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Sabato, 04 Dicembre 2021

Il centrodestra riduca lo Stato

europride_a_Roma

L'Europride a Roma

Se i politici di centrodestra ancora una volta credono di poter «comprare» il proprio elettorato con un qualche contentino in economia, temo si sbaglino. A Milano, del resto, ci hanno già provato condonando le multe… e sappiamo come è andata a finire.

Non è, e non può essere, solo questione di aliquote e di riduzione delle tasse. A maggior ragione se questa sarà solo apparente: è già previsto, in compensazione, un aumento dell’IVA, vero e proprio pizzo di Stato sulle transazioni commerciali che deprime l’economia e grava sul consumatore («e ben gli sta», direbbe il cristiano bindi-prodiano ottenebrato dalla sua eresia pauperista).

La centralità dell’economia, del resto, è rivincita postuma del marxismo, come lo è la lotta bancario-statalista alla circolazione del contante: la sua abolizione prelude a quel controllo definitivo sulla società che Lenin auspicava.

Posto che gli elettori persi dal centrodestra non hanno cambiato schieramento, ma sono solo rimasti a casa, si riuscirà a ricuperarli (e anche alla grande) solo facendo cose di (centro-)destra, inquadrando, certo, anche la riduzione (vera) delle tasse in qualcosa di più grande e strutturale.

Si tratta, anzitutto, di ridurre lo Stato e la sua spesa. Lo Stato è stato (la cacofonia è intenzionale e antistatalista) ed è, con le banche, il principale fattore della crisi economica, non la sua soluzione o argine, come pensa Tremonti. Sono state le sue interferenze nel sistema creditizio, e soprattutto la pretesa che arrivassero finanziamenti a ciò che finanziabile non era a far saltare il mercato mobiliare-finanziario che, spesso, non è amico di quello reale, come insegna il Papa nella Caritas in veritate.

Ridurre lo Stato significa anzitutto re-invertire l’ordine dei rapporti.

In una controversia, sono la persona e i corpi intermedi – dalla famiglia alle imprese – a meritare la presunzione del diritto, non la piovra amministrativa. Su questa, e non sul contribuente, dovrebbe incombere l’onere della prova.

Le ganasce fiscali dello Stato sono oggi socialismo allo stato puro, e l’elettorato del centrodestra non è punto socialista (in senso tecnico).

Lo Stato dovrebbe chiedere con garbo e sottovoce quello che ritiene possa servirgli per il bene comune, dopo aver trattato le proprie richieste con le rappresentanze della società, visto che sono le persone e i corpi intermedi i primi, naturali e fondamentali titolari del reddito e dei beni che producono o che hanno ereditato.

Insomma, lo «Stato deve essere ridotto alla forma più semplice. Esso deve aver un buon esercito, una buona polizia, un ordinamento giudiziario che funzioni bene, fare una politica estera intonata alle esigenze della nazione: tutto il resto deve essere abbandonato all’attività privata». Difesa delle frontiere (non solo dalle invasioni armate, ma anche da quelle apparentemente incruente), tutela dell’ordine pubblico e dell’identità culturale e religiosa nazionale, politica estera e, se vogliamo, grandi infrastrutture: questi i compiti naturalmente propri del governo. Solo così avremo uno Stato snello il giusto per non pesare sulla nazione. La riduzione delle tasse, e cioè l’incremento di libertà per la società, che oggi lavora più di sei mesi all’anno per lo Stato, inizia da qui.

Ma anche questo è ancora poco, per un centrodestra che voglia fare rispettare il patto con i suoi elettori.

Da questo punto di vista, recentemente, abbiamo assistito a due clamorosi esempi di tradimento.

La governatrice del Lazio e il sindaco di Roma sono stati incredibilmente corrivi con una manifestazione, l’Europride, la cui piattaforma programmatica – oltre le manifestazioni di pessimo gusto, quando non oscene e blasfeme, quasi un’escursione al di là del bene e del male – è quanto di più lesiva dei principi dell’ordine e del diritto naturali, cui per definizione il centrodestra dovrebbe essere profondamente affezionato. Non parliamo di qualcosa di accessorio, marginale o secondario. Si tratta dell’ordine e del diritto della famiglia, come definita anche dalla nostra Costituzione, e della generazione e conservazione della specie umana.

In secondo luogo, la Giunta regionale del Veneto ha recepito il modello (Gianna) Nannini e ha deciso di sostenere economicamente la maternità artificiale (e surrogatoria?) fino a cinquant’anni. Nessuno si offenda, ma si tratta di una vera e propria mostruosità contro natura e secondatrice del più voglioso egotismo, dell’io ridotto ad io desiderante.

Qualcuno può davvero pensare che la signora Polverini e i signori Alemanno e Zaia siano stati eletti per questo? O che i loro cedimenti al «politicamente corretto» guadagnino consensi nel fronte avverso? Nessuno preferisce la retroguardia all’avanguardia, la fotocopia all’originale. Ad Alemanno bisognerebbe ricordare gli esperimenti di «socialismo nazionale» del suocero Rauti, «per tagliare l’erba sotto i piedi alla sinistra». All’epoca, nessun socialista votò MSI-DN, mentre molti suoi elettori smisero di votarlo, e quindi la «destra» nazionale raggiunse l’obiettivo di ridursi ai «puri»: il tre per cento!

I suoi momenti più alti – e per i quali ancora non mi pento di averlo votato – il governo di centrodestra li ha raggiunti 1) con il decreto-Englaro, votato all’unanimità per salvare la vita a una povera malata, cui i nuovi Molotov e von Ribbentrop opposero il veto nichilista e omicida; 2) con il tentativo di chiudere il sessantotto, riportando severità, serietà, autorità e disciplina, nella scuola italiana; 3) con lo sforzo di restaurare un po’ la Pubblica Amministrazione, riducendone gli ambiti d’impunità, neghittosità e assenteismo. Non certo quando accarezza.

Solo tornando a essere senza complessi e orgogliosamente centrodestra e, poiché agere sequitur esse, a fare cose di (centro-)destra (finendola, in particolare, di accarezzare nel senso del pelo l’orgoglio gay e le smanie di produrre figli senza e contro la natura) questo governo e le forze politiche che lo sostengono ritroveranno il consenso perduto. Altrimenti i loro (già) elettori continueranno il proprio volontario esilio in patria.

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