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Sabato, 16 Ottobre 2021

Stato-mafia, Napolitano contro la procura

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha deciso di sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla Consulta per le intercettazioni di conversazioni telefoniche del presidente
Il Capo dello Stato, spiega infatti una nota del Quirinale, ha oggi affidato all'avvocato generale dello Stato l'incarico di rappresentare la Presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione da sollevare dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo per le decisioni che questa ha assunto su intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato; decisioni che il Presidente ha considerato, anche se riferite a intercettazioni indirette, lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione. E' quanto si legge in una nota del Quirinale.

 

Alla determinazione di sollevare il confitto, il Presidente Napolitano e' pervenuto ritenendo ''dovere del Presidente della Repubblica'', secondo l'insegnamento di Luigi Einaudi, ''evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell'occorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facolta' che la Costituzione gli attribuisce''.

 

Subito dopo la notizia della decisione di Napolitano, al Palazzo di giustizia di Palermo è iniziato un vertice presieduto dal Procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo. Per il capo della Procura, l'operato dei pm "risponde ai principi del diritto penale e della Costituzione". "Non sono state violate le prerogative del Capo dello Stato" ha affermato Messineo che si è detto 'sereno'. "Non siamo di fronte a intercettazioni preordinate che sarebbero state illecite e vietate" sottolinea Messineo riferendosi alle intercettazioni telefoniche tra lo stesso Presidente della Repubblica e l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino.

 

E il Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia spiega: "Non esistono intercettazioni rilevanti nei confronti di persone coperte da immunita'". Entrando nel dettaglio e parlando delle intercettazioni del presidente, il capo della Procura, ha aggiunto: "Nel nostro caso ci troviamo in presenza di un'intercettazione occasionale e di fatto in sé imprevedibile e inaspettata che a mio parere sfugge alla normativa in esame che riguarda la ovvia esenzione del Presidente della Repubblica di qualsiasi intercettazione. Su questo non ho dubbi e mai la Procura avrebbe attivitato una procedura diretta a comprimere o violare queste prerogative". E Ingroia spiega: "Se ci fosse un'intercettazione rilevante nei confronti di un indagato che parla con una persona coperta da immunita', secondo noi quell'intercettazione sarebbe utilizzabile e la nostra posizione e' confortata da illustri studiosi". "L'intercettazione sarebbe rilevante nei confronti della persona intercettata, non certo dell'altra persona coperta da immunita'" sottolinea Ingroia ricordando inoltre che "per le persone non coperte da immunita' non c'e' alcun bisogno di autorizzazione a procedere".

 

Intanto non si fanno attendere le reazioni dall mondo politico. Prima in ordine di tempo quella di Antonio Di Pietro. ''Ha ragione il Presidente della Repubblica quando sostiene che non devono esserci interferenze tra i vari organi costituzionali dello Stato - dice il leader Idv - e, proprio per questa ragione, ci auguriamo che nessuno, qualunque carica rivesta, interferisca con l'autorita' giudiziaria nell'accertamento della verita'. Cio' premesso, l'Italia dei Valori si schiera, senza se e senza ma, al fianco di quei magistrati palermitani che stanno facendo ogni sforzo possibile per accertare la verita' in ordine alla pagina buia rappresentata dalla trattativa tra Stato e mafia, che ha umiliato le istituzioni ed ha visto magistrati del calibro di Falcone e Borsellino perdere la vita, mentre altri trattavano per farla franca''.

 

Il vice segretario del Pd Enrico Letta parla invece di iniziativa "piu' che opportuna. Portera' chiarezza ed evitera' in futuro contraddizioni e pericolosi conflitti tra poteri dello Stato". Per il segretario nazionale del Pri Francesco Nucara, l'iniziativa del capo dello Stato è ''doverosa e ineccepibile e mira a restituire il giusto ordine dei poteri costituzionali della Repubblica''. E sottolinea: ''E' sempre troppo tardi per affrontare radicalmente il problema dell'uso perverso delle intercettazioni''.

 

questo e il comunicato dal sito del Quirinale :

16/07/2012

Decreto del Presidente della Repubblica

PREMESSO che, nell'ambito di procedimento penale pendente dinanzi alla procura della

Repubblica presso il Tribunale ordinario di Palermo, sono state captate conversazioni del

Presidente della Repubblica nel corso di intercettazioni telefoniche effettuate su utenza di

altra persona;

PRESO ATTO che il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, in

risposta a richiesta di notizie formulata il 27 giugno 2012 dall'Avvocato Generale dello

Stato, ha riferito, il successivo 6 luglio, che, "questa procura, avendo già valutato come

irrilevante ai fini del procedimento qualsivoglia eventuale comunicazione telefonica in atti

diretta al Capo dello Stato non ne prevede alcuna utilizzazione investigativa o processuale,

ma esclusivamente la distruzione da effettuare con l'osservanza delle formalità di legge";

PRESO ATTO altresì che, con nota diffusa il 9 luglio 2012 e con lettera al quotidiano "la

Repubblica" pubblicata l'11 luglio 2012, il procuratore della Repubblica ha ulteriormente

affermato tra l'altro, sempre con riferimento alle indicate intercettazioni, che "in tali casi

alla successiva distruzione della conversazione legittimamente ascoltata e registrata si

procede esclusivamente previa valutazione della irrilevanza della conversazione stessa ai

fini del procedimento e con la autorizzazione del giudice per le indagini preliminari,

sentite le parti";

CONSIDERATO che la procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, dopo

aver preso cognizione delle conversazioni, le ha preliminarmente valutate sotto il profilo

della rilevanza e intende ora mantenerle agli atti del procedimento perché esse siano

dapprima sottoposte ai difensori delle parti ai fini del loro ascolto e successivamente, nel

contraddittorio tra le parti stesse, sottoposte all'esame del giudice ai fini della loro

acquisizione ove non manifestamente irrilevanti;

RITENUTO che, a norma dell'articolo 90 della Costituzione e dell'articolo 7 della legge 5

giugno 1989, n. 219 - salvi i casi di alto tradimento o attentato alla Costituzione e secondo

il regime previsto dalle norme che disciplinano il procedimento di accusa - le

intercettazioni di conversazioni cui partecipa il Presidente della Repubblica, ancorché

indirette od occasionali, sono invece da considerarsi assolutamente vietate e non possono

quindi essere in alcun modo valutate, utilizzate e trascritte e di esse il pubblico ministero

deve immediatamente chiedere al giudice la distruzione;

OSSERVATO che comportano lesione delle prerogative costituzionali del Presidente

della Repubblica, quantomeno sotto il profilo della loro menomazione, l'avvenuta

valutazione sulla rilevanza delle intercettazioni ai fini della loro eventuale utilizzazione

(investigativa o processuale), la permanenza delle intercettazioni agli atti del

OSSERVATO che comportano lesione delle prerogative costituzionali del Presidente

della Repubblica, quantomeno sotto il profilo della loro menomazione, l'avvenuta

valutazione sulla rilevanza delle intercettazioni ai fini della loro eventuale utilizzazione

(investigativa o processuale), la permanenza delle intercettazioni agli atti del

procedimento e l'intento di attivare una procedura camerale che - anche a ragione della

instaurazione di un contraddittorio sul punto - aggrava gli effetti lesivi delle precedenti

condotte;

RILEVATO che "E' dovere del Presidente della Repubblica di evitare si pongano, nel suo

silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell'occorso, precedenti, grazie ai quali

accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi

incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce" (Luigi Einaudi);

ASSUNTA, conseguentemente, la determinazione di sollevare formale conflitto di

attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale, ai sensi dell'articolo 134 della Costituzione,

avverso la decisione della procura della Repubblica presso il Tribunale ordinario di

Palermo di valutare la rilevanza di conversazioni del Presidente della Repubblica e di

mantenerle agli atti del procedimento penale perché, nel contraddittorio tra le parti, siano

successivamente sottoposte alle determinazioni del giudice ai fini della loro eventuale

acquisizione,

DECRETA

la rappresentanza del Presidente della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione

indicato nelle premesse è affidata all'Avvocato Generale dello Stato.

Roma, 16 luglio 2012

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