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Confartigianato: «Impennata dei prezzi, allarme famiglie»

Su i prezzi delle materie prime, compresi metalli ed energia. Su anche i prezzi dei beni alimentari. La brutta notizia per le tasche delle famiglie italiane arriva dall’Ufficio studi di Confartigianato. Il Fondo monetario internazionale ha infatti stimato un aumento del 32,9% dei prezzi in euro delle Materie prime, del 39,9% dei beni non energetici, del 37,1% dei metalli e del 28,6% dell’energia. Ma salgono anche, secondo una percentuale in euro del 39,3%, anche i beni alimentari: circostanza che influirà negativamente sul bilancio delle famiglie italiane.

 

«Iniziamo a riscontrare qualche ricaduta - spiega Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato - seppur ancora modesta, delle pressioni inflazionistiche sui mercati internazionali, anche sui prezzi al consumo». Il prezzo del greggio incide pesantemente sul costo dei trasporti. «Nel nostro Paese – prosegue Fumagalli - abbiamo osservato a febbraio una sostenuta crescita tendenziale dell’indice relativo ai trasporti, che segnano un +5,3% rispetto al febbraio dello scorso anno, e delle spese per l’abitazione che tra acqua, elettricità e combustibili, schizzano di oltre 4 punti percentuali (+4,3%)». Sono soprattutto le tensioni dei mercati energetici, messi in fibrillazione dalle recenti turbolenze politiche dei paesi del bacino del Mediterraneo, a far lievitare il costo dei carburanti. «A febbraio – spiega ancora Fumagalli – i prezzi dell’energia sono cresciuti del 9,8% con picchi ancora più elevati per i carburanti: il costo della benzina fa registrare un tasso di crescita tendenziale dell’11,8%, mentre il gasolio per i mezzi di trasporto arriva ad un incremento su base annua del 18%».

 

La fiammata dei prezzi del petrolio ha incrementato i costi di spesa per i trasporti delle famiglie che, da solo, rappresenta il 14,3% della loro spesa totale. «Nel mese di gennaio 2010 su base nazionale – riflette Fumagalli commentando dati Istat elaborati da Confartigianato - abbiamo calcolato un aumento medio del 4,2% dei costi dei trasporti, con picchi anche del 9,2% registrati nella provincia di Verbania, del 7% a Viterbo e del 6% a Cosenza. Rispetto ad una famiglia di Palermo, in cui l’aumento del prezzo dei trasporti è aumentato marginalmente di solo l’1,3%, una famiglia di Verbania spenderà 337 euro in più all’anno per il capitolo trasporti. Insomma il capitolo dei trasporti è quello che presenta la più alta variazione dei prezzi al consumo».

 

Lievitano i prezzi aziendali alla produzione, che a loro volta si ripercuotono sui prezzi al consumo: la “bolla” dei prezzi delle materie prime ammonta infatti a circa 154,8 miliardi di euro. «Questa impennata determinerà – conclude il segretario generale di Confartigianato – incrementi dei prezzi dei beni e la inevitabile compressione dei margini di profitto aziendali. Costi che eroderanno ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie, influenzando negativamente le loro scelte di consumo».

 

 

 

 

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