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Il piano della Troika: o i greci abbassano la testa e si sottomettono oppure avranno guai...

Solo due giorni fa Renzi e Tsipras si sono visti e salutati a Roma come due cari amici. Era la prima visita ufficiale che Tsipras faceva all’estero dopo la sua investitura come primo ministro greco, ed era abbastanza normale che cercasse un alleato di peso in Europa l’Italia, e Renzi, in appoggio alle sue preannunciate richieste di revisione dell’impossibile programma di austerity imposto alla Grecia dalla Troika europea .

Neanche il tempo di salutarsi e già il premier Italiano scarica platealmente il povero Tsipras tornando vicino alle posizioni Merkel.

Infatti la mossa dell’Eurotower – una decisione “legittima e opportuna”, ha commentato Matteo Renzi scaricando Tsipras – non lascia di fatto alcuno spazio di manovra al governo greco.

Ma forse Tsipras non sapeva del “vizietto” di Renzi: lo scorso anno ha “scaricato”  il compagno di partito Letta, la scorsa settimana la stessa sorte è toccata a Berlusconi..ma non sono questioni importanti..Cosi :

Una decisione giusta, ha detto il presidente del Consiglio, “dal momento che mette tutti i soggetti in campo attorno ad un tavolo “. “In un confronto diretto e positivo – aggiunge il premier italiano – che, andando oltre una concezione burocratica tutta rivolta all’ austerità, sia capace di rispettare e far rispettare gli impegni presi e di guardare con maggiore fiducia e determinazione ad un orizzonte europeo fatto di crescita e investimenti“.

Una posizione identica aveva preso in mattinata la Francia: il presidente francese, François Hollande, in conferenza stampa a Parigi, che aveva definito “legittima” la mossa di Francoforte, che “induce greci ed europei a mettersi intorno a un tavolo”, mentre il ministro delle Finanze di Atene, Yanis Varoufakis risponde : “La Germania sa bene che cosa può succedere quando si scoraggia troppo a lungo una nazione orgogliosa e la si espone a trattative e preoccupazioni di una crisi del debito deflattiva, senza luce alla fine del tunnel: questa nazione prima o poi fermenta”. Un riferimento per nulla velato agli anni drammatici della nascita del nazionalsocialismo. “Siamo il primo tassello del domino che cade – ha rincarato poi Varoufakis, famoso per aver definito “tortura” il memorandum imposto dalla troika ai Paesi in crisi – ma non siamo responsabili dell’effetto domino“.

Parole come pietre, soprattutto perché il ministro le ha pronunciate parlando alla tv tedesca Ard. E nello stesso giorno in cui a Berlino ha incontrato l’omologo tedesco Wolfgang Schaeuble.

Per l’Europa e il Fmi sarebbe un semplice interventino da manuale fare ciò che sarebbe necessario finanziariamente, e che di fatto Tsipras si apprestava a proporre, per consentire al popolo greco di risollevarsi. Sì, davvero! 8 miliardi di euro sono quasi uno scherzetto per quei colossi finanziari. Basti pensare che l’americana Chase Bank, quando due o tre anni fa fu punita con una penalità in cifra uguale dalla Commissione di Borsa americana per le numerose malversazioni sulle transazioni finanziarie prima e dopo la crisi del 2008, il suo boss, non ha nemmeno battuto ciglio e ha dichiarato, quasi in tono di sfida, che l’attività della banca non verrà turbata da quella sanzione.

Ma perché Draghi, che pure si è tanto dato da fare per ottenere il via libera della Germania al suo piano del QE, adesso che ne può disporre dice di no proprio a chi ne ha più bisogno? Presto detto: se la Bce accettasse l’aperta ribellione dei greci ad ingerire l’amara medicina a loro prescritta, sarebbe un segnale di debolezza imperdonabile per tutta la categoria. Finirebbe con l’incoraggiare altri Paesi a fare la stessa cosa.

Il simbolo del potere cio il denaro potrebbe venire irreparabilmente incrinato. che per uno Stato come la Grecia dove e nata la cultura occidentale e la democrazia e inaccettabile!

Se la Troika, per bocca di Draghi, ha voluto anticipare tutti è perché hanno già in mente un quadro preciso per il futuro della Grecia. E quale può essere questo quadro dopo che la Troika ha deciso di chiudere i rubinetti del credito proprio alla Grecia ? Ce n’è uno solo: o i greci abbassano la testa e si sottomettono a chi ha il potere oppure avranno guai a non finire.

Cosi l’11 febbraio, data in cui scatta lo stop di Francoforte all’accettazione di titoli ellenici come garanzia per le operazioni di rifinanziamento, è stato anche convocato un vertice straordinario dei ministri delle Finanze del Eurozona

E Varoufakis dovrà presentarsi a Bruxelles con un piano diverso rispetto a quello presentato finora. Rinunciare alla proposta di convertire i crediti vantati dalla Bce e dagli altri Paesi europei rispettivamente in bond “perpetui” e obbligazioni con rendimenti collegati alla crescita.

In caso contrario, non solo la proroga del piano di salvataggio greco, che scade il 28 febbraio,salterà come paventato dal consiglio dei banchieri centrali  ma il Paese sarà concretamente a rischio di uscita dall’euro.

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