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Mercoledì, 22 Novembre 2017

La Camera dice sì al decreto anticorruzione

Sì dell'Aula della Camera al ddl anticorruzione. Il testo, approvato a Montecitorio con 354 voti a favore, 25 contrari e 102 astenuti, ora passa al Senato

Il ddl anticorruzione è passato con una maggioranza risicata di 354 sì e con un alto numero di astenuti: 102. Tra questi, oltre alla Lega, hanno deciso di astenersi anche 38 esponenti del Pdl tra cui Gaetano Pecorella, l'ex sottosegretario Alfredo Mantovano, Guido Crosetto, Aldo Brancher e Renato Brunetta

"Faremo di tutto in Senato per cambiare il ddl anticorruzione sulla nuova concussione e sulle influenze": lo annuncia nell'Aula della Camera il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto. E, riferendosi alla responsabilità civile dei giudici, Cicchitto dice al ministro Severino: "Come dice il proverbio, uomo, o meglio donna, avvisata è mezzo salvata. Non porti emendamenti con la fiducia, se no voteremo contro".

"Spero di essere smentito, ma dopo l'intervento dell'onorevole Cicchitto temo che il ddl anticorruzione non sarà approvato dal Senato prima della fine della legislatura". Lo ha detto il presidente della Camera Gianfranco Fini, rispondendo a chi gli chiedeva di commentare il voto dell'Aula sul ddl Severino.

Via libera a tutte e tre le fiducie poste dal governo sul ddl anticorruzione. Passa la norma sull'incandidabilita' dei condannati. Introdotti i reati di corruzione tra privati e traffico d'influenze.

In serata alla Camera e' arrivato l'ultimo ok, con la terza e ultima delle fiducie. La terza fiducia, riferita all'articolo 14, sulla nuova fattispecie della 'Corruzione tra privati', è passata con 430 sì, 70 no e 25 astenuti.

La prima fiducia è passata con 461 sì, 75 no e 7 astenuti. Hanno votato a favore della fiducia sull'articolo 10 del ddl anticorruzione Pdl, Pd, Udc, Popolo e Territorio. Contro l'Idv e la Lega. Fli non ha partecipato al voto. In base al testo approvato, sostanzialmente non potranno essere più candidati quanti abbiano condanne definitive.

Fli non ha partecipato al voto sull'art. 10 del ddl, mentre si pronuncerà a favore nelle due successive votazioni. Lo annuncia il capogruppo Benedetto Della Vedova. "Non parteciperemo come Futuro e libertà al voto di fiducia sull'articolo 10, mentre parteciperemo e voteremo convintamente a favore sugli altri punti del testo", spiega Della Vedova sottolineando: "la non candidabilità per le condanne in via definitiva entri in vigore da oggi, già quindi per le elezioni del 2013, non può essere una cosa in vigore dal 2018". "Noi lanciamo un allarme presentando un ordine del giorno a esercitare la delega nei tempi più rapidi possibili: il tema incandidabilità sia per il presente e non per il futuro".

"Dobbiamo riconoscere - ha detto il guardasigilli Paola Severino - un grandissimo senso di responsabilità della maggioranza che ha sostenuto il governo con questi voti di fiducia". Il guardasigilli Paola Severino commenta così i tre voti di fiducia sul ddl anticorruzione che è riuscito a mantenere così "una sua identità". "Quando si tratta di testi così complessi - ha proseguito -il desiderio di apportare delle migliorie è tanto. Ma a volte mi chiedo se il meglio non sia davvero nemico del bene". Il guardasigilli Paola Severino risponde così a chi gli chiede un commento sul fatto che al Senato si possa modificare il ddl anticorruzione. "Credo che questo sia un nodo che scioglieremo più avanti. Prima dobbiamo verificare tutte le varie situazioni... I distinguo - ha continuato Severino - in questi casi ci sono sempre. Ogni atteggiamento è lecito e può avere una sua giustificazione. L'importante è trovare la strada centrale e tenere ben saldo il timone al centro. L'importante, insomma, è varare un provvedimento che abbia una sua logica interna e mi pare che per il ddl anticorruzione sia così". Il guardasigilli Paola Severino risponde così a chi gli chiede un commento sull'atteggiamento dei partiti della maggioranza a proposito dei 3 voti di fiducia e sui distinguo che ci sono stati.

Sull'incandidabilita', Severino ha spiegato che "Il tempo di un anno previsto nell'art.10 del ddl anticorruzione è il termine massimo. Cercheremo di accelerare al massimo e di legiferare sull'incandidabilità dei condannati entro il 2013"

'Con il testo approvato oggi, il Governo e' in grado di esercitare la delega a partire dal giorno successivo all'approvazione della legge e in questo modo i nuovi divieti sarebbero di immediata applicazione. Il termine della delega e' un termine massimo': e' quanto afferma il ministro per la P. A. Filippo Patroni Griffi, in una nota.

La seconda delle tre fiducie poste a Montecitorio dal governo sul ddl anticorruzione, riferita all'articolo 13 che definisce i reati di corruzione tra privati e di traffico di influenze è passata con 431 sì, 71 no e 38 astenuti. La votazione è stata palese, per appello nominale: ciascun deputato è passato davanti al banco della presidenza per esprimere ad alta voce il proprio voto.

"Come avrò modo di dire nella dichiarazione di voto di domani, è auspicabile che al Senato questo disegno di legge abbia alcune modifiche, in primo luogo per quello che riguarda il 'traffico di influenza' perché esso rischia di dare ai pubblici ministeri una discrezionalità del tutto eccessiva": lo afferma il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto.

L'impossibilità di arrivare a un' intesa nella maggioranza sul ddl Anticorruzione spinge il governo a chiedere non un solo voto di fiducia, ma tre. Tutto si consuma nel giro di mezz'ora, nel corso di una riunione convocata prima di andare in Aula tra i tre ministri interessati: Paola Severino, Filippo Patroni Griffi e Piero Giarda, e i capigruppo di Pd, Pdl e Udc in commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, Enrico Costa e Roberto Rao. Alla presenza del presidente dei deputati Pd Dario Franceschini e del 'tecnico' Pdl Manlio Contento.

L'ufficio legislativo di via Arenula trasmette a Montecitorio già da ieri sera il testo di un maxiemendamento omnicomprensivo di tutti gli articoli non ancora votati: il 7, il 10 e dal 13 al 20. Con alcune modifiche rispetto al provvedimento approvato in commissione. Il Pdl legge e parte all'attacco quando scopre che un 'ritocco' riguarda l'articolo 7, quello accantonato e votato in commissione ancora con il governo Berlusconi che impedisce ai condannati con sentenza definitiva, di contrattare e dunque di partecipare ad appalti con la P.A. Nella norma è stato inserito all'elenco dei reati l"Induzione indebita a dare o promettere utilita" (art.319 quater) voluta dalla Severino: quello di cui sono imputati Berlusconi nel processo Ruby e Filippo Penati nel procedimento incardinato a Monza. "Questo non può essere considerato un semplice coordinamento formale", osserva Costa. E' un tema delicato che va discusso prima di metterci la fiducia, incalza. Ma se proprio serve una modifica per giustificare il ricorso al maxiemendamento, si ribatte nel Pdl, perché non togliere allora la parte introdotta con l'emendamento Ferranti che aumenta le pene per la corruzione per 'atti contrari ai doveri d'ufficiò? Al secco 'no' di Franceschini, nel Pd si rilancia: sarebbe giusto inserire tra i casi di interdizione perpetua dai pubblici uffici anche il 319 quater... Giarda prende nota e, sollecitato dalle varie parti, cancella a penna le modifiche introdotte. L'unica che si 'salva' é quella sui tempi della delega al governo per disciplinare il 'nodo' dei condannati incandidabili. Ma anche su quello non c'é accordo. Nel testo Alfano (che originariamente prevedeva norme di legge e non la delega, introdotta al Senato con emendamento del Pdl) si parla di 1 anno. Il governo, d'accordo con il Pd, lo dimezza a 6 mesi. Il Pdl lo vuole a 9.

Quest'unica modifica comunque, avvertono gli uffici della Camera e il presidente Gianfranco Fini, non basta. Perché si possa giustificare il ricorso al maxiemendamento (alla luce della lettura incrociata degli articoli 72 della Costituzione e 116 del Regolamento di Montecitorio) le modifiche non possono essere solo formali. Devono essere sostanziali, come ribadisce sempre Fini che in Aula rincara la dose accusando il governo di non aver saputo "sciogliere il nodo" della fiducia "dopo 5 giorni" visto che giovedì scorso si era annunciata l'intenzione di mettere la fiducia oggi ("e oggi siamo nella stessa identica condizione di giovedì"). In questo modo, insiste, si "mortifica il Parlamento". Il governo rinuncia così al maxiemendamento giudicato inammissibile e tenta la carta dei tre voti di fiducia su soli 3 articoli: il 10 sull'incandidabilità (che restando ormai il testo della commissione prevede 1 anno di tempo per la delega), il 13 e il 14. Norme queste che prevedono, tra l'altro, la riscrittura di corruzione e concussione e l' introduzione di reati come la 'Corruzione tra privati' e il 'Traffico di influenze illecite': il più contestato dal Pdl. La Severino incassa dicendo che ci si è "adeguati" alle decisioni di Fini con le 3 fiducie. Mentre Giarda, ironico, si assume ogni responsabilità definendosi "un ministro inesperto".

Così oggi il primo voto sarà alle 12, il secondo alle 15 e il terzo alle 18. E tutti gli altri articoli, compreso il 7, si voteranno normalmente. Senza però i voti segreti sui quali puntava chi nel Pdl voleva affossare il testo. Il fatto, si osserva, è che tra i pidiellini c'é grande tensione. E non solo verso la Severino che "forzando la mano con il maxiemendamento" avrebbe spinto Alfano 'ad alzare l'asticella" sulla responsabilità civile delle toghe al Senato. Ma anche al proprio interno. Il segretario si candida per le primarie e deve recuperare consensi. In più molti annunciano che una fiducia su temi garantisti come questi non la voteranno mai. Non sono escluse nuove sorprese.

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