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Domenica, 24 Ottobre 2021

Confedilizia: tributo ambientale al massimo in oltre due terzi delle Province

Fino alla fine di questo mese le Province potranno deliberare sull’aliquota del tributo “per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell’ambiente” (così lo definisce la legge) applicato come addizionale alla tassa/tariffa rifiuti solidi urbani (un tributo, quindi, che tutti pagano senza neppure saperlo). Nel ricordare la scadenza, la Confedilizia segnala che nel 2010 oltre due terzi delle Province hanno fissato l’aliquota del tributo ambientale nella misura massima del 5%.

Il dato emerge da un’indagine svolta dall’Ufficio Studi dell’Organizzazione dei proprietari di casa, dalla quale si rileva che, nei diciotto anni di esistenza, il tributo provinciale per l’ambiente ha avuto una costante crescita, passando da una aliquota media del 3,08% registrata nel 1993 ad una aliquota media del 4,41% toccata nel 2010.

L’area geografica con l’aliquota media più elevata è quella del Nord (4,63%), seguita dal Centro (4,40%) e dal Sud e dalle Isole (4,38%).

Nel 2010 le Province di Gorizia e di La Spezia sono state le uniche Amministrazioni che hanno provveduto ad una diminuzione dell’aliquota, portandola rispettivamente dal 4,90 al 4,80% e dal 5 al 3,75% mentre, sempre nello stesso anno, la Provincia di Matera ha aumentato l’aliquota portandola al valore massimo del 5%.

Sono 78 (su 110) le Province che hanno deliberato l’applicazione dell’aliquota massima del 5%, e precisamente: Alessandria, Ancona, Ascoli Piceno, Belluno, Benevento, Bergamo, Biella, Bologna, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Campobasso, Carbonia-Iglesias, Caserta, Catania, Catanzaro, Como, Cosenza, Cremona, Crotone, Cuneo, Ferrara, Forlì, Frosinone, Genova, Grosseto, Imperia, L’Aquila, Latina, Lecce, Lecco, Lodi, Macerata, Mantova, Massa Carrara, Matera, Medio Campidano, Messina, Milano, Modena, Monza e Brianza, Napoli, Novara, Olbia-Tempio, Oristano, Padova, Palermo, Parma, Pavia, Perugia, Pesaro-Urbino, Pescara, Piacenza, Pistoia, Potenza, Ravenna, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Rieti, Rimini, Roma, Rovigo, Salerno, Savona, Sassari, Siena, Siracusa, Teramo, Terni, Torino, Trieste, Verbania, Vercelli, Verona, Vibo Valentia, Vicenza, Viterbo, Venezia.

E’ nel contesto sopra delineato – di applicazione pressoché generalizzata del tributo ambientale nella misura massima consentita dalla legge – che andrà a collocarsi la nuova imposta di scopo provinciale, introdotta da uno dei decreti sul federalismo e il cui regolamento attuativo sarà adottato in sede nazionale entro il 31 ottobre. Un’imposta che potrà essere istituita, oltre che per il finanziamento di opere pubbliche (come previsto per quella comunale, notevolmente appesantita col decreto sul federalismo municipale), anche per "particolari scopi istituzionali", espressione equivoca nella quale potrà esser fatta rientrare qualsiasi cosa. Il tutto, a carico – come nel caso dell’imposta di scopo comunale – dei soli proprietari di casa, i quali saranno i soli a finanziare opere e attività di cui beneficerà l’intera collettività.

La storia del tributo ambientale e quella dell'imposta di scopo provano ancora una volta – rileva la Confedilizia – quanto i liberali (e ancor più i libertari) dicono da tempo: che un'imposta basta istituirla, per i primi anni anche con effetti quasi simbolici. Ad allargarne i confini, e il peso, ci pensano poi inesorabilmente i politici, poco alla volta.

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