Salvini avverte di voler "smontare la Fornero pezzo per pezzo", i leghisti hanno già scritto la norma in modo che sia transitoria, valida - intanto - per tre anni. Il problema per il 2019 è però che fare partire quota 100 e reddito di cittadinanza ad aprile, come vogliono Salvini e Di Maio, costa troppo. Perciò - spiegano fonti qualificate di governo - in queste ore entrambi i provvedimenti sono all'esame della Ragioneria e del Mef per essere "razionalizzati e affinati": due le soluzioni, o si fanno partire a giugno o si rimodula la platea. Il premier Conte, che ha continui contatti con i vicepremier, dovrebbe vederli lunedì, mentre Giovanni Tria affronterà una nuova prova di fuoco all'Eurogruppo, per illustrare loro il piano che ha elaborato per cambiare la manovra convincendo l'Ue. E in serata ottiene da Di Maio e Salvini un mandato a continuare a trattare: "Siamo nelle mani giuste", dicono del premier, per un "dialogo franco e rispettoso con le istituzioni Ue, senza rinunce sul patto con gli italiani" e le misure che puntano a una manovra espansiva "per evitare una terza recessione". A chi interpreta come un freno alla trattativa il proposito di Di Maio e Salvini di non fare "rinunce", fonti di Palazzo Chigi, interpellate al riguardo, precisano che è il contrario: un messaggio di totale fiducia. La trattativa con Bruxelles, che vede impegnate ai più alti livelli le istituzioni italiane ed europee, è pienamente aperta. I leader di M5s e Lega tentano fino all'ultimo di cedere il meno possibile. Ma, spiegano dal governo, neanche il deficit al 2,1% sembra bastare all'Europa: si deve arrivare al 2%. E una leva in tal senso possono essere le preoccupazioni delle imprese e dei territori. Che è sempre più forte, tanto che Salvini scrive ai giornali lombardi per rassicurare il suo elettorato: nella manovra - è il senso - c'è attenzione ai territori, i timori sono ascoltati.

 L’emergenza Genova sarà a carico dei cittadini liguri.
Il Governo, dopo aver fatto un decreto che metteva poco o niente per il PonteMorandi, ora prevede aumento accise benzina quelle che Salvini voleva abolire in campagna elettorale +0,05 euro/litro in Liguria.

"L'emendamento del Governo alla Legge di Stabilità relativo alle accise non comporterà alcun aumento delle tasse in Liguria, ma semplicemente si rinnoveranno accise in vigore da anni e utilizzate a sostegno dei territori colpiti da emergenze di Protezione Civile". Così la Regione Liguria stamani in una nota smentisce un aumento della pressione fiscale di competenza regionale sulla benzina. "Non ci sarà un centesimo in più di accise, ma solo euro destinati alla lotta al dissesto idrogeologico nella nostra Regione", ribadisce l'ente.



I primi piani dei "nemici" politici di Matteo Salvini, con la scritta "lui non ci sarà". Parte così la campagna social della Lega in vista della manifestazione di Piazza del Popolo dell'8 dicembre. Sul profilo Facebook e twitter del vicepremier ma anche sull'account "Lega-Salvini premier" sono rilanciate, già da diverse ore, le foto degli avversari "tradizionali" della Lega: dall'ex premier Matteo Renzi a Roberto Saviano, dall'ex presidente della Camera Laura Boldrini a Giuliano Cazzola, da Asia Argento al fotografo Oliviero Toscani, da Fabrizio Corona all'ex ministro dell'Istruzione Valeria Fedeli, è una vera e propria carrellata quella degli "assenti" alla manifestazione di sabato che viene rilanciata dalla Lega. Intanto, sul suo profilo, Salvini oggi scrive: "Amici, mancano solo 5 GIORNI e ci riabbracceremo tutti in piazza del Popolo a Roma, la piazza dei sorrisi e del Futuro!".

"C'è qualcuno che è stato zitto per anni quando gli italiani, gli imprenditori e gli artigiani venivano massacrati. Ora ci lasciassero lavorare e l'Italia sarà molto migliore di come l'abbiamo trovata". Così il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini è tornato a criticare Confindustria a margine delle celebrazioni di Santa Barbara, patrona dei Vigili del fuoco. "Siamo qui da sei mesi - ha ribadito - ascolterò tutti, incontrerò tutti, ma lasciateci lavorare". Quanto alla manovra e alla trattativa con l'Europa, il leader della Lega afferma che "il 2%? E' un numero su cui si esercitano giornalisti e commissari Ue, noi badiamo alla sostanza e a trovare risorse". Così il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha risposto a chi gli chiedeva se l'obiettivo fosse il 2% del rapporto deficit-Pil. "Noi facciamo una manovra seria - ha aggiunto - che non dipenderà dallo zero virgola ma dai contenuti. Una manovra che ha degli investimenti che non ci sono mai stati negli anni precedenti". Quanto al Tav, Salvini ha poi ribadito "di essere per l'Italia dei sì"

"Salvini vive in un altro Paese. Noi parliamo, critichiamo e cerchiamo di fare il bene del nostro Paese. Non guardiamo solo agli interessi delle imprese ma di tutti. È bene che si faccia delle domande, che questo governo ascolti la voce degli imprenditori italiani senza fare battute. Oggi rappresentano delle istituzioni non un partito". È la replica di Alessio Rossi, vicepresidente di Confindustria e presidente dei Giovani, rivolta al vicepremier Matteo Salvini secondo il quale Confindustria è stata "zitta per anni, ora ci lasci lavorare". Parole che sono arrivate all'indomani della manifestazione alle Ogr per il Si Tav a Torino dove il presidente di viale dell'Astronomia, Vincenzo Boccia, ha invitato il premier Conte a reperire altri 4 miliardi da inserire nella manovra oppure a dimettersi: "Questa - spiega Rossi a margine del convegno 'sport e imprese' al Coni - è una manovra che indebita il Paese, soprattutto le future generazioni. Il tutto in cambio di assistenzialismo e misure che pagano solo la spesa corrente. Non c'è niente per la crescita se non appena 5 miliardi. Ci sembra insufficiente e per questo la manovra la rispediamo al mittente. Speriamo che in queste ore riescano a trovare questi 4 miliardi che ci permetterebbe di non vedere l'Unione europea aprire una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia". "Potremmo farcela - conclude Rossi - il presidente Boccia ha suggerito di reperire questi soldi, due miliardi dal reddito di cittadinanza e altrettanti dalle pensioni. Se non riusciranno a trovarli ha invitato il premier Conte a dimettersi".

"Il 2%? E' un numero su cui si esercito giornalisti e commissari Ue, noi badiamo alla sostanza e a trovare risorse". Così il vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha risposto a chi gli chiedeva se l'obiettivo fosse il 2% del rapporto deficit-Pil. "Noi facciamo una manovra seria - ha aggiunto - che non dipenderà dallo zero virgola ma dai contenuti. Una manovra che ha degli investimenti che non ci sono mai stati negli anni precedenti". Quanto al Tav, Salvini ha poi ribadito "di essere per l'Italia dei sì".

"Il dialogo con l'Italia è in corso, diventa più intenso, vediamo un tono diverso, un diverso modo di cooperare e vediamo l'Italia disponibile ad ascoltare il nostro punto di vista e risolvere i problemi. È un passo che accogliamo con favore, e anche gli investitori hanno lo stesso feeling": lo ha detto il commissario Moscovici. "Ora il dialogo è cominciato davvero su metodo e sostanza. A Buenos Aires abbiamo avuto discussioni positive con Conte e Tria, e abbiamo deciso di proseguire nell'interesse generale e abbiamo dato mandato ai nostri team di lavorare in quella direzione".

La Commissione Ue ha "preso nota" delle intenzioni dell'Italia di ridurre il deficit, e ora "aspettiamo altri dettagli", perché ci deve essere un "impegno credibile, concreto e nel quadro delle regole": lo ha detto il commissario agli affari economici Pierre Moscovici. "Noi siamo disponibili a dare flessibilità ma deve essere nelle regole, per questo il gap va ridotto ancora", ha aggiunto.

 

 

Sergio Cesaratto è un fiume in piena nella sua intervista a La Verità in cui ha preso una posizione chiara e netta sulle responsabilità della Germania nella crisi economica dell’eurozona iniziata nel 2008 e inasprita con le tensioni sui debiti del 2010-2011: “La Germania ha guadagnato con la crisi del 2008: l’euro si è indebolito e ha rafforzato le esportazioni tedesche”, ha detto il professore ordinario di politica monetaria e fiscale dell’Unione economica e monetaria europea, economia della crescita e post-keynesian economics all’università di Siena al quotidiano milanese ripresa dal Dagospia e dal Il Giornale.

Secondo Cesaratto, l’insostenibilità dei debiti pubblici dei Paesi periferici dell’area euro è stata dettata da un circolo vizioso auto alimentatosi per anni. “Questi Paesi ricevevano prestiti dalla Germania, che si traducevano in acquisto di beni tedeschi. Una politica mercantilista, quella di Berlino: tenere bassi i salari interni, così i profitti sono alti, e il sovrappiù dei prodotti viene venduto all’esterno. Ma è una politica che ha le gambe corte: i Paesi periferici vedono crescere il loro debito, c’è scarsa fiducia sulla loro capacità di restituirlo e scoppia la crisi. Il modello tedesco è incompatibile con un’unione monetaria. Il problema dell’ Europa è la Germania”.

Obiettivo diretto di Cesaratto è l’impostazione della politica commerciale tedesca e il suo “mercantilismo monetario“. La Germania e gli altri Paesi in forte surplus commerciale, come l’Olanda, “hanno approfittato dell’indebitamento e delle importazioni dai Paesi periferici per accrescere le proprie esportazioni e […] ora violano la regola del gioco fondamentale di aiutare il riequilibrio all’interno dell’unione monetaria espandendo la propria domanda interna”. In questo contesto, la Germania, pur criticando il quantitative easing di Mario Draghi, ne ha indirettamente beneficiato grazie al volano garantito dalla svalutazione della moneta unica...

La Germania ha guadagnato miliardi dalla crisi che ha colpito la Grecia e che ha portato il popolo greco nel baratro dell’indigenza. A rivelarlo non sono movimenti euroscettici, né leader populisti né governi antitedeschi, ma direttamente il governo di Berlino, in risposta a un’interrogazione parlamentare promossa dai Verdi scrive il quotidiano il giornale.

Da quanto si è potuto comprendere, le casse della Germania hanno guadagnato circa 2.9 miliardi di euro come conseguenza indiretta della crisi greca. Guadagni scaturiti, in gran parte, come risultato del programma di acquisto di titoli di debito greci da parte della Banca centrale europea.

Il meccanismo funziona così. Dal 2010 la Germania ha acquistato obbligazioni di Atene come parte di un accordo dell’Unione europea per sostenere l’economia greca. Le obbligazioni furono acquistate dalla Bundesbank e poi trasferite al tesoro statale.

L’accordo originale tra Berlino e Atene prevedeva che qualsiasi interesse guadagnato sulle obbligazioni sarebbe stato restituito alla Grecia quando avrebbe adempiuto ai suoi obblighi sulle riforme. Solo che è successo qualcosa che ha cambiato sensibilmente le carte in tavola.

Fino al 2017, la Bundesbank aveva guadagnato utili su quegli interessi pari a 3.4 miliardi di euro. Ma ne ha trasferiti molti di meno alla Grecia. 527 milioni nel 2013 e 387 milioni nel 2014, lasciando un utile di 2 miliardi e mezzo. A questi, si devono poi aggiungere 400 milioni di interessi maturati grazie a un prestito della KfW Bankengruppe (KfW), la Banca per lo sviluppo.

Dati che hanno provocato la rabbia dei Verdi, i quali da sempre chiedono alla Germania di allentare la morsa sul debito greco come gesto per far ripartire l’economia di Atene. “La Germania ha tratto notevoli benefici dalla crisi greca, non è accettabile che il governo consolidi il bilancio tedesco con i benefici della crisi greca”, ha detto il portavoce del gruppo parlamentare verde Sven-Christian Kindler.

Secondo Kindler, i greci hanno mantenuto le loro promesse sulle riforme facendo tagli dolorosissimi, ma “ora è il momento del gruppo euro di mantenere le sue promesse”. Ed è un attacco rivolto soprattutto alla Germania che, insieme ad altri Paesi dell’Europa settentrionale, ha sempre voluto mantenere il pugno duro nei confronti della Grecia.

Secondo sempre il Giornale  Alexis Tsipras non può certo cantare vittoria. Può solo sommessamente dire grazie ai suoi creditori, così come il popolo greco può provare a pensare di nuovo a un futuro di speranza. Ma i guadagni, cinici, della Germania sul debito greco dimostrano, ancora una volta, di cosa sia fatta questa Unione europea.

Fare cassa su un popolo affamato, per giunta alleato e partner di un’Unione come quella europea, dimostra che  l’Europa germano centrica non è una realtà del mondo populista, ma uno scoglio per chiunque possa pensare a una Ue diversa. La Grecia, al collasso, che ha bisogno di soldi più di chiunque altro, vede il Paese economicamente più forte lucrare sul suo debito: lo stesso per cui sono morte persone, attività e imprese.

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