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Venerdì, 07 Ottobre 2022

Salvini leader del centro destra? E perché no

Salvini leader del centro destra ? E perché no ? Abbiamo detto che ci saranno le primarie del centro destra, e Matteo Salvini potrà essere il leader. Io credo fermamente che il centro destra si debba riunire, e che saranno le primarie di coalizione a decidere il leader. La Lega è un alleato di Forza Italia da 20 anni". Così Giovanni Toti, consigliere politico di Fi, ad Agorà.
"Io - ha proseguito - non credo che usciremo dall'euro per decisione unilaterale dell'Italia, però credo che l'Europa vada cambiata moltissimo, perché sennò usciremo tutti quanti dall'Euro. Perché se l'Europa è quella che vedo oggi, non ci voglio stare neanche io dentro".Intanto Berlusconi :

Un impegno rinnovato nel segno di un solo imperativo: rendere competitiva la coalizione che (ancora) non c'è e reagire subito al risultato elettorale.Secondo il quotidiano il Giornale : Le parole che il presidente di Forza Italia ripete, in questi giorni romani, sono chiare: «Sparpagliati non andiamo da nessuna parte. I tempi sono maturi per una ricomposizione, anche dentro Ncd c'è una graduale assunzione di responsabilità. Per loro non ha più senso rimanere agganciati a Renzi. Così si avviano verso la definitiva scomparsa». Parole private che si incastrano con alcuni segnali arrivati nella giornata di ieri, con il malumore oltre il livello di guardia manifestato da molti senatori Ncd, furiosi per l'eliminazione del bonus per le famiglie numerose da parte di Matteo Renzi.

Obiettivo numero uno: ricomporre il centrodestra. Silvio Berlusconi dispensa parole di pace, invita i dirigenti di Forza Italia a tenere bassi i toni, consiglia di smussare personalismi e vecchi rancori

La road-map, secondo Berlusconi deve essere definita passo dopo passo, innanzitutto sui contenuti, per recuperare quell'identità percepita a stento dagli elettori. Il primo passaggio sarà quello di rendere strutturale l'alleanza con Lega e Fratelli d'Italia. Poi si penserà a Ncd. Sarà questo il percorso preparatorio verso le primarie di coalizione che il presidente di Fi immagina soprattutto per i test elettorali per le regioni fissati nel 2015, in particolare per le regioni dove attualmente il centrodestra è all'opposizione, come Liguria, Puglia e naturalmente Calabria, la prima in ordine di tempo.

Le idee sulla ricomposizione del centrodestra sono chiare, diverso il discorso sulle riforme. L'asse di ferro Berlusconi-Renzi è appeso a un filo. Prima il pranzo del Cavaliere con Renato Brunetta e Paolo Romani, poi il colloquio con Denis Verdini hanno scolpito una convinzione: il via libera non è né un dato scontato né acquisito. Bisogna verificare tutto con attenzione, perché rispetto agli accordi iniziali le proposte renziane si sono dimostrate camaleontiche, un continuo work in progress. L'ultima sorpresa è stata la presentazione del «modello francese» per Palazzo Madama, ovvero l'elezione dei senatori da parte di una platea di consiglieri comunali e regionali. In sostanza uno strumento che assicurerebbe un Senato in modalità «rosso totale» per Renzi e renderebbe ininfluente e ornamentale l'opposizione.Intanto

Alfano striglia i suoi: la linea la decido io. Ma il partito è allo sbando e un primo senatore, Paolo Naccarato, è pronto a fare le valigie per andare nel gruppo misto.

«Sono molto amareggiato perché ho creduto fortissimamente nel progetto. Ora sono avvilito. Nei prossimi giorni farò le mie valutazioni», dice al Giornale. Aria tesissima nel Nuovo centrodestra dove i veleni scorrono a fiumi.

Nel partito di Alfano è un ribollire di sospetti e gelosie. Schifani, in Senato, semina zizzania a più non posso: è scontento, spinge come un forsennato per riunire i gruppi con i pezzetti di Scelta civica in disfacimento, l'Udc e i Popolari di Mauro e mira a fare il capogruppo, scalzando Sacconi. Quagliariello è volatile, dà un colpo al cerchio e uno alla botte ma lo descrivono tra i più filorenziani assieme a Beatrice Lorenzin.

La linea politica di Ncd, poi, è tutt'altro che chiara: tanto che il senatore calabrese, Paolo Naccarato, sarebbe in procinto di sbattere la porta e trasferirsi al gruppo misto e da lì fare la «gamba destra» del premier. Nel frattempo si dimette dal collegio dei probiviri con una lettera gelida: «Caro Angelino, con la presente rassegno le dimissioni da membro del Collegio dei probiviri nominato dall'Assemblea costituente del Nuovo centrodestra di domenica 13 aprile 2014. Con i più cordiali saluti e ad maiora». Naccarato da tempo lamenta la «mancanza di un leader a tempo pieno» e in passato si era spinto a chiedere che si dimettesse dal ministero o Lupi o Alfano per occuparsi del partito. Di fatto Naccarato non vede l'ora di appoggiare Renzi: «Nella fase confusa e piena di incognite del dopo elezioni, Matteo Renzi si afferma sempre di più come il più tenace sostenitore di un grande progetto di rivoluzionario cambiamento», scrive sul suo sito.

Intanto l'Ncd fa le capriole per dipingersi vincente ma con scarsi risultati. Ieri, per esempio, Renzi ha rifilato uno schiaffo all'Ncd che aveva fatto del bonus Irpef alle famiglie monoreddito e numerose la propria bandiera.

Bandiera ammainata a forza dal premier che ha sentenziato: niente da fare, ne riparleremo nella prossima legge di Stabilità.

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