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Sabato, 05 Dicembre 2020

La sfida della crescita

L’Italia è malata di scarsa domanda interna e di bassa produttività. E ci sono, almeno, 500mila giovani che hanno, addirittura, rinunciato a cercare un lavoro. Ancora, il Paese galleggia, crea poco sviluppo, fatica ad investire. La conferma è dell’Ocse sulla bassa, bassissima crescita, anche, futura del Paese Italia. Ma c’è di più. Una Italia a due velocità! Con quasi 21 milioni di abitanti, il nostro Mezzogiorno- ricorda il recente “Check up Mezzogiorno”, uno studio condotto da Confindustria, Intesa Sanpaolo e SRM- rappresenta la più popolosa area di ritardo di sviluppo dell’intera Unione europea. Pur se ha patito un po’ meno del Centro-Nord i contraccolpi della crisi economico-finanziaria mondiale, il Mezzogiorno resta, comunque, inchiodato al palo di un sviluppo incompiuto. Dal mix di informazioni così, raccolte dallo studio in questione, è venuta fuori una “fotografia” dettagliata delle difficoltà vissute dal tessuto produttivo del Mezzogiorno durante la crisi economica, dei problemi, ancora, presenti e delle prospettive a breve e medio termine. Con il corollario di una serie di proposte “realistiche” di interventi pubblici urgenti. Per annullare lo scarto,-sempre secondo lo Studio di Confindustria- nel Meridione la produttività dovrebbe aumentare del 16% nell’arco dei prossimi 15 anni e, contemporaneamente, il numero degli occupati crescere di oltre 3 milioni(da 6,5 a 9,8 milioni). A questo punto, diciamo che è necessario e improcrastinabile far sì che l’obiettivo di creare, anche, nel Mezzogiorno, condizioni favorevoli allo sviluppo, possa diventare una priorità nazionale. Vediamo come: sblocco di risorse incagliate: i giovani qualificati che continuano a lavorare tanto e a percepire poco; avvio della nuova politica di coesione europea, attuazione del federalismo fiscale; centralità del Mediterraneo, fiscalità differenziata, politica industriale centrata su logistica e fonti energetiche alternative e tradizionali. Questi sono gli argomenti per un Mezzogiorno al centro dell’agenda politica nazionale, ma è necessario, a nostro avviso, che si attuino subito, se si vuole che il Sud possa fare di più e diventi un’opportunità per l’Italia.

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