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Corte dei Conti: con la crisi perderemo 160 miliardi

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Un default della Grecia comporterebbe gravi contraccolpi sul rating del Paese e delle banche elleniche e il possibile contagio agli altri Paesi dell'eurozona ad alto debito. Lo scrive Moody's in una nota in cui analizza lo ''scenario'' di un default di Atene, sottolineando come il ''persistere dell'incertezza'' sulle sorti della Grecia non faccia che aumentare ''la tentazione delle autorita' greche ed europee di fare ricorso a una qualche forma di ristrutturazione del debito, o in altre parole, di consentire un default della Grecia''.

''Moody's ritiene che un default comporterebbe implicazioni negative sul rating sovrano della Grecia, degli altri Paesi europei in difficolta' con i conti e delle banche greche nonostante gli sforzi per trovare una soluzione 'ordinata'''. L'agenzia prevede un possibile declassamento del rating della Grecia a 'Ca' o 'C' e che le banche greche avranno bisogno di ricapitalizzazioni per far fronte alle perdite sui bond ellenici e di costanti finanziamenti da parte della Bce almeno finche' l'accesso al mercato dei capitali rimarra' bloccato. Riguardo agli altri Paesi europei sotto pressione per il debito, ''Moody's ritiene che i rispettivi rating risentiranno di qualsiasi delle miriadi di forme che un default della Grecia possa assumere'' e che questo determinera' una ulteriore ''polarizzazione dei rating sovrani in Europa con i paesi piu' forti che manterranno livelli di rating alti o molto alti, mentre i Paesi piu' deboli avranno difficolta a mantenere il livello di investment grade''.

Per rispettare i nuovi vincoli europei sul debito occorrera' un intervento ''del 3% all'anno, pari, oggi, a circa 46 miliardi nel caso dell'Italia''. Lo afferma la Corte dei Conti nella presentazione del Rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica. Si tratta di ''un aggiustamento di dimensioni paragonabili a quello realizzato nella prima parte degli anni Novanta per l'ingresso nella moneta unica''.

La Corte dei Conti sottolinea "l'eredità dei condizionamenti dovuti agli effetti permanenti causati dalla grande recessione nel 2008-2009". La magistratura contabile, nel rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica, evidenzia come "si sia verificata una perdita permanente di prodotto, calcolata a fine 2010 in 140 miliardi e prevista a crescere a 160 miliardi nel 2013".

"La fine della recessione economica non comporta il ritorno ad una gestione ordinaria del bilancio pubblico richiedendosi piuttosto sforzi anche maggiori di quelli accettati". Lo sottolinea la corte dei conti nel rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica.

Per rispettare i nuovi vincoli europei, soprattutto di riduzione del debito, "gli elevati valori di saldo primario andrebbero conservati nel lungo periodo, rendendo permanente l'aggiustamento sui livelli della spesa, oltre che impraticabile qualsiasi riduzione della pressione fiscale, con la conseguente obbligata rinuncia ad esercitare per questa via una azione di stimolo sull'economia". Lo sottolinea la Corte dei Conti nel rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica. La Corte sottolinea comunque che nonostante "la complessità delle prospettive" non bisogna comunque "sottovalutare l'importanza del risultato che la finanza pubblica a conseguito nel 2010 nella gestione dei conti ai diversi livelli di governo, rendendo evidente che, grazie alle misure di rafforzamento e di progressivo adattamento, gli strumenti di regolazione sono stati muniti di una efficacia non sempre riscontrata nel recente passato". Questi strumenti di coordinamento "appaiono in grado di contribuire anche per il futuro al mantenimento dell'equilibrio dei conti pubblici ed insieme ad una auspicabile accelerazione della crescita".

La Corte dei Conti evidenzia "quanto impervio sia il percorso che la finanza pubblica italiana è chiamata a seguire nei prossimi anni per rispettare i vincoli europei e rendere possibile una crescita economica più sostenuta". Lo evidenziano i magistrati contabili nel rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica. "Non è sufficiente che la spesa primaria rimanga costante in rapporto al prodotto, e neanche che rimanga costante in termini reali. E' necessario che si riduca in termini reali, rispetto a livello, già compresso, previsto nel Def per il 2014. Non essendo quindi sufficiente limare ulteriormente al margine la spesa pubblica occorre interrogarsi su quelli che possono realisticamente essere i nuovi confini ed i nuovi meccanismi dell'intervento pubblico nell'economia".Sul fronte recupero evasione la Corte dunque "indica le inaccettabili dimensioni della non compliance" e ciò dimostra "che gli spazi da recuperare a tassazione sono ancora molto ampi". Servono comunque "azioni idonee a favorire il consolidamento di comportamenti di massa più corretti". Questo perché "gli effetti finanziari del contrasto all'evasione fiscale potranno continuare ad essere determinanti nella misura in cui si riuscirà a trovare il necessario equilibrio tra l'azione repressiva e l'induzione alla tax compliance". La Corte dei Conti rileva come nel recente passato si sia ridotto il ricorso alle entrate una tantum ricorrendo viceversa "all'intensificazione e al potenziamento delle attività di contrasto all'evasione". L'analisi dei risultati conseguiti "conferma l'efficacia degli strumenti utilizzati anche se interrogativi si pongono sulla loro capacità di assicurare anche per il futuro la tenuta del livello complessivo dell'entrata". Questo - secondo i magistrati contabili - "vale per i proventi da giochi e i risultati in materia di riscossione per i quali sono da attendersi difficoltà via via maggiori per continuare a realizzare gettiti significativamente crescenti. Per quanto riguarda il gettito da lotta all'evasione "questa componente ha portato "circa 63 miliardi, il 58,5% delle maggiori entrate nette complessive stimate dal 2006 al 2013 ma con un crescendo che nelle manovre 2009 e 2010 attribuisce alla lotta all'evasione la quasi totalità delle maggiori entrate previste". La Corte dei Conti ricorda le dimensioni del fenomeno: come stimato dall'Istat l'economia sommersa potrebbe aver raggiunto nel 2008 la quota del 17,5% del Pil ossia 275 miliardi interrompendo la tendenza al ridimensionamento avviata 7 anni prima".

La Corte dei Conti mette in evidenza "quanto significativi siano stati i risultati conseguiti" in tema di taglio della spesa. Ma questo va associato ad una "distorsione: una evoluzione non bilanciata con la concentrazione dei tagli sulla spesa in conto capitale". In ogni caso "la crescita della spesa corrente primaria rallenta vistosamente con un incremento nel 2010 dell'1,3% (+4,2% nel 2009). Le spese in conto capitale invece si riducono di oltre il 18%". Bene le regioni (la spesa complessiva al netto della sanità si riduce dell'11% in termini di pagamenti) ed "egualmente positivo" è il risultato di comuni e province. "Anche la spesa sanitaria si rivela nel consuntivo 2010 inferiore alle previsioni. Le uscite complessive hanno raggiunto i 113,5 miliardi, inferiori di oltre 1,5 miliardi al dato previsto per l'anno".

"I quarantasei miliardi all'anno necessari per riequilibrare il nostro bilancio e raggiungere gli obiettivi indicati dalla Ue ci dicono che è necessario che il Tesoro non ceda a trovate propagandistiche ed elettoralistiche. Quanto sottolineato dalla Corte dei Conti impone un'attenzione particolare alla crescita e ricorda che la spesa delle amministrazioni locali dev'essere tenuta sotto controllo. Altro che sanatorie territoriali! Servono immediatamente interventi sullo sviluppo". Lo dice Michele Ventura, vicepresidente vicario dei deputati del Pd commentando il Rapporto 2011 sul coordinamento della finanza pubblica. "L'enorme fabbisogno di risorse, secondo i magistrati contabili, richiede uno sforzo pari a quello sostenuto negli anni Novanta per preparare l'avvento dell'euro, ma allora gli italiani furono quasi entusiasti di pagare la tassa sull'Europa, invogliati da un esecutivo che prospettava una direzione di marcia ben precisa. Tutt'altra è la situazione attuale. Auspichiamo un immediato confronto sui conti pubblici italiani -conclude Ventura - perché, al di là delle petizioni di principio, è necessario capire come e dove si troveranno i miliardi necessari senza che a pagare siano i soliti noti"., conclude.

Intanto :  Il rischio di un default di Atene fa salire a nuovi record i rendimenti dei titoli di Stato di Grecia e Irlanda. Il tasso del decennale greco ha superato il 17% (17,10%) e quello del biennale e' schizzato di 93 punti base raggiungendo il massimo storico del 27,18% per poi invertire rotta e calare al 26,28%. Il rendimento dei titoli a 10 anni di Dublino ha toccato il picco massimo del 10,89%. Il rischio debito della Grecia e' volato a nuovi massimi con i credit default swaps in rialzo di 33 punti base al nuovo record di 1.433 punti.

 

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