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Mercoledì, 26 Giugno 2019

L'intenzione di affondare il coltello non c'è. A Bruxelles in questi giorni si discute molto di nomine, oltre che di Brexit, e il problema dei conti pubblici italiani può continuare a restare sullo sfondo a patto che il governo Conte si mostri disponibile a trovare una soluzione con la Commissione. Questo è il ragionamento che in via XX Settembre, sede del ministero dell'Economia, si continuava a ripetere anche ieri, giornata di silenzio per i due vicepremier che stasera, o più probabilmente domani, incontreranno a palazzo Chigi il premier Giuseppe Conte.

Tre scogli importanti che si legano a doppio nodo l'uno con l'altro. Tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, però, c'è il premier Giuseppe Conte, che sembra averne abbastanza del ruolo di "avvocato del popolo" che si è ritagliato nell'ultimo anno. Dopo le elezioni europeo, ha infatti iniziato a giocare un'altra partita che trova la facile sponda con il Quirinale e le cancellerie di Bruxelles. In questa partita l'ostacolo maggiore è la Lega, forte del consenso popolare incassato nelle ultime due settimane.

Domani si incontreranno i direttori del Tesoro dei Paesi europei mentre alla fine della settimana toccherà ai ministri dell'Economia. Si tratta di riunioni importanti che serviranno a guadagnare tempo e evitare che il Consiglio europeo, a cui la Commissione ha avanzato la proposta di procedura di infrazione, adotti l'iter "più rapido" che porterebbe a una decisione già nel prossimo mese di luglio. Salvini, però, non sembra propenso a seguire la strada del compromesso suggerita da Conte. La proposta dei minibot messa sul tavolo dal leghista Claudio Borghi dimostra che l'obiettivo è alzare i toni dello scontro. L'intento della misura è pagare i debiti contratti dalla pubblica amministrazione con imprese e famiglie, ma c'è chi ci vede il tentativo di creare le condizioni per uscire dall'euro. Da Palazzo Chigi fanno sapere che il problema non si pone perché questi buoni del Tesoro alternativi hanno "evidenti criticità tecniche" e, quindi, non possono essere presi in considerazione. Devo poter condurre insieme al ministro dell'Economia, Giovanni Tria, il negoziato senza distonie e cacofonie", mette in chiaro il premier. Che ancora una volta non si fa problemi a mettere sul tavolo le proprie dimissioni. "Se Di Maio e Salvini non accetteranno un compromesso con l'Ue, rischiamo di andarcene tutti a casa - avverte - di certo me ne vado io".  

"Non vorrei che una Lega forte del risultato della consultazione europea si lasciasse prendere da prospettive di predominio, e assumesse via via atteggiamenti sempre più strumentali". In un lungo colloquio con Massimo Franco sul Corriere della Sera, Conte rompe gli argini e sfida apertamente Salvini. "La composizione del nostro Parlamento non è cambiata", mette in chiaro. "Se la Lega aspira a capitalizzare un consenso politico in un sistema fondato sulla democrazia parlamentare come il nostro, non può che passare da elezioni politiche - incalza - deve assumersi la responsabilità di chiedere nuove elezioni politiche e poi vincerle. Le elezioni europee - continua - hanno una logica e prospettive diverse". In chiaro il leader del Carroccio, così come Di Maio, continua ad assicurare che il suo obiettivo è la fine della legislatura e che un punto di incontro non solo è possibile ma non è nemmeno lontano. Ma molto dipende dalle prossime mosse del ministro dell'Economia Giovanni Tria che si è già dimostrato più vicino a Conte e al Quirinale che alle posizione dei due alleati gialloverdi.

Intanto Il ministro dell'Economia Giovanni Tria è "sicuro" che con Bruxelles sarà trovato l'accordo sullo squilibrio dei conti, così come è altrettanto certo che la vicenda dei minibot, che ha derubricato a scambio di opinioni, non sarà "trattata a livello di governo".

Da Fukuoka, al termine della due giorni di lavori del G20 finanziario, il ministro ha ricordato che sulla procedura e sul deficit c'è "un negoziato e un dialogo con la Commissione Ue e sono sicuro che troveremo una soluzione perché il governo italiano è solito rispettare le regole di bilancio dell'Ue". Dopo, "proveremo a dimostrare che il nostro programma le rispetta. Dobbiamo discutere su come misurare alcuni indicatori e questa è la situazione". Sul deficit, invece, "andremo sotto intorno al 2,2-2,1%", ha rilevato ancora, ricordando che "le aspettative sono quelle scritte nel Def". In altri termini, il messaggio è che il quadro tracciato è in linea col percorso concordato con l'Ue e potrà essere rispettato senza alcuna manovra correttiva, usando i risparmi di reddito di cittadinanza e di quota 100, nonché tutti quelli generati da altre voci, come i dividendi. Sui minibot, suggeriti dalla Lega per saldare i debiti arretrati della pubblica amministrazione, la questione per il ministro è chiusa, malgrado i commenti al rilancio delle forze che sostengono l'esecutivo. "Non credo che ci sia una discussione interessante perché abbiamo discusso di alcune opinioni, ma non è una questione principale che andremo a trattare a livello di governo", ha sottolineato. Nei bilaterali e negli incontri avuti al G20 sono stati trattati vari temi: ad esempio, l'economia globale col segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin; di Ocse col suo segretario generale Angel Gurria; di un progetto specifico con Kristalina Georgieva, Ceo della Banca Mondiale. "Si tratta dell'apertura a Roma di un centro di ricerca che è finalizzato agli studi sulle migrazioni e l'Africa, e i temi collegati. Ne abbiamo abbiamo discusso e sta andando avanti", ha spiegato Tria.

Premier e ministro dell'Economia condividono la stessa linea e, supportati anche dal Quirinale, intendono convincere Bruxelles che non serve una manovra correttiva ma solo una sistemazione tabellare di alcune voci del bilancio pubblico per rientrare nei parametri. L'idea è di dirottare i risparmi di Reddito e Quota 100 sul deficit e promettere che non ci saranno risorse aggiuntive per sanità e pubblico impiego. In questo modo, secondo la Commissione, l'Italia non rientrerà subito nei parametri del 2,1% ma resterà poco sotto il 3% in modo da evitare la procedura e rimandando alla legge di Bilancio di ottobre - e alla nuova Commissione - ulteriori trattative e possibili limature.

Se è questa la cornice di disponibilità che la Commissione è destinata a concedere, Conte e Tria poco comprendono le intemerate dei due vicepremier in grado solo di allarmare i mercati e scoraggiare gli investitori. Trattare con Bruxelles, ma arrivare comunque ad un accordo, è la linea che Conte vuole proporre ai due leader e sulla quale non intende mollare, anche a costo di dover cedere il passo. Anche se Di Maio e Salvini continuano a marcarsi

Per il Fondo monetario internazionale, "la politica di spesa pubblica espansiva dell'Italia potrebbe costituire una grave violazione delle regole di bilancio" dell'Unione europea. Il senso degli allarmi che riecheggiano negli ambienti che contano è sempre lo stesso: qualora dovesse andare avanti su questa linea, il governo Conte porterebbe automaticamente l'Italia fuori dall'Eurozona. A preoccupare non è solo la sfida lanciata da Matteo Salvini alle regole comunitarie ma anche l'idea di iniziare a emettere mini buoni del Tesoro. "In Europa ci sono regole comuni che tutti i Paesi devono rispettare", tuona la leader dei Verdi tedeschi, Annalena Baerbock, in una intervista al Corriere della Sera anticipando così quella che sarà la crociata dei tedeschi contro l'Italia in Europa. "I governi nazionali devono presentare piani nei quali spiegano in che modo attraverso un'equa politica fiscale e finanziaria intendono ridurre il deficit e riportare sotto controllo il debito per evitare una procedura d'infrazione - continua - quando non accade, la Commissione in quanto guardiana dei Trattati, deve avviare la procedura di infrazione".  

Secondo l'agenzia di rating Moody's, però, a convincere l'esecutivo italiano a cambiare atteggiamento non sarà Bruxelles che fa la voce grossa con la procedura d'infrazione, ma piuttosto "il deterioramento del sentiment di mercato" che metterà "pressione sul governo affinché aggiusti il tiro della politica" di bilancio. L'arma sul tavolo della finanza è ovviamente lo spread tra i nostri Btp decennali e i Bund tedeschi. Le incursioni si sono già fatte sentire nei giorni scorsi mentre la Lega metteva sul tavolo del ministro dell'Economia Giovanni Tria l'idea dei minibot. Una proposta che ha subito trovato il muro della Bce e della stessa Unione europea. "Se consideriamo l'emissione di tali titoli molto improbabile, il fatto che la proposta sia riemersa è negativo sul credito", fanno sapere gli analisti di Moody's che sono pronti a considerare l'emissione dei minibot come "primo passo verso lo stabilire una moneta parallela e una mossa preparatoria affinché l'Italia esca dall'area dell'euro".

A Berlino non sono pochi quelli che fanno il tifo perché la Commissione europea apra la procedura di infrazione contro l'Italia.

Dalla politica alla finanza sta, infatti, montando la richiesta di una prova di forza contro Roma per lanciare un messaggio netto a tutti quei Paesi non allineati che non intendono seguire le regole imposte dall'Unione. Così, mentre a Strasburgo si sta formando il blocco anti sovranisti per impedirgli di toccar palla nelle commissioni, a Bruxelles sta montando il pressing per bloccare i provvedimenti promessi da Lega e Cinque Stelle in campagna elettorale.

Già nei giorni scorsi l'Istituto per la ricerca economica tedesco (Ifo) aveva appoggiato la richiesta della Commissione europea di avviare una procedura di infrazione per disavanzo eccessivo nei confronti dell'Italia. Secondo il presidente Klemens Fuest, la misura andava adottata già "mesi fa" quando Bruxelles aveva aveva dato l'ultimatum all'esecutivo italiano invitandolo a modificare "la propria politica di bilancio". "Il governo Conte - ha spiegato l'economista all'emittente radiofonica tedesca Deutschlandfunk - ha detto che cambierà politica fiscale, ma nella direzione sbagliata, con massicci tagli delle tasse e aumento della spesa". Questo, a detta del numero uno dell'Ifo, porterebbe automaticamente l'Italia fuori dai parametri imposti da Bruxelles obbligando, dunque, la Commissione europea a usare il pugno duro per far cambiare i piani ai gialloverdi. "Altrimenti - è il suo avvertimento - si possono abolire le regole di bilancio dell'Ue in questo stesso momento".

A Fukuoka s'è "discusso di tutto tranne che di Italia: s'è parlato di problemi globali che riguardano l'andamento economico", ha assicurato Tria, in risposta a una domanda specifica. "Si è parlato di molti rischi, dalla hard Brexit ai rischi geopolitici, ma nessuno ha menzionato l'Italia", ha ribattuto da parte sua il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, presente con Tria a un breve incontro coi media. "Si è parlato di questioni strutturali, più che congiunturali. E si è dato per acquisito che abbiamo avuto un rallentamento e che si sta uscendo, a meno che questi rischi di protezionismo e geopolitici, non rendano - ha aggiunto - più difficile il rientro a un passo di crescita sostenuto".  

Coi leader europei, di Germania, Francia, Spagna e Olanda, invece, c'è stato un giro di opinioni su diversi argomenti in discussione: l'Esm, il bilancio dell'eurozona e i preparativi in vista dell'Ecofin del Lussemburgo. E poi il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici. Un incontro definito costruttivo, parte di un percorso di confronto. "Ho avvertito veramente che il ministro Tria è conscio di quello che deve fare", ha commentato Moscovici, per quello che appare un assist sul ministro attaccato da Roma per le sue frasi sui minibot. Moscovici, che si è detto convinto che il processo sarà completo prima della decadenza dell'attuale commissione, ha detto di vedere "un ampio supporto all'approccio seguito".  

Intanto dopo i numeri negativi fatti registrare a marzo, anche ad aprile l'Istat registra dati in calo per l'industria italiana", ha affermato il Codacons in una nota.

Secondo la rilevazione dell'Istat relativa al mese di aprile, l'indice destagionalizzato della produzione industriale è sceso dello 0,7% rispetto a marzo. Nella media del trimestre febbraio-aprile, permane una variazione positiva (+0,7%) rispetto al trimestre precedente.

Corretto per gli effetti di calendario (20 giorni lavorativi nell'aprile scorso contro i 19 del 2018), ad aprile l'indice complessivo è diminuito su base annua dell'1,5%.

Ampie diminuzioni contraddistinguono i beni strumentali (-3,8%) e i beni intermedi (-2,6%), mentre diminuiscono in misura più contenuta i beni di consumo (-0,6%). I settori di attività economica che invece registrano variazioni annue positive sono la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+5,8%) e le industrie alimentari, bevande e tabacco (+4,9%).

Crollo netto per la produzione italiana di autoveicoli, giù del 17,1% rispetto all'anno precedente. La contrazione accumulata nei primi quattro mesi dell'anno arriva in questo modo al 14,7%.

L'iter della prossima manovra parte già con il gap di 23 miliardi da trovare per sterilizzare quelle clausole che farebbero aumentare l'Iva. A questo bisogna poi aggiungere gli obiettivi, le priorità e le richieste di ciascun leader. In campagna elettorale Salvini ha promesso che ridurrà la pressione fiscale con la flat tax al 15%. Una misura dai costi proibitivi, se associata al reddito di cittadinanza e a "quota 100", ma su cui il leghista non ha alcuna intenzione di arretrare di un millimetro. Di Maio, invece, punta tutto sul salario minimo orario. Un'altra norma dai costi non proprio contenuti. Il tutto mentre aleggia sull'Italia lo spettro della procedura di infrazione per debito eccessivo. Nel colloquio col Corriere della Sera di oggi, Conte invita Salvini a fare "attenzione a sfidare la Commissione europea". "Se (la procedura, ndr) viene aperta davvero, farà male all'Italia - lo avverte - ci assoggetterà a controlli e verifiche per anni. Con il risultato di compromettere la nostra sovranità in campo economico: una bella eterogenesi dei fini, per questo governo che è geloso custode dell'interesse nazionale - continua - senza considerare che potrebbero essere messi a rischio i risparmi degli italiani".

 

 

 

 

 

 

 

Si tratta dell'ennesima rapina finita in tragedia. Un tabaccaio ha sparato e ucciso un ladro che stava cercando di svaligiargli il negozio.
Un tabaccaio ha sparato e ucciso un ladro che aveva tentato l'assalto nella notte alla sua tabaccheria. È successo a Pavone Canavese, alle porte del quartiere San Bernardo di Ivrea. Tre persone hanno tentato l'assalto alla tabaccheria, in via Torino: il titolare, che abita sopra il locale, è uscito con una pistola e ha ucciso uno dei malviventi, originario della Moldavia. Ascoltato in procura, l'uomo è stato indagato per eccesso colposo di legittima difesa.

«Totale solidarietà al tabaccaio, che spero possa fruire della nuova legge che garantisce la legittima difesa a tutti», ha detto Salvini. «Attendendo rispettosamente le comunicazioni della procura di Ivrea - ha aggiunto Salvini, parlando a Firenze -, quello che so è che si tratta di un commerciante 67enne incensurato, persona perbene, che deteneva legalmente un'arma, che è stato vittima di 5, 6, 7, 8 precedenti furti e rapine, che stanotte si è svegliato, si è ritenuto in difficoltà, aggredito, ha sparato. Purtroppo qualcuno è morto: però se invece di fare il rapinatore questa persona avesse fatto un mestiere onesto, oggi staremmo parlando di altro».

Nella sua intervista all'Adnkronos, il benzinaio difende a spada tratta Marcellino Iachi Bonvin. "Noi lavoratori- continua Stacchio- vendiamo prodotti dello Stato che sono di tutti: chi fa una rapina fa un danno non solo al proprietario dell'attività, ma anche all'intera cittadinanza. Il tabaccaio ha tutelato la sua vita e i soldi dello Stato". Per Stacchio, "la vita è sacra e va difesa fino alla morte. Il clero fa credere che Dio sia amore e perdono, ma Dio è stato violento fin dal diluvio universale. Questi malviventi fanno un danno anche ai loro connazionali che vivono e lavorano in Italia rispettando le leggi".  

"La vera vittima non è il morto, ma il tabaccaio - attacca Stacchio - Basta con l'ipocrisia per cui uno deve dormire di notte con l'ansia che qualcuno possa entrare nella sua abitazione. Dov'è lo Stato?"  

L'esercente intorno alle 3 di notte ha sorpreso all'interno della sua attività tre malviventi. Uno di loro, un moldavo di 23 anni, aveva non mano un palanchino, ovvero un ferro probabilmente usato per forzare la saracinesca del negozio. Le telecamere di videosorveglianza potranno forse chiarire l'esatta dinamica dei fatti. Sul caso indaga la polizia e la procura di Ivrea, che a breve ascolterà Bonvin, ha aperto un fascicolo con l'ipotesi di eccesso di legittima difesa. I pm stanno cercando di capire se in questo caso è applicabile la nuova norma voluta dal ministero dell'Interno e approvata dal Parlamento.  

Il malvivente rimasto ucciso è originario della Moldavia ed era incensurato. Così come incensurato è il titolare della tabaccheria che negli ultimi anni aveva subito numerosi furti. I pm lo hanno già iscritto nel registro degli indagati: l'ipotesi è "eccesso di legittima difesa". Secondo quanto apprende l'Agi, infatti, il ladro non sarebbe stato armato di pistola ma in mano avrebbe avuto un palanchino, ovvero un ferro usato per forzare la saracinesca del negozio. Le telecamere di videosorveglianza potranno forse chiarire l'esatta dinamica.

Dopo l'approvazione in Parlamento, questo potrebbe essere il primo caso di cronaca in cui verrà applicata la nuova legge sulla legittima difesa. La norma voluta dal ministro dell'Interno che ha espresso "solidarietà politica e umana" è infatti chiara: la difesa è legittima quando una persona "compie un atto per respingere l’intrusione posta in essere con violenza o minaccia di uso di armi o di altri mezzi di coazione fisica, da parte di una o più persone".

La vicenda del ladro ucciso da un tabaccaio a Pavone Canavese potrebbe diventare uno dei primi 'casi di specie' dopo l'entrata in vigore della nuova legge - appena due mesi fa - sulla legittima difesa. Ma al momento l'esito giudiziario della vicenda non è scontato. Marcellino Iachi Bonvin risulta indagato dalla procura di Ivrea affinché - secondo quanto sottolineato dallo stesso Procuratore - gli sia garantito il diritto della difesa legale e la presenza di un avvocato. Secondo le nuove norme la difesa è sempre legittima, perché la proporzione tra difesa e offesa viene riconosciuta «sempre» quando una persona reagisce con un'arma all'aggressione o alle minacce subite in casa o nel luogo di lavoro, e non è punito chi reagendo in quel modo, era «in stato di grave turbamento».

I magistrati stanno cercando di capire se è possibile applicare la nuova norma. Il nuovo testo, infatti, è andato a regolamentare anche l'articolo 55 del codice penale che riguarda - appunto - la disciplina dell'"eccesso colposo". Ad oggi non è punibile chi si è difeso "in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto".

Nel caso di Iachi Bonvin, infatti, le armi erano regolarmente denunciate, lo stesso commerciante era stato aggredito più volte e aveva già subito dei furti. Il presunto ladro era incappucciato, come i complici che sono fuggiti, e aveva un palanchino. Se assolto penalmente, Iachi Bonvin non sarebbe neppure obbligato a risarcire - civilmente - i familiari del presunto ladro: la nuova normativa sancisce che non c'è responsabilità di chi ha agito in condizioni di legittima difesa. L'articolo 8 della legge, inoltre, prevede che l'indagato potrà contare sul gratuito patrocinio se il suo procedimento è stato archiviato, prosciolto o si è riconosciuto il non luogo a procedere.
Certo, secondo quanto emerso in queste ore il 23enne moldavo non sarebbe stato armato. Ma per la nuova legge sulla legittima difesa non è necessario che il ladro abbia una pistola in mano. È sufficiente infatti che vi sia il "pericolo di aggressione" e che vi sia la sola minaccia di utilizzare un'arma. Ad oggi, infatti, "sussiste sempre il rapporto di proporzione" se "taluno legittimamente presente" usa "un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere: a) la propria o la altrui incolumita'; b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione". Le disposizioni, si legge nelle note della Gazzetta Ufficiale, "si applicano anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'attivita' commerciale, professionale o imprenditoriale".

Ora è la polizia a indagare su quanto successo alle porte del quartiere San Bernardo di Ivrea, in via Torino. I banditi sarebbero stati in tre. L'esercente, che abita sopra la tabaccheria, sarebbe sceso con la pistola in mano e avrebbe ucciso uno dei ladri. Non sono ancora chiare le dinamiche dell'accaduto. L'uomo sarà interrogato in procura dal procuratore capo di Ivrea Giuseppe Ferrando e dal pm titolare del fascicolo, Giuseppe Drammis. Intanto gli agenti danno la caccia ai due complici.

 

Piu la gente Europea esprime con il suo voto una UE, diversa, una Unione umana,un cambiamento dei trattati, e meno austerita,  piu la Unione fa tutto l opposto..infatti

Il braccio di ferro con l'Ue è appena iniziato. Una via d'uscita per evitare la procedura sarebbe quella della manovra bis. Una manovra aggiuntiva da 3,6 miliardi. Il governo avrà tempo fino all'Ecofin del 9 luglio per decidere in che modo agire per evitare la stangata di Bruxelles. Ma a quanto pare in Europa una decisione è già stata presa. Le parole del Commissario europeo al Bilancio Guenther Oettinger non lasciano spazio a dubbi: "Se i numeri verranno confermati, non potremo sottrarci alla procedura di infrazione. L'Italia non dovrebbe essere un rischio per l'Eurozona". Infine anche dall'Fmi arriva una sonora bocciatura. Secondo quanto anticipato alla Reuters da una fonte europea il Fondo ritiene il debito italiano uno dei maggiori rischio per l'area euro insieme alla Brexit e alle tensioni commerciali in corso tra Stati Unit e Cina.

Il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis è stato chiaro: “L'Italia deve riconsiderare la sua traiettoria di bilancio, in modo che debito e deficit tornino a scendere”. “Quello che succede in un Paese” della zona euro, ha detto in conferenza stampa, colpisce anche gli altri: e questo vale anche per l'Italia”, dove “il debito non sta scendendo, ma sta salendo”. Il nostro Paese, ha ricordato Dombrovskis ha “l'economia che cresce più lentamente di tutta l'area euro”. Nel mirino quindi c’è sempre il debito italiano che assieme all’aumento dei tassi d’interesse sui titoli di Stato nel 2018 e nei primi mesi del 2019, e alle misure come Quota 100 rappresentano una “grande fonte di vulnerabilità per l’economia del nostro Paese”.  

Le raccomandazioni di Bruxelles di fatto mettono nel mirino uno dei pilastri della manovra varata dal governo gialloverde: quota 100. Bruxelles ci chiede di fatto di annullare la riforma pensionistica e di aumentare ancora una volta l'età pensionabile che non goderebbe più dello scivolo previsto dalla riforma di Salvini  

Ed è proprio il vicepremier nel corso di un comizio a rispondere per le rime alla Commissione Ue: "Il dibattito sui giornali in questi giorni è incredibile: ’Ma l’Europa vi manda la lettera, l’Europa richiama, l’Europa vigila...’. Noi non vogliamo andare in Europa a chiedere i soldi degli altri. Non abbiamo bisogno dei soldi degli spagnoli, dei tedeschi e dei francesi. Noi vogliamo andare in Europa a chiedere la dignità e il diritto al lavoro per gli italiani, usare per gli italiani i soldi degli italiani. Non abbiamo bisogno di altri che ci paghino il debito. Ma se gli italiani non lavorano il debito cresce".  

Lo scenario peggiore dunque potrebbe realizzarsi e il Mef dovrà fare i conti con le richieste e le sanzioni che arrivano dalla Commissione Ue. Il debito è in salita: a quota 132,2% del Pil nel 2018, 133,7% nel 2019 e 135,2% nel 2020. Ed è su questo piano che di fatto Bruxelles prepara il colpo su Roma. La lettera di risposta inviata da Tria non ha convinto la Commissione che punta ancora il dito contro il governo per il deficit alto: "È una spiegazione che mitiga solo in piccola parte la mancata riduzione del debito. Inoltre sono le scelte politiche del governo ad aver contribuito a questo rallentamento del Pil con un effetto negativo su fiducia e accesso al credito". Una bocciatura tra le righe che espone il Paese alle sanzioni di Bruxelles.

E la Commissione individua in Quota 100 l'anello debole dei conti: "Cancella in parte gli effetti positivi delle riforme delle pensioni e indebolisce la sostenibilità del bilancio italiano nel lungo termine. Fa salire la spesa pensionistica, togliendo risorse a investimenti e istruzione, danneggia la forza lavoro e la crescita potenziale". Insomma Bruxelles lancia l'assalto alle riforme principali varati dai gialloverdi.

Salvini e Di Maio hanno già fatto sapere che non ci saranno passi indietro sulla riforma pensionistica e sul reddito di cittadinanza. Il debito è poi l'altro punto dolente: "Per l'Italia è giustificata la procedura per disavanzi eccessivi per il debito". E ancora: "In Italia le prospettive di crescita e delle finanze pubbliche sono peggiorate, e le recenti misure politiche messe in atto costituiscono una marcia indietro su alcuni elementi di precedenti riforme, incluse quelle legate al sistema pensionistico".

Poi dal palco di Ascoli Piceno, Salvini rincara la dose: "Non ci vuole uno scienziato per capirlo basta guardare quello che si è fatto negli ultimi dieci anni: taglia, taglia, taglia; e il debito cresce. Dobbiamo fare il contrario altrimenti non puoi assumere poliziotti, medici e giudici. È il momento di riaprire, ricostruire". Poi rilancia la riforma fiscale: "L’unico modo per ridurre il debito creato in passato è tagliare le tasse Flat tax e permettere agli italiani di lavorare di più e meglio. Con i tagli, le sanzioni e l’austerità sono cresciuti debito, povertà, precarietà e disoccupazione, dobbiamo fare il contrario. Non chiediamo i soldi degli altri, vogliamo solo investire in lavoro, crescita, ricerca e infrastrutture". Insomma a quanto pare all'orizzonte c'è un braccio di ferro durissimo tra il governo e la Comissione. La data chiave è quella del prossimo 9 luglio. All'Ecofin potrebbe essere ufficializzata la procedura di infrazione. Intanto il governo dovrà trovare le contromisure per evitare il peggio...

Ora sta al Mef trovare la quadra per evitare le sanzioni da parte dell’Ue per la violazione delle regole comunitarie di bilancio.

“La mia porta resta aperta all'Italia”, ha detto il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, visto che per ora quello dell’apertura della procedura di infrazione è solo uno spettro che incombe sui conti pubblici del nostro Paese. L’avvertimento di Bruxelles pesa però sulle decisioni che verranno prese nelle prossime settimane dall’esecutivo gialloverde.

Il debito continua a salire e i numeri parlano chiaro: 132 per cento del Pil nel 2018, 133,7% nel 2019 e 135,2% nel 2020. Ed è proprio la violazione dei parametri comunitari per il 2019 e il 2020 che potrà essere alla base dell’apertura di una procedura di infrazione contro il governo da parte dell’Ue. “L'Italia ha preso scelte politiche dannose, la spesa per interessi è stata più alta delle nostre previsioni di primavera del 2018, il Paese paga di più per gli interessi del debito che per l'istruzione”, ha detto Dombrovskis. “Andiamo ben oltre le piccole inezie su output gap e crescita potenziale”, ha spiegato il vicepresidente della Commissione Ue, "abbiamo un vero problema macroeconomico”.

Cosa ci chiede quindi l’Europa per aggiustare il tiro? Lo spiega il Corriere della Sera sintetizzando le raccomandazioni arrivate da Bruxelles. Per abbassare il debito bisogna rivedere lo smantellamento della legge Fornero. Le riforme come Quota 100, secondo l’Ue, non sono sostenibili nel lungo termine, complice “il trend demografico avverso”. Roma dovrà poi combattere l’evasione “rafforzando l'uso obbligatorio di pagamenti elettronici” e introducendo “un tetto legale più basso per i pagamenti in contanti”.

Per la Commissione bisognerà abbassare anche la tassazione sul lavoro in un Paese in cui, secondo l’ultimo rapporto dell’Ocse sul cuneo fiscale, c'è una delle più alte percentuali in termini di differenza tra il costo del lavoro e retribuzione. L’ultimo, ma non meno importante step, è quello di attuare le riforme del passato, come quella delle pensioni varata dal governo Monti. Uscire dai binari della legge Fornero, è l’avvertimento di Bruxelles, potrebbe costare a Roma le sanzioni da parte dell’Ue.

 

 

 

Il taglio a Quota 100 e reddito di cittadinanza "non è assolutamente all'ordine del giorno. Lavoriamo con il Mef perché si prefigurano dei risparmi di spesa" visto che alcune somme erano state "un po' sovradimensionate". Lo afferma il premier Giuseppe Conte in un punto stampa da Hanoi.

"Noi abbiamo in via prudenziale abbiamo accantonato delle somme che ragionevolmente con il monitoraggio in corso si stanno rivelando un po' sovradimensionate ma il risparmio di spesa è diverso dal tagliare le misure. Le misure restano intatte e verranno applicate integralmente", sottolinea.

Sulla probabilità che il Consiglio dei ministri non si faccia venerdì "non c'è stato un rinvio, semplicemente non era stata fissata una data, perché non siamo riusciti a conciliare una data questa settimana. Ragionevolmente sarà la settimana prossima", spiega il premier.

"Il settore delle costruzioni è fortemente critico ma è da anni che si trascina questa condizione. Noi come governo stiamo cercando di favorire maggiori aggregazioni,non spetta a me perché sono soluzioni di mercato però posso dire - come massima autorità di governo io vengo e aggiornato - che si prefigurano sicuramente delle soluzioni di aggregazione che dovrebbero cercare di sopperire alle criticità del settore delle costruzioni". Lo afferma il premier Conte rispondendo ad una domanda sulle crisi aziendali.

Monito del presidente della Bce, Mario Draghi, all'Italia. "La commissione europea ha concluso che deve ridurre il rapporto debito/Pil e l'Italia produrrà un programma di riduzione di medio termine. Non credo che verrà chiesto un rapido calo, sarà un piano di medio termine che però deve essere credibile": ha detto  in risposta a una domanda sul braccio di ferro fra Roma e Bruxelles con l'avvio di una procedura d'infrazione per il debito, spiegando che è questo "quello che tutti si aspettano".

La Banca centrale europea manterrà i tassi d'interesse agli attuali minimi record "almeno fino alla prima metà del 2020". lo comunica la Bce in una nota. Il consiglio direttivo ha deciso di mantenere il tasso principale a zero, quello sui depositi a -0,40% e quelli sui rifinanziamenti marginali a 0,25%. "Il Consiglio direttivo - si legge nella nota della Bce - si attende ora che i tassi di interesse di riferimento della Bce si mantengano su livelli pari a quelli attuali almeno fino alla prima metà del 2020 e in ogni caso finché sarà necessario per assicurare che l'inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine".  

"I minibot o sono valuta, e quindi sono illegali, oppure sono debito, e dunque lo stock del debito sale", ha aggiunto Draghi, a proposito dell'ipotesi di emettere minibond per rimborsare i debiti della pubblica amministrazione verso le imprese, approvata all'unanimità in una mozione alla Camera in Italia.

il Tltro-III: gli istituti di credito - si legge in una nota - che concederanno prestiti netti superiori a un valore di riferimento beneficeranno di un tasso d'interesse ribassato "fino a raggiungere un livello pari al tasso medio applicato ai depositi presso la banca centrale per la durata dell'operazione, con l'aggiunto di 10 punti base". Attualmente il tasso sui depositi è -0,40% e dunque tale tasso potrà arrivare fino a -0,30%.

È scontro aperto fra il Viminale e la magistratura. Il ministero dell'Interno ieri ha annunciato infatti la volontà di impugnare la sentenza del Tar di Firenze contro le cosiddette "zone rosse", e quelle dei tribunali di Bologna e Firenze a proposito dell'iscrizione anagrafica di alcuni cittadini stranieri

Due provvedimenti "in rotta di collisione" con la linea di Matteo Salvini. Ma c'è di più: il Viminale intende rivolgersi anche all'Avvocatura dello Stato per valutare se i magistrati che hanno emesso le sentenze avrebbero dovuto astenersi, lasciando il fascicolo ad altri, per l'assunzione di posizioni in contrasto con le politiche del governo in materia di sicurezza, accoglienza e difesa dei confini. Idee, si legge in una nota del ministero, "espresse pubblicamente o attraverso rapporti di collaborazione o vicinanza con riviste sensibili al tema degli stranieri come "Diritto, immigrazione e cittadinanza" o con avvocati dell'Asgi associazione studi giuridici per l'immigrazione che hanno difeso gli immigrati contro il Viminale". Un attacco che viene corredato da nomi e cognomi di tre giudici: Rosaria Trizzino, presidente della seconda sezione del Tar della Toscana, Matilde Betti, presidente della prima sezione del tribunale civile di Bologna e Luciana Breggia, magistrato del tribunale di Firenze. A quest'ultima viene pure contestata "la partecipazione alla presentazione di un libro dove era seduta accanto alla portavoce di Mediterranea e al professor Emilio Santoro, che ha bollato in un'intervista l'esecutivo gialloverde come: il governo della paura".

Oggi il leder della Lega è tornato sulla questione. E, ospite di Mattino cinque su Canale 5, ha affermato: "Non c'è nessuna lista con i nomi dei magistrati che hanno criticato il governo sui migranti. Dico però che su migliaia di giudici che fanno onestamente il loro lavoro qualcuno fa politica. Mi chiedo se è normale che qualche giudice scriva libri e vada a convegni che sono uno spot per l'immigrazione di massa e poi giudichi sulle domande dei richiedenti asilo e sulle norme sull'immigrazione del ministero dell'Interno. Ognuno è libero di avere le sue idee ma se fai il giudice dovresti essere imparziale e al di sopra di ogni schieramento politico. Se 99 giudici applicano la legge in una maniera e ce ne è uno che fa il bastian contrario e la applica in maniera opposta, va bene la libertà di pensiero però la legge è legge. Io voglio che in Italia arrivino persone che scappano davvero dalla guerra ma voglio poter rispedire a casa loro i delinquenti".

A nemmeno 24 ore dalla decisione del Viminale di impugnare le sentenze pro immigrazione - e in particolare quella del Tar che "cancella" le zone rosse anti balordi -, parte l'assalto delle toghe rosse

Come riferisce il quotidiano il Giornale i togati di Area hanno infatti inviato un documento per chiedere al Consiglio superiore della magistratura di aprire un pratica a tutela di Luciana Breggia - presidente della sezione specializzata in materia di immigrazione del tribunale di Firenze - e Maitlde Betti - presidente della prima sezione civile del tribunale di Bologna - e "a presidio dell'autonomia e indipendenza della giurisdizione". I due giudici sono tra le personalità della "rete pro immigrazione" citati dal ministero dell'Interno nel comunicato in cui si annunciano i ricorsi e nel mirino per alcune dichiarazioni pubbliche spiccatamente contro le politiche messe in atto da Matteo Salvini. 

"Segnalare quelli che fanno politica è doveroso", aveva spiegato nelle scorse ore il vicepremier, "Non intendiamo controllare nessuno né creare problemi alla magistratura ma ci chiediamo, col dovuto rispetto, se alcune iniziative pubbliche, alcune evidenti prese di posizione di certi magistrati siano compatibili con un’equa amministrazione della giustizia".

Intanto l'uomo accusato di aver pestato un portantino nella sala d'attesa del policlinico Umberto I. Una violenza brutale registrata dalle telecamere di videosorveglianza: l'immigrato colpisce con otto pugni al volto la sua vittima, poi la sbatte in terra due volte. Senza motivo.


Il giudice ha convalidato l'arresto, ma non ha disposto la traduzione in carcere. "La custodia richiesta dal pm - riporta il Messaggero - non appare adeguata con le sue attuali condizioni di salute inoltre è già in corso la procedure di espulsione". E così l'immigrato è stato liberato e poche ore dopo, nella sala d'attesa del Policlinico, ha massacrato il portantino.  

La sua vicenda, ricostruita dettagliatamente dal Messaggero, non risale solo alla settimana scorsa. Ma per comprenderla fino in fondo occorre fare più di un passo indietro. Il 48enne, infatti, aveva accumulato un anno e quattro mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e violenza sessuale. Lo scorso 31 maggio ha espiato la sua pena e i carabinieri di Velletri lo hanno prelevato dalla casa circondariale per portarlo al Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) per provvedere all'ordine di espulsione. Il fatto è che, durante il tragitto, il nigeriano avrebbe opposto resistenza. Secondo quanto riporta il Messaggero, avrebbe urlato, sputato e sgomitato fino a cercare di far sbandare l'auto dell'Arma. Solo l'arrivo di altri 10 militari in soccorso aveva permesso di evitare il peggio.

Come da protocollo, i carabinieri gli hanno contestato il reato di resistenza e lesioni. Quindi, invece di portarlo a Potenza al Cpr, lo hanno condotto in cella in caserma. Anche qui il 48enne ha mostrato segni di nervosismo. "Durante la notte si dimena - riporta il Messaggero - si lascia cadere in terra, tanto da procurarsi una ferita alla testa". Per questo motivo i militari il giorno dopo lo hanno portato al policlinico mentre in Tribunale si procedeva con il processo per direttissima. Ed è qui che è arrivata la sorpresa.


Solo oggi il nigeriano è stato fermato. Ma intanto ha avuto il tempo di aggredire un'altra vittima.

Io dedico la Festa della Repubblica - replica il ministro leghista - all'Italia e agli italiani, alle nostre donne e uomini in divisa che, con coraggio e passione difendono la sicurezza, l'onore e il futuro del nostro Paese e dei nostri figli».

« Più tardi Salvini rincara la dose e dice chiaramente che le parole di Fico «sono state un torto alle migliaia di ragazze e di ragazzi che hanno sfilato». «Qui - attacca - c'è gente che rischia la vita per difendere l'Italia, in Italia e nel mondo.

Sentire un presidente della Camera dire che oggi è la festa dei migranti e dei rom, a me fa girare le scatole. Ma credo che abbia fatto girare le scatole anche a chi ha sfilato. Il 2 giugno è la festa degli italiani non dei migranti, nei campi rom di legalità ce n'è poca».

Ma non sono soltanto le parole del presidente della Camera a riaccendere lo scontro nel governo. Anche l'incidente a Venezia, dove una nave da crociera ha urtato un'imbarcazione turistica, è motivo di attrito tra i due alleati. Per Salvini ogni occasione è buona, e i grillini non si tirano indietro: «Mi risulta che una soluzione fosse stata trovata e condivisa - attacca il leghista - mi risulta che qualcuno aveva messo intorno a un tavolo tutti, predisponendo una soluzione che prevedeva alcuni navi a Porto Marghera e un allargamento del canale, ma che tutto sia stato bloccato perché è arrivato un no da un ministero romano. 

Sono stufo dei no, l'Italia va a fondo, abbiamo bisogno dei sì e non è un ministero della Lega quello che ha detto no». A stretto giro via Facebook la replica del ministro dei Trasporti Danilo Toninelli: «Siamo già vicini a una soluzione che finalmente tiene davvero assieme le esigenze del turismo, dell'ambiente e del paesaggio. Le chiacchiere le lasciamo agli altri».altro che Festa della Repubblica: il clima di guerra intestina nel governo giallo-verde da quando l'esito delle elezioni europee ha alterato gli equilibri interni all'esecutivo, agita pure la festa nazionale per eccellenza. Il putiferio scoppia mentre la parata militare ai Fori Imperiali è in pieno svolgimento. La miccia accesa dal presidente della Camera Roberto Fico con la dedica a migranti e rom, scatena l'ira del vicepremier Matteo Salvini. Sono temi sensibili per il Carroccio, tanto da suonare come una fin troppo evidente uscita anti-Lega. Proprio ora che i due alleati stavano provando a ricompattare la squadra.

Oggi alle 18.15 terrò una conferenza stampa a Palazzo Chigi, ho alcune cose importanti da dire a tutti voi".Nel discorso Conte ricorderà le cose fatte in quest'anno dal governo. Responsabilità e dignità saranno due parole chiave. Dove per responsabilità si intende, soprattutto, attenzione ai dossier, alle cose da fare piuttosto che ad una campagna elettorale permanente. Nella dignità, invece, il premier potrebbe individuare la conditio sine qua non per la prosecuzione dell'era giallo-verde. Il quadro, invero, è fosco. Un vertice a tre - con conseguente Cdm - non si dovrebbe avere prima di venerdì, anche perché fino a giovedì Salvini sarà impegnato nella campagna per i ballottaggi, possibile spartiacque, nella strategia leghista, per capire anche cosa fare del governo. E conte in una missione di sistema in Vietnam. Nel frattempo il ministro dell'Interno anche in queste ore non perde occasione per porre condizioni al M5S mettendo in campo quel gioco del cerino ormai emerso da giorni. E, parallelamente, sembrano farsi più stretti i rapporti tra Salvini e i due ministri tecnici, Giovanni Tria e Enzo Moavero Milanesi, come dimostra il lungo colloquio registrato, sotto gli occhi delle telecamere, alla parata dei Fori Imperiali.

il premier Giuseppe Conte annuncia l'orario della conferenza stampa invitando, su twitter, a seguirlo "in diretta streaming" sulla sua pagina Facebook. "Auspico che il presidente Conte faccia un miracolo. Continuo a essere dell'idea che la campagna elettorale è finita e i toni si devono abbassare. Il premier deve ricominciare a far parlare la politica, e soprattutto i due contraenti del contratto, di cose concrete". Così il ministro Gian Marco Centinaio, a Circo Massimo, aggiungendo che da parte della Lega "c'è la buona volontà, ma se non ci dovessero essere le condizioni, se non si riesce a mettersi d'accordo, non vedo alternativa a elezioni".

Non sarà un commiato e neanche un vero e proprio ultimatum. Sarà, però, un richiamo netto e anche duro, un ultimo tentativo per evitare il baratro della crisi. Il premier Giuseppe Conte punta molto sul discorso agli italiani che sta limando in queste ore e che oggi pomeriggio pronuncerà dopo ore di silenzio.

il vicepremier Luigi Di Maio prova a prendere le distanze dal collega di partito Fico, Salvini prosegue la giornata senza abbassare i toni. Tutt'altro. Se in mattinata, prima della sortita di Fico, aveva risposto ad una domanda sul futuro del governo che Lega e M5s avevano ancora tante cose fare insieme, nel pomeriggio, in un comizio a Nettuno, sembra aver cambiato idea arrivando a ventilare per la prima volta la possibilità di tornare alle urne:

«Non ho voglia di perdere tempo - dice - se mi lasciano fare le cose di cui questo Paese ha bisogno, avanti altri 4 anni, se mi accorgo che qualcuno ha voglia solo di litigare, torniamo da voi e vediamo cosa vogliono gli elettori. Perché non abbiamo tempo da perdere. Non si possono dire solo no». Qualche ora prima, durante la sfilata e dopo essersi brevemente intrattenuto a colloquio con il suo leader, anche il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti aveva espresso perplessità sulla tenuta dell'esecutivo: «Se sono scettico sul governo? Sono realista. Aspettiamo che Conte, Di Maio e Salvini si chiariscano e vediamo».

Il quadro attorno a lui, tuttavia, sembra un puzzle che va decomponendosi. Con Matteo Salvini deciso a usare la forza del suo 34% e Luigi Di Maio, ancora frenato dall'elaborazione della sconfitta. Insomma, una partita tutta sul filo della crisi. Anche per questo, l'impatto che il discorso avrà sui suoi vicepremier è tutto da vedere. Conte, tuttavia, si avvia a parlare agli italiani forte di un consenso registrato anche alla fine della parata del 2 giugno, quando si è intrattenuto a lungo con decine di persone che gli chiedevano un selfie invitandolo a non mollare. E il premier, da questa sera, potrà farsi forza anche con "l'endorsement" di Papa Francesco, che di ritorno dalla Romania lo definisce uomo "intelligente, che sa di cosa parla".

A questo "gioco del cerino" Di Maio potrebbe anche starci, deciso a fornire meno alibi possibili al suo alleato. Ma il suo Movimento freme. E, non a caso, l'affondo del presidente della Camera Roberto Fico sul 2 giugno "lo dedico a migranti e Rom" ha irritato non poco il leader del M5S, facendo riemergere la frattura tra governisti e ortodossi. Le forze centrifughe, sui provvedimenti innanzitutto, sono dietro l'angolo. A cominciare dallo sblocca-cantieri, che mercoledì approderà in Aula in un Senato dove la maggioranza M5S-Lega langue. E dove l'emendamento leghista sulla sospensione biennale del codice degli appalti porterà nuovo subbuglio nel Movimento.

Del resto, nei gruppi M5S la sensazione che ormai Salvini abbia deciso per il voto è palpabile. "Si vota il 29 settembre? No, prima", è la battuta che circola in queste ore. Al Quirinale, però, l'ipotesi è valutata con serietà. In caso di crisi il percorso sarà lineare, con consultazioni e, in caso di mancato accordo, indizione di nuove elezioni. Quando....A settembre, ovvero con ragionevole anticipo rispetto ad una manovra che si prospetta complicatissima.

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