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Giovedì, 25 Febbraio 2021

Napolitano: subito legge elettorale

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha scritto una lettera ai presidenti di Senato e Camera Renato Schifani e Gianfranco Fini in cui giudica "non più rinviabile" la presentazione in Parlamento di una o più proposte di legge elettorale, chiedendo inoltre un confronto in Parlamento e non piu' chiuso tra i partiti. ''Stanno purtroppo trascorrendo le settimane - scrive il capo dello Stato - senza che si concretizzi la presentazione alle Camere - da parte dei partiti che hanno da tempo annunciato di voler raggiungere in proposito un'intesa tra loro - di un progetto di legge sostitutivo di quella vigente per l'elezione della Camera dei Deputati e del Senato".
"Debbo ricordare - prosegue - che su questa materia (e più in generale su quella di possibili modifiche istituzionali) consultai nel gennaio scorso i rappresentanti di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, ricevendone indicazioni largamente convergenti anche se non del tutto coincidenti a favore di una nuova legge elettorale".

 

"Mi auguro - continua Napolitano - che l'autorevole opinione dei Presidenti delle Camere, nel loro continuo rapporto con i Presidenti dei gruppi parlamentari, possa concorrere a sollecitare la oramai opportuna e non rinviabile presentazione in Parlamento di una o più proposte di legge elettorale, anche rimettendo a quella che sarà la volontà maggioritaria delle Camere la decisione sui punti che non risultassero oggetto di più larga intesa preventiva e rimanessero quindi aperti ad un confronto conclusivo. Confronto - conclude - che è bene non resti ulteriormente chiuso nell'ambito di consultazioni riservate tra partiti''.

 

Immediata la risposta di Schifani. La seconda carica dello Stato dice di condividere "la sua autorevole preoccupazione" e che "sarà pertanto mia cura sottoporre immediatamente all'attenzione della Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari" la riforma della legge elettorale. "Il Senato -assicura Schifani- , sia in sede referente presso la Commissione affari costituzionali, sia successivamente in Assemblea, non appena definito il testo, non si sottrarrà all'impegno da Lei autorevolmente invocato pur in presenza di un intenso calendario dei lavori, in questa fase significativamente condizionato dall'esigenza di assicurare in via prioritaria l'esame dei numerosi decreti-legge presentati dal Governo".

 

Fini annuncia un'analoga capigruppo a Montecitorio e rispondendo a Napolitano ricorda come "fin dall'ottobre 2010, e confermato nel marzo 2011, la Presidenza del Senato aveva ribadito alla Presidenza della Camera che l'esame delle proposte di legge sulla legge elettorale avrebbe preso avvio a Palazzo Madama unitamente ai disegni di legge di riforma Costituzionale. Ciò spiega perche', per doveroso rispetto dell'altro ramo del Parlamento, la Camera non ha fino ad oggi avviato la discussione delle proposte di legge della riforma elettorale". "E' comunque evidente -aggiunge- che la questione posta giustamente dal capo dello Stato, al di là dei profili istituzionali e regolamentari, ha una rilevanza preminentemente politica - dice il presidente della Camera - Al riguardo sarà mia cura fin dalle prossime ore consultare il presidente Schifani e convocare la Conferenza dei Capigruppo".

 

Ma l'invito di Napolitano trova eco anche dai partiti: "La nostra risposta alla condivisibile lettera del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è breve e chiara: noi siamo pronti", dice Alfano che esplicita anche con quali paletti il Pdl si presenterà al confronto parlamentare sulla riforma: premio di maggioranza al primo partito ma no del 15% perché , altrimenti, "se il primo partito nei sondaggi attuali ha il 25%", ovvero il Pd, "non puo' ricevere un premio del 15%, cioè superiore alla metà dei voti conquistati sul campo". E poi, altro punto qualificante, c'è l'ok del segretario del Pdl alle preferenze. Che il Pd, o almeno parte del Pd, non vuole.

 

"Noi siamo l'unico partito ad aver presentato una proposta. Siamo pronti a discutere anche domani mattina", dice invece Pier Luigi Bersani.

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