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Venerdì, 16 Aprile 2021

Colle denuncia: 'Torbida manovra destabilizzante'

Il settimanale Panorama nel numero in edicola pubblica "una ricostruzione esclusiva" delle telefonate tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino intercettate nell'inchiesta della Procura di Palermo sulla presunta trattativa Stato-mafia. In quelle telefonate - sostiene Panorama - sarebbero stati espressi "giudizi e commenti taglienti su Silvio Berlusconi, Antonio Di Pietro e parte della magistratura inquirente di Palermo
"Se così fosse sarebbe un grave illecito e, qualora corrispondesse davvero al tenore delle intercettazioni, il ricatto al Capo dello Stato lo farebbe Panorama con quella copertina". Lo ha detto il magistrato palermitano Antonio Ingroia rispondendo alle domande di Lucia Annunziata, Luciano Fontana e Maurizio Belpietro che dal palco di Pontremoli, dove stanno presentando il libro del pm, gli hanno letto le anticipazioni dell'articolo di Panorama. "Non posso parlare del contenuto delle intercettazioni - ha aggiunto Ingroia - Né smentisco né confermo, non ne parlo". Ingroia ha poi ricordato che sulla questione "in passato Panorama ha tirato ad indovinare".
"Nulla da nascondere ma valori di libertà e regole di garanzia da far valere". Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, interviene con una nota sulle ultime notizie sulla vicenda delle telefonate con l'ex ministro Nicola Mancino intercettate dalla Procura di Palermo, parlando di "autentici falsi" e definendo "risibile" la "pretesa, da qualsiasi parte provenga, di poter ''ricattare'' il Capo dello Stato".
La 'campagna di insinuazioni e sospetti' nei confronti del Presidente della Repubblica - si legge nella nota del Quirinale - ha raggiunto un nuovo apice con il clamoroso tentativo di alcuni periodici e quotidiani di spacciare come veritiere alcune presunte ricostruzioni delle conversazioni intercettate tra il Capo dello Stato e il senatore Mancino. Alle tante manipolazioni si aggiungono, così, autentici falsi". "Il Presidente, che non ha nulla da nascondere ma valori di libertà e regole di garanzia da far valere, ha chiesto alla Corte costituzionale di pronunciarsi in termini di principio sul tema di possibili intercettazioni dirette o indirette di suoi colloqui telefonici, e ne attende serenamente la pronuncia". "Quel che sta avvenendo, del resto - sottolinea il Presidente della Repubblica - conferma l'assoluta obbiettività e correttezza della scelta compiuta dal Presidente della Repubblica di ricorrere alla Corte costituzionale a tutela non della sua persona ma delle prerogative proprie dell'istituzione. Risibile perciò è la pretesa, da qualsiasi parte provenga, di poter 'ricattare' il Capo dello Stato. Resta ferma la determinazione del Presidente Napolitano di tener fede ai suoi doveri costituzionali. A chiunque abbia a cuore la difesa del corretto svolgimento della vita democratica spetta respingere ogni torbida manovra destabilizzante
"Piena solidarietà" dal Comitato di Presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura a Napolitano, "oggetto da tempo di attacchi tanto infondati quanto strumentali''.
''Nel dare atto al proprio Presidente della assoluta correttezza dei suoi comportamenti in tutta la vicenda -sottolineano in una nota il Vice presidente del Csm Michele Vietti, il Primo presidente della Cassazione Ernesto Lupo e il Procuratore generale della Cassazione Gianfranco Ciani- oggetto, ancora di recente, di pretese rivelazioni giornalistiche, il Comitato di Presidenza ricorda in particolare che le conversazioni intercettate non sono nella disponibilità del Capo dello Stato sia perché ancora sottoposte a segreto di indagine che certo non si potrebbe istigare a violare, sia perché oggetto del conflitto di attribuzioni sollevato dinnanzi alla Corte Costituzionale che ne deve decidere liberamente il destino, sia perché la loro riservatezza attiene direttamente alle prerogative istituzionali e non personali del Presidente della Repubblica''. Pertanto, "ogni appello a divulgare o a consentire la divulgazione delle intercettazioni sarebbe allo stato irricevibile''.

I Presidenti del Senato, Renato Schifani, e della Camera, Gianfranco Fini, esprimono la loro "piena solidarietà al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che sta svolgendo un ruolo essenziale affinché la vita politica e sociale del Paese riconquisti condizioni di rinnovamento e di stabilità".

"In questa situazione vanno respinti tentativi di destabilizzazione da qualsiasi parte provengano e invece va dato un messaggio di responsabilità che deve coinvolgere tutti", aggiungono Fini e Schifani.

"Valuteremo, quando avremo acquisito tutti gli elementi utili, se aprire un'inchiesta sulla fuga di notizie perché è evidente che c'é stata una rivelazione di cose coperte dal segreto istruttorio". Lo dice il procuratore di Palermo Francesco Messineo a proposito della pubblicazione. "E' prematuro interrogarsi ora su chi sia competente a indagare", aggiunge rispondendo alla domanda se sulla vicenda dovrebbe indagare Palermo o Caltanissetta, dal momento che, in via teorica, non può escludersi che il presunto responsabile della fuga di notizie possa essere stato un pm palermitano. Messineo smentisce comunque che la ricostruzione delle telefonate fatta da Panorama corrisponda al loro reale contenuto.

"Sono parole nette, forti e inequivocabili quelle della Presidenza della Repubblica. Evidentemente c'è chi pensa di poter intimidire un punto di riferimento fondamentale per la nostra democrazia. Non ci riuscirà". Così il segretario Pd Pier Luigi Bersani condivide la presa di posizione del Quirinale.

"E' una cosa primitiva, non consona ad una società liberale che le intercettazioni private vengano sbattute sulle pagine dei giornali". Così Pier Ferdinando Casini ha risposto a chi gli ha chiesto un commento sulla pubblicazione delle indiscrezioni sulle telefonate del capo dello Stato. 
Fabrizio Cicchitto (Pdl) gli dà ragione. "Ha ragione Casini: è primitivo sbattere le intercettazioni sui giornali e ciò vale per tutti, in primo luogo nei confronti del Presidente della Repubblica a cui esprimiamo la nostra solidarietà e a cui rivolgiamo un invito opposto a quello formulato da Di Pietro e cioè di insistere nel conflitto di attribuzioni". E aggiunge: "E' assolutamente indispensabile regolare le intercettazioni per legge".

"Faccio un appello al Presidente Napolitano: ritiri il conflitto di attribuzione che è devastante perché mette in imbarazzo la Corte che dovrebbe per forza dargli ragione, presenti un messaggio alle Camere dicendo 'risolvete la questione' e renda pubbliche le telefonate". Lo ha detto Antonio Di Pietro parlando al Tg di SkyTg24.

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