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Lunedì, 19 Aprile 2021

Confedilizia, audizione in Senato sulla riforma fiscale

Nell’ordinamento italiano dovrebbe essere introdotto il principio stabilito dalla Corte costituzionale federale tedesca: "Il prelievo fiscale trova il proprio limite costituzionale nella capacità di reddito del patrimonio".

Questa una delle posizioni espresse dalla Confedilizia in sede di audizione presso la Commissione Finanze e Tesoro del Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma fiscale.

Il principio della Corte costituzionale tedesca si pone – come ha evidenziato la Confedilizia nel corso dell’audizione e come è più ampiamente illustrato nel documento depositato, disponibile anche sul sito dell’Organizzazione (www.confedilizia.it) – in netta antitesi con le ripetute proposte di introduzione di un’imposta patrimoniale. Proposte che contrastano con la convinzione della Confedilizia che un’imposta di carattere patrimoniale non sia conforme al principio costituzionale della capacità contributiva, posto che è per definizione insensibile alla produttività dell’oggetto tassato e quindi alla sua capacità di generare reddito.

L’ipotesi di introdurre un’imposta patrimoniale non trova giustificazione – a giudizio della Confedilizia – neppure se motivata dalla situazione di crisi finanziaria in essere e dai rischi derivanti dall’ingente debito pubblico italiano. Anzitutto, l’Unione europea non ha inserito tale misura fra quelle espressamente richieste al Governo italiano ai fini della sostenibilità dei conti pubblici. Inoltre, è necessario che l’Italia rispetti il Programma nazionale di riforma (Pnr) inviato dal Governo all’Unione europea, e da questa approvato; testo che non prevede l'imposizione di alcuna forma di patrimoniale (dopo l'eliminazione di ogni riferimento alla tassazione della proprietà in quanto tale, riferimento sul quale la Confedilizia aveva espresso la propria contrarietà). Non va poi sottaciuto – ha rilevato ancora la Confedilizia in Senato – che l’introduzione di un’imposta patrimoniale avrebbe effetti devastanti sul piano psicologico, scoraggiando – al pari di ogni nuova forma di tassa – la fiducia degli investitori.

La Confedilizia ha poi evidenziato come qualsiasi ipotesi di riforma fiscale non possa prescindere – in particolare con riferimento alla fiscalità immobiliare – dai contenuti della normativa emanata ed emananda in materia di federalismo fiscale. Sulla fiscalità immobiliare ha infatti recentemente inciso in modo particolare il decreto legislativo in materia di federalismo municipale, da un lato devolvendo ai Comuni quote consistenti del relativo gettito e dall’altro attraverso l’introduzione dell’Imu e l’appesantimento dell’imposta di scopo (che è un’addizionale all’Ici).

Inoltre, se le anticipazioni relative ai contenuti dello schema di decreto correttivo del provvedimento sul federalismo municipale saranno confermate, il quadro della fiscalità immobiliare risulterà ulteriormente aggravato, sia dal punto di vista dell’entità del carico fiscale sia da quello del contrasto con i principii costituzionali. In particolare, l’ipotesi dell’introduzione nell’ordinamento italiano di un tributo collegato a servizi indivisibili, per di più avente come base imponibile il valore catastale degli immobili, trova nella Confedilizia una ferma opposizione, fondata su ragioni di equità e di civiltà giuridica prima ancora che di tutela dei diritti proprietari.

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