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Venerdì, 03 Aprile 2020

L'uomo che fa paura a Fidel

Oscar Elias Biscet a 38 anni con la figlia Winnie a 11 anni

Oscar Elias Biscet a 38 anni con la figlia Winnie a 11 anni 


Nell’isola di Cuba, tanto nota a noi europei soprattutto per l’attività del “Che” - che considerava “l’odio come fattore di lotta, che spinge oltre i limiti naturali dell’essere umano e lo trasforma in una reale, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere” (Messaggio alla Tricontinentale) – vive, nelle buie e fredde celle dei suoi penitenziari, un uomo, un medico, un cristiano, un nero, che non farebbe male ad una mosca, ma che sta rivoluzionando l’isola, che sta sgretolando il regime smascherandone la falsità delle sue idee e della sua prassi; che sta dando speranza ad un popolo ed un nuovo senso dell’esistenza ai suoi giovani, ora pieni solo della tristezza del castrismo.

Non è un ex capo militare e non è in carcere a seguito di azioni violente, come invece fu Mandela. E’ un uomo picchiato e vessato quotidianamente, che ha perso i denti, ma non la fede. Si tratta di un individuo forte, ma di quella forza che deriva dal bene creduto, vissuto e fatto, che frantuma il male che lì a Cuba, paradiso del turismo sessuale, si concretizza nelle diverse forme di denigrazione della dignità umana, tra le quali, una delle più ignomigniose e numericamente rilevanti è l’aborto, che nell’isola è legale dal 1965.

 

Questa è la storia del Dr. Oscar Elías Biscet, nato a l’Avana il 20 luglio 1961, da una famiglia di umili origini e laureatosi, nel 1985, in medicina con specializzazione in medicina interna. Nell’87, ha iniziato a praticare ed insegnare medicina nell'ospedale ostetrico/pédiatrico de Hijas de Galicia, a l’Avana.

Dieci anni dopo, Biscet ha creato la Fondazione Lawton per i diritti umani, un'organizzazione umanitaria considerata illegale dalle autorità cubane, che cerca di promuovere, in modo pacifico, la difesa dei diritti umani, prendendo come base il primo di questi diritti inalienabili: il diritto alla vita.

In questo stesso anno, effettua uno studio sulle tecniche di aborto utilizzate nell'ospedale Hijas de Galicia. Lo studio, che è intitolato: "Rivanol. Un metodo per distruggere la vita", enumera i metodi abortivi comunemente utilizzati nel sistema sanitario cubano e denuncia pubblicamente che la metodologia del Rivanol si conclude, nel caso in cui il farmaco si rivelasse inefficace, con l’uccisione del bambino post partum, per mancanza di assistenza, senza che nessuna informazione preliminare sia fornita al paziente.

Lo studio fu consegnato al governo cubano, con una lettera a Fidel Castro, il 9 giugno 1998, nella quale, il Dr. Biscet, denunciava il Sistema Sanitario Cubano per genocidio. Poco tempo dopo, lui e la moglie infermiera sono stati espulsi dal Sistema Sanitario Nazionale Cubano.

Per queste ed altre attività a favore dei diritti umani, il Dr. Biscet è stato oggetto di 26 detenzioni arbitrarie in un periodo di 18 mesi e sottoposto a trattamenti crudeli, inumani e degradanti. Poi a seguito di altre attività pro life è stato condannato a 3 anni di prigione nel penitenziario "Cuba si", situato nella parte orientale di Cuba, a centinaia di chilometri della sua casa all’Avana.

Nel 2003, il Dr. Biscet, è stato nuovamente accusato di attività pericolose per la sicurezza dello Stato e condannato a 25 anni di prigione, per "servire come mercenario di uno stato straniero", durante la famosa repressione del governo cubano, nota in tutto il mondo con il nome di “primavera nera”. Ha iniziato a scontare la condanna presso il carcere di Kilo 8 in Pinar del Rio, dove è stato confinato dal 13 novembre 2003 al 15 gennaio 2004 in  un sotterraneo, con un criminale comune, dove, a causa delle condizioni di prigionia, ha perso 40 chili.

Il Dr. Biscet è stato trasferito il 1 dicembre 2004 al carcere Combinado del Este a l'Avana, dove è attualmente detenuto in condizioni disumane. In questi numerosi anni di carcerazione ha saputo mantenere una lucidità ed una fermezza non comuni, grazie ad una fede cristiana convinta, per la quale ritiene che l’unica autorità da rispettare sia sempre e solo la verità. Grazie a questa forza d’animo, nei primi periodi di detenzione, si è rifiutato d’indossare la divisa carceraria, ritenendola una misura non degna per un prigioniero politico e di coscienza e, molto più recentemente, ha avuto la forza di declinare un salvacondotto, con il quale in cambio dell’esilio, avrebbe ritrovato la libertà personale. Ma conscio che il suo scopo è proprio quello di permettere a tutti i cubani di vivere nella garanzia del rispetto dei diritti umani, primo fra tutti quello alla vita, ha ritenuto suo dovere restare a Cuba, seppur imprigionato, per abbattere con la cultura della vita e dell’accoglienza, chi ignora questi diritti e umilia l’essere umano.

 

Il Dr. Biscet è stato insignito di numerosi riconoscimenti per la sua lotta a favore della democrazia. Il 5 febbraio 2003, ha ricevuto negli Stati Uniti il premio International Republican Institute Democracy's People Award; il 5 novembre 2007 è stato uno dei destinatari della Medaglia Presidenziale della Libertà, il più alto riconoscimento civile degli Stati Uniti. In Germania è stato insignito, il 12 dicembre 2007, con il "Dr. Rainer Hildebrandt Medal 2007. Allo stesso modo, l'Ambasciata Ceca a Washington DC ha reso omaggio al Dr. Biscet, il 27 febbraio 2008. L’Associazione Scienza & Vita Pontremoli - Lunigiana (Italia) gli ha intitolato un premio letterario.

 

Tra i molti sostenitori e stimatori deI Dr. Biscet c’è Winnie, sua figlia, che ora vive negli USA ed ha dato vita ad una campagna internazionale per la liberazione di suo padre. Winnie ha 22 anni, è nata dal primo matrimonio del Dr. Biscet ed è la sua unica figlia femmina. Dal settembre 2003 vive, con molta nostalgia del padre, a Miami, dove studia per diventare infermiera. Chiediamo a lei di parlarci del Dr. Biscet:

 

“Winnie se dovessi descrivere tuo padre a chi non lo conosce, cosa diresti?”

 

Per me, mio padre significa libertà, amore e saggezza, perché mi ha insegnato molte cose buone che oggi pratico. Mio padre è molto intelligente e riflessivo, è un uomo che sa quando deve o non deve parlare. Sa anche capire le necessità delle persone e le aiuta a raggiungere quello che desiderano. E’ un uomo che unisce le persone per il bene. Quello che mi piace di mio padre è che lui ama il Dio degli eserciti e si conforma alla Sua parola, come un figlio. Si fida di Dio con tutto il cuore e mette tutto nelle Sue mani, perché tutto sia fatto secondo la Sua volontà. Mio padre è un amante della libertà e odia le ingiustizie. E’ un grande patriota che ha sacrificato la sua vita per i suoi ideali, per i nostri fratelli cubani e per ottenere la liberazione della nostra bella Cuba. Papà sei il migliore, ti amo!.

 

“Nonostante la distanza forzata, come senti l'amore di tuo padre?”

 

Si è una distanza forzata, non solo per i chilometri che ci separano, ma anche perché posso parlare con lui per circa 6 minuti ogni  3 o 4 mesi. Ma ogni volta che sento la sua voce, sento il suo amore e il suo desiderio di stare assieme. La cosa che il governo cubano non è riuscito e non riuscirà mai a distruggere è la fede di mio padre e l’amore per la sua famiglia, perché siamo fortemente legati per l’amore che sentiamo entrambi per Dio, nostro Salvatore.

 

“Qual è il ricordo più bello che hai di lui?”

 

Un momento speciale è stato quando siamo andati nel parco e mi ha insegnato ad andare in bicicletta. Ogni volta che sono caduta, mi ha detto che lui mi avrebbe preso e che se volevo potevo riuscirci. Mi riempiva di baci e mi diceva che mi amava e che mai si sarebbe dimenticato di me.

Un altro momento speciale è stato quando ho visto mio padre per l'ultima volta. E' stato nella strada dove sorge la mia casa e quando stava per essere portato via, ho indicato alla mia amica orgogliosamente che quello era mio padre, perché per me era ed è la persona più bella ed intelligente. Però, nel momento in cui stava per essere caricato sul taxi che lo portava via, ho sentito un grande dolore nel mio cuore, così forte, che la mia amica mi ha chiesto cosa mi stava succedendo! Io sentivo tanta paura di non rivederlo ed i suoi occhi mi mostravano, allo stesso tempo, tutto il suo amore e la sua sofferenza, perché anche lui certamente temeva di non poterci più vedere e di non poter più stare assieme come padre e figlia. Per me mio padre significa tanto. Amo mio padre con tutto il cuore e darei qualsiasi cosa per averlo di nuovo al mio fianco, libero. Mi piacerebbe avere un altro incontro con lui per dargli tanto amore e dirgli che lo amo tanto.

 

Winnie Biscet oggi 

Winnie Biscet oggi

 

“Con la sua lotta cosa sta insegnando a te e ai giovani come te?”

 

Mio padre mi ha insegnato molte cose: la prima ad avere fede in Dio e che con Lui tutto è possibile. Un'altra cosa che mi ha insegnato è l'amore per la democrazia, per i diritti umani di tutte le persone, compresi i bambini non nati. Mio padre mi ha insegnato che l'aborto è una cosa da non permettersi, perché si tratta di un crimine e come tale deve essere denunciato. E’ un'azione inaccettabile in una società che vuole il benessere per tutti.

Mi ha insegnato a combattere per la libertà dei prigionieri politici che sono nelle carceri castriste, come mio padre. Inoltre, mi ha insegnato a chiedere al mondo di vedere la sofferenza che regna a Cuba, a causa della mancanza di libertà di espressione e del rispetto dei diritti umani.

I giovani che lavorano con me, poi, si sentono ispirati e attratti anche solo leggendo le parole di mio padre o ascoltando le testimonianze delle persone che hanno lottato con lui e hanno lavorato per anni assieme a lui. I giovani sono ispirati, coinvolti, interessati dal fatto di sapere che mio padre è un uomo integro e di alti principi morali, che l'unica cosa che vuole è l'unità di tutti i cubani e di tutti gli esiliati cubani, sparsi in tutto il mondo, per ottenere la democrazia a Cuba, proprio come ha detto nella sua ultima intervista, pochi giorni fa, di unirsi tutti per chiedere al governo cubano la democrazia e la libertà.

 

 

“Ora sei tu la sua voce, qual è il messaggio che tuo padre rivolge ai cubani?”

 

La voce di mio padre e la mia sono una voce sola. Entrambi chiediamo di avere la libertà per i prigionieri politici, come promesso dal governo cubano alla chiesa cattolica cubana per il 7 novembre del 2010. Ma ancora oggi mio padre e altri 11 prigionieri sono ancora detenuti senza una data certa per la loro liberazione. La mia domanda è perché? L'unica risposta è perché hanno deciso di non lasciare Cuba, di non accettare l'esilio. Questi 12 uomini hanno deciso di rimanere a Cuba e continuare a combattere. La mia voce grida libertà per Oscar Elías Biscet ADESSO !!!!!!

 

 

“Hai Creato una campagna informativa e mediatica per la liberazione di tuo padre ed hai chiesto un incontro con il presidente Obama, ma l'Italia come ti può aiutare?

 

La Campagna per la liberazione di Oscar Elias Biscet è stata creata per chiedere la libertà di mio padre al governo cubano, e una volta ottenuta, con l’aiuto di Dio, lo scopo è quello di proteggerlo dallo stesso governo.

Nel sito web Http: / / www.gopetition.com/petition/39867.html abbiamo lanciato una petizione che oggi ha raggiunto più di mille firme. L’intento nostro, per il gennaio 2011, da attuare con il supporto di queste firme, è quello di ottenere un appuntamento con il Presidente Barack Obama. Spero che questo sia possibile anche grazie all’intervento del padrino della campagna Emilio Estefan, noto impresario musicale.

All’Italia chiediamo di aderire alla nostra campagna e ci rivolgiamo sia ai privati, sia alle istituzioni pubbliche e al mondo della cultura. In Italia ci sta aiutando molto l’Associazione Scienza & Vita Pontremoli – Lunigiana, che si è unita alla nostra lotta e riconosce il sacrificio di mio padre in difesa dei più innocenti e indifesi: i bambini non nati.

Ma non solo vogliamo che l'Italia si unisca alla nostra lotta per la libertà di mio padre, ma che la stessa cosa sia fatta da tutti i paesi del mondo perché, assieme dobbiamo denunciare, come dice il motto della nostra campagna, che "Il silenzio è il peggior nemico della libertà". Maggiori informazioni possono essere ottenute anche tramite il nostro sito web www.freedrbiscet.com.

Vi prego di partecipare alla campagna per liberare mio padre, un uomo giusto e dignitoso e lo faccio lasciandovi questo suo pensiero raccolto nella sua ultima intervista, il 15 dicembre 2010:

"Ho rifiutato di lasciare il paese in modo permanente perché credo che io debba cooperare per il bene del mio popolo e che il benessere può essere raggiunto solo quando si vive in libertà, solo la libertà conduce alla pace".

 

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