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Mercoledì, 20 Marzo 2019

"La manovra economica - assicura Salvini - darà serenità e stabilità all'Italia quindi non abbiamo bisogno di aiuti esterni". "Siamo qua - ha aggiunto Salvini - a parlare di business, di amicizia, di collaborazione, a ringraziare gli imprenditori italiani che resistono alle sanzioni, a tutto e a tutti". "Noi puntiamo sul lavoro, la vita reale. Gli italiani ci hanno votato per intervenire sulla vita reale, sulla legge Fornero, su Equitalia, sulle partite Iva, sull'agricoltura. La finanza seguirà".  

Intanto  due giornalisti, Francesco Palese e Lorenzo Lo Basso, questa mattina si sono presentati negli uffici della Procura della Repubblica per depositare il loro esposto. 

Due denunce, una dietro l'altra. La prima recapitata a Pierre Moscovici e la seconda a Guenther Oettinger, i due componenti della Commissione Ue che negli ultimi giorni hanno più volte criticato l'Italia e il suo governo per le scelte fatte nella legge di bilancio

L'accusa è chiara: aver manipolato il mercato azionario italiano con le loro dichiarazioni sulla manovra.I due cronisti parlano di un "pesante turbamento" del mercato dovuto alle parole dei due commissari. Si tratta di "dichiarazioni rese alla stampa (non quindi comunicazioni ufficiali come il loro ruolo istituzionale imporrebbe) a mercati aperti che hanno manifestamente modificato l’andamento degli stessi, incidendo in modo significativo sulla fiducia e l’affidamento che il pubblico pone della stabilità patrimoniale di banche e gruppi bancari, alterando contestualmente il valore dello spread italiano".

Nella denuncia si legge che le dichiarazioni "sono state rese prima che i detti commissari ricevessero l'intera documentazione da parte del governo italiano avvenuta in data 16/10/2018 con il Documento programmatico di bilancio". Come a dire: un processo alle intenzioni. "In tal modo - continua la denuncia - hanno diffuso notizie false e posto in essere operazioni simulate sulle conseguenze per l’Italia da tale manovra di bilancio provocando l’alterazione del prezzo di strumenti finanziari (violazione art. 185 TUF E ART. 501 C.P.). Lo Spread, che incide sui risparmiatori italiani, è infatti cominciato a salire. Si consideri che a fine Settembre era sul livello di 240 punti mentre è cominciato a salire vertiginosamente unitamente alle dichiarazioni dei due funzionari".

Ed ecco cosa significa e il perche del Governo che ha fatto una manovra finanziaria per aiutare i piu deboli che sono in aumento : Calo significativo per le nuove pensioni Inps erogate nei primi nove mesi del 2018: tra gennaio e settembre - si legge nel Monitoraggio sui flussi di pensionamento dell'Inps - soprattutto a causa dell'aumento dell'età per la pensione di vecchiaia delle donne e per gli assegni sociali scattato nel 2018 (da 65 anni e sette mesi a 66 anni e sette mesi) le nuove pensioni sono state 349.621 a fronte delle 454.534 liquidate nei primi nove mesi del 2017. Si è registrato un crollo soprattutto nei nuovi assegni sociali passati da 57.758 a 13.168 (-77%).

Sono sei milioni - si legge ancora nel rapporto - i pensionati italiani con un reddito da pensione inferiore a mille euro al mese (il 37,5% del totale) e tra questi oltre il 64% (3,85 milioni) è rappresentato da donne. Tra le donne pensionate il 45,9% ha meno di 1.000 euro al mese. Le persone che possono contare su oltre 5.000 euro lordi al mese sono 266.180 (l'1,7% dei pensionati) in stragrande maggioranza (80,8%) uomini.

Nel periodo gennaio-settembre 2018 sono stati erogati benefici economici legati al Reddito di inclusione (Rei) a 379.000 famiglie coinvolgendo più di un milione di persone. Lo si legge nel Monitoraggio Inps sul Rei nel quale si spiega che "la maggior parte dei benefici vengono erogati nelle regioni del sud (69%)" per il 72% delle persone coinvolte. Il 47% dei nuclei beneficiari di ReI, che rappresentano oltre il 51% delle persone coinvolte, risiedono in sole due regioni: Campania e Sicilia.

"Sono fiducioso che nelle prossime settimane lo spread comincerà a scendere perchè saranno le settimane del dialogo con la Ue" ha detto anche Luigi Di Maio rispondendo ad una domanda sulla manovra che, ha affermato ancora, sarà efficace perchè "intende investire nel capitale umano di questo Paese".  

Se la risposta italiana alla bocciatura Ue della manovra è che le misure non cambiano desta qualche preoccupazione, però, nel governo italiano la questione spread. Il premier Giuseppe Conte in una intervista alla 'Stampa' e a 'Repubblica' sottolinea che "sicuramente se lo spread sale, o se comunque si mantiene alto a questo punto, è un problema, quindi dobbiamo augurarci che scenda. Abbassiamo tutti i toni. Facciamo sistema affinché ciò avvenga. Io sto lavorando perché lo spread si abbassi. Vogliamo e dobbiamo mandare un messaggio di fiducia". 

Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker e la cancelliera tedesca Angela Merkel ieri si sono sentiti al telefono per parlare del bilancio italiano e della Brexit. Lo ha annunciato Mina Andreeva, portavoce dell'Esecutivo comunitario.

Ieri anche il ministro dell'Economia Giovanni Tria aveva evidenziato che a 320 punti "è un livello che non possiamo considerare di mantenere troppo a lungo", ma ha evidenziato, d'altra parte che "non ci sono motivi fondamentali" che giustifichino questi livelli: "I fondamentali dell'Italia sono solidi". Il problema "é l'incertezza politica su dove il Governo vuole andare a finire". Come sull'euro che, ribadisce, nessuno mette in discussione.

E sempre sull'ipotesi che lo spread salga e superi i 400 ieri Di Maio ha evidenziato: "Noi andiamo avanti con la manovra, la storia non si scrive con i se".

 

Un furgone della gendarmeria francese è stato avvistato dalla polizia italiana a Claviere Torino, al confine, mentre faceva scendere un paio di uomini - presumibilmente migranti di origine africana - in una zona boschiva. L'episodio è accaduto venerdì scorso. Il mezzo è poi tornato oltreconfine: è stata annotata la targa e sono in corso delle indagini. Lo si apprende da fonti del Viminale.

Immediata la reazione del ministro degll'Interno Matteo Salvini che invita «il collega Moavero a chiedere chiarimenti all'ambasciatore» francese: «Sono in attesa di sviluppi: non voglio credere che la Francia di Macron utilizzi la propria polizia per scaricare di nascosto gli immigrati in Italia. Ma se qualcuno pensa davvero di usarci come il campo profughi d'Europa, violando leggi, confini e accordi, si sbaglia di grosso. Siamo pronti a difendere l'onore e la dignità del nostro Paese in ogni sede e a tutti i livelli. Pretendiamo chiarezza, soprattutto da chi ci fa la predica ogni giorno, e non guarderemo in faccia a nessuno!». 

Matteo Salvini, concludendo: "Invito il collega Moavero a chiedere chiarimenti all'ambasciatore".  

La zona in cui il furgone ha scaricato i migranti è monitorata perché occupata da alcuni estremisti di sinistra e anarchici legati al sodalizio 'Briser Les Frontieres', dove c'è stato uno sgombero lo scorso 10 ottobre. Per la cronaca, la Procura ha già aperto un fascicolo per lo sconfinamento di agenti francesi a Bardonecchia, nel marzo scorso.

La Farnesina informa di essersi immediatamente attivata con l'Ambasciatore di Francia in Italia per chiedere chiarimenti. Analogo passo formale, al fine di chiarire i termini precisi dell'accaduto, è in corso da parte del nostro Ambasciatore a Parigi con le competenti autorità francesi. Appena stabilita la realtà dei fatti, la Farnesina ne darà completa informazione pubblica. 

La questione è annosa e controversa. La Francia almeno dai tempi della presidenza Sarkozy applica alla lettera il tratto di Dublino per cui di fronte a un migrante a cui non è stato riconosciuto diritto d’asilo, a un «sans papier» o a chiunque tenta un ingresso clandestino, fa scattare il respingimento verso l’Italia. Eclatante, sotto questo punto di vista, quanto avviene da anni nella zona di confine di Ventimiglia. Ma il respingimento, in questi casi, dovrebbe avvenire con la riconsegna dello straniero alle autorità italiane, procedura che la Francia non sempre rispetta: per questa ragione Parigi ha ricevuto aspre critiche da parte di organismi di vigilanza indipendenti, ad esempio il Controleur general des lieux de privation de liberté .

Lo stesso criterio viene applicato non solo dalla Francia; la Svizzera fa altrettanto, rimettendo sui treni diretti in Italia chiunque venga intercettato sul suo territorio privo dei documenti necessari. Nel 2016 alla frontiera di Como-Chiasso i respingimenti raggiunsero in poche settimane quota 7.000. Numerosi sono infine anche i respingimenti compiuti, in senso inverso, dall’Italia verso la Slovenia. Il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, leghista, ha annunciato di voler schierare lungo la frontiera le guardie forestali per respingere i migranti che tentano l’ingresso in Italia dalla ex Jugoslavia. La questione è però sempre quella di effettuare i respingimenti nel rispetto dei trattati internazionali e senza «sconfinamenti» .

Nel 2016 e successo lo stesso : respinti fino a sei volte. Rimandati in Italia dopo un colloquio di un paio di minuti, spesso in una lingua incomprensibile. Riportati oltreconfine a dispetto di una moglie, un marito o un figlio in attesa al di là di una frontiera trasformata in un (invisibile) muro invalicabile. «Alla dogana di Chiasso negli ultimi due mesi sono state violate sistematicamente le normative sui respingimenti e i diritti dei migranti», denunciano l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi) e la onlus svizzera Firdaus.

Dalla fine di giugno 2016, centinaia di migranti sono accampati alla stazione di Como San Giovanni, quasi tutti dopo essere stati respinti dalla Svizzera. Tra luglio e agosto, le autorità elvetiche hanno effettuato quasi 7mila riammissioni in Italia di cittadini stranieri. Almeno 600 erano minori non accompagnati. «Siamo stati a lungo alla stazione di Como e abbiamo verificato che i migranti respinti non erano in grado di capire le ragioni per cui erano stati rimandati in Italia», dice Lisa Bosia Mirra, presidente di Firdaus. I volontari hanno raccolto dati dettagliati.

Intanto ora lo ammette anche Bruxelles: almeno 200 mila sono i potenziali terroristi e i criminali entrati in Europa assieme ai migranti con documenti falsi,lo rivela Francesco De Palo sul suo articolo al quotidiano il Giornale

Era il maggio 2016 e l'Unione Europea inviò super agenti segreti negli hotspot di Italia e Grecia.lo rivelò il colonnello Manuel Navarrete, capo del Centro europeo contro il terrorismo (Ectc) nato pochi mesi prima, osservando che «nella gestione delle frontiere c'è sempre una componente di sicurezza», ora a maggior ragione dopo la «decisione dello Stato islamico di mandare terroristi dalla Siria e dall'Iraq per agire in Europa». Quella stessa Europa che, invece, fa ancora orecchie da mercante.

Il perché è presto detto: proprio in Italia spuntano i dati sul business dell'immigrazione. 35 gli euro al giorno che l'Ue offre alle imprese nostrane che ospitano migranti in strutture ricettive o campeggi, ma ne spendono solo 2,5. Il resto lo intascano di netto e per migliaia di migranti o richiedenti asilo fa davvero un bell'incasso.

Mentre nelle ultime ore la Germania decide, in chiave di lotta al terrorismo, di estendere i controlli alle frontiere con Danimarca e Austria (dal prossimo 12 novembre al maggio 2019), anche spaventata dai riverberi che potrebbe avere il dossier migranti nelle elezioni di oggi in Baviera, ecco che in Grecia Mossad e Cia monitorano costantemente i movimenti che in questi giorni stanno trasferendo circa duemila migranti dalle isole ormai al collasso (Lesbos, Kos e Samos) alla terraferma.

Si teme la commistione di possibili jihadisti mescolati tra afghani, pakistani e siriani pronti a bussare alle porte della cellula ateniese dell'Isis. Nella capitale ellenica infatti opera un nucleo terroristico dedito a falsificare i passaporti, e che fu «visitato» nell'agosto 2015 da Salah Abdeslam, uno dei terroristi della strage di Parigi che si imbarcò indisturbato da Bari per la Grecia.

Non va dimenticato che ogni Prefettura ha la responsabilità della gestione dei bandi che hanno per oggetto l'appalto del servizio di assistenza dei profughi e dei richiedenti asilo politico. Come dire che quell'ingente flusso di denaro passa costantemente dalle Prefetture diretto alle cooperative sociali sui territori con numeri da capogiro.

Quindici migranti, tra i quali un bambino di 11 anni, hanno attraversato l'Italia settentrionale, dalla Slovenia fino alla Francia, stipati in un rimorchio per cavalli. Uno di loro si è sentito male ed è finito in ospedale quando sono stati fermati a Ventimiglia dalla polizia stradale che ha arrestato un tunisino per favoreggiamento della immigrazione clandestina. I migranti, stremati dal viaggio, sono 14 siriani e un tunisino. Il viaggio è stato ricostruito dalla polizia guidata dal vicequestore Gianfranco Crocco.

Intanto un gruppo di sette migranti è stato cacciato dal treno su cui viaggiava perché sprovvisti di biglietto. È successo sul convoglio Iglesias-Cagliari, dove un passeggero ha ripreso la scena e pubblicato il video su internet. Il video è stato poi condiviso dal vicepremier Matteo Salvini. «Questo non lo vedrete nei tg - ha scritto il leader della Lega - facciamo girare! Onore a questa capotreno che, in Sardegna, fa scendere un gruppo di scrocconi! Il clima è cambiato. Tolleranza zero con i furbetti, anche con un uso massiccio delle Forze dell’ordine. Se vuoi viaggiare, paghi come tutti i cittadini perbene!».

« Dovete scendere dal treno, siete senza biglietto», esclama nel video la capotreno all'indirizzo dei migranti. Non sono servite le rimostranze dei sette a far recedere dalla decisione la capotreno, che ha lasciato a piedi il gruppo che non aveva pagato il ticket tentando di raggiungere Cagliari gratuitamente. «Ha fatto il suo dovere e ha fatto rispettare il regolamento», fanno sapere da Trenitalia

I migranti hanno tentato di rimanere sul treno, inutilmente. «Siete in grado di lavorare - ha proseguito la capotreno - devono pagare tutti allo stesso modo. Dai il buon esempio a tuo figlio», ha aggiunto, rivolgendosi alla donna con il bimbo in braccio. Poi, fuori campo, il tentativo di alcuni migranti senza biglietto di salire da un'altra porta del convoglio e l'esasperazione della capotreno che aveva già fatto scendere parte di loro qualche fermata prima per poi ritrovarli, ancora senza ticket, seduti sulle poltrone del treno: «non ci provare: vi tiro giù a calci nel c...».

 

Sui social si trova un po' di tutto, tempo fa, ho trovato postate delle riflessioni su un possibile scenario politico futuro. L'autore di un lungo post su facebook è Massimo Viglione, storico cattolico, ha scritto libri sul risorgimento italiano. Viglione fra il serio e il faceto, azzarda delle possibili alleanze e rotture delle forze politiche rimaste in Parlamento. Naturalmente il discorso ruota intorno ai vincitori del 4 marzo, Salvini e Di Maio, peraltro gli ultimi sondaggi li danno a percentuali impensabili, fino a qualche anno fa.

I Cinquestelle, secondo Viglione, è un movimento politico dal guscio vuoto, senza ideologia precisa se non quella della critica “vaffesca” verso il potere e la corruzione, dove ognuno può mettere i contenuti (dai più ragionevoli fino ai più pazzeschi e ridicoli) che vuole e cambiarli quando vuole a seconda delle circostanze, si spaccheranno. «Una parte (Di Battista) tornerà a sinistra e si unirà con le forze più di sinistra, compresa parte del PD. Un’altra parte (Di Maio) rimarrà governativa e si avvicinerà sempre più alla Lega (e, di conseguenza, alla lunga, anche a FdI)». Si spaccherà anche il Partito Democratico. «Una parte (Renzi & C.) andrà ad allearsi con Berlusconi & C. per un “grande centro” che guarda a sinistra. L’altra parte, come detto, con le forze più di sinistra, compresi i grillini duri e puri». La terza forza politica a spaccarsi sarà Forza Italia (forse quella più certa).
«Una parte, come detto, convergerà in un partito con Renzi & C. Un’altra, troverà il coraggio (non fosse altro per continuare a stare in parlamento) di staccarsi da Berlusconi e unirsi alla Lega (o a FdI). Oppure, fonderanno un nuovo partito che comunque convergerà con la Destra attuale».

Pertanto il futuro scenario politico, viene immaginato in questo modo: «Due grandi coalizioni: un centro (Renzi e Berlusconi) che, pur di andare al governo, dovrà allearsi con la sinistra (fuoriusciti Cinque Stelle e altri). Quindi, un centrosinistra nuovo di zecca, che porta avanti l’europeismo, i cosiddetti “diritti civili” (genderismo, immigrazionismo eutanasismo, e tutto il resto delle follie della dissoluzione), solo con un fiscalismo più moderato per la presenza di Berlusconi (finché è vivo…).
Dall’altra parte, un centrodestra composto da Lega, FdI, Cinquestelle governativi e fuoriusciti da Forza Italia, che al contrario sarà più sovranista (almeno in senso antieuropeistico), anti-immigrazionista, e, si spera, contrario, almeno in parte, a tutte le follie della dissoluzione morale, bioetica e civile»
. Attenzione però a questo scenario non crede neanche lo stesso Viglione. Intanto perché i sicuri vincitori saranno quelli che non dovrebbero mai vincere e cioè il Centrodestra e tutti i sostenitori dei valori sani e tradizionali (sia quelli convinti, sia quelli che lo farebbero per opportunismo, come i grillini o i reduci di Forza Italia).

Chi governa il mondo, le forze non democratiche che dominano la scena politica mondiale, europea, e quindi italiana, secondo Viglione, non lo permetteranno mai. Infatti non è passata neanche una settimana che il governo Conte viene apostrofato ovunque sui media come un covo di “nazisti”, di “barbari” e pertanto bisogna  “salvare gli italiani”…da questi nuovi barbari. Probabilmente era previsto che questo governo Cinque Stelle-Lega (frutto di grossi compromessi) e soprattutto certi suoi ministri, vedi Salvini, Fontana, venisse contrastato e soprattutto fatto oggetto di pressioni economiche e politiche proveniente dall'UE, dalla finanza, dai mass media, e dalle frange estreme di quello che rimane della sinistra. A questo proposito è interessante un altro scenario politico, questo più realistico e quindi meno fantasioso del primo. E' un fondo di Daniele Capezzone, l'ex portavoce di Forza Italia, ospitato nel blog del giornalista Nicola Porro.

Per Capezzone sembra che il «Partito di Repubblica», il PdR, inteso come gruppo editoriale Espresso-Repubblica, detta la linea a sinistra. Pertanto si decide di attaccare il leader della Lega Matteo Salvini. Il programma è sempre lo stesso, «e cioè l’aggressione morale e giudiziaria dell’avversario. Per una ventina d’anni, è stato lo schema classico utilizzato contro Berlusconi: ora occorre solo adattarlo a Matteo Salvini.

Ecco dunque la sequenza di copertine de L’Espresso sulla questione dei soldi della Lega e poi l’attacco personale diretto di un paio di settimane fa (“Uomini e no”: tanto il povero Vittorini non può difendersi dalla citazione) contro Salvini, con la prima pagina divisa in due (il volto sofferente di un immigrato nero contrapposto al volto del leader leghista in versione truce), arrivando a “disumanizzare” il bersaglio, a negargli connotati umani e civili. Un nemico, insomma, non più solo un avversario». (Daniele Capezzone, 23 luglio 2018 Se il Pd non si rianima, ci pensa il PdR (il Partito di Repubblica…)

In pratica secondo Capezzone dovrebbe essere questa la linea della sinistra, anche se minoritaria, una linea che prevede lo scavalcamento dello stesso Pd, «tutto l’arcipelago renziano-renzista è fatto di volti non più spendibili, non ci sono nel partito (o non si intravvedono) figure giovani da “adottare”, Martina è ritenuto troppo scolorito perché gli elettori possano identificarsi e affezionarsi». Pertanto il PdR  lancia due figure anche se diverse, ma di forte impatto mediatico: Roberto Saviano e Tito Boeri, uno scrittore ed un economista. «uno per “coprire” la questione immigrazione e l’altro da scatenare su pensioni e conti pubblici, uno per “affascinare” e l’altro per offrire “competenza”. Solo così si spiega l’incredibile accelerazione nelle polemiche innescate dall’Oracolo campano-newyorchese e dall’Aspirante Martire dell’Inps».

Saviano non si accontenta di una normale polemica, di un confronto civile, ma «vuole attribuire a Salvini i panni del mostro con un doppio obiettivo: ottenere spazio mediatico per sé accreditandosi come oppositore coraggioso, e mettere a disagio una parte della base grillina, colpevolizzandola per la vicinanza al “ministro della mala vita».

Mentre Boeri, «spera che a qualcuno nel Governo saltino i nervi, fino a licenziarlo: ricevendo a quel punto la “patente” ufficiale di “vittima del regime».

Il copione sarà questo secondo Capezzone, «Da un lato, lo stillicidio di Saviano sull’immigrazione, con l’inevitabile e macabro corollario di polemiche sui corpi senza vita nel Mediterraneo (come se la responsabilità fosse del Governo e non dei trafficanti di esseri umani), e dall’altro la “resistenza” di Boeri, che non perderà occasione per fare da controcanto all’Esecutivo fino alla legge di stabilità, autonominandosi custode dei conti pubblici e certificatore della (in)sostenibilità delle proposte gialloblu».

Capezzone che non intende dare consigli al PdR, però gli attribuisce sempre lo stesso errore: «Elabora una strategia che è assai convincente per le classi altissime (appunto: per i presumibili lettori di Repubblica), per chi vive nella Zona 1 di Milano e nel Primo Municipio di Roma, non a caso le aree dove la sinistra regge ancora.

Ma a tutti gli altri italiani, in particolare alle immense periferie urbane che sentono il dramma dell’immigrazione e della criminalità comune (altro che “percezione”: Boeri, Saviano e i loro cari si facciano un giro a Quarto Oggiaro, a Rogoredo, a Lambrate, oppure – quando sono a Roma – a Tor Sapienza e San Basilio), e all’enorme ceto medio e medio basso che cerca una scossa economica e non si accontenta più dei convegni sullo “zero virgola”, le ramanzine, gli appelli e le interviste su Repubblica non interessano granché».

E a proposito delle periferie, dove abitano la stragrande maggioranza dei poveri. Le forze politiche che sostengono il Governo Conti potrebbero avere un’occasione storica: «quella di mostrare, non soltanto da un punto di vista culturale, l’insussistenza di quel luogo comune che ha favorito la Sinistra per decenni, e cioè l’equivalenza fra Sinistra e difesa dei poveri». L'argomento era stato affrontato  a suo tempo da Marco Invernizzi, reggente nazionale di Alleanza Cattolica. Alla fine dell'Ottocento le sinistre, quella riformista e quella comunista si erano impadroniti della sofferenza della classe operaia, causata  dall’irresponsabilità dell’imprenditoria a vario titolo “liberale” che operava senza vincoli anzitutto morali nel contesto delle “rivoluzioni industriali”. Solo l’intuizione di Papa Leone XIII (1810-1903), con l’enciclica Rerum novarum (1891), impedì la completa egemonizzazione della classe operaia da parte dei partiti marxisti. Oggi la classe operaia si è ridotta di moltissimo e ha ottenuto condizioni di lavoro che allora non esistevano.

«Tuttavia, i poveri ci sono ancora e in molti casi sono stati prodotti proprio da quelle Sinistre che hanno governato per decenni i Paesi europei. I nuovi poveri sono le famiglie numerose, massacrate dal fisco che privilegia i single; sono i giovani che non trovano lavoro anche perché il sistema (fallito) non può permettersi di mandare in pensione chi ne avrebbe diritto, almeno come possibilità di scelta, in un Paese normale; sono i padri separati costretti a dormire in auto perché impoveriti da una separazione drammatica esistenzialmente, ma anche economicamente; e sono le donne spinte ad abortire da un sistema malvagio che non le aiuta nonostante le tante parole per chi è in difficoltà.

Dunque per Invernizzi, «I poveri ci sono anche oggi, ma la Sinistra non sembra accorgersene, perché in molti casi li ha generati con le proprie politiche libertine e individualiste, che hanno umiliato le famiglie soprattutto se con molti figli. Riprendiamoci allora i poveri e smentiamo quella falsa notizia che li vuole aiutati solo dalle Sinistre. Cerchiamo anzitutto d’individuarli: perché non sono poveri soltanto coloro che non riescono ad arrivare a fine mese, ma anche quelli che ci arrivano provati nell’animo oltre che per una precaria situazione materiale. E guardiamoli in modo non classista, cercando di evitare l’odio sociale in un Paese che respira un’atmosfera sempre più intossicata da un virus portatore di rancore».

(M. Invernizzi, I poveri e la Sinistra, 12.3.18 sul sito di Alleanza Cattolica). 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Se non vogliamo un altro caso Diciotti abbiamo bisogno di una risposta europea: ho rappresentato la premura del mio Paese che si facciano maggiori investimenti nel Nord Africa". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, nel corso di una conferenza stampa con il cancelliere austriaco Sebastian Kurz a Palazzo Chigi.

Il premier italiano ha anche ribadito al cancelliere il no del governo italiano al doppio passaporto che l'Austria intende dare ai cittadini altoatesini: "Ho avuto occasione di esprimere a Kurz che l'Italia ha una posizione chiara sui passaporti e sulla doppia cittadinanza", ha spiegato Conte. La posizione del governo italiano, come ribadito ieri dal ministro Moavero, è fortemente contraria.

Secondo Conte, inoltre, "bisogna rivedere quanto prima protocolli operativi" di alcune missioni europee, "come Sophia e Frontex, che vanno aggiornate alle luce delle conclusioni del Consiglio europeo dello scorso giugno". 

"L'Austria - ha detto Kurz - è molto contenta per come l'Italia ha ridotto l'afflusso dei migranti, ma ora bisogna trovare una soluzione europea e ridurre ancora l'afflusso. La direzione è giusta, il vertice europeo di giugno è stato positivo".  Ha auspicato, quindi, "di migliorare Frontex e rafforzarne il mandato". 

Quanto alla vicenda del doppio passaporto, il cancelliere ha assicurato che l'Italia "non ha motivo di agitarsi: molti sudtirolesi desiderano il doppio passaporto che è anche previsto dal programma di governo. Abbiamo sempre messo in chiaro che agiremo d'intesa con Roma". 

Il Governo deve "recuperare un 30% di investimenti pubblici venuti meno negli ultimi anni". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giovanni tria, al Forum Blooomberg di Milano spiegando che "gli investimenti pubblici debbono tornare ad essere il 3% del Pil nel breve termine".

Secondo Tria, "bisogna andare oltre la flat tax riducendo il carico fiscale sulla classe media". "Siamo ad uno studio molto avanzato - ha spiegato - che ridurrà il carico fiscale sulla classe media mantenendo il budget gestibile".

Pressing del M5s sulla manovra, a cominciare dal suo cavallo di battaglia: il reddito di cittadinanza. Dopo il vertice di lunedì sera a palazzo Chigi, c'è stata una cena tra il vicepremier Luigi Di Maio e alcuni componenti dello stato maggiore del movimento.

Tra i partecipanti all'incontro il capogruppo alla Camera Francesco d'Uva, il sottosegretario agli Affari Regionali Stefano Buffagni e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, titolare del dicastero competente per uno dei provvedimenti più "cari" al M5S, il ddl anticorruzione. Il provvedimento tra l'altro dovrebbe arrivare fra pochissimi giorni al Quirinale. 

Sulla manovra, infatti, il M5S non vuole fare passi indietro su misure di bandiera.  L'intenzione non è di sforare il 3% ma, se necessario, dal Movimento è forte spinta ad andare anche oltre 1,6% come estrema ratio. E, anche sulla Rai, nelle prossime ore i 5 Stelle si muoveranno con maggiore decisione: dell'opzione Marcello Foa o si risolve subito o non si risolve, è il mantra dei pentastellati.

Ospite ad Agorà Rai Tre,  Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio della Camera, ha confermato che l'Iva non si tocca. "Si, perché per Tria, secondo lui, sono teorie rispettabili, alzando l'Iva e abbassando altre tasse alla fine il risultato è che si stia meglio. Magari ha ragione, non lo so. Però noi nel contratto di governo abbiamo scritto chiaramente che l'IVA non aumenta". "Io penso - argomenta - che i cittadini non gradirebbero affatto vedere come prima misura alzare l'Iva, che impatta in maniera abbastanza pesante sulla vita di tutti i cittadini e anche sui consumi di base. Per cui l'Iva non si tocca".

Intanto l’intesa è arrivata, ma proseguono gli accertamenti per scoprire che fine abbiano fatto i finanziamenti e se davvero una parte consistente, si parla di 10 milioni di euro, sia stata trasferita in Lussemburgo come sembrano dimostrare le verifiche effettuate la scorsa settimana nel granducato dai finanzieri guidati dal colonnello Maurizio Cintura che hanno trovato documenti e interrogato funzionari di banche e fiduciarie.

Intanto il Carroccio prosegue nella sua strategia con un’altra mossa. «Abbiamo depositato il ricorso in Cassazione», hanno annunciato i legali della Lega, gli avvocati Giovanni Ponti e Roberto Zingari. Il ricorso è contro la decisione del tribunale del Riesame di Genova che lo scorso 6 settembre ha dato il via libera al sequestro dei 49 milioni di euro al Carroccio.

La trattativa è arrivata alla fine: la procura di Genova e la Lega hanno chiuso l’accordo, garantendo sia il sequestro dei soldi, così come ordinato dai giudici, sia la sopravvivenza del partito. In che modo? La Lega si è impegnata a versare almeno 600 mila euro l’anno su un conto messo a disposizione dei magistrati coordinati dal procuratore Francesco Cozzi e dall’aggiunto Francesco Pinto. Sul conto confluiranno tutte le «entrate», compresi i rimborsi elettorali del marzo scorso. E da lì saranno prelevate le somme fino a raggiungere i 49 milioni di euro che — secondo la sentenza di condanna dell’ex tesoriere Francesco Belsito e l’ex segretario Umberto Bossi — sarebbero stati truffati tra il 2008 al 2010 ottenendo rimborsi elettorali non dovuti.

Fino ad oggi erano già stati sbloccati 3 milioni di euro e la Lega aveva presentato ricorso contro il provvedimento, ma dieci giorni fa il tribunale del Riesame aveva confermato la legittimità dell’ordinanza. Il tribunale del Riesame ha delegato direttamente il pubblico ministero a eseguire il sequestro preventivo ai fini di confisca, prendendo «le somme presenti e anche quelle che confluiranno in futuro sui conti correnti e sui depositi bancari intestati o riferibili al Carroccio fino al raggiungimento dell’intera cifra». A nulla è servita la relazione depositata dai legali del partito per dimostrare che i 5 milioni rimasti in cassa sono «contributi di eletti, donazioni di elettori e del 2 per mille della dichiarazione dei redditi». Gli avvocati hanno evidenziato che si tratta di «somme non solo lecite ma che hanno anche un fine costituzionale: consentono al partito di perseguire le finalità democratiche del Paese. Dire che sono profitto del reato è un non senso giuridico». E proprio partendo da queste considerazioni hanno avviato il negoziato con i magistrati, nella consapevolezza che una rateizzazione è vietata e dunque l’unica alternativa per evitare che qualsiasi introito fosse subito bloccato, era quella di trovare una mediazione con i magistrati. Del resto il sottosegretario Giancarlo Giorgetti era stato chiaro: «Se perdiamo siamo finiti».

Il voto del 4 marzo ha ridisegnato la politica italiana, e probabilmente nulla sarà più come prima. «Il 4 marzo è finito non un equilibrio di governo, ma un sistema», così ha sentenziato, Massimo Franco sul Corriere della Sera. Con la caduta del Muro di Berlino nel 1989, è finita l'epoca delle ideologie, è finito quel mondo che era iniziato con la Rivoluzione Francese nel 1789. A poco a poco, per rimanere in Italia, sono venuti meno i partiti ideologici e così è rimasto solo quello della Lega, che era nato proprio subito dopo la loro fine. Paradossalmente, ora la Lega è rimasta la forza politica più vecchia in Parlamento.

La Lega Nord, fondata da Umberto Bossi, per anni è stata una sorta di sindacato territoriale delle popolazioni dell’Italia Settentrionale, ereditando la questione delle autonomie dei diversi popoli italiani dopo l’unificazione politica e istituzionale del Paese a partire dal 1861. «Oggi la Lega sta portando in tutta Italia questa prospettiva federalista, chiedendo a tutti i diversi popoli italiani, del sud come del nord, di rifiutare il centralismo dello Stato nazionale e il pensiero unico del politicamente corretto». (Marco Invernizzi, La fine di un sistema politico? 22.5.18 www.alleanzacattolica.org )

Tuttavia la La Lega è un partito che è cambiato molto negli ultimi anni: cioè da quando cerca di estendere la propria proposta politica, già localistica, a tutto il Paese, abbandonando la prospettiva del secessionismo (vero o presunto, agitato o strategicamente utilizzato che fosse) per assumere posizioni cosiddette “sovraniste”.

Pertanto la Lega, uscita dal voto del 4 marzo come primo partito della coalizione del Centrodestra, ora si ritrova a governare colo Movimento 5 Stelle, l'espressione politica del mondo postideologico, che a detta dei suoi esponenti di spicco, non è né di Destra, né di Sinistra.

E' un'alleanza politica tra forze diverse, e questo comporta un passaggio da un sistema politico fondato su partiti che si richiamavano a ideologie diverse, riconducibili allo schema Destra-Sinistra, a qualcosa di diverso. Il segretario della Lega, Matteo Salvini, più volte ha espresso il concetto politico, che crede a un sistema dei popoli contro le élite, e indirettamente richiamando il termine tanto evocato quanto nebuloso di “populismo”.

Si è scritto che questo nuovo governo assomigli vagamente a quello degli Stati Uniti d’America di Donald J. Trump, votato dagli operai e rifiutato dalle lobby progressiste di New York, oppure al governo ungherese di Viktor Orban, anch'egli votato nelle campagne e molto meno a Budapest, o a quello della Polonia, dove i conservatori al governo sono sostenuti dalla nazione profonda, ma molto meno da Varsavia, la capitale europeista. E peraltro in questi Paesi, l’opposizione ai governi conservatori viene fatta da una Destra diversa da quella di governo, non più dalla Sinistra. Non per niente la sinistra sbraita contro il governo reazionario Salvini-Di Maio.

Per quanto riguarda la Sinistra italiana rappresentata dal Partito Democratico raccoglie ancora consensi fra giornalisti e attori, prende voti nel centro di Milano, ma non nelle periferie. Ascoltando i vari Tg, o i talk show possiamo costatare come i giornalisti ancora non riescano a comprendere il cambiamento in corso e soprattutto quelle pulsioni popolari che portano tanta gente comune a votare Lega o Movimento 5 Stelle, così lontana la prima e così diverso il secondo dal logoro cliché progressista. Dunque prendiamo atto del cambiamento, senza pretendere di giudicare il nuovo con le vecchie categorie. Lasciamo governare il governo Conte, insieme ai due vice premier, Salvini e Di Maio. Prima di giudicare aspettiamo un po'.

Per certi versi il governo Conti è “strano”, nel senso che unisce due forze politiche diverse. Il  M5S è un “non partito”, che raccoglie il rancore popolare contro la classe politica al potere iniziato nel 1992 con “Tangentopoli” e continuato durante il ventennio caratterizzato dallo scontro fra “berlusconismo” e “antiberlusconismo”.

Il movimento fondato da Beppe Grillo ha dato una voce a questo risentimento. Il  Movimento privo di riferimenti ideologici precisi, si caratterizza privilegiando la “democrazia diretta” e la “democrazia digitale” (qualunque cosa queste siano nella realtà e qualunque cosa il M5S intenda con queste espressioni) rispetto alla democrazia rappresentativa, e auspicando una disarticolazione profonda della società.

Naturalmente teniamo gli occhi aperti e le orecchie in ascolto.

Per noi cattolici, «inizia una stagione che necessiterà di grande attenzione e di molta prudenza, nella quale la dottrina sociale della Chiesa dovrà essere presentata ad ambienti culturali diversi, con tanta pazienza». E soprattutto rammentiamo che un mondo sta morendo e ci sono molte cose da fare. Anzitutto difendere i princìpi fondamentali del bene comune, come difendere vita, famiglia e libertà da ogni minaccia, ma anche di avere un’attenzione particolare per la povertà che avanza anche nel nostro Paese e per la sopravvivenza della classe media.

«In questo mondo che si disfa bisogna riallacciare i rapporti umani, ricostruire ambienti, parlare con le persone invece di “consumarsi” sullo smartphone». Certo qualche perplessità c'è, conoscendo l'espressione politica relativista dei 5 Stelle. Alcuni sostengono che il relativismo dei 5 Stelle, «sia talmente “relativo” da non avere nessuna difficoltà, in futuro, nell’acconsentire al sostegno di posizioni opposte, come per esempio quelle a favore di vita e famiglia che auspicabilmente sosterrà la Lega e in particolare il ministero della famiglia». (M. Invernizzi,  Le ombre non spengano le luci, 2.6.18, in www.alleanzacattolica.org) 

Qualche altra perplessità potrebbe nascere dalla composizione eterogenea del governo, potrebbero sorgere problemi fra ministri di diverso orientamento culturale.  «Se per “mettere i conti in salvo” o per non andare contro le direttive europee non si trovasse il modo di combattere contro il declino demografico, aiutando concretamente le famiglie a mettere al mondo dei figli, se non si lanciasse una campagna importante a favore della sacralità della vita, se non si cercasse di ottenere la libertà per i genitori di scegliere a costo zero il tipo di scuola per i loro figli, allora il governo del cambiamento non sarebbe veramente nato».(Ibidem)

Siamo fiduciosi, nel governo ci sono ministri che fanno ben sperare, come Lorenzo Fontana, il ministro della famiglia. Sarebbe sbagliato non tenerne conto e apparire come quelli capaci soltanto di lamentarsi, di fronte a un evidente cambiamento di sistema che, come è ovvio, contiene luci e ombre. Ma soprattutto non dimenticare che prima dell'attività politica, occorre un accurato lavoro prepolitico. Infine ricordiamoci che non si può risolvere tutto con la politica.

Comunque sia, «Il lavoro culturale da fare è arduo, soprattutto in un mondo che legge poco e che riflette sempre meno. Ma quella culturale è la parte che ci tocca, quella che oggi manca», scrive il reggente nazionale di Alleanza Cattolica, Marco Invernizzi. Occorre fare chiarezza sul “globalismo” sfrenato, ma anche su quel nazionalismo esagerato, che tanto male ha fatto in occasione della Prima Guerra Mondiale (1914-18)

Intanto non si può accettare la «campagna di odio ideologico», contro il ministro dell'Interno Salvini, definendolo “razzista”. E' una campagna d'odio che ricorda molto gli anni 70. Allora, «chi esercitava la violenza quotidiana nelle scuole e nelle università lo faceva dando del “fascista” a chi non era d’accordo e, appunto perché “fascista”, quegli non aveva diritto di parola, diritto che allora si chiamava agibilità politica. Se oggi qualcuno pensa che i trafficanti di uomini disperati siano dei malfattori e molte ong sfruttino il business dell’immigrazione per fare (tanti) soldi, è “razzista”; e se qualcuno pretende che l’Italia non sia lasciata sola dagli altri Stati membri della UE nella gestione degli sbarchi, è un inguaribile “razzista”». (M. Invernizzi, Governo e ideologia immigrazionista, 29.6.18, in www.alleanzacattolica.org )

Ma il segretario della Lega Matteo Salvini non risponde con l'odio o con il rancore, da proporre il suo intelligente discorso a Pontida del 1 luglio. Mi scuso per la lunga citazione ma è opportuna: «Mi ha colpito favorevolmente lo stile - scrive Invernizzi - che mi pare simile a quello che richiede la nuova evangelizzazione dell’Europa nel cambiamento epocale che stiamo vivendo. Salvini ha ricordato che non è la Lega a essere cambiata, ma il mondo. E che di conseguenza la Lega ha voluto e dovuto comportarsi di conseguenza. In un mondo ormai devastato da secoli di disgregazione delle cose più belle e autentiche, la religione, la famiglia, la sacralità della vita, il diritto di costruire la propria vita nella propria patria, si tratta di riproporre agli italiani oggi, agli europei domani, la gioia di vivere, la bellezza dell’amore che non finisce, tutti gli ingredienti di quel senso comune che i popoli hanno perduto. Lo ha fatto invitando al sorriso contro il rancore, alla pazienza contro l’odio ideologico scagliatogli contro dai nemici, in primis dai media pieni solo di livore, e lo ha fatto citando alcuni esempi che meritano di essere ripresi e ricordati, fra cui il poeta cattolico Davide Rondoni, il giudice ucciso dalla mafia Rosario Livatino (1952-1990), di cui è in corso la causa di beatificazione, e mostrando ancora una volta la corona del Rosario regalatagli da un parroco e confezionata da una donna nigeriana, una delle tante schiave portate in Italia e costrette a prostituirsi. È confortante riscontare questo atteggiamento positivo in un uomo politico e di governo. Speriamo che rimanga sempre così di fronte alle difficoltà e alle tentazioni, anche ideologiche, che non mancano, e che quanto affermato nel discorso riesca a tradursi ‒ nonostante gli ostacoli ‒ in provvedimenti concreti». (M. Invernizzi, Pontida. Contro il rancore, usate il sorriso, 2.7.18, in www.alleanzacattolica.org). In pratica Invernizzi, constata nelle parole di Salvini quello che Alleanza Cattolica sta dicendo e sostenendo da alcuni anni. «È bello riscontrare che altri, ben più in grado di influenzare il popolo, stiano facendo la stessa cosa».

Ultima riflessione sui cattolici divisi e confusi. Il problema però adesso non è soltanto l’accoglienza, ma il modo in cui organizzarla, dando ai profughi anzitutto il diritto di potere rimanere in condizioni dignitose nei propri Paesi (come ha detto Papa Benedetto XVI nel Messaggio per la giornata del migrante e del rifugiato del 2013), e quindi rendere efficace e ordinato il diritto di potere emigrare, così come quello degli Stati di regolarne il flusso. Si tratta ovviamente di un tema enorme, che malauguratamente viene spesso affrontato con due atteggiamernti ideologici contrapposti, capaci solo di generare divisione.

Il governo ha cominciato a lavorare da un mese e ha già costretto gli altri Paesi a occuparsi del problema, smettendo di lasciare sola l’Italia, almeno a parole. Lasciamolo lavorare senza seguire chi ha dichiarato una guerra ideologica a prescindere dalle intenzioni e dai risultati. L'ideologia immigrazionista non porta da nessuna parte. Certo i migranti che fuggono dalle guerre, devono essere aiutati, ma anche ai nostri poveri, che aumentano, come segnala l’Istat, e a tutti coloro che nell’Europa dell’inverno demografico vivono sempre più nella solitudine e nella tristezza, indipendentemente dal “conto in banca”.

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