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Rasmussen: "La Nato è pronta ad agire per proteggere la popolazione"

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Un raid aereo delle forze fedeli al colonnello libico Muammar Gheddafi è stato sferrato contro l’aeroporto internazionale Benina di Bengasi, roccaforte degli insorti. Secondo Libya al-Youm, sito vicino all’opposizione, il raid è condotto da aerei Sukhoj di fabbricazione russa, che avrebbero colpito un aereo civile fermo sulla pista dell’aeroporto. Intanto i lealisti al Colonnello fanno sapere che Misurata è tornata sotto il controllo del governo.

Il comitato generale di difesa libico, equivalente al ministero della Difesa, ha annunciato che a mezzanotte di sabato prossimo cesseranno le operazioni militari "contro le bande di terroristi armati". Lo ha riferito l’agenzia Jana, spiegando che la decisione è stata presa per concedere ai ribelli l’opportunità di consegnare le armi e beneficiare dell’amnistia generale promessa dal raìs.

"Prima l'Onu arriverà ad un accordo" sulla crisi libica e "meglio sarà". Lo ha scritto il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, in un messaggio postato su Facebook nel quale definisce anche "inaccettabile" una vittoria di Gheddafi ed afferma che "la Nato è pronta ad agire per proteggere la popolazione civile dagli attacchi del regime".

Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu torna a riunirsi oggi per discutere una risoluzione per imporre una no fly zone sulla Libia. La Francia vorrebbe che si arrivasse al voto di approvazione alle 18 di New York (le 23 in Italia).

Gerard Araud, ambasciatore francese alle Nazioni Unite, ha sottolineato che Parigi ha preso la guida delle trattative (il ministro degli Esteri Alain Juppé sta arrivando negli Usa per partecipare ai negoziati). "Il testo che appoggiamo può ancora essere modificato, ma prevede una serie di misure che possono andare oltre la no fly zone", ha detto Araud.

Anche l'ambasciatrice degli Usa all'Onu, Susan Rice, ha detto che Washington sta considerando azioni che vadano "oltre" la no fly zone.

Un portavoce degli insorti in Libia ha detto oggi che la forze armate di Gheddafi sono ancora lontane da Bengasi, smentendo così la tv di stato libica che aveva detto in precedenza che le forze lealiste si trovavano alle porte del capoluogo della Cirenaica, caposaldo dei ribelli. "Non sono vicini a Bengasi", ha deto Essam Gheriani, portavoce della coalizione degli insorti '17 febbraio'. Gheriani ha aggiunto che le forze fedeli al colonnello hanno raggiunto la città petrolifera di Zueitina ma ha aggiunto che "sono state circondate dalle forze rivoluzionarie". La tv di stato libica ha anche annunciato che le truppe di Gheddafi hanno riconquistato la città di Misurata ma i residenti affermano che il centro costiero è ancora nelle mani degli insorti.

Intanto il ministro del petrolio ha detto che sono confermati i contratti dell'Eni, ha definito Scaroni un amico e ha detto:''Porte aperte all'Italia''

Mettendo fine agli indugi che negli ultimi giorni avevano caratterizzato la loro linea, gli Stati Uniti hanno impresso ieri una decisa accelerata alla possibilità di imporre una No Fly Zone sulla Libia, dicendosi anzi disposti ad andare oltre. Al termine di una lunga maratona negoziale tenuta tra i 15 al palazzo di Vetro di New York, la rappresentante statunitense Susan Rice ha detto di augurarsi che quando oggi tornerà a riunirsi il Consiglio possa fare propria la bozza presentata da Francia Gran Bretagna e Libano ma non solo. "Spero che riusciremo ad approvare una risoluzione già domani (giovedi), stiamo lavorando duro per farlo", ha detto. Scambiando alcune battute con i giornalisti, la Rice ha poi sottolineato che gli Stati Uniti sono pronti ad appoggiare misure che "vadano anche oltre alla no fly zone", perché "la situazione sul terreno è cambiato e potrebbe essere necessario" per la protezione della popolazione civile. Facendo pensare ad una imminente offensiva, la Tv libica ieri sera ha annunciato che i militari intimavano alla popolazione di Bengasi, seconda città del paese e 'culla' della cosiddetta 'Rivoluzione del 17 febbraio', di allontanarsi entro la mezzanotte locale (le 23 in Italia) dalle postazioni dei rivoltosi e dai loro depositi di armi. Il Consiglio di Sicurezza tornerà a riunirsi nella mattinata di oggi (nel pomeriggio in Italia), secondo quanto reso noto da fonti diplomatiche britanniche al Palazzo di Vetro. Una prima riunione, cui parteciperanno gli esperti delle diverse delegazioni per mettere a punto i dettagli tecnici, è prevista per le 9:00 (le 14:00 in Italia). Una seconda riunione, a livello di ambasciatori, è in programma per le 11:00 (le 16:00 italiane). Ieri i Quindici si sono riuniti per oltre cinque ore, in una vera e propria maratona negoziale. Durante le trattative, l'ambasciatore francese Gerard Araud è uscito a parlare con i giornalisti, ostentando sicurezza e dicendosi sicuro che la risoluzione sarà approvata entro la serata di oggi. In realtà, con la sola eccezione della Gran Bretagna, gli altri Paesi con potere di veto hanno difficoltà a dare luce verde ad un testo che prevede il blocco dei cieli della Libia. Alla fine anche gli Stati Uniti, inizialmente molto riluttanti, si sarebbero convinti a dare il via libera. Resta tuttavia ancora poco chiara la posizione di Russia e Cina, due dei membri del Consiglio con diritto di veto. Il rappresentante permanente di Mosca all'Onu, Vitaly Ciurkin, ha sottolineato che è importante inserire nella risoluzione un appello ad entrambe le parti - sia i militari di Gheddafi sia i ribelli di Bengasi - un cessate il fuoco immediato.
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