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Sabato, 11 Luglio 2020

Tangenti, indagato il leghista Boni

Il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, il leghista Davide Boni, e' indagato dalla Procura di Milano per corruzione.
Boni risulta indagato per corruzione insieme a un suo stretto collaboratore nell'ambito di un' inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, nata da un'indagine su un giro di tangenti che riguardano i vecchi amministratori del Comune di Cassano D'Adda (Milano). Inchiesta che aveva portato all'arresto dell'allora sindaco. Da quanto si è saputo, a dare impulso al nuovo filone investigativo che ha coinvolto Boni sarebbero stati una serie di dichiarazioni rese agli inquirenti dall'architetto Michele Ugliola anche lui indagato per la vicenda che riguarda il comune del milanese e coinvolto anche nel caso Montecity-Santa Giulia.

C'é anche Dario Ghezzi, il capo della segreteria del presidente del Consiglio regionale della Lombardia, il leghista Davide Boni, tra gli indagati per corruzione nell'inchiesta della procura di Milano. Nel nuovo filone di indagine i militari della Gdf stamani hanno effettuato quattro perquisizioni, tra cui anche allo stesso Boni, al quale é stato consegnato un avviso di garanzia. Da quanto si è saputo a dare impulso alla nuova inchiesta ci sono anche delle dichiarazioni di un esponente della Lega.

C'é anche l'immobiliarista Luigi Zunino tra gli indagati nell'inchiesta della Procura di Milano nella quale è indagato anche Davide Boni, presidente del Consiglio regionale lombardo. Zunino sarebbe stato beneficiario di alcuni interventi compiuti sul piano regolatore di Cassano d'Adda.

"In relazione ai fatti oggetto di contestazione, anticipo fin da ora la mia totale estraneità" e "confermo la mia piena disponibilità a chiarire la mia posizione": così il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni, si è espresso dopo la notizia che è indagato per corruzione.
Rischia la vita, il Nord lo farà fuori". Il leader della Lega Umberto Bossi ha risposto così a chi, a Piacenza, gli chiedeva se Monti durerà anche dopo il 2013.
"Stanno riempiendo il Nord - ha detto Bossi - di mafiosi in soggiorno obbligatorio, prima o poi qualcuno si decide a impiccarli sulla pubblica piazza. Hanno mandato a Padova il figlio di un mafioso siciliano; come i miei figli sono leghisti, i figli dei mafiosi...". "Il Governo Monti - ha poi aggiunto - è antifederalista, dà retta solo alle banche e all'Europa".

Monti e Berlusconi? "Uno gratta e l'altro tiene il palo". Così Bossi a Piacenza per presentare la candidatura a sindaco di Massimo Polledri, ha commentato i rapporti fra il presidente del Consiglio e il presidente del Pdl.

Presentando la candidatura di Massimo Polledri a sindaco di Piacenza, dove la Lega correrà da sola, Umberto Bossi ha lanciato la campagna elettorale in vista delle amministrative di maggio e ha esortato il partito a mettere da parte i litigi. "La campagna elettorale - ha detto - deve vedere la Lega tutta unita, non con le storie e le beghe. Quel che è avvenuto ultimamente ci ha permesso di liberarci di un po' di gente che era lì solo a elemosinare il posto. Da domani dobbiamo tirare fuori i gazebo".

"Ho minacciato di morte Monti? E' Monti che minaccia di morte noi... Ho detto che Monti nella testa dei padani non è ben visto perché ci porta la povertà e poi anche la mafia. I giornalisti travisano, non si smentiscono mai quelle teste di legno". Così Umberto Bossi, dal palco del suo comizio a Piacenza, commentando le notizie d'agenzia che riportavano le sue parole pronunciate poco prima del comizio. "Ho detto - ha puntualizzato - che Monti nella testa dei padani non è ben visto perché ci porta la povertà e ora ci porta anche la mafia, evidentemente non è molto amato facendo questo cosa". A chi gli ha chiesto se la sua era una vera minaccia, ha infine risposto: "no.... se devo fare una minaccia la faccio".

"Dico questo con profondo rispetto della persona, ma quando si è chiamati a commentare ciò che dice Bossi non si è più nell'ordine dell'analisi politica". Lo dice il presidente della Camera, Gianfranco Fini, al termine della sua visita a Washington, ribadendo di non voler parlare di questioni interne italiane. "Ho potuto riscontrare che continua qui l'eco positiva della recente visita del premier Mario Monti. Da parte degli interlocutori americani c'é attenzione e considerazione per ciò che l'Italia sta facendo". Lo dice il presidente della Camera, Gianfranco Fini, al termine della sua visita negli Usa. "Monti - spiega Fini - quando è venuto qui ha indicato con chiarezza i punti del suo programma e come affrontare le questioni nei contenuti e nei tempi". C'é attenzione in America per il "dopo Monti"? "Certo" risponde Gianfranco Fini al termine della sua visita a Washington. "Quale che sia l'assetto futuro, nessuno potrà pensare di prescindere dallo stile e dall'impronta di Monti: affrontare concretamente i problemi e risolverli, non solo indicare questioni e presentare mirabolanti strategie".

"Bossi parla come un terrorista. La violenza verbale del leader leghista ormai ha raggiunto vette pericolose e non basta giustificarlo perché non sta bene. I vertici della Lega prendano le distanze e smentiscano le parole truci e inqualificabili di Bossi che incitano alla violenza": così Massimo Donadi capogruppo Idv alla Camera. "Tutti i partiti e le istituzioni le condannino - aggiunge - perché il confronto politico, per quanto aspro, non può e non deve travalicare i limiti dell'odio e dell'istigazione alla violenza".

"Bossi usa un linguaggio inaccettabile in un consesso civile. Bisogna smetterla di considerare folklore l'uso di un linguaggio violento e intollerante da parte del leader leghista": così Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà. "Tanto più si manifesta la differenza di opinioni con il premier Monti, tanto più alto deve essere il rispetto della persona. A Monti - conclude - va tutta la nostra più sincera e convinta solidarietà".

"Confermo che in data odierna - ha dichiarato Boni - mi è stata notificata un'informazione di garanzia contestualmente a una perquisizione negli uffici della mia segreteria". "In relazione ai fatti oggetto di contestazione - ha proseguito il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, indagato per corruzione - anticipo fin d'ora la mia totale estraneità. Nel contempo confermo la mia piena disponibilità a chiarire la mia posizione e la mia estraneità con gli organi inquirenti, in modo da poter fare piena luce sulla vicenda nei tempi più rapidi possibili".

La notizia dell'indagine per corruzione a carico del presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Davide Boni (Lega), ha raggiunto il Pirellone durante la seduta dell'Aula, poco prima della pausa pranzo. Il Consiglio sta discutendo della nuova legge sull'edilizia, ma ovviamente in pochi minuti le accuse a Boni sono diventate l'argomento di conversazione alla buvette. Per ora non c'é stata alcuna reazione ufficiale da parte dei gruppi, ma il caso politico è aperto, anche perché Boni è accusato di corruzione dopo che lo stesso è capitato ai due vicepresidenti che erano stati eletti con lui all'inizio della legislatura, Filippo Penati (Pd) e Franco Nicoli Cristiani (Pdl) già sostituiti dopo le dimissioni dall'incarico nell'Ufficio di presidenza, così come è accaduto con il consigliere segretario Massimo Ponzoni (Pdl).

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