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Mercoledì, 08 Luglio 2020

Dalla guerra in Libia, alla mina immigrazione, passando per le dimissioni di Mantovano

mantovano 2

 

A margine dellla guerra in Libia e quindi dello scoppio dell'emergenza immigrazione, in questi giorni abbiamo assistito a delle scene non certo edificanti per il nostro Paese, altro che unità d'Italia, qui siamo ancora alla disunità d'Italia, tutti i problemi immigratori restano al Sud, e così un uomo politico del Sud, come Alfredo Mantovano, che magari è tacciato di flirtare con la Lega, tra l'altro, qualche settimana fa aveva invitato il ministro Calderoli a Lecce in un suo convegno, è costretto a puntare i piedi sulla questione immigrati tunisini. Il sottosegretario agli interni Mantovano, che aveva preso accordi precisi con la popolazione di Manduria, dopo l'arrivo di migliaia di tunisini, si è visto preso in giro, e siccome è un uomo d'onore, si è dimesso. Inoltre Mantovano insieme a 55 deputati, qualche giorno fa, si era espresso contro l'attuale guerra in Libia, polemizzando sul concetto umanitario. Allora perché non bombardare anche la Siria, lo Yemen, il Barhein, l'Iran, la Cina, anche qui i diritti umani sono violati.

In queste occasioni viene fuori la personalità forte di Mantovano, che credo di conoscere da molto tempo, a cominciare dal 1995.

Mi spiego meglio, seguo da tempo gli interventi giornalistici e quelli politici dell'onorevole Mantovano, dalla sua prima elezione in Parlamento. Lo testimoniano le rassegne stampe sui generis, dove i suoi articoli erano sempre presenti, che ho prodotto in quel di Giardini Naxos e S. Teresa, nel messinese, che facevo circolare, tra gli amici, tra il 1995 e il 2000. Seguite poi dai frequenti riferimenti e citazioni dell'uomo politico pugliese, nei miei interventi pubblicati dai giornali dove collaboro.

Ecco perché credo di avere una certa conoscenza del soggetto, chi mi conosce sa che l'ho sempre difeso, quando capita di affrontare discussioni politiche. Ha ragione Giancarlo Perna su Il Giornale, quando scrive che l'ex sottosegretario, alla poltrona antepone il suo onore.

Mantovano aveva assicurato nell'acceso consiglio comunale di Manduria che i tunisini non avrebbero superato i 1.500, invece sono arrivati in 4.000. E quando Alfredo ci mette la faccia, allora non c'è niente da fare, del resto la gente manduriese sono anche suoi elettori. Interessante il ritratto che ne fa Perna, “Questo austero personaggio sembra uscito dal reparto «Ragazzi modello» della bottega del Creatore. Nato a Lecce 53 anni fa, non ha nulla del barocco ghirigorato della sua città. Sotto ogni cielo, porta giacca e cravatta con l’aria di un gesuita in borghese. È timoratissimo di Dio, cattolico tradizionalista, ratzingeriano ante litteram. Si dichiara seguace del «pensiero forte», ossia fondato su valori eterni e non trattabili. È cofondatore di un’opera che prende appunto il nome di Dizionario del pensiero forte sui cui ha scritto di aborto (contro) e altri temi a cavallo tra etica e diritto. Un bacchettone coi fiocchi.
È stato magistrato e lo ha fatto all’antica. Non ha preso cantonate, non ha passato veline ai giornali, ha riflettuto prima di condannare. Con questi trascorsi, bacchetta oggi gli ex colleghi che si comportano all’opposto e abusano del potere come il satiro di una vergine. Li ha pubblicamente rimproverati di impicciarsi del talamo berlusconiano anziché agire contro la criminalità, di scrutare avidi le rotondità di Ruby e chiudere gli occhi sul casino che ci circonda”.
(Giancarlo Perna, L'elogio di Mantovano, un deputato “capatosta” da non far scappare, 1.4.2011 Il Giornale).

Più chiaramente, Mantovano è stato un militante di Alleanza Cattolica, prestato alla politica, ecco perché non ha mai mollato di un millimetro quando si trattava di difendere i principi inderogabili che la Chiesa ha sempre sostenuto.

Ricordo nel 2005, sulla questione dei quattro referendum abrogativi sulla procreazione assistita, Mantovano come la stragrande maggioranza dell'elettorato di centrodestra non andò a votare seguendo le direttive della Chiesa, mentre il suo presidente Gianfranco Fini che ormai aveva preso la deriva radical-laicista, si dichiarò favorevole alla procreazione artificiale. “Da fedele del gregge del Signore, Alfredo si inalberò. Non poteva sopportare che il suo capo facesse di testa sua, influenzando pubblicamente l’elettorato e contro - a suo parere - i sentimenti maggioritari del centrodestra. E allora inaugurò quello che replica in queste ore: rimettere il mandato. Mantovano era all’epoca coordinatore di An in Puglia. Lasciò bruscamente l’incarico e fu irremovibile”.

Per conoscere di quale pasta è fatto Mantovano è interessante quello che è successo nelle elezioni politiche del 2001, qui si è visto il suo lato battagliero e donchisciottesco: anziché rientrare pigramente in Parlamento col recupero proporzionale, volle sfidare D’Alema nel collegio uninominale di Gallipoli. Un combattimento a tu per tu. Confrontato a un leader nazionale che l’anno prima era premier, Mantovano divenne a sua volta una star. Fece una bella battaglia, mostrò la sua oratoria e perse per appena tremila voti (tra l'altro Bruno Vespa poi raccontò in un suo libro i retroscena non chiari, di questa sconfitta). Ma la vittoria morale, andò a lui. Tant’è che il Cav lo volle sottosegretario all’Interno nel suo governo 2001-2006.

Un'ultima battuta, sembra che nel 2008, il nostro, per poco non sia stato nominato  ministro della Giustizia, la sua promozione fallì per il veto di Fini. Comunque sia l'onorevole Mantovano anche da sottosegretario ha svolto bene il suo compito, dimostrando ampiamente di essere sempre documentato e di prendere scelte oculate e mai a caso, e tra l'ironico e il serio, concludo con Perna, l’ex sottosegretario tra poltrona e faccia, sceglie la faccia. Se ora non cambia idea, ci molla da soli con gli altri. Quelli con la faccia di tolla e la poltrona attaccata con l’ossidrica. Ma che ti abbiamo fatto, Alfredo, per lasciarci orfani?

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