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Domenica, 29 Novembre 2020

Libia, il CNT chiede aiuti in cambio di petrolio

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Il Consiglio nazionale transitorio libico, presente oggi alla riunione del Gruppo di contatto sulla Libia a Doha, chiederà ai governi occidentali di
fornire 1,5 miliardi di dollari in aiuti umanitari per la popolazione civile, proponendo in cambio forniture di petrolio. Lo ha detto uno dei portavoce del Cnt, Mahmud Awad Shamman. I campi petroliferi controllati dai ribelli anti-Gheddafi producono attualmente 100 mila barili al giorno.
Intanto, sempre più drammatica la situazione a Misurata, città ribelle assediata dalle truppe del rais: i morti sarebbero mille. Davanti alle
critiche, il regime ha risposto affermando di 'fare del suo meglio' per la  popolazione della città.
Il portavoce del governo libico, Mussa Ibrahim, ha affermato ieri sera che il regime di Muammar Gheddafi sta facendo "del suo meglio" per aiutare la popolazione di Misurata, città ribelle 200 km circa a est di Tripoli. "Il governo sta facendo del suo meglio per la popolazione di Misurata", ha
dichiarato Ibrahim in una conferenza stampa, aggiungendo che il governo ha autorizzato domenica scorsa una nave turca con aiuti umanitari a recarsi nella città, assediata dalle forze di Gheddafi da oltre un mese e mezzo. Ibrahim ha inoltre ricordato che il regime ha autorizzato l'apertura di un ufficio del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) a Tripoli per poter avere accesso a Misurata e ha invitato l'Unicef, il Fondo dell'Onu per l'infanzia, ad aiutare i bambini della città. Lunedì scorso l'Unicef ha chiesto la fine dell'assedio, denunciando che sempre più bambini - almeno 20 finora fra cui un piccolo di nove mesi - sono rimasti vittime dei combattimenti. Il portavoce ha poi affermato che il governo ha chiesto alla Mezzaluna rossa di evacuare 120 bambini "trattenuti" dagli insorti in un orfanatrofio della città. Respingendo le accuse giunte da organizzazioni per la difesa dei diritti umani contro le forze del rais, il portavoce ha reso noto che una missione del Consiglio dell'Onu per i diritti dell'uomo è attesa in Libia il 20 aprile prossimo per indagare in particolare sull'impiego di mercenari stranieri, sui bombardamenti contro la popolazione e sulla morte di civili durante manifestazioni pacifiche. "Siamo pronti a dimostrare la nostra innocenza", ha dichiarato Ibrahim.
L'Italia non incontrerà Mussa Kussa", l'ex ministro degli Esteri di Gheddafi. Lo ha detto il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, a Doha, per la riunione del gruppo di contatto sulla Libia. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Massari ha spiegato che l'Italia non avrà un colloquio con l'ex ministro degli Esteri di Gheddafi, con il quale, ha sottolineato, "non abbiamo alcun tipo di contatto".
"La nostra Costituzione dice che non possiamo bombardare". Umberto Bossi, conversando con i cronisti a Montecitorio, esclude la possibilità che l'Italia partecipi ai bombardamenti Nato sulla Libia. "L'Onu ci chiede di partecipare ai bombardamenti. Che farà l'Italia", gli viene chiesto. "La nostra Costituzione dice che non possiamo bombardare", replica il leader della Lega Nord. "Io starei più cauto". Bossi invita alla prudenza nei rapporti con i rappresentanti dei 'ribelli' libici attesi venerdì a Roma. "So che girano per Roma da settimane. Noi abbiamo un problema: il petrolio ed il gas. Perciò dobbiamo trattare con chi vince (in Libia, ndr) - spiega il leader della Lega Nord - Io starei più cauto". Venerdì, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, potrebbe incontrare a Roma il capo del Comitato Nazionale Transitorio dei 'ribelli' libici, Mustafa Abdul Jalil.
"Circa 3,6 milioni di persone" potrebbero aver bisogno di aiuto umanitario in Libia. Lo ha detto il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, alla riunione del Gruppo di contatto a Doha.
Ci sono anche i rappresentanti dell'Unione Africana alla riunione del gruppo di contatto che ha appena preso il via a Doha. Dopo aver disertato la
conferenza di Londra, i rappresentanti dell'Unione arrivano a Doha dopo un tentativo di mediazione in Libia, respinto però dal Consiglio nazionale
transitorio di Bengasi. Alla conferenza partecipano i rappresentanti di 20 paesi e organizzazioni internazionali e tra i temi sul tavolo l'ipotesi di
armare i ribelli, e la strategia politica da seguire per giungere alla fuoriuscita di Gheddafi ed aprire un periodo di transizione.

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