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Martedì, 04 Agosto 2020

40 i militari italiani morti nella missione ISAF

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Un militare italiano è morto oggi in Afghanistan in seguito all'esplosione di un ordigno. Il fatto, secondo quanto appreso dall'ANSA, è avvenuto a Bakwa, nella parte meridionale del settore ovest, tutto a comando italiano.

Il militare ucciso oggi in Afghanistan nell'esplosione di un ordigno si chiamava Roberto Marchini ed aveva 28 anni: era un geniere-paracadutista dell'ottavo reggimento guastatori di Legnago, in provincia di Verona. Il giovane era originario di Viterbo, dove risiede la famiglia, che è stata avvisata.

L'esplosione ha investito il militare appena sceso dal mezzo: Roberto Marchini aveva proprio il compito di bonificare dai micidiali 'Ied', gli ordigni esplosivi improvvisati, le strade percorse dai convogli.

Con la morte di Marchini salgono a 40 i militari italiani impegnati nella missione Isaf in Afghanistan dal 2004.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, "appresa con profonda commozione la tragica notizia della scomparsa del Primo Caporal Maggiore dell'Esercito Roberto Marchini, caduto in Afghanistan mentre assolveva con onore il proprio compito nell'ambito della missione ISAF, ha espresso ai familiari, in questa tristissima circostanza, la gratitudine e il profondo cordoglio del Paese e i sentimenti della sua sincera partecipazione al loro grande dolore". Il Presidente Napolitano "ha inoltre chiesto al Capo di Stato Maggiore della Difesa, gen. Biagio Abrate, di rendersi interprete presso le Forze Armate e l'Esercito in particolare, dei suoi sentimenti di cordoglio, commossa solidarietà e intensa partecipazione al dolore provocato da questo luttuoso evento". Lo rende noto un comunicato del Quirinale.

"E' una nuova tragedia che ovviamente non diminuisce l'impegno dell'Italia". Così il ministro degli Esteri, Franco Frattini, appena giunto ad Algeri, sulla morte del militare italiano in Afghanistan. "Siamo consapevoli - ha spiegato Frattini - che il momento é delicato, pericoloso, ma anche che la professionalità delle nostre donne e dei nostri uomini è assolutamente all'altezza della situazione".

"La notizia dell'odierna tragedia verificatasi nel distretto di Bakwa, in Afghanistan, nella quale ha perso la vita il caporal maggiore Roberto Marchini, appartenente all'8° Reggimento Genio Guastatori Folgore di Legnago, è motivo di grande dolore, a cui si accompagna l'apprensione per l'intensificarsi delle azioni terroristiche contro le forze internazionali impegnate a garantire la pace e la sicurezza alle popolazioni afghane". Lo scrive il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, nel messaggio inviato al Capo di Stato Maggiore della Difesa, Biagio Abrate. "Desidero esprimerle, tutta la mia vicinanza e solidarietà, unite al ringraziamento per il coraggio, l'impegno, la professionalità e lo spirito di sacrificio che contraddistingue i nostri militari nello svolgimento della loro missione in quel Paese martoriato. PregandoLa di far pervenire ai familiari del militare caduto le più sentite condoglianze, esprimo a nome mio e della Camera dei deputati - conclude Fini - il pieno sostegno e la più sentita vicinanza al contingente italiano impegnato in Afghanistan".

Il presidente del Coni, Giovanni Petrucci, ha invitato le Federazioni Sportive Nazionali, le Discipline Sportive Associate e gli Enti di Promozione Sportiva a far osservare un minuto di silenzio in occasione di tutte le manifestazioni sportive, che si disputeranno in Italia fino al termine della settimana, in memoria del militare italiano caduto in Afghanistan.
Il fratello del presidente afghano Hamid Karzai, Ahmad Wali Karzai è stato ucciso in un attentato. Lo riferisce il governatore provinciale.
Ahmad Walid Karzai, un fratello del presidente afghano Hamid Karzai, ed uno degli uomini più potenti nel sud dell'Afghanistan, è stato ucciso, lo hanno confermato un ufficiale ed un membro della famiglia. "Confermo che Ahmad Wali è stato ucciso nella sua abitazione", ha detto Zalmay Ayoubi, portavoce del governatore della provincia di Kandahar, dove Ahmad Wali Karzai viveva ed era a capo del consiglio provinciale. Anche un cugino di Ahmad Wali Karzai, che ha chiesto di mantenere l'anonimato, ha confermato che è stato ucciso.

I talebani hanno rivendicato l'assassinio di Ahmad Wali Karzai, fratello del presidente afghano Hamid Karzai, definendo l'operazione come il loro "più grande successo" dopo l'annuncio della ripresa della loro offensiva in primavera. Un portavoce dei talebani Yousuf Ahmadi in una telefonata alla France Presse ha spiegato che di recente avevano incaricato un uomo di uccidere Ahmed Wali Karzai.

La Collega Gina Di Meo scrive per l' ANSA  : Non hanno equipaggiamento, munizioni, sono quasi tutti analfabeti, nonché corrotti; vivono e lavorano ammucchiati in pochi metri quadrati. E' lo stato in cui versa la polizia afghana, l'Anp (Afghan National Police), che insieme all'Ana (Afghan National Army) è tra le principali forze di sicurezza del Paese. Sono loro la chiave per far sì che il processo di transizione raggiunga i risultati sperati: ma lo scenario che si prospetta é tutt'altro che promettente. E' la solita mattina incandescente dell'estate afghana. Gli uomini della Task Force Spartan, 10/ma Divisione della Montagna di Fort Drum New York, decidono di far visita ad una stazione della polizia distante pochi chilometri -'clic', come dicono in gergo - dalla base avanzata Pasab. Sono solo 2 chilometri, ma la strada è a dir poco accidentata e all'interno dei Cougar, gli Mrap, i mezzi resistenti alle mine, si percepisce un movimento ondulatorio e sussultorio. Ci si impiega circa mezzora a percorrere una distanza così irrisoria. La stazione si trova in un'area totalmente scoperta e uno dei soldati americani ci esorta a non indugiare troppo con le foto, perché potrebbero arrivare i colpi dei cecchini.

E' la desolazione quelle che ci si prospetta non appena superata la soglia della stazione di polizia. Per terra, grosse chiazze di sangue: il capo della polizia dice che la notte scorsa si sono fatti vivi i talebani. Hanno ferito un uomo e hanno cercato di abbattere la torretta di controllo. Gli americani chiedono informazioni sulle condizioni dell'agente ferito, ma sembra sia scomparso nel nulla. Tutti gli agenti delle stazioni registrate sono schedati per cercare di limitare le infiltrazioni. Apparentemente ci sono nuovi arrivi, così la prima operazione degli americani è quella di fotografare con il nome le nuove reclute. La stazione ha in forza una quindicina di uomini, ma metà di loro al momento è via, probabilmente per un licenza. Le condizioni igieniche sono catastrofiche. In pochi metri quadrati, si mangia, si dorme, si lavora e si fanno i propri bisogni. Non c'é acqua corrente, non ci sono frigoriferi; il cibo è lasciato all'aria aperta e al sole rovente per giorni, finché non arriva il prossimo rifornimento.

"Cerchiamo di farli riposare in un dormitorio non lontano da qui - ci dice il maggiore Matthew Graham, a capo della Stability Transition Team - ma sembra un'impresa impossibile. Cerchiamo anche di equipaggiarli con scarponi e uniformi, ma alla fine li troviamo sempre in pantofole. La maggior parte delle volte, vendono il loro equipaggiamento per arrotondare". In verità non hanno nemmeno il carburante per riempire le taniche: probabilmente hanno venduto anche quello, quindi per loro è molto più conveniente vivere nella stazione. Non che ci sia un vero letto o una brandina: il massimo che si può usare è una coperta buttata per terra tra i rifiuti. "Abbiamo le armi, ci dicono, ma non abbiamo le munizioni. Come facciamo ad usarle? Oggi sono sobri - continua il maggiore Graham - è un buon risultato". In realtà sembrano appena risvegliati da un sonno profondo o in uno stato di 'assenza'. Sono palesemente sottopeso, quasi non si reggono in piedi e i loro sguardi sembrano persi. Chissà se la loro mente tratterrà qualcosa della veloce lezione che i soldati americani hanno tenuto su come impugnare un fucile e come rispondere, in caso di attacco. La mattinata con l'Anp passa presto e sulla strada del ritorno il maggiore Graham si lascia andare in un'esternazione: "Forse ci vorranno generazioni, prima che le cose possano cambiare".Il loro potere e' solo a livello locale ma nelle aree remote dell'Afghanistan sono la legge. Sono i malik, i capivillaggio o anziani, e sono l'espressione della volonta' del popolo rurale. Saggi con la barba la cui autorita' raramente e' messa in discussione ed elementi chiave per combattere il potere dei talebani. Si riuniscono periodicamente in shure, una sorta di consultazione locale e diventate ormai un appuntamento fisso anche per le forze della Nato. Sono la base sui cui si costruisce la fiducia tra i militari e il popolo afghano. Si fanno accordi, concessioni e soprattutto si parla di sicurezza. I malik sono degli informatori preziosi per seguire i movimenti dei talebani e antenne umane per segnalare la presenza di ordigni rudimentali nel raggio di azione dei militari. Le forze alleate hanno investito nei capivillaggio anche per accelerare il processo di transizione. Il loro intervento sara' fondamentale per convincere il popolo afghano a fidarsi delle forze di sicurezza locali quando ci sara' il preannunciato passaggio di consegne da parte degli eserciti della Nato.

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