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Il Cavaliere resterebbe sulla scena come leader del centrodestra

Segna il passo il Cavaliere. E come un plotone che continua a marciare sul posto in attesa dell'alt o dell'ordine di riprendere l'avanzata, anche Silvio Berlusconi è incerto e per nulla deciso sul da farsi
La Giunta per l'immunita' del Senato ha accolto all'unanimità la proposta del presidente Dario Stefano di votare mercoledì sera. Questo è il calendario dei lavori: lunedì, dalle 15 alle 20; martedì, dalle 9 alle 14; mercoledì, dalle 20.30 in poi dichiarazioni di voto e voto.

Sul fronte del Pd, Massimo D'Alema dice: 'Mi meraviglia il Pdl che per Berlusconi chiede una soluzione politica. Lasciamola fuori, perché la legge è legge e si deve applicare'.

Sul lato opposto, il ministro Quagliariello osserva: 'Sembra quasi che in giunta si stia facendo una corrida; ho paura che lavorino perché rimanga tutto tale e quale'.

E Maurizio Gasparri accusa: 'Una parte del Pd ha avvelenato il clima per far cadere il governo Letta'.

Sul tavolo del PDL e di Berlusconi ci sono ancora tutte le ipotesi, come quella di staccare la spina al governo (perché in effetti sarebbe insostenibile restare nella stessa maggioranza con chi ti ha appena fatto decadere da senatore con un voto dell'aula) e sperare in elezioni anticipate con una campagna elettorale incentrata sulla giustizia. Sarà un caso, ma ieri nella nuova sede del partito in piazza in Lucina hanno iniziato a sventolare dai balconi (anche sul lato via del Corso) le bandiere di Forza Italia. Resta in piedi, però, anche la trattativa per una soluzione meno dura. Che magari potrebbe passare per la grazia o per un Berlusconi che decide di dimettersi prima del voto dell'aula così dal disinnescare la miccia.

A quel punto, il Cavaliere resterebbe sulla scena come leader del centrodestra alla Beppe Grillo, guiderebbe cioè il partito da fuori il Parlamento. Più probabilmente affidato ai servizi sociali più che agli arresti domiciliari. Sembra che l'ex premier propenda infatti più per la prima soluzione, che gli permetterebbe anche di avere una certa «agibilità politica». Se invece la scelta dovesse alla fine cadere sui domiciliari con ogni probabilità chiederebbe di trascorrerli ad Arcore.

Per Berlusconi la partita è complicata e ogni soluzione si porta dietro pro e contro. Con una certezza: difficilmente la questione potrà essere risolta definitivamente, perché sul tavolo non c'è solo il voto sulla sua decadenza da senatore ma pure la riformulazione delle pene accessorie della Corte d'appello e, guardando ancora più avanti, gli altri processi che sono in piedi (tra cui quello Ruby già in appello). Insomma, difficile pensare ad una soluzione definitiva.

Ecco perché il Cavaliere temporeggia, perché pur essendo più tentato dallo strappo che dalla trattativa lascia che gli ambasciatori – con il Pd e con il Colle – facciano il loro lavoro. «Presidente, è arrivato il momento di prendere una decisione», lo invitava ieri più di un interlocutore. Ma Berlusconi continua a frenare, ad evitare lo show down. E il massimo che gli riescono a strappare i colonnelli del Pdl che hanno occasione di sentirlo al telefono è la promessa che «entro pochi giorni scioglierà gli indugi». Per il momento, però, continua ad «aspettare un segnale», in particolare dal Colle. Un attesa che non dovrebbe durare più di qualche giorno, al massimo fino a quando la prossima settimana la Giunta per le elezioni del Senato si pronuncerà sulla relazione del senatore Andrea Augello. Allora, se il voto fosse compatto e contrario come probabilmente sarà, si dovranno tirare le somme. E decidere il da farsi.

 

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