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Domenica, 05 Luglio 2020

Crisi in Grecia, nuovi tagli e privatizzazioni ancora scioperi

Gli ospedali pubblici e i centri sanitari di tutta la Grecia oggi funzioneranno soltanto con il personale d'emergenza a causa dello sciopero di 24 ore proclamato dai medici ospedalieri e privati in segno di protesta contro una decisione del ministero della Sanità che prevede, secondo la Federazione Nazionale dei Medici Ospedalieri di Grecia (Oenge), la chiusura di 50 ospedali pubblici e la riduzione del 17% della retribuzione per il lavoro straordinario. "Unico obiettivo del governo - secondo l'Ordine dei Medici - é il taglio delle spese nel settore della Sanità". Allo sciopero aderiscono anche i dipendenti amministrativi degli ospedali con un' astensione di tre ore dal lavoro. I medici si sono dati appuntamento stamani alle 10:30 davanti all'albergo President da dove inizieranno una marcia di protesta fino al Parlamento. Manifestazioni di protesta dei sanitari sono in programma oggi anche in altre città della Grecia. Pure i dipendenti delle Autonomie Locali del Paese partecipano alle manifestazioni di oggi con l'occupazione di quattro ore, dalle 11:00 alle 15:00, degli uffici comunali, per protesta contro le nuove misure di austerità previste dal nuovo accordo con la troika (Fmi, Ue e Bce). Sempre sul fronte degli scioperi, i due maggiori sindacati del Paese, l'Adedy che raggruppa i lavoratori del settore pubblico e la Gsee, che rappresenta quelli del settore privato, hanno indetto un'astensione di tre ore dal lavoro nell'ambito della giornata di protesta dei sindacati europei contro le misure di austerità.

"Entro la fine di marzo prenderemo una decisione sul fatto di poter mantenere parallelamente i fondi EFSF e ESM. Con questo i due strumenti avrebbero 750 miliardi a disposizione". Lo ha detto il presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker in un'intervista a Die Welt. "E prenderemo anche prima la decisione di distribuire le rate di pagamento per gli Stati non in 5 tappe ma in 2 - ha aggiunto -. Questo è quello che io auspico". All'aumento del fondo salvastati si oppone il governo tedesco, che vuole mantenere il tetto del futuro meccanismo di stabilità europeo a 500 miliardi. Due giorni fa, parlando al Bundestag prima dell'approvazione del secondo pacchetto di aiuti per la Grecia, Angela Merkel ha ribadito di "non vedere motivo per un dibattito sull'auemento delle risorse a disposizione dell'Efsf e dell'Esm". E ieri si é appreso da Bruxelles che proprio per la resistenza tedesca in materia non si terrà più il vertice dell'eurozona i programma venerdì prossimo.

"Sono fiducioso che nelle prossime settimana avremo una decisione sul rafforzamento del firewall": lo ha detto il presidente della Commissione Ue José Barroso.

La crescita ritornera' in Europa nel secondo semestre di quest'anno, c'e' un aumento di fiducia ed e' possibile credere nel ritorno del continente alla crescita. E' questo il messaggio di fiducia del presidente della Commissione Ue, Jose' Manuel Barroso, alla vigilia del Vertice Ue.

''L'adeguatezza della dotazione del Fondo salva-Stati permanente Esm sara' rivista a marzo''. Lo ha detto il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, in conferenza stampa a Berlino, secondo quanto scrive Bloomberg. Il ministro ha aggiunto che nel fondo dovra' essere versato ''il maggior capitale possibile, il piu' presto possibile''.

Il Parlamento greco ha approvato nella notte, con 202 voti a favore e 80 contrari, un nuovo pacchetto di tagli alla spesa, teso a garantire al Paese la concessione dei fondi necessari per evitare la bancarotta. Le misure, per un valore di 3,2 miliardi di euro sono parte delle cosiddette "azioni preventive" richieste dai creditori internazionali prima di concedere alla Grecia i 130 miliardi di aiuti. In particolare, la legge prevede una riduzione
di tutte le pensioni del settore pubblico, delle spese del governo e la retroattività al 14 febbraio dei tagli ai minimi salariali.

La reazione del Paese è ancora di protesta. I sindacati greci hanno indetto per oggi uno sciopero nazionale di tre ore e una manifestazione al centro di Atene per protestare contro i nuovi tagli e nel contesto di una più ampia serie di proteste indette dai sindacati europei contro le misure di austerità. Totale, invece, il blocco nella sanità. Gli ospedali pubblici e i centri sanitari di tutta la Grecia oggi funzioneranno soltanto per le emergenze per lo sciopero di 24 ore proclamato dai medici ospedalieri e privati contro una decisione del ministero della Sanità che, secondo i sindacati del settore, prevede la chiusura di 50 ospedali pubblici e la riduzione del 17% della retribuzione per il lavoro straordinario. Lo sciopero si accompagna a manifestazioni convocate in diverse città.

Gli effetti dei piani di austerità, d'altra parte, cominciano a farsi sentire sulla popolazione. Secondo l'istituto
nazionale di statistica, le vendite al dettaglio in Grecia sono crollate del 10% a dicembre su base tendenziale, dopo il 6,6% registrato a novembre. La flessione è legata al continuo contrarsi dei consumi a causa della crisi economica, giunta ormai al quinto anno. In calo tutti i capitoli di spesa, dai ristoranti all'abbigliamento, ai beni durevoli di consumo, tutti con flessioni a doppia cifra rispetto al 2010.

Il governo, intanto, procede anche sul fronte delle privatizzazioni, annunciando l'avvio della gara d'asta internazionale per la vendita del 100% di Depa, azienda nazionale di produzione del gas. Il provvedimento rientra nel contesto delle misure sollecitate dalla troika Ue-Bce-Fmi. Le dichiarazioni di interesse dovranno essere presentate entro il 22 di marzo. Depa al momento è controllata al 65% dallo stato e al 35% dalla compagnia petrolifera nazionale Helpe. Il programma di privatizzazioni prevede la cessione entro il primo semestre 2012 anche delle quote pubbliche nelle compagnie dell'acqua (Eydap-Eyath), del petrolio (Helpe) e dei giochi e delle scommesse (Opap). L'obiettivo è di incassare 4,5 miliardi entro fine anno per arrivare a 19,5 miliardi entro fine 2015.

La pressione delle istituzioni internazionali sulla Grecia resta fortissima. Il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha auspicato oggi l'istituzione di un "commissario Ue delegato alla ricostruzione" del Paese: "Non devo ingerire nei meccanismi della Commissione - ha detto Juncker preannunciando una richiesta formale al presidente Barroso - , ma vorrei che incaricasse specificatamente un commissario della ricostruzione di questo paese".

Il premier spagnolo Mariano Rajoy ha detto che la situazione del paese e' ''difficile'' dopo la pubblicazione dei dati del deficit registrato nel 2011, all'8,51% invece del 6% previsto dal precedente governo del socialista Jose' Luis Zapatero. Secondo la stampa Madrid intende rinegoziare con Bruxelles la riduzione al 4,4% nel 2012.

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