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Sabato, 23 Marzo 2019

La Camera approva la legge di stabilità

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Il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, la ''Nota di variazioni'' al bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2013 e per il triennio 2013-2015. Lo rende noto un comunicato. La nota sara' portata alla Camera per il voto.
La nota - spiega il comunicato - recepisce gli effetti del disegno di legge di stabilita' 2013, approvato dalla Camera dei Deputati. Le misure previste dal disegno di legge di stabilita' 2013 comprendono, tra le altre, le innovazioni apportate alla legislazione vigente in attuazione delle disposizioni di revisione della spesa pubblica, relativamente alle spese dei Ministeri (come prevede il decreto-legge n. 95 del 2012, convertito, dalla legge n. 135 del 2012) (la spending review ndr). Le modifiche apportate al disegno di legge di bilancio 2013 con la ''Nota di Variazioni'' conseguono agli emendamenti al disegno di legge di stabilita' approvati dalla V Commissione Bilancio della Camera dei Deputati (emendamenti che hanno determinato una ricomposizione delle voci di entrata e di spesa senza pero' alterare sostanzialmente l'ammontare complessivo della manovra). In totale, gli interventi contenuti nel disegno di legge di stabilita' 2013 comportano, in termini di saldo netto da finanziare, un miglioramento di 1,9 miliardi di euro nel 2013 e 340 milioni nel 2014 rispetto al disegno di legge di bilancio a legislazione vigente. Gli stessi interventi determinano invece una riduzione del saldo di bilancio dello Stato per circa 6 miliardi nel 2015, soprattutto per effetto delle maggiori risorse stanziate per il finanziamento degli interventi in conto capitale co-finanziati dalla UE. Sul risparmio pubblico, le misure del disegno di legge di stabilita' determinano un miglioramento in ciascuno degli anni di previsione rispettivamente di 1,6 miliardi, 1,3 miliardi e 1,9 miliardi di euro nel 2013, 2014 e 2015. Con riferimento alle entrate tributarie, le disposizioni introdotte comportano, in termini di saldo netto da finanziare, un minore gettito
nel 2013 di circa 754 milioni di euro mentre, nel biennio successivo, gli effetti finanziari sono di segno positivo e ammontano a 1.439 e a
2.204 milioni di euro rispettivamente nel 2014 e nel 2015. Per le altre entrate, gli effetti delle misure approvate dalla Camera dei Deputati generano un incremento di 554 milioni di euro nel 2013 e di circa 512 milioni di euro in ciascuno degli anni 2014 e 2015.
Complessivamente, gli effetti finanziari apportati dal disegno di legge di stabilita' 2013 - prosegue il comunicato - comportano una variazione negativa delle entrate finali nel 2013, pari a circa 200 milioni di euro, e una variazione positiva nel biennio successivo, pari a 1.951 milioni di euro e a 2.716 milioni di euro, rispettivamente nel 2014 e nel 2015. Gli interventi sulla spesa determinano, nel complesso, un incremento di circa 1,1 miliardi nel 2013, 2,8 miliardi nel 2014 e 9,8 miliardi nel 2015.
In particolare, per le Regioni, la legge di stabilita' e' insostenibile su tre punti: la sanita', il trasporto pubblico locale ed il welfare. ''E' la prima volta - spiega Errani - che si riduce il Fondo sanitario nazionale complessivamente di ben 2 miliardi. Solo a poche settimane dalla fine dell'anno la riduzione del Fondo e' stata di ben 900 milioni. E parliamo ancora dei soldi per il 2012: tutto questo fa comprendere ai cittadini come le difficolta' in cui si dibattono le Regioni pesano sui cittadini''. Tensioni anche sul trasporto pubblico locale: ''viene fatto un passo indietro di 20 anni, ritornando al Fondo nazionale'', spiega Errani. Per questo i governatori, oltre a decidere di indire, giovedi' prossimo, una Conferenza straordinaria delle Regioni, incontreranno i gruppi parlamentari del Senato e le commissioni ''per chiedere indispensabili modifiche al testo della legge di stabilita'''. In tal senso sono gia' stati preparati alcuni emendamenti. ''Se le Regioni finiranno per trovarsi con bilanci non in pareggio - conclude Errani - i problemi ricadranno sui bilanci dello Stato e questo produrra' danni ancora piu' gravi. I cittadini devono sapere di chi sono le responsabilita'
di tutto questo''.
''La mobilitazione dei sindaci di ieri credo sia la conferma di come si sia scaricato sui comuni il peso di una crisi finanziaria che non si riesce a risolvere.
Perche' non si fa la patrimoniale, invece di cento piccole patrimoniali che colpiscono i piu' deboli?''. L'ha detto il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, conversando con i cronisti a margine di una conferenza stampa. ''C'e' un detto siciliano che dice: Meglio diventare rossi una sola volta, che gialli cento - ha aggiunto - Questo governo non facendo una scelta chiara sulla patrimoniale, e' diventato giallo cento volte''.
''Ieri non ero alla manifestazione per impegni istituzionali con il presidente della Regione. Ma sono in sintonia assoluta con quei sindaci - ha aggiunto - a cominciare da Tosi e Pizzarotti, che come me sono stati eletti al di la' dei partiti di riferimento. Io ho avuto un sostegno straordinario dell'Italia dei Valori, ma sono il sindaco, che va al di la' di Idv e mi auguro che il partito possa andare avanti al di la' di Orlando e della politica nazionale''.
Franceschini ha detto che dopo un anno di governo Monti ''e' il momento del bilancio''. Il capogruppo del Pd ha ''ringraziato'' il premier per la sua ''competenza e credibilita''', ma ha contestato la tesi che l'Italia abbia ''un governo virtuoso e un Parlamento ozioso''. ''Nelle cancellerie lontane - ha affermato - si puo' pensare che l'Italia sia un sistema presidenziale. Ma noi sappiamo che ogni virgola proposta dal governo e' stata approvato qui, attraverso sintesi e mediazioni, mai con scontro, e sempre con miglioramenti delle leggi'', come e' avvenuto anche per la legge di Stabilita': ''altro che assalto alla diligenza - ha esclamato - credo che tutta la Camera debba essere orgogliosa del lavoro compiuto''. Franceschini ha insistito sui ''limiti'' di una ''rappresentazione dell'Italia in cui ci sono i tecnici bravi, e i politici cattivi''. ''Noi rivendichiamo il ruolo del Parlamento e per questo abbiamo dovere di reagire a questa rappresentazione. Lo dobbiamo non a noi, come singoli deputati, ma alla Costituzione''. ''Le Cancellerie e gli editorialisti nostrani - ha aggiunto Franceschini - si dovranno pur chiede perche' in Grecia e Spagna sono scoppiati conflitti sociali e da noi no, pur in presenza di misure dure. Cio' e' avvenuto perche' i partiti e i sindacati responsabili si sono fatti carico di spiegare all' opinione pubblica certe misure, hanno fatto da scudo e da filtro''.

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