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Lunedì, 16 Settembre 2019

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Il premier: Accuse ridicole

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La procura di Milano ha risposto incredibilmente che è possibile e ha dimostrato ancora una volta di avere contro di me una volontà persecutoria che non si ferma neppure di fronte all'evidenza, neppure di fronte al ridicolo. Alcuni magistrati dell'accusa hanno aperto e trascinato contro di me un procedimento inverosimile e fondato sul nulla". Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in un messaggio audio.

''Ho deciso di partecipare a queste nuove udienze per dimostrare che le accuse contro di me non solo sono infondate ma addirittura ridicole'', ha affermato il presidente del Consiglio, aggiungendo che "Anche questa volta l'attacco fallirà, la verità sarà riconosciuta e noi ne verremo più forti di prima, come è sempre accaduto".

"L'accusa è totalmente falsa e i miei avvocati lo hanno dimostrato, così falsa che c'é da chiedersi con quale coraggio la procura di Milano abbia insistito a spenderci sopra tra consulenze, rogatorie e atti processuali solo qualcosa come una ventina di milioni di euro tolti dalle tasche dei contribuenti", ha proseguito Berlusconi nel messaggio audio.
La Procura di Milano ha depositato questa mattina in cancelleria della quarta sezione penale la lista dei testimoni da citare al processo a carico di Silvio Berlusconi per il caso Ruby e che si aprira' a Milano il prossimo 6 aprile. Ruby, la giovane marocchina al centro dell'inchiesta milanese sui presunti festini a luci rosse, e' stata citata come testimone dalla Procura e dalla difesa che sta per depositare l'elenco dei testimoni.

In tutto sono 132 i testimoni citati dalla Procura di Milano. Nella lista depositata oggi dai procuratori aggiunti Ilda Boccassini, Pietro Forno e dal pm Antonio Sangermano oltre a quello della giovane marocchina compaiono i nomi delle altre 32 ragazze maggiorenni che, secondo l'accusa, avrebbero partecipato ai presunti festini a luci rosse ad Arcore. Tra i vari testi convocati in aula ci sono anche l'ex questore di Milano Vincenzo Indolfi, il capo di gabinetto Pietro Ostuni e gli altri funzionari e agenti (anche Giorgia Iafrate) presenti negli uffici di via Fatebenefratelli nella notte tra il 27 e il 28 maggio scorsi quando Ruby venne fermata per via di un furto e poi, dopo le telefonate del presidente del Consiglio e del suo caposcorta, affidata al consigliere regionale del Pdl Nicole Minetti. Nell'elenco della Procura compaiono anche i nomi della stessa Minetti, dell'agente dei vip Lele Mora, del direttore del Tg4 Emilio Fede ed anche i genitori di Karima El Mahroug in arte Ruby Rubacuori.
Intanto a Roma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha convocato per domattina alle 9 la riunione dell'ufficio di presidenza della Camera che potrebbe quindi essere chiamato ad esaminare la richiesta dei capigruppo della maggioranza di rimettere all'aula di Montecitorio la decisione di sollevare o meno conflitto di attribuzione sul caso Ruby.

Il 23 marzo scorso la Giunta per le autorizzazioni a procedere aveva espresso parere favorevole alla richiesta e per oggi e' atteso quello della Giunta per il regolamento. Si tratta dell'ultimo parere richiesto dal presidente Fini.

L'inchiesta sul 'caso Ruby', la giovane marocchina che all'epoca dei fatti aveva 17 anni e che ha parlato di incontri nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi, nasce dai sospetti di alcuni investigatori su quella ormai famosa notte, tra il 27 e il 28 maggio scorsi, trascorsa dalla ragazza in questura a Milano e conclusasi poi con l'affidamento alla consigliera regionale lombarda Nicole Minetti, dopo due telefonate di Palazzo Chigi.

Il premier è indagato per prostituzione minorile e concussione. Prostituzione minorile perché, secondo le indagini, sarebbe stato cliente di una prostituta minorenne. Ruby, però, ha sempre detto di non avere mai avuto rapporti sessuali con lui. L'accusa di concussione, invece, è legata al fatto che Berlusconi, secondo gli inquirenti, per nascondere il suo rapporto con la prostituta, andato avanti per numerosi weekend, e per evitare che la vicenda venisse alla luce avrebbe abusato delle sue funzioni di primo ministro telefonando in Questura la notte tra il 27 e il 28 maggio per fare affidare Ruby alla Minetti.

La consigliere regionale è indagata per favoreggiamento della prostituzione, come il direttore del Tg4 Emilio Fede e l'agente di spettacolo Lele Mora, che avrebbero fatto da 'tramite' nei rapporti tra il premier e la prostituta. La Procura di Milano, nei mesi scorsi, aveva comunicato che le procedure di affidamento della giovane marocchina, scappata diverse volte dalle comunità per minori, e finita in Questura perché accusata di furto, si era svolto correttamente.

Lo stesso aveva precisato il Ministero dell'Interno, mentre la pm dei minori Anna Maria Fiorillo aveva contestato questa versione. L'inchiesta sul 'caso Ruby', affidata ai procuratori aggiunti Ilda Boccassini e Pietro Forno e al pm Antonio Sangermano, anche dopo le precisazioni sulla correttezza dell'affidamento, si éconcentrata però negli ultimi mesi proprio sulle telefonate partite da Palazzo Chigi per ottenere il 'rilascio' della ragazza.

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