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I danni della lentezza burocratica

Organi legislativi, ministeri, enti, agenzie, direzioni, istituti ecc.,- pur “senza fare di tutt’erba un fascio”,- emettono quantità industriali di norme, direttive, circolari, note operative, messaggi che disciplinano, talvolta senza il necessario coordinamento, attività, procedimenti e procedure, creando in ogni ambito una spessa stratificazione di adempimenti che hanno, ormai, immobilizzato buona parte dell’operatività degli enti pubblici e, conseguentemente, a cascata, anche, l’attività delle persone fisiche e giuridiche di diritto privato. A questo punto va detto, senza mezzi termini, che la vita delle imprese è, naturalmente, costellata di adempimenti e rapporti con gli uffici pubblici. Questo, perché, le necessità burocratiche sono legate a doppio filo alla realtà aziendale. Il problema è, a nostro avviso, che non sempre le regole che disciplinano gli adempimenti sono chiare come gli operatori vorrebbero. Ne è un esempio la vicenda del Sistri(Sistema per la tracciabilità dei rifiuti) sul quale si è creato un braccio di ferro fra imprese e ministero. Si pensi anche, alla ‘querelle’ che si è aperta sui certificati medici online. Operatori e Funzione pubblica sono divisi nell’interpretazione delle regole destinate, almeno sulla carta, a fissare con certezza la partenza del nuovo meccanismo di gestione degli adempimenti sulla malattia certificata dai lavoratori. Ma c’è di più. Un ritardo da pagare a caro prezzo. E’ quello con cui l’Italia recepisce le direttive comunitarie. La Cassazione, con un sentenza depositata il 17 maggio 2011, ha fatto definitiva chiarezza sulla prescrizione del risarcimento per danni provocati dalla lentezza burocratica con cui vengono tradotti nel nostro ordinamento gli atti dell’Unione Europea. Ad innescare l’intervento è stato un caso a suo modo, ormai, “classico”, perché, assai datato nel tempo, quello dei medici specializzati, cui l’Europa, già parecchio tempo fa, nel 1975, riconobbe il diritto a vedersi retribuito il periodo di formazione. L’Europa è, quindi, un punto di riferimento importante, perché, l’Italia arrivò al traguardo normativo nazionale solo nel 1999, con quasi 25 anni di ritardo. Ora i giudici della Cassazione, andando al di là del caso specifico, hanno fissato alcuni paletti per l’esercizio del diritto al risarcimento. E hanno stabilito che se l’inadempimento è totale il risarcimento non si prescrive proprio mai, visto che il danno è permanente; mentre per quello solo parziale, la prescrizione arriva dopo dieci anni da quando è in vigore la misura di recepimento. E qui va detto, pure, che queste condizioni poste dalla Suprema Corte, da un lato favoriscono i cittadini, ma dall’altro, rendono, ancora, meno tollerabile le inerzie burocratiche del legislatore italiano. In conclusione, diciamo che una cura della burocrazia è stata dichiarata ma, ancora in lista di attesa per essere applicata: è la “semplificazione” uno degli obiettivi politicamente dichiarati ma che, fino ad oggi, nessuna coalizione politica è riuscita a raggiungere.

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