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Dobbiamo credere ancora ai miracoli?

Come sarà la nostra società dopo la riconferma di Giorgio Napoletano a Presidente della Repubblica? Il nuovo governo, guidato da Enrico Letta, sarà veramente in grado di risolvere o, quanto meno, di attenuare i gravissimi problemi inerenti il lavoro, l’occupazione, l’imposizione fiscale, la stabilità sociale con cui, oggi, i cittadini sono costretti a lottare?

Il nuovo governo saprà, di fatto, arginare il debito pubblico che ha ormai compromesso tanto la funzionalità dei servizi quanto la stessa efficienza delle istituzioni?

Ebbene, sono questi alcuni dei più immediati interrogativi che ritornano con maggior frequenza in ogni discussione e in ogni dibattito.

L’Italia si trova, oggi, ad un bivio e la direzione intrapresa dal nuovo Consiglio dei Ministri è, certamente, determinante per il futuro dei nostri giovani, delle donne e per quanti risultano senza lavoro e senza una prospettiva per il proprio futuro e per quello della propria famiglia.

Il nuovo Governo non può e non deve sottrarsi alla esigenza di dare risposte certe a queste, ormai, indifferibili esigenze esistenziali.

Esistono ancora, purtroppo, tanti politici che continuano a sottovalutare la situazione in cui, oggi, si trova il popolo italiano mettendo in evidenza, con estrema superficialità, che gli italiani sono un popolo forte e geniale, quindi, in grado di risollevarsi, ancora una volta, e che questo periodo resterà nella nostra memoria come una fase di recessione collettiva, determinata dalle circostanze e dalle avverse condizioni socio-economiche.

Sono proprio questi uomini che, con una certa ambiguità, se non addirittura mala fede, ci vogliono far credere che i “miracoli”, ancora una volta, come già avvenuto in passato, si ripeteranno. Sono proprio questi nostri governanti che, con la loro NON scelta politica, sociale ed economica, concorrono ad avviare l’intera nazione verso un evitabile declino. Conosciamo tutti, ed alquanto bene, quale sia la condizione sociale ed economica in cui versa, attualmente, la nostra nazione e alla luce di questi dati possiamo dire che le qualità imprenditoriali e lavorative degli italiani sono tuttora, e per fortuna, superiori a quelle di altri popoli. Ma dobbiamo anche riconoscere, e ne siamo tutti consapevoli, che a queste innate risorse del popolo italico non corrisponde una analoga positiva risposata, da parte dello Stato, per il mondo del lavoro.

Purtroppo, i risultati delle indagini statistiche evidenziano che le opportunità occupazionali, in Italia, vanno inesorabilmente e sistematicamente scemando. Ed evidenziano ancora che le conseguenze della scriteriata politica dei governanti della seconda Repubblica, pesano esclusivamente sui lavoratori dipendenti, sulle imprese, sulle famiglie.

Questo vuol dire che se non si procederà ad intraprendere un nuovo cammino, assumendo comportamenti improntati a correttezza ed a senso di responsabilità, allora sarà particolarmente difficile che gli italiani passano riconquistare l’ormai perduta fiducia nella politica e, in particolare, nei politici.

Non è la “non politica” che ci ridarà fiducia nella politica; non saranno i pseudo-politici a farci sentire più “rappresentati”; non sarà un cambio di nome a ridare agli italiani la speranza nel futuro, il “partito” che diventa “movimento” non è garanzia di “cambiamento”, come un “clic” al computer non è sinonimo di “democrazia”.

Di fronte a fatti di estrema gravità, come la sparatoria davanti a Montecitorio, non ci possono e non ci devono rassicurare frasi come “è stato un fatto isolato”: la disperazione è imprevedibile e la disperazione collettiva è particolarmente pericolosa.

Se vogliamo ancora credere nei miracoli, è necessario e doveroso procedere ad un cambiamento di tendenza che non poggi più sulla ingiustizia sociale, che non penalizzi quanti ancora, e per fortuna, lavorano, che non soffochi l’attività imprenditoriale.

Se vogliamo ancora credere nei miracoli è necessario e doveroso cambiare soprattutto lo spirito della politica; l’arte di governare è un servizio alla comunità, non la ricerca di un tornaconto personale.

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