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Lunedì, 19 Aprile 2021

Le primarie del PD ridotte a un casting

''La disfida di Burletta, potremmo definirla. Perche' sembra davvero uno scherzo l'improvviso scontro tra i due pesi massimi del Pd impauriti dal ciclone Renzi. Ormai e' gara: ti caccio io o scappi da solo?''. E' l'editoriale di Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra, che apparira' domani su Il Giornale d'Italia.
''Eppure, non e' che D'Alema sia piu' 'vecchio' di Bersani.
All'anagrafe ha solo due anni di piu', Baffino ha 63 anni, il segretario del partito 61 (e io che mi sentivo vecchietto a 53...). Ma sul piano della rappresentanza politica, se i dati sono esatti, Bersani scompagina Max'', osserva.

''Si sta affermando un principio che non salvera' nessuno tra i protagonisti della prima Repubblica, quali sono coloro che si sono affacciati alla politica istituzionale prima del 1994.
Tutto questo per un senso di giovanilismo che rischia di non avere logica se prescinde dal merito. Abbiamo visto all'opera tanti ladruncoli in eta' giovincella per poter farci contagiare dall'entusiasmo. Abbiamo piu' bisogno di etica e di stile. Che non tutti posseggono. E se Renzi e' cresciuto cosi' e' colpa vostra - conclude Storace - cari Bersani e D'Alema. E solo questo sarebbe il motivo per cui dovreste andare a casa entrambi. Avete tentato di sfruttare l'antipolitica che vi si ritorce contro. Avete pensato a lucrare consensi dai ribaltoni di Palazzo e ora ne pagherete le conseguenze. Se la politica non conta piu' nulla e arrivano i tecnici che nessuno ha votato, e' ovvio che il popolo volti le spalle anche a voi. Complimenti''.
''A Massimo do un consiglio: non farsi tirare la giacca, non farsi cacciare, non impuntarsi. La cosa migliore e' un passo indietro spontaneo. Si puo' vivere anche fuori dal Parlamento''. L'esortazione viene da Fabio Mussi, ex compagno di partito di D'Alema dai tempi del Pci (una storica foto li ritrae insieme, poco piu' che ventenni, all'Universita' di Pisa)  oggi ex parlamentare ed esponente di Sinistra e Liberta'. In un'intervista a ''Pubblico'', Mussi spiega che il ritiro dalla vita parlamentare non va accettato per compiacere Renzi (''un gaglioffo, un giovane decrepito''),
ma perche' ''si e' chiuso un ciclo politico''. ''La nostra generazione ha gia' dato. E ha fallito. Serve un segnale alla nostra gente. Si e' sollevato uno tsunami. L'onda dell'antipolitica puo' travolgere tutti, i buoni e i cattivi. E allora perche' non vedere che si puo' fare politica senza poltrona?''.  Altro consiglio a D'Alema: ''Fermi questa raccolta di firme. Non e' elegante. Se rinuncia acquistira' immediatamente prestigio. Se non lo fa  diventa un nemico pubblico''.
''Se le primarie fossero ora, voterei per il sindaco di Firenze. E' implicito, e non da oggi, che la mia simpatia va a lui. Il programma mi pare
interessante e puo' allargare il campo del centrosinistra''. Lo ha detto Graziano Delrio, sindaco di Reggio Emilia, specificando che la sua posizione sulle primarie del Pd e' espressa in qualita' di elettore del Partito democratico e non in veste di presidente nazionale dell'Anci.
Delrio chiede comunque che Renzi non apra conflitti con l'attuale segretario Bersani: ''E' importante per me che Renzi continui a tenere toni di confronto e proposta, e non di conflitto, con Bersani'', afferma Delrio.
''Le primarie si sono ridotte a un casting. E' un recinto chiuso, hanno scelto loro di giocare una partita mediatica con Bersani da una parte e Renzi dall'altra''.
Lo ha detto Mario Staderini, segretario dei Radicali italiani, intervenendo ad Agora', su Rai Tre.
Staderini ha poi parlato della 'rottamazione': ''Se Veltroni e D'Alema vanno mandati a casa e' perche' hanno una responsabilita' politica: non sono stati capaci di creare un contesto in grado di opporsi a Berlusconi. Fanno parte di una stagione politica che e' risultata perdente''.
''Ora che Bersani ha rottamato la rottamazione, le primarie siano sulle idee per il Paese. Anche io rispettero' lo Statuto Pd e il 2013 sara' la mia ultima candidatura al Parlamento''. Lo scrive su Twitter Enrico Letta, vicesegretario del Partito Democratico, richiamandosi a quanto
affermato ieri sera nel corso della trasmissione televisiva Otto e Mezzo.
Tra i decani del Parlamento, qualcuno ha gia' annunciato il ritiro.
C'e' l'ex tesoriere Ds Ugo Sposetti, eletto per la prima volta nell'87 e ora pronto a ''fare il nonno'' e l'ultimo segretario del Ppi Pier Luigi Castagnetti che, dopo 5 legislature alle spalle, ha deciso di non ricandidarsi e ha invitato i suoi coetanei a passare la mano perche' ''la nostra generazione ha fallito''. Arturo Parisi, in parlamento dal 2000, ha scelto la Leopolda, la manifestazione dello scorso anno promossa da Renzi, per annunciare che non si sarebbe ricandidato.

In realta' si contano sulla punta di una mano i parlamentari 'senior', da ultimo Pier Paolo Baretta, che hanno detto con chiarezza che lasceranno lo scranno parlamentare. Giovanna Melandri, 5 legislature alle spalle, ha tenuto a battesimo la scorsa settimana, come presidente, la fondazione 'Uman', ma ha aggiunto che non lascia la politica. E cosi' Livia Turco, una decana con 7 legislature alle spalle, che sarebbe pronta a lasciare ma non e' intenzionata a dare ragione alla battaglia rottamatrice di Matteo Renzi. Dopo il gesto di Veltroni, tutti guardano all'altro dioscuro del Pd, gia' Ds, gia' Pci: Massimo D'Alema. Il presidente del Copasir vorrebbe non ricandidarsi ma lascera' l'ultima parola al partito. E si rimettono a regole e decisioni del Pd anche il presidente dei senatori Anna Finocchiaro e la presidente del Pd Rosy Bindi, dal '94 in Parlamento ma determinata a non farsi rottamare da Matteo Renzi.

L'art.21 dello statuto del Pd fissa a tre mandati il limite parlamentare salvo deroghe concesse ''dalla direzione nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti''. La deroga, si sostiene nello statuto, ''puo' essere concessa soltanto sulla base di una relazione che evidenzi in maniera analitica il contributo fondamentale che, in virtu' dall'esperienza politico-istituzionale'', il parlamentare potrebbe ancora dare. Meno chiaro e' invece il numero esatto di deroghe che la direzione puo' concedere visto che si sostiene che possa ''essere concessa, su
richiesta esclusiva degli interessati, per un numero di casi non superiore, nella stessa elezione, al 10% degli eletti del Partito Democratico nella corrispondente tornata elettorale precedente''.

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