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Domenica, 09 Agosto 2020

L'Italia dice addio al nuovo nucleare

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L'Italia dice un nuovo addio al nucleare. Dopo il disastro di Fukushima che ha causato un ripensamento in tutto il mondo, il governo fa retromarcia e va addirittura oltre le scelte di appena un mese fa. Superando la moratoria decisa dal consiglio dei ministri il 23 marzo, un emendamento presentato dall'esecutivo allo stesso decreto omnibus (e su cui il Senato voterà domani) stabilisce lo stop alla realizzazione delle quattro centrali previste dal programma di rientro dell'Italia nell'energia atomica e rimanda a dopo l'estate le prossime decisioni in materia energetica. Una mossa che appare come una scelta quasi definitiva ma che, secondo l'opposizione ed i fautori del referendum contro l'atomo, nasconde solo l'ennesimo trucco del governo per aggirare il voto popolare e per rientrare poi quanto prima nel piano nucleare.
"Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche sui profili relativi alla sicurezza nucleare tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea - recita l'emendamento - non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare". Allo stesso tempo, Palazzo Chigi precisa anche che con l'emendamento presentato in Senato "viene affidata al Consiglio dei Ministri la definizione di una nuova Strategia energetica nazionale. La Strategia - puntualizza il governo - terrà conto delle indicazioni stabilite dall'Ue e dai competenti organismi internazionali".

Le porte restano insomma aperte e la decisione finale sul piano energetico italiano, cui sta lavorando il ministero dello Sviluppo economico, sarà presa subito dopo l'estate, puntando sulle fonti e le tecnologie che l'Europa indicherà come prioritarie e sicure, a partire, spiega il ministro Paolo
Romani, dalle rinnovabili e da quelle che il ministro dell'Economia Giulio Tremonti definisce come "nuove energie", rilanciando l'utilizzo, per
finanziarne la ricerca, di uno strumento a lui particolarmente caro, quello degli eurobond. Non è però escluso neanche un maggior ricorso alle nuove tecnologie per il carbone pulito, fonte su cui l'Enel, da sempre in prima linea come protagonista per il prospettato ritorno italiano al nucleare, potrebbe ora concentrare ricerca e investimenti. Se di fronte alla decisione del governo il segretario del Pd, Pierluigi Bersani canta vittoria, sottolineando che il governo "scappa dalle sue stesse decisioni", molti sono invece quelli che non credono alle buone intenzioni dell'esecutivo e vedono dietro l'emendamento una strategia tutta politica. "Lo stop non é per convinzione, ma per paura e necessità: paura di perdere le elezioni amministrative e di venire travolto dal referendum del 12 e 13 giugno", afferma il presidente dei Verdi, Angelo
Bonelli.
Antonio Di Pietro parla dell' "ennesima truffa agli italiani. E' evidente - sottolinea - che l'esecutivo ha capito che la partita referendaria è persa e la
vuole far finire prima del tempo. L'unico scopo è di affossare il voto che trascinerà con sé quello sul legittimo impedimento. Hanno paura - insiste il leader dell'Idv - che la politica giudiziaria, che poi è l'unica politica di questo esecutivo, verrà sconfessata dagli italiani". A decidere del destino del referendum sarà a questo punto l'ufficio centrale della Cassazione. La Suprema Corte dovrà infatti stabilire se l'abrogazione delle norme sulla realizzazione di nuovi impianti nucleari sia "sufficiente nel senso richiesto dai promotori del referendum".
"Auspico che la ricerca italiana non si fermi, e non rimanga così esclusa dall'evoluzione scientifica del mondo civile". Così il presidente dell'Agenzia
per la sicurezza Nucleare, Umberto Veronesi, commenta in una nota la decisione del governo italiano di bloccare il programma nucleare. "La decisione del Governo è comprensibile, anche se in controtendenza rispetto alla preponderante strategia mondiale del dopo Fukushima - afferma Veronesi - Io però mi occupo di ricerca scientifica e protezione della salute e, come uomo di scienza, devo affrontare gli eventi con razionalità e obbiettività e non con l'emotività indotta dalla paura".
"Rimango convinto che per risolvere il drammatico problema energetico del futuro dovremo pacatamente valutare i rischi e i benefici di tutte le fonti di energia, senza escludere il nucleare". "Alla luce dell'incidente giapponese - aggiunge l'ex ministro della Salute - la scienza nel mondo sta studiando nuovi elementi di sicurezza e nuove soluzioni, come i reattori di quarta generazione (autofertilizzanti e quindi senza scorie) o le reti di minireattori, più flessibili e sicuri".
"Abbiamo rivisto l'impostazione sul nucleare data nel 2009 e rinviamo una decisione così importante ad un chiarimento complessivo in sede Europea". Lo ha detto al Senato il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, spiegando i motivi della decisione del governo di bloccare le norme necessarie alla costruzione delle centrali nucleari.

"I cittadini sarebbero stati chiamati a scegliere fra poche settimane fra un programma di fatto superato o una rinuncia definitiva sull' onda d'emozione assolutamente legittima ma senza motivi chiarezza", afferma il ministro dello sviluppo economico.

"Il rientro nel programma nucleare" deciso dal governo nel 2009 "era coerente con un quadro ché è drammaticamente cambiato" dopo l'incidente in Giappone. "Coerenza vuole che la riflessione si trasformi nella revisione di quel programma" ha aggiunto Romani.

L'Italia, dopo la decisione di bloccare la costruzione delle centrali nucleari, parteciperà alla costruzione "del nuovo nucleare europeo" . E' quanto
afferma il ministro dello sviluppo economico Paolo Romani intervenendo nell'aula al Senato rilevando come il nostro paese "vuole partecipare a pieno titolo alla stesura dei nuovi standard di sicurezza" europei e per questo "siamo definendo gli aspetti organizzativi dell'agenzia per la sicurezza del nucleare". Romani ha spiegato come il nuovo programma vedrà "la partecipazione nella nuova costruzione dei nuovi standard Ue, la presenza industriale nella filiera e uno sforzo scientifico di approfondimento per il nuovo nucleare europeo".
La squadra di marine americani specializzata in attivita' di emergenza contro le radiazioni, giunta in Giappone a inizio mese e composta da 150 persone, si appresta a fare ritorno negli Stati Uniti la prossima settimana, alla luce della situazione relativamente stabile della crisi in corso nella centrale nucleare di Fukushima n.1. Secondo quanto riferito oggi da fonti della Difesa di Tokyo, la decisione delle forze americane si basa sulla valutazione positiva degli sviluppi a Fukushima, dove le probabilita' di un improvviso peggioramento della crisi sarebbero ritenute a questo punto non piu' alte, e sarebbe legata inoltre alla nuova 'roadmap' annunciata domenica dal gestore della centrale, Tepco, che ha fissato in sei-nove mesi il periodo necessario per stabilizzare completamente il sito.
La squadra speciale Cbirf (Chemical Biological Incident Response Force) staziona presso la base aerea americana di Yokota, alla periferia di Tokyo, pronta a intervenire in ogni momento a Fukushima nel caso di un aggravamento della crisi. Il team Usa e' specializzato nella gestione delle emergenze nucleari, dall'analisi degli ambienti contaminati al salvataggio e alla cura delle persone esposte a radiazioni. Il ministro della Difesa nipponico, Toshimi Kitazawa, pur non confermando la partenza della squadra speciale, ha espresso soddisfazione per il fatto che la crisi a Fukushima non abbia fin qui richiesto l'intervento dei militari Usa.
Il gigantesco tsunami seguito al sisma di magnitudo 9.0 dell'11 marzo ha sommerso un'area del Giappone estesa quasi quanto Tokyo, interessando una superficie di circa 561 chilometri quadrati. E' la stima fornita oggi dall'Autorita' per l'informazione geospaziale (Gsi), che opera sotto il ministero dei Trasporti e del Territorio nipponico, secondo cui l'acqua dello tsunami e' penetrata nell'entroterra in sei prefetture del Giappone nordest. L'area complessiva temporaneamente sommersa, in base ai calcoli dell'istituto, equivale al 90% della superficie occupata dai 23 distretti principali che costituiscono il cuore di Tokyo. I dati sono stati ottenuti con l'analisi delle fotografie aeree e delle immagini satellitari delle aree colpite, che vanno dalla costa del Pacifico della prefettura settentrionale di Aomori a quella orientale di Chiba, confinante con Tokyo. Le prefetture che hanno subito i maggiori danni dall'acqua sono state, in ordine di superficie allagata, delle di Miyagi (327 km/q), Fukushima (112 km/q) e Iwate (58 km/q).Oltre il 90% delle persone decedute nel sisma/tsunami dell'11 marzo ha perso la vita per annegamento, concentrato nelle tre prefetture piu' colpite nel nord-est, Iwate, Miyagi e Fukushima. E' quanto riferisce oggi la polizia nazionale, secondo cui, con riferimento all'11 aprile, delle 13.135 vittime accertate 12.143, pari al 92,5% del totale, sono affogate a causa del gigantesco tsunami che ha inondato la costa nord-orientale dell' arcipelago, mentre per il 65% dei casi a perdere la vita sono state persone con almeno 60 anni. Riguardo alle altre vittime, per il 4,4% la morte e' stata provocata da crolli, cadute o altri infortuni, mentre per l'1,1% il decesso e' legato alle ustioni. Nel diffondere i dati, i responsabili della polizia hanno sottolineato la profonda differenza del terremoto/tsunami nel nord-est con l'ultima grande catastrofe
occorsa nell'arcipelago, il terremoto di Kobe nel 1995, nel quale la stragrande maggioranza dei morti fu causata dal crollo degli edifici e dagli incendi.

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