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Caso Ruby, la Camera dice sì al conflitto di attribuzione

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L'Aula della Camera ha approvato la proposta avanzata dalla maggioranza di sollevare un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato sul caso Ruby. La proposta è passata per 12 voti di scarto. La votazione è avvenuta con il sistema elettronico.

Banchi del governo al gran completo nell'Aula della Camera per la votazione sul conflitto di attribuzioni sul caso Ruby. In Aula c'erano praticamente tutti i ministri tranne il presidente del Consiglio: alla poltrona da lui usualmente occupata c'era il ministro Michela Vittoria Brambilla, tra i ministri Umberto Bossi e Franco Frattini. I banchi erano talmente pieni di ministri e sottosegretari che i ministri La Russa e Meloni non hanno trovato posto ed hanno dovuto accomodarsi ai banchi da deputato.

I deputati Daniela Melchiorre, Italo Tanoni e Aurelio Misiti, hanno votato insieme alla maggioranza a favore del conflitto di attribuzione in aula alla Camera.

Il conflitto di attribuzione è passato nell'aula della Camera per 12 voti di differenza tra il voto di maggioranza (314) contro quello delle opposizioni (302). "I 330 - commenta il capogruppo Pd Dario Franceschini - Berlusconi se li è sognati di notte. Sono arrivati a 314 e quindi i 330 sono un miraggio del premier che come tutti i miraggi si allontana".

"Il comportamento dei giudici di Milano lede le prerogative della Camera, che oggi siamo chiamati a difendere con forza". Lo afferma Antonio Leone, vicepresidente della Camera, intervenendo in aula nel corso delle dichiarazioni di voto sul conflitto di attribuzione per il cosiddetto 'caso Ruby'. "Da parte del Pdl - prosegue - ci sarà un voto compatto per la sollevazione del conflitto, un voto che non è dato ad un singolo appartenente alle istituzioni ma a salvaguardia delle prerogative della Camera, il nostro quindi è un voto per la Camera dei deputati". "I magistrati di Milano - sottolinea ancora - hanno disatteso le valutazioni della Camera, che aveva deliberato la restituzione degli atti giudiziari. Se non si condivide il giudizio espresso dal Tribunale dei ministri, che, ricordo, è fatto da magistrati normali, si può sollevare il conflitto alla Consulta". L'esponente del Pdl ci tiene poi a sottolineare che il dibattito sollevato dall'opposizione dimostra "l'odio che c'é nei confronti del premier".

Serrare i ranghi perche' i prossimi 15 giorni saranno delicatissimi per cui occorre la massima presenza in Aula. Non deve piu' accadere quello che e' successo la scorsa settimana. A deciderlo e' stato il direttivo del gruppo del Pdl che si e' riunito questa mattina alla Camera per discutere l'organizzazione del gruppo stesso in vista delle votazioni a Montecitorio. La richiesta, spiegano alcuni presenti alla riunione, e' stata quella di garantire la presenza in Aula dei deputati ad ogni votazione.

Salvo sorprese dell'ultima ora la maggioranza non dovrebbe chiedere l'inversione dei lavori per passare dopo il voto sul conflitto di attribuzione all'esame del disegno di legge sulla prescrizione breve che si e' interrotto la scorsa settimana.

L'appuntamento è molto atteso, ma l'esito è quasi scontato: la maggioranza dirà 'si'' in Aula alla richiesta di sollevare il conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale contro il Tribunale di Milano sul caso Ruby. Del resto era stata la stessa maggioranza a chiedere che la Camera si facesse promotrice di questa iniziativa con una lettera dei tre capigruppo Fabrizio Cicchitto (Pdl), Marco Reguzzoni (Lega) e Luciano Sardelli (Responsabili) presentata il 1 marzo. E il presidente di Montecitorio Gianfranco Fini aveva garantito alla fine che fosse l'Assemblea di questo ramo del Parlamento e non l'Ufficio di presidenza (dove il centrodestra in teoria è in minoranza) a pronunciarsi sulla vicenda. Sui numeri non dovrebbero esserci problemi anche perché basterà la maggioranza dei votanti e non ci sarà l'obbligo di registrazione del voto. Per capire chi è il 'dissidente' basterà però guardare il tabellone con tanto di lucine: verdi 'via libera'; rosso 'contrario'. Così, massima allerta e ranghi serrati. Subito dopo si dovrà affrontare il capitolo della 'prescrizione breve': il provvedimento che garantisce una riduzione dei tempi di prescrizione dei reati per gli incensurati. Sul quale però c'é massima incertezza sui tempi d'esame. Il Pdl punta a farlo 'licenziare' dall'Aula entro la settimana. Ma il centrosinistra assicura che non se ne farà nulla prima di Pasqua. Dopo il voto di giovedì scorso alla Camera, che ha determinato lo slittamento del testo (e per come la richiesta del Pdl è stata formulata) il provvedimento è tornato di fatto alla 'casella di partenza', cioé all'ultimo punto dell'ordine del giorno. Come se 'l'inversioné dell'ordine dei lavori, ottenuta all'inizio dalla maggioranza e che tanto aveva fatto infuriare le opposizioni, non ci fosse stata. L'esame dei testi fissati dopo il 'conflitto di attribuzioni' comunque non dovrebbe richiedere troppo tempo. Soprattutto su quello dei 'piccoli comuni' (in quota opposizione) il via libera dovrebbe essere quasi bipartisan vista l'intesa raggiunta con la Lega. E la Comunitaria, si racconta in ambienti parlamentari del centrodestra, verrebbe tenuta ferma in commissione Bilancio (che deve dare il parere su alcuni emendamenti tra cui quello sulla responsabilità civile dei magistrati) anche per evitare che arrivi all'attenzione dell'Assemblea prima della 'prescrizione breve'. Quindi, si spiega nel Pdl, si tenterà di evitare fino all'ultimo di ripetere lo 'strappo' chiedendo nuovamente l'inversione dell'odg, ma se il centrosinistra dovesse cominciare a fare ostruzionismo, "non resterebbe altra strada". In attesa di capire quale sarà davvero il calendario dell' Aula, i poli tornano a dividersi su una vecchia proposta di legge presentata "a titolo personale" (come sottolineato più volte dal gruppo del Pdl nei mesi scorsi) dal berlusconiano Maurizio Bianconi: quella secondo la quale le intercettazioni non dovrebbero venire usate nei processi. Se ne era già parlato la settimana scorsa quando venne assegnata in commissione Giustizia della Camera. E già allora all'interno del Pdl erano state espresse tutte le perplessità del caso anche perché, tra l'altro, spiegano alcuni 'tecnici' del partito, "non sarebbe per nulla applicabile ai processi che riguardano Berlusconi".

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