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Mercoledì, 08 Dicembre 2021

Passera: la UE smetta di parlare di crescita

Il disagio sociale e diffuso legato alla mancanza di lavoro in Italia è più ampio di quello che le statistiche dicono. E' a rischio la tenuta economica e sociale del Paese". Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera parlando all'assemblea di Rete Imprese Italia

Se mettiamo insieme disoccupati, inoccupati, sottoccupati e sospesi arriviamo a 5-6- forse 7 milioni di persone". E' quanto ha detto il ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera parlando del disagio sociale e diffuso legato alla mancanza di lavoro. "Se moltiplichiamo per i loro familiari arriviamo alla metà della nostra società. Non sono soltanto a rischio i consumi e gli investimenti ma anche tenuta economica e sociale del Paese" , ha spiegato poi il ministro

"L'Europa non ha saputo garantire se stessa. Deve tutelare i suoi segmenti più deboli . Deve smettere di parlare di crescita, ma farla, con l'intelligenza di saper distinguere gli investimenti che creano sviluppo". Così il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, all'assemblea di Retre imprese Italia
Secondo Passera, il premier Monti saprà farsi ascoltare dall'Ue sulla necessità di distinguere nei bilanci pubblici le spese dagli investimenti. Lo ha affermato il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, secondo cui l'Europa «deve smetterla solo di parlare di crescita e deve fare invece ciò che alla crescita serve, ovvero gli investimenti, soprattutto in infrastrutture e innovazione». E proprio su questo piano, Passera ha sottolineato la necessità di «identificare almeno un centinaio di miliardi per le infrastrutture medio-piccole: dal piano casa, al piano scuola. Una serie di cose che devono essere diffuse sul territorio e su questo c'è un impegno forte».

«La riforma delle pensioni è stata molto dura e ha creato dei problemi a molte persone e molte famiglie, problemi dei quali il governo è consapevole» ha detto il ministro del Welfare, Elsa Fornero, intervenendo in videoconferenza a Borsa Italiana. Il ministro ha aggiunto che «nessuna riforma del sistema previdenziale può funzionare senza un buon andamento dell'economia e una riforma del mercato del lavoro». E, più tardi, intervenendo all'inaugurazione del Salone del Libro a Torino, ha aggiunto che «è nel tentativo di mettere ordine a forme di lavoro diverse e di superare le incertezze e le barriere soprattutto per i giovani che questo governo ha presentato la riforma del lavoro in questi giorni all'esame del parlamento e che mi auguro venga approvata in tempi breve». Sessantacinquemila per il ministero del Lavoro, 130 mila per l'Inps, oltre 300 mila per i sindacati:sul numero degli esodati - coloro che cioe' rischiano di restare senza reddito e senza pensione, alla luce della riforma previdenziale che ha innalzato l'eta' pensionabile e che avevano gia' raggiunto accordi per essere accompagnati alla pensione sulla base delle vecchie regole - le stime differiscono perche' partono da criteri di inquadramento della platea diversi.

Il ministero del Lavoro ha diffuso i dati a conclusione dell'analisi compiuta dal tavolo tecnico istituito tra lo stesso ministero, il ministero dell'Economia-Ragioneria dello Stato e l'Inps sugli esodati. Viene indicato il numero di circa 65 milapersone ''complessivamente interessate''.  Nella nota si definiscono 'salvaguardati' e si fa riferimento ai lavoratori''in prossimita' del pensionamento''. Ossia  coloro che entro due anni matureranno i requisiti per la pensione con le vecchie regole. E che hanno gia' lasciato il lavoro al 31 dicembre 2011.

Per l'istituto di previdenza, si tratta di una platea potenziale di 130 mila nei prossimi quattro anni: circa 45 mila che entreranno inmobilita' sulla base di accordi fatti entro dicembre 2011; altri13-15.000 lavoratori che sono nel fondo di solidarieta' del credito; 70.000 usciti dal lavoro sulla base di accordi volontari. E' la platea massima perche' una parte di questi avra' nei prossimi quattro anni i nuovi requisiti per lapensione. Poi ci sono i lavoratori autorizzati ai versamenti contributivi volontari all'Inps che sono 1,4 milioni, ma la platea, da tutelare rispetto ai nuovi requisiti per l'accessoalla pensione, sempre secondo l'ente, e' di gran lunga inferiore.

Per i sindacati il numero di tutti gli esodati e' invece superiore a 300 mila. Cgil, Cisl, Uil e Ugl contestano al governo di aver indicato solo una parte della platea e nel conteggio considerano anche quanti hanno fatto accordi collettivi e individuali entro il 2011, ma lasciano il lavoro dopo (e maturano i requisiti per la pensione oltre i dueanni stabiliti dal Milleproroghe


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