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La Grecia è appesa a un filo

Il primo incontro fra il premier greco Alexis Tsipras, Jean Claude Juncker, Mario Draghi e Christine Lagarde, non ha dato l'esito sperato e ora la strada per un accordo sembra in salita. Dopo il nulla di fatto di ieri, i negoziati per evitare il fallimento della Grecia sono ripresi oggi. Ma il primo round negoziale tra la Grecia e i creditori a Bruxelles non ha portato ad una intesa. E ora le parti paiono più lontane.

I colloqui tecnici si susseguono, uno dopo l'altro, senza dare i frutti desiderati. Il premier greco Alexis Tsipras prova a convincere i leader delle istituzioni creditrici che Atene potrà farcela grazie alle misure messe in campo, ma non è disposto a cedere nulla. Tanto che la Germania non fatica a parlare di "marcia indietro".

Dopo i colloqui di ieri, condotti a tutti i livelli, e un Eurogruppo durato meno di un’ora, nella notte Tsipras è tornato a incontrare le istituzioni creditrici, rappresentate ai massimi livelli, con Jean-Claude Juncker (Commissione europa), Mario Draghi (Bce), Christine Lagarde (Fmi) e Jeroen Dijsselbloem (Eurogruppo). Ma l’incontro non è stato sufficiente per produrre un accordo. "Il governo greco resta fermo sulle sue posizioni", spiegano fonti vicine al premier ellenico sostenendo che Atene "ha fatto sforzi enormi e dolorosi per arrivare ad un accordo fattibile, ora la palla è nel campo delle istituzioni". Il ministro delle Finanze Wolfgang Schauble afferma che la Grecia "si è mossa all'indietro" e che "c'è sempre speranza, ma non abbiamo fatto molti progressi".

L'ultima proposta del governo di Atene discussa ieri all'Eurogroup di Brussels comprende misure per circa otto miliardi di euro: 2 miliardi e 692 milioni per il 2015 e 5 miliardi e 207 milioni per il 2016. La proposta, come riferisce l'edizione online del quotidiano To Vima, comprende un obiettivo dell'1% di avanzo primario per il 2015 e del 2% per il 2016. Atene si impegna inoltre a cominciare gradualmente a limitare le pensioni anticipate a partire dal 2016 con l'intento di eliminarle del tutto entro il 2025 senza peraltro incidere sulle cosiddette categorie speciali (addetti ai lavori pesanti o disabili).

La clausola di deficit zero per le pensioni, che produrrebbe 500 milioni di euro dai tagli, non sarà attuata.

La riforma dell'Iva, che prevede tre aliquote (23%, 13% e il 6%), entrerà in vigore nel mese di luglio e ha lo scopo di generare 680 milioni di euro (lo 0,38% del Pil) nel 2015 e un ulteriore miliardo e 360 milioni (0,74%) nel 2016. Il governo intende applicare l'aliquota del 6% sui medicinali ed i libri, quella del 13% su energia, alimentari e acqua e quella del 23% su tutto il resto.

Misure per circa 1,8 miliardi di euro saranno attuate nel sistema pensionistico, pari a circa lo 0,37% del Pil per il 2015 e all'1,05% del Pil per il 2016. Questo include le restrizioni ai pensionamenti anticipati (60 milioni di euro nel 2015 e 300 milioni di euro nel 2016), l'aumento dei contributi pensionistici (Ika) del 3,9% (350 milioni di euro nel 2015 e 800 milioni di euro nel 2016) e dei contributi per le pensioni integrative dal 3% al 3,5% (120 milioni di euro nel 2015 e 250 milioni di euro nel 2016). Saranno aumentati anche i contributi per l'assistenza sanitaria dei pensionati, dal 4% al 5% per le pensioni principali (135 milioni di euro nel 2015 e 270 milioni di euro nel 2015) e dallo 0% al 5% per le pensioni integrative (240 milioni di euro nel 2016).

Le imposte sulle società e sul reddito - riferisce ancora To Vima - genereranno introiti per circa lo 0,66% del Pil per il 2015 e lo 0,58% per il 2016. In particolare, le imprese con profitti superiori ai 500 milioni di euro dovranno pagare una tassa speciale del 12%, che dovrebbe produrre 945 milioni di euro nel 2015 e 405 milioni nel 2016. A partire dal 2016 l'imposta sulle società passerà dal 26% al 29%, generando così 410 milioni, mentre l'aumento della tassa di solidarietà dovrebbe produrre 220 milioni nel 2015 e 250 milioni nel 2016.

Ulteriori misure, del valore dello 0,5% del Pil nel 2016, includono tagli al settore della Difesa (200 milioni), imposte sulla pubblicità televisiva (100 milioni nel 2015 e 2016), aumento della tassa sul lusso e sugli yacht privati (47 milioni nel 2015 e 2016), nuove imposte su videolotterie e gioco d'azzardo elettronico (35 milioni nel 2015 e 225 milioni nel 2016) e la tassazione delle licenze di telefonia mobile (per le reti 4G e 5G) che dovrebbe generare 350 milioni nel 2016.

Per il quarto giorno consecutivo la Bce ha umentato l'importo massimo dei prestiti d'emergenza che potranno essere richieste dalle banche elleniche. Una mossa che non allontana le preoccupazioni. "I limitati progressi nelle trattative tra la Grecia e i creditori - fa presente l'agenzia di rating Standard&Poor's - suggeriscono che l'uscita di Atene dalla zona euro sia possibile". Lo spettro del default continua, infatti, a minacciare i negoziati e il futuro della Grecia. L'obiettivo immediato della trattativa è, quindi, sbloccare l'ultima tranche del finanziamento da 7,5 miliardi. Finanziamento che consentirebbe al governo greco di rimborsare il prestito del Fmi che scadrà martedì prossimo.

Il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble afferma che la Grecia si "è mossa all'indietro" e che "'c'è sempre speranza ma non abbiamo fatto molti progressi". "Non siamo molto ottimisti" afferma prima dell'Eurogruppo secondo quanto riporta la Bloomberg.

"Credo che un certo contagio non si possa escludere, anche se non così alto come nel 2012", ha commentato l'ex premier greco e vicepresidente della Bce Lucas Papademos, aggiungendo che le conseguenze del contagio si vedrebbero in un orizzonte di tempo più ampio. La Grecia, per farcela, ha bisogno di "realizzare le riforme, consolidare il bilancio e ottenere un alleggerimento del debito, che comunque non sarebbe sufficiente da solo", ha aggiunto l'ex premier

L'Eurogruppo - che riunisce i ministri dell'Economia e delle Finanze della zona euro - tornerà a riunirsi di nuovo, ma prima di allora doveva arrivare uno 'staff level agreement', ovvero i tecnici di Tsipras e dei creditori dovranno raggiungere un'intesa di massima. Il dossier greco passerà poi al vertice europeo, convocato alle 16, dove siederanno i capi di Stato e di governo dell'Ue. Sui colloqui pesa però il nuovo scambio di accuse fra i negoziatori.

E in partciolare l'attacco del premier greco, Alexis Tsipras, al Fondo Monetario Internazionale - che insieme alla Commissione europea e alla Banca Centrale europea siedono al tavolo delle trattative - di non voler accettare l'ultimo pacchetto di riforme presentato da Atene. "La ripetuta bocciatura di misure equivalenti (per la riduzione delle spese, ndr) non è mai accaduta prima, né in Irlanda né in Portogallo", ha scritto Tsipras su Twitter. Per parte sua, l'istituzione guidata da Lagarde ritiene che il pacchetto proposto da Atene sia ancora insufficiente, in particolare sul fronte del taglio della spesa pubblica.

Senza citarla espressamente, sul tema è intervenuto anche Ignazio isco: "E' evidente che un Paese con un modello orientato all'export, con una posizione creditoria molto elevata, ha almeno altrettante colpe di un Paese che accumula tanti debiti", ha detto il governatore di Bankitalia.

Nonostante lo stallo i mercati sembrano più possibilisti sull'ipotesi di un'intesa. Dopo un avvio cauto, infatti, c'è stata un'inversione di tendenza con i listini delle Borse europee che ora si muovono in rialzo. La volatilità è comunque alta in attesa dei negoziati. "Siamo ostaggi di questa situazione'', commentano gli operatori. Atene guadagna lo 0,72%, Londra piatta (+0,03%), Francoforte lo 0,5%, Milano lo 0,86 per cento.

"Non ci sono ancora abbastanza progressi", ha detto il presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, entrando alla riunione dei ministri dell'Economia e delle Finanze dell'Eurozona. Il presidente ha aggiunto che la proposta della Troika sarà sul tavolo in discussione.

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