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Lunedì, 23 Novembre 2020

Tangentopoli, Sprecopoli, Affaropoli: il vero volto della nostra politica

Ormai da troppo tempo i gruppi politici che sostengono il governo dei cosiddetti tecnici continuano a ripetere che per la nostra situazione economica, finalmente, si intravede “la luce”.

Da mesi tutte le occasioni sono state buone per tranquillizzare gli italiani sul debito pubblico ormai sotto stretto controllo e per rassicurarli che, comunque, sarebbe rimasto entro il tetto programmato. A seguito di questi “positivi risultati”, l’intero Governo era al lavoro per pensare solo alla “crescita”. Però di quale crescita si tratti e come stimolarla l’hanno capito solo loro: i nostri politici. L’imposizione fiscale e i sacrifici richiesti ai cittadini servono solo a tamponare il forte passivo registrato dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province, dai Comuni, e non a stimolare opportunità di lavoro e, quindi, la “crescita”, come, invece, molti dei nostri politici continuano a sostenere. Ma, anche questa volta, e del resto tutti lo sappiamo, le favole sono le migliori maestre di vita, perchè i sotterfugi, le fandonie, le menzogne, hanno le “gambe corte” e, quando meno te lo aspetti, vengono a galla. Ed ecco spuntare l’ennesimo scandalo alla Regione Lazio, che offre agli italiani, ancora una volta, la possibilità di capire bene quali direzioni prendano i vari finanziamenti statali, ma, soprattutto, di rendersi conto in quali tasche il Governo dovrebbe affondare le mani per sanare le sue malridotte finanze.

Oggi è entrato nel lessico quotidiano di ogni italiano un nuovo termine: quello di “spending review”. Ne parlano tutti, anche i ragazzini nelle aule scolastiche. E, ancora una volta, bisogna riconoscere che anche i partiti politici si stanno prodigando per dare una mano alle casse dello Stato; solo che sembra che abbiano interpretato al contrario il concetto di “spending review”. Infatti, i nostri governanti, invece che dare una mano, mettono le mani nelle casse dello Stato e continuano, con assoluta tranquillità e spregiudicatezza, ad utilizzare fondi pubblici, sotto forma di “rimborsi”, per acquisti personali: dalle tende di casa alla macchina nuova, dall’aperitivo al bar ai lampadari, ecc., senza peraltro dimenticare, e qui dimostrano di avere buona memoria e forte senso morale e di vero rispetto dei cittadini, di impinguare ulteriormente, e con costanza, i loro conti in banca. Ma la cosa che ci rende perplessi è che, sebbene la situazione economica italiana sia particolarmente allarmante, i partiti e le Regioni continuano a ricevere fondi statali, anche se le spese sostenute mancano di trasparenza e non sono documentate né giustificate.

Le spese correnti delle nostre Regioni sono fortemente lievitate, tanto è vero che, solamente nell’ultimo decennio, sono pressoché raddoppiate. Ecco perché l’imposizione fiscale, i tributi che le Regioni impongono ai cittadini, sono aumentati notevolmente. Le Regioni che maggiormente non badano a spese sembrano essere la Puglia, la Campania, la Lombardia, il Lazio, il Molise. Questo, però, non vuol dire che le altre siano particolarmente parsimoniose.

La voce di spesa che incide maggiormente è quella relativa alla sanità e, nonostante i drastici piani di rientro, che hanno penalizzato solo gli ammalati e i loro familiari, le Regioni non riescono a far quadrare i conti se non ricorrendo ad una ulteriore riduzione dei servizi ai cittadini, accompagnata da un inasprimento della leva fiscale. Appare subito evidente che a pagare i conti presentati agli italiani dai nostri politici della “Seconda Repubblica”, secondo un costume ormai ben consolidato, sono, ancora una volta, i cittadini, tanto è vero che sia il Governo Berlusconi, sia il Governo Monti, con la cosiddetta “Manovra salva Italia”, hanno proceduto ad elevare l’addizionale Irpef. Ma il rischio che la pressione fiscale possa ulteriormente crescere non è solo una pessimistica supposizione, ma è una facile previsione.

Solo qualche giorno addietro, però, il Governo Monti, a sorpresa, come se fosse un regalino di Babbo Natale, ha ridotto di un punto l’Irpef. Tutti contenti! Ma certo! Cosa pretendiamo di più! Nella busta paga, con esclusione dei redditi più bassi (tanto non ne hanno bisogno), troveremo qualche Euro in più. A fronte di questa riduzione, tra non molto, gli italiano dovranno fare i conti con l’aumento di un ulteriore punto dell’Iva. Ebbene, quanto costerà ai contribuenti questo passaggio dell’Iva dal 21 al 22%? Lo sperimenteremo ben presto! Certamente molto caro!

Ma è veramente giusto e giustificabile che in ogni occasione si continui a chiedere ai cittadini ulteriori sacrifici per consentire ai politici di continuare a sperperare i fondi pubblici in iniziative che offendono la dignità umana? Mi pare di poter sostenere che questi uomini politici, con il loro quotidiano agire, non ci rappresentano affatto. Anzi, possiamo affermare che altro non sono che strumenti di sopraffazione nei confronti della gente. La credibilità nelle istituzioni locali, provinciali e regionali ha ormai toccato il fondo, tanto è vero che coloro i quali non credono più nella politica sono una rilevante maggioranza. Ecco perché appare necessaria ed indifferibile una riflessione seria non solo sulla crescente crisi economica, ma anche sulla crisi politica e, soprattutto, morale che sta investendo il nostro paese. I partiti non sono più in grado di stimolare una attenta analisi sulle sorti della nostra nazione, né sono più in grado di dar vita ad una nuova classe politica. Le scelte promosse sono sempre le stesse: si favorisce il manipolo di fedeli sostenitori in grado di garantire voti, senza guardare alla moralità e alla capacità progettuale delle persone.

Certamente i partiti della prima Repubblica, tra sperperi, corruzione, dissolutezza, immoralità, hanno visto il loro tramonto. I cittadini, con fiducia, attendevano l’alba della seconda Repubblica; peccato, però, che oggi, i politici di questa seconda Repubblica, stanno dimostrando di avere frequentato una “ottima scuola”. Possono essere fieri di avere avuto dei validi maestri. Poca onestà, sperpero senza controllo alcuno di denaro pubblico, interessi personali, feste e ferie da altri pagate: questo sembra essere il loro impegno primario. Ecco perché, soprattutto oggi, è necessario un ricambio generale, anche perché il dissenso verso la maggior parte dei politici, sembra essere generalizzato. Sappiamo tutti che l’Europa è nata da una idea politica, con il fine di garantire pace, fratellanza, prosperità ad un continente che aveva vissuto lunghi anni di sanguinose guerre. Questa crisi globale, invece, sta riportando in superficie e facendo riaffiorare antichi rancori e crescenti sentimenti di separazione. Soprattutto i Paesi maggiormente in difficoltà sanno che si tratta di una terapia lunga e dolorosa e tutti aspettano che si incominci ad intravedere anche un fioco bagliore di “crescita”. Purtroppo se ne parla quotidianamente, ma il solo risultato visibile sembra essere la crescita delle famiglie in serie difficoltà economiche e, quindi, di sopravvivenza. L’unica possibilità che ci resta è che ognuno si riappropri del ruolo che gli compete, al fine di contribuire a rinnovare questa classe politica profondamente degenerata.

Ma quando si parla di politici, a che cosa ci si riferisce, oggi? Forse dovremmo rispolverare il “Don Camillo e l’Onorevole Peppone”, quando il “partito” riusciva a coinvolgere la gente, quando le sezioni erano piene di sostenitori, quando riuscivano a suscitare, nella gente, entusiasmo e fiducia. Per recuperare questo spirito, questi ideali, non è sufficiente “rottamare il vecchio”, come da più parti ci vogliono far credere, il “nuovo” non è migliore a prescindere; un “nuovo migliore” lo dobbiamo costruire, con convinzione e pazienza, a cominciare dalle aule scolastiche, dalla famiglia, dai media.

Platone scriveva:“Ti presento, perché tu li legga, i versi dei migliori poeti …. In questi versi ci sono molti ammaestramenti, molti racconti educativi, lodi e solenni celebrazioni di uomini virtuosi dell’antichità perché tu, seguendone l’esempio, cerchi di imitarli e sia spinto a diventare come loro” (Platone, Protagora).

Le solenni celebrazioni non sono più di moda e, per fortuna, non c’è bisogno di risalire fino all’antichità per trovare esempi di rettitudine, ma, per utilizzare un termine moderno, dobbiamo pubblicizzare, in tutte le forme possibili, il “bello”, il “buono”, il “grande”, perché non possiamo perdere, del tutto, la fiducia nell’uomo.

Se continuiamo a proporre ai nostri giovani modelli negativi, non possiamo sperare che imparino la fiducia, la speranza, l’onestà morale.

Bisogna, sì, avere fiducia nell’uomo, bisogna crederci, ma è necessario impegnarsi in prima persona perché si realizzi il sogno di una società migliore.

“Io ho un sogno”, proclamava Martin Luter King in un famoso discorso, ma non si è limitato a “sognare” o a parlare, ha lottato e sacrificato la sua vita perché questo sogno diventasse realtà.

Questo significa che, solo se sapremo diffondere il desiderio in un domani migliore e più onesto, sarà possibile sperare in un mondo di pace, di serenità e, forse, anche di benessere.

 

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