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Sabato, 22 Gennaio 2022

Stop al caporalato

Si stima che l’apporto del lavoro sommerso al Pil italiano sia oltre il 17%, contro una media dei paesi avanzati dell’Europa a 15 del 4%. Non si esagera quindi quando si afferma che l’economia italiana, e quella Calabrese in particolare, ha nel sommerso uno dei suoi elementi strutturali, che affonda più tenacemente le radici in quei settori dove la destrutturazione del mercato è massima, dove a dominare è il sistema delle micro – imprese, dove è più radicato l’interesse ed il controllo da parte della criminalità organizzata, dove più complesso è il controllo ed il contrasto. Stiamo parlando di due settori in particolare: l’agricoltura e l’edilizia, che insieme al settore dei servizi sono i più colpiti dalla presenza di lavoro nero e grigio, di evasione ed elusione fiscale e contributiva e, non a caso, di una maggiore incidenza di infortuni gravi e mortali.

Se a tutto questo aggiungiamo altri due fattori ‐ la connotazione sempre più migrante ed extracomunitaria della manodopera occupata nelle campagne e nei cantieri e l’introduzione del reato di clandestinità, che rappresenta un elemento di ricatto formidabile nei confronti di questi lavoratori, impossibilitati a denunciare l’irregolarità lavorativa perché immediatamente perseguiti penalmente per il reato di clandestinità ed automaticamente espulsi dai confini nazionali – ecco spiegato perché le categorie dell’edilizia e dell’agroindustria della Cgil, la Fillea e la Flai, insieme alla Confederazione Regionale e Territoriale, nell'ambito della campagna nazionale e regionale dal titolo “STOPCAPORALATO”, lanciano una proposta di legge che inserisca nel nostro ordinamento giudiziario il reato di caporalato, attualmente punito, solo in caso di flagranza, con una sanzione amministrativa di appena 50 euro per ogni lavoratore ingaggiato.

 

Occorre dunque superare un limite evidente del nostro ordinamento penale, per questo ci facciamo promotori di una proposta di legge che sottoponiamo all’attenzione ed alla discussione tra tutti i soggetti istituzionali, a partire dalle forze politiche e dalle commissioni parlamentari, convinti che sia giunto il momento di scrivere nero su bianco nei nostri Codici che fare intermediazione di manodopera illegalmente è un reato e come tale va contrastato, accertato, punito. Contestualmente, dobbiamo fare i conti con un altro fattore, per noi essenziale, cioè la tutela di quelle persone che sono alla mercè dei caporali, in particolare i lavoratori extra comunitari, perché se prima dell’entrata in vigore del reato di clandestinità, un cittadino straniero che prestava il proprio lavoro, anche se privo di permesso di soggiorno poteva rivendicare i propri diritti di lavoratore, dopo quella data è stato ritenuto un criminale solo per il suo status di clandestino, ed in virtù di quello status egli non ha potuto agire in difesa dei suoi diritti di lavoratore. Per questo, chi ha denunciato i propri caporali si si è ritrovato in mano il decreto di espulsione. Dunque occorrono clausole di salvaguardia dei lavoratori extracomunitari, che consentano di spezzare il filo doppio che lega vittima e carnefice, clausole che già oggi vivono in importanti protocolli sottoscritti con alcune istituzioni locali e Prefetture.

 

Tanti di questi fenomeni sono presenti nel settore dell’edilizia, che sta rispondendo alla crisi con un aumento di illegalità, che va dall'evasione contributiva, all'utilizzo improprio dell'apprendistato, al sotto-inquadramento, fino all'utilizzo dei muratori a partita Iva ed al ricorso al lavoro nero. Nei cantieri italiani le stime Fillea parlano di 400 mila i lavoratori irregolari e di un moltiplicarsi dei mercati delle braccia in tutto il territorio nazionale, sempre più controllati e gestiti dai caporali della criminalità organizzata che è l’unica “impresa” che cresce in tempo di crisi e si nutre dell’assenza del suo nemico, la legalità. Cassano e la Sibaritide rappresentano storicamente il fulcro di tutte queste contraddizioni ecco perché la nostra proposta parte da questo territorio, dove giorno 16, presso il Teatro comunale di Cassano, ci faremo promotori della proposta di legge che renda il caporalato un reato penale.

 

Situazione simile troviamo in agricoltura, dove a distanza di un anno dalla clamorosa rivolta di Rosarno, siamo costretti a constatare che non è servita a modificare lo stato delle cose e che in Italia si continua a sfruttare quanto e come prima.

Oggi come ieri, infatti, le aziende si servono di lavoro nero durante le raccolte dei prodotti più diversi come i pomodori o gli agrumi ed a nulla servono, se non a confermare la gravità della situazione, iniziative come il Piano straordinario di vigilanza per l’agricoltura e l’edilizia nelle regioni Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, avviato nella scorso estate dal Governo.

Regole chiare, controlli intensificati ed efficaci, sanzioni certe ed esigibili: questi per noi sono gli assi strategici di una coerente e concreta azione contro l'irregolarità e per riaffermare la legalità in un mercato del lavoro che oggi, in presenza di una crisi eccezionale, rischia di subire la più inaudita impennata nella direzione di un peggioramento generale delle condizioni del lavoro.

 

Per tutto questo Fillea, Flai e Cgil, oltre al proprio impegno quotidiano al fianco dei lavoratori per difendere le condizioni di lavoro, estendere i diritti e le tutele, affermare la legalità e la qualità del lavoro e del produrre, oggi si fanno promotori di una proposta di legge che renda il caporalato un reato penale e che segni un primo e significativo passo in avanti nella lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori.

Alla politica spetterà, invece, il compito di fare propria questa proposta, magari di migliorarla e di approfondirla ma soprattutto di non farla cadere ancora una volta nel vuoto essendo necessario recuperare un ritardo oggettivo della Calabria riguardo ad un adeguamento normativo riferito alla gestione del mercato e dei rapporti di lavoro, con l’obiettivo di determinare quell’avanzamento civile necessario a recuperare le condizioni di uno sviluppo equo e socialmente sostenibile. Per questo, il Progetto di Legge Regionale recante “Disposizioni dirette alla tutela della sicurezza e alla qualità del lavoro, al contrasto e all’emersione del lavoro non regolare”, dovrà a nostro avviso prevedere la definizione di un rapido percorso di diffuso confronto e condivisione sociale e di completamento dell’iter procedurale per l’effettiva approvazione e applicazione unitamente ad un percorso che ci porti, in breve, alla sottoscrizione di un protocollo di legalità con il partenariato economico-sociale a tutela dei lavoratori e delle imprese.

 

Angelo Sposato – Segretario Generale Cgil Comprensoriale

Michele Tempo – Segretario Generale Flai Cgil Comprensoriale

Antonio Di Franco – Segretario Generale Fillea Cgil   Comprensoriale

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