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Domenica, 25 Agosto 2019

Raffaele Cantone sta più dalla parte di Salvini che non da quella di Di Maio

Raffaele Cantone sta più dalla parte di Salvini che non da quella di Di Maio. Sull'abuso d'ufficio. Sulla nuova questione che sta facendo litigare i dei vicepremier, così interviene il presidente dell’Anac: «Sono assolutamente contrario all’abolizione dell'abuso d'ufficio  ma credo che sia opportuno che ci sia uno spazio per pensare una modifica. C'è una quantità enorme di provvedimenti che non arrivano a condanna, che non arrivano a sentenza per cui è evidente che qualcosa nella norma non funziona, ma una norma che punisca gli atti evidenti di favore è necessaria».

Via abuso d'ufficio dice Salvini. «Io voglio scommettere sulla buona fede degli italiani, degli imprenditori, degli artigiani, dei sindaci. Abbiamo una burocrazia e una paura di firmare atti, aprire cantieri sistemare scuole, ospedali. Assolutamente». Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini intervendo a Radio Anch'io, trasmissione di Radiouno, parlando della sua intenzione di abolire l' abuso d'ufficio. «Io non so cosa fanno Berlusconi, Renzi, Monti, Di Maio, io faccio quello che ritengo sia giusto per gli italiani, bisogna togliere burocrazia, togliere vincoli, fare, liberare - ha aggiunto - Se per paura che qualcuno rubi blocchiamo tutto e allora mettiamo il cartello affittasi ai confini dell'Italia e ci offriamo alla prima multinazionale cinese che arriva. Se uno ruba e lo becco, lo metto in galera e se ruba da pubblico ufficiale si prende il doppio della pena ma non possiamo per presunzione di colpevolezza bloccare tutto».

Il tema lanciato da Salvini insomma non viene considerato assurdo da Cantone. Ma i 5 stelle - "È una str....", taglia corto Di Maio - fanno barricate. "Non posso bloccare 8000 sindaci per la paura che uno possa essere indagato - ha affermato a Porta a Porta Salvini - e ci sono sindaci che non firmano niente per paura di essere indagati”. Di Maio: “Qualcuno vuole abolire il reato di abuso d’ufficio ma io non voglio tornare indietro ai podestà che facevano quello che volevano. Chi vuole farlo troverà in noi un muro”. Di questo muro non sembra far parte Cantone.

A questo punto il grillino va direttamente all'attacco e a quanto pare non ha nessuna intenzione di abbassare i toni in vista dell'appuntamento elettorale delle Europee: "Ora, vedete come vanno le cose? Io dovrei stare zitto davanti a queste affermazioni? Dovrei stare zitto davanti a chi apre ai raccomandati, a chi chiude le porte al merito, a chi favorisce qualcuno solo perchè ha avuto qualcosa in cambio? E poi ci lamentiamo dei cervelli in fuga e dei nostri ragazzi che devono espatriare per cercare un lavoro? Ma per favore... Il colmo è che, se parlo, qualcuno fa la vittima e dice che insultiamo; se non parlo però siamo conniventi. Ma di fronte a questa stupidaggine io non posso tacere. Chi l’ha detto stavolta ha toppato alla grande".

Il vicepremier grillino non ha digerito la proposta del ministro degli Interni sull'abolizione del reato di abuso d'ufficio. E così con un post su Facebook riapre lo scontro con il Carroccio alimentando le tensioni pre-Europee: "Sia chiara una cosa, per noi il governo va avanti, ma a un patto: più lavoro e meno stronzate! Ieri ho sentito dire da qualcuno che questo reato lo si vuole abolire. È forse un modo per chiedere il voto ai condannati o per salvare qualche amico governatore da una condanna?".

La tensione nel governo si fa sentire sempre di più. I continui dissidi tra M5s e Legastanno mettendo a rischio la tenuta dell'esecutivo

Conte in questo quadro prova a difendere la poltrona. In questa settimana ha cercato spesso la sponda del Colle per mitigare il decreto Sicurezza Bis ed è convinto che il bersaglio post voto sia proprio lui: "Se la prenderanno con me, chiederanno la mia testa — avrebbe detto — Diranno che serve un’altra guida per il governo, che non sono più equidistante, che gli equilibri sono cambiati". I grillini sono già in allarme e guardano anche alle mosse di Giorgetti. Il sottosegretario potrebbe avere ambizioni da Palazzo Chigi e questo agita e non poco Di Maio&Co. 

"Non farò mai il premier", ha fatto sapere Giorgetti sgomberando il campo da scenari da ribaltone. Salvini a Radio Anch'io ha smorzato i toni: "Io chiedo il voto per cambiare l'Europa, non chiedo mezza poltrona in più. Certo se la Lega sarà il primo partito in Italia e in Europa" la flat tax "sarà la priorità". Ma sempre Giorgetti in un'intervista al Corriere traccia una "profezia" sul futuro dell'esecutivo: "Il governo non può vivere in stallo, verrà la grandine e i deboli cadranno". E la pioggia di maggio non è ancora finita...

Ed è in questo quadro che dalla sponda grillina e da quella leghista iniziano ad arrivare strane "tentazioni" che possono portare anche ad un clamoroso ribaltamento dei poteri di forza nell'esecutivo. Come riporta un retroscena di Repubblica all'orizzonte potrebbe esserci un cambiamento a Palazzo Chigi. Fate attenzione a queste parole di Giorgetti riferite a Salvini: "Così non si può andare avanti Salvini per sua natura nel Palazzo non ci vorrebbe stare. Ma se arriva il plebiscito credo che dovrà farsi carico dell’onere e dell’onore di rivestire un ruolo superiore rispetto a quello ricoperto oggi". 

Parole chiare: tra le righe spunta l'idea di un nuovo premier e che probabilmente col nome di Matteo Salvini. Tutto ruota attorno al risultato che potrebbe arrivare dalle urne del 26 maggio. Le Europee sono il banco di prova principale per i gialloverdi e il verdetto del voto non può che avere conseguenze sul governo. E così Giorgetti avrebbe detto la sua im modo esplicito: "Nelle ultime tre settimane qualcosa non ha funzionato. Lo confermano anche i sondaggi. Se diventiamo primo partito, nessuno potrà trascurare questo dato di fatto. Con il 30 per cento, pesi di più rispetto a chi ha il 25. Dovremo tenere conto delle opinioni del Paese reale che si è stancato e vuole cambiare".

Intanto Leoluca Orlando, ormai da mesi in protesta perenne contro Matteo Salvini, che ha deciso di alzarsi e andarsene quando il ministro dell'Interno ha preso parte alla cerimonia di commemorazione per l'attentato di Capaci in cui perse la vita Giovanni Falcone.

"Mi ero augurato che qualsiasi presenza istituzionale oggi a Palermo e all'Aula Bunker non si trasformasse in occasione per comizi pre-elettorali", ha detto il sindaco di Palermo abbandonanto l'aula-bunker, "Ho appreso che purtroppo non sarà così col previsto intervento di chi solo tre giorni fa ha attaccato i magistrati siciliani". Come lui purei il presidente della Commissione regionale antimafia Claudio Fava che già aveva annunciato la sua assenza. "Preferisco andare a Capaci, nel luogo in cui tutto accadde, preferisco stare assieme a chi non ama le messe cantate sui morti", aveva anticipato su Facebook, "Hanno trasformato il ricordo del giudice Falcone nel festino di Santa Rosalia".

Parole a cui il ministro dell'Interno risponde caustico: "I Fava e gli Orlando hanno sbagliato", ha spiegato dopo la cerimonia, "Sono a Palermo con orgoglio e gioia e non a chiedere voti. È una giornata di unità nazionale, che bello. Se qualcuno di sinistra non è venuto o se ne è andato perché c'era Salvini come ministro dell'Interno si è perso qualcosa. È stata una bellissima giornata di speranza, di futuro, di giovani e di lotta a tutte le mafie. Quelli che riescono a polemizzare anche nel giorno della lotta alla mafia sono dei poveracci".

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