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Lunedì, 24 Gennaio 2022

Di Pietro: il Quirinale predica bene e razzola male

Non ho nulla da nascondere, ma un principio da difendere, di elementare garanzia della riservatezza e della libertà nell'esercizio delle funzioni di capo dello Stato. Mi spiace che da parte di qualcuno non si intenda la portata di questa questione". Lo afferma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel corso della cerimonia del Ventaglio al Quirinale."Da presidente per storia e cultura intimamente legato alla Costituzione, non sono fuoriuscito neppure di un millimetro dal ruolo e dai poteri disegnati in quella Carta". Lo ribadisce il capo dello Stato, dicendo di "non capire cosa sarebbe il 'presidenzialismo di fatto' affermatosi in questi anni".Alla cerimonia del Ventaglio, Napolitano sottolinea di aver esercitato i poteri a lui attribuiti dalla Costituzione "con la determinazione e la capacità di iniziativa dettatemi da ricorrenti tensioni politico-istituzionali e suggeritemi dall'esigenza di offrire punti di riferimento positivi e non di parte ad una opinione pubblica spesso scossa e inquieta. Che sia più o meno riuscito in questo esercizio di responsabilità - conclude - lo diranno coloro che vorranno compiere domani analisi più distaccate; ma certo nessuna volontà di protagonismo personale, e tantomeno a scapito degli equilibri posti in Costituzione, mi ha sfioratoAntonio Di Pietro non ci sta e torna all'attacco. "Signor Presidente: ma si rende conto che così sta tradendo la Costituzione?", accusa duramente il leader dell'Idv, "Ieri Napolitano ha detto che non possono esserci ragioni di Stato che giustificano ritardi o impedimenti per la verità sulle stragi siciliane, ma egli è la stessa persona che poi solleva le questioni di conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale". Per questo l'Italia dei valori ha presentato un’interrogazione al ministro della Giustizia per sapere perchè le stesse osservazioni non sono state sollevate dal Quirinale in altre occasioni. Di Pietro ha infatti sottolineato che "il Capo dello Stato è stato intercettato indirettamente, in altre situazioni, mentre conversava con altre persone nelle inchieste di Firenze e Perugia sulla Protezione Civile. Se proprio deve sollevare il conflitto di attribuzione perchè non lo pone in relazione a quelle telefonate e non alle telefonate di Palermo? Forse perchè nelle telefonate di Firenze e Perugia diceva cose potevano essere ascoltate e lette sui giornali? Ma cosa ha detto a Mancino che non vuole farci sapere?".
Sono diversi giorni dopo che Giorgio Napolitano ha sollevato il conflitto di attribuzione sull'uso delle intercettazioni che lo coinvolgerebbero nella presunta trattativa Stato-mafia, lo scontro tra il Presidente della Repubblica e Antonio Di Pietro - che lo accusa di non voler rivelare la verva avanti. Oggi il Capo dello Stato è tornato a difendersi assicurando di non avere nulla da nascondere, ma "un principio da difendere"Sulla lotta contro la mafia e il crimine organizzato, conta comunque quello che è stato per me l’impegno di una vita. Conta quello che ho detto a Palermo il 23 maggio e ancora ieri, rinnovando il mio abbraccio commosso alla signora Agnese e ai suoi figli come alla signora Maria, che opra esemplarmente per trasmettere la memori e l’impegno di Giovanni e insieme di Paolo", ha detto Napolitano sostenendo che la sua scelta di rivolgersi alla Consulta "può darsi che non risulti comoda per l’applauso e mi esponga a speculazioni miserrime".
La decisione che nei giorni scorsi ho preso, di sollevare un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale, è stata dettata dal dovere di promuovere un chiaro pronunciamento, nella sola sede idonea, su questioni delicate di equilibri e prerogative costituzionali, ponendo così anche termine a una qualche campagna di insinuazioni e sospetti senza fondamento e al trascinarsi di polemiche senza sbocco sui mezzi di informazione"."Può darsi - dice ancora il capo dello Stato - che la mia scelta non risulti comoda per l'applauso e mi esponga a speculazioni miserrime".Quando verrà il momento del voto per dare al Paese un "Governo politico" mi auguro che "si confermi quel senso dell'interesse generale e della coesione nazionale che si è affermato dallo scorso novembre ad oggi". Questo è l'auspicio di Napolitano che sottolinea come il 2013 sarà un anno "cruciale"."Il primo nodo irrisolto da superare rapidamente è quello di una nuova legge elettorale che scongiuri il ripetersi dei guasti largamente riconosciuti e che risponda ad aspirazioni legittime avvertite dai cittadini", sottolinea il presidente."Continuerò a non cedere ad alcuna tentazione di discorsi facili e di confortevoli opportunismi. Parlare un linguaggio di verità e di responsabilità è parte dei doveri del presidente", dice Napolitano."Fino alla scadenza del mio mandato, che avrà, lo ribadisco, comunque termine entro il maggio 2013, ho da concentrarmi e mi concentrerò sullo svolgimento dei miei compiti e doveri senza indulgere a riflessioni retrospettive perlomeno precoci", afferma Napolitano, sottolineando che "quel che mi aspetta è ancora sufficientemente impegnativo e complesso.

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