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Sabato, 03 Dicembre 2022

Spunta il tesoro di Marine e Jean-Marie Le Pen

Indagini per riciclaggio dopo le rivelazioni 'Panama Papers': le ha avviate il nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Torino, su delega della Procura della Repubblica del capoluogo piemontese.  L'attività di investigazione della si inserisce - viene precisato - nell'ambito di indagini già avviate nel corso del 2015 per il reato di riciclaggio, per il quale sono in corso di approfondimento le posizioni relative a numerose società panamensi riconducibili allo stesso studio legale 'Mossack & Fonseca'".L'Agenzia delle Entrate richiederà i dati relativi ai Panama Papers..

Nei documenti anche societa' che sarebbero riconducibili a 33 sigle o individui inseriti nella lista nera degli Usa, per connessioni con i signori della droga messicani, con organizzazioni definite terroristiche come gli Hezbollah sciiti libanesi e con Stati come Corea del Nord o Iran.

L'Islanda si appresta a vivere una seconda giornata di proteste contro il premier Sigmundur Gunnlaugsson, travolto dalla bufera Panama Papers perché in possesso insieme con la moglie di una società offshore sulle isole Vergini con la quale avrebbe acquistato milioni in obbligazioni presso tre banche islandesi fallite durante la crisi finanziaria del 2008. Il premier è intervenuto ieri in Parlamento dichiarando che non intende dimettersi "per questa vicenda" e di non avere assets in paradisi fiscali. Ma la piazza e le opposizioni non si sono accontentate delle spiegazioni. Mentre gli islandesi manifesteranno anche oggi, il parlamento probabilmente voterà la sfiducia in settimana. Il premier ha detto che se passerà la sfiducia, si andrà al voto

i 'Panama papers' "hanno gettato luce sulla cultura e pratica della segretezza a Panama", l'ultima "grossa fortezza che continua a permettere di nascondere fondi offshore alle autorità fiscali e giudiziarie". Lo afferma in una nota il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria, sottolineando che l'organizzazione ha "costantemente e coerentemente avvertito del rischio" rappresentato dai Paesi non in linea con gli standard internazionali di trasparenza. "Le conseguenze del fallimento di Panama nell'adeguarsi agli standard internazionali è ora emerso, alla vista di tutti - continua - Panama deve fare ordine in casa propria, implementando subito queste regole". Fino ad oggi, ricorda l'Ocse, sono 132 le giurisdizioni che si sono impegnate a rispettare gli standard sullo scambio volontario di informazioni in materia fiscale, e 96 quelle che introdurranno lo scambio automatico entro i prossimi 2 anni. "Stabilire standard globali e prendere impegni è però solo il primo passo - conclude Gurria -. Un'implementazione efficace è cruciale per squarciare il velo di segretezza una volta per tutte e sradicare l'evasione fiscale".

Stretti collaboratori di Marine Le Pen, il "cerchio magico" della presidente del Front National, sono accusati di aver messo in piedi "un sistema offshore sofisticato" nell'ambito di Panama Papers. Ma non solo Marine, anche Jean-Marie Le Pen è direttamente coinvolto nello scandalo finanziario rivelato dai Panama Papers. Secondo Le Monde, una parte della ricchezza nota come "il tesoro" del fondatore del Front National è stata dissimulata attraverso la società offshore Balerton Marketing Limited, creata nei Caraibi nel 2000. Banconote, lingotti, monete d'oro, ci sarebbe di tutto nel "tesoro", intestato al prestanome Gerald Gerin, ex maggiordomo di Jean-Marie e della moglie Jany Le Pen.

Si aggrava intanto la posizione di David Cameron. Nuovi dettagli sullo schema attraverso il quale il padre Ian avrebbe nascosto per decenni al fisco britannico le sue fortune di broker della finanza conquistano  l'apertura di alcuni giornali di Londra. La stampa rivela che Ian Cameron, morto nel 2010, avrebbe dirottato fin dal 1982 ingenti somme di denaro in Centro America, facendo ruotare in seno al board della sua societa' - la Blairmore Holdings - decine di prestanome caraibici. Mentre di fronte alla domanda se parte del tesoro di famiglia dei Cameron sia ancora sotto il sole di Panama, pochi accettano la balbettante risposta della portavoce del premier: "Questioni private". I nomi di notabili e donatori del Partito Conservatore britannico emergono frattanto dai leaks.

Uno scandalo di proporzioni planetarie fa tremare i leader e i vip di mezzo mondo. I Panama Papers, milioni di documenti che hanno origine in uno studio legale internazionale specializzato in paradisi fiscali, gettano l'ombra del sospetto su fortune riconducibili - pare - all'entourage di Vladimir Putin e del suo arcinemico ucraino Petro Poroshhenko; a familiari del leader cinese Xi Jinping e al re saudita, ma anche a Luca Cordero di Montezemolo, a banche italiane, a primi ministri e loro parenti, a criminali, personaggi dello spettacolo e dello sport come Leo Messi, a funzionari d'intelligence

Appena qualche anno fa custodivano un tesoro da oltre 20 miliardi di dollari, oggi, con la progressivamente stretta delle maglie dei sistemi fiscali internazionali e il raggiungimento di accordi tra i vari paesi per combattere l'evasione, hanno visto ridursi progressivamente la propria libertà di azione. Si tratta dei cosiddetti paradisi fiscali, ovvero di quegli stati che, da una parte all'altra del globo, garantiscono un prelievo in termini di tasse basso o addirittura nullo e tendenzialmente una scarsa trasparenza.

A combattere strenuamente questo fenomeno è stata da sempre l'Ocse che ha compilato un primo elenco nel 2000 mettendo al bando in una 'black list' 31 paesi in giro per il mondo. Da allora tuttavia le cose sono notevolmente cambiate, grazie a una serie di trattati firmari in materia di trasparenza fiscale.

Per quello che riguarda in particolare l'Italia, esistono diverse liste, non un unico listone dei paesi alla gogna. Tutte liste che si fondano su una serie di norme degli ultimi anni.
Quanto in particolare alla black list sulla indeducibilità dei costi, solo lo scorso anno ne sono usciti 21 tra paesi e giurisdizioni e ne figurano complessivamente ancora 46: si va da Andorra, Monaco e Liechtenstein, all'Oman, alle Seychelles, a Panama, alle Isole Vergini, fino a Maldive, Tonga e Vanuatu. In base alle ultime norme entrate in vigore, l'unico criterio rilevante ai fini della blacklist sulla indeducibilità dei costi relativi a transazioni effettuate con giurisdizioni estere è la mancanza di un adeguato scambio di informazioni con l'Italia. E' stato invece eliminato il criterio relativo al livello adeguato di tassazione.

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