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Lunedì, 29 Novembre 2021

Crescita, il Governo lancia la palla alle parti sociali

Il Governo si prepara a rilanciare la palla sulla produttività e la crescita alle parti sociali chiedendo a loro di mettere a punto un patto su queste materie che l'Esecutivo a quel punto cercherà di agevolare. L'incontro di domani a palazzo Chigi dovrebbe essere assolutamente interlocutorio, con il Governo a ribadire alle imprese quanto le risorse siano esigue e da destinare quindi solo all'appoggio di un eventuale patto tra aziende e sindacati per la crescita e l'occupazione. Per rilanciare la produttività e la competitività è necessario che imprese e sindacati - ha detto il presidente del Consiglio Mario Monti - "acuiscano gli sforzi" perché "é il momento di lavorare insieme per creare lavoro". "Ci aspettiamo che questo patto - ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera - serva a rimetterci nella Champions League della produttività. Per poi fare, come politica e Governo, tutto ciò che si può fare per appoggiarlo e renderlo ancora più efficace". Il patto "é soprattutto tra imprese e sindacati", è stata la premessa. "Se noi vedremo un impegno forte - ha concluso Passera - potremmo, anzi dovremmo, fare di tutto per facilitarlo. Per esempio con incentivi fiscali e norme adeguate".
Le imprese si presenteranno al tavolo con il documento pubblicato a inizio agosto nel quale si chiede tra le altre cose la riduzione del cuneo fiscale e contributivo e di rendere strutturale la detassazione delle erogazioni per premi e straordinari (meccanismo introdotto dal Governo Berlusconi e rivisto 'al ribasso' dal Governo Monti riducendo le risorse). Se quindi le imprese si aspettano risposte alle proprie richieste rischiano, almeno sul fronte delle risorse, di rimanere deluse. E di fronte allo stesso invito (un accordo tra le parti) si troveranno i sindacati nell'incontro già previsto per il prossimo 11 settembre. Per mettere a punto un nuovo patto la strada dovrebbe essere quella dell'implementazione dell'accordo del 28 giugno 2011 (sulla rappresentanza e sulla possibilità per i contratti aziendali di deroghe ai contratti nazionali). La Cisl si è detta disponibile a un nuovo patto ricordando quanto è stato importante l'accordo del 28 giugno ma ha chiesto che il Governo non faccia solo "il tifoso" e metta risorse su queste materie a partire dal ripristino della detassazione sui premi e gli straordinari.
La Uil sottolinea che gli esiti del confronto su produttività e crescita "appaiono del tutto incerti". Secondo il sindacato che è tornato a chiedere la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente e sui redditi dal pensione il Governo "non è stato in grado di dare quella scossa necessaria al sistema economico per puntare verso lo sviluppo". Per il numero uno della Cgil, Susanna Camusso le priorità che il sindacato presenterà al Governo nell'incontro dell'11 settembre sono provvedimenti per creare lavoro, detrazioni sulla tredicesima e riduzione delle accise sulla benzina. "Le politiche di rigore - ha avvertito - stanno alimentando la recessione". L'incontro richiama l'attenzione anche della politica. Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha chiesto al governo di mettere "le imprese al centro di un processo di crescita sistematico, all'interno del quale rilanciare il sistema produttivo secondo canoni di innovazione e competitività". Un tema che sarà al centro anche di una serie di incontri che il partito programmerà con le organizzazioni imprenditoriali nei prossimi giorni.
"Rischiavamo di essere travolti da una crisi finanziaria come era avvenuto al di là del mare, quest'anno questa prospettiva è decisamente allontanata". Lo afferma il premier Mario Monti in una intervista rilasciata al direttore del Tg Norba 24, Enzo Magistà, in vista della sua visita a Bari, venerdì prossimo, in occasione della inaugurazione della Fiera del Levante.
"Siamo ripartiti, io sono molto lieto di questa occasione di intervento a Bari alla Fiera del levante; pensiamo - ha detto Monti - a un anno fa all'inaugurazione della precedente Fiera del Levante". "Bari - ha continuato il premier - guarda alla Grecia paese che tutti amiamo e dal quale abbiamo tutti preso tanto culturalmente e storicamente, un anno fa non eravamo ancora ben consapevoli ma rischiavamo di essere travolti da una crisi finanziaria come era avvenuto al di là del mare. Quest'anno questa prospettiva è decisamente allontanata".
Così il leader di Confindustria, Giorgio Squinzi, rispondendo a una domanda di Maurizio Belpietro nel corso de 'La Telefonata' sulle crisi aziendali in corso. "Il problema - ha detto - è avere una politica industriale chiara, per il momento questo non sta succedendo".
"Sicuramente bisogna lavorare sulla detassazione dei salari" per dare uno stimolo ai consumi e far ripartire la crescita. E' questa una delle priorità indicate dal presidente di Confindustria, in vista del tavolo di oggi con il governo. "Mi auguro - ha affermato - che questo spazio ci sia".
Al tavolo di oggi, ha proseguito Squinzi, "mi aspetto un'apertura, una maggiore disponibilità in direzione della crescita. Fino ad ora non ne abbiamo avuta molta". Il leader di Confindustria ha parlato di due tipi di interventi per rilanciare la crescita. Alcuni con "effetti immediati", altri a medio e lungo termine. Tra i primi Squinzi ha citato "lo stimolo ai consumi interni, che è il modo più diretto. Il calo della produzione industriale italiana è legato principalmente alla flessione dei consumi interni, dovuta in particolare al prelievo fiscale", ha precisato. Tra le misure a più lungo termine, Squinzi ha invece citato "il sostegno alla ricerca, necessario per essere capaci di creare innovazione".

Nel secondo trimestre 2012 sono state aperte circa 3.300 procedure fallimentari, il 3,2% in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Nonostante questo calo, analizzando il primo semestre, il livello si attesta a 6.500 procedure, un numero più alto rispetto allo stesso periodo del 2011, anno record per i fallimenti.
E' quanto emerge dall'analisi dell'Osservatorio sulla crisi d'impresa Cerved Group, che parla di un "preoccupante ritorno dei concordati preventivi" cresciuti dell'11,6% su base annua.
Quasi tre quarti delle procedure riguardano le società di capitali, la forma giuridica che ha sofferto maggiormente durante la crisi e che ha evidenziato un aumento dei default del 4,6% nei primi sei mesi del 2012. Le altre forme hanno registrato invece un dato in diminuzione del 7,3% tra le società di persone e 9,8% tra quelle individuali.
Sull'andamento di questo semestre pesano soprattutto i fallimenti delle costruzioni (+4,8%), dei servizi (+1,2) e degli altri settori (+9,5%); mentre continua la discesa delle procedure nel comparto dell'industria (-8,6%).
La situazione a livello territoriale si diversifica molto da area ad area: se nel Nord Ovest (+5,5%) e nel Centro (+7,1%) i default continuano a crescere, nel Nord Est e nel Sud diminuiscono, rispettivamente del 9,8 e dell'1,7%.
Sull'aumento del fenomeno nel Nord Ovest - l'area tra l'altro con la maggiore diffusione (13,8 fallimenti su 10mila imprese operative) - pesa particolarmente il dato della Lombardia, che riporta un aumento del +6,2%. Il dato del Nord Est invece, che torna ai livelli di due anni fa, beneficia soprattutto dei miglioramenti registrati in Veneto (-13,2%) e Emilia Romagna (-10,2).
Il mercato dell'auto in Europa "purtroppo è in fase di grave contrazione" che "riflette la condizione economica: per l'inversione di tendenza bisognerà attendere parecchio tempo". Lo ha detto l'ad Fiat Sergio Marchionne, in visita a Kragujevac. "Sono ancora pessimista sul 2012-2013, bisognerà vedere nel 2014".
"Ho paura che la luce nel tunnel sia quella di un treno. La luce in fondo al tunnel si vedrà quando i problemi dell'Unione Europea verranno risolti in maniera collettiva e non per singoli paesi", ha detto l'ad Fiat. "Molto - ha sostenuto - dipende dai governanti europei".
La principale preoccupazione degli italiani è senza dubbio la crisi. Un connazionale su due (55%) ne teme gli effetti. Sono il collasso economico (35,7%) e i problemi del mondo del lavoro (34%) ad apparire le minacce più concrete, senza dimenticare la corruzione politica, indicata da un italiano su quattro (24,3%). La mafia (5%), l'inquinamento (6%), l'immigrazione (6,9%), i terremoti (7,3%) - temi scottanti che negli ultimi decenni hanno avuto maggior spazio nelle cronache del nostro Paese - invece non sono più una priorità e non figurano tra i principali timori. E' quanto emerge da un sondaggio condotto in 16 Paesi europei, su un campione di 4903 intervistati, dal Gfk-Emer per National Geographic Channel.
I risultati del sondaggio disegnano una netta linea di demarcazione tra nord e sud dell'Europa. Oltre all'Italia, la paura per la crisi infatti tocca principalmente Spagna (64%), Grecia (57%) e Portogallo (49%). I tedeschi sono decisamente meno preoccupati: solo per il 30% degli intervistati la crisi è importante. Tale percentuale scende ulteriormente nei Paesi scandinavi: Finlandia (31%), Danimarca (25%) e Norvegia (24%) dove i maggiori timori riguardano la salute.
Un dato che accomuna l'Italia al resto d'Europa è la sfiducia nei partiti. In caso di disastro naturale o di collasso economico, solo il 2,7% degli italiani si affiderebbe a loro. In Europa la percentuale sale leggermente al 3,2%. In Italia la fiducia nell'operato della Chiesa si attesta al 13,7% e in quello dell'esercito/forze dell'ordine al 24% mentre ben il 58,7% dei nostri connazionali farebbe affidamento solo sulle proprie forze di fronte a un evento catastrofico.
Per sopravvivere a tale disastro solo il 22,7% degli italiani si costruirebbe un bunker o un magazzino per accumulare cibo. La maggioranza degli intervistati (54%) si dedicherebbe all'agricoltura, mentre il 27,3% imparerebbe a cacciare o a pescare.
Secondo la profezia dei Maya, il 21 dicembre 2012 sarebbe il giorno della fine del mondo. Ma come reagirebbero gli Italiani di fronte a un'imminente catastrofe? Se alla Terra rimanesse solo un anno, il 58% degli Italiani cambierebbe il proprio stile di vita rispetto al passato: la maggioranza di questi (74%) si dedicherebbe ai viaggi, mentre la famiglia si piazza al secondo posto con il 60,1%. La catastrofe finale sembra un buon momento per liberarsi dalle catene di una vita: il 27,2% farebbe sesso a più non posso, il 21,4% si licenzierebbe all'istante, il 20,2% butterebbe all'aria le diete per mangiare qualunque cibo. Ci sono, però, differenze di genere: dopo viaggi e famiglia, gli uomini si dedicherebbero al sesso (44,2%) mentre le donne penserebbero prima a lasciare il lavoro (21,9%) e poi a ingozzarsi di cibo rinunciando alla linea (17,7%). Solo il 13,5% delle intervistate indica il sesso tra le priorità.
Quale è il Paese più affidabile dove rifugiarsi in caso di collasso economico? Gli italiani (53%) concordano con gli europei (49,4%): la Germania. Seguono Norvegia e Gran Bretagna. Portogallo, Polonia, Turchia e Grecia risultano i meno affidabili.

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