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Cosentino, l'Aula della Camera nega l'arresto

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L'Aula della Camera ha negato l'autorizzazione all'arresto di Nicola Cosentino, il coordinatore campano del Pdl indagato per camorra. Contro l'arresto si sono espressi 309 deputati, a favore 298. Nessuno si è astenuto. La Giunta per le Autorizzazioni si era espressa a favore dell'arresto.La votazione si e' tenuta a scrutinio segreto.
Il leader della Lega Umberto Bossi non ha partecipato al voto sull'arresto per Cosentino. In tutto, in base ai tabulati, sono stati 18 i deputati che non hanno votato (8 Pdl, 2 Pd, 2 Lega, 1 Udc). Nel voto finale è stato determinante il voto contro l'arresto dei 6 deputati radicali.

Non appena il presidente della Camera ha letto il risultato del no dell'Aula alla richiesta d'arresto, tutti i deputati del PdL sono scattati in piedi e si sono diretti al posto di Nicola Cosentino per abbracciarlo e congratularsi con lui. Lungo è stato l'abbraccio tra lui e Alfonso Papa. Ma saluti e strette di mano sono arrivate da tutti gli altri colleghi di partito. Silvio Berlusconi, invece, è rimasto seduto al suo posto, pur esprimendo soddisfazione con Cicchitto e Alfano.

"Per me è un errore politico, ma ovviamente è legittimo" il voto dell'Aula. Così il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, commenta al termine delle votazioni.

"Contro di me è stata fatta una forzatura enorme". "Sono accusato solo da una parte che non mi ha nemmeno voluto interrogare per molto tempo. Vorrei essere giudicato almeno in primo grado prima di andare in carcere". Lo ha detto il deputato Pdl Nicola Cosentino a Canale 5. "Io sono nominato parlamentare dal '96. E mi si contesta il voto di scambio. Sarei stato votato cioe' da ambienti criminali. Ma se dal '96 sono parlamentare e non mi confronto piu' con il sistema della preferenza, quale interesse avrei avuto io?", osserva Cosentino. Il coordinatore del Pdl campano, sul quale l'aula di Montecitorio dovrà pronunciarsi stamattina a proposito della richiesta di arresto nei suoi confronti, aggiunge: "Ma io tutte queste cose vorrei spiegarle e farle valere nell'ambito di un tribunale che potrà decidere".

"Sono tutte fantasie costruite da certa stampa. In un comune piccolo ci sono parentele tra tutti. Ma io non ho alcuna parentela diretta con nessuno. Sono sempre stato all'opposizione e non ho mai potuto favorire interessi criminali". "Ho incontrato Berlusconi e mi ha detto di stare sereno. Io gli ho detto che sono sereno e tranquillo. Non ho mai fatto male e paura non ho".
"Vorrei far notare che uno dei pm che mi ha indagato oggi fa politica attiva perché è assessore alla Giunta di De Magistris".

"Non so se interverrò in Aula perché voglio valutare all'esito di quello che sarà il dibattito". Ha detto il deputato del Pdl a proposito del voto che ci sarà stamattina a Montecitorio sulla richiesta di arresto nei confronti del Parlamentare. "Sono sereno e tranquillo. Confido molto sul fatto che i deputati si siano letti, tutti, le carte dei magistrati". Afferma il coordinatore del Pdl campano. Solo così, infatti, "potranno decidere sulla sorte della libertà personale del cittadino Cosentino, prima che del parlamentare".

Una trappola a Maroni, ecco l’ultimo sospetto nel mare di sospetti che agita la Lega Nord. Si vota su Cosentino, ma si pensa alle guerre interne

Insomma nel giro di qualche ora è cambiato tutto nella Lega, per una serie di ragioni. Primo, le telefonate dei vertici Pdl e di Silvio Berlusconi in persona a Bossi (con cui ha cenato a Milano) per chiedere la «grazia» e un riallacciamento Lega-Pdl. Secondo, il reale problema di coscienza di parecchi deputati leghisti che non vogliono far incarcerare Cosentino, malgrado la decisione (ufficiale, ma non immutabile...) della segreteria politica della Lega. Terzo, ma forse primo, le faide interne. Chi si è esposto di più sulla linea «Cosentino in galera» è stato Roberto Maroni, dunque il voto sul parlamentare campano sarà anche un modo per contare le forze dentro il Carroccio. Se alla fine si salverà, magari con una ventina o addirittura trentina di voti leghisti, il risultato tradotto in termini di lotta intestina sarà chiaro: nella Lega non conta quel che dice Maroni. Che ieri, si dice, fosse veramente infuriato.

Un ex ministro della Lega ha letto le carte e si è convinto che non c’è polpa per mettere dietro le sbarre Cosentino, e questa idea è arrivata anche al capo, che con gli anni si è fatto meno giustizialista che nei primi anni ’90. Alcuni leghisti si sono dichiarati, come Luca Paolini, che dopo essersi letto le 1500 pagine dell’ordinanza è convinto che non c’è «nessun motivo per mandarlo in galera». Anche il ligure Giacomo Chiappori voterà no, come molti altri, anche insospettabili. Maroni e i maroniani invece vanno avanti sul sì all’arresto, «come farebbe la nostra gente». Su Cosentino si consuma il braccio di ferro tra Bossi e Maroni. Tutto dipende dai numeri finali. La ruota gira, se si fermerà sulla salvezza di Cosentino, sarà la sconfitta di Bobo. O l’inizio di una nuova guerra leghista.

Ogni ora il vento cambia inclinazione, dal lunedì della segreteria politica di via Bellerio, dove all’unanimità colonnelli e generali (per primo quello supremo, Bossi) hanno votato la linea del sì all’arresto preventivo per il deputato Pdl, fino a stamattina, molto sembra cambiato. Venti-venticinque deputati leghisti (su 59) voteranno no all’arresto. Ieri la Lega ha atteso un contrordine di Bossi, fino a 24 ore fa convinto per l’arresto. E alla fine è arrivata, verso sera, una chiara indicazione di voto per quanto obliqua: «Penso che lascerò libertà di coscienza. Nelle carte non c’è nulla. Bisogna stare tranquilli quando si tratta di arresto, i magistrati imparino a fare i processi».

Quindi liberi di scegliere come volete, ma il capo annusa un fumus persecutionis, che è come dire: meglio se lo salviamo questo Cosentino. Si replica il film leghista su Alfonso Papa, il deputato Pdl di cui si votò l’arresto l’estate scorsa. Bossi partì per l’arresto, ma il giorno prima invertì la rotta: «Se ha commesso dei reati paghi, ma non va bene mettergli le manette prima, quando ancora non sappiamo se quello che ha fatto è da galera o no». Quella volta la Lega alla Camera si spaccò, metà votò per l’arresto (come voleva Maroni) ma metà no (compresi molti maroniani). Stavolta la situazione potrebbe ripetersi, ma con l’incognita dei numeri finali, che dipendono anche dai nemici interni al Pdl e da cosa faranno alcuni Pd e Udc.

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