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Mercoledì, 02 Dicembre 2020

Il sultano colpito alle spalle anche dai vicinissimi

Dietro il "tradimento", come da subito i media vicini al presidente Tayyip Erdogan hanno etichettato il golpe, non ci sono solo i vecchi amici 'gulenisti', diventati nemici ormai da tempo. Tra chi avrebbe orchestrato la pugnalata alle spalle del sultano, spuntano anche i nomi di alcuni uomini a lui vicini fino a poche ore prima del putsch fallito. Anzi, vicinissimi. Nelle notizie che in queste ore si rincorrono frenetiche, tra caccia ai golpisti e caccia alle streghe, è spuntato il nome del colonnello Ali Yazici, primo consigliere militare di Erdogan.

Nella notte tra venerdì e sabato, sarebbe stato anche lui a tradirlo, confermando da Ankara ai militari in azione la sua presenza nella località costiera egea di Marmaris, dove comunque - in una delle tante circostanze sospette di questa avventura dell'esercito - i "traditori" sono arrivati troppo tardi. Erdogan se n'era andato da un pezzo. Ma secondo gli inquirenti, i soldati piombati nel resort in elicottero - poco più di una ventina di uomini - sono comunque riusciti a sequestrare il suo segretario generale, Fatih Kasirga, proprio grazie alle informazioni decisive del colonnello Yazici, per cui ieri è stato spiccato un mandato d'arresto

L'agenzia di stampa turca Anadolu ha diffuso un video registrato da una telecamera di sicurezza dell'albergo di Marmaris, dove, la notte del tentato colpo di stato in Turchia, alloggiava Erdogan. Le immagini mostrano alcuni militari che tentano di fare irruzione nell'hotel, quando, spiega sempre Anadolu, Erdogan aveva gia' lasciato la localita' di villeggiatura.

Purghe di massa, arresti: la vendetta di Erdogan contro i presunti autori o sostenitori del fallito sembra non avere fine, mentre la situazione nel paese è tutt'altro che tornata calma. Sono 9.322 - secondo quanto riferito dal vicepremier e portavoce del governo di Ankara, Numan Kurtulmus - le persone arrestate finora con l'accusa di complicità nel fallito golpe in Turchia.

Le autorità turche hanno sospeso 30 prefetti su 81. In totale, i dipendenti del ministero dell'Interno sollevati dai loro incarichi sono 8.777, di cui - oltre ai prefetti - 7.899 poliziotti, 614 gendarmi e 47 governatori di distretti provinciali. Ma le prughe toccano anche dipendenti pubblici non direttamente legati alla sicurezza. Oltre alle quasi 12 mila persone già sospese da polizia e magistratura, circa 1.500 dipendenti sono stati sollevati dai loro incarichi dal ministero delle Finanze.

In questo clima di tensione Ue e Usa chiedono che la Turchia "rispetti la democrazia, le libertà fondamentali e lo stato di diritto" nella risposta al tentativo di golpe. In Turchia si sono verificati "episodi rivoltanti di giustizia arbitraria e di vendetta" nei confronti di soldati sospettati di aver partecipato al tentato golpe. Lo ha detto il portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel. "Abbiamo visto nelle prime ore dopo il fallimento del golpe - ha spiegato Steffen Seibert alla conferenza stampa di governo - scene raccapriccianti di arbitrio e di vendetta contro i soldati in mezzo alla strada.

Un simile fatto è inccettabile". Ma, dopo le tensioni dei giorni scorsi gli Usa puntualizzano anche di essere schierati a sostegno del governo eletto. Gli Stati Uniti - afferma il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest - ritengono importante la relazione con la Turchia, un alleato della Nato, e sostengono il governo democraticamente eletto della Turchia. Gli Stati Uniti stanno cooperando nell'indagine sulle cause del golpe fallito.

Il presidente turco in una intervista alla Cnn fa sapere che reintrodurrà la pena di morte se il Parlamento la varerà. "La pena di morte -ha detto poi in mattinata - c'è negli Stati Uniti, in Russia, in Cina e in diversi Paesi nel mondo. Solo in Europa non c'è". In Turchia era stata eliminata, "ma non ci sono statuti irrevocabili".

Replica l'Italia con Paolo Gentiloni: se la Turchia dovesse reintrodurre la pena di morte - ha detto a Radio Anch'io - i negoziati per l'adesione di Ankara all'Unione europea si interromperebbero. "E' chiaro che non sta né in cielo né in terra di continuare un qualsiasi percorso negoziale con un Paese che reintroducesse la pena di morte, visto che tra i principi dell'Unione europea c'è ovviamente l'abolizione della pena di morte", ha affermato il ministro riferendosi alla Turchia.

Il presidente turco è anche andato all'attacco dell'imam Gulen, ritenuto da Ankara la mente del golpe e del quale è stata chiesta l'estradizione dagli Usa. "Alcuni media internazionali hanno visitato la Pennsylvania", dove risiede l'imam e magnate Fethullah Gulen, che la Turchia accusa di essere dietro al fallito golpe.

"Ora, io vorrei chiedere a questi media: se avessero intervistato Bin Laden quando le torri gemelle sono state attaccate, cosa avreste pensato?". Erdogan ha anche annunciato alla folla di sostenitori riuniti davanti alla sua residenza sulla sponda asiatica di Istanbul che "domani riuniremo il Consiglio di Sicurezza Nazionale" domani e "dopo la riunione annunceremo un'importante decisione".

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