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Domenica, 07 Giugno 2020

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Approvato dal Cdm il decreto Rilancio, con aiuti per 55 miliardi a famiglie e imprese. Tagliati 4 miliardi di tasse. Il premier Conte parla di "premessa per concretizzare la ripresa" dell'Italia. 'Misure per reggere il colpo e ripartire', afferma il ministro Gualtieri. Accordo tra Governo e regioni per velocizzare il pagamento della cig, direttamente dal' Inps. Intesa sulla regolarizzazione dei migranti ed emersione del nero, con la Bellanova che si commuove annunciando la misura. 

Gualtieri mette in evidenza invece l'arrivo di nuove norme per velocizzare i prestiti alle imprese. Arrivano 190 milioni di incentivi al personale sanitario. Arriva un "buono mobilità" fino a 500 euro per bici e 331 milioni alla scuola anche per la didattica a distanza. Le opposizioni all'attacco.

"Con le misure contenute nel dl Rilancio si vuole far sì che l'economia italiana possa "reggere il colpo ma cerchiamo anche di dare sostegno per la ripartenza. Sono sicuro che l'Italia ce la farà". Così il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, a Unomattina su Rai 1.

La "principale misura" di riduzione fiscale presa con il dl Rilancio è lo stop alla rata Irap: "una misura importante di sostegno alle imprese, risultato di un dialogo positivo con l'associazione delle imprese".  "Un governo che prende misure per lavoratori e imprese deve ascoltare le posizioni di lavoratori e imprese. 

C'era una richiesta su questo e riteniamo giusto averlo fatto", ha detto il ministro dell'Economia. "L'indennità per i lavoratori autonomi, la seconda tranche di 600 euro, arriverà immediatamente, appena il decreto andrà in Gazzetta, senza bisogno di fare domanda: tutti coloro che l'hanno già avuta avranno un secondo bonifico da parte dell'Inps", ha aggiunto.

Il Decreto Rilancio stanzia "155 miliardi per far ripartire l'economia italiana", ora "massimi impegno per far arrivare subito le risorse e rilanciare insieme il Paese", aveva scritto ieri sera Gualtieri su twitter dopo il Consiglio dei ministri.

Nel dl Rilancio ci sono 26 miliardi per le misure legate al lavoro tra le quali 16 miliardi per la proroga della cassa integrazione. Lo ha detto la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo in una intervista a Skytg24 spiegando che è prevista anche una nuova misura chiamato Reddito di emergenza mentre sono state prorogate misure come l'allungamento della Naspi e della Discoll, il congedo parentale pagato al 50% della retribuzione e il bonus baby sitter.

"Il Parlamento ha autorizzato il Governo a spendere in deficit 80 miliardi per fronteggiare l'emergenza. Conte non dovrebbe raccontarci quante risorse spenderà, ma quando arriveranno a famiglie e imprese". Così la leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, su Facebook.
 
l’approfondimento quotidiano di LA7, esprime tutta la sua perplessità sul decreto rilancio: “Purtroppo non ho elementi per dire che arriverà quello che serve all’Italia, nonostante i proclami su Conte inclusivo e pienamente collaborativo con l’opposizione, noi non sappiamo nulla del decreto, che ormai è ritardo più che rilancio. La maggioranza si chiude nelle stanze e litiga su cose secondarie, mentre noi abbiamo contribuito, dando un voto determinante, a prendere i 55 miliardi di euro che il governo sta spendendo. Denuncio che ne so quanto il resto degli italiani”.

La Meloni ha le idee chiare anche sull’ immediato futuro: “Votare è impossibile in questo momento? Non sono d’accordo. Questo Parlamento non può fare nulla di buono, la maggioranza non è unita, non ci sono larghe intese, i risultati del governo gialloverde e giallorosso sono gli stessi. Spero che l’emergenza Covid-19 passi nelle prossime settimane, poi ci saranno gli anni della ricostruzione economica e c’è bisogno di un governo coeso, unito che dovrà essere scelto dagli italiani. Se si vota per le Regioni perché non per le politiche?”.

"Rivendico con orgoglio la nostra scelta, da opposizione responsabile, di mettere da parte ogni polemica politica offrendo il nostro contributo di idee al governo di cui non condividiamo nulla. Ma devo dire che finora, a parte alcune manifestazioni di cortesia formale, abbiamo trovato scarsissima disponibilità ad ascoltarci". Così il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, a Radiomontecarlo.

"Alcuni imprenditori del settore Turismo ci segnalano che, stando alle bozze, il 90% del bonus vacanze andrebbe anticipato dall'albergatore, a cui poi spetterebbe un rimborso della quota tramite credito d'imposta. Così vale quello che vale". "Questo - aggiunge Salvini - è il momento di ricostruire, su nuovi principi, le mura del Paese Italia, con un grande abbattimento di burocrazia e tasse nel nome del 'Pagare meno, pagare tutti'".

"Le lacrime del ministro Bellanova (Fornero 2) per i poveri immigrati, con tanti saluti ai milioni di italiani disoccupati, non commuovono nessuno", rileva il leader della Lega, Matteo Salvini che, "dopo due mesi di promesse" dichiara che "la pazienza è finita". Certo, aggiunge, da parte della Lega rimane la "volontà di collaborare per il bene del Paese", ma il governo non ha fin qui accolto nessuna delle proposte del partito di via Bellerio: "Anche per questo decreto da centinaia di pagine non siamo stati mai ascoltati o coinvolti".

Neanche la presidente di Fratelli d'Italia sembra toccata dalle lacrime del ministro Bellanova, che per Giorgia Meloni avrebbe fatto bene a commuoversi per le "centinaia, forse migliaia di italiani" che "in queste settimane hanno pianto, magari di notte, di nascosto dai loro figli, schiacciati dalla disperazione per aver perso tutto, o per timore di perdere tutto. Aspettando un aiuto che non e' arrivato mai. Stasera il ministro Bellanova si è commossa. Ma per la regolarizzazione degli immigrati. Io sinceramente sono basita".

"Il Piano Shock è per noi il punto chiave anche per capire come lavorare insieme a una maggioranza con la quale abbiamo molti elementi di divisione. Italia Viva ha incontrato il Premier Conte e gli ha consegnato il nostro messaggio per il futuro. Nelle prossime ore, capiremo dal Presidente del Consiglio se, sui punti che abbiamo posto, possiamo camminare insieme. Sbloccare i cantieri per evitare la distruzione di altri posti di lavoro è la priorità, per noi". Così il leader di Iv Renzi nell'enews

 "Ieri è stato approvato il Decreto Rilancio. Ci sono 55 miliardi da spendere bene. E bisogna farlo sapendo che stiamo indebitando in modo significativo le nuove generazioni. Non bisogna sprecare nemmeno un centesimo. E neanche un secondo: la burocrazia va messa in quarantena. Noi siamo felici per alcuni interventi, a cominciare dall'Irap, frutto dell'impegno di Italia Viva. Ma il punto adesso è correre, correre, correre", scrive il leader di Iv.

"Sono 55 i miliardi di nuovo debito ma bisogna essere pragmatici, è un robusto e indispensabile cerotto sulle ferite del Paese, causate dalla più grave crisi economica del dopoguerra. Serve poi altro per far ripartire l'economia. A cominciare dal piano shock per rilanciare le infrastrutture e dal taglio sulle tasse". Così Ettore Rosato, Presidente di Italia Viva durante la trasmissione IV Live. "Su questo rivendichiamo la battaglia, all'inizio fatta contro l'ostilità di tutti, per tagliare l'IRAP. Una scelta giusta che va completata azzerandola per tutto l'anno".

"I soldi devono arrivare rapidamente ai cittadini che non riescono ad andare avanti: non basta elencare i soldi che si investiranno, i soldi devono arrivare rapidamente altrimenti siamo alle chiacchiere e alle promesse". Cosi' il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, a Agora' su Rai 3.

Stati Uniti e la Gran Bretagna, da sempre, si rifiutano di pagare i riscatti ai jihadisti. Sanno bene che quei soldi, spesi per salvare una singola vita che è finita nelle loro mani, verranno reimpiegati per finanziare il terrore islamista e costeranno la vita a molte altre vittime.

L’Italia è tra i Paesi che pagano sempre. Sempre. Lo ha fatto nel 2015 per riportare a casa Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due cooperanti rapite l’anno prima nella Siria divorata dalla guerra civile contro Assad e dai tagliagole dell’Isis. E lo ha fatto nei giorni scorsi per strappare Silvia Romano dai jihadisti di al Shabaab. Quattro milioni di euro. Questa la cifra che Roma avrebbe versato nelle loro tasche.

Il punto, infatti, non è la cifra che viene sborsata ma il fatto che, se si paga una volta e lo si sbandiera in giro, i jihadisti sanno che poi si pagherà sempre. Facendo il calcolo degli ultimi sequestri, per esempio, l’Italia avrebbe sborsato circa tra i 30 e gli 80 milioni di euro. Una cifra mai confermata ma che non si dovrebbe discostare poi tanto dalla realtà

Per molti non c’è limite alla cifra che uno Stato deve spendere per salvare la pelle a un proprio connazionale. Per altri, invece, i soldi non sono la strada giusta. Gli Stati Uniti, per esempio, è vero che non pagano almeno non ufficialmente, ma sono pronti a mettere a rischio la vita di un pugno di soldati mandandoli sul posto a liberare gli ostaggi.

Il ''problema'' sollevato da Bruxelles non riguarda il ritorno a casa della ragazza dopo 18 mesi di sequestro, quanto l'eventuale somma milionaria corrisposta ai suoi rapitori. Il motivo è semplice: quei soldi, come spiegato a Repubblica da Ali Dehere, portavoce di Al Shabaab, il gruppo terroristico che ha trattenuto Silvia nel cuore dell'Africa, saranno utilizzati per comprare armi. Armi, va da sé, che i terroristi impiegheranno per compiere altre nefandezze.

L'eco dell'intervista è arrivato nitido fino ai piani alti dell'Ue. Borrell è schizzato sulla sedia, manifestando un evidente malcontento: ''Il riscatto pagato? Sicuramente deve essere un problema, ma francamente non abbiamo ulteriori informazioni da darvi. Sono spiacente''. Le parole sono poche ma il messaggio è evidente: l'Europa non ha gradito il teatrino allestito da Giuseppe Conte, visto e considerando che dietro al ritorno della ragazza potrebbe esserci un'ingente cifra versata a uno dei gruppi terroristici più pericolosi del mondo.

''I soldi del riscatto pagato dall'Italia – aveva infatti affermato il portavoce dei terroristi di Al Shabaab - serviranno in parte ad acquistare armi, di cui abbiamo sempre più bisogno per combattere la jihad. Il resto servirà a gestire il Paese: a pagare scuole, comprare cibo e medicine che distribuiamo al nostro popolo, a formare i poliziotti che mantengono l'ordine e fanno rispettare le leggi del Corano".

''A me non risultano riscatti, altrimenti dovrei dirlo'', ha detto il ministro degli Esteri alla trasmissione "Fuori dal Coro", in onda su Rete 4. In merito all'intervista di Dehere, Di Maio è stato ancora più esplicito: ''Legittimo farsi delle domande, ma la prima domanda che mi faccio io è perché se un terrorista che viene intervistato e dice una cosa, la sua parola vale più dello Stato italiano? ''. Poco dopo anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha ribadito la linea del collega: ''Non ho notizia di pagamenti''.

Intanto l’esponente del Carroccio durante il proprio intervento definisce "neo terrorista" la volontaria di Africa Milele, liberata e tornata nella sua casa di Milano dopo diciotto mesi di prigionia, durante i quali – come ampiamente scritto – ha cambiato nome in Aisha e si è convertita all’Islam; quando ha fatto rientrato in Italia all’aeroporto di Ciampino, indossava una lunga e larga tunica tipica del credo religioso islamico.

Pagano interviene attaccano il governo, dicendo che ha "una volontà antireligiosa fortissima... quando poi però è arrivata la neo terrorista...". Appena Pagano pronuncia queste parole, non interviene il presidente della Camera Roberto Fico, ma la presidente di turno, che è Mara Carfagna: la politica di Forza Italia nel suo ruolo di "arbitro" riprende l’onorevole leghista, definendo "improprio" e "inaccettabile" quanto detto. Pagano, dunque, si difende dicendo di aver semplicemente citato quando scritto da un quotidiano: "Stavo citando un giornale…volevo evidenziare la differenza dell'atteggiamento verso alcuni luoghi di culto, anche dell'Islam moderato...".

Matteo Salvini ha commentato il caso sui social, e il caos attorno ad Aisha, scrivendo queste parole: "Il problema non è Silvia Romano, una ragazza mandata allo sbaraglio, usata dai terroristi per ottenere soldi e armi, esibita velata alle telecamere di tutto il mondo da un governo incapace di gestire l’emergenza, prima sanitaria, oggi economica e sociale".

Qui, insomma, l’ex ministro dell’Interno se la prende con la onlus che non le ha assicurato sufficiente protezione e con lo Stato italiano, responsabile della passerella a Ciampino, visto la presenza del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, al fianco della famiglia Romano stessa. Inoltre, Salvini se la prende con la maggioranza per come stia gestendo l’emergenza sanitaria e la crisi economica innescata dalla pandemia di coronavirus.

Dunque, il capo politico del Carroccio si scaglia contro il fondamentalismo islamico: "Lasciamo stare Silvia, cui auguro vita lunga e felice, e guardiamo al vero nemico, al vero pericolo per i nostri figli, per l’Italia, per il mondo, per la Libertà: l’Islam fanatico, integralista, violento, assassino". Infine, Salvini chiosa così: "Nessuno spazio, nessuna tolleranza, nessuna pubblicità o sostegno a questi delinquenti che nel nome del loro Dio portano morte, buio e paura in tutto il mondo. Mai più cedimenti ai terroristi, mai più riscatti, mai più silenzi. Viva la Libertà. Sempre".

Il ragionamento del presidente della Casa della cultura islamica di Milano, Mahmoud Asfa: «Mi chiedo come sia possibile considerare libera l’adesione a una religione mentre sei da mesi nelle mani di sequestratori tanto violenti come quelli di Al Shabaab. Poi, il fatto che abbia scelto di diventare musulmana dopo aver letto il Corano in italiano… Io stesso, che sono madrelingua arabo, spesso faccio fatica a comprendere cosa c’è scritto nel Testo sacro».

E si sa anche chi sono i jihadisti di Al Shabaab che non sono esattamente le dame della San Vincenzo. Sono quelli della strage di cristiani nel campus universitario di Garissa, sono quelli che non si fanno scrupolo di uccidere i fratelli musulmani che osano difendere i cristiani, sono quelli che hanno rapito nel 2011 e poi lasciato morire senza medicine Marie Dedieu, disabile e malata di cancro. Sono gli stessi che oggi, come ha spiegato il loro portavoce a Repubblica, useranno i soldi del riscatto per comprare armi e portare avanti il jihad

 

 

Regioni in pressing per la ripartenza dunque con la videoconferenza dei governatori. 'Chiederemo che i singoli enti possano presentare piani di riapertura', afferma Toti. Conte conferma di voler valutare se anticipare 'aperture ulteriori' dei negozi. Record per diminuzione di malati in Italia, -7mila. Ma in Lombardia tornano a salire i decessi, +222.

"Abbiamo una importante conferenza dei governatori delle regioni e poi ci sarà la conferenza Stato-Regioni. E' opinione di tutti che non si possa più aspettare oltre. E' opinione della maggior parte dei governatori che occorra stabilire dei piani di riapertura Regione per Regione. Al Governo chiederemo domani di modificare il Dpcm in vigore per consentire alle singole regioni di presentare dei piani di riapertura già dalla prossima settimana". Lo ha detto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti nel punto stampa quotidiano

"Poco fa la conferenza delle Regioni all'unanimità ha approvato un documento che chiede che fin da lunedì 11 maggio si possa riaprire il commercio al dettaglio e che dal 17 quando scadrà il dpcm firmato il 26 aprile scorso questa norma decada e venga totalmente attribuito alle regioni la responsabilità di elaborare un calendario completo di riaperture sin dal 18 maggio". Lo ha detto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti nel corso di un punto stampa.

Il governatore Luca Zaia è "pronto a far ripartire tutto anche prima del 18 maggio". E lo ha ribadito nella videoconferenza con gli altri presidenti delle Regioni, presente il ministro Boccia. "Porto avanti la volontà di proporre di poter aprire tutto. E' difficile pensare che l'apertura che abbiamo oggi, che è pressochè totale, sia un fatto di salvaguardia rispetto al riavvio di quello che è rimasto chiuso. Pensare che il capro espiatorio di questa partita sia la parrucchiera, gli estetisti o i negozi, decisamente no. Altri colleghi la pensano come me".

Gli addetti al settore turistico, sono tutti concordi nel sostenere che i 5mila euro a fondo perduto promessi dal governo siano un’elemosina. Un albergatore di Oristano, infatti, ci spiega che, per lui, la stagione turistica è già finita dal momento che ha già ricevuto molte disdette di prenotazioni che avevamo chiuso già da febbraio. Con la crisi imminente che sta per arrivare “non mi conviene riaprire visto e considerato che i pochi che si potranno permettere una vacanza andranno in B and B molto più economici del mio”.

L’unico provvedimento arrivato dal governo è stata la sospensione dei mutui per sei mesi. Mutui che “poi dovrò pagare con gli interessi e i 5mila euro che arriveranno non mi basteranno neppure a coprire tale spesa”, dice l’albergatore sardo secondo cui l’unica soluzione per andare avanti sarebbe se il governo stanziasse un fondo perduto pari al 10% di quanto fatturato l’anno precedente “così da premiare chi veramente paga le tasse”. Chissà se il grido d’aiuto lanciato da M.I.O. arriverà fino alle stanze di Palazzo Chigi e della task force di Vittorio Colao.  

Milano dove il clima era teso già da tempo. Valerio Tremiterra, titolare di due pizzerie napoletane e di un altro locale nel centro del capoluogo lombardo, ci rivela che, il giorno precedente al flash mob, secondo il quotidiano il Giornale un dirigente della Questura gli ha detto: “Noi non vi facciamo nemmeno avvicinare a 50 metri dal Duomo”. A quel punto l’imprenditore di origini napoletane ha ribattuto: “Perché il Duomo è di sua proprietà?” e ancora: “L’articolo 21 difende la libertà di manifestare e lei non mi può fermare”.

Davanti a tali parole, il dirigente della questura ha replicato: “Vedremo”. Un antipasto di quel che è avvenuto ieri. Che, poi, si è trattato di una protesta estremamente pacifica, nello stesso stile di quella che si è tenuta in Germania recentemente con le sedie in piazza distanziate l’una dall’altra di un metro e più. Una manifestazione portata avanti per far capire che “anche se il governo ha bloccato i licenziamenti, saremmo costretti a licenziare il 50% dei dipendenti perché Milano subirà un calo netto del turismo”, spiega Tremiterra.

A generare il panico vi è, poi, la mancanza di indicazioni chiare dal governo: “Circola voce - aggiunge l’imprenditore napoletano che saremo obbligati a mettere il plexiglass e che il distanziamento sociale dentro il ristorante sarà di minimo un metro. E, addirittura, non potremmo usare l’aria condizionata. Tutte ipotesi non confermate che fanno paura e ci aspettiamo di tutto”. Il rischio è che questi locali, una volta falliti, possano finire nelle mani di fondi d’investimento “che stanno entrando a gamba tesa nell’economia di Milano e non si sa chi ci sia dietro”, dice Tremiterra.

Salvatore Maresca, come riferisce il giornale titolare di 3 pizzerie Muu Muurezzella a Napoli e 2 a Milano, spiega: “Il settore della ristorazione e della movida è sempre stato ambito dalla criminalità perché c’è un flusso di cassa diretto e, in un momento come questo, lo Stato deve essere vicino a chi come me è sempre stato dalla parte della legalità”.

Al momento il signor Maresca ha già ricevuto la messa in mora per non aver pagato l’affitto di marzo-aprile per 3 dei suoi 5 locali. Ma non solo. Ad oggi, dalle banche non è arrivato ancora nemmeno un euro. “Una banca mi ha detto che non ha aderito alla convenzione dei 25mila euro, un’altra che la mia pratica è in valutazione e l’ultimo istituto di credito mi ha detto che deve fare valutazioni aggiuntive”. E aggiunge: “Io stesso non ho ancora ricevuto nemmeno le famose 600 euro”. Il problema riguarda sempre le prospettive future. “A Napoli, bene o male, noi lavoriamo anche con i concittadini, mentre a Milano, se togli i turisti e i fuorisede, non sapremo quando si ripartirà”, sentenzia Maresca che conclude: “Aprire il primo giugno è fallimento sicuro e io, col plexiglass, di sicuro non apro proprio più”.

Un falegname e un giardiniere hanno pensato al gesto estremo di togliersi la vita. Rappresentano tre casi emblematici di una categoria, quella dei piccoli artigiani, già in condizioni precarie prima dell’epidemia, che hanno avuto il colpo di grazia con il Covid-19. Ricordiamo che ieri si è verificato il primo suicidio a causa dell'epidemia. Un imprenditore di 57 anni si è impiccato all’interno della sua azienda nel quartiere periferico di San Giovanni a Teduccio, nel Napoletano.  un fabbro messo in ginocchio dal coronavirus. L’uomo vive da solo, non ha una casa e dorme all’interno del suo laboratorio dove si occupa di interventi su porte blindate, inferriate, infissi, cambi serratura.“Da marzo la situazione è diventata disastrosa - racconta al giornale -. La gente era a casa, nessuno ordinava i lavori e quindi noi siamo stati abbandonati al nostro destino. Le commesse sono calate in maniera drastica e spaventosa”.

Il fabbro svolge la sua professione da circa 40 anni. Per 35 anni ha lavorato in un laboratorio al Forte Boccea, zona ovest della Capitale. Poi il vecchio proprietario ha venduto a una ditta di costruzioni e hanno demolito l’edificio. “Ho dovuto cercare un altro locale per ripartire e dopo tanti anni non è semplice perché i clienti li perdi tutti”.

Intanto Matteo Salvini, a L’aria che tira, su La7, interviene sul tema della permanenza dell’Italia in Ue dell’addio all’euro.  "Continueremo a protestare, in Aula e fuori, nel rispetto delle regole. Del decreto "Aprile" non c’è traccia. Vedremo come dare voce alle persone a casa. Siamo a giovedì e non c’è traccia di questo decreto. Ci dicono per litigi interni alla maggioranza. Gli italiani stanno portando una pazienza enorme, quindi il problema non è che atteggiamento terrà la Lega, che ripeto sarà fermo e costruttivo se c’è bisogno andando anche nelle Aule del Parlamento a presidiare". D’altra parte era stato garantito al Paese che entro questa settimana sarebbe arrivato il decreto. "Aspettiamo venerdì, ma temo che non ci saranno segnali positivi e quindi come Lega valuteremo come dare voce alle persone che sono a casa".

Altri Paesi - dice poi, citando anche la Svezia - hanno una banca pubblica che garantisce soldi a imprese e famiglie. Si possono fare tante cose, ma se noi aspettiamo che sia Bruxelles a dire che possiamo salvare le vite degli italiani...". Il suo giudizio è negativo. Come è negativo il giudizio di larga parte dei cittadini del Belpaese.

"Visto che si parla tanto di Cina, noi giustamente imponiamo ai nostri imprenditori e ai nostri lavoratori 6mila norme, cavilli... in Cina non viene rispettata nessuna tematica di rispetto del lavoro e dell’ambiente. Quindi se l’Europa esiste, si ponga il problema di tutelare il nostro ambiente, i nostri lavoratori, i nostri imprenditori dalla concorrenza sleale di chi scarica nelle acque o in aria qualsiasi schifezza possibile. Se serve anche con tutele economiche, con dazi, non solo per motivi economici - non entro nel merito della diffusione del virus, che mi sembra evidente da dove sia partito. Se si deve tutelare l’ambiente va tutelato in tutti e cinque i continenti. Se dall’altra parte del mondo ci invadono con prodotti sottocosto senza nessun rispetto dell’ambiente".

"Sono contento che, smentendo tutti quelli che scrivono che l’opposizione è divisa, se si lavora con buona volontà si trova un impegno comune. Non è un attacco a una persona: un ministero così importante deve preoccuparsi che durante il Covid i mafiosi stiano in galera e non che escano di galera. Bonafede dice che farà un decreto per far tornare in carcere i boss? Io ormai ci credo solo se lo vedo".  

Infine il leader della Lega si concentra sul nodo giustizia. È stata depositata al Senato una mozione di sfiducia firmata da tutto il centrodestra nei confronti del Guardasigilli, Alfonso Bonafede, per evidente incapacità e inadeguatezza. "Sono contento, perché dopo ore e ore di lavoro, il centrodestra compatto unito ha trovato una posizione comune. Dopo i mille errori fatti, dalle rivolte nelle carceri, all’uscita dei boss mafiosi, ergastolani, delinquenti, spacciatori, assassini, ancora oggi il ministro ha detto ‘non è colpa mia, non è colpa del governo’ a me non interessa". "Conto che anche dentro la maggioranza ci sia qualcuno che si sta ponendo le stesse domande. Perché non è una questione di destra o di sinistra: sono usciti dei delinquenti che dovrebbero stare in carcere a vita senza una motivazione plausibile e altri ne usciranno. Sono contento che si offra agli italiani la possibilità di andare oltre perché si è portata fin troppa pazienza".

Poi, aggiunge, che bisogna chiarire sulle nomine, su cos’è accaduto, su pressioni o omissioni. "Io non so se abbia ragione il giudice Di Matteo o il ministro Bonafede, entrambi non possono aver ragione. Se ha torto un magistrato, è grave. Se ha torto il ministro, è doppiamente grave". Questa, secondo Salvini, è solo l’ultima di una serie di inadeguatezze, di incapacità, di oltraggi a decenni di lotta alla mafia, alla camorra e alla ‘ndrangheta che non possono essere ulteriormente tollerate anche per rispetto di chi lavora nelle carceri: donne e uomini in divisa della polizia penitenziaria, medici, volontari. Non basta la dimissione tardata e forzata del capo dell’amministrazione penitenziaria.

Poi Salvini si sofferma su un punto nevralgico per la maggioranza: l’immigrazione. "È criminogena l’idea di regolarizzare centinaia di migliaia di immigrati. Un conto sarebbe prorogare per un tempo limitato il permesso di soggiorno per quelli che già lavorano, un altro è fare una sanatoria generalizzata con tutti dentro, compresi delinquenti e fannulloni". La Lega appoggerebbe la maggioranza se presentasse un provvedimento per reintrodurre i voucher. "Lo faremmo, perché oggi l’alternativa è tra il lavoro e il non lavoro. In alcuni settori va reintrodotta la possibilità di essere assunti a tempo. I voucher in agricoltura, nel turismo e nel commercio. Reintrodurre la possibilità di assumere personale regolarmente non per tutta la vita mi sembra di buon senso".  

Politici, studiosi ed esperti discuteranno di come l'Europa e le istituzioni internazionali stiano gestendo la crisi generata dalla diffusione del virus, e quale sarà il suo impatto sulle politiche sanitarie, l'economia, e la cooperazione globale.

Nel giro di poche settimane, il Covid-19 ha cambiato le vite di miliardi di persone in tutto il pianeta: i sistemi sanitari sono in difficoltà, le misure di lockdown stanno avendo un impatto senza precedenti sulla vita sociale e sull'economia di tutti i paesi colpiti e il mondo s'interroga su cosa significhi questa emergenza. Non poteva dunque essere incentrata su un tema diverso l'annuale conferenza 'The State of the Union', oggi venerdì 8 maggio radunerà esperti da tutto il mondo per discutere cosa cambierà durante e dopo il passaggio del nuovo coronavirus.

Quest'anno l'ormai riconosciuto appuntamento fiorentino, organizzato dall'Istituto Universitario Europeo, sarà virtuale. Tre le sessioni in diretta online che si svolgeranno nell'arco della giornata.

"Serve una rotta concreta, è il senso del piano di rilancio che stiamo mettendo in opera. Abbiamo parlato di un nuovo piano Marshall ma perché non chiamarlo piano De Gasperi? Lancio qui la proposta". Lo ha detto il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. "Lo svilupperemo con tutte le istituzioni europee e i 27 stati membri - ha sottolineato - ma anche l'insieme dei cittadini che deve essere mobilitato e partecipare".  A fronte della crisi generata dal coronavirus "dovremmo essere all'altezza dei nostri padri fondatori e guardare al di là dei nostri interessi a breve termine". "Abbiamo le risorse - ha aggiunto Michel - abbiamo un potenziale di resilienza e di solidarietà".

L'Europa è di fronte "alla più grave crisi economica della sua storia, la risposta che daremo ne definirà il futuro. Le prime risposte sono andate nella giusta direzione ma ora è urgente definire ulteriori misure, serve un salto di qualità che non può che essere un grande piano per la ricostruzione". Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

"L'Italia ha chiesto dimostrazione reale di solidarietà da parte dell'Unione europea", ha sottolineato Di Maio. "Alcuni Paesi hanno chiuso le frontiere con l'Italia e abbiamo ricevuto aiuti prima da paesi extra Ue che da Paesi Ue", ha aggiunto. "Poi - ha proseguito - ci sono state le scuse avanzate dalla presidente Ursula von der Leyen e l'impegno a cambiare rotta ed è stato messo a punto un ventaglio di strumenti

Per l'Europa "è altamente desiderabile" una risposta di bilancio comune, che impedirebbe di lasciare sulle spalle dei singoli Paesi una risposta alla crisi innescata dal Covid-19 che rischia di costare il 10% del Pil dell'Eurozona con emissioni di debito comprese fra 1.000 e 1.500 miliardi di euro. L'allarme arriva da Christine Lagarde, presidente della Bce. "Dobbiamo prepararci come Unione" a fronteggiare la fase successiva della sfida posta dalla pandemia, spostando l'attenzione "dal fornire una rete di sostegno al favorire la ripresa".  

Lagarde, facendo appello a una risposta di bilancio comune europea, ha parlato di un "momento Schuman" per i Paesi europei, chiamati a fare uno sforzo di solidarietà e integrazione come in altre occasioni cruciali del passato. Ciascun Paese dell'Eurozona "deve poter rispondere come necessario" allo shock economico posto dalla pandemia, "altrimenti rischiamo di ampliare le asimmetrie e di uscire dalla crisi con una divergenza economica ancora più ampia"

"Non credo" che la sentenza dei giudici costituzionali tedeschi avrà un impatto significativo sulle politiche monetarie. Lo ha detto il commissario europeo agli Affari economici, Paolo Gentiloni. "La Commissione affermerà con molta forza questi due principi: il primo è il primato della giurisdizione europea, il secondo è l'indipendenza della Bce".

Intanto in un durissimo comunicato, i giudici europei hanno ribadito che la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea ''vincola il giudice nazionale per la soluzione della controversia dinanzi ad esso pendente''. Tradotto: soltanto Bruxelles può decidere quali sono gli atti contrari al diritto dell'Ue, e non i giudici di un Paese membro.

Scendendo nel dettaglio, nella nota si fa presente che "i servizi dell'istituzione non commentano mai una sentenza di un organo giurisdizionale nazionale''. Questa eccezione è stata fatta per ricordare come ''per garantire un'applicazione uniforme del diritto dell'Unione, solo la Corte di giustizia, istituita a tal fine dagli Stati membri, è competente a constatare che un atto di un'istituzione dell'Unione è contrario al diritto dell'Unione". Certo, la precisazione è arrivata ma senza dare risposte dirette ai giudici di Karlsruhe.

La Corte europea è stata chiara ed è andata subito dritta al punto per troncare sul nascere ogni possibile polemica: ''Al pari di altre autorità degli Stati membri, i giudici nazionali sono obbligati a garantire la piena efficacia del diritto dell'Unione''. Già, perché "solo in questo modo può essere garantita l'uguaglianza degli Stati membri nell'Unione da essi creata".

Dopo aver chiarito la situazione, gli stessi giudici europei hanno concluso il loro intervento precisando che, per evitare ulteriori dibattiti, la Corte "si asterrà da qualsiasi altra comunicazione a questo proposito".

Dietro alle parole utilizzate da Bruxelles, calibrate al massimo per apparire istituzionali, si nota un clamoroso e palese atto di accusa attraverso il quale la Corte di Giustizia dell'Unione europea ha puntato il dito contro la Corte Costituzionale tedesca, rea di ''compromettere l'unità dell'ordinamento giuridico dell'Ue''. Vedremo se nelle prossime ore arriverà la controreplica di Berlino.

Intanto l'accordo all'Euro gruppo sul Mes è vicino: è quanto si apprende da fonti Ue a poche ore dalla riunione dei ministri, che convergono su un'interpretazione estremamente ampia delle spese sanitarie che possono essere finanziate, una maturità dei prestiti a 10 anni e un tasso d'interesse bassissimo, poco sopra lo 0,1% annuo. La linea di credito potrà essere usata per le spese sanitarie fino al 2% del Pil e i ministri sono d'accordo nel definire queste spese nel loro complesso, non solo per respiratori o terapie intensive.

"Tutti gli Stati della zona euro sono idonei a chiedere" il Mes, "potranno prendere il 2% del loro Pil, scadenze e interessi saranno molto favorevoli, e la sorveglianza sarà semplificata": lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis. "L'obiettivo principale di oggi è trovare un accordo", in modo che "possa essere formalmente adottato la prossima settimana dal board dei governatori del Mes".

La nuova di linea di credito del Mes, dopo l'accordo di oggi, all'Eurogruppo, "sarà pienamente operativa a partire da metà maggio": lo ha detto il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno. "Tutti potranno prendere prestiti fino al 2% del Pil, a condizioni molto favorevoli e con lunghe scadenze. Questo coprirà i costi sanitari diretti e indiretti, che sono lievitati", ha aggiunto.

La sentenza emessa dalla Corte Costituzionale mette in luce alcune controversie tra diritto europeo e quello dei singoli stati. Il primo prevale sempre sul secondo, stando ai trattati costitutivi dell’Ue, ma la decisione dei giudici tedeschi sostiene che questo sia vero solo fino a quando non intacca l’identità costituzionale dello stato membro. Infatti, stando alla sentenza della Corte di Karlsruhe, tutto quello che concerne la politica monetaria e il bilancio finanziario di una nazione permette a uno stato costituzionale di essere pienamente democratico. Quindi, in buona sostanza, nel caso in cui i programmi europei di natura economica e fiscale intacchino pesantemente il bilancio dello stato, in totale autonomia la Germania può decidere di non parteciparvi. Ovviamente, questo contrasta con il principio di comunità che ha animato la fondazione dell’Unione Europea  

Questa sentenza crea un precedente che potrebbe avere conseguenze sugli sforzi messi in atto dalle istituzioni europee per approvare un programma d’aiuti per gli stati colpiti dal coronavirus, si diceva. A pensarla così è l’ex vicepresidente della Bce, Vitor Constâncio, che su Twitter ha parlato di “grande rischio” che potrebbe dare la stura a nuovi ricorsi giudiziari (d’altronde la Polonia, per bocca del suo viceministro alla Giustizia, ha già fatto sapere che “la Germania difende la propria sovranità: l’Unione Europea fa solo ciò che le permettiamo noi stati membri”).  

Alla fine, il nodo da sciogliere resta sempre lo stesso: se la Bce - usando l'espressione della presidente Christine Lagarde - sia qui per "chiudere gli spread" oppure no. Che, letta da Karlsruhe, equivale a dire se la Bce, mentre combatteva la deflazione ieri, e lo shock da lockdown oggi, non stia facendo finanziamento monetario ai Paesi ad alto debito.

Dopo la sentenza della Corte tedesca sul quantitative easing c'è un problema che emerge: rifondare l'Europa su principi nuovi e tornare ad avere un controllo sulla moneta e sulla legislazione", ha infatti dichiarato il segretario della Lega in occasione dell’ospitata alla rubrica Start su Sky Tg 24.

Nel corso dell’intervento in televisione, il numero uno del Carroccio ha tenuto il punto circa le misure e i provvedimenti – carenti e in ritardo – che l’Ue ha adottato a sostegno dell’economia del Vecchio Continente, travolto come il resto del mondo dall’emergenza sanitaria causa pandemia di coronavirus, spiegando come le mezze decisioni prese sul Mes (attivazione del Fondo Salva Stati per le spese sanitarie), Recovery Fund, Bei e Sure non siano certamente sufficienti per dare uno choc positivo all'economia italiana e continentale.

Matteo Salvini (ri)lancia la sfida dall’Unione europea, proponendo di rifondare l’unione politica e monetaria su nuovi principi, così da permettere a ogni Stato membro di non cedere troppa sovranità.

L’Italia risulterebbe il Paese colpito dalla peggiore recessione assieme alla Grecia, vedendo confermate le previsioni iniziali che indicavano Roma e Atene fanalini di coda. Meno 9,5% la previsione per l’Italia, meno 9,7% per la Grecia, che rischia di subire contraccolpi durissimi dal sostanziale blocco del settore turistico

Il Pil dell’Eurozona dovrebbe scendere del 7,7% nel 2020 per poi rimbalzare del 6,3% nel 2021. Lo prevede la Ue, dando dunque corda alla narrazione di una “crisi a V” con tonfo in un anno e rimbalzo nel periodo successivo. Nel suo rapporto economico primaverile, giustamente, la Commissione ricorda che le previsioni sono soggette a un “ampio grado di incertezza”, ma l’ordine di grandezza delineato comincia a essere nell’ordine vicino alla realtà che nelle scorse settimane già colossi dell’analisi come McKinsey e Prometeia avevano iniziato a delineare.

Secondo le previsioni, segnala l’Adnkronos, “tutti i Paesi dell’Ue e dell’Eurozona accuseranno crolli del Pil superiori al 4% quest’anno: tra le principali economie, Germania -6,5%, Francia -8,2%, Spagna -9,4%, Olanda -6,8%, Polonia -4,3%”. Varsavia risulterebbe la “prima della classe” pur con una decrescita di ampia portata, vedendo premiata la tempestività degli interventi economici che il governo conservatore del partito “Giustizia e Libertà” ha sdoganato anche in un contesto di diffusione relativamente contenuta del contagio economico. Nel complesso, il progetto di sostegno per le aziende è stimato al 6,7% del Pil, la dimensione dell’assistenza diretta al 7,4% del Pil e nel complesso Varsavia ha messo in campo misure pari a un quinto dell’economia nazionale.

La Bce secondo il Secolo d Italia ha il coronavirus e deve stare in quarantena. Paradossalmente potremmo leggere così la decisione della Corte costituzionale tedesca che ha intimato l’altola’ a Francoforte. “Non vi azzardate a spendere ancora, voi dovete solo sorvegliare le politiche monetarie e non deciderle, altrimenti noi tedeschi ci rimettiamo”. La sostanza è questa. Hanno intimato alla Bce di spiegare che cosa si sono messi in testa, per inibire l’acquisto di titoli di Stato.

I no euro stanno in Germania continua il giornale diretto da Francesco Storace... Perché saranno loro a sfasciare la costruzione europea con questi atteggiamenti. Assolutamente vero quello che ha detto Giorgia Meloni dopo la sentenza della consulta tedesca contro la Bce. “La BCE non è proprietà tedesca, è anche dell’Italia, visto che ne possediamo il 14% e visto che le abbiamo delegato il potere di emettere moneta. In questa fase di emergenza la BCE deve fare quello che fanno tutte le banche centrali del mondo: immettere liquidità e acquistare illimitatamente titoli di Stato, altrimenti non sappiamo cosa farcene di questa BCE e di questa Unione Europea. Se ad altri sta bene vivere da servi dei tedeschi, problemi loro, noi difenderemo con ogni mezzo la libertà e la sovranità del popolo italiano”.

Nel suo  interviento Claudio Borghi mette in luce che , con la decisione della Corte Costituzionale tedesca, abbiamo l affermazione della propria superiorità come fonde del diritto, al di sopra della Corte di Giustizia Europea. Quindi mentre la Germania afferma la sua superiorità su tutti gli altri ordinamenti, la Costituzione Italiana viene distrutta dall’alto dall’Europa e dal basso dai Decreti di Giuseppi Conte. Insomma l’Europa si divide fra paesi che difendono le proprie prerogative ed altri che le lasciano straccaire, e sarebbe utile sentire il Presidente della Corte Costituzionale Cartabia sulla materia.

Tale pretesa di sovra ordinazione giurisprudenziale del Giudice delle leggi tedesco rispetto alla Corte Europea di Lussemburgo è resa manifesta dal richiamo alle norme della Grundgesetz assuntivamente lese dal QE: art. 38, in combinato disposto con l’art. 20, e art. 79, i quali licitano la sovranità esclusiva dei cittadini tedeschi e dei relativi corpi elettivi. Non appaia curioso che il Paese guida della UE manifesti, per tali vie, una conclamata dichiarazione di sovranismo, coerente con la sua storia come Stato Nazionale. Gli scenari aperti dalla sentenza tedesca, adombrati con le precedenti analisi che l’hanno preannunciata, già pubblicati sul questo sito , da un lato danno conto del perché alti esponenti del Governo germanico, tra cui la stessa Merkel, si siano negli ultimi giorni dichiarati disponibili per il diverso programma denominato recovery fund, ciambella di salvataggio connotata dal controllo (ritenuto insufficiente per il QE) della Commissione europea sulle condizioni di politica economico-fiscale che possono essere imposte ex art. 122 TFUE agi Stati indebitati. Dall’altro aprono ad una crisi potenzialmente esplosiva della configurazione dell’Europa sancita da Maastricht in poi, e al suo stesso venir meno; e dimostrano l’inconsistenza della dialettica europeisti/sovranisti, piuttosto riconducibile alla strutturale equivocità del processo di formazione dell’Unione: costituita sulla moneta comune invece che su princìpi autenticamente federativi.

Il Financial Times, in un editoriale firmato dal board del giornale, ha definito la decisione dei giudici tedeschi “una sentenza errata”, spiegando anche che “getta luce su una delle principali vulnerabilità dell’eurozona: cioè che la Bce ha dato prova di essere l’unica istituzione europea in grado di agire rapidamente e in modo risoluto per proteggere l’unione monetaria europea”.

La sentenza emessa dalla Corte Costituzionale mette in luce alcune controversie tra diritto europeo e quello dei singoli stati. Il primo prevale sempre sul secondo, stando ai trattati costitutivi dell’Ue, ma la decisione dei giudici tedeschi sostiene che questo sia vero solo fino a quando non intacca l’identità costituzionale dello stato membro. Infatti, stando alla sentenza della Corte di Karlsruhe, tutto quello che concerne la politica monetaria e il bilancio finanziario di una nazione permette a uno stato costituzionale di essere pienamente democratico. Quindi, in buona sostanza, nel caso in cui i programmi europei di natura economica e fiscale intacchino pesantemente il bilancio dello stato, in totale autonomia la Germania può decidere di non parteciparvi. Ovviamente, questo contrasta con il principio di comunità che ha animato la fondazione dell’Unione Europea.

Questa sentenza crea un precedente che potrebbe avere conseguenze sugli sforzi messi in atto dalle istituzioni europee per approvare un programma d’aiuti per gli stati colpiti dal coronavirus, si diceva. A pensarla così è l’ex vicepresidente della Bce, Vitor Constâncio, che su Twitter ha parlato di “grande rischio” che potrebbe dare la stura a nuovi ricorsi giudiziari (d’altronde la Polonia, per bocca del suo viceministro alla Giustizia, ha già fatto sapere che “la Germania difende la propria sovranità: l’Unione Europea fa solo ciò che le permettiamo noi stati membri”).

Già dal 2012 alcuni membri della Cdu si erano opposti al bazooka pensato dall'allora presidente della Bce, Mario Draghi. In particolare i parlamentari tedeschi non avevano condiviso il programma Omt (Outright Monetary Transactions), le operazioni di acquisto illimitato di titoli di stato a breve termine dei paesi in difficolta'. Questi acquisti illimitati possono scattare in caso di richiesta di intervento del Fondo salva stati, Mes, di cui in questi giorni si parla tanto. Per i ricorrenti tedeschi permettere alla Banca Centrale di comprare titoli di stato di un paese dell'Eurozona senza limiti equivale a finanziare direttamente gli stati e quindi si tratta di una pratica che va contri i trattati. A giugno 2016, pochi giorni prima, il referendum sulla Brexit, la Corte costituzionale tedesca ha dichiarato legittimo il programma di acquisto di titoli di Paesi in crisi (Omt)varato dalla Bce nel 2012 respingendo il ricorso presentato da un gruppo di cittadini.  

La cancelliera Angela Merkel, secondo la Dpa, avrebbe detto che i giudici hanno mostrato chiaramente alla Bce i suoi confini. Vitor Constancio, ex vicepresidente della Bce con Draghi, vede il "grosso rischio" che la sentenza apra a un'ondata di nuovi ricorsi in Germania finendo per coinvolgere il 'Pepp'. Christine Lagarde ha nei fatti assicurato che il Pepp avrebbe tenuto a bada gli spread deviando dalla 'capital key'. Ma sono proprio queste deviazioni - che ad oggi rappresentano l'unico freno a una spirale del debito in Paesi come l'Italia - ad essere nel mirino della Corte tedesca. La Bce, poi, con il 'Pspp' ha finora mantenuto in bilancio i circa 2.300 miliardi di debito pubblico dei Paesi dell'Eurozona acquistato, rinnovando con nuovi acquisti i bond che man mano giungevano a scadenza. E promette di farlo finché servirà. Anche qui i giudici mettono un'ipoteca. Che rischia di far tramontare definitivamente l'ipotesi che possa essere la Bce, in definitiva, a farsi carico del conto salatissimo delle due crisi, quella del 2008 e quella attuale, tenendo il debito in eterno o persino comprando bond perpetui.

Significative le parole di Jens Weidmann, presidente della Bundesbank e consigliere Bce: i giudici rilevano "un margine sufficiente di sicurezza al finanziamento monetario dei governi", "sosterrò gli sforzi per soddisfare questo requisito". E poi ci sono le conseguenze istituzionali. A partire dal monitoraggio della Bce demandato dai giudici a Parlamento e governo tedesco, paradossale vista la storia tedesca: tanto che il commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, è costretto a ricordare che "la Bce è un'istituzione indipendente. La sua indipendenza è alla base della politica monetaria europea".

Le parole di Olaf Scholz, ministro delle Finanze tedesco, tradiscono l'imbarazzo di Berlino: "proprio in questi giorni, in cui a causa della pandemia siamo di fronte a uno sforzo notevole, la moneta unica e la politica monetaria comune ci tengono uniti in Europa". E poi c'è l'umiliazione, sul piano giuridico, inflitta alla Corte di giustizia europea, la cui sentenza del 2018 a favore della Bce è giudicata dai colleghi tedeschi "insostenibile". Tanto da costringere un portavoce della Commissione Ue a riaffermare "il primato della legge europea, e il fatto che le decisioni della Corte europea sono vincolanti su tutte le corti nazionali".

Secondo Vicenzo Sofo  della Lega, in una sua dichiarazione al Corriere del Sud,ci ha detto che il Sud chieda autonomia e si organizzi in macro regione per uscire dalla crisi ... "Invito i governatori ci ha detto delle regioni del Sud Italia a riflettere sull'opportunita' di costituire un tavolo permanente per gestire insieme l'uscita dalla crisi, chiedendo al governo autonomia. I dati sul numero di decessi e sui tassi di contagio indicano che il meridione non ha bisogno di attendere il Nord per ripartire. Al contrario, il Sud deve cogliere l'occasione per iniziare a crearsi un percorso di sviluppo autonomo dalla meta' settentrionale del nostro Paese, cosa che i ministri Boccia e Provenzano dovrebbero incentivare invece che ostacolare." Cosi'  l'eurodeputato della Lega Vincenzo Sofo, che ha poi spiegato:

"La crisi dovuta al coronavirus ha innescato dinamiche nuove che il Mezzogiorno deve affrontare subito, cito ad esempio la voglia di ritornare a vivere nel luogo di origine di moltissimi meridionali emigrati che puo' trasformarsi per questi territori in occasione di ripopolamento o la crisi del settore aereo che rischia di aumentarne l'isolamento. Brexit e coronavirus stanno rimettendo in discussione lo status quo dell'Italia e dell'Europa aprendo al nostro Mezzogiorno uno spazio per riscattarsi ma serve che esso agisca unito e coordinato per rispondere alle imminenti sfide che si trovera' davanti e che potrebbero riportalo al centro della vita politica ed economica del Paese o farlo definitivamente sparire", ha concluso Sofo.  
 
 
 
 
 
 

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