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L'ex presidente della Camera e leader di An Gianfranco Fini é indagato per riciclaggio nell'ambito dell'inchiesta che ha portato la Guardia di Finanza a sequestrare beni per 5 milioni alla famiglia Tulliani. 

È un atto dovuto. Ho piena fiducia nell'operato della magistratura, ieri come oggi", rassicura l'ex presidente della Camera. Ma l'avviso di garanzia gli è stato consegnato, mentre gli uomini della Guardia di Finanza mettevano sotto sequestro preventivo beni per 5 milioni di euro che appartengono alla famiglia Tulliani. Sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti anche il plusvalore di 1,2 milioni di euro incassato dalla vendita della casa di Montecarlo.

Si tratta della stessa inchiesta della procura di Roma che aveva messo un punto all’infinita vicenda della casa di Montecarlo. Per i pm capitolini, infatti, l’abitazione nel Principato che ha nei fatti stroncato la carriera di Fini, era stata comprata nel 2008 a 330 mila euro da una società riferibile alla moglie, Elisabetta Tulliani. E a pagare la casa (poi rivenduta nel novembre del 2015 a un milione e 400 mila euro) era stato  il re delle slot machine Francesco Corallo

Arresti arrivati alla fine dell’inchiesta su Atlantis, poi Bplus e infine Global Starnet, la principale concessionaria dello Stato per le slot machine.Secondo informazioni giornalistiche : In pratica Atlantis girava a società off shore il denaro che invece doveva essere versato allo Stato.  Il sequestro di beni alla famiglia Tulliani nasce proprio da una costola di quella stessa indagine. Per gli inquirenti Francesco Corallo destinava parte di quei soldi, opportunamente riciclati proprio alla famiglia Tulliani.

E infatti una di quelle società off shore, la Tamara Ltd, che secondo l’ordinanza del gip Simonetta D’Alessandro sarebbe rinconducibile Elisabetta Tulliani. Si tratta della stessa società che nel 2008 compra l’appartamento al piano rialzato del Palais Milton, boulevard Princesse Charlotte, 14. L’immobile era stato lasciato in eredità ad An nel 1999 della contessa Anna Maria Colleoni  “per la giusta battaglia”. L’11 luglio del 2008 An, all’epoca presieduta da Gianfranco Fini, vende l’appartamento per 300 mila euro alla caraibica Printemps Ltd di Saint Lucia, riconducibile a Giancarlo Tulliani, genero dell’ex ministro degli Esteri.

L'iscrizione nel registro degli indagati di Fini, secondo quanto si apprende dalle agenzie di stampa, scaturisce dalle perquisizioni a carico di Sergio e Giancarlo Tulliani eseguite a dicembre 2016. Gli accertamenti bancari e finanziari sui rapporti intestati alla famiglia Tulliani avrebbero infatti portato alla luce nuove condotte di riciclaggio, reimpiego ed autoriciclaggio posti in essere - dal 2008 in poi - da Sergio, Giancarlo, Elisabetta Tulliani e Gianfranco Fini.

Un giro di affari illeciti che avrebbe fatto fruttare la bellezza di 7 milioni di euro. Tutto ha inizio il 13 dicembre 2016 quando finiscono in carcere di Francesco Corallo, Rudolf Theodoor Anna Baetsen, Alessandro La Monica, Arturo Vespignani e Amedeo Laboccetta. Sono accusati di aver messo insieme una associazione a delinquere a carattere transnazionale, dedita ai reati di peculato, riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Il profitto illecito dell'associazione, una volta depurato, sarebbe stato impiegato da Corallo in attività economiche e finanziarie e in acquisizioni immobiliari. Parte del denaro, secondo gli inquirenti, sarebbe invece finito dritto nelle tasche della famiglia Tulliani.

Le perquisizioni di oggi hanno svelato un nuovo giro di affari illeciti che coinvolge i Tulliani e finisce per inguaiare Fini. Dopo aver ricevuto, direttamente o attraverso società offshore, ingenti trasferimenti di denaro disposti da Corallo e operati da Rudolf Baesten senza alcuna causale o giustificati da documenti contrattuali fittizi, i Tulliani avrebbero ulteriormente trasferito e occultato, attraverso operazioni di frazionamento della provvista illecita e movimentazioni reciproche, il profitto illecito dell'associazione utilizzando propri rapporti bancari accesi in Italia e all'estero. 

Oggetto di queste vorticose operazioni, tra l'altro, sono stati i 2,4, milioni di euro, direttamente ricevuti da Francesco Corallo e, successivamente, trasferiti da Sergio Tulliani ai figli Giancarlo ed Elisabetta per essere reimpiegati in acquisizioni immobiliari a Roma e provincia. Nonché il rilevante plusvalore di oltre 1,2 milioni di euro, derivante dalla vendita dell'appartamento di Montecarlo, già di proprietà di Alleanza Nazionale di cui erano divenuti proprietari, di fatto, i fratelli Tulliani, a spese di Francesco Corallo, il quale aveva anche provveduto all'intera creazione delle società offshore dei Tulliani.

Su certe scelte sembra inadeguata al ruolo che ricopre. I grand commis dello Stato, che devo frequentare per dovere, lo vedono che è impreparata. Ma impreparata strutturalmente, non per gli anni". Lo dice della sindaca di Roma Virginia Raggi l'assessore all'Urbanistica della Capitale Paolo Berdini, in un colloquio con la Stampa. "Se lei si fidasse delle persone giuste... - si sfoga Berdini - Ma lei si è messa in mezzo a una corte dei miracoli. Anche in quel caso, io glie l'ho detto: 'Sei sindaco, quindi mettiti intorno il meglio del meglio di Roma'. E invece s'è messa vicino una banda". "Sono proprio sprovveduti - dice quindi Berdini su Raggi e Salvatore Romeo, il funzionario del Comune che le ha intestato una polizza assicurativa - Questi secondo me erano amanti. L'ho sospettato fin dai primi giorni, ma mi chiedevo, com'è che c'è questo rapporto?". "Io sono amico della magistratura - dice anche Berdini - Paolo Ielo lo conosco benissimo, è un amico, ma lei è stata interrogata otto ore. Anche lì c'è qualcosa che non mi torna".

"Così ci danneggia e non fa squadra", dice più di uno dopo avere letto l'intervista su La Stampa poi smentita dal diretto interessato. Berdini nell'intervista sostiene che la "Raggi è impreparata e circondata da una banda". Poi fa congetture sul rapporto personale tra Raggi e Romeo. "E' evidente che non sta portando avanti un gioco di squadra, rilascia dichiarazioni più vicine alle opinioni personali che non allo spirito di squadra", dicono alcuni consiglieri

Intanto Beppe Grillo sul blog rilancia "i 91successi di Virginia Raggi e del MoVimento 5 Stelle a Roma". Con questo titolo il post su facebook della sindaca di Roma Virginia Raggi approda sul blog di Beppe Grillo, a testimonianza della fiducia che il leader M5S - che rilancia il post anche sul suo profilo twitter - continua a riporre nella prima cittadina capitolina. Questo pomeriggio Raggi sarà tra i sindaci presenti alla conferenza di presentazione del sito sui "risultati" dei Comuni guidati dal M5S.

L'assessore all'Urbanistica della capitale in un colloquio con 'la Stampa' avrebbe parlato di una sindaca "impreparata" e con "intorno una banda". Lui puntualizza di non aver mai concesso una interviste al giornale. Ma il colloquio viene confermato. La sindaca Raggi, interpellata sulla vicenda sottolinea: "Mi aspetto una smentita, a me ha sempre detto il contrario" e ci sarà a breve un incontro tra i due. La posizione dell'assessore, che per le sue posizioni sullo stadio della Roma aveva già causato più di un maldipancia dentro M5S, è ora in bilico. Una parte dei consiglieri sostiene che ha "danneggiato la squadra dicendo falsità" e sarebbe per le sue dimissioni. 

L'assessore all'Urbanistica di Roma Paolo Berdini ha smentito al telefono con Rai News 24 di aver mai rilasciato un'intervista al quotidiano la Stampa in cui tra l'altro si definisce 'impreparata' la sindaca Virginia Raggi. 'Stavo parlando con due amici e il giornalista, questo piccolo mascalzone, ha carpito alcune frasi - ha detto Berdini - Sindaca impreparata? Tutti noi della Giunta siamo impreparati, anche io mi ci metto, l'avevo già detto. Non immaginavo il baratro che ho trovato: la città é messa in ginocchio'. Nel titolo dell'articolo si attribuisce a Berdini la frase 'Raggi si e' circondata di una corte dei miracoli' in relazione a Raffaele Marra e a Salvatore Romeo e si definisce 'sfogo' quello dell'urbanista. 'Non ho mai detto queste cose - ha risposto Berdini - Non mi fate scendere nello scantinato in cui e' sceso questo poveretto'.

'Questa mattina l'assessore del Comune di Roma Paolo Berdini ha smentito di aver rilasciato delle dichiarazioni al nostro giornale sulla Giunta di Virginia Raggi', sottolinea La Stampa in una nota in cui 'conferma parola per parola il colloquio con l'assessore Berdini pubblicato nell'edizione odierna a firma del giornalista Federico Capurso'. 'Se umanamente si può comprendere l'imbarazzo dell'assessore - continua La Stampa - questo comunque non giustifica in alcun modo gli inaccettabili giudizi che Berdini ha pronunciato sul collega per cercare di smentire quanto riferito'.

Intanto Virginia Raggi è indagata in concorso con Salvatore Romeo per abuso d'ufficio in relazione alla nomina del suo fedelissimo a capo della segreteria, nell'agosto dell'anno scorso. La sindaca dunque, oltre ad essere sotto indagine per la nomina del fratello di Raffaele Marra - per la quale deve rispondere pure di falso -, ora è implicata anche nel passaggio di Romeo da funzionario nel Dipartimento Partecipate, con stipendio di 39 mila euro annui, alla guida della sua segreteria, con un salario di quasi 120 mila euro. Stipendio poi sceso a 93 mila per l'intervento dell'Authority anticorruzione (Anac).

Uno sviluppo inevitabile la nuova indagine sulla sindaca, data la sua firma sulla nomina di Romeo, suo fedelissimo, nella delibera di giunta votata all'unanimità il 9 agosto scorso. "Non ci è arrivata alcuna comunicazione - dice in serata l'avvocato di Raggi, Alessandro Mancori -. Se dovesse essere indagata affronteremo anche questa, sicuri che la sindaca abbia seguito la procedura corretta per la nomina, con i pareri necessari".

"Siamo sereni e fiduciosi, il dottor Romeo non ha nulla da nascondere - dice il suo legale Riccardo Luponio -. Studieremo le carte e poi decideremo se, come e quando rispondere". La nomina di Romeo era stata aspramente avversata dall'allora capo di gabinetto Carla Raineri: il magistrato aveva espresso parere sfavorevole, avvertendo la sindaca che si configurava un abuso d'ufficio esemplare, come descritto nel suo esposto ai pm. Raineri si dimise l'1 settembre per gravi contrasti con il trio Raggi-Marra-Romeo, dopo che l'Anac - interpellata a suo giudizio strumentalmente dall'amministrazione M5S - aveva dato parere sfavorevole alla sua di nomina la Corte dei Conti nei giorni scorsi ha stabilito che fu invece regolare. L'abuso d'ufficio di Raggi e Romeo nella nomina di quest'ultimo consisterebbe soprattutto nell'aver attribuito a un dipendente un vantaggio economico che in altro modo non avrebbe potuto raggiungere.

«La libertà di stampa è un valore irrinunciabile per ogni Paese democratico. Ma altrettanto irrinunciabile è il rispetto della verità a cui ogni giornalista, per deontologia ed etica professionale, dovrebbe attenersi. In questi giorni abbiamo assistito a uno spettacolo indegno da parte di certa stampa, che ha usato la vicenda di una polizza a vita intestata a Salvatore Romeo, e il cui vero beneficiario è lui stesso tranne nell'ipotesi estremamente improbabile della sua morte, per infangare e colpire in maniera brutale la sindaca Virginia Raggi e l'intero M5S». Comincia così la lettera che il vice presidente della Camera Luigi Di Maio ha consegnato ieri al presidente dell'Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino nel corso di un incontro a Montecitorio. Lettera che si traduce in una sorta di vera e propria lista dei «cattivi», secondo i 5Stelle, che ha provocato l'immediata protesta degli altri partiti.

«Eccoli qui di seguito, con nomi e cognomi», si legge ancora nella lettera che elenca alcuni casi giudicati dal Movimento come diffamatori. Quelli datati il 3 febbraio di: Emiliano Fittipaldi (L'Espresso), Fiorenza Sarzanini (Corriere della Sera), Carlo Bonini (La Repubblica), Alessandro Sallusti (Il Giornale), Elena Polidori (QN-Carlino-Nazione-Giorno), Valentina Errante e Sara Menafra (Il Messaggero), Edoardo Izzo (La Stampa). Per gli articoli del 4 febbraio ancora Fiorenza Sarzanini e Ilaria Sacchettoni (Corriere della Sera), Elena Polidori (QN-Carlino-Nazione-Giorno), Valentina Errante e Sara Menafra (Il Messaggero). «All'elenco - fa sapere Di Maio - si aggiungono gli articoli pubblicati ieri da Corriere della Sera (ancora a firma Sarzanini) e Repubblica (Carlo Bonini), in cui io stesso vengo tirato in ballo, nonostante avessi già smentito tutto a dicembre 2016, con illazioni diffamatorie che non trovano riscontro nei fatti».

«Chiediamo al presidente Iacopino di respingere al mittente la lettera e di intervenire energicamente contro questo assalto alla stampa da grande inquisitore», dice il dem Emanuele Fiano. «Di Maio fa liste di proscrizione come durante il Ventennio e non si preoccupa dello spettacolo incredibile offerto dalla giunta Raggi», gli fa eco il renziano Ernesto Carbone. «Sono 8 mesi che Roma è bloccata da arresti, dimissioni, bugie e indagati. Povero Di Maio, probabilmente a lui piace quella stampa con cui condividere il sostegno a Marra, che incontrava e a cui chiedeva di rimanere. Ecco, magari spieghi anche questa cosa». Di «fatto grave, perchè costituiscono un'insidia alla libertà dei cittadini di essere informati», parla anche Paola Spadari, dell'Odg del Lazio: «Siamo sicuri che il presidente Iacopino saprà respingere questo tentativo di attacco alla libera informazione».

Nemmeno il terremoto fa ammorbidire la Commissione Europea. Complici le elezioni tedesche e la conseguente rigidità della Germania, Bruxelles si è rimangiata tutte le mezze aperture dei giorni scorsi sui conti pubblici italiani

E l'Ecofin in programma per oggi, stringerà ulteriormente i cordoni della borsa.

Brutte sorprese per il governo italiano che aveva già messo in conto margini di spesa in più per l'emergenza e la ricostruzione. Il commissario agli affari Economici Pierre Moscovici, generalmente ben disposto verso l'Italia, ieri è uscito con un a frase all'apparenza ambigua: le spese per il terremoto dovranno essere considerate «separatamente» rispetto alla trattativa già aperta con Roma sullo 0,2% di deficit da recuperare con una manovra correttiva da 3,4 miliardi.

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Interpretata da alcuni come un segnale distensivo verso l'Italia, ma si tratta di un richiamo all'ordine e la conferma delle regole Ue che già avevano dato vari grattacapi al governo Renzi. In sintesi, le spese che sostenute per i terremoti possono essere di due tipi: quelle straordinarie legate all'emergenza e quelle strutturali. Le prime possono essere escluse dal calcolo del deficit, le seconde no. E sono proprio queste che «non fanno parte della discussione che ci aspetta», ovvero del negoziato sui conti pubblici nel 2017.

"La Commissione aspetta una risposta il primo febbraio e questa risposta arriverà", ma il Governo procederà con nuove "misure concrete" per il terremoto già dalla prossima settimana, "indipendentemente da come si risponderà alla richiesta della Commissione di effettuare un aggiustamento": lo ha detto il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan al termine dell'Ecofin.

Una cattiva notizia per il governo Gentiloni. Lo stesso premier nei giorni scorsi aveva annunciato che per le zone terremotate sarebbero stati stanziati 30 milioni per l'emergenza e «altri miliardi» oltre ai «quattro già stanziati» per la ricostruzione. La replica di Moscovici esclude che questa trattativa possa essere condotta insieme a quella sull'eccesso di deficit per il 2017. La Commissione europea ha chiesto spiegazioni e un piano per rientrare dei 3,4 miliardi che mancano entro il primo febbraio. Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan sta lavorando da giorni per trovare una soluzione concordata con l'Europa.

Poi sulle eventuali conseguenze di una procedura per il nostro Paese: "Una procedura d'infrazione sarebbe un grosso problema in termini di reputazione che l'Italia ha costruito, sarebbe un'inversione a U rispetto a quello che è stato costruito fino ad adesso".

"In questi due giorni si è parlato molto del fatto che dopo Brexit, dopo la nuova amministrazione Usa il terreno di gioco è cambiato e quindi l'Ue deve prendere atto sia dei suoi successi passati che delle nuove sfide" e "non si può continuare come se non fosse successo niente soprattutto in questo anno politicamente complicato per molti Paesi". Per il ministro un eventuale ritorno degli Usa al protezionismo "sarebbe un danno perché sappiamo che l'integrazione commerciale è una potente fonte di crescita di cui anche noi siamo beneficiari". Ma il nuovo contesto è "complicato da decifrare", anche perché negli Stati Uniti ci saranno anche "stimoli espansivi che vanno bene a tutti".

La Commissione Ue si aspetta che l'Italia prenda "impegni chiari" e "dettagli misure" precise nella lettera con cui risponderà alla Ue: lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis rispondendo a chi gli chiedeva che cosa Bruxelles vuole dall'Italia per evitare l'apertura di una procedura d'infrazione sul debito elevato.

Con il terremoto lo stesso Moscovici aveva fatto delle aperture, sostenendo che i terremoti in Italia sono da considerare un evento «strutturale». Ieri la frenata. Per quanto riguarda le spese strutturali, «siamo pronti ad esaminarle, ma separatamente rispetto a questo negoziato».

Uscita non casuale, ispirata dall'ala dura dell'esecutivo europeo, espressione dei Paesi come la Germania, non disponibili a concedere all'Italia margini di spesa extra, soprattutto alla vigilia di elezioni difficili per la presenza di movimenti populisti.

Moscovici ha assicurato che, in ogni caso, il dialogo «positivo e costruttivo» fra Commissione europea e Italia consentirà di «trovare come sempre una soluzione. L'Eurogruppo ha bisogno di un'Italia con idee forti».

Clima poco favorevole, come confermeranno le conclusioni dell'Ecofin in programma per oggi che boccerà la proposta della Commissione di allargare i cordoni della borsa per la crescita e ribadirà l'invito ai paesi con alto debito pubblico di assicurare «politiche di bilancio prudenti» compreso «il rispetto della regola per ridurlo». Prospettiva funesta per l'Italia.

Gli esami per il ministro dell'Economia iniziano oggi. Ieri Padoan si è limitato a dire che la risposta a Bruxelles sui conti arriverà in tempo, quindi entro martedì. E ieri ha incontrato il commissario alla concorrenza Margrethe Vestager per parlare di banche. Altro capitolo caldo nei rapporti tra Roma e Bruxelles.

Intanto la fotografia che l'Eurispes ha scattato agli italiani e secondo cui il 48,3% delle famiglie non riesce ad arrivare alla fine del mese e il 44,9% per arrivarvi sono costrette a utilizzare i propri risparmi. Risparmi che riesce a mettere da parte soltanto una famiglia su quattro.

Vivere da soli diventa sempre più difficile: aumentano le spese, aumenta l'affitto, il mutuo si fa insostenibile

Ma non solo: le tasse non calano e chiudere Equitalia è stato inutile. La soluzione? Tagliare dove si può, anche rinunciando all'animale in casa o alla propria indipendenza

"Le rate del mutuo per la casa sono un problema nel 28,5% dei casi, mentre per il 42,1% di chi è in affitto lo è pagare il canone", scrive l'Eurispes, "Il 25,6% delle famiglie ha inoltre difficoltà a far fronte alle spese mediche. Molti hanno dovuto mettere in atto strategie anti-crisi come tornare a casa dai genitori (13,8%), farsi aiutare da loro economicamente (32,6%) o nella cura dei figli per non dover pagare nidi privati o baby sitter (23%)".

Che fine ha fatto quel Paese in ripresa che andava dipingendo solo pochi mesi fa Matteo Renzi? Di certo la percezione degli italiani ha toni ben più foschi. La maggior parte dei cittadini (62,5%) è infatti convinta che le tasse non sianos state abbassate nell'ultimo periodo. E anzi, il 44,6% dei cittadini è sicuro che l'annunciata chiusura di Equitalia e l'eliminazione, dai calcoli del debito, degli interessi non miglioreranno la situazione per cittadini ed imprese in difficoltà economiche, mentre solo il 32,8% è convinto che questi interventi potranno essere risolutivi.

Anche la riduzione del canone Rai non convince gli italiani: il 51% si è detto convinto che sia stato diminuito, contro il 49% che ha risposto negativamente. Sull'abolizione della Tasi-Imu (sulla prima casa) il "sì" prevale con un rapporto di circa 60/40. Per quel che riguarda la diminuzione della tassazione sui terreni agricoli, a prevalere è il "no", nella misura del 63,4% contro il 36,4% di chi è convinto sia diminuita.

 

 

 

 

 

 

La Camera inizierà l'esame della legge elettorale il 27 febbraio, previa conclusione dei lavori in commissione Affari costituzionali. A stabilirlo, al termine di una seduta durata due ore, è stata la riunione dei capigruppo di Montecitorio che ha trovato l'asse di Movimento 5 Stelle, Pd, Lega e Fratelli D'Italia. Si è schierata, invece, contro Forza Italia. "Renzi - accusa il presidente dei deputati azzurri, Renato Brunetta - vuole le elezioni e sta forzando in tutti i modi, violentando ancora una volta il Parlamento". Renzi dovrà, però, fare i conti con Napolitano che vorrebbe portare la legislatura fino al termine del mandato. Conversando con i giornalisti, l'ex capo dello Stato ha, infatti, detto che "in Italia c'è stato un abuso del ricorso alle elezioni anticipate". Poi ha avvertito: "Per togliere la fiducia a un governo deve accadere qualcosa, non si fa certo per il calcolo tattico di qualcuno...".

Niente calcoli tattici, al voto bisogna andare quando finisce la legislatura. Parola di Giorgio Napolitano, che prova a stoppare il fronte politico favorevole a riportare il Paese alle urne il prima possibile.

Nei paesi civili si va alle elezioni a scadenza naturale e da noi manca ancora un anno. In Italia c'è stato un abuso del ricorso alle elezioni anticipate", ha detto l'ex presidente della Repubblica conversando con i cronisti in Senato. "Bisognerebbe tornare a votare a scadenza naturale - ha aggiunto il senatore a vita - o se mancano le condizioni per continuare ad andare avanti".

Un nuovo Mussolini in Italia. Forse c'è qualcuno che lo sogna, certo. Ma a colpire è il fatto che Salvini "capisca" gli italiani che sarebbero pronti a mettere la croce alle elezioni, se non sul simbolo di un rinnovato Partito Fascista, quanto meno sul nome di un uomo forte come il Duce

Le parole del leader della Lega Nord, pronunciate durante l'intervento ad Agorà su RaiTre, sono di quelle destinate a far discutere. "Non la spaventa la gente che dice di essere disposta a votare un nuovo Mussolini?", domanda il conduttore. "No, la capisco - risponde il segretario del Carroccio - Mi spaventa se mi metto nei panni di Letta, Monti, Gentiloni e Boldrini che non facendo nulla incentivano queste reazioni. Non uomini forti, ma idee forti è quello che io mi sento di sottoscrivere".

La legge elettorale approderà nell'Aula della Camera il 27 febbraio, ammesso che la Commissione Affari costituzionali ne abbia concluso l'esame. E se ciò avverrà il regolamento della Camera consentirà il contingentamento dei tempi dall'1 marzo, con una rapida approvazione. Questo in sostanza si può tradurre con il pressing del segretario del Pd per raggiungere un patto blindato sulla legge elettorale da portare in Aula il 27 febbraio. In caso contrario, nel progetto dell'ex premier rimane il voto a giugno senza modificare di una virgola la legge uscita dalla Consulta.

La decisione presa dalla Conferenza dei capigruppo sul possibile aprodo in Aula il 27 febbraio della legge elettorale ha avuto l'appoggio da Pd, M5s, Lega e Fdi, il partito trasversale del voto. Mentre Fi, Ap, Sinistra italiana erano decisamente contrari. L'accelerazione consentirà al Pd di portare avanti la propria strategia: verificare rapidamente se c'è la possibilità di un accordo blindato sulla legge elettorale, e in caso contrario di lasciar cadere il confronto per andare alle urne entro giugno con i due sistemi per Camera e Senato usciti dalle due sentenze della Corte Costituzinale.

In mattinata M5s, con Federica Dieni, ha chiesto alla Commissione Affari costituzionali di incardinare la legge elettorale. Propriamente i pentastellati hanno chiesto non di aprire la discussione, bensì che tutti gli altri partiti votino
a scatola chiusa la loro proposta, che mira a portare anche al Senato il sistema della Camera. Il tutto richiederebbe «solo tre giorni di lavoro». Insomma, un modo per farsi dire di no, anche se l'idea di applicare anche al Senato l'Italicum, con alcuni ritocchi è sostenuta anche da Ap, altri alleati dl Pd, nonché da esponenti dello stesso Pd: e il ritocco consisterebbe nel prevedere il premio alla coalizione e non alla lista.

La richiesta è stata ripetuta alla Conferenza dei capigruppo e qui il capigruppo del Pd, Ettore Rosato, ha appoggiato la richiesta, assieme a Lega e Fdi. La decisione è stata dunque quella di fissare nel 27 febbraio la data in cui iniziare in Aula l'esame, «ove la Commissione abbia concluso i lavori». La decisione in casa Dem è stata presa con il via libera di Renzi, che rimane comunque assai scettico sulla effettiva possibilità di un accordo: ma ha accolto il suggerimento di Matteo Orfini, Dario Franceschini e Andrea Orlando di fare un tentativo, almeno per rispetto al presidente Sergio Mattarella, che chiede di rendere omogenei i sistemi di Camera e Senato. Il Pd proverà dunque nei prossimi giorni (più probabilmente dopo l'arrivo delle motivazioni della sentenza della Consulta, verso il 10 febbraio) di stringere un accordo blindato tra i partiti, da portare poi in Commissione e in Aula. Qui il contingentamento dei tempi aiuterebbe questo intento. Anche se l'atteggiamento intransigente di M5s e l'ostilità di Fi al voto anticipato rendono stretto il percorso.

La corsa al voto a giugno vede contrari non solo Fi, SI, Ap e gli altri partiti che sostengono il governo, ma anche diversi parlamentari del Pd che però chiedono l'anonimato. Come ha osservato il segretario del Psi Riccardo Nencini, «la corsa alle elezioni senza la certezza di una legge elettorale e soprattutto senza un progetto per l'Italia condiviso da una coalizione riformista non è la strada maestra». A preoccupare è non solo la mancanza della previsione della coalizione nella legge elettorale della Camera, ma che al momento non ci sia proprio un progetto politico chiaro su cui chiedere il consenso. Renzi, sul proprio blog, ha scritto che occorre privilegiare «le idee» rispetto al dibattito sul sistema elettorale, ma al momento non ha fatto passi per avviare una elaborazione del programma elettorale. Ma forse essa prenderà l'abbrivio a seconda dell'esito del confronto proprio sulla legge elettorale.

Il presidente del consiglio Paolo Gentiloni è a Berlino nella sede della Cancelleria dove lo ha accolto Angela Merkel. Il premier, in costante contatto con l'Italia per seguire l'evoluzione delle forti scosse di terremoto che hanno colpito l'Italia centrale, ha avuto un bilaterale con la cancelliera.

Una precisazione sulla querelle che ha contrapposto Roma e Berlino su Fca durante la conferenza stampa : "Abbiamo avuto polemiche in questi giorni, una in particolare sulle emissioni di alcuni modelli di Fca. Io ho semplicemente ribadito alla Merkel in amicizia che queste sono questioni regolate dalle leggi che attribuiscono alle autorità nazionali" i controlli e che "c'è una commissione" a livello europeo. "Decidiamo per quello che ci riguarda e siamo certi che i tedeschi facciano lo stesso". 

Il premier ha parlato anche del prossimo insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump: "La collaborazione con Trump è fondamentale, ma i nostri principi lo sono altrettanto": ha detto cogliendo l'occasione per fare gli auguri al nuovo inquilino della Casa Bianca. Per Gentiloni, la migliore risposta per rinnovare la fiducia all'Europa deve venire all'Europa stessa, che deve risolvere le sfide che ha di fronte e rafforzarsi, in particolare, nella Difesa comune.

Secondo le agenzie stampa durante la conferenza stampa tra i due premier e stato detto anche di Brexit: "Credo che il discorso di ieri di Theresa May abbia riempito di contenuti quello che era un titolo fino ad ora, ora abbiamo più chiaro cosa significhi 'brexit is brexit' per il governo britannico. L'Ue è pronta a discutere con atteggiamento di solidarietà e amicizia per Regno Unito. Mi fa piacere che la May abbia confermato l'impegno sul piano politico e militare e che le modalità e i tempi siano scritti nei trattati. Su queste basi credo si potrà raggiungere un'intesa".

"Non possiamo dare la sensazione che in un mare in tempesta l'Ue si muova con un piccolo cabotaggio e adotti una sorta di flessibilità a corrente alternata: molto rigida sui decimali dei bilanci e molto ampia sulle questioni fondamentali come la questione migratoria", ha detto Gentiloni in conferenza stampa ribadendo le posizioni già espresse nei giorni scorsi dal presidente della Repubblica Mattarella e sottolineando che si parla spesso di "Europa a due velocità, io direi che c'è un'Europa a due rigidità, troppo rigida su alcune cose, troppo flessibile su altre". 

"Con la cancelliera Merkel abbiamo parlato del destino dell'Europa - ha proseguito - sappiamo che attraversa una fase difficile. Italia e Germania sono tra i paesi convinti della straordinaria importanza del futuro europeo". Italia e Germania intendono lavorare insieme per "rilanciare la Ue pensando alle sfide che ha davanti su crescita, lavoro, investimenti, migranti e difesa dei nostri principi. Crediamo che la fase dell'austerità
fine a se stessa sia tramontata e auspichiamo un confronto aperto e costruttivo sul tema. Talvolta la sproporzione tra le sfide che ci attendono e la discussione su virgole e cavilli è stridente".

L'Italia, ha aggiunto Gentiloni partecipando ad un forum italo-tedesco, "non tornerà mai ad essere un paese fiscalmente irresponsabile, quel tempo ormai è finito. anche se ne paghiamo ancora il prezzo". 

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