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Lunedì, 23 Maggio 2022

Matteo Renzi rilancia il progetto di Silvio Berlusconi: il ponte sullo stretto

Renzi rilancia le grandi opere, con particolare riferimento al Ponte sullo Stretto per "togliere la Calabria dall'isolamento e far sì che la Sicilia sia più vicina" e la banda larga, facendo dell'Italia una "gigabyte society". Lo ha detto il presidente del consiglio Matteo Renzi nel corso dell'assemblea che celebra i 110 anni del gruppo Salini-Impregilo.

Intervenendo a Milano alla celebrazione dei 110 anni del Gruppo Salini, il premier Matteo Renzi ha rilanciato il progetto di Silvio Berlusconi per collegare la Sicilia alla Calabria. Una grande opera ambiziosa e vitale per il Paese che può creare oltre 100 mila posti di lavoro ma che è sempre stata osteggiata dalla sinistra e dallo stesso Pd.

Il Ponte sullo Stretto di Messina può creare "centomila posti di lavoro". Renzi ha indicato l'infrastruttura come parte del completamento della "Napoli-Palermo". "Se siete nella condizione di sbloccare le carte e di sistemare quello che è fermo da 10 anni - ha detto rivolgendosi a Pietro Salini, numero uno del Gruppo - noi ci siamo".

Non resta che capire se Renzi fa sul serio o no. Non resta che capire cioè se la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina è solo la solita sparata del premier o il progetto di una infrastruttura fondamentale per il Paese. 

Quello che chiedo a voi è che, finita la parte delle riforme, si possa tornare a progettare il futuro", ha aggiunto Renzi. "Bisogna sbloccare i cantieri e serve la banda larga perché la rete di domani non sarà una diga in Italia né l'autostrada del Sole, ma la banda larga, la gigabyte society, la velocità". "Bisogna poi continuare le grandi opere - ha scandito - dalla Bari-Lecce alla Napoli-Palermo, con il Ponte sullo Stretto, in un'operazione che sia utile, crei posti di lavoro e ci metta nelle condizioni di togliere l'isolamento della Calabria e avere la Sicilia più vicina". "Noi siamo pronti", ha detto citando anche la Variante di Valico ed il Terzo valico tra Liguria e Piemonte.

"La Salerno Reggio Calabria il 22 dicembre sarà percorribile senza alcun cantiere". Lo ha ribadito il premier. "La mia è una sfida in positivo - ha aggiunto -. Rispetto chi dice che l'Italia è finita, ma penso che il compito di chi fa politica sia di indicare una direzione".

"Chiediamo alla capigruppo che si terrà giovedì di iscrivere la nostra proposta di legge sul Ponte sullo Stretto nel calendario dei prossimi tre mesi". Lo afferma il presidente dei deputati di Ap Maurizio Lupi esprimendo soddisfazione sul fatto che Renzi "ha detto sì alla nostra proposta di riprendere" il progetto. "Serve una legge che dica che il Ponte si realizza", aggiunge.

"Adesso mi aspetto che anche i più riottosi nel Pd e nella sinistra, quelli che hanno urlato allo scandalo contro Berlusconi e il suo governo che il Ponte lo stavano costruendo, dicano di aver cambiato parere - ha commentato il senatore di Forza Italia, Altero Matteoli, già ministro delle Infrastrutture nell'ultimo governo Berlusconi - oppure che si siano piegati al volere dello statista fiorentino". Non resta che aspettare e vedere. Area popolare ha già fatto sapere che giovedì prossimo chiederà alla capigruppo di inserire nel calendario della Camera dei prossimi tre mesi la legge per sbloccare la realizzazione del Ponte sullo Stretto

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi in precedenza si è recato in visita all'ospedale San Raffaele, dove ha avuto inizio la sua mattinata milanese.

Ad accoglierlo i vertici della struttura: l'amministratore delegato del gruppo ospedaliero San Donato, a cui fa capo il San Raffaele, Nicola Bedin , il presidente dell'ospedale Gabriele Pelissero, Gilda Gastaldi Rotelli, in rappresentanza della proprietà e il prefetto di Milano Alessandro Marangoni. Il San Raffaele è l'ospedale dove Silvio Berlusconi è stato ricoverato per l'intervento al cuore di giugno e dove spesso è stato curato negli anni passati. 

"L'Italia deve smetterla con i tagli lineari. Sulla sanità è evidente che si è tagliato anche troppo", ha detto Renzi. Il premier ha ricordato che qualche anno fa il Fondo sanitario nazionale era da 106 miliardi, ora è passato a 112, aggiungendo che "la nostra spesa per la sanità sul pil non è più alta degli altri paesi".

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