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Il governo libico ha accettato la 'Road Map'

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Il governo libico ha accettato in serata la 'Road Map' proposta da una delegazione dell'Unione Africana per porre fine al conflitto in corso dal 17
febbraio. Lo ha detto il presidente sudafricano Jacob Zuma, giunto nella capitale libica con una delegazione di mediatori dell'Unione.
''Dobbiamo dare una chance a un cessate il fuoco'', ha detto Zuma dopo un incontro della delegazione con il leader libico Muammar Gheddafi. ''Ho impegni che mi obbligano a ripartire ma abbiamo completato la nostra missione con il 'fratello-leader''', ha affermato il capo di stato sudafricano dopo un colloquio durato diverse ore e tenutosi nella residenza bunker del colonnello di Bab al-Aziziyah, a Tripoli. ''La delegazione del fratello-leader ha accettato la Road Map presentata da noi, dobbiamo dare una chance a un cessate il fuoco'', ha proseguito. Zuma ha aggiunto anche che la delegazione della Ua si spostera' ora a Bengasi per colloqui con i leader degli insorti.Quasi due mesi dopo l'inizio della rivolta in Libia, il 17 febbraio scorso, le giornate continuano ad essere ritmate dal tam tam della guerra di posizione che vede contrapporsi l'esercito di Muammar Gheddafi e le milizie ribelli nelle due città chiave di Misurata, a ovest stretta tra Tripoli e Sirte, e Ajdabiya, ultima linea del fronte sulla strada verso la capitale dell'insurrezione, Bengasi. La Nato intanto estende il raggio d'azione, colpendo anche i rifornimenti del regime, mentre sul piano diplomatico è da segnalare l'iniziativa dell'Unione africana (Ua), forse unica organizzazione di spicco sul piano internazionale a tentare ancora una mediazione tra le parti in conflitto. In una domenica assolata, con un caldo torrido da gita fuoriporta, le famiglie libiche si ritagliano il tempo per un fugace pic-nic sul verde dei prati, o sulla sabbia delle spiagge: nelle stesse ore fonti mediche annunciano un primo bilancio, evidentemente parziale, delle ultime 48 ore di guerra. Le ultime stime parlano di almeno 23 i morti, tutti tra i ribelli e i civili, nel fine settimana a Misurata e Ajdabiya, dove infuria la battaglia. Gli insorti corrono ai ripari e lungo la strada da Tobruk a Bengasi sono sfilati numerosi pullman carichi di soldati: "Vanno a Ajdabiya", assicura una fonte vicina ai ribelli. Ma le forze ribelli sono ridotte, non possono far fronte a un esercito
bene armato e ben retribuito. "Bengasi oggi è una città sicura, ma per Tripoli, Misurata, Zenten, l'incubo non è finito", ha detto Mustafa Abdel Jalil, capo del Consiglio nazionale transitorio, chiedendo anche all'Italia "di fare di più perché la nostra gente possa affrancarsi dal giogo del regime". Un appello che la Nato sembra però aver già fatto proprio. L'Alleanza infatti, che oggi ha annunciato di aver distrutto 25 carri armati di Gheddafi (e tra venerdi e sabato ne aveva colpiti altri 17), non si limita più a garantire la no-fly zone e a distruggere le armi pesanti del regime, ma attacca anche i depositi di munizioni e le linee di rifornimento delle forze legate a Tripoli. "La situazione a Ajdabiya, e a Misurata in particolare, è disperata - ha detto il generale canadese Charles Bouchard, comandante dell'Operazione Unified Protector -. Per aiutare a proteggere questi civili noi continuiamo a colpire duramente le forze (di Gheddafi) ". I ribelli confermano e ringraziano: "Abbiamo constatato un netto miglioramento dell'intervento della Nato a Misurata, fra ieri e stamani", ha detto un portavoce. Fonti concordanti affermano che grazie a questi interventi, le forze anti-governative sono riuscite a rimettere piede a Ajdabiya, o quel che ne resta, ma la situazione resta caotica, soprattutto perché i soldati fedeli al rais utilizzano tecniche di guerriglia, quindi sono poco interessate alla conquista di una cittadina deserta, ma mirano piuttosto ad impedire una nuova offensiva a sud, che metterebbe a repentaglio il controllo sull'area petrolifera e dei terminal, a Ras Lanuf e Marsa el Brega. Insomma, nulla di nuovo rispetto a qualche settimana fa.Grazie all' Italia per quello che ha fatto ma occorre fare di più. Il capo del Cnt libico (Consiglio nazionale di Transizione) Mustafa Abdel Jalil, alla vigilia della sua missione a Roma, tributa il riconoscimento dei ribelli di Bengasi e lancia un appello al composito fronte internazionale che, in una intensa settimana di appuntamenti incrociati, cercherà di trovare una prospettiva ad una crisi la cui soluzione non è più solo militare e non è ancora diplomatica. "In questa fase drammatica siamo riconoscenti al governo italiano per quello che ha fatto e sta facendo per noi", sottolinea Jalil, che arriva domani sera nella capitale per la sua prima visita all'estero e incontra, martedì, il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, il premier Silvio Berlusconi e il ministro degli Esteri Franco Frattini. E lancia una segnale accattivante al Bel Paese, sommerso dall'ondata migratoria. "Ci impegniamo - scandisce - a combattere l'immigrazione clandestina", in cambio di
una "mano" a "proteggere le nostre frontiere". Ma il leader del Cnt, al quale non piace l'idea di dover in qualche modo 'convivere' con Gheddafi, chiede all'Italia e al resto del mondo "di fare di più perché la nostra gente possa affrancarsi dal giogo del regime". Cosa é possibile fare proveranno a capirlo, tra oggi e venerdì, praticamente tutte le istituzioni internazionali a vario titolo coinvolte in una crisi che, ormai è chiaro, potrebbe andare avanti per molto. Di un cessate il fuoco immediato e dell' "apertura di un dialogo politico" tra Tripoli e Bengasi parlerà la delegazione di mediatori dell'Unione Africana (Ua) guidata dal presidente sudafricano Jacob Zuma, giunta oggi pomeriggio nella capitale libica per colloqui con Gheddafi e che domani sarà a Bengasi per vedere gli esponenti del Cnt. Il 12, mentre Jalil sarà impegnato stringere ulteriormente i legami con Roma, che insieme a Parigi e Doha é la sola ad aver riconosciuto il Cnt, la crisi libica sarà al centro della riunione dei ministri degli Esteri dell'Ue a Lussemburgo. Ci sarà anche Mahmud Jibril, incaricato degli affari esteri per il Consiglio di transizione, invitato per un
incontro "breve e informale" con i 27 divisi anche su questo, con Svezia, Gran Bretagna e altri membri non ancora del tutto convinti dell'affidabilità degli insorti. E ancora, si parlerà di Libia mercoledi 13, in Qatar, dove si riunisce il gruppo di Contatto e poi il 14 e il 15, alla ministeriale Nato a Berlino, presente il segretario di Stato Usa Hillary Clinton. Appuntamento importante, per definire le prossime mosse dell'Alleanza che continua le operazioni militari (all'Italia é stato chiesto un maggiore impegno militare, in particolare la possibilità che i nostri aerei partecipino ai bombardamenti) ma che ieri, per bocca del suo segretario generale Anders Fogh Rasmussen, si è detta convinta che non esiste una soluzione militare ma che c'é bisogno di una soluzione politica. Intanto, sul terreno, si continua a bombardare. Oggi gli aerei della Nato hanno distrutto 25 carri armati di Gheddafi e ucciso almeno 15 lealisti. Le bombe, afferma il capo dell'Operazione Unified Protector, il generale canadese Charles Bouchard, di fatto rispondendo all'appello del Cnt a fare di più, mirano anche ai depositi di munizioni e alle linee di rifornimento delle forze legate a Tripoli. A una soluzione diplomatica punta anche la conferenza internazionale del 14, convocata al Cairo dalla Lega Araba: ci saranno il segretario dell'Onu, Ban Ki Moon, il presidente dell'Ua Jaen Ping e il capo della diplomazia Ue Catherine Ashton, che ieri aveva informato lo
stesso Ban della disponibilità europea ad una missione militare di appoggio umanitario in particolare per Misurata, assediata dalle truppe di Gheddafi e ormai allo stremo.
- "Il mio animo è per un impegno forte dell'Italia in Europa affinché il nostro paese continui tenacemente a perseguire una visione comune ed elementi di politica comune anche sul tema dell'immigrazione. Tutto questo senza nemmeno prendere in considerazione posizioni di ritorsione o dispetto o addirittura ipotesi di separazione", ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al rientro dalla missione a Budapest al Ministro degli Esteri Franco Frattini. Il capo dello Stato è preoccupato dalle dichiarazioni fuori misura di esponenti del governo di fronte alle difficoltà opposte dall'Unione Europea e da alcuni paesi membri alla richiesta italiana di condividere con l'Italia il problema del forte afflusso di immigrati dalle coste nord-africane.
A Budapest, all'incontro con i capi di Stato che aderiscono all'iniziativa "Uniti per l'Europa", Napolitano aveva affermato pubblicamente, e poi lo aveva detto direttamente al suo omologo tedesco, Christian Wulff: occorre che l'Europa ricerchi soluzioni efficaci e metta in campo la sua coesione. Delle preoccupazioni del capo dello Stato parlano oggi i quotidiani. Il Corriere della Sera e La Repubblica riportano più o meno la frase del presidente della Repubblica, che invita a non prendere così alla leggera il rapporto con l'UE e a frenare dichiarazioni troppo accese e prese di posizioni che non tengono pienamente conto della normativa europea. La Repubblica spiega che lo staff del Quirinale non lesina inviti alla "responsabilità" e ad evitare approcci "miopi e difensivi". Il Corriere della Sera riferisce che il presidente della Repubblica è stato spinto a esprimere i suoi "timori" al ministro degli Esteri, Franco Frattini, "dopo aver sondato il rappresentante diplomatico italiano
presso la UE, l'ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci" e di fronte alle dichiarazioni degli ultimi gironi di Berlusconi, Maroni e Calderoli che hanno
ipotizzato una possibile separazione dell'Italia dall'UE, una uscita da Schengen e il ritiro del contingente italiano dal Libano. "Per il capo dello
Stato - scrive il Corriere - un conto è criticare una certa 'deriva involutiva' dell'Unione: problema che esiste e che ha ripetutamente denunciato nei fori internazionali, così come non gli sfuggono certe 'illusioni di autosufficienza' emerse ad esempio da recenti scelte (dettate anche da sfide di politica interna) del presidente francese Sarkozy o della cancelliera tedesca Merkel. Un altro conto, invece, è sgangherarsi in sortite esasperate, improvvide e senza costrutto".
Altri due sbarchi di migranti sono avvenuti nella notte a Lampedusa. In porto, scortati dalle motovedette, sono arrivati due barconi rispettivamente con 98 e 128 immigrati. Con gli ultimi sbarchi e' salito ad oltre 1500 il numero dei migranti presenti sull'isola. Di questi 1500 500 circa sono profughi subsahariani arrivati dalla Libia ed il resto tunisini che, a partire da oggi, dovrebbero essere rimpatriati.
Il ministro Frattini torna sulla questione immigrazione e dice: serve un'azione politica dell'Ue, rispetti le nostre leggi ,abbiamo stabilito dei
requisiti per i permessi temporanei e aquelli ci atteniamo. Fini: basta con le improvvisazioni, avevo detto che i permessi di soggiorno temporaneo non sarebbero stati validi in Europa, c'é una ragione se presso gli altri paesi europei siamo poco credibili. Intanto a Lampedusa proseguono gli sbarchi, sull'isola ci sono ancora 750 migranti. Da domani al via i rimpatri.
Facciamo in modo che l'Italia sia più rispettata e rispettabile in Europa, ad esempio dicendo basta alle improvvisazioni. C'é una ragione se presso gli altri Paesi europei siamo poco credibili". Lo ha detto il leader di Fli, Gianfranco Fini, intervenendo al primo congresso nazionale di Generazione Futuro. Tra le "improvvisazioni" del governo, Fini ha citato "la gestione dei flussi migratori". "Avevo detto - ha aggiunto - che i permessi di soggiorno temporaneo non sarebbero stati validi in Europa, cosa che è sistematicamente avvenuta. E oggi sono tutti lì a dire che l'Ue non si può disinteressare dell'emergenza immigrazione". "Ma come può essere credibile - si è chiesto polemicamente Fini - un governo in cui, per volere della Lega, trasparivano scetticismo e diffidenza verso l'Europa e che non ha mai nominato il ministro per le Politiche europee perché quella poltrona era promessa a troppi?".
Per affrontare il problema immigrazione "occorrono mezzi e risorse e proprio per reperirli proporrò, al prossimo Consiglio dei Ministri, il ritiro delle
nostre truppe dal Libano". Lo afferma il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli. "Siamo là dal 2006, siamo inspiegabilmente il contingente più numeroso e ancora oggi non capisco che cosa siamo là a fare. A casa e subito dal Libano: pensiamo a difendere i nostri confini prima che sia troppo tardi". "La ricetta della Lega Nord per affrontare il problema immigrazione conseguente ai sovvertimenti in corso nel Paesi del Maghreb si può sintetizzare in tre punti: aiutiamoli a casa loro, svuotiamo la vasca e chiudiamo un rubinetto che, purtroppo, ancora sgocciola" spiega Calderoli.Il decreto firmato giovedì da Berlusconi non fa scattare "automaticamente" la libera circolazione nell'area Schengen. Lo ha scritto la Commissaria europea Cecilia Malmstrom, in una lettera preparata venerdì scorso ed inviata al Ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Nella lettera, di cui l'ANSA è venuta in possesso, si sottolinea anche che, "al momento", "non sussistono le condizioni" per attivare la direttiva 55 del 2001 sulla 'protezione temporanea'. La lettera è stata scritta dalla Malmstrom, titolare del portafoglio interni della Commissione europea, in risposta ad una richiesta di chiarimenti da parte del Ministro dell'Interno italiano. La Commissaria svedese afferma che Bruxelles
"ha già attivato meccanismi per contribuire ad affrontare" quella che definisce una situazione "effettivamente molto difficile sul piano umano, sul piano economico e su quello del sistema di controllo alle frontiere dell'unione".
Afferma che la Commissione "resta disponibile a fare anche di più, nei limiti dei mezzi e delle competenze di cui dispone" e ricorda di aver inviato giovedì scorso ai ministri degli interni dei 27, in vista del Consiglio Ue in programma domani in Lussemburgo, una "lista di iniziative possibili". Entrando nel merito degli argomenti sollevati da Maroni, la Commissaria sostiene che "il rilascio dei permessi di soggiorno temporaneo a fini umanitari non appare sollevare problemi di compatibilità con la normativa comunitaria". Ma subito dopo aggiunge: "Per quanto riguarda il possibile utilizzo a fini di circolazione nell'area Schengen, noto che il testo dell'art.2 par. 3 del decreto del presidente del consiglio dei ministri che subordina tale libera circolazione al rispetto delle norme e condizioni in vigore, escludendo quindi già di per sé ogni automaticità legata al permesso di soggiorno in questione". Per quanto riguarda "la tua richiesta di valutare la possibilità di attivare la direttiva 55 sulla protezione temporanea", la Commissaria - che lunedì scorso davanti al Parlamento europeo si era mostrata possibilista pur sottolineando che "non c'era una maggioranza qualificata" disposta ad approvarla in Consiglio - afferma che "al momento non ritengo che esistano le condizioni". "La mia prima
valutazione - scrive la Malmstrom - mi porta infatti a nutrire dubbi sulla sussistenza delle condizioni di applicazione di tale direttiva nel caso di
specie. In effetti, come spesso è stato indicato da parte italiana, i migranti irregolarmente entrati sul territorio italiano sono nella stragrande
maggioranza migranti economici, non richiedenti asilo, quindi suscettibili in tempi brevi di essere rinviati in Tunisia. La direttiva sulla protezione
temporanea intende invece tutelare gli sfollati provenienti da paesi terzi che non possono ritornare nel paese d'origine".
Non c'é "nulla di nuovo" nella lettera inviata dal commissario europeo agli Affari Interni, Cecilia Malmstrom, al ministro dell'Interno Roberto Maroni. Lo rilevano all'ANSA fonti del Viminale. Il fatto che il permesso temporaneo di soggiorno concesso dall'Italia non faccia scattare automaticamente la libera circolazione nell'area Schengen, spiegano al Viminale, "é cosa nota, perché devono anche essere rispettate una serie di condizioni previste dal Trattato che per noi, in questo caso, sono rispettate". Quanto al fatto che non ci sono le condizioni per attuare la direttiva 55 del 2001 sulla protezione temporanea, al Ministero fanno notare che lo stesso Maroni giovedì scorso in Parlamento aveva riconosciuto che diversi Paesi erano contrari.
Non sara' impossibile, ma sulla carta si presenta tutta in salita la missione del ministro dell'Interno Roberto Maroni che oggi cerchera' di convincere i colleghi europei ad accettare senza ambiguita' e burocratismi il principio della ''ripartizione degli oneri'' nella gestione dell'emergenza immigrazione. E il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, oscilla tra la fiducia di una risposta positiva e il pessimismo racchiuso in una frase ad effetto: ''l'Europa o e' qualcosa di vero e di concreto, oppure non e'. E allora meglio ritornare a dividerci e ciascuno a inseguire le proprie paure e i propri egoismi''.Il premier a Lampedusa ha detto: ''dobbiamo esigere che l'Europa condivida con noi l'accoglienza'', perche' ''quello dell'immigrazione deve essere un problema europeo. Lunedi' avremo una risposta, cui l'Europa non potra' sottrarsi''.
Sul tavolo dei ministri dell'Interno, riuniti a Lussemburgo, Maroni porta un dossier molto carico: la richiesta dell'Italia (come gia' fatto da Malta) di
attivare la direttiva europea sulla protezione internazionale; il decreto con il quale Roma ha deciso di rilasciare permessi di soggiorno temporanei agli immigrati in arrivo dal nord Africa; la domanda di ulteriori risorse per la gestione dell'emergenza. Su quest'ultimo punto, i contatti tra le autorita' italiane e la Commissione europea sono gia' in corso e nessun stato membro - riferiscono fonti europee - si oppone a dare piu' soldi nell'ambito dei quattro fondi a disposizione per l'immigrazione.
''Da lunedi' cominceranno due voli regolari al giorno per il rientro in Tunisia'', ha detto il premier, parlando del rimpatrio dei migranti.''Quello
dell'immigrazione deve essere un problema europeo, non per i 25 mila migranti che abbiamo gia' accolto ma per quelli che arriveranno. Ci sarannno di certo nuove partenze dalla Libia che e' in stato di guerra''. Ha detto il premier Silvio Berlusconi in conferenza stampa sottolineando che 'l'Italia fornira' alla Tunisia aiuti concreti tra cui 150 vetture fuoristrada, 4 motovedette per il controllo delle coste. Berlusconi ha ricordato che c'e' ''un accordo per mandare nostre navi appena fuori le acque territoriali per l'intercettazione delle imbarcazioni''. Il meccanismo, ha spiegato il premier, prevede che le nostre imbarcazioni avvertano la ''marina tunisina che dovrebbe intervenire. Se questo non fosse possibile offriamo il nostro intervento con l'accompagnamento attraverso le nostre imbarcazioni al porto piu' vicino''.

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