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Martedì, 07 Luglio 2020

Lodo Mondadori, i titoli Cir guadagnano dopo la sentenza

Apertura in calo per i titoli legati alla galassia Fininvest dopo la sentenza del Lodo Mondadori che ha condannato la holding della famiglia Berlusconi a risarcire di 560 milioni la Cir di Carlo De Benedetti. Mediaset cede l'1,98%, Mondadori l'2,6%, Mediolanum l'1,72%.

Apertura volatile per i titoli legati alla galassia della Cir di Carlo De Benedetti dopo la sentenza del Lodo Mondadori che ha condannato la Finivest ad un risarcimento di 560 milioni di euro. Cir guadagna lo 0,61% dopo uno strappo iniziale a +2,2%, Cofide sale dello 0,2%, Sogefi è invariata e L'Espresso sale dello 0,11%.

I legali della Cir hanno chiesto alla cancelleria della seconda sezione civile della Corte d'Appello di Milano la copia autentica della sentenza con cui sabato Fininvest è stata condannata in secondo grado a versare 560 milioni di euro alla società della famiglia De Benedetti per la vicenda del Lodo Mondadori. La richiesta, da quanto ha saputo l'Ansa, è stata presentata questa mattina. L'istanza per ottenere la copia autentica del provvedimento, immediatamente esecutivo, è il primo passo di Cir per poi chiedere al pool di banche - capofila Intesa Sanapaolo -, che hanno prestato alla holdig del Biscione una fideiussione di 806 milioni, il pagamento del risarcimento.

Di umor nero dopo la sentenza che lo condanna a risarcire 560 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti, Silvio Berlusconi medita le mosse da fare dal buen retiro sardo di Villa Certosa ma sceglie la linea del silenzio. Il premier tace e aspetta con trepidazione la riapertura dei mercati, dopo lo scivolone in borsa di venerdì scorso e l'attacco speculativo ai titoli pubblici italiani, ma a Piazza Affari guarda con timore anche temendo contraccolpi per il suo impero finanziario, dopo la sentenza Mondadori. Nubi si addensano sul privato del Cavaliere, ma la preoccupazione in queste ore è insieme quello di una tempesta sul Paese. Ed è per questo che Berlusconi alla fine, dopo aver già deluso i lampedusani disertando la visita nell'isola sabato, oggi lascia a bocca asciutta anche il popolo del Pdl riunito a Mirabello in attesa di una sua telefonata. E diserta pure, come già era noto, il matrimonio di Renato Brunetta, tenendosi alla larga da ogni occasione 'pubblica'. Troppo alto il rischio di lasciarsi andare a sfoghi su quella che il premier considera da tempo una "rapina a mano armata", una "sentenza politica" delle toghe rosse. Troppo lo sgomento del Cavaliere, il timore per le sue aziende ed il suo patrimonio. Ma insieme, e soprattutto, troppa la trepidazione per la riapertura dei mercati e la preoccupazione di non avvalorare l'immagine di un paese in fibrillazione, alla vigilia della riunione della Consob e di quella dell'Eurozona nel cui ordine del giorno il presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy ha inserito insieme alla crisi greca e portoghese quella italiana.

Berlusconi non parla ed è il suo portavoce Paolo Bonaiuti ad ammettere in chiaro che "il premier ha deciso di non parlare perché domani si aprono i mercati, la speculazione è in atto, ci sono dei movimenti che si ripropongono ciclicamente pur non avendo un motivo reale alla base". "L'economia italiana, però é assolutamente solida, così come le sue banche. E gli 'stress-test' che usciranno a fine settimana lo dimostreranno. Bisogna avere dunque fiducia e tranquillità", aggiunge rassicurante Bonaiuti, cercando di camminare nel solco del messaggio tranquillizzante che già venerdì scorso il premier aveva inviato ai mercati dopo il pranzo con Tremonti, con rassicurazioni sulla volontà di approvare entro l'estate e senza tentennamenti la manovra, a saldi invariati e in vista di un pareggio di bilancio nel 2014. Il premier tace, dunque. Nella sua agenda è previsto per domani il rientro a Milano, per studiare insieme ai figli (in particolare la primogenita Marina), ai legali e ai vertici Fininvest il da farsi, prima di tornare a Roma martedì. A Porto Rotondo Berlusconi è rimasto per tutto il giorno con Nicolò Ghedini, studiando la sentenza e valutando il da farsi (resistere tout court, sacrificare utili, vendere rami d'azienda). Sembra scontato che le vie da percorrere siano la richiesta di sospensiva e ricorso in Cassazione, considerato che una fideiussione rende immediatamente esigibile il credito. "Ma qualcosa dobbiamo inventarci, magari ora che la Finanziaria arriva in Senato", non depone le armi uno dei politici più in contatto con il premier. I gruppi Pdl del Senato fanno sapere che, già la prossima settimana, riproporranno la norma 'salva Fininvest' in un disegno di legge, e se questo fosse approvato almeno da un ramo del Parlamento i giudici non potrebbero non tenerne conto. Ma è chiaro che questa è una via troppo lunga ed aleatoria. Serve altro per fermare il risarcimento, anche se è difficile immaginare cosa dopo gli stop del Quirinale. Raccontano anche che, tra le amarezze del premier di queste ore, ci sia quella di non essersi sentito 'difeso' da molti dei suoi (con i quali infatti ancora oggi Berlusconi non ha inteso parlare) dopo il tentato inserimento in manovra del lodo 'Salva Fininvest'. E ad inquietare il premier c'é anche il silenzio della Lega, o meglio le sole poche parole che Umberto Bossi ha scelto di pronunciate sulla sentenza che condanna Berlusconi e che per il leader del Carroccio "non è politica".

Entro una decina di giorni Cir dovrebbe passare all'incasso mentre i legali di Fininvest studiano le contromosse. Il giorno dopo il deposito della sentenza con cui la seconda sezione civile della Corte d'Appello di Milano ha condannato la holding del Biscione a versare 560 milioni di euro alla societa' della famiglia De Benedetti per la vicenda del Lodo Mondadori, gli avvocati del gruppo di Silvio Berlusconi sono gia' al lavoro per impostare il ricorso in Cassazione. I legali di Cir entro la fine della prossima settimana o al massimo entro i primi giorni di quella successiva, visto che il provvedimento di ieri e' immediatamente esecutivo, non appena otterranno copia autentica dell'atto firmato dai giudici Luigi de Ruggiero, Walter Saresella e Giovan Battista Rollero, invieranno la lettera a Intesa Sanpaolo per chiedere il pagamento del risarcimento. La banca, capofila di un pool di istituti di credito, nel dicembre 2009, dopo la decisione con cui il Tribunale aveva condannato Fininvest a risarcire 750 milioni, aveva fornito a quest'ultima una fideiussione - rinnovata fino al prossimo ottobre - di 806 milioni nell'ambito di un accordo tra le parti che finora ha 'congelato' il risarcimento.

Intanto Romano Vaccarella, Giorgio De Nova, Achille Saletti, Giuseppe Lombardi e Fabio Lepri, il pool di avvocati che segue Fininvest, gia' domani mattina si riuniranno per valutare il provvedimento - che in queste ore stanno leggendo attentamente - ''per decidere il da farsi''. E non si tratta solo di cominciare ad impostare il ricorso in Cassazione, ma di trovare una via per tentare di ottenere la sospensione dell' esecutivita' immediata della sentenza di secondo grado. Una delle possibilita' e' presentare al Tribunale un ricorso per bloccare il pagamento a Cir da parte delle banche. Una strada, questa, ipotetica, a cui comunque seguira' il ricorso in Cassazione: i legali hanno tempo 60 giorni dalla notifica della sentenza da parte di Cir, ma vista la sospensione per la pausa estiva, i termini si allungheranno almeno fino alla fine di ottobre. Solo contestualmente al ricorso, come prevede il codice di procedura civile, Fininvest puo' presentare ai giudici d'Appello l'istanza per sospendere l'efficacia del provvedimento di condanna ritenendo che da cio' ''possa derivare un grave e irreparabile danno''. Ma, se la societa' della famiglia De Benedetti avra' gia' incassato il risarcimento, si tratterebbe di un'istanza del tutto inutile e dunque non rimarrebbe che attendere che la Suprema Corte metta la parola fine a questa causa. Causa che e' il risvolto civile di un procedimento penale finito con la condanna definitiva per corruzione in atti giudiziari del giudice Vittorio Metta e degli avvocati Cesare Previti, Giovanni Acampora e Attilio Pacifico, in quanto la sentenza del gennaio del '91 che aveva annullato il lodo arbitrale favorevole a De Benedetti consegnando la casa editrice di Segrate nella mani di Silvio Berlusconi, fu ''comprata''

"Neppure un euro è dovuto da parte nostra, siamo di fronte ad un esproprio che non trova alcun fondamento nella realtà dei fatti né nelle regole del diritto". Lo afferma il presidente di Fininvest Marina Berlusconi nella lunga dichiarazione dopo la sentenza del Lodo Mondadori, che si riporta integralmente. "E' una sentenza che sgomenta e lascia senza parole. La Fininvest, che ha sempre operato nella più assoluta correttezza, viene colpita in modo inaudito, strumentale e totalmente ingiusto. E il parzialissimo ridimensionamento della sanzione rispetto al giudizio di primo grado nulla naturalmente toglie alla incredibile gravità del verdetto. Ma questa è una sentenza che suona anche come un'amara sconfitta per la giustizia, per quanti continuano a credere che esista, che debba esistere, una giustizia imparziale e giusta. E' una sentenza che rappresenta l'ennesimo scandaloso episodio di una forsennata aggressione che viene portata avanti da anni contro mio padre, con tutti i mezzi e su tutti i fronti, compreso quello imprenditoriale ed economico. E' indiscutibile che questo attacco abbia come principali protagonisti una parte della magistratura (e della magistratura milanese in particolare) e il gruppo editoriale che fa capo a Carlo De Benedetti. E adesso, con un verdetto che nega l'evidenza emesso dalla magistratura milanese, la Fininvest viene condannata a versare una somma spropositata proprio al gruppo De Benedetti. Una somma addirittura doppia rispetto al valore della nostra partecipazione in Mondadori. Neppure un euro é dovuto da parte nostra, siamo di fronte ad un esproprio che non trova alcun fondamento nella realtà dei fatti né nelle regole del diritto Anche di fronte ad un quadro così paradossale e inquietante, non ci lasciamo però intimorire. Già in queste ore i nostri legali cominceranno a studiare il ricorso in Cassazione. Siamo certi di essere assolutamente nel giusto, dobbiamo credere che le nostre ragioni verranno alla fine riconosciute. Verità e giustizia non potranno continuare ad essere calpestate e piegate a logiche inaccettabili e indegne di un Paese civile".

"E' una sentenza pesante", quella sul Lodo Mondadori. Così ha risposto il leader della Lega Nord Umberto Bossi a margine di un comizio. A chi gli chiedeva se la consideri una sentenza politica nei confronti del premier Silvio Berlusconi, Bossi ha replicato secco: "Spero di no".

"Le sentenze si rispettano e i danni si risarciscono. E se è vero, com'é vero, che Berlusconi é stato condannato in appello per danni causati a un altro gruppo imprenditoriale, significa che lui ci ha guadagnato illecitamente e l'altro ci ha rimesso. E' inutile che Berlusconi e i suoi tentino di buttarla in politica, qui siamo solo di fronte a comportamenti truffaldini gravissimi". Lo afferma in una nota il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, commentando la sentenza che obbliga Fininvest a risarcire Cir per il Lodo Mondadori.

"Le sentenze si rispettano, e così pure i giudici. Ma, finché siamo un Paese libero, esiste il diritto di criticarle e di contestarne radicalmente i contenuti". Così Daniele Capezzone, portavoce Pdl "A mio avviso - dice - siamo dinanzi a una decisione abnorme, che rischia di essere una mazzata tremenda per un'azienda, e di mettere in discussione investimenti, prospettive, posti di lavoro. Ma voglio rivolgermi ai politici della sinistra. C'é da troppo tempo, contro Silvio Berlusconi, un clima da Piazzale Loreto, con forsennati attacchi politici e personali, con una tenaglia mediatica e giudiziaria, e ora anche con quella che oggettivamente è una mazzata sul piano patrimoniale. Con le vendette - dico alla sinistra - non si costruisce nulla, se non altro odio e altra divisione. Hanno il diritto di contrastare il Premier sul terreno politico, ma da mesi si è passati a ben altro: al tentativo di abbattere ed eliminare il "nemico".

La sentenza di appello sul Lodo Mondadori ''conferma ancora una volta che nel 1991 la Mondadori fu sottratta alla Cir mediante la corruzione del giudice Vittorio Metta, organizzata per conto e nell'interesse di Fininvest''. E' quanto afferma Cir in una nota. La stampa mondiale si occupa della sentenza sul lodo Mondadori: nuovo "schiaffo" al premier Silvio Berlusconi dalla Corte di appello di Milano che dà ragione al "suo eterno rivale", secondo i quotidiani di diversi paesi europei e d'oltreoceano. "La Fininvest di Berlusconi condannata per corruzione", titola il quotidiano francese 'Le Monde': "Venti anni dopo - scrive - la vendetta del suo eterno rivale", dopo un braccio di "ferro epico fra i due uomini d'affari". Stesso titolo per 'Le Figaro'', che parla di un cumulo di "disfatte politiche e noie giudiziarie" per il primo ministro italiano. La stampa tedesca titola sullo scontro con De Benedetti: "Berlusconi deve 560 milioni al rivale", si legge sulla 'Frankfurter Allgemeine Zeitung', e così anche il settimanale 'Spiegel', che nella versione on line parla di "nuovo schiaffo" al premier, che "aveva tentato nuovamente di evitare la pena". "Berlusconi pagherà 560 milioni all'editore di La Repubblica", titola 'El Pais'.

"Il cavaliere ha tentato di cambiare la legge per eludere la sanzione", è il sottotitolo. Il 'Wall Street Journal' titola "La corte sanziona la Fininvest di Berlusconi": un nuovo "colpo" al primo ministro italiano, "che già soffre sul fronte politico di tensioni crescenti nella coalizione di governo". Il 'New York Times' propone una lettura contestuale dei problemi giudiziari di Berlusconi e di quelli finanziari del Paese: "Il clima politico in Italia è particolarmente teso, con preoccupazioni crescenti per la salute finanziaria del Paese". Il giornale sottolinea che i problemi legali di Berlusconi sono stati parte del dibattito sulla manovra, citando il ritiro della norma cosiddetta 'salva Fininvest': "La misura é stata letta come il segnale che Berlusconi si è più concentrato sui suoi personali problemi con la giustizia che sullo stato di salute del Paese. Entrambi sembrano volgere al peggio in questi giorni".

 

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