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Lunedì, 25 Marzo 2019

Critiche alla volontà Ue di sostenere l'ammodernamento delle infrastrutture anatoliche sono state espresse anche da diversi esponenti politici "sovranisti". Marine Le Pen ha infatti duramente biasimato il piano ideato dalla Commissione a beneficio della nazione islamica e ha poi accusato i vertici Ue di "regalare al tiranno Erdoğan i soldi dei cittadini europei" e di volere promuovere la "penetrazione musulmana" nel "Vecchio continente".  

Il sostegno economico promesso da Katainen all'esecutivo Erdoğan ha subito suscitato malumori da parte di numerosi media occidentali e da parte dei movimenti "sovranisti". Ad esempio, il quotidiano britannico The Daily Telegraph ha accusato la Commissione Juncker di stornare le risorse Ue dall'obiettivo di "promuovere la crescita" nel "Vecchio continente" per destinarle a vantaggio di un Paese "lontano anni luce dagli standard giuridici e democratici europei".  

Il vicepresidente della Commissione europea, Jyrki Katainen, che ha di recente partecipato, ad Ankara, a una conferenza stampa insieme a Nihat Zeybekci, ministro degli Affari economici del governo Erdoğan. Durante il suo intervento, il vice di Juncker ha assicurato al Paese anatolico un "significativo contributo Ue" al fine di munire l'ex "Sublime Porta" di un "sistema dei trasporti efficiente e all'avanguardia".

Katainen ha quindi dichiarato che Bruxelles accorderà alla Turchia uno stanziamento di "275 milioni di euro", destinati principalmente alla realizzazione, nel Paese asiatico, di linee ferroviarie "ad alta velocità". Grazie al finanziamento Ue, la nazione islamica, a detta del vicepresidente della Commissione, sarà dotata di collegamenti su ferro capaci di "connetterla con il cuore dell'Europa". Tra i progetti rientranti nel "piano di aiuti" europeo per Ankara, vi è infatti lo sviluppo di una tratta ferroviaria diretta "da Istanbul a Bruxelles", la quale sarà percorsa da treni costruiti con le "tecnologie più avanzate".

Ogni settimana, ogni giorno "la propaganda antigovernativa" tranquilla per le tv dello Stato o le tv private funziona e non si ferma un attimo ma questo "accanimento" contro la Lega e il Ministro Salvini non fa altro che aumentare i suoi consensi :

Stando alla seconda proiezione del Parlamento europeo secondo il Giornale in vista delle elezioni di maggio resa nota oggi a distanza di circa due settimane dalla precedente, il partito di Matteo Salvini potrebbe incassare il 33,3% passando così a 28 seggi dai 27 che gli attribuivano le precedenti proiezioni. Il Movimento Cinque Stelle, invece, accreditato la scorsa volta di 22 deputati, si ferma a quota 21 con nove punti percentuali in meno dell'alleato di governo (24,3%).

La nuova proiezione attribuisce un seggio in più a Forza Italia che con il 9,1% arriva a quota nove europarlamentari e uno in meno al Partito democratico che si attesta a quattordici con il 16,9% dei consensi. A Strasburgo, secondo le nuove proiezioni dell'Eurocamera, che elaborano la media dei sondaggi europei, dovrebbero arrivare anche quattro eurodeputati di Fratelli d'Italia che, dopo aver aderito al gruppo dei Conservatori e Riformisti, è data al 4,4%. Non raggiungono la soglia di sbarramento del 4% e dunque non ottengono nessun seggio invece +Europa (3,5%), Potere al popolo (2,3%) e Articolo 1-Mdp (1,8%).

Se arrivasse a ventotto eletti, la Lega, che oggi conta sei deputati a Strasburgo, si confermerebbe la seconda delegazione più numerosa dopo quella della Cdu tedesca. Tra i partiti alleati dei Cinque Stelle, i polacchi di Kukiz 15 sarebbero al 7,3% e ipotecherebbero quattro seggi dell'Europarlamento. Ai croati di Zivi Zid vengono invece attribuiti due seggi. Non vengono conteggiati i greci di Akkel e i finldandesi di Liike Nyt. Ad oggi, i pentastellati non avrebbero quindi i numeri per formare un gruppo autonomo all'Euro camera dal momento che per formare un gruppo servono almeno venticinque deputati di sette diverse nazionalità.

Secondo Le Figarò, il presidente della Francia ospite alla Rai alla trasmissione che tempo che fa parlerà dei legami di amicizia tra Francia e Italia, in particolare della sua relazione personale con l'Italia e la sua cultura. Ma non solo. Si parlerà anche di Europa, migrazione, ambiente e sfide economiche e sociali. Chissà se anche quest'intervista provocherà polemiche. Nei giorni scorsi, infatti, Fazio è finito nel mirino di Fratelli d'Italia che lo ha accusato di ospitare troppo spesso Roberto Saviano.  

Intanto il fotografo Toscani ospite di Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto, ha detto : "Io non sono nemico di Salvini - dice Toscani - è lui che è nemico dell'Italia! Gli italiani che votano sono il 40%, di quel 40% lui prende una percentuale inferiore a quella del PD. Smettiamola di fare i frignoni, noi non salvinisti". Poi ha parlato anche del rapporto tra Italia e Francia. I francesi - è il ragionamento - ce l'hanno "solo con qualche italiano un po' burino". "Non hanno un nome dispregiativo per gli italiani come ce l'hanno per gli inglesi e per i tedeschi - spiega - Lavoro in Francia da tanti anni, mi sono sempre trovato bene. In realtà ci vogliono bene. Anzi, hanno anche un po' di gelosia. Poi tre, quattro italiani gli stanno un po' sulle palle. Sappiamo tutti chi sono. Ci sono i radical chic e i burini. E i francesi ce l'hanno con i burini. Fra l'altro, ultimamente ho scoperto che i rolex ce li hanno loro. Il rolex è il simbolo della burinaggine totale". "Parla di Di Maio e Salvini?", gli chiedono i conduttori. "Se lo mettono la domenica...".

Intanto Il volto noto di La7 Giovanni Floris, secondo il quotidiano il Giornale è stato denunciato dal Codacons alla Procura della Repubblica per una presunta induzione al gioco d’azzardo.

L’associazione a tutela dei consumatori ha deciso di procedere con l’esposto dopo la messa in onda nell’ultima puntata di un servizio dedicato a come aggirare il divieto di utilizzo dei soldi del reddito di cittadinanza per il gioco d’azzardo.

Nel filmato sarebbe stato illustrato come, grazie ad un escamotage tra carte di credito, sia possibile e facile eludere i paletti imposti dalla legge mostrando, inoltre, i vari passaggi da compiere per comprare un “Gratta & vinci” con il denaro proveniente dalla sovvenzione governativa.

"Nel corso della trasmissione Giovanni Floris ha proposto un servizio sulle modalità per aggirare i paletti fissati dalla misura governativa in tema di reddito di cittadinanza" si legge nella denuncia presentata dal Codacons "in particolare illustrando le possibilità per eludere il divieto di utilizzo del sussidio per il gioco d’azzardo".

Un servizio giornalistico, questo, contrario a quanto chiesto nei giorni scorsi dal Ministro del lavoro Luigi Di Maio che aveva invitato il mondo dell’informazione a non rilanciare notizie su come aggirare le norme sul reddito di cittadinanza.

Secondo sempre il Codacons, il video trasmesso nel corso della puntata potrebbe essere considerato come una sorta di induzione per aggirare le regole con una possibile frode ai danni dello Stato che potrebbe provocare un danno economico per la collettività.

Per questo motivo l’associazione ha chiesto alla Procura di Roma se la decisione di Floris di trasmettere il servizio possa configurare l’induzione al gioco d’azzardo o una forma di favoreggiamento a delinquere.

Il Codacons, inoltre, ha proposto a La7, rete che si batte per arginare i fenomeni della ludopatia e del gioco d’azzardo, di sospendere lo stesso Floris "per il grave comportamento" tenuto nell’ultima puntata.

L'attacco arriva da Mariarosaria Guglielmi che, aprendo il congresso di Magistratura democratica a Roma, come riferisce il Giornale  ha accusato il governo giallo / verde dei peggiori crimini.

Pur senza mai nominarlo,secondo il quotidiano  il principale imputato di Magistratura democratica è Salvini. "Con il suo inesauribile trasformismo - lo accusano - può scendere a compromessi persino sulla pelle dei migranti abbandonati al loro destino in mare". Le parole usate contro il leader leghista sono violentissime. "Con la chiusura dei nostri porti e la messa al bando delle Ong si è consumata una violazione senza precedenti degli obblighi giuridici e morali di soccorso e di accoglienza, che derivano dal diritto interno ed internazionale". Poi, ricordando i casi della nave Aquarius e della Diciotti, la Guglielmini parla addirittura di "un'inversione morale" che, "in pochi mesi e con pochi gesti", ha "annientato intere esperienze di integrazione e di inclusione". "Abbiamo così distrutto intere comunità cresciute intorno al valore dell'accoglienza e alle opportunità che la pacifica convivenza offre a tutta la collettività - continuano le toghe rosse - abbiamo privato 'persone' di diritti, non per quello che fanno ma perchè diverso dal nostro è il Paese dove sono nate e dal quale sono state costrette a fuggire".

Nel mirino della corrente di sinistra della magistratura non finiscono solo le norme su immigrazione e sicurezza. Ovviamente, non viene risparmiata nemmeno la riforma della legittima difesa, che dovrebbe diventare legge nelle prossime settimane. In questo caso, Salvini e i suoi vengono accusati di sovvertire "il sistema dei valori della nostra Costituzione". E ancora: il disegno di legge Pillon sull'affido viene definito "oscurantista" e paragonato a quella "sub-cultura, fortemente ideologizzata, che ha prodotto le iniziative contro l'aborto e gli attacchi in nome dei valori della famiglia 'tradizionale' alle unioni civili, al biotestamento, alla laicità dello Stato". A Luigi Di Maio, invece, Md rinfaccia il reddito di cittadinanza. Dulcis in fundo, i probositi di riformare il sistema giudiziario vengono visti come azioni "eversive" da fermare al più presto, preservando così lo strapotere delle toghe. "Vi è un attacco mirato a singoli magistrati per screditarne l'operato ed offrirli alla gogna pubblica dei social - è la conclusione della Guglielmi - con continui tentativi di delegittimare l'intervento giudiziario".

 

 

 

All'indomani delle elezioni regionali in Sardegna va in scena la tregua armata tra Movimento 5 stelle e Lega. Dopo la cocente sconfitta subita a metà febbraio in Abruzzo, i pentastellati incassano una nuova débâcle a livello locale. Il malumore della base è sempre più tangibile. Così il capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, alza la posta per rilanciare la sua leadership, accelerando su una serie di svolte che fa sapere di volere imprimere al M5s: sul blog, nel giro di pochi giorni, gli iscritti dovrebbero votare l'istituzione dei referenti locali fulcro della nuova organizzazione, l'apertura a liste civiche e la deroga ai due mandati per i consiglieri comunali.

Anche in seno alla Lega, il voto in Sardegna induce - pur con altri umori - alla riflessione. E allora, mentre Di Maio non vuole sentire parlare di ricadute sul governo, anche Matteo Salvini predilige toni bassi: entrambi garantiscono che gli equilibri dell'esecutivo giallo-verde non cambieranno. Salvini guarda i numeri, sa che senza l'apporto dell'intera coalizione di centrodestra la Lega, al momento, potrebbe non vincere in autonomia. E forse è questa riflessione a sconsigliare fughe in avanti leghiste.

Il segretario della Lega, Matteo Salvini commenta così il voto in Sardegna. "Ma per il governo non cambia nulla", ha aggiunto. "Con Luigi Di Maio ci siamo messaggiati, e ci vedremo a breve per i prossimi passaggi economici. Non c'era bisogno che lo confortassi io".  

«Dalle politiche a oggi se c’è una cosa certa è che su sei consultazioni elettorali, la Lega vince 6 a zero sul Pd - dice Matteo Salvini al voto in Sardegna - Anche in Sardegna, dopo il Friuli, il Molise, Trento, Bolzano e l’Abruzzo i cittadini hanno scelto - aggiunge il leader della Lega, a spoglio ancora in corso - di far governare la Lega. E come in Abruzzo anche in Sardegna è la prima volta che ci presentiamo alle Regionali». «Grazie a tutti quelli che hanno deciso di darci fiducia» conclude.

le rassicurazioni pero di Salvini, sulla volontà di mantenere l'alleanza giallo verde, per il M5s potrebbero essere insufficienti, se la prospettiva resta quella di una lenta ma costante erosione del consenso tra i propri elettori. Il leader della Lega lo sa ma non può farci nulla anche perchè una parte dei consensi perduti da Di Maio se li è accaparrati proprio lui. E certo non gli è dispiaciuto. Ma Salvini ha bisogno di andare avanti con i 5 Stelle. E farà di tutto per riuscirci. 

Di tornare a mettersi d'accordo con i suoi vecchi alleati del centrodestra - con Berlusconi ma anche con giorgia Meloni -non ha alcuna voglia. Anche perchè in quel caso non ci sarebbe l'escamotage del contratto, per rinviare temi spinosi e gli toccherebbe scendere a compromessi mentre il M5s dall'opposizione gli sparerebbe addosso. Restare con Di Maio però non sarà facile. Più il leader penta stellato sarà in difficoltà e piu sarà difficile fare ulteriori concessioni alla Lega. Ecco perché la vittoria per Salvini rischia di trasformarsi in un peso destinato a gravare sulla vita del governo. 

Prima o poi si dovrà decidere sulla tav; prima o poi il verdetto sulle autonomie delle Regioni verra emesso. Improbabile che finisca pari e patta. Qualcuno perderà e rimarrà bruciato. 

La Lega si è fermata al 11,8 per cento, dietro il Pd, che ha preso il 13 per cento. Non è una battuta d'arresto, considerato che si ipotizzava di arrivare almeno al 20 per cento.  "Vi pare poca roba? Vorrei averne altri di flop così", ha risposto Salvini, guardando il bicchiere mezzo pieno, ovvero la vittoria ampia della coalizione.

Nessuna preoccupazione anche dal premier Giuseppe Conte: «Non mi pronuncio sulle valutazioni politiche» del voto in Sardegna «ma non dobbiamo enfatizzare il ruolo di elezioni regionali: sono importanti per la Sardegna e offriranno degli spunti agli eletti ma sicuramente non ritengo che dagli esiti possano derivare conseguenze sul governo nazionale», spiega a margine del vertice Ue-Lega Araba. Più sfumata la posizione di Giancarlo Giorgetti: «Noi andiamo avanti per la nostra strada, gli elettori ci premiano, se altri hanno qualche problema è giusto che decidano loro come risolverlo», afferma il sottosegretario margine di un forum con investitori e analisti della City organizzato all’ ambasciata d’Italia dallo studio legale Legance.

Il tonfo dei Cinque Stelle in Sardegna, dopo quello in Abruzzo, dimostra che gli italiani stanno rinsavendo, stanno riaprendo gli occhi. E che il futuro è del centrodestra unito. Così Silvio Berlusconi, convinto che il voto di domenica abbia ridimensionato la Lega di Salvini, che non sarebbe autosufficiente.

"Gli italiani vogliono cambiare", diceva Antonio Tajani a poche ore dalle prime notizie sul voto sardo riferendosi ad una alleanza di governo giallo-verde piuttosto atipica rispetto ai risultati elettorali regionali. Ma Salvini, per ora, non sembra intenzionato a cambiare né idea né partner di governo. "Io col vecchio centrodestra non tornerò mai, questo deve essere chiaro", declina oggi il ministro dell'Interno in un'intervista a Repubblica. La dichiarazione sembra senza appelli né ripensamenti. "Governiamo insieme nelle regioni, nei comuni - spiega - Ma finisce lì".

Le difficoltà ci sono e il governo trema. Salvini, però, prova a tendere una mano al collega grillino. "È stato un voto locale, che non incide affatto sulle scelte nazionali", sostiene. "Io non mi sento più forte e Luigi non deve sentirsi più debole". In politica però non si regala nulla in cambio di niente. È evidente che oggi il leghista ha più vigore del grillino ed è improbabile che non lo faccia pesare sui temi che contano, come la Tav: "Farò di tutto - avverte - perché l'opera si realizzi".

Da ieri Salvini ripete come un matra che "va tutto bene, andremo avanti" e resta sordo ai richiami (giustificati) del centrodestra. A livello locale funziona, ma su quello nazionale per il ministro "giochiamo con altri schemi". Lui intende "rispettare" l'alleanza di governo e "l'impegno preso con i cittadini". Intanto, però, il centrodestra continua a volare e il M5S a cadere senza sosta. E dopo le Europee? "Ho dato la mia parola e la mia parola vale 5 anni e non cinque mesi".

Il tema, a suo giudizio, non è tanto pensare alla crisi, quanto lavorare sulla Basilicata, dove il candidato del centrodestra alle regionali di fine marzo è di Forza Italia. "Il centro-sinistra ha confermato di essere in crisi di idee, di uomini, di consenso. I Cinque Stelle hanno finalmente imboccato la strada di un declino irreversibile che si aggrava man mano che il Paese si rende conto della loro totale inettitudine".

Di Maio annuncia novità in arrivo: "Andremo avanti con la riorganizzazione e tra domani e dopodomani ci saranno novità importanti per il Movimento". E precisa: "Questa riorganizzazione non è una cosa per il M5s: servirà agli italiani perche noi siamo al governo ed abbiamo decine di istanze che arrivano dal territorio nazionale. La riorganizzazione ci aiuterà ad essere più capillare a rispondere alle esigenze dei cittadini". Tra le proposte al vaglio anche l'apertura alle liste civiche. Di Maio però avverte: "Bisognerà iniziare in maniera sperimentale. La cosa importante è che se ne discuta prima di tutto con i nostri iscritti", alludendo al referendum in preparazione su Rousseau.

"È inutile che si confronti il dato delle amministrative con le politiche: noi a livello amministrativo abbiamo sempre avuto risultati diversi da quello nazionale ed anche il questo caso la Sardegna non fa eccezione. Se si guarda agli altri partiti il M5s è in linea con tutte le altre forze politiche", conclude il leader dei cinquestelle.

Il prossimo appuntamento è a fine marzo, con le elezioni in Basilicata. Nonostante il M5s abbia cominciato a puntarci con decisione, il voto potrebbe veder trionfare una volta in più il centrodestra e la Lega, a due mesi dalla sfida cruciale delle elezioni europee. Una sfida per la quale, nel M5s, l'obiettvo principale è raggiungere il 25% che, secondo i sondaggi, i cinque stelle ancora non raccolgono in tutto il Paese. In seno al Movimento prevale il realismo. 

Anche perché, a taccuini chiusi, la definizione del voto sardo non ha mezze misure: anche se secondo alcuni era nell'aria, «è stata una débâcle». Il tema che affiora, in queste ore, è un cambio della comunicazione della linea movimentista. La sindrome di schiacciamento filo-leghista vede concordare un numero via via maggiore di parlamentari e l'esigenza, anche dalle parti dei vertici, è ora recuperare i toni moderati che permisero a Di Maio il salto oltre la soglia del 30% alle elezioni politiche.

 

 

 

Autorizzazione negata dalla Giunta per le Immunità del Senato alla richiesta del Tribunale dei ministri di Catania di poter processare il ministro dell'Interno Matteo Salvini con l'accusa di «sequestro di persona aggravato» per non aver fatto sbarcare per 5 giorni 177 migranti dalla nave Diciotti. I voti a favore della proposta del presidente della Giunta Maurizio Gasparri di dire no all'autorizzazione sono stati 16, 6 i contrari. «Sono molto soddisfatto del voto della giunta. I 5s Hanno voluto leggere il mio testo», ha spiegato Gasparri lasciando la Giunta.

Una riunione durata circa un paio d'ore, come promesso dal presidente e relatore Maurizio Gasparri, che ha chiesto di dire no alla richiesta del tribunale dei ministri di Catania di procedere nei confronti del vicepremier e ministro dell'Interno. Sul tema dovrà comunque esprimersi l'Aula del Senato entro il 25 marzo.

Un primo no era arrivato ieri sera dalla base del Movimento 5 Stelle, che ha espresso la propria preferenza attraverso la piattaforma Rousseau. Un voto non vincolante, ovviamente, ma che determina l'orientamento dei senatori grillini. E che ha reso quasi scontato il "no" di oggi, dal momento che anche Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega avevano da tempo annunciato di voler respingere la richiesta dei magistrati siciliani. Su 23 membri della Giunta, quindi, a favore del processo si sono espressi solo i quattro rappresentanti del Partito democratico, il senatore di Leu Pietro Grasso e l'ex 5 Stelle Gregorio De Falco. Assente invece la vicepresidente Giulia D'Angelo (M5S) che stanotte ha dato alla luce una bimba.

I parlamentari, non tutti, si sciolgono in un applauso appena Luigi Di Maio entra nella saletta del gruppo scortato dai suoi ministri e dice che «con questo risultato i nostri iscritti hanno valutato che c’era un interesse pubblico nella vicenda Diciotti». E in un momento, il giovane capo politico capisce di essere uscito indenne dal voto di Rousseau in versione forche caudine 2.0. O meglio: il Movimento è spaccato, quasi come una mela, ma l’alleanza di governo regge e dunque si va avanti. È il culmine di una giornata ricca di tensioni, con il vicepremier costretto ad annullare una cerimonia alla Federico II di Napoli per ritornare di corsa nella Capitale. Deve gestire da Roma gli umori dei suoi. Da sondaggi interni e passaparola il risultato è in bilico. «E rischia di cadere giù tutto», si sfoga. Anche perché proprio Di Maio si è esposto in prima persona con Salvini e tutto è appeso. Spesso il ministro dell’Interno in questi mesi si è sfogato così: «Ma Luigi i suoi li regge?». A dubbi del capo M5S si aggiungono quelli del premier Conte sul voto on line, prima fatti filtrare e poi smentiti da Palazzo Chigi. Fatti che testimoniano una grande fibrillazione.

La democrazia diretta è sempre stato un principio fondante del MoVimento 5 Stelle - spiega in una nota Francesco Silvestri, portavoce del MoVimento 5 Stelle alla Camera dei deputati sulle polemiche all'interno dei pentastellati sul voto sul caso Diciotti -. Anche sul caso Diciotti abbiamo fatto decidere i nostri iscritti, che è esattamente quello che non hanno mai fatto le altre forze politiche. Per questo ci stupiscono le parole di alcuni parlamentari che si lamentano per questa decisione. Ricordo, ad esempio, alla senatrice Fattori e a quanti cercano giornalmente visibilità sui giornali, che è proprio grazie a Rousseau che sono potuti entrare in Parlamento, ben conoscendo le regole che hanno sottoscritto. Il dialogo all'interno del MoVimento è sempre aperto, ma se Fattori e gli altri non condividono più questo modus operandi, potrebbero semplicemente restituire quanto dovuto e dimettersi".

"La rete aveva già votato su questo punto quando abbiamo votato il programma. È una contraddizione forte, perché questa votazione è fuori regolamento - ha detto a 'Circo Massimo' -. Nell'articolo 4 dello Statuto, che è quello che regola le votazioni, quelle di questo tipo non sono previste". "Con questo voto il M5S ha perso una parte della sua natura, dal punto di vista elettorale dovrebbe costare caro. Nella mia bolla di percezione il dissenso è ampissimo", aggiunge.

"Per me bisogna cercare un altro mezzo per trovare le convergenze e non cedere passo passo a ricatti. Condivido l'idea di voler andare avanti per portare avanti il programma, ma questo cedere può essere deleterio per il M5S e per il Paese. Si sta disegnando un'idea di società respingente, che fa leva sui più deboli. Siamo in recessione etica e morale, si sta dando adito a una visione di chiusura e di respingimento che non appartiene al vero Movimento".

Tra il 1999 e il 2017, la Germania ha guadagnato circa 1900 miliardi di euro, ovvero circa 23mila euro per abitante. E a parte l’Olanda, per il resto nessun Paese ha tratto realmente beneficio da questo moneta. Anzi, le altre due potenze europee, Italia e Francia, hanno assistito a un netto calo della crescita e della competitività. Per Parigi si parla di una perdita di 3600 miliardi di euro, mentre per l’Italia addirittura di 4300 miliardi. Numeri che, divisi in base ai cittadini, indicano che si sono persi 56mila euro pro capita in Francia e 74mila euro in Italia.

In un articolo del Giornale " occhi della Guerra" Lorenzo Vita  analizza i problemi che ha portato la Germania di essere unica che ha guadagnato dalla moneta unica il problema dell’euro, come scritto da Huffington Post, riguarda in particolare la competitività e le disuguaglianze sociali. Quello della competitività, in particolare, è un problema che sembra non solo irrisolto ma anche (attualmente) irrisolvibile poiché, a detta del Cep, “i singoli paesi non possono più svalutare la propria valuta per rimanere competitivi a livello internazionale”. Una perdita di competitività che ha condotto “a una minore crescita economica, a un aumento della disoccupazione e al calo delle entrate fiscali. La Grecia e l’Italia, in particolare, stanno attualmente attraversando gravi difficoltà a causa del fatto che non sono in grado di svalutare la propria valuta”.

Mai come in questi tempi, continua il Giornale  l’euro è stato messo in discussione. I movimenti critici nei confronti della moneta unica e nel mondo in cui è stata gestita, sono cresciuti in maniera esponenziale. E anche se non tutti sono dichiaratamente a favore dell’uscita dall’euro, sono in molti a chiedere un cambio di passo. Così, ed è evidente, la moneta unica non funziona. E lo dimostrano ormai innumerevoli studi che hanno sancito più volte una critica definitiva nei confronti del sogno di molti difensori dell’Ue.

L’euro può anche non essere stato un errore, come affermano i suoi difensori. Ma il fatto che sia un’emanazione e un’arma della politica economica della Germania è una realtà di fatto. Tanto che adesso sono numerosi i think tank e i centri studi che affermano che Berlino sia l’unica ad aver realmente guadagnato da questo sistema.

Come riporta l’Huffington Post, il Cep (Centrum für Europäische Politik) di Friburgo ha pubblicato un report molto dettagliato su vincitori e vinti a vent’anni dalla sua istituzione della moneta. E quello che ne scaturisce, è che ci sono solo due Paesi ad aver tratto profitto dalla moneta unica: Germania e Olanda. E se a dirlo è un centro studi tedesco, va da sé che non lo si può accusare di essere avverso alla Germania.

Lo studio come riporta il giornale si fonda su analisi di come sarebbe stato alto il Pil pro capite in assenza dell’euro. E l’Italia è quella che ha perso più di tutti. I ricercatori del centro tedesco affermano che senza l’euro, il Pil italiano sarebbe stato più alto di 530 miliardi di euro. “In nessun altro Paese tra quelli esaminati l’euro ha portato a perdite così elevate di prosperità” come in Italia, scrive il report.

E sulla situazione del nostro Paese, il rapporto conclude: “L’Italia non ha ancora trovato un modo per diventare competitivo all’interno dell’eurozona. Nei decenni prima dell’introduzione dell’euro, l’Italia svalutava regolarmente la propria valuta con questo scopo. Dopo l’avvento dell’euro non è stato più possibile. Invece, erano necessarie riforme strutturali. La Spagna mostra come le riforme strutturali possono invertire la tendenza negativa”.

Insomma, adesso a criticare la nostra moneta, ma soprattutto a puntare il dito sulla Germania non sono più solo i movimento sovranisti ed euroscettici. Anche i ricercatori tedeschi iniziano a essere molto duri nei confronti della politica di Berlino nei confronti dell’Unione europea. Ed è una conferma di come sia stata proprio la Germania la prima responsabile della crisi economica e di consenso nel sistema europeo.

 

La Lega primo partito italiano con più eletti all'Europarlamento, passando dagli attuali 6 eurodeputati a 27, e il secondo dopo i tedeschi della Csu/Cdu che ne avrebbero invece 29. Lo dicono le prime proiezioni sui seggi della futura Eurocamera dopo le europee a fine maggio, proiezioni basate su sondaggi condotti nel nostro Paese nelle settimane precedenti. Il M5S salirebbero da 14 a 22. Crollerebbe il Pd che passerebbe da 26 eurodeputati a 15, Forza Italia scenderebbe da 11 a 7.

in vista delle elezioni europee, il Partito Popolare Europeo dovrebbe essere quasi sicuramente la prima forza politica nel prossimo Parlamento, portando a Strasburgo un battaglione di 183 deputati, ma con una perdita di 34 deputati rispetto agli attuali 217.

Salgono poi i Liberali e l'estrema destra dell'Enf, perdono terreno i Popolari, ma restano di gran lunga il primo gruppo nel Parlamento Europeo, e soprattutto i Socialisti, che tuttavia dovrebbero restare il secondo gruppo, ma anche i Verdi, che erano considerati in crescita. Il quadro che emerge dal sondaggio diffuso oggi dal Parlamento Europeo, con le proiezioni dei seggi, in vista delle prossime elezioni europee, realizzato da Kantar Public sulla base delle intenzioni di voto rilevate all'inizio di febbraio, prevede un'Aula in cui i Socialisti e i Popolari non avranno più la maggioranza. Ma già un'alleanza tra Socialisti, Popolari e Liberali avrebbe una maggioranza confortevole, che diverrebbe inattaccabile se imbarcasse anche i Verdi.

Prima forza che potrebbe essere seguita proprio dal blocco sovranista. Che non si presenta unito, ma che potrebbe ottenere, stando alle proiezioni, 153 seggi mettendo insieme tutti i tre gruppo parlamentari euroscettici.

Secondo i dati dell'Eurocamera, tra i gruppi sovranisti, l'Europa delle Nazioni e delle Libertà (il gruppo a cui appartiene la Lega) dovrebbe ottenere quasi certamente 59 seggi, i Conservatori e riformisti europei (gruppo parlamentare cui appartiene Fratelli d'Italia) 51 seggi. Mentre l'Europa della libertà e della democrazia diretta (a cui appartiene il Movimento 5 Stelle) potrebbe avere 43 seggi.

Sul fronte interno, ecco come sono pronti a cambiare gli equilibri italiani e del governo in Europa. I rappresentanti della Lega dovrebbero passare da 6 a 27, diventando così la seconda forza più grande dell'Europarlamento dopo la Cdu di Angela Merkel. Per maggio, le proiezioni del Parlamento europeo parlano invece di un Movimento 5 Stelle con 22 deputati, otto in più rispetto agli attuali. Fratelli d'Italia dovrebbe avere quattro eurodeputati, ma il gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (Ecr), subirebbe un forte calo di presenze, con 51 seggi: 24 in meno degli attuali. Pesa la possibile uscita di scena dei conservatori dopo la Brexit.

A sinistra, il gruppo dei Socialisti&Democratici (S&D) dovrebbe confermarsi quale seconda forza e ottenere 135 seggi. Per i socialdemocratici si tratta di un crollo di rappresentanti, visto che vedrebbe un calo di 51 deputati rispetto ai 186 attuali. Per questo motivo, pur rimanendo il secondo partito, non rappresenterebbero il secondo blocco, perché i sovranisti, pur disuniti, sarebbero molti di più.

Il gruppo dell'Alleanza dei liberali e democratici europei (Alde), quello di Guy Verhofstadt, dovrebbe diventare la terza forza con 75 seggi, con un guadagno di 7 deputati. Una proiezione in cui però non sono inclusi i possibili eletti di La Republique En Marche, il partito di Emmanuel Macron.

Per quanto riguarda il gruppo della Sinistra Unitaria Europea (Gue), il partito dovrebbe ottenere 46 seggi, con una diminuzione di sei deputati rispetto ai 52 attuali. Il gruppo dei Verdi, nonostante il boom in Germania, dovrebbero ottenere 45 seggi: ora ne ha 52.

La proiezione, che si basa sulle rilevazione nazionali e considerate molto affidabili, è anche fondata sul futuro numero di seggi dell'Europarlamento dopo la Brexit, che non saranno più 751 ma 705.

 

Intanto quello di oggi è un passaggio certamente cruciale per la maggioranza. Ma sia dalla Lega che da M5s arrivano messaggi di rassicurazione. Salvini si dice tranquillo.  "Ho fatto il mio dovere e ho difeso i miei concittadini, come prevede la Costituzione. Ho difeso la mia Patria, come è dovere di ogni cittadino". Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti evidenzia: 'Il governo non rischia di cadere'. "Sul governo si va avanti. Ho preso un impegno con gli italiani e intendo portarlo avanti", dice Luigi Di Maio. Ma il viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi (Lega) precisa: "E' abbastanza chiaro che il voto su Salvini è un voto sul governo. D'altra parte anche dentro il Movimento mi sembra ci siano quelli più filogovernativi e quelli meno. È giusto anche capire il mondo dei 5 Stelle che cosa ne pensa. "Questa consultazione per noi non avrà conseguenze, per gli altri non lo so. Noi non obblighiamo nessuno a far nulla, stiamo lì e prendiamo atto delle scelte", aggiunge.   

ll quesito come detto ha generato parecchia confusione e anche lo stesso Grillo ha criticato la scelta dello staff. Ma proprio su quetso tema è arrivata la risposta dello staff di Rousseau: "La risposta chiesta agli iscritti a Rousseau per il voto è uguale a quella che sarà chiesta martedì ai senatori della Giunta. Si è deciso di porre nel quesito il reale oggetto della questione, che coinvolge anche le decisioni politiche del presidente Conte, del vice presidente Di Maio e del ministro Toninelli. Non si tratta di decidere se 'mandare a processo il ministro dell'Interno, ma di valutare se la decisione di trattenere i migranti qualche giorno a bordo della nave Diciotti è stata presa sulla base di un interesse dello Stato o no". Insomma il voto degli iscritti del Movimento parte già con qualche problema. Salvini da parte sua si dice tranquillo e non teme sgambetti o problemi per la tenuta del governo: "Gli italiani sanno che ho agito per il loro bene e per la loro sicurezza.Da inizio anno 215 sbarchi contro i 4.856 del 2018, meno 96%. E i rimpatri sono 795, quasi quattro volte gli sbarcati. Sento forte il vostro supporto, in Sardegna e ovunque io vada".

Le operazioni di voto sono già slittate di un'ora. Sulla piattaforma Rousseau era previsto un voto dalle 10:00 di questa mattina fino alle ore 19:00. Adesso il voto partirà alle 11:00 per terminare alle 20:00. Dietro al ritardo alcuni probabilmente alcuni problemi tecnici. Gli iscritti al Movimento oggi dovranno rispondere ad un quesito che ha già sollevato polemiche per la formulazione della frase che indurrebbe a votare "sì" in caso di "no" e viceversa. Il quesito presentato sulla piattaforma è questo: "Il ritardo dello sbarco della nave Diciotti, per redistribuire i migranti nei vari paesi europei, è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato?

- Sì, quindi si nega l'autorizzazione a procedere
- No, quindi si concede l'autorizzazione a procedere".

A questa formula è stato aggiunto, in mattinata, un inciso: "...è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato'' in caso di risposta affermativa e ''non è avvenuto per la tutela di un interesse dello Stato'' in caso di risposta negativa.

Subito dopo il quesito la comunicazione dello staff di Rousseau: "La votazione è attiva sulla piattaforma Rousseau dalle 11.00 alle 20.00". Un segnale, il ritardo, che di fatto accende le polemcihe sull'affidabilità del sistema che di fatto in passato è finito nella bufera per alcune violazioni della privacy e soprattutto per attacchi hacker. Ma nel corso della giornata, intorno alle 15:00 è arrivata un altro rinvio per le difficoltà di accesso alla piattaforma: "Considerata l’alta partecipazione, la chiusura delle votazioni sul caso Diciotti è stata prorogata alle 21.30 di oggi", si legge sul blog delle Stelle.

"Da capo politico - sottolinea - sosterrò il risultato della consultazione online sul caso Diciotti". "Qualcuno si è lamentato del quesito - ha aggiunto senza nominare esplicitamente Beppe Grillo - ma è lo stesso quesito che verrà posto in Giunta per le autorizzazioni. Non parlo sui se e sui ma". "Ci sentiamo stasera - ha concluso - e poi ognuno si assume le proprie responsabilità".

"Ho fatto il mio dovere e ho difeso i miei concittadini, come prevede la Costituzione. Ho difeso la mia Patria, come è dovere di ogni cittadino", ha detto il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, oggi a Ozieri (Sassari)

Intanto le votazioni dei pentastellati sono partite alle 11 con un leggero slittamento dovuto - si è spiegato - a problemi tecnici. Inoltre M5s ha fatto sapere che "considerata l'alta partecipazione, la chiusura delle votazioni sul caso Diciotti è stata prorogata alle 21.30 di oggi".

Beppe Grillo puntualizza la sua battuta di ieri sulla consultazione virtuale. "La mia - dice - era solo una battuta, montata ad arte contro il M5S", dice tornando sul tweet ironico lanciato ieri sulla consultazione online (definita qualcosa a metà "tra il comma 22 e la sindrome di Procuste") sul caso Diciotti sulla piattaforma Rousseau. "Piena fiducia nel capo politico Luigi Di Maio", sottolinea.

La decisione del M5S di affidare alla piattaforma Rousseau l'autorizzazione a procedere o meno sulle accuse al ministro dell'Interno Salvini sulla nave Diciotti è, invece, secondo il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, "una scelta ridicola che offende la democrazia parlamentare, che cerca di togliere ogni responsabilità al M5S incapace di decidere se stare dalla parte del diritto o del giustizialismo". Tajani ha poi annunciato che Forza Italia voterà "no" nelle sedi istituzionali.

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